16 Giu, 2017 | Comunicare il sociale
ROMA – Che fine ha fatto il piano d’azione del Ministero della Salute contro l’antibiotico resistenza? E quando saranno convocate le associazioni della società civile? Sono le domande che agitano un vasto gruppo di sigle che ha scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiedendo un incontro e un confronto su un piano di cui, a oggi, non si sa nulla. L’allarme è grande. L’antibiotico resistenza è una minaccia crescente alla salute pubblica globale e l’Italia non fa certo eccezione.
L’uso inappropriato degli antibiotici ha portato al rapido sviluppo di batteri resistenti ai farmaci antibiotici e la resistenza antimicrobica è diventata una seria minaccia per la salute pubblica, perché rischia di avere come conseguenza l’impossibilità di curarsi con i farmaci esistenti. Solo in Italia il numero di decessi per antibiotico resistenza è stimato tra 5.000 e 7.000 persone all’anno e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che l’antibiotico resistenza è una minaccia crescente alla salute pubblica globale, chiedendo un’azione congiunta ed urgente che coinvolga le Istituzioni e la società civile. L’Italia è il terzo più grande utilizzatore di antibiotici negli allevamenti in UE e i dati sono allarmanti: il 71% degli antibiotici venduti in Italia sono destinati agli animali negli allevamenti intensivi.
Questa situazione viene richiamata nella lettera che venti associazioni – fra le quali Legambiente, CIWF Italia, WWF Italia e Greenpeace Italia, insieme ad Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Movimento Difesa del Cittadino, ad Arci e CGIL – hanno scritto al ministro Lorenzin dopo l’assenza di risposta a una precedente richiesta, inviata a novembre. “Ad oggi il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin non ha ancora reso noti i contenuti del Piano Nazionale contro l’antibiotico resistenza”, dicono le associazioni. Che in questi mesi hanno condiviso un appello: “L’antibiotico resistenza è un’emergenza sanitaria grave e merita la massima attenzione. Così come indicato dall’OMS e dal Consiglio dell’UE, il Piano Nazionale contro l’antiobiotico resistenza deve essere redatto con il coinvolgimento della società civile, secondo il principio “One Health”. Le associazioni hanno chiesto più volte un incontro al Ministro della Salute per conoscere il Piano e aprire un confronto sulle strategie necessarie a fronteggiare questo fenomeno.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha realizzato un Piano di Azione Globale che prevede per ogni Paese la redazione e l’implementazione di un proprio Piano Nazionale, ricordano le sigle, e anche il Consiglio dell’UE lo ha ribadito nelle decisioni pubblicate a Giugno 2016. “Nonostante il Ministro Lorenzin da mesi annunci l’imminente approvazione del Piano Nazionale in Italia, ad oggi nessuna associazione rappresentante della società civile è stata invitata ad un confronto sui contenuti”, denunciano le venti associazioni.
“È indubbio – scrivono le associazioni nella seconda lettera indirizzata al ministro Lorenzin – che trasparenza, dialogo e partecipazione siano principi essenziali per una rinnovata Unione europea e che, per essere forti, debbano essere praticati e promossi a livello nazionale dalle Istituzioni dei Paesi membri. Per questo, nel solco di quanto indicato nel Manuale per lo sviluppo dei piani d’azione nazionali, nelle conclusioni del Consiglio d’Europa del 17 giugno 2016, nel Trattato UE e nel Trattato FUE, le scriventi Associazioni rinnovano la richiesta di incontro per conoscere il Piano d’azione fin qui elaborato ed avere una proficua discussione prima della sua approvazione.”
di Danila Navarra
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16 Giu, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI – L’economia della fiducia, è questa la chiave di volta per coniugare responsabilità e sviluppo. Ed è il tema al centro della tre giorni della quinta edizione del Salone Mediterraneo della Responsabilità Sociale Condivisa, l’unico evento orientato a Sud che promuove la diffusione della cultura della Responsabilità Sociale come motore di una buona innovazione, fondata sui i valori della trasparenza e della legalità, della sostenibilità e dell’innovazione, della condivisione e della partecipazione, per contaminare i tradizionali modelli di sviluppo del territorio ed i comportamenti di tutti gli attori che ne fanno parte.
“Cinque anni di lavoro dedicati alla promozione della cultura della responsabilità – come valore fondante di una nuova economia capace di conciliare la sostenibilità economica con quella sociale ed ambientale sui nostri territori (17 SDGs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, promossi dalle Nazioni Unite per l’Agenda 2030) – ed al consolidamento di una rete di operatori in tal senso impegnati, raggiungendo ormai la quota delle 80 organizzazioni aderenti – dichiara Raffaella Papa, presidente di Spazio alla Responsabilità – CSRMed Forum.”
Tante le questioni che sono state discusse da oltre cento relatori.
Il Salone è stato inaugurato stamane dal sindaco Luigi de Magistris, il commissario della Camers di commercio Girolamo Pettrone, l’amministratore El Consorzio Promos Ferdinando Flagiello, il direttore di Inail Daniele Leone, il presidente dell’Ordine degli psicologi Antonella Bozzaotra e dagli assessori regionali Serena Angioli e Sonia Palmeri. L’apertura è dedicata proprio alla
Conferenza Internazionale sul tema della Responsabilità Sociale nel Mediterraneo cui seguirà il focus sulla rete degli ecomusei/dieta mediterranea e la gestione dei beni culturali come occasione di sviluppo.
Venerdì 16 al centro della discussione il tema dei diritti umani con la presentazione in anteprima Sud del Piano d’azione nazionale da parte del presidente del Comitato interministeriale per i diritti umani del Ministero degli Affari Esteri e un convegno sul sistema dei trasporti in collaborazione con l’Ente Autonomo Volturno (EAV). La giornata conclusiva di sabato 17 sarà caratterizzata dal dibattito sulla Responsabilità sociale nello Sport, con il CONI e il Comitato Nazionale Italiano Fair Play e la partecipazione dell’INAIL e, in conclusione, i Premi della Campagna “Comunicare la Responsabilità | La Responsabilità di Comunicare”.
Ieri, invece, il dibattito su “Tutela dei territori e valorizzazione dei beni culturali con la partecipazione della cittadina attiva”, al quale è intervenuto anche il Csv Napoli, rappresentato dalla responsabile dell’area formazione Giovanna De Rosa. “Sono sempre di più, infatti, le organizzazioni di volontariato che si dedicano alla cura e alla tutela dei beni comuni del proprio territorio e sempre più spesso vengono organizzate iniziative che si propongono di restituire alla collettività edifici e spazi in abbandono, coinvolgendo attivamente le persone che ne fruiscono o che potrebbero farlo. A breve partirà un progetto con l’università “Suor Orsola Benincasa sulla fruizione dei beni culturali da parte dei disabili, con l’ausilio di volontari provenienti proprio dall’ università, nonché un corso di formazione su tutela e salvaguardia per i volontari di Protezione Civile”, ha spiegato De Rosa
“Il Forum Mediterraneo della Responsabilità Sociale (CSRMed Forum) – conclude Raffaella Papa – è il principale protagonista di questa edizione con una conferenza internazionale di presentazione dei suoi componenti, dei risultati e dei prossimi obiettivi, al parterre di organizzazioni attive su questi temi nell’area mediterranea. Seguono, nel programma della tre giorni, sessioni tematiche di confronto con istituzioni, mondo accademico ed organizzazioni della società civile, per mettere in rete le migliori esperienze di rigenerazione territoriale partecipata e contribuire alla effettiva sostenibilità dell’ecosistema che vi si genera intorno”.
Anche per il 2017 l’Ordine degli Psicologi della Campania è partner dell’evento ed è presente con uno stand partecipato e gestito dalle associazioni. Per tutta la durata della manifestazione si alterneranno gli psicologi che hanno aderito, presentando le loro iniziative e coinvolgendo gli ospiti del Salone in attività esperienziali.
“Con questa partnership che ha accompagnato le cinque edizioni del Salone – spiega la presidente Antonella Bozzaotra – gli psicologi campani voglio dare il proprio contributo nella realizzazione di politiche condivise in tema di responsabilità sociale, guardando in particolare a un modello di sviluppo competitivo e inclusivo che coniughi la sostenibilità economica con quella sociale e ambientale”.
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16 Giu, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Il mercato del falso in Italia è pari al bilancio di una manovra finanziaria. 7 miliardi di euro l’anno di mancate vendita e 64 mila posti di lavoro persi. Numeri che riguardano i settori dell’abbigliamento, delle calzature, dei cosmetici, degli articoli sportivi, delle borse, dei giocattoli e della gioielleria. A questi vanno poi aggiunti un miliardo di euro per la contraffazione alimentare. Un vero e proprio mercato parallelo che costa all’economia italiana un passivo di 130mila nuovi posti di lavoro. Su questi dati la Campania fa la sua parte. Solo nel 2016 le forze dell’ordine hanno sequestrato oltre un milione di prodotti contraffatti, principalmente nei settori di pelletteria e abbigliamento. A rafforzare questi dati la cronaca quotidiana. Pochi giorni fa la Guardia di Finanza ha sequestrato una fabbrica che replicava scarpe del noto marchio Hogan.
IL PROGETTO – Per mettere un freno al mercato parallelo della contraffazione la direzione Lotta alla contraffazione del Ministero dello Sviluppo Economico ha finanziato il progetto “Io sono originale”, realizzato da Federconsumatori, Movimento Consumatori, Adoc, Adiconsum, Asso-consum, Adusbef e Cittadinanzattiva, si è svolto nei giorni scorsi a piazza del Gesù a Napoli. “Io sono originale” è stato anche lo slogan scelto dagli organizzatori dell’ultimo appuntamento per contrastare la contraffazione che si è svolto nei giorni scorsi a piazza del Gesù a Napoli. “È importante che Napoli abbia risposto con questa iniziativa. La contraffazione – ha sottolineato il presidente di Federconsumatori Campania, Rosaro Stornaiuolo – ha un mercato forte. Sono in aumento i settori merceologici che vengono contraffatti. L’aspetto più pericoloso è il rischio che il consumatore, in un periodo di crisi come queto, alla ricerca di prezzi più bassi acquisti merce adulterata, non sicura. Quello che ci fa rabbia è che si è arrivati a vendere finanche i medicinali contraffatti che significa giocare sulla pelle degli ammalati”. Non solo medicinali, ma anche i cosmetici possono creare non pochi prolemi alla salute di quanti, incuranti del pericolo, acquistano ed utilizzano prodotti contraffatti. Secondo quanto riferito da Stornaiuolo è infatti in aumento il numero di persone recatesi in ospedale con gravi complicazioni alla pelle dopo l’utilizzo di cosmetici acquistati al mercato del falso. Non solo danni alla salute. La contraffazione porta con sé anche enormi costi sociali: frode, lavoro nero, sfruttamento minorile, scarsa sicurezza e poca qualità.
IL MUSEO – Napoli ha una lunga storia legata alla contraffazione. Chi ci rimette maggiormente sotto il profilo economico sono le imprese. Per questo motivo Confindustria lo scorso dicembre ha dato vita all’associazione del Museo del Vero e del Falso il cui scopo è far apprendere le nozioni base per il riconoscimento di un prodotto contraffatto da quello originale.
di Ciro Oliviero
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12 Giu, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Martedì 13 giugno alle 15, a Palazzo Mediceo ad Ottaviano, si terrà la conferenza stampa di presentazione di OFF – Ottaviano Food Festival, l’evento che intende promuovere e valorizzare le eccellenze e le tradizioni agroalimentari ed enogastronomiche del territorio vesuviano e regionale.
L’edizione 2017 si terrà il 18 e 19 giugno nel suggestivo Palazzo Mediceo di Ottaviano, sede del Parco nazionale del Vesuvio e simbolo di legalità e bellezza. La struttura ospiterà circa 80 chef, molti dei quali stellati, provenienti da ogni parte del Paese, che rappresentano l’eccellenza della ristorazione italiana.
La caratteristica immutata di OFF, oltre al gusto, anche quest’anno sarà la sua nobile finalità, in quanto i proventi delle due serate saranno devoluti interamente alla onlus Sos Sostenitori Ospedale Santobono. OFF è promosso dall’associazione Arcobaleno Vesuviano e dall’executive chef Alfonso Crisci (patron di OFF e di Taverna Vesuviana restaurant ), con il patrocinio, tra gli altri, anche del Comune di Ottaviano.
Alla conferenza stampa parteciperanno il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, l’assessore al turismo Amatore Sciesa, il presidente del Parco nazionale del Vesuvio Agostino Casillo, il presidente dell’associazione Arcobaleno Vesuviano Francesco Carbone, il patron di OFF e di Taverna Vesuviana Alfonso Crisci, il dirigente scolastico dell’istituto alberghiero “De’ Medici” Gennaro Pascale, il presidente del Consorzio tutela Vini Vesuvio Ciro Giordano, il presidente del Consorzio di Tutela del pomodorino del piennolo del Vesuvio dop Giovanni Marino, il presidente dell’associazione “Le strade del vino” Stefano Prisco e la responsabile della onlus Sos Sostenitori Ospedale Santobono Emanuele Capuano
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12 Giu, 2017 | Comunicare il sociale
ROMA – “In occasione della giornata mondiale contro lo sfruttamento minorile, Unicef Italia vuole ricordare tutti i bambini vittime di questa piaga, ovunque essi siano: bambini poveri, bambini soli, bambini migranti senza punti di riferimento, senza diritti. “Nel mondo sono 150 milioni i bambini fra i 5 e i 14 anni coinvolti nel lavoro minorile, nei paesi più poveri quasi un bambino su quattro. 150 milioni di storie di infanzie negate”, ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente di Unicef Italia. La più alta percentuale di bambini lavoratori si trova in Africa subsahariana (il 28% di quelli tra i 5 e i 14 anni); seguono: Africa Centrale e dell’Ovest con quasi il 28% e Africa dell’Est e del Sud con il 26%. In Medio Oriente e Nord Africa e in Asia dell’Est e nel Pacifico, il 10% dei bambini che fanno parte di questa fascia d’età stanno svolgendo lavori potenzialmente dannosi rispetto al 9% dei bambini in America Latina e nei Caraibi. Le bambine hanno molte più probabilità di essere coinvolte nei lavori domestici. Secondo un recente rapporto proprio dell’Unicef, le bambine tra i 5 e i 14 anni impiegano il 40% in più di tempo, o 160 milioni in più di ore al giorno, in lavori domestici non pagati e nella raccolta di acqua e legna da ardere rispetto ai bambini della stessa fascia di età. “I dati mostrano che il tempo impiegato in lavori domestici comincia presto: le bambine tra i 5 e i 9 anni spendono il 30% in più di tempo, o 40 milioni in più di ore al giorno, rispetto ai bambini della loro stessa età. Il numero di ore cresce per le fasce di età più grandi: le ragazze tra i 10 e i 14 anni spendono il 50% in più di tempo, o 120 milioni di ore in più ogni giorno”.
In quasi tutte le regioni i bambini e le bambine hanno le stesse probabilità di essere coinvolti in lavoro minorile, ad eccezione dell’America Latina e dei Caraibi dove i ragazzi hanno più possibilità delle ragazze di svolgere un lavoro. I tassi dei ragazzi e delle ragazze tra i 5 e i 14 anni coinvolti in lavoro minorile riguardano maggiormente l’Africa dell’Est e del Sud con tassi rispettivamente del 28% e del 24%; in Africa Sub Sahariana per entrambi la percentuale si attesta attorno al 27%; in Africa Centrale e dell’Ovest il 28% delle ragazze è coinvolto nel lavoro minorile, rispetto al 27% dei ragazzi; in America Latina e nei Caraibi i ragazzi coinvolti in lavoro minorile sono il 12% rispetto al 7% delle ragazze; in Asia dell’Est e nel Pacifico (eccetto la Cina) le percentuali riguardano l’11% dei ragazzi e il 9% delle ragazze, mentre in Medio Oriente e in Nord Africa i ragazzi sono l’8% rispetto al 6% delle ragazze. L’Unicef lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile con programmi di sensibilizzazione, prevenzione e reinserimento scolastico o lavorativo per bambini lavoratori, ex-bambini soldato e bambini di strada, che prevedono orari flessibili, metodologie didattiche partecipative e un apprendimento che contempla competenze utili per la vita quotidiana e per la formazione professionale.
fonte Redattore Sociale
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09 Giu, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI – L’agricoltura sociale come strumento per lo sviluppo del Paese, ed in particolare della Campania. Sarà questo il tema al centro dell’evento “Le nuove frontiere dell’agricoltura”, promosso da Confagricoltura Napoli, che si terrà lunedì 12 giugno 2017 alle 18 nella sala ristorante della piscina della Mostra d’Oltremare, a Napoli.
Nel corso della manifestazione sarà presentata la nuova edizione del concorso “Coltiviamo agricoltura sociale”, di prossima uscita, che intende incentivare l’impegno e le potenzialità delle iniziative promosse da aziende agricole e che abbiano significativi elementi di innovazione e che rispondano ai bisogni di minori e giovani in situazione di disagio sociale, anziani, disabili, immigrati che godano dello stato di rifugiato o richiedenti asilo. I vincitori otterranno un premio di 50.000 euro a fondo perduto. Al bando potranno partecipare imprenditori agricoli e cooperative sociali.
Aprirà l’evento Arturo Nucci, presidente di Confagricoltura Napoli. Interverranno: Marco Berardo Di Stefano, presidente Fattorie Sociali; Lucia Coletta della Regione Campania; Angelo Santori, segretario nazionale dell’onlus “Senior – L’età della saggezza”; Franco Picarone, presidente della commissione bilancio della Regione Campania; Filippo Diasco, direttore generale dell’assessorato all’agricoltura della Regione; Massimo Fiorio, vicepresidente della commissione agricoltura della Camera dei Deputati. Concluderà i lavori Rosario Rago, membro della giunta nazionale di Confagricoltura. Modererà l’incontro Pina Romano.
“Da anni, ormai, Confagricoltura ha sposato il tema dell’impegno sociale per uno sviluppo integrale del Paese .- spiega Francesco Fiore, direttore di Confagricoltura Napoli – Basti pensare che La ONLUS di Confagricoltura “Senior – L’Età della Saggezza” , costituita nel 2007, ha già maturato una significativa esperienza filantropica. Grazie ai fondi provenienti dalle scelte del 5 per Mille Irpef e da alcune donazioni dirette sono stati realizzati numerosi interventi umanitari tra i quali l’acquisto di due ambulanze attrezzate, un progetto con la Comunità di S. Egidio per alleviare le condizioni di carestia in cui si trovavano le popolazioni del Kenya settentrionale colpite dalla siccità, l’acquisto, in collaborazione con il Policlinico Gemelli di Roma, di un “Camper del Cuore” con un ambulatorio per le visite cardiologiche ad anziani e indigenti.”
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