VolCamp 2026, si chiude “DemocraCity”: una settimana di economia civile e cittadinanza attiva a Vico Equense

Si è concluso il 3 luglio “DemocraCity”, il campo estivo realizzato da Mani Tese Campania Odv in collaborazione con il Centro di Alta Formazione sulla Finanza Etica (CAFFE Aps Ets), che ha animato per una settimana il Circolo di Seiano a Marina di Aequa, Vico Equense. L’iniziativa rientra in VolCamp 2026, il programma di orientamento e formazione al volontariato promosso dalle associazioni del territorio con il sostegno di CSV Napoli.

Al campo hanno preso parte ragazze e ragazzi tra i 16 e i 28 anni, coinvolti in una full immersion dedicata all’economia civile, alla cittadinanza attiva, all’inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale. Tra lezioni, laboratori, coaching e visite guidate, i partecipanti hanno costruito le basi per sviluppare una consapevolezza critica e strumenti concreti utili a immaginare comunità più inclusive, solidali e sostenibili. Il percorso ha toccato temi quali la partecipazione democratica, la tutela della biodiversità, l’educazione ambientale, la gestione responsabile delle risorse e la promozione dei beni comuni.

La collaborazione avviata da Mani Tese Campania sul territorio di Vico Equense ha coinvolto anche il Forum dei Giovani locale, l’associazione Mani Tese Vico Equense, attiva soprattutto in Penisola Sorrentina, e la libreria Ubik di Vico Equense. Da questa rete sono nati due appuntamenti aperti al pubblico che hanno arricchito il programma del campo: il 30 giugno un dibattito sui beni comuni e sul demanio, il 1° luglio la presentazione del libro di Maurizio De Giovanni “Il tempo dell’orologiaio”, nel quale lo scrittore ha offerto ai lettori una riflessione approfondita su alcune delle questioni sociali più attuali e sulla pace come stile di vita.

Anche quest’anno, dunque, il campo ha permesso ai giovani di vivere il territorio da protagonisti, coniugando formazione e comunità in un’esperienza che chiude nel segno della partecipazione una delle tappe di VolCamp 2026.

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Supereroi in corsia: la Città Metropolitana premia i volontari dell’Associazione A.G.E. di Mugnano

Nella Sala Cirillo del Palazzo della Provincia di Napoli, Giuseppe Gargiulo consigliere metropolitano delegato alle Scuole per il Comune di Napoli e i Comuni dell’area nord ha incontrato l’Associazione A.G.E. (associazione italiana genitori) – Mugnano e Area Nord di Napoli, protagonista da anni di un progetto tanto semplice quanto prezioso: vestirsi da supereroi per portare sorrisi, gioco e speranza ai bambini ricoverati negli ospedali della città.

Il Consigliere, su delega del Sindaco Metropolitano Gaetano Manfredi, ha voluto ringraziare personalmente i volontari per il loro impegno silenzioso e costante. Nel suo intervento, Gargiulo ha sottolineato come “il ruolo delle istituzioni sia proprio quello di stare accanto alle associazioni che arrivano fino al letto di un bambino ricoverato, con un sorriso, con la musica, con un costume colorato, per dare speranza a loro e ai loro genitori.”

Durante l’incontro sono state consegnate le medaglie a Francesca, Andrea, Sara e Sasy, mentre al presidente dell’associazione, Ciro Ambrosini, è stata donata una pergamena di riconoscimento per “l’instancabile e generoso impegno profuso insieme a tutti i volontari nel portare sollievo, gioia e speranza negli ospedali cittadini, un gesto che incarna i più alti valori di gentilezza e umanità”.

A rendere l’atmosfera ancora più magica, in sala erano presenti i volontari vestiti nei panni dei loro personaggi: Mago Merlino, Spiderman Nero, Spiderman Rosso, Belle, protagonista della Bella e la Bestia, Mary Poppins e Lady Flash — gli stessi supereroi che ogni giorno cercano di portare un po’ di magia e di spensieratezza nelle corsie di degenza o a casa dei piccoli ammalati.

Un gesto semplice, quello dell’A.G.E. di Mugnano, ma capace di lasciare un segno profondo: la Città Metropolitana di Napoli conferma così la propria vicinanza al volontariato del territorio, pilastro insostituibile della comunità.

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Nunzia, il diploma a 62 anni e il lavoro da pasticciera: «Bisogna avere il coraggio di provarci»

A 62 anni realizza il sogno di diplomarsi con il massimo dei voti superando i propri limiti. Nunzia Borrelli, cake designer per passione e professione, dimostra come le difficoltà della vita non appaiono necessariamente come un blocco di cemento inscalfibile, ma come una scatola di polistirolo da poter disintegrare. Nunzia convive da sempre con una paralisi ostetrica al braccio destro, ma questo non le ha impedito di trovare la forza nei momenti difficili. Con tenacia, ha intrapreso all’istituto alberghiero Sannino De Cillis di Ponticelli un percorso scolastico seguendo le lezioni pomeridiane dopo la fine del suo turno di lavoro come collaboratrice scolastica all’istituto De Luca Picione Giordano a Cercola.

«Quando mi sono iscritta – confida Nunzia – sembravo una bambina davanti a un vassoio di dolcetti. Su suggerimento di un mio amico che stava conseguendo il diploma di enogastronomia, ho deciso di fare questo passo. Ho sempre amato fare dolci e quando si è presentata l’opportunità, sapendo che potevo concentrarmi su quello per le lezioni all’istituto alberghiero, non ho avuto titubanze. Il cuore ha cominciato a battermi forte». Nunzia fa un passo indietro e racconta i suoi trascorsi. «Mia madre 45 anni fa pensò bene di iscrivermi a Ragioneria pensando che potessi avere un lavoro più comodo data la mia paralisi ostetrica al braccio destro. In realtà, non era quello a cui ambivo». Nunzia lascia la scuola senza diplomarsi. «Mi è mancato il coraggio di iscrivermi» ammette. Borrelli si sposa, ha tre figli (è anche nonna) e coltiva la passione per la cucina. Ha anche una pagina facebook dove pubblicizza i suoi lavori e in qualche frangente insegna anche ad altri come preparare torte e dolci. Nunzia è felice ma sente di dover colmare un vuoto che per troppi anni l’ha accompagnata.

Con dedizione, studia e approfondisce le sue conoscenze anche nell’enogastronomia. Finalmente, alla fine dell’anno scolastico 2025/2026 prende il diploma con 100/100 e l’applauso della commissione della Sannino De Cillis che ha apprezzato, dice con orgoglio Nunzia, «l’elaborato di una torta che mi rappresentava». Per trovare coraggio, Borrelli ripete sempre una frase di una poesia di Martin Luther King: “Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle, ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio’’. Nunzia non nasconde nulla. «Le mie difficoltà sono tante; la mia paralisi ostetrica mi ha sempre complessato, ma ora non più. Due anni fa ho combattuto con la depressione. Sono stato anche in cura farmacologica. Ma grazie alla fede e al sostegno di amici e famiglia ne sono uscita. Dico sempre ai miei figli di non fermarsi quando sono stanchi ma quando hanno finito. Se con la difficoltà che ho avuto ci sono riuscita, ci possono riuscire anche gli altri. Bisogna avere il coraggio di provarci». E il futuro, cosa riserverà a questa donna tenace di 62 anni neodiplomata? «Continuerò a fare torte. Un mio amico che ha un ristorante in Cilento mi ha proposto di andare a lavorare come pasticciera. Ci sto pensando. In ogni caso, io sono già felice così» sorride Nunzia. Esempio chiaro di ostinazione e passione.

di Antonio Sabbatino

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NUOVO BANDO PER SOSTENERE IL VOLONTARIATO NELLE AREE INTERNE AL SUD

La Fondazione con il Sud promuove una nuova edizione del bando dedicato al volontariato, rivolto a organizzazioni di volontariato (odv) e associazioni di promozione sociale (aps) di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L’iniziativa si inserisce nella strategia triennale 2025-2027 della Fondazione con il Sud, il cui principale obiettivo è  contrastare lo spopolamento nei piccoli comuni delle aree interne del Mezzogiorno con popolazione residente non superiore a 5000 abitanti, valorizzando il ruolo del volontariato come presidio sociale di prossimità.

Il sostegno non è legato alla presentazione di una proposta progettuale, ma intende consolidare e sviluppare le attività ordinarie di volontariato, favorendo anche il coinvolgimento di giovani e donne sia nella base associativa sia negli organi di governance delle organizzazioni. L’iniziativa mette a disposizione 4 milioni di euro e per partecipare c’è tempo fino al 30 settembre 2026. Le richieste di sostegno dovranno essere presentate esclusivamente online attraverso la piattaforma Chàiros, accessibile dal sito www.fondazioneconilsud.it

Saranno selezionate le organizzazioni più valide e capaci di generare valore sociale ed impatto sul territorio. “Il nuovo bando sul volontariato si inserisce pienamente nella strategia della Fondazione per il triennio 2025-2027, che ha tra gli obiettivi principali il contrasto al fenomeno dello spopolamento nel Mezzogiorno”, ha dichiarato Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione con il Sud.

“Nelle aree interne del Sud Italia, caratterizzate da una progressiva desertificazione demografica, il volontariato svolge una funzione essenziale di presidio sociale: mantiene vivi i legami comunitari, contrasta l’isolamento di persone e territori e promuove percorsi concreti di rigenerazione. Intendiamo sostenere queste organizzazioni che, con notevole capacità di adattamento, ridefiniscono priorità e modalità di intervento in risposta ai bisogni emergenti, sviluppando forme innovative di azione collettiva per rendere i piccoli comuni del Sud luoghi in cui si possa e si voglia continuare a restare e a vivere. Pur non essendo tra le regioni in cui la Fondazione interviene storicamente, questa edizione del bando è dedicata anche alle organizzazioni che operano nelle aree interne del Molise, che è tra i territori italiani che più soffrono a causa dello spopolamento”.

Attraverso i precedenti bandi dedicati al volontariato, la Fondazione con il Sud ha assegnato circa 33 milioni di euro per sostenere 442 iniziative al Sud e 6,4 milioni per finanziare le attività ordinarie di quasi 300 organizzazioni di volontariato meridionale.

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Portici, all’ENEA il futuro passa da acqua, energia e intelligenza artificiale: confronto sulle sfide climatiche e ambientali

La crisi climatica non è più un tema riservato agli esperti, ma una realtà che incide sulla vita quotidiana delle persone. Dalla ormai cronica carenza d’acqua all’aumento vertiginoso dei consumi energetici, sono sempre di più e sempre più complesse le sfide che richiedono risposte concrete e immediate.
Per questo il Centro Ricerche ENEA di Portici ha ospitato la Water Resources and Energy Systems Conference, tre giornate di studio e confronto dedicate al legame tra risorse idriche, energia e transizione ecologica.
Ricercatori, università, istituzioni e giovani studiosi hanno messo sul tavolo esperienze e proposte per immaginare un modello di sviluppo più sostenibile, capace di garantire benessere senza compromettere le risorse delle future generazioni.
Tra i temi in programma la depurazione delle acque, l’idrogeno verde, il fotovoltaico galleggiante, le materie prime critiche e l’impatto energetico dell’intelligenza artificiale, sempre più presente nella vita quotidiana non solo di scienziati ma sempre più alla portata di tutti.
Spazio anche ai giovani ricercatori, protagonisti con i loro progetti, a conferma di quanto la ricerca scientifica rappresenti un investimento sociale oltre che tecnologico.
L’appuntamento estivo all’ombra del Vesuvio ha ricordato che parlare di acqua ed energia significa parlare di qualità della vita, tutela dell’ambiente e diritti delle comunità, in un momento storico in cui la sostenibilità è una responsabilità non più procastinabile.

 

di Nadia Labriola

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Da bene confiscato a casa dell’autonomia: a San Giorgio a Cremano prende vita “Abitare il Futuro”

Un immobile sottratto alla criminalità organizzata diventa una casa dove costruire indipendenza e trovare nuove prospettive di vita, partendo da un fondamento che si chiama dignità.
”Abitare il Futuro” è il progetto partito a San Giorgio a Cremano che mette a disposizione dodici appartamenti di co-housing destinati a persone con disabilità, nell’ambito dei percorsi previsti dal ”Dopo di Noi”.

L’iniziativa è finanziata dall’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU e il PNRR – Missione 5, Componente 2, Investimento 1.2, dedicato ai percorsi di autonomia per le persone con disabilità. Il Comune di San Giorgio a Cremano è capofila dell’Ambito N28, mentre la gestione del progetto è affidata all’ATS guidata dalla Cooperativa Bambù, insieme alle cooperative Idea ed Elios.

I dodici beneficiari potranno intraprendere un percorso verso una vita più autonoma, dignitosa, sperimentando una quotidianità fatta di responsabilità personali e da condividere, di sostegno reciproco e partecipazione e coinvolgimento. Il co-housing rappresenta infatti un modello che supera l’assistenza tradizionale, promuovendo i concetti di autodeterminazione, inclusione e di miglioramento della qualità della vita.

Particolarmente significativo è il valore simbolico dell’intervento: gli appartamenti sorgono infatti in un bene confiscato alla criminalità organizzata, dunque un luogo che in passato rappresentava il peggio, per una società civile degna di essere definita tale, oggi viene restituito alla collettività per rispondere ai bisogni delle persone più fragili. Un cambiamento che rende tangibile il senso del riutilizzo sociale dei beni confiscati, trasformandoli in strumenti di riscatto sociale, morale, umano.

L’inaugurazione ha visto la partecipazione del sindaco Michele Carbone, del coordinatore dell’Ufficio di Piano dell’Ambito N28 Michele Maria Ippolito e del presidente della Cooperativa Bambù, Giovanpaolo Gaudino. Presenti anche il vicepresidente della Commissione speciale Anticamorra della Regione Campania Giorgio Zinno, la presidente della VI Commissione regionale Istruzione, Cultura, Ricerca Scientifica e Politiche Sociali Bruna Fiola e l’assessore regionale alle Politiche Sociali Andrea Morniroli, a testimonianza dell’importanza istituzionale del progetto.

Per le dodici persone che iniziano questo percorso, non si tratterà soltanto di ricevere un alloggio, ma di conquistare spazi di autonomia, costruire relazioni e progettare il proprio futuro. Per la città, invece, il progetto rappresenta un modello di welfare che mette insieme legalità, inclusione e diritti, dimostrando che il recupero di un bene confiscato può tradursi in una concreta occasione di crescita per l’intera comunità.

 

di Nadia Labriola

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