15 Dic, 2025 | Comunicare il sociale
Sono circa 200 mila le mini e microimprese che a partire da oggi dovranno fare il loro ingresso nel mondo della tracciabilità informatica dei rifiuti. Opifici artigianali e manifatture di piccole e piccolissime dimensioni, che rappresentano una fetta importante del tessuto economico nazionale ma che ancora faticano a tenere il passo delle imprese medie e grandi in termini di digitalizzazione dei processi. Per accompagnarle lungo il cammino della doppia transizione ecologica e digitale, la software house napoletana Nica – azienda del Gruppo Zucchetti specializzata nello sviluppo di applicativi gestionali per i rifiuti – e l’omologa bolognese Rifiutoo hanno scelto di unire le forze, dando vita a una nuova sinergia che potenzia l’offerta nazionale di servizi informatici a supporto della compliance ambientale.
Con l’ingresso di Nica nel capitale sociale di Rifiutoo, formalizzato nei giorni scorsi, le due aziende ICT avviano un percorso condiviso per la messa a punto di strumenti e servizi digitali dedicati a imprese ed enti alle prese con obblighi e responsabilità della normativa ambientale in materia di rifiuti, economia circolare e simbiosi industriale. Uno scenario in costante evoluzione, nel quale innovazione tecnologica e digitalizzazione dei processi sono sempre più driver di competitività e sostenibilità. “Transizione ecologica e digitale sono sempre più protagoniste dei piani di sviluppo delle imprese italiane. Per questo abbiamo scelto di arricchire le competenze ultratrentennali di Nica, specializzate nello sviluppo di applicativi al servizio dei grandi player del waste management, con il know how di Rifiutoo specializzato sulle esigenze dei produttori iniziali di rifiuti. Una scelta strategica alla luce delle trasformazioni in atto sul fronte delle politiche ambientali, in particolare in vista della piena implementazione degli obblighi legati al Rentri”, dichiara Giovanni Paone, amministratore unico di Nica. A partire dal prossimo 15 dicembre, infatti, il nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti Rentri aprirà le porte al terzo e ultimo scaglione di soggetti obbligati. Dopo le grandi imprese, i gestori ambientali e i produttori di rifiuti tra 50 e 10 dipendenti, toccherà ai produttori di rifiuti pericolosi con meno di 10 dipendenti iscriversi alla piattaforma digitale nata per sostituire la gestione cartacea di registri di carico e scarico e formulari di trasporto.
A partire dalla data di iscrizione, le nuove imprese dovranno tenere il registro esclusivamente in modalità digitale mentre dal 13 febbraio 2026 dovranno abbandonare definitivamente il formulario cartaceo e passare al nuovo modello telematico. Secondo il Digital Intensity Index di Eurostat, tuttavia, nel 2023 solo il 58,7% delle imprese italiane tra 10 e 50 dipendenti ha raggiunto un livello almeno basico di alfabetizzazione digitale. Legittimo immaginare che per quelle ancora più piccole il livello di propensione alla digitalizzazione possa essere addirittura inferiore. Cosa che di certo non agevolerà il passaggio alla nuova tracciabilità dei rifiuti. In questo scenario, i produttori e distributori di applicativi gestionali svolgeranno un ruolo fondamentale, affiancando e supportando le imprese con soluzioni sempre più integrate e semplici da calare nella propria vita operativa. “La compliance ambientale non deve essere un costo invisibile o un ostacolo burocratico. Attraverso questa sinergia, ci impegneremo nel fornire soluzioni snelle, intuitive e chiavi in mano che trasformino l’obbligo del Rentri in una reale leva di efficienza operativa, competitività e sostenibilità per tutti, dai più grandi ai più piccoli. Unire la nostra profonda conoscenza delle esigenze dei produttori iniziali di rifiuti con le competenze di Nica – leader nell’applicativo per i grandi player e parte del solido Gruppo Zucchetti – ci permette di rafforzare la nostra capacità di supporto diretto, in un momento cruciale” dichiara Andrea Cavagna, amministratore di Rifiutoo.
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11 Dic, 2025 | Comunicare il sociale
Si è svolto nell’aula Pessina dell’Università Federico II di Napoli, il convegno “Volontariato contemporaneo: nuovi percorsi per lo sviluppo di capitale sociale”, promosso dalla professoressa Fortuna Procentese nell’ambito del Progetto PRIN 2022 dedicato all’analisi delle forme tradizionali, episodiche e online del volontariato. L’incontro, aperto dai saluti istituzionali di Procentese, del Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Andrea Mazzucchi e del Presidente di CSV Napoli Umberto Cristadoro, ha riunito ricercatori ed esperti delle Università di Napoli, Milano e Verona per riflettere sui mutamenti dell’attivazione civica e sul ruolo dei territori come spazi di convivenza e innovazione sociale.
Alessandro Seminati, direttore di CSVnet, ha descritto un volontariato in continua evoluzione: “negli ultimi anni sta subendo trasformazioni legate a ciò che accade nelle comunità e nel mondo”. Nonostante la presenza stabile di milioni di volontari, nuove forme stanno emergendo con forza: “molti cittadini, per motivi personali e di conciliazione vita-lavoro, legano il proprio impegno non a un’organizzazione ma a un progetto, talvolta anche slegato dal Terzo settore”. Da qui la crescita del volontariato “di quartiere, di competenza, aziendale, digitale e di prossimità”. Per Seminati, la sfida principale è “incanalare queste energie nel modo più generativo possibile e far dialogare volontariato informale e tradizionale”.
Umberto Cristadoro, presidente del CSV Napoli, ha ampliato questa lettura parlando di una vera svolta culturale: “il volontariato ha subito una metamorfosi silenziosa, un mutamento antropologico”. L’immaginario del volontario tradizionale, ha detto, non è più sufficiente nell’era digitale: “oggi è possibile fare un volontariato glocale, territoriale e globale allo stesso tempo”. I giovani, pur avendo “poca disponibilità”, desiderano contribuire con impegni flessibili e soprattutto con professionalità: “prima si donava il tempo, ora si donano anche competenze: avvocati, esperti di marketing, professionisti”. Per rafforzare la collaborazione tra CSV, comunità e istituzioni occorre “dare ai volontari opportunità chiare per misurare il proprio impegno e i risultati prodotti”, lavorando sull’inclusione e sull’educazione al volontariato fin dalle scuole: “lì poniamo i semi dei cittadini attivi del futuro”.
Anche la prospettiva accademica offre spunti cruciali. Così Fortuna Procentese, professoressa dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Community Psychology Lab e coordinatrice nazionale del progetto PRINha evidenziato l’urgenza di comprendere il volontariato episodico: “rispecchia la frammentarietà dei tempi moderni e la difficoltà, soprattutto per i giovani, di mantenere una presenza costante”. Un’altra area critica riguarda l’online: “il digitale è irrinunciabile e permette di intervenire ovunque, ma rischia di far perdere connessione e identificazione organizzativa”. Per affrontare queste tensioni, sostiene Procentese, occorre “ridefinire le pratiche organizzative” e riportare l’attenzione sui territori: “creare spazi di riconoscimento reciproco e dialogo dove le organizzazioni, spesso disgregate, possano lavorare sinergicamente”.
L’università, ha aggiunto, è chiamata a un ruolo attivo nella terza missione: “essere nei territori con azioni concrete” e accompagnare cittadini e volontari “a diventare protagonisti del proprio cambiamento e della propria collettività”.
Dal confronto emerge un quadro chiaro: il volontariato contemporaneo non è in crisi, ma in trasformazione. Un ecosistema plurale, dove prossimità, professionalità e innovazione convivono e richiedono nuove forme di coordinamento. Una sfida che riguarda istituzioni, comunità, reti del Terzo settore e mondo della ricerca, chiamati insieme a costruire condizioni favorevoli per un capitale sociale più forte, condiviso e generativo.
di Adriano Affinito
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11 Dic, 2025 | Comunicare il sociale
L’ascolto no-stop natalizio dei volontari di Telefono Amico Italia torna anche quest’anno. Per tutta la notte di Natale e di Santo Stefano i volontari dell’organizzazione saranno a disposizione per stare accanto a tutte le persone che si sentono sole o hanno bisogno di supporto emotivo, rispondendo ininterrottamente al servizio di ascolto telefonico. A Natale 2024 sono state oltre 750 le persone che hanno contattato Telefono Amico Italia, aumentate del 21% rispetto ai giorni di festa dell’anno precedente.
I telefoni dell’associazione saranno attivi continuativamente dalle 9 della Vigilia di Natale fino a mezzanotte del 26 dicembre. «Per molte persone il Natale non è un momento di festa, ma un periodo in cui il senso di isolamento diventa più evidente – commenta Cristina Rigon, presidente di Telefono Amico Italia – Chi attraversa una fase di fragilità spesso vive le settimane natalizie come un tempo sospeso, in cui la distanza dagli altri sembra crescere e il silenzio pesa di più. È proprio in questi giorni che l’ascolto diventa essenziale. Per questo scegliamo di esserci, senza interruzioni, per tutte le persone che hanno bisogno di non rimanere sole. E lo facciamo grazie a volontari che mettono a disposizione i loro giorni di festa: un gesto, a volte difficile, ma prezioso, che rende possibile tutto il nostro lavoro.»
«Ciò che mi ha toccato nel profondo è stata la gratitudine sincera che ho percepito – racconta Anna, volontaria di Telefono Amico Italia, ricordando le Non Stop di Natale alle quali ha partecipato – Le persone mi hanno ringraziato di cuore, non solo per il supporto che potevo dare, ma per la semplice risposta alla loro chiamata. Il fatto di esserci proprio per loro, di non lasciarle nel silenzio, soprattutto nel giorno di Natale, è stato un gesto di per sé sufficiente a infondere conforto».
Durante il Natale 2024 si sono rivolte a Telefono Amico Italia 755 persone. L’86% lo ha fatto chiamando il servizio telefonico al numero unico nazionale (02 2327 2327), l’11% si è rivolto alla chat di Whatsapp Amico (324 011 7252) e il 3% alla mail Mail@mica (servizio mail accessibile attraverso la compilazione di un form anonimo sul sito www.telefonoamico.it). Hanno contattato Telefono Amico Italia più donne (53%) che uomini (46%). Per quanto riguarda l’età, in prevalenza hanno chiamato adulti di età compresa tra i 56 e i 65 anni (26%), tra i 46 e i 55 (22%) e tra i 36 e i 45 (19%). Il problema più comune segnalato è stata la solitudine, il bisogno di compagnia (28%), seguito da problematiche esistenziali (11%) e difficoltà nelle relazioni familiari (10%).
«Nel giorno di Natale – prosegue Anna – si ricevono soprattutto chiamate da persone che vivono la solitudine in modo acuto, molte delle quali anziane. Chiamano anche persone che, a causa di liti o incomprensioni familiari, si ritrovavano a confrontarsi con la rabbia, l’amarezza o la profonda delusione di essere rimaste sole proprio il giorno di Natale».
I NUOVI CENTRI LOCALI- La rete di ascolto di Telefono Amico Italia diventa ancora più ampia: da dicembre 2025, infatti, con l’ingresso di Torino e Reggio Calabria, i centri diventano 23, 22 centri locali e un centro virtuale TAG – Telefono Amico Generation. «Siamo molto felici di poter dare il benvenuto a queste due nuove città e a tanti nuovi volontari – continua la presidente Rigon – Grazie a tutti loro, possiamo rispondere ad ancora più persone. Quest’anno abbiamo già ricevuto oltre 85.000 richieste d’aiuto, ma, purtroppo, le persone che hanno bisogno di parlare con noi sono molte di più. Con l’ingresso di questi due nuovi centri, possiamo, ora, contare su quasi 700 volontari ed essere ancora più presenti per tante persone.»
DIVENTARE VOLONTARI DI TELEFONO AMICO ITALIA- L’ascolto di Telefono Amico Italia è garantito da quasi 700 volontari, distribuiti in 22 centri locali lungo tutta la penisola e un centro delocalizzato, che permettono di essere presenti, per chi ha bisogno, 365 giorni all’anno, dalle 9 alle 24. Telefono Amico Italia è sempre alla ricerca di nuovi volontari che aiutino a gestire le numerose richieste d’aiuto che arrivano ogni giorno. Chiunque fosse interessato ad entrare nella squadra di Telefono Amico Italia può scrivere a volontari@telefonoamico.it; sarà indirizzato al centro locale più vicino dove potrà svolgere un corso pratico-teorico di circa 6 mesi, al termine del quale potrà iniziare l’attività di ascolto. Chi si trova in una città in cui non è presente un centro territoriale e ha un’età compresa tra i 18 e i 40 anni può fare richiesta per il centro virtuale di TAG – Telefono Amico Generation.
AGENDA AMICA 2026: L’IDEA REGALO PER SUPPORTARE TELEFONO AMICO ITALIA – Per sostenere Telefono Amico Italia è possibile acquistare l’Agenda Amica 2026, edita da Helvetia Editrice. Ogni pagina dell’Agenda Amica riporta una frase motivazionale o un’idea per coltivare il proprio benessere, per ricordarci di prenderci cura di noi stessi, ogni giorno dell’anno. Le frasi sono state raccolte dai volontari di Telefono Amico Italia in occasione del 10 settembre (Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio) e dell’evento di sensibilizzazione Non parlarne è 1 suicidio, durante il quale ai passanti è stato chiesto di condividere ciò che li aiuta a recuperare il proprio benessere emotivo.
L’agenda è acquistabile al costo di 15€ presso i principali riveditori online.
Per info e acquisti: https://www.telefonoamico.it/
LA COLLABORAZIONE CON CHERRY BANK. Telefono Amico Italia quest’anno è protagonista dell’iniziativa di sensibilizzazione recentemente lanciata da Cherry Bank e dedicata alla cultura dell’ascolto: “HARK! Ascoltare è forte, fallo di più”, che nasce con l’obiettivo di promuovere un atteggiamento più empatico e consapevole nei confronti delle persone grazie alla collaborazione con Cento Canesio, uno dei maggiori esponenti italiani del graffiti writing contemporaneo. Nell’ambito dell’iniziativa, il progetto solidale HARK! X Cherry way prevede la destinazione di una linea esclusiva di accessori, alle cherries, le persone che lavorano in Banca. La capsule collection sosterrà direttamente Telefono Amico Italia e la sua attività di ascolto quotidiano.
Maddalena Ganz, Head of Brand & Communication di Cherry Bank, afferma: «HARK! significa “ascolta”, è un imperativo, un termine poco conosciuto della lingua inglese, che per questo incuriosisce. Un invito all’ascolto attivo, supportato in questa iniziativa di sensibilizzazione da un linguaggio visivo immediato, universale e d’impatto, che confidiamo possa veicolare questo importante messaggio alla comunità intera. A rendere ancora più tangibile questo impegno, quest’anno il progetto solidale “Cherry way”, ideato e promosso da Cherry Bank dal 2022, sosterrà Telefono Amico Italia. Una partnership volta a sostenere il lavoro dei tanti volontari impegnati nel supporto alle persone in condizione di disagio o difficoltà, che troverà ulteriori espressioni in nuove progettualità con le quale inviteremo il nostro Paese a stringersi e fare rete».
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10 Dic, 2025 | Comunicare il sociale
Un nuovo faro di educazione, creatività e inclusione sociale si accende nel cuore di Napoli. È stato inaugurato oggi “Le Muse”, il nuovo centro educativo polifunzionale promosso da Altra Napoli EF in collaborazione con Asso.Gio.Ca (Associazione Gioventù Cattolica), l’Istituto scolastico Campo del Moricino di Napoli, l’Associazione Sanitansamble EF e l’Associazione Il Cielo Itinerante.
Situato in Piazza Mercato, a ridosso di Porta Nolana, “Le Muse” nasce come spazio dedicato allo studio, al gioco e alla socialità, con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica in un territorio che ancora oggi presenta dati allarmanti. Nel solo anno scolastico 2023-2024, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Prefettura, sono stati 3.340 i minori che hanno abbandonato la scuola nell’area metropolitana di Napoli: un fenomeno che richiede un impegno concreto da parte delle istituzioni e del Terzo settore.
Un progetto di rigenerazione sociale nel cuore della città
“Le Muse” ha anche l’obiettivo di stimolare la rinascita di un quartiere dalla storia secolare ma segnato da forti fragilità economiche e sociali. È il naturale proseguimento del percorso intrapreso da Altra Napoli dal 2005: un impegno costante per recuperare e migliorare luoghi da destinare a progetti a favore di bambini e di giovani, favorendo lo sviluppo del senso di comunità.
Il nuovo centro educativo, della dimensione di circa 300 mq, sorge all’interno di una filiale dismessa da BNL BNP Paribas, che l’istituto bancario ha scelto di destinare a finalità sociali.
Altra Napoli ha raccolto da istituzioni e aziende private circa 1 milione di euro, da destinare alla ristrutturazione degli spazi e al sostentamento delle attività sociali che si svolgeranno all’interno del centro “Le Muse” per i primi 4 anni.
Come da tradizione di Altra Napoli, particolare cura è stata destinata alla qualità del design e degli arredi, con l’obiettivo di trasformare la bellezza degli spazi in un fattore esso stesso di educazione e di crescita.
Per la prima infanzia (0-6 anni)
· attività ludico-educative;
· percorsi di supporto alla genitorialità e momenti di incontro con le famiglie.
Per bambini e ragazzi (6-16 anni)
· doposcuola e laboratori pomeridiani;
· “angoli” tematici dedicati alla lettura, al digitale, alle arti e allo sport;
· corsi di alfabetizzazione informatica;
· percorsi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica);
· spazi di aggregazione, orientamento scolastico e al lavoro;
· attività musicali, laboratori creativi e audiovisivi.
Le attività saranno gestite da Asso.Gio.Ca e da Sanitansamble, realtà già partner di Altra Napoli in altri progetti realizzati nel Rione Sanità e nel quartiere Forcella. Particolare importanza riveste la collaborazione con l’Istituto Scolastico Campo del Moricino, che garantirà un collegamento diretto con i minori maggiormente a rischio di dispersione scolastica, con l’obiettivo di favorirne il reinserimento.
« Inauguriamo oggi- dice Ernesto Albanese, presidente di Altra Napoli – un nuovo polo educativo che offre spazi e attività per la crescita dei giovani di questo territorio. Negli ultimi 20 anni, Altra Napoli ha investito circa 15 milioni di euro in progetti dedicati a bambini e ragazzi, sostenendo la loro educazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Continueremo su questa strada e nel 2026 è già prevista l’apertura di altri spazi attraverso i quali perseguiremo i nostri obiettivi. Un ringraziamento speciale va a BNL, per aver deciso di destinare un proprio immobile ad un’iniziativa dal forte valore sociale in un territorio con cui ha relazioni consolidate. Speriamo che altre aziende vorranno seguire il suo esempio».
Una rete di sostenitori per un progetto di comunità
Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di: Con i Bambini, Fondazione CDP- ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, Fondazione Peppino Vismara, Enel Cuore, Fondazione Grimaldi, Poste Italiane, Fondazione BNL, Eni, Fondazione L’Albero della Vita, Automobili Lamborghini S.p.A., Ardian Foundation, Agaton, IKEA Napoli Afragola, Hisense, Siram Veolia, Mondo Giochi. «La nascita del nuovo presidio educativo Le Muse nella storica sede di piazza del Mercato a Napoli – sottolinea il presidente di Con i Bambini Marco Rossi-Doria – rappresenta un passo significativo nel rafforzamento dell’offerta educativa e culturale rivolta a bambini e giovani. Come Con i Bambini, riteniamo fondamentale sostenere iniziative capaci di offrire opportunità concrete, contrastare le disuguaglianze e promuovere la partecipazione attiva e apprendimento precoce per tutti in alleanza con le scuole delle nuove generazioni. ‘Le Muse’ è il risultato di un impegno condiviso tra istituzioni, terzo settore e comunità locali, che hanno saputo cooperare in modo efficace per costruire uno spazio aperto, inclusivo e generativo. È un investimento sul futuro del territorio e sulle sue energie più giovani».
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10 Dic, 2025 | Comunicare il sociale
L’Associazione Premio GreenCare avvia nel Real Bosco di Capodimonte un ciclo di passeggiate immersive sensoriali gratuite, pensate per favorire una riconnessione consapevole con la natura e con le specificità culturali e botaniche del giardino storico napoletano. Gli appuntamenti si svolgeranno con cadenza mensile fino a giugno 2026.
La prima esperienza è in programma domenica 21 dicembre 2025 e avrà come titolo “Da Matilde Serao a Marisa Albanese tra pungitopo e alberi secolari”, per ricordare due protagoniste della cultura napoletana. Matilde Serao, con il testo “La leggenda di Capodimonte”, e Marisa Albanese, con l’installazione site specific “Massi Erratici”, avevano infatti eletto il Real Bosco di Capodimonte quale luogo di ispirazione e di ricerca, testimoniandone la forza narrativa, simbolica e propulsiva. Il punto di ritrovo è fissato alla Stufa dei Fiori, luogo di partenza del percorso. La passeggiata durerà circa un’ora e mezza, sono previsti due turni con inizio alle ore 9.30 e alle ore 11.30.
“L’iniziativa intreccia la dimensione naturalistica del bosco con quella letteraria e artistica. Il Real Bosco diventa così un luogo ponte, dove il mito di Serao e la materia di Albanese dialogano senza bisogno di parole. Qui, la leggenda si intreccia al trauma, l’immaginazione alla memoria, la poesia alla rovina. E il visitatore, avanzando lentamente lungo i sentieri verdeggianti di pungitopo e ciclamini selvatici, sotto le chiome degli alberi, non osserva soltanto: ascolta, tocca, attraversa. Si scopre che anche una passeggiata può diventare un rito di riconnessione: con la terra, con il passato, con ciò che resta e ciò che continua a nascere”, spiega Benedetta de Falco, presidente Greencare. “Il Real Bosco raccontato da Serao e l’opera site specific di Albanese raccontano una Napoli che non smette mai di trasformarsi: una città dove niente resta fermo, né la vegetazione, né le storie né le pietre”.
A condurre i gruppi sarà Francesca Battista, guida ambientale escursionistica, che accompagnerà i partecipanti in un itinerario dedicato all’ascolto, all’osservazione e al coinvolgimento dei sensi. Il percorso si snoderà tra la vegetazione del Real Bosco, con sosta davanti al canforo monumentale del Giardino dei Principi, per poi raggiungere l’Emiciclo della Porta di Mezzo con una esplorazione di una piccola radura fitta di vegetazione, fino all’area che ospita l’opera “Massi Erratici”.
La partecipazione è gratuita previa prenotazione obbligatoria, fino a esaurimento dei posti disponibili, inviando una e-mail a segreteria@premiogreencare.org
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10 Dic, 2025 | Comunicare il sociale
La produzione complessiva di rifiuti urbani torna a crescere in Campania: nel 2024 raggiunge 2.616.342 tonnellate, +1,02% rispetto al 2023, nonostante il calo demografico regionale. Il dato pro capite sale a 469 kg/ab (+6 kg/ab), indicando un lieve incremento dei consumi o una minore efficacia delle politiche di prevenzione. La raccolta differenziata continua il proprio percorso di consolidamento: nel 2024 la Campania raggiunge 58,05% di RD, +1,47 punti percentuali sul 2023. La regione si posiziona nel gruppo delle realtà meridionali con performance medio-alte pur restando distante dagli standard delle regioni del Nord. Sono 121 i Comuni Rifiuti Free di Legambiente, quelli dove la raccolta differenziata è di almeno 65% e dove ogni cittadino produce, al massimo, 75 kg di secco residuo all’anno, ossia di rifiuti indifferenziati avviati allo smaltimento. Aumentano anche i comuni ricicloni, sono 340 (erano 323 lo scorso anno) quelli che hanno superato il limite di legge del 65% di raccolta differenziata. L’ATO Benevento si conferma il più virtuoso con 73,30% di RD. Seguono Salerno (67,99%) e Avellino (62,21%), con sistemi di raccolta maturi e stabili. Buone le performance di Napoli 3 (62,88%), mentre l’ATO Caserta (59,16%) registra il miglior progresso dell’anno. L’ATO Napoli 2 registra un 54,69%, mentre l’ATO Napoli 1 pur crescendo, resta in ritardo con il 45,31% di RD. Tra i capoluoghi spicca Salerno (74,16%), tra le migliori città italiane, Avellino (63,22%) e Benevento (62,98%) confermano livelli superiori alla media regionale. Caserta sale al 62%, mentre Napoli raggiunge il 44,38%, in miglioramento ma ancora lontana dal target. Legambiente ha presentato stamattina a Benevento, nell’impianto di selezione del multimateriale finanziato con i fondi Pnrr che a breve andrà in funzione, il dossier Comuni Ricicloni 2025 nell’ambito della IX edizione dell’Ecoforum di Legambiente Campania dal titolo “Le filiere industriali dell’economia circolare”, organizzato in collaborazione con Asia Benevento.
“Da decenni – commenta Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – i Comuni Ricicloni campani e le aziende leader del settore hanno rappresentato, spesso in contesti difficili e segnati da emergenze, esperienze pilota di livello europeo, dimostrando che la sostenibilità non è un’utopia, ma una concreta opportunità di sviluppo. Oggi è il tempo di radicare e rafforzare il salto in avanti fatto dalla nostra regione nell’ambito della gestione dei rifiuti. L’economia circolare e la transizione energetica si presentano come la più grande occasione per rilanciare politiche industriali e occupazionali in Campania. In un contesto europeo segnato dal Clean Industrial Deal, la Campania può e deve candidarsi a diventare polo strategico del Mezzogiorno per l’innovazione ambientale, la gestione sostenibile delle risorse, la produzione di energia rinnovabile e la valorizzazione degli scarti. È una sfida che richiede visione politica, capacità di programmazione e un impegno collettivo che sappia coniugare la tutela dell’ambiente con la crescita economica e sociale. Ma è necessario uno scatto in avanti, non più rinviabile, a partire dalla raccolta differenziata fino alle filiere dell’economia circolare. Serve un Piano regionale dedicato ai Comuni “non ancora ricicloni”, quelli che non hanno raggiunto ancora il 65% di raccolta differenziata e che nel 2024 risultano essere 210, comuni che una volta sbloccati potrebbero far fare un importante balzo in avanti alla percentuale regionale di raccolta differenziata. A supporto di questi comuni c’è bisogno di una regia forte e una task force operativa capace di accompagnare e sostenere le amministrazioni locali. È indispensabile intervenire laddove gli Enti d’Ambito, previsti dalla Legge Regionale 14/2016, non hanno garantito il coordinamento necessario per superare le criticità. Occorre completare la rete degli impianti dell’economia circolare, a partire dai biodigestori anaerobici per il trattamento della frazione organica, come quelli inaugurati negli scorsi mesi da Nola a Tufino, senza i quali la raccolta differenziata rischia di rimanere un esercizio incompiuto. Solo dotando i territori delle infrastrutture adeguate sarà possibile trasformare l’organico in energia e compost di qualità, chiudendo davvero il ciclo dei rifiuti. L’appello va alla futura Giunta regionale – conclude la presidente di Legambiente Campania – affinché assuma sul tema una responsabilità politica chiara: bisogna accompagnare i Comuni che ancora non ce l’hanno fatta, ridurre le disuguaglianze territoriali, e fare della raccolta differenziata e del riciclo non solo un dovere ambientale, ma un motore di sviluppo e di economia locale.”
Comuni Rifiuti Free. Sono 121 i Comuni Rifiuti Free, quelli con una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65% e una produzione di rifiuto indifferenziato inferiore ai 75 kg per abitante all’anno. La provincia più virtuosa per i Comuni Free spetta a Salerno con il 47% dei comuni sul totale, segue la Provincia di Benevento con il 39%. Più distaccate la provincia di Avellino con il 9% e Caserta con il 12%. Chiude la provincia di Napoli con il 7%. Tra i comuni sotto i 5.000 abitanti in Provincia di Avellino, il Comune di S. Andrea di Conza il più virtuoso, Ginestra degli Schiavoni per Benevento, Mignano Monte Lungo per Caserta, Comiziano rispettivamente per la Provincia di Napoli e Felitto per Salerno. Per i comuni tra i 5.000 e 15.000 in Provincia di Benevento spicca il comune di Montesarchio, Caiazzo per Caserta, Avella per Avellino, Bracigliano per Salerno e Cimitile per la Provincia di Napoli. Per i comuni oltre i 15mila abitanti in testa alla classifica S. Antonio Abate (NA), Baronissi (SA) e Marcianise (CE).
Comuni Ricicloni. Sono 340 i Comuni Ricicloni che, nel 2024, hanno superato il limite di legge del 65% di raccolta differenziata. Ai primi tre posti della classifica generale troviamo Domicella (AV), Cimitile (NA) e Comiziano (NA).
Comuni “Non ancora ricicloni”. Sono 210 i comuni che non superano il limite di legge del 65% di raccolta differenziata e, di questi, 33 comuni sono fermi al di sotto del 45%. Dei 33 comuni il 12% si trova in provincia di Napoli, il 10% in provincia di Caserta, il 7% in provincia di Avellino, il 4% in provincia di Salerno, 0 in provincia di Benevento.
Focus Parchi Nazionali e Regionali. Nel complesso, i due Parchi Nazionali mostrano andamenti differenziati. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, con i suoi 80 comuni, conferma anche quest’anno performance solide: la raccolta differenziata media raggiunge il 72,94%, con 66 comuni oltre la soglia del 65%. Il Parco si distingue inoltre per la presenza di 31 Comuni Rifiuti Free, il valore più alto in Regione, a testimonianza di modelli gestionali consolidati e di una filiera di raccolta ormai strutturata. Il quadro è meno brillante nel Parco Nazionale del Vesuvio, dove i 13 comuni raggiungono in media il 64,91% di RD, con 6 amministrazioni oltre il 65% e soli 2 Comuni Rifiuti Free. Tra i Parchi Regionali, emergono alcune eccellenze. Il Parco Regionale del Taburno Camposauro si conferma l’area più performante, con una raccolta differenziata media del 77,29%, 13 comuni su 14 oltre il 65% e ben 7 Comuni Rifiuti Free. Seguono, con valori significativi, il Parco del Partenio, che raggiunge il 71,53% di RD con 15 comuni sopra soglia e 5 Rifiuti Free, e il Parco dei Monti Picentini, che pur attestandosi a una RD media del 67,34%, presenta 18 comuni oltre il 65% e 3 Comuni Rifiuti Free, confermando una tendenza alla stabilità nelle performance ambientali. Il Parco dei Campi Flegrei registra una RD media del 70,03%, ma con una forte disomogeneità interna: solo 2 comuni superano il 65% e si conta un solo Comune Rifiuti Free, a fronte della presenza del capoluogo, che incide significativamente sul dato aggregato. Il Parco del Matese si attesta al 66,28%, ma nessuno dei 20 comuni supera il 65%; si rilevano tuttavia 8 Comuni Rifiuti Free. Più complessa la situazione del Parco del Fiume Sarno (RD 62,96%, solo 5 comuni oltre il 65% e nessun Rifiuti Free). Andamento simile anche per il Parco Roccamonfina–Foce Garigliano, che si ferma al 60,74% di RD, con soli 2 comuni sopra soglia e 1 Comune Rifiuti Free. Infine, il Parco dei Monti Lattari, con i suoi 27 comuni, mostra una RD media del 68,31%, con 21 amministrazioni che superano il 65% ma solo 2 Comuni Rifiuti Free.
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