MILANO – Mettiamo su Casa! è una nuova call for ideas, rivolta alle associazioni del Terzo Settore, promossa da Enel Cuore in collaborazione con F.I.S.H. Onlus e con il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Un progetto che mette al centro le persone maggiorenni con disabilità intellettiva e relazionale, promuovendone l’autonomia abitativa. Ciò a cui Enel Cuore aspira per i ragazzi che beneficeranno del progetto è un modello innovativo e sostenibile di vita autonoma, che premi forme di vita abitativa partecipate (es. residenzialità flessibile, co-housing, condominio solidale), con un’attenzione particolare alla domotica, al design e al contesto sociale di riferimento. Questo include anche un accompagnamento alle famiglie delle persone con disabilità nel percorso verso l’autonomia e l’avvio a un’occupazione nell’ambito della comunità. Pertanto Enel Cuore intende sostenere il terzo settore in partenariato con gli enti pubblici nella promozione e nella realizzazione di misure concrete che creino per le persone con disabilità percorsi di vita personalizzati attivi e positivi. Possono aderire alla call, fino al 15 febbraio: Organizzazioni di volontariato; Associazioni di promozione sociale; Cooperative sociali; Altre Onlus e Enti non profit avente caratteristiche di Onlus; Imprese Sociali. Info sul sito di Enel Cuore
NAPOLI- Positivo il bilancio della Cleanup World Conference di Let’s Do It! World tenutasi a Tallinn, in Estonia, dal 26 al 29 gennaio. Nel corso della kermesse, che ha visto la partecipazione di delegati da 65 Paesi, si è discusso della situazione rifiuti in Europa e nel mondo. Per affrontare la questione non bastano i volontari del movimento ambientale internazionale che ad oggi è presente in 113 Paesi. È necessario apliare la rete e per farlo serve coinvolgere organizzazioni di diversa estrazione. Non solo quelle ambientali. Fondamentale investire nell’educazione e dunque interloquire con le scuole. Importante anche il ruolo delle istituzioni. Anche quest’anno la presidente dell’Estonia, Kersti Kaljulaid, ha partecipato alla conferenza di Let’s Do It! ribadendo il suo appoggio al movimento. La Kaljulaid ha più volte dimostrato la propria sensibilità verso queste tematiche e sulla sostenibilità ambientale in particolar modo. In altre Paesi non è così scontato l’appoggio delle istituzioni.
Verso il 2018. L’8 settembre 2018 si prefigura il più importante appuntamento del movimento Let’s Do It! dalla sua fondazione nel 2008 in Estonia. L’obiettivo è coinvolgere il 5% della popolazione mondiale, circa 380 milioni di persone, per un’azione di pulizia globale. Entro il 2018 Let’s Do It! conta di arrivare a 150 Paesi aderenti. Nel corso della conferenza è stata presentata una nuova app per la mappatura dei rifiuti che sarà realizzata grazie al contributo di Microsoft. Entro l’estate dovrebbe essere utilizzabile. L’appuntamento per la conferenza internazionale è per fine gennaio del prossimo anno ancora a Tallinn.
«Il confronto con i delegati degli altri Paesi è stato molto proficuo. Raffrontare esperienze diverse è sempre utile per migliorarsi. L’obiettivo dell’azione di pulizia di Let’s Do It! in programma l’8 settembre 2018 si avvicina e dunque dobbiamo intensificare il lavoro in vista di quell’appuntamento. Per l’Italia abbiamo già programmato un tavolo di lavoro con le associazioni aderenti al movimento per il prossimo 7 febbraio. A seguire organizzeremo dei tavoli anche con altre realtà presenti sul territorio nazionale», ha dichiarato il coordinatore di Let’s Do It! Italy Vincenzo Capasso, al rientro dalla conferenza di Tallinn dove ha rappresentato l’Italia assieme al responsabile del raporto informatico, Alessandro Mobilia.
ROMA- La lotta delle donne contro il tumore al seno al centro di un docureality che diventa anche musical. Nasce con questo obiettivo “Kemioamiche”, programma in sei puntate prodotto da Kimera Produzioni per Tv2000 (canale 28, 140 Sky, 18 Tivùsat) e Real Time (canale 31 del Gruppo Discovery Italia). La prima puntata andrà in onda su entrambe le emittenti, alle 22.10, sabato 4 febbraio in occasione della giornata mondiale contro il cancro. Le successive verranno trasmesse da Tv2000 in prima serata il martedì, a partire dal 7 febbraio, e su Real Time a marzo. Protagoniste nove donne alle prese con la malattia: Alessandra, Carmen, Elisabetta, Giulia, Laura, Manuela, Stefania, Valentina e Vanda. Hanno vite diverse, ognuna con la propria famiglia e il proprio lavoro, ma sono accomunate dalla scoperta di un cancro al seno. A “Kemioamiche” raccontano lo smarrimento che segue la diagnosi della malattia, la paura che accompagna l’inizio di un percorso non facile, il terrore di non farcela, la speranza della guarigione. Le loro storie si intrecciano durante la chemioterapia, passaggio efficace e fondamentale per la cura del tumore al seno ma che le espone a ulteriori prove: la debolezza fisica, i malesseri, la sospensione temporanea della normale vita quotidiana. Il programma è di Chiara Salvo, scritto con Sabrina Bacalini, Isacco Donato e Francesca Fabbri. Regia di Giuliano Capozzi. Realizzato in partnership con la onlus “Susan G. Komen Italia” e il Policlinico Agostino Gemelli con la partecipazione del Prof. Riccardo Masetti, direttore della Chirurgia Senologica (UOC) del Policlinico Gemelli.
NAPOLI – Raccontare la periferia orientale di Napoli attraverso la macchina fotografica, grazie a un insegnante d’eccezione, Pietro Masturzo, vincitore del prestigioso premio World Press Photo of the Year nel 2010. La mostra collettiva “Scatta la Notizia”, realizzata dai ragazzi dell’Istituto Superiore di Napoli, intitolato al giovane giudice ucciso dalla mafia, Rosario Livatino, è il risultato finale di un programma di Responsabilità Sociale sul fotogiornalismo, organizzato da Photolux e Neapolis.Art e realizzato grazie al supporto di Canon. La collettiva sarà inaugurata il 4 febbraio, alle 11:45, nel plesso dell’istituto Livatino di San Giovanni a Teduccio, in via Atripaldi 42, con un ospite d’eccezione, il fotoreporter Tony Gentile, autore di quella foto divenuta icona della rinascita della Sicilia contro la mafia. Gli scatti fotografici degli studenti, successivamente, saranno ospitati presso strutture museali comunali e, attraverso un itinerario in altre scuole dell’area Vesuviana, con l’obiettivo di condividere l’esperienza e indurre altri giovani alla sperimentazione della narrazione per immagini. Un racconto che non necessità di doti linguistiche o grammaticali, ma che può essere guidato dalla curiosità e dalla voglia di esplorare. “Seguire questo progetto è stata un’esperienza nuova e meravigliosa – spiega Pietro Masturzo – trovarsi dal punto di vista insolito di guardare chi guarda è una fortuna che non capita spesso. Ora abbiamo il dovere, insieme a chi ha reso possibile tutto ciò, di custodire e mostrare, a quanti credono che le periferie siano un non-luogo, la visione che questi ragazzi ci hanno affidato”.
LA MOSTRA – Scorci di vita ordinaria, che spesso passano inosservati: il mercato, un murales, un campetto di calcio, i pescatori. Le foto di Alessio, Ciro, Emanuele, Davide, Eduardo, Francesca, Giorgia, Giusy, Ivan, Luca, Mariarosa, Martina, Mattia, Michele, Rosalba, Sabrina e Sabatino trasmettono una storia che interpreta la realtà che li circonda con le sue contraddizioni e i suoi vizi. L’istituto superiore nel quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli ha dato spazio alla voglia di raccontare per insegnare a usare la macchina fotografica e scoprire il linguaggio universale delle immagini. Un’opportunità per far conoscere il mondo dell’informazione sia come forma di espressione, che come possibile sbocco professionale per il futuro. “Abbiamo aderito al progetto con grande entusiasmo – spiega Daniela Valterio Environment, Quality & Product Safety Manager Sustainability Group Canon Italia – Canon è da sempre attenta nei confronti delle giovani generazioni, in particolare, per tutti coloro che si trovano ad affrontare situazioni difficili. E’ motivo di orgoglio per noi mettere a disposizione la nostra tecnologia – avvalendoci della collaborazione di professionisti e realtà straordinarie come Photolux e Neapolis.Art – per dare la possibilità di acquisire conoscenza, stimolare interessi e creatività, far emergere un talento, particolarmente in contesti dove le opportunità per i ragazzi sono più scarse”.
NAPOLI – Nata il 20 dicembre 1971 da un gruppo di medici e giornalisti francesi insoddisfatti di come venivano curate e raccontate le popolazioni del terzo mondo l’organizzazione Medici Senza Frontiere si è diffusa a macchia d’olio nel tempo, operando, ad oggi in più di sessanta Paesi. Esiste anche una missione Italia che si occupa principalmente dei popoli migranti. Su questo aspetto lavora anche il gruppo nato nel 2008 a Napoli. «Nel nostro mandato di gruppo locale dobbiamo adoperarci per la raccolta fondi e per le testimonianze. Organizzare eventi di questo tipo – racconta Luca, vicecoordinatore del gruppo di Napoli, a margine dell’incontro pubblico di giovedì – nei quali noi possiamo portare il nostro messaggio, anche raccontando le nostre campagne, come quella nella quale sfatiamo i falsi miti sui migranti, di cui Msf in Italia si occupa tantissimo, è importante». Medici Senza Frontiere non è un’organizzazione composta esclusivamente da personale sanitario. Anzi. Come spiega lo stesso Luca all’organizzazione servono anche altri profili. Amministrativi ad esempio, perchè, per portare avanti una macchina così complessa è necessrio poter contare su professionisti di vari settori. Personale non sanitario lo si trova soprattutto tra i volontari dei gruppi locali, infatti «c’è anche gente che semplicemente vuole adoperarsi per la causa», chios ail vicecoordinatore del gruppo partenopeo.
TESTIMONIANZE – Nei gruppi locali c’è anche chi cresce, si forma e parte per le missioni all’estero. Come Umberto Colella, giovane medico specializzando di Ischia, isola del golfo di Napoli, che ha al suo attivo già due esperienze di missioni. «Mi sono avvicinato ad MSF – racconta Umberto – come semplice volontario». Oggi da studente dell’ultimo anno di specialistica in anestesia e rianimazione all’Università Federico II di Napoli Umberto Colella ha già esperienza sul campo con l’organizzazione nata in Francia più di quarant’anni fa. «Ho avuto la possibilità di partecipare alle missioni in Afghanistan, in un centro di salute materno infantile al confine con il Pakistan, e sulla Bourbon Argus, una delle tre navi di MSF che si occupa di ricerca e soccorso nel canale di Sicilia», dice il giovane medico. Di solito MSF fa partire solo medici già specializzati, ma Umberto ha potuto fare questa esperienza prima di completare i suoi studi grazie ad un corso My Italian Medic organizzato dal Crimedin di Novara assieme a Medici Senza Frontiere. L’organizzazione, composta da medici, e non solo, non prescinde da tre cardini: indipendenza, neutralità, imparzialità. MSF opera dove c’è necessità. In Paesi colpiti da catastrofi naturali, epidemie, conflitti. Da Haiti all’Africa susahariana al Medio Oriente. Ad oggi l’organizzazione medio umanitaria vincitrice del Nobel per la Pace nel 1999 opera in oltre sessanta Paesi.
NAPOLI – “Un’infanzia da vivere” è un’associazione che nasce con lo scopo di proteggere i bam-bini dalla microcriminalità e dall’emarginazione sociale propria delle zone più degradate della peri-feria di Napoli, in particolare nel Parco Verde.
Chiave di volta per la creazione della stessa è stata l’esperienza di vita di Bruno Mazza, una giovane vittima delle storture del nostro sistema. Condannato a 11 anni per reati legati al traffico di droga. Dopo il carcere, la trasformazione: il suo impegno nel sociale. Mentre era ancora agli arresti domiciliari, comincia ad osservare dall’alto i bambini fare le stesse cose che lo avevano portato a stare dietro le sbarre e decide che non sarebbe rimasto più a guardare.
L’associazione nasce nel 2008 e trova subito un forte riscontro da gran parte degli abitanti della zo-na.
Nel 2011, come una manna, arriva l’aiuto finanziario della fondazione Cannavaro-Ferrara: con una start up di 15.000 euro diviene finalmente possibile ristrutturare un’estesa area del parco e costruire due campetti di calcio per più di 100 bambini. Iniziano a materializzarsi da qui i vari aiuti e incentivi. La società De Vivo fornisce gazebo e pali di spugna per arredare il campetto di calcio. Rilevante anche il contributo di Confimpresa Campania nella progettazione e realizzazione dei lavori. Fon-damentale in questi anni è stato il sostegno economico, e non solo, del CSV di Napoli con a capo Nicola Caprio. Nonché la forte fiducia da parte di Fondazione per il Sud, che già allora conferì i primi 5.000 euro per realizzare il progetto dei campetti di calcio.
Dopo l’iniziale successo dell’associazione, la stessa nel marzo 2016 ottiene un’altra area di 9.000 mq che da oltre 30 anni era ritrovo per la tossicodipendenza.
A giugno dello stesso anno, al fine di ristrutturarla, viene lanciato un nuovo appello. L’obiettivo è sempre lo stesso: la ricerca di fondi e di aiuti per trasformare le zone di degrado in aree di giochi per i bambini. Così, l’accademia Brera di Milano accoglie la richiesta ed invia tre ragazze mostratesi da subito disponibili e che, a titolo gratuito, iniziano a dipingere le panchine, ad arredare gli spazi, contribuendo addirittura a proprie spese all’acquisto delle vernici e portando colori, idee e sorrisi in un’area che fino ad allora risultava grigia ed abbandonata.
Parliamo della stessa area sulla quale sono state raccolte, una ad una, 650 siringhe di tossicodipen-denti. La stessa che ha visto negli anni morire tre ragazzi per overdose e che risultava alle cronache essere la base principale delle piazze di spaccio della zona.
Da allora tanto è cambiato. Il futuro non è più una chimera. La nuova idea dell’associazione sembra essere quella di sfruttare quest’area, cominciando dalla creazione di orti sociali su tutte le aiuole e-sistenti, coinvolgendo anche le scuole del territorio e permettendo ad ogni classe di adottare un’aiuola, coltivarla e, perché no, organizzare in futuro sagre esponendo proprio i prodotti coltivati nelle aiuole.
Tuttavia, per raggiungere questi obiettivi è doveroso coinvolgere non soltanto i bambini, ma anche i loro nuclei familiari, comprese le nonne.
A breve partirà il prossimo progetto pensato dall’associazione e sostenuto dai fondi della legge sul volontariato, dal nome “Lavoro e legalità per Caivano” consistente nella realizzazione di piccoli e pratici laboratori: “mani in arte”, laboratori di taglio e cucito, laboratori di farina, in modo da dare la possibilità ai giovani del parco verde di apprendere un mestiere o un’arte fin dall’infanzia. Il pro-getto si concretizzerà poi nella distribuzione degli alimenti ed elementi realizzati, il cui ricavato servirà ad autofinanziare le attività dei giovani stessi. Si pensa così di educare gli adolescenti all’attività imprenditoriale, allontanandoli dalle piazze di spaccio e cercando un’alternativa allo sporco mondo della droga e della criminalità.
“A questi ragazzi non è mai stata insegnata la legalità – afferma Bruno Mazza, fondatore dell’associazione – né dalle famiglie, né dalle scuole. In questa zona un bambino di 4 anni ne dimo-stra 10 ed uno di 10 ne dimostra 20. Osservano ciò che avviene nei quartieri e diventano spugne. Non essendoci infrastrutture, l’unica amica qua è la noia. La stessa che ti porta a commettere atti vandalici. Siamo partiti nel giugno 2008, denunciando varie cose che non quadravano e siamo sem-pre andati avanti, nonostante alcune difficoltà riscontrate con le istituzioni.”
Sono infatti da registrare anche numerosi ritardi da parte degli enti locali nel finanziamento delle iniziative, come per le giostre che nel 2013 la provincia di Napoli mise a disposizione per tutte le periferie, ma che stentano ad arrivare nel Parco Verde. A febbraio ci sarà l’inaugurazione dell’area polifunzionale di 9.000 mq che ospiterà tutte le iniziative elencate. Sarà presente Donato Cafagna, commissario straordinario di Governo per i roghi di rifiuti, e molti altri ospiti.
Le idee dell’associazione non si fermano qui. Il prossimo step, insieme a Fondazione con il Sud, è quello di conferire un sostegno economico a favore di tutti quei bambini da 0 a 6 anni che hanno uno dei genitori disoccupati o in carcere, nonché una borsa lavoro per tutti i ragazzi dagli 11 a 17 anni.
Un’oasi di legalità e benessere, un avamposto operativo come prevenzione per i minori a rischio, attende il sostegno di quanti credono si possa ancora cambiare ed offrire una speranza reale a tanti ragazzi spesso traditi.