03 Ago, 2015 | Comunicare il sociale
ROMA- Fondazione Vodafone Italia lancia la sesta edizione di World of Difference, il programma che mette la professionalità, la passione e l’energia dei clienti Vodafone al servizio del Terzo Settore. I Clienti Vodafone avranno l’opportunità di svolgere un’attività lavorativa retribuita dalla Fondazione Vodafone presso alcuni enti non profit sostenuti dalla Fondazione Vodafone Italia per un periodo di 3 o 6 mesi, part time o full time. Il programma, lanciato per la prima volta in Italia in via sperimentale nel 2008, raccoglie la forte esigenza di personale qualificato nelle associazioni non profit.
Fondazione Vodafone Italia e 24 Associazioni non profit su tutto il territorio nazionale hanno individuato 50 profili professionali utili a potenziare le attività quotidiane legate allo svolgimento dei progetti umanitari in corso. Le Associazioni coinvolte da Fondazione Vodafone Italia operano in ambiti di inclusione sociale, periferie urbane, immigrazione, emancipazione femminile, minori e superamento del divario digitale e culturale fra generazioni. I clienti Vodafone possono iscriversi al programma e inviare il proprio curriculum vitae al sito della Fondazione Vodafone Italia fino al 15 settembre 2015. All’interno del sito è possibile selezionale tra le posizioni disponibili quella più idonea al proprio profilo e candidarsi.
La Fondazione Vodafone Italia nasce nel 2002 dalla volontà dell’azienda Vodafone Italia di creare una struttura autonoma completamente dedicata ad attività di servizio e di solidarietà sociale a favore della comunità e in particolare dei soggetti in situazioni più disagiate: si costituisce per realizzare “investimenti sociali” finalizzati alla promozione dell’uomo e della società. Il Presidente di Fondazione Vodafone Italia è Alex Zanardi. Negli anni 2002-2013 la Fondazione Vodafone Italia ha finanziato 373 progetti, per un totale di 70 milioni di euro. Una presenza molto capillare di sostegno al territorio con il 34% dei fondi destinati a progetti nel Nord Italia, il 24% al Centro, il 21% al Sud ed il 21% ad Associazioni presenti su più sedi a livello nazionale.
30 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
BRUXELLES- La Commissione europea ha recentemente pubblicato due bandi riguardanti i settori della cultura e creatività. Entrambi i bandi prevedono di finanziare un solo progetto, con una copertura fino all’80% dei costi ammissibili.
– Il bando EAC/S08/2015 rientra nel quadro del programma “Europa Creativa” e mette a disposizione 1.000.000 euro per la realizzazione di una rete europea virtuale di hub e spazi di co-working per i professionisti e gli imprenditori dei settori culturali e creativi. Un hub creativo è un’infrastruttura o luogo che affitta parte del suo spazio o lo rende disponibile per fare rete o favorire lo sviluppo organizzativo e di business nei settori culturali e creativi.
L’azione contribuirà a promuovere lo scambio di esperienze e know-how in merito a nuovi modelli di business e di gestione per i settori culturali e creativi, nonché attività di apprendimento tra pari e il networking tra organismi culturali e creativi e policy-maker riguardo allo sviluppo di questi settori.
Il bando rimane aperto fino al 10 settembre 2015. Per maggiori informazioni su questo bando…
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– Il bando EAC/S11/2015, lanciato in attuazione del “Progetto pilota: sostegno a reti di giovani imprenditori creativi nell’UE e in Paesi terzi”, punta invece a favorire la creazione di una piattaforma virtuale che riunisca le reti di giovani imprenditori dei settori culturali e creativi esistenti all’interno dell’UE e in Paesi terzi e che faciliti la creazione di nuove reti. Per giovani imprenditori creativi si intende professionisti di età inferiore ai 40 anni che lavorano in organizzazioni culturali/artistiche o che hanno una propria impresa creativa. L’azione contribuirà a promuovere lo scambio di esperienze a livello transettoriale e internazionale e la condivisione di know-how in merito a nuovi modelli di business e di gestione per i settori culturali e creativi, a migliorare l’accesso dei professionisti/artisti/operatori culturali locali alle reti dell’UE e dei Paesi terzi, a facilitare approcci di co-working e progetti di cooperazione culturale, a trovare nuovi talenti, a penetrare nuovi mercati internazionali, a favorire il networking tra organizzazioni culturali e creative e policy-maker che lavorano per lo sviluppo dei settori culturali e creativi. Consentirà inoltre ai giovani imprenditori creativi di condividere le loro preoccupazioni e discutere delle loro esigenze.
Per il progetto selezionato vengono messi a disposizione 800.000 euro. La scadenza per la presentazione delle proposte è il 15 settembre 2015. Per maggiori informazioni su questo bando…
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30 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
ROMA- Pubblicato il bando per partecipare alla terza edizione di Già – Giovani innovazioni, la summer school di Libera. Una scuola estiva che vede protagonisti i giovani con l’obiettivo di riflettere e ripensare il modello di sviluppo per promuovere un’economia giusta, libera dalle mafie e dalla corruzione, basata sulla condivisione sulla partecipazione a partire dal riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. La scuola avrà luogo da lunedì 28 settembre a venerdì 2 ottobre. Gli aspiranti partecipanti possono inviare le proprie candidature fino a venerdì 11 settembre a giacampania@libera.it.
Tema della formazione “Libera il welfare: i beni confiscati per l’inclusione sociale” con l’obiettivo di ripensare il welfare in modo inclusivo, universale e partecipato. “Un momento fondamentale”, fanno sapere gli organizzatori, “in cui i giovani hanno a disposizione un luogo e uno spazio dove confrontarsi sui temi della giustizia, dell’innovazione e del welfare”.
La scuola si svolgerà ad Ottaviano (NA) all’interno delle scuderie del Castello Mediceo bene confiscato alla mafia. La partecipazione è gratuita. Leggi il bando completo…
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30 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
MILANO- Con oltre mille decessi l’anno l’Italia è il Paese dell’Europa occidentale con la più alta concentrazione di persone che hanno contratto il virus dell’Hiv. Nel Belpaese sono circa 140mila le persone colpite, nel 2014, da questa patologia. Di queste circa il 20% non è a conoscenza della propria condizione. Rispetto al passato la situazione è migliorata, infatti, secondo i dati dell’Unaids (il programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV ), dal 2001 i nuovi contagi si sono ridotti del 38%. Così come sono in diminuzione anche i decessi che nel 2013 sono circa un milione e mezzo, circa 1 milione in meno rispetto al 2005. Pertanto la prevenzione risulta ancor più importante. Informare e prevenire, quindi, anche utilizzando strumenti che coinvolgono i più giovani. Hiv infogame, ad esempio, è un approccio nuovo al tema dell’Aids ideato da Janssen, farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson. Un modo innovativo, attraverso un gioco da ragazzi, rivolto appunto ai più giovani.
IL GIOCO- Si può scegliere tra due personaggi, maschio e femmina, impegnati in azioni di vita quotidiana. Si troveranno poi ad affrontare delle prove, identificate nel gioco come “missioni”, attraverso le quali scopriranno quali atteggiamenti adottare e non per proteggersi dal virus Hiv. Questa iniziativa rientra nella più ampia campagna “Hiv, non fermiamoci” promossa da diversi attori. Il gioco è stato lanciato da circa tre settimane nel corso delle quali hanno approcciato al sito 2546 utenti unici. Tra le sezioni più visitate figurano “cosa è l’hiv” e “rapporti sessuali”. Discrete anche le visite al video promozionale sul canale ufficiale dell’azienda che, ad oggi, sono 3500. «Questa iniziativa- sottolinea Sabrina Spina, Communication Manager per Janssen Italia- rientra in un impegno di più ampio respiro che parte indietro nel tempo da parte di Janssen, da sempre impegnata nella prevenzione della contrazione del virus dell’Hiv e sempre alla ricerca di metodi innovativi nel contrasto e nella divulgazione delle malattie, soprattutto di quelle delle quali le persone sono più restie a parlare».
di Ciro Oliviero @ciro_oliviero
28 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Analizzando i numeri delle donazioni di sangue in Campania relative al 2014 il primo dato che emerge è che la preponderanza dei donatori sono nuovi. Sono pochi quelli periodici. Secondo Nicola Scarpato, direttore del reparto delle attività trasfusionali presso l’Aou “Federico II” di Napoli, è un problema di fidelizzazione del donatore. «La maggior parte delle persone donano attraverso la associazioni dislocate sul territorio regionale con le unità operative. Sarebbe necessario – sottolinea Scarpato – che le stesse associazioni provvedessero a ricontattare i donatori per cercare di fidelizzarli».
I NUMERI– I dati forniti dall’azienda ospedaliera universitaria permettono di conoscere anche quali sono le province e le fasce d’età maggiormente dedite alla donazione. Le persone di età compresa tra i 36 ed i 45 anni che solo lo scorso anno si sono prodigate nell’aiuto della raccolta di sangue sono state 38836. Di queste più di 26mila sono uomini. Un dato, quello che vede la preponderanza di maschi rispetto alle donne, che si evidenzia per tutte le fasce d’età e in tutte le cinque province campane. Quelli che donano di meno sono i giovani tra i 18 ed i 25 anni che raggiungono nel 2014 le 22525 unità. I donatori più fidelizzati sono quelli della provincia di Salerno. Lo scorso anno, eccezion fatta per la fascia di donatori tra i 18 ed i 25 anni i donatori periodici hanno superato quelli nuovi. Nella fascia compresa tra i 36 ed i 45 anni hanno superato i donatori nuovi di circa 1200 unità.
Nonostante alcune modifiche che andrebbero apportate alla gestione della raccolta del sangue i dati restano ugualmente confortanti in quanto evidenziano che per le necessità la Campania è una regione autosufficiente. Caso non comune a tutte le aree del Paese. Dati che soddisfano anche lo stesso Scarpato che ricorda che «l’Italia si distingue in Europa per la donazione volontaria. La carenza resta comunque culturale. Parte dei donatori che arrivano in ospedale donano a carattere personale. Magari per aiutare un amico o un familiare che deve affrontare un intervento chirurgico».
DOVE DONARE– «Dal punto di vista pratico non dovrebbe cambiare nulla tra la donazione in ospedale e quella nelle unità mobili gestite dalle associazioni, ma inevitabilmente in ospedale facciamo una selezione più accurata», afferma il direttore del reparto delle attività trasfusionali presso l’Aou “Federico II” di Napoli. Gli operatori che lavorano in strada sono comunque qualificati in quanto seguono un corso presso il centro trasfusionale. Nonostante i dati confermino l’autosufficienza generale delle riserve di sangue le scorte di due gruppi sanguini scarseggiano. Si tratta di sangue zero positivo e zero negativo.
di Ciro Oliviero
27 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
ROMA – Oltre 30 mila scout, provenienti da tutto il mondo, per un appuntamento che si rinnova ogni 4 anni, coinvolgendo migliaia di giovani, per lo più tra i 13 e i 14 anni, accompagnati da un contingente di capi. Quest’anno, come riporta Redattore Sociale, è il Giappone ad accogliere tra le sue braccia questi piccoli “ambasciatori”, di diverse culture e diverse fedi, che insieme condivideranno i valori che accomunano, ad ogni latitudine, questi ragazzi: l’aiuto reciproco, la solidarietà, il rispetto per la natura, la pace. E i numeri sono di tutto rispetto: 147 nazioni, 33 mila partecipanti, circa mille gli italiani.
Il contingente italiano è già partito, per lo più tra venerdì e sabato, mentre gli ultimi arriveranno in queste ore: ad augurargli il buon vaggio, nei giorni scorsi, è stato lo stesso presidente Mattarella, che ha accolto una delegazione al Quirinale, evidenziando “l’esigenza di ritrovare le ragioni vere e piene della convivenza insieme, del sentirsi concittadini dello stesso Paese, della stessa comunità”. Prima di riunirsi nella vera e propria “jam”, gli scout verranno ospitati per tre giorni da famiglie giapponesi, per vivere la cosiddetta “Home hospitality”.
Sempre Redattore Sociale spiega che le attività del Jamboree saranno divise in diverse categorie: quelle del “Global development village”, che avranno lo scopo di pace, ambiente, sviluppo e prevenzione dei disastri naturali; quelle culturali, per favorire lo scambio di esperienze e tradizioni e avvicinare, in particolare, gli usi giapponesi; e poi, ancora, quelle scientifiche, le visite turistiche a 19 città della provincia di Yamaguchi, le attività naturalistiche, le attività in spiaggia e in piscina e le attività dedicate alla pace, che si svolgeranno in parte presso il campo, in parte presso il Museo della pace di Hiroshima.