Inizio scuola: a Torre del Greco il corredo scolastico diventa “sospeso” con i Lions

L’avvio dell’anno scolastico è da sempre un momento di entusiasmo per gli studenti, ma per molte famiglie del nostro territorio l’acquisto di zaini, diari e cancelleria si trasforma in un pesante grattacapo economico. Per contrastare questo disagio e tutelare il diritto allo studio, il Lions Club Due Torri di Torre del Greco, guidato dal presidente Gennaro Sorrentino, ha promosso in città l’iniziativa “Zaino Sospeso”.

Il progetto, nato su scala nazionale e attivo in tutta Italia, riprende nell’anima la celebre tradizione napoletana del “caffè sospeso”. Il funzionamento è immediato e trasparente: presso diverse cartolibrerie e negozi di cancelleria locali aderenti sono stati posizionati appositi contenitori di raccolta. Chiunque vada a fare la spesa per i propri figli può acquistare un oggetto extra — che sia un quaderno, un astuccio o un set di colori — e lasciarlo nel punto vendita. I soci del club provvederanno poi a distribuire il materiale raccolto alle famiglie indigenti, avvalendosi della collaborazione di parrocchie e associazioni di quartiere.

L’iniziativa punta a proteggere la dignità delle persone in un contesto sociale in cui le difficoltà finanziarie vengono spesso vissute in silenzio. Garantire a ogni bambino un corredo scolastico completo fin dal primo giorno non è soltanto un sollievo economico per i genitori, ma rappresenta un fondamentale fattore di inclusione: permette ai ragazzi di approcciarsi al percorso formativo con serenità e autostima, partendo dalle medesime condizioni dei propri compagni.
Con lo “Zaino Sospeso”, il tessuto commerciale e la comunità di Torre del Greco si alleano per trasformare un semplice gesto di solidarietà in un presidio di welfare partecipato e di reciproco sostegno.

 di Francesca Mari

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Sanità, Mucherino è il nuovo direttore della UOC di Gastroenterologia

L’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta ha il suo nuovo Direttore per la Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia. Già alla guida del reparto come facente funzioni dall’agosto del 2025, la dott.ssa Caterina Mucherino è risultata vincitrice del concorso per la direzione della UOC ed è stata nominata dal Direttore Generale, dott. Gennaro Volpe, con delibera nr. 662 del 11/09/2026.
Casertana classe 1978, la dott.ssa Mucherino vanta un prestigioso percorso formativo e professionale. Laureata e specializzata con lode presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, con un Master di II livello nel trattamento multidisciplinare delle MICI al Policlinico Gemelli di Roma, ha maturato un’esperienza ventennale da dirigente medico in diversi presidi ospedalieri d’eccellenza. Dal 2016 è all’AORN di Caserta dove ha coordinato importanti progetti assistenziali e di ricerca con il ruolo di responsabile del Centro per la cura delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), riconosciuto come hub di riferimento regionale, e ha implementato l’impiego di tecniche endoscopiche diagnostiche e operative finalizzate anche alle terapie palliative dei pazienti oncologici. Particolare attenzione viene posta al trattamento delle urgenze e nello specifico alle emorragie digestive, delle quali l’ospedale di Caserta è centro di riferimento individuato dalla Regione Campania.
Ha ricoperto, inoltre, ruoli di rilievo nelle principali società scientifiche di settore, quali quelli di Consigliere regionale e Segretario del Direttivo campano dell’AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri), tra il 2021 e il 2024.
La dott.ssa Mucherino è alla guida di un’equipe coesa e altamente qualificata che, grazie alle competenze multidisciplinari dei suoi componenti e alla sinergia di gruppo, consente di garantire ogni giorno cure all’avanguardia, massimo livello di sicurezza e un’accoglienza profondamente umana per tutti i pazienti. Un impegno che intende continuare ad offrire risposte concrete alle esigenze di salute del territorio.

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DONATE ALLA FONDAZIONE “A RUOTA LIBERA” LE OPERE DI MANGONE

La Fondazione FAM ETS – Fondazione Arte Mangone Ente del Terzo Settore ha donato alla Fondazione “A Ruota Libera” una grande tela del maestro Fernando Mangone, delle dimensioni di 2 metri per 3 metri, dedicata a Vincent van Gogh a Piazza del Plebiscito, uno dei luoghi simbolo di Napoli. L’opera entrerà a far parte degli spazi del Borgo Sociale e, in particolare, della Comunità Viticonti, dove sarà possibile ammirarla quotidianamente. La tela nasce all’interno del più ampio percorso artistico con cui Mangone ha portato la figura di Van Gogh in dialogo con città, territori e paesaggi italiani. Un progetto nel quale il grande pittore olandese diventa una presenza ideale con cui confrontarsi attraverso il colore, la luce, il viaggio e la memoria dei luoghi. È proprio da questo incontro che nasce una nuova idea: realizzare laboratori d’arte dedicati ai ragazzi con disabilità della Fondazione “A Ruota Libera”, guidati dallo stesso Fernando Mangone. L’obiettivo è portare l’arte fuori dai musei e dalle gallerie e trasformarla in un’esperienza concreta: osservare, sperimentare, dipingere, creare, esprimersi e scoprire attraverso il linguaggio artistico nuove possibilità.

“Quando ho pensato a questa donazione – racconta Fernando Mangone – ho pensato che un’opera d’arte potesse avere un significato ancora più grande se fosse entrata in un luogo dove vivono persone, storie e progetti importanti. La tela raffigura Van Gogh a Piazza del Plebiscito, perché Napoli è una città che ha sempre avuto un rapporto speciale con gli artisti e con la capacità di trasformare la realtà in emozione. Van Gogh rappresenta per me il viaggio, la ricerca, la libertà dello sguardo. È un artista che ha attraversato il mondo con gli occhi e con la pittura, cercando continuamente un modo nuovo per raccontarlo. Portarlo idealmente a Napoli significa creare un incontro tra la sua storia, la mia pittura e questa città che appartiene profondamente al mio percorso. Ma il senso più importante di questa donazione è quello che può nascere dopo. Quando abbiamo parlato con la Fondazione “A Ruota Libera”, abbiamo immaginato di trasformare questo incontro in un progetto concreto: laboratori d’arte per i ragazzi. Mi piacerebbe poter lavorare con loro, mettere a disposizione la mia esperienza e soprattutto vedere cosa può nascere dalla loro creatività. Perché l’arte non deve soltanto essere guardata: deve poter essere vissuta, sperimentata e condivisa”.

Per la Presidente della Fondazione FAM ETS, Anna Coralluzzo, la donazione rappresenta perfettamente la volontà della Fondazione di mettere l’arte al servizio delle persone e dei territori. “La Fondazione FAM ETS crede in un’arte capace di uscire dagli spazi tradizionali e di incontrare le comunità. Per questo abbiamo voluto che un’opera così importante di Fernando Mangone potesse entrare nel Borgo Sociale e diventare parte della vita quotidiana della Fondazione “A Ruota Libera”. L’incontro con Luca Trapanese e con la Fondazione “A Ruota Libera” ci ha permesso di immaginare qualcosa di nuovo: utilizzare l’arte come strumento di relazione, creatività e inclusione. I laboratori con Fernando Mangone possono diventare un’occasione per i ragazzi di avvicinarsi alla pittura non soltanto come spettatori, ma come protagonisti. È questo il senso più autentico che vogliamo dare al nostro impegno: donare un’opera, ma soprattutto creare nuove possibilità attraverso l’arte».

Il dono è stato accolto dalla Fondazione “A Ruota Libera”, realtà nata dall’esperienza di volontariato di Luca Trapanese e impegnata nella costruzione di percorsi di autonomia, inclusione e cittadinanza attiva per le persone con disabilità.

“Oggi al Borgo Sociale abbiamo ricevuto un grande dono. Un’opera del maestro Fernando Mangone che renderà ancora più bella la Comunità Viticonti, ma soprattutto l’incontro con un artista internazionale dal cuore davvero grande. Perché il dono più prezioso non è soltanto ciò che oggi resterà sulle nostre pareti, ma quello che può nascere da questo incontro. Parlando insieme, infatti, abbiamo subito immaginato un nuovo progetto: laboratori d’arte dedicati ai nostri ragazzi con disabilità, guidati proprio dal maestro Mangone. Un’opportunità bellissima per avvicinarsi all’arte, sperimentare, creare, esprimersi e scoprire capacità che magari aspettano soltanto di essere incontrate. È questa l’idea di Borgo Sociale in cui credo: un luogo che non si limita ad accogliere, ma che crea occasioni, relazioni e possibilità. Grazie alla Fondazione FAM – Fondazione Arte Mangone Ente del Terzo Settore – per l’opera che ci ha donato, ma soprattutto per aver scelto di donarci il proprio tempo, la propria arte e la voglia di costruire qualcosa insieme”.

La grande tela di 2 metri per 3 diventa così il punto di partenza di un incontro tra due mondi solo apparentemente lontani: quello dell’arte e quello dell’inclusione sociale. Van Gogh a Piazza del Plebiscito, attraverso la pittura di Fernando Mangone, porta Napoli all’interno del Borgo Sociale.

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La fame nel mondo non è una fatalità: il puzzle incompleto che sfida le piazze italiane

Un’opera d’arte affidata alle persone e che si completa solo mettendosi tutti insieme: è la provocazione di ‘Un Pasto al Giorno’, l’evento solidale della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi nel 1968, che il 26 e 27 settembre tornerà nelle piazze di tutta Italia per sensibilizzare sul tema della fame nel mondo. A chi sceglierà di fermarsi sarà consegnata una tessera in legno, pezzo di un grande puzzle illustrato; un tassello pensato per ricordare che la risposta alla fame non si può delegare e che il contributo di ciascuno, per quanto piccolo possa sembrare, è indispensabile per dare forma a un impegno che può essere efficace solo se collettivo. La provocazione, dunque, è chiara: il ‘disegno’ resta incompleto se ciascuno non fa la propria parte, contribuendo a completare l’immagine e assumendosi la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia globale.

Gli ultimi dati del Rapporto SOFI 2026 (State of Food Security and Nutrition in the World) diffuso dalla FAO dicono che, pur di fronte a numeri ancora drammatici — 645 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo e 2,1 miliardi colpite da insicurezza alimentare —, il calo progressivo registrato negli ultimi tre anni prova che la risposta all’emergenza può funzionare e che la fame non è un destino ineluttabile.

L’illustrazione del puzzle firmata da Filippo Serafini — figlio di una famiglia della Comunità cresciuta nella parrocchia di don Benzi — racconta la realtà fondata da don Benzi attraverso un’unica, lunghissima tavola, affresco di una vita da vivere insieme e luogo di condivisione in cui non esiste distinzione tra chi offre e chi riceve perché tutti vi siedono insieme. Attorno si incontrano bambini, anziani, persone con disabilità o senza dimora, famiglie, volontari e missionari: c’è chi aggiunge un posto in più, chi condivide il pane, chi spinge una carrozzina, chi tende un piatto a chi arriva. È la traduzione in immagine di ciò che la Comunità vive ogni giorno nelle sue case famiglia, nelle Capanne di Betlemme, nelle comunità terapeutiche, nei centri nutrizionali, nelle missioni e nelle sue realtà di accoglienza presenti in circa 40 Paesi del mondo. Il puzzle in legno, dalle cui tessere sono state realizzati altrettanti magneti che saranno consegnati in piazza affinché ognuno porti con se un pezzo di questa opera, è stato realizzato dalla Cooperativa sociale Ro’ La Formichina, realtà nata in provincia di Catania dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che coinvolge tutte quelle persone che il mondo del lavoro aveva scartato e che attraverso il lavoro del legno hanno trovato un’occasione di riscatto e di reinserimento.

Ogni dettaglio dell’illustrazione rimanda a una storia reale della Comunità. C’è il Bangladesh, ad esempio, dove la distribuzione di pacchi alimentari ha consentito a molte famiglie seguite dai missionari della Comunità di continuare a mandare i figli a scuola, contribuendo a ridurre il lavoro minorile e i matrimoni precoci. C’è lo Zambia, il primo Paese africano in cui è stata avviata l’esperienza missionaria della Comunità oltre quarant’anni fa, in cui oggi i progetti sostengono bambini e ragazzi che vivono o rischiano di vivere in strada, anziani soli e persone con disabilità. Ci sono il Brasile e la Bolivia, dove un pasto condiviso si intreccia con percorsi educativi, attività sportive e occasioni di crescita per bambini e adolescenti che altrimenti rischierebbero l’emarginazione. Ci sono le mense di strada e le case di accoglienza per persone senza dimora di tante città italiane. Tutti luoghi diversi, ma accomunati dalla stessa convinzione: il cibo non è mai soltanto cibo, perché attraverso l’opera della Comunità si trasforma in istruzione, salute, relazioni, protezione, possibilità di futuro. Un modo di vivere la condivisione che porta l’impronta di don Benzi, che ha sempre accompagnato l’impegno a dare risposta a un bisogno alla scelta di condividere la vita con gli ultimi. Anche davanti alla fame la sua intuizione era radicale: non basta dare da mangiare a chi non ne ha, occorre fargli posto alla propria tavola.

Ed è proprio da questa visione che nasce un modello nel quale garantire il pasto smette di essere soltanto assistenza e diventa relazione, appartenenza e restituzione di dignità. Il messaggio della campagna ‘Una tavola ci unisce: insieme facciamo posto alla dignità’ dice questo: la fame non è una realtà lontana da osservare con compassione, ma una ferita che interroga la responsabilità collettiva. Per questo la Comunità continua a parlare di condivisione prima ancora che di assistenza, di dignità e giustizia prima ancora che di carità. E sceglie la tavola come simbolo di una relazione che mette tutti sullo stesso piano. “C’è un’enorme differenza fra dare da mangiare all’affamato e invitarlo a condividere il pasto alla propria tavola. La condivisione annulla la distanza fra chi ha e chi non ha”, spiega il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Matteo Fadda, riprendendo il pensiero di don Benzi. L’iniziativa ‘Un Pasto al Giorno’, dunque “vuole essere proprio questo: invita a uscire dall’individualismo e dall’egocentrismo per entrare nella logica del noi e compiere insieme un atto di giustizia distributiva e riparativa” aggiunge Fadda. ‘Un Pasto al Giorno’, dunque, non è un gesto di carità, ma un atto di giustizia che invita ciascuno a riconoscersi parte della stessa umanità.

L’elenco completo delle piazze e tutte le informazioni sull’iniziativa sono disponibili sul sito: unpastoalgiorno.org

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La cura che diventa pace: a Napoli il dialogo pubblico della Fondazione Santobono Pausilipon

Mercoledì 23 settembre 2026, dalle 17:30 alle 19:00, la Fondazione Santobono Pausilipon (Istituto Ravaschieri), in via Riviera di Chiaia 126 a Napoli, ospita il dialogo pubblico «La cura nel contesto sociosanitario e il valore della pace».

L’incontro si inserisce nel percorso del Premio internazionale «Pellegrini di Pace», promosso dall’omonima associazione insieme alla Fondazione Santobono Pausilipon ETS, e nasce dalla convinzione che la pace non sia soltanto una questione di diplomazia tra Stati, ma anche una pratica concreta che si costruisce ogni giorno nei luoghi della cura, dove l’accoglienza della fragilità altrui diventa la prima, essenziale forma di dialogo tra persone e comunità diverse.

A discuterne saranno voci che rappresentano, insieme, il mondo della sanità, dell’università e dell’impegno civile. Pina Mengano Amarelli, per la Fondazione Santobono Pausilipon, e Paolo Ricci, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, apriranno la riflessione mettendo in relazione l’esperienza sul campo con la dimensione formativa e culturale del tema. Rodolfo Conenna, Direttore Generale dell’AORN Santobono Pausilipon IRCCS, porterà la prospettiva istituzionale di chi guida ogni giorno una delle principali realtà sociosanitarie pediatriche del territorio, mentre Maria Vittoria Montemurro, Direttore Sanitario della stessa Azienda, offrirà uno sguardo più propriamente clinico sul rapporto tra cura e pace. Completano il panel Maria Carolina Terzi e Flavia Matrisciano, entrambe della Fondazione Santobono Pausilipon, che porteranno l’esperienza diretta di chi lavora quotidianamente accanto ai piccoli pazienti e alle loro famiglie.

Il momento più atteso del dialogo pubblico sarà però probabilmente quello delle testimonianze delle famiglie giunte in Italia attraverso i corridoi umanitari: voci che riportano il tema della pace alla sua dimensione più concreta e personale, quella di chi ha vissuto sulla propria pelle il valore di un’accoglienza sanitaria capace di farsi, essa stessa, gesto di pace.
Un pomeriggio di confronto aperto alla cittadinanza, dunque, che unisce il rigore delle istituzioni sanitarie e accademiche alla forza delle esperienze vissute, per ricordare come la cura di chi è più vulnerabile — un bambino malato, una famiglia in fuga da un conflitto — resti una delle strade più autentiche verso la costruzione della pace.

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AUT ART Festival: la maratona di spettacolo, arte, musica e formazione porta sul palco i ragazzi autistici

Dal 24 al 27 settembre torna, per la quarta edizione, l’AUT ART Festival. Nella cornice del Teatro degli Eroi di Roma, le associazioni Siamo Delfini- Impariamo l’Autismo, FIDA, Io Autentico e – unica associazione campana coinvolta nell’organizzazione – La Palestra delle Autonomie, hanno organizzato nuovamente la maratona di eventi, tavole rotonde e spettacoli a cui partecipano i ragazzi nello spettro autistico e le loro famiglie.  Le attività sono tutte pensate, gestite e portate in scena da persone autistiche che, come ben sottolinea l’Avvocato Vincenzo Gargiulo, che è tra gli organizzatori e relatori della manifestazione, «mettono al centro i propri bisogni, desideri ed espressioni artistiche».

Al mattino, il teatro ospiterà principalmente incontri tematici e meeting. Parallelamente a questi incontri formativi e informativi che mettono in relazione soprattutto esperti e famiglie, i bambini e i ragazzini autistici saranno impegnati in laboratori creativi, a cura proprio dai collaboratori e volontari dell’associazione napoletana La Palestra delle Autonomie.

Il momento conviviale del pranzo sarà gestito invece da ragazzi autistici da sempre impegnati in progetti nel campo del food e della ristorazione.

Al pomeriggio inizierà la parte di intrattenimento e spettacolo con performance sportive, presentazione di libri, esibizioni musicali e teatrali. Ogni momento artistico seguirà il tema su cui si è discusso al mattino.

All’interno del Festival, torna anche il premio AUT ART Award che valorizza e premia i progetti portati avanti da associazioni che pongono al centro un evidente miglioramento della qualità della vita dei soggetti autistici.

La giuria, composta da 5 componenti, non valuterà positivamente necessariamente il progetto più grande in termini economici ma considererà i reali impatti e le effettive ricadute nel quotidiano dei ragazzi autistici, l’innovazione, il coinvolgimento delle famiglie dei ragazzi e soprattutto la replicabilità e sostenibilità economica del progetto stesso. I progetti candidabili al premio devono essere già esistenti e attuati. Il premio consisterà in un supporto economico da impiegare in attività associative. La premiazione è prevista domenica 27 Settembre alle ore 17:30.

L’ingresso al Teatro degli Eroi (Via Girolamo Savonarola 36, Roma) per partecipare al Festival è gratuito.

Per tutte le informazioni e il programma festivaliero, il riferimento web è https://www.siamodelfini.it/

 

di Emanuela Nicoloro

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