Umanizzazione Medicina, incontro – dibattito all’Università di Salerno

SALERNO – “Umanizzazione della Medicina – Curare e prendersi cura” è il tema di un incontro in programma giovedì 16 marzo 2017 (ore 9) nell’Aula Magna del Campus Universitario di Baronissi. L’appuntamento è promosso dall’Associazione Medici Cattolici Italiani, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Salerno e l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Salerno.
Dopo i saluti del Magnifico Rettore dell’Ateneo, Aurelio Tommasetti, introdurranno i lavori il Direttore del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria della Scuola Medica Salernitana, Mario Capunzo e Bruno Ravera, Past-President dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Salerno.
Seguiranno le relazioni di Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dei medici cattolici (“La relazione di cura tra scienza e fede”); Francesco Paolo Adorno, docente di Filosofia morale e bioetica dell’Università di Salerno (“Concetto e funzione della cura”); padre Domenico Marafioti sj, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (“Ritrovare l’uomo per costruire un mondo umano – La questione antropologica in medicina”). Concluderà Mario Capunzo, preside Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Salerno.
Presenta e modera: Mario Ascolese, presidente Amci della Campania.
Durante la mattinata in programma interventi musicali a cura di Sofia Trapani (soprano), Pietro Sellitto (pianoforte) e Franco Ascolese (flauto traverso).
“L’obiettivo dell’iniziativa è quello di affrontare il tema dell’umanizzazione della medicina approfondendo gli aspetti antropologico, filosofico, etico e didattico del “curare e prendersi cura”. Questo approccio multidisciplinare è diretta conseguenza della consapevolezza dell’importanza dell’argomento affrontato, estremamente ricco di sfaccettature che coinvolgono numerose figure professionali che devono necessariamente cooperare al fine di porre la persona – e non la malattia – al centro dell’attenzione della medicina”, si legge in una nota.
L’incontro si svolge con il patrocinio dell’Amci Nazionale, dell’Aou San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona Salerno “La città di Ippocrate”, della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, della Sifir, dell’Avo onlus e della Tin-sider. Ai professionisti che seguiranno la manifestazione sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

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Rita e l’anoressia, una battaglia lunga 35 anni: «Vorrei poter parlare ai ragazzi. Direi loro di non avere paura, a tutto c’è soluzione»

NAPOLI- «Avevo quattordici anni e all’improvviso ho iniziato a guardare le mie foto con rabbia. Mi restituivano l’immagine di una ragazzina grassa, con gambe troppo forti, e pian piano ho iniziato a non mangiare più senza accorgermene nemmeno. Volevo solo dimagrire». Questa è la storia di Rita Losco, ex atleta professionista di Monteforte Irpino che, a 47 anni e 38 kg racconta della sua battaglia contro l’anoressia con la determinazione e la tenacia di chi a mollare, in questi lunghissimi 35 anni di malattia, non ci ha mai pensato. Una convivenza forzata con un male silenzioso fatta di rinunce e privazioni, in guerra con  uno specchio che ha sputato un’altra sé.  «E’ come se vivessi- dice- uno sdoppiamento della personalità. In me c’è una Rita buona e sana, piccolissima e  impaurita e una Rita anoressica, ribelle e cattiva che sembra  un gigante e prevarica sempre più». Una eterna continua sfida tra un  corpo disobbediente e stanco e una mente intelligente e viva. «Nella routine  delle mie giornate, c’è  un elemento fondamentale che mi spinge ad alzarmi alle 5 del mattino. Faccio, nonostante le difficoltà, delle lunghe passeggiate. Non ho più vita sociale, non ho più sogni, non ho aspettative. Resta però in me, quel senso di libertà che lo sport  è in grado di darti».

NON GUARDATEMI COSI- Rita ha racchiuso nelle pagine di un libro, scritto con mamma Giuseppina, che oggi non c’è più, tutta la sua vita. Il titolo  “Non guardatemi così”, nasconde una preghiera, un invito a eliminare il pregiudizio che spesso si annida tra le parole dette a metà e gli sguardi curiosi e inquisitori della gente. «Mi capita sempre  di essere guardata come quella diversa. Come quella che un po’ in fondo se l’è cercata. Come quella a cui un aiuto non è concesso. Quante volte i genitori sussurrano all’orecchio dei bimbi “ mangia altrimenti diventi così” e li tirano via come se avessero indicato un alieno.  Ogni volta muoio. E’ per questo motivo che ho deciso di scrivere. Ho voluto mettere nero su bianco tutto quello che non mi permettono di dire». Rita, intanto, partecipa con coraggio a campagne di sensibilizzazione e chiede di poter essere testimone nelle scuole. «Vorrei  poter parlare ai ragazzi. Direi loro di non avere paura, di  confrontarsi, di confessare tutti i problemi e i timori, anche quelli più reconditi, perché a tutto c’è una soluzione. Direi loro di accettarsi, di condividere, vivere, senza ossessioni. Vorrei poter lasciare un’impronta che costruisce. Porto addosso i segni  di un mal d’anima che distrugge e annienta, ma che può essere evitato con il confronto e l’amore e fino a quando i miei occhi avranno la forza di spalancarsi al giorno, sarò una testimone che ha un dovere:  evitare altro  male».

di Carmela Cassese

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“Dal Sud per l’Italia”, il ruolo dei cattolici nel nuovo libro di Massimo Milone

NAPOLI- «Nel tempo di Papa Bergoglio, forse i cattolici non hanno preso fino in fondo coscienza dell’ampiezza della sfida che proviene loro dalla post modernità. E rischiano di non avvertire che, nell’orizzonte seppur secolarizzato, la comunità cristiana è chiamata a operare e inserirsi». Vuole essere una riflessione culturale e una ‘provocazione’, rispetto al ruolo dei credenti nella nuova questione meridionale, l’ultimo libro di Massimo Milone, “Dal Sud per l’Italia. La Chiesa di Papa Francesco, i cattolici, la società” (Guidaeditori), con interviste al Cardinale Crescenzio Sepe e al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Nel saggio, che raccoglie in appendice i documenti della Chiesa italiana sul Mezzogiorno, il direttore di Rai Vaticano si avvale dei contributi di personalità illustri del mondo dell’associazionismo, dell’imprenditoria, della cultura, della finanza: Giancarlo Abete, presidente dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, Giuseppe Acocella, docente di Filosofia del Diritto all’Università “Federico II”, Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud, Roberto Cogliandro, presidente dell’Associazione Italiana Notai Cattolici, Michele Cutolo, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori e Daniele Marrama, presidente della Fondazione Banco di Napoli. E con loro – come ha spiegato durante la presentazione del volume, nel Palazzo Arcivescovile di Napoli – il giornalista si chiede se è ancora possibile, ai giorni nostri, «invocare uno sforzo di ricostruzione generale del Paese che sappia parlare il linguaggio della moralità, dell’etica, del bene comune».

Politica come servizio – Per Milone «parlare di questione meridionale oggi significa guardare a quello che accade nel mondo, che ha dei riverberi e si ribalta sulla questione italiana e sul divario tra le due Italie. La fuga dei cervelli, la mobilità e la coesione sociale, il lavoro che manca e il lavoro sommerso, l’accoglienza e l’integrazione dell’ondata di immigrati, le periferie, il localismo e la globalizzazione sono tutte questioni che interpellano la società meridionale, ma devono interpellare innanzitutto i credenti, perché è legittimo interrogarsi da credenti su cosa sia possibile fare oggi per il Paese, davanti a una politica incapace di una visione strategica rispetto alla complessità di una crisi che è economica, ma anche sociale e morale». In questo scenario la «Chiesa istituzionale fa la sua parte, nel contesto di una Chiesa profetica e missionaria che è quella di Papa Francesco». E i cattolici non possono rimanere «assenti, pessimisti o timidi. Penso ad esempio al servizio della politica come alta forma di carità che impone il farsi presenti, forse in modo nuovo, come punta avanzata di un possibile cambiamento».

Cento vescovi per discutere di giovani e lavoro – Il saggio accompagna idealmente il convegno “Chiesa e Lavoro”, in programma l’8 e il 9 febbraio alla Stazione Marittima, promosso dall’Arcidiocesi napoletana. Un’iniziativa che vedrà la partecipazione di oltre cento vescovi provenienti dalle regioni del Meridione e di rappresentanti delle istituzioni, dell’imprenditoria e dei sindacati, per dare risposte concrete al dramma dell’occupazione giovanile nel Sud Italia. «Il libro è in sintonia con il percorso di lavoro che il Cardinale ha definito – ha aggiunto Carlo Borgomeo –. Penso che questa sia una grande iniziativa di denuncia. Il dibattito politico e istituzionale è permanentemente lontano da questioni che interessano la vita di tanta gente. La Chiesa del Mezzogiorno rimette al centro con forza e autorevolezza il tema del lavoro nel Sud». «Il convegno non ha la finalità di piangere sui propri mali, vuole essere un momento propositivo – ha sottolineato il Card. Sepe –. Di fronte a una persona, a una comunità che vive un disagio la Chiesa non può chiudere gli occhi. I giovani stanno vivendo una stagione nella quale, di fatto, sembra che la loro generazione non esista. Noi abbiamo immaginato di dare un segno di speranza, offrendo possibilità reali».

di Paola Ciaramella

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CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE CONTRO LE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI

SALERNO – Lunedì 6 febbraio 2017, alle ore 12.00, nell’Aula Gemellaggi di Palazzo di Città, a Cava de’ Tirreni, sarà presentata la Campagna di Sensibilizzazione contro le Malattie Sessualmente Trasmissibili. Iniziativa promossa dal Forum dei Giovani con la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, dell’Amministrazioni Servalli.

Interverranno:

– L’Assessore alle Politiche Giovanili, Paola Maschillo;
– Il Presidente della Commissione Consiliare Sanità e Servizi Sociali, Paola Landi;
– Il Presidente del Forum dei Giovani, Benito Ventre.

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GenerAzioni Sane, così a Cardito si pensa ai giovani

 

NAPOLI – L’occhio vigile del Comune di Cardito questa volta punta ai giovani. Ne è testimonianza il recente progetto GenerAzioni Sane, promosso dall’associazione “Nuova Solidarietà” di Cardito: partirà il 7 febbraio e vedrà impegnati 27 giovani selezionati a seguito di un bando indetto dal Ministero della Solidarietà Sociale.

L’iniziativa punta a promuovere il benessere dei cittadini attraverso l’informazione e la sensibilizzazione ad una corretta alimentazione e all’esercizio dell’attività fisica. I ragazzi NEET (Not (engaged) in Education, Employment or Training), ovvero coloro che sono stati scelti per partecipare al progetto, hanno un’età compresa tra i 18 e i  29 anni e fanno parte dei giovani residenti a Cardito o nei paesi limitrofi, in possesso di una licenza media e che versano in un’attuale situazione di inoccupazione o disoccupazione.

Al termine del percorso di formazione gli stessi riceveranno un attestato, che servirà loro per testimoniare l’impegno profuso nell’iniziativa ed a rafforzare la loro formazione curriculare. Il corso viene diviso in 60 ore, comprendenti dapprima un percorso formativo che si svolgerà nella Sala Convegni del Palazzo Mastrilli, per fornire teoricamente le regole basilari di una corretta alimentazione e dell’importanza di una sana pratica sportiva quotidiana. Dopodiché proseguirà nei mesi di Aprile e Maggio presso il Parco Taglia di Cardito con attività pratiche sul territorio, offerte gratuitamente ai partecipanti.

Un’occasione per proporre nuove opportunità di coinvolgimento, apprendimento e prospettive lavorative nei confronti dei giovani e per animare la Villa Comunale di Cardito, attraverso la partecipazione anche di anziani e famiglie alle attività caratterizzanti il progetto. Il percorso formativo è stato realizzato grazie al progetto Gas (Genera Azioni Sane) promosso dall’Associazione Nuova Solidarietà (presieduta da Giovanni Varracchio), dal Comune di Cardito e dall’Associazione Pro Ability ed è stato finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’Ambito della legge quadro sul volontariato 266/91. L’iniziativa nasce da una precisa volontà dell’amministrazione Cirillo ed in particolare dell’assessore al ramo, Raffaella Dolente, di aiutare i giovani nella crescita personale attraverso azioni mirate ad un sano sviluppo psicofisico e alla valorizzazione del territorio per evitare un loro allontanamento.

Sovente i ragazzi risultano sfiduciati dalle istituzioni locali e tendono a cercare di trovare nuove opportunità lavorative fuori dal contesto in cui vivono. Compito dell’ente Comune, in questo contesto, è quello di evitare distacchi o perdite delle giovani generazioni e favorirne l’inserimento nel tessuto socio-occupazionale dei nostri territori. Inoltre, l’Associazione Nuova Solidarietà si è recentemente impegnata in una simile iniziativa a favore degli anziani gestendo, insieme al Comune di Cardito, un Centro Sociale Diurno Anziani presso l’Istituto Comprensivo Statale “M. Polo” di via Pietro Donadio di Cardito. Gli obiettivi sono stati gli stessi che hanno spinto ad intervenire per i giovani: impegnare gli anziani in attività di carattere culturale, sociale e ricreativo.

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Migranti, il telegramma che inquieta Amnesty: “A rischio i diritti umani”

ROMA – Le nuove pratiche di polizia e rimpatrio avviate dal governo italiano potrebbero dare vita ad una serie di violazione dei diritti umani. Lo segnala Amnesty International, che ha appreso dell’esistenza di un telegramma, datato 26 gennaio 2017, diramato dal Ministero dell’Interno alle questure di Roma, Brindisi, Caltanissetta e Torino in cui si richiede alle autorità competenti di liberare posti nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) delle rispettive città per la detenzione di 50 donne e 45 uomini di nazionalità nigeriana, anche attraverso il rilascio di cittadini di altre nazionalità se necessario. Nel telegramma, inoltre, si fa riferimento alla necessità di “procedere al rintraccio di migranti nigeriani in posizione irregolare ai fini di eseguirne il rimpatrio”. Secondo Amnesty, la richiesta di rintracciare e detenere migranti irregolari di una specifica nazionalità fa ipotizzare che verranno o siano già state poste in essere attività di polizia discriminatorie, in violazione di numerosi trattati internazionali.

ISOLAMENTO – “Nell’esperienza di Amnesty International simili pratiche portano alla stigmatizzazione ed isolamento di interi gruppi etnici o religiosi”, spiegano in una nota i responsabili dell’associazione, che aggiungono: “È elevato il rischio che le attività richieste nel telegramma sfocino in un’espulsione collettiva, senza tenere conto delle circostanze individuali dei migranti. Le espulsioni collettive sono vietate dal diritto internazionale. Grave è anche il rischio che venga violato il divieto di refoulement, ovvero di espellere una persona verso un paese in cui potrebbe essere esposta a violazioni ed abusi. Il divieto di refoulement tutela ogni straniero indipendentemente dal fatto che sia regolarmente presente sul territorio o che abbia fatto o meno domanda di asilo”.

NIGERIANI – Sorprende, poi, il suggerimento a rilasciare dai Cie, ove necessario, cittadini di altra nazionalità per far posto a migranti nigeriani: una circostanza che fa supporre che la detenzione dei primi non fosse assolutamente necessaria e possa essere stata arbitraria. Amnesty International sottolinea che “il diritto alla libertà personale può essere limitato solo in ultima istanza dopo avere considerato misure alternative meno coercitive”. Inoltre, si legge sempre nella nota “la detenzione non può essere adottata come regola per un’intera categoria di persone senza riguardo alle circostanze individuali, come invece sembra fare il telegramma, in violazione del diritto alla libertà e sicurezza personali”.

APPELLO AL MINISTRO – Amnesty International chiede che il Ministro Minniti riconsideri con urgenza le direttive impartite con questo telegramma e assicuri che qualunque attività tesa al ritorno di migranti in posizione irregolare sia fatta nel rispetto degli obblighi di diritto internazionale per evitare discriminazioni, espulsioni collettive e soprattutto di riconsegnare persone bisognose di protezione a situazioni di grave rischio per la loro sicurezza.

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