Diabete, in Italia 4 milioni di pazienti e 80mila morti l’anno Sid e Asd lanciano un modello di assistenza

In Europa il diabete colpisce 62 milioni di persone. Nel 2021 ha causato oltre 1 milione di decessi, rappresentando così la quarta causa di morte. In Italia, ad oggi, sono quasi 4 milioni le persone con diabete che è la causa iniziale o concausa di oltre 80mila morti ogni anno, pari a circa 9 decessi ogni ora. Una pandemia silenziosa con importanti costi sociali e umani che è destinata a crescere, basti pensare che, nel nostro Paese, dal 2000 ad oggi i casi di diabete sono raddoppiati. Attualmente, la qualità dell’assistenza diabetologica italiana è tra le migliori a livello mondiale, ma ci sono dei margini di miglioramento, per questo è giunto il momento di investire per garantire un trattamento uguale per tutti, ovunque sul territorio.
Su questi temi si è tenuto un confronto tra istituzioni, società scientifiche ed esperti clinici, in occasione del 15° Italian Diabetes Barometer Forum, dal titolo ‘Diabete e Pnrr: prima le cure’. L’evento è stato organizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO Foundation) e dall’intergruppo parlamentare ‘Obesità e Diabete’, in collaborazione con l’università degli Studi di Roma Tor Vergata e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, nell’ambito del programma Driving Change in Diabetes.
“La salute è stata in prima pagina e al centro delle attenzioni del nostro paese negli ultimi due anni, e mai come adesso, pur nella gestione della grande emergenza nazionale, sono emerse nettamente le disuguaglianze assistenziali, di presa in carico e di accesso alle cure delle singole Regioni- ha commentato Ketty Vaccaro, vicepresidente IBDO Foundation- Si è capito che non è stato fatto abbastanza, che occorre investire molto di più e meglio per ridurre drasticamente le differenze, perché tutti i cittadini, soprattutto i malati cronici come chi ha il diabete, hanno diritto di ricevere cure e terapie omogenee sul territorio nazionale”.

“È necessario ripensare alla rete specialistica italiana e definire un piano di gestione delle malattie croniche moderno ed efficace. Il mio timore, tuttavia- ha constatato- è che non si stia guardando con sufficiente attenzione proprio a quelle differenze e che l’applicazione uniforme di un modello di base in un contesto così variegato, non necessariamente porti a un superamento automatico di queste grandi difformità nell’offerta. Forse sarebbe utile e necessaria una maggiore attenzione alle differenze di partenza, un aiuto anche in termini di best practice per le Regioni che sono più arretrate su alcuni aspetti del modello proposto”.
“Stiamo assistendo a una crisi strutturale del nostro Sistema Sanitario Nazionale legata alla tecnologia obsoleta delle strutture italiane, alle scarse risorse logistiche e agli aspetti organizzativi gestionali con evidenti problemi di accesso ai servizi, ma soprattutto di continuità nelle cure per i cittadini- ha spiegato Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, consigliere del ministro della Salute per il coordinamento con le Istituzioni sanitarie internazionali per la pandemia da Covid-19 e past president della World Federation of Public Health Associations- È necessario essere lucidi e capire che la crisi può essere superata solo con un lavoro di squadra attraverso la collaborazione tra scienza e istituzioni e garantire così risposte ai pazienti e alla società”.

“Il diabete è una malattia cronica e come tale necessita di sostegno continuo. È stato dimostrato che avere un’adeguata assistenza specialistica multiprofessionale può portare a una riduzione del 19% della mortalità per tutte le cause legate al diabete, considerando che questa malattia causa in Italia ogni anno il 3% delle morti totali, è allarmante e preoccupante sapere che solo il 30% di chi ne è affetto riceve un’assistenza adeguata- afferma Agostino Consoli, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid)- Per questo motivo, la Sid e l’Associazione medici diabetologi (Amd), hanno proposto un nuovo modello di assistenza con azioni che rafforzino I presidi territoriali con team multi-funzionali. Secondo questo modello- ha illustrato- bisogna potenziare i centri di assistenza specialistica che ci sono già, farne di meno e di più grandi coinvolgendo in essi tutti gli specialisti in diabetologia che operano nel territorio. Bisogna poi fare in modo che queste strutture siano in grado di erogare tutta l’assistenza necessaria allo screening delle complicanze e fare in modo che in queste strutture, almeno una volta nella vita, siano visitate tutte le persone con diabete. Poi però i professionisti che vivono e si formano in questi centri, con una turnazione, dovranno prestare il proprio servizio nei punti di prossimità come le case della salute e di comunità, sulle quali il Pnrr punta tanto”.
“L’assistenza diabetologica è il fiore all’occhiello del nostro Sistema Sanitario Nazionale, ma è sempre possibile e, in seguito all’emergenza da Covid-19 necessario, potenziarla migliorando il rapporto tra l’assistito e il territorio- ha aggiunto Graziano Di Cianni, presidente dell’Associazione medici diabetologi- Dobbiamo garantire una migliore collaborazione tra strutture diabetologiche e la medicina generale, allo stesso tempo investire nella formazione nel personale e nello sviluppo di servizi di teleconsulti e teleassistenza per facilitare il continuo dialogo medico-paziente ed il confronto tra professionisti”.

“Questo dialogo- ha tenuto a ricordare Di Cianni- è molto migliorato anche grazie alla nota 100 che ha consentito anche ai mmg la prescrizione dei farmaci innovativi per la cura del diabete. È una collaborazione che dovrà crescere ancora di più, alla luce della realizzazione del Pnrr che prevede il potenziamento delle case della salute e la creazione delle case di comunità, dove insieme dobbiamo combattere la battaglia per la qualità della vita delle persone con diabete”.
“L’attività di dialogo e confronto che l’intergruppo parlamentare ‘Obesità e Diabete’ ha portato avanti durante l’intera XVIII Legislatura sarà di preziosa utilità in una fase, come quella dell’attuazione del Pnrr, in cui le istanze esaminate e condivise devono trovare giusta collocazione all’interno dei provvedimenti attuativi del Piano”, ha commentato la senatrice Daniela Sbrollini, presidente dell’intergruppo parlamentare ‘Obesità e Diabete’.
“Siamo convinti che si debba passare attraverso una più forte alleanza tra scienza e istituzioni e tutti i diversi livelli di governo per una efficace messa a terra delle risorse, nei tempi così stringenti che dovremo rispettare per la realizzazione del Piano. Inoltre, dovremo intervenire per assicurare che un nuovo approccio sia messo in campo, un approccio che veda al centro della politica pubblica il cittadino, il paziente e il suo domicilio, al fine di generare un autentico cambiamento nell’organizzazione delle strutture, nelle competenze e nelle professionalità che avranno l’obiettivo di prevenire e curare le persone con diabete”, ha aggiunto il deputato Roberto Pella, presidente dell’intergruppo parlamentare ‘Obesità e Diabete’ e vicepresidente vicario di Anci.

“Novo Nordisk è da sempre impegnata nella cura e prevenzione del diabete sostenendo in prima linea le esigenze delle persone e dei loro medici specialisti- ha dichiarato Drago Vuina, general manager e corporate vice president Novo Nordisk Italy- L’emergenza sanitaria è stata una dura prova a cui abbiamo preso parte a fianco dei sistemi sanitari e con il nostro sostegno, attivo da 15 anni, verso la Ibdo Foundation e l’Ibdo Forum annuale vogliamo contribuire a favorire il confronto tra tutte le parti interessate affinché I milioni di persone che vivono con il diabete possano godere della migliore assistenza possibile”.

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L’arte che dona: il catalogo del maestro Magno

Appuntamento giovedì 14 luglio, alla Pinacoteca “Massimo Stanzione” del Palazzo Ducale Sanchez De Luna.
Dopo il successo della mostra personale di Eugenio Magno “Tra Realtà e Fantasia”, ospitata a Sant’Arpino lo scorso luglio, un nuovo evento culturale prenderà vita presso la Pinacoteca “Massimo Stanzione” sita nel Palazzo Ducale Sanchez De Luna. Nella storica location, giovedì 14 luglio, alle ore 17,00, si terrà la presentazione del catalogo delle opere del maestro Eugenio Magno che sarà disponibile presso tutte le librerie d’Italia. Per l’occasione diverse copie del catalogo verranno donate alla biblioteca e regalate alle autorità presenti. Inoltre, un’opera olio su tavola del maestro Eugenio Magno verrà donata alla pinacoteca del Comune, nell’ambito di una cerimonia ufficiale. L’iniziativa, coordinata dal Presidente dell’Archivio Magno Luigi Di Vaia e dal curatore della personale dell’artista, Gianpaolo Coronas, mira ad impreziosire il patrimonio artistico della pinacoteca di sant’Arpino, attraverso una donazione di pregio di uno degli artisti più rappresentativi della scena napoletana, erede del paesaggismo dei grandi maestri partenopei dell’Ottocento e del primo Novecento.

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GIOVANI E SERVIZIO CIVILE, L’INCERTEZZA DEL FUTURO INCIDE SULLA PARTECIPAZIONE

“Il servizio civile è un Istituto della Repubblica deputato alla difesa della Patria, che si realizza con mezzi ed attività non armate, ed è considerato un esempio di politica efficace ammirata in tutta Europa. Per i giovani rappresenta da sempre un’esperienza di partecipazione e di servizio al Paese, un’occasione per dare il proprio contributo alla comunità in un’età di crescita e di formazione alla vita adulta. Sono queste le caratteristiche sulle quali concentrare la comunicazione istituzionale del servizio civile, per non correre il rischio che sia invece visto e vissuto dai giovani come un’esperienza prevalentemente formativa, al pari di altre e, da questo punto di vista, meno conveniente in termini di impegno e durata”.

E’ il commento del presidente Enrico Maria Borrelli ai risultati diffusi oggi dell’indagine realizzata dalla Fondazione Amesci per approfondire le motivazioni di assenza ai colloqui di selezione dei candidati.

Lo scorso 9 marzo si è chiuso infatti il più grande bando di selezione nella storia del servizio civile, con ben 64.331 posti disponibili (nel 2021 erano 55.793: +15%), afferenti a 3.289 progetti da realizzare in Italia (3.090) e all’estero (199). Le domande di partecipazione dei giovani sono state 112.008, di cui 66.873 donne (63%) e 41.441 uomini (37%). Nel particolare sono 105.098 (1,7 domande per ogni posto disponibile) le domande presentate dai giovani tra i 18 e 28 anni per i progetti in Italia e 3.595 (3,1 domande per ogni posto disponibile), per quelli all’estero. Nonostante l’incremento dei posti messi bando sono diminuite dell’11% le domande presentate rispetto al 2021 (125.286) e desta, inoltre, preoccupazione il tasso di assenteismo al colloquio di selezione dei candidati, che si attesta intorno al 30% (quasi generalizzato per tutti gli enti).

Per analizzare le motivazioni di questo fenomeno, la Fondazione Amesci ha somministrato un questionario online ai 1.908 giovani (836 uomini e 1.072 donne) risultati assenti ai propri colloqui di selezione, ovvero il 29,33% delle candidature ricevute (in totale 6.505 di cui il 57,9% donne e il 42,1% uomini) per partecipare ai 166 progetti in Italia e i 15 progetti all’estero della Fondazione.

Al questionario hanno risposto 504 giovani (63,9% femmine, 36,1% maschi). Il 66,5% degli intervistati è in possesso di diploma di scuola superiore, il 16,1% di laurea triennale e l’8,7 di laurea magistrale, mentre il 7,5% di licenza di scuola media inferiore. Il 38,3% si dichiara studente, il 16,5% studente-lavoratore e il 22% lavoratore, il 18,8% è disoccupato in cerca di lavoro.

Guardando ai motivi di assenza a colloquio, il 41,7% ha indicato lo studio (15,7%) ed il lavoro (26%), mentre il 16% motivi personali (6,4%), di salute (4,4%) e di famiglia (5,2%). Il 22,6% dichiara di non aver ricevuto comunicazioni relative al colloquio, sebbene il bando chiarisse che l’obbligo di informazione è assolto attraverso la pubblicazione sui siti degli enti titolari dei progetti. Il 4,2% ha semplicemente cambiato idea: il 26,5% perché ha trovato lavoro (26,5%) e il 17,7% per aver valutato l’incompatibilità con altri impegni. Infine, l’80,9% ha risposto che ripresenterebbe domanda di partecipazione (si: 59,1% – forse: 21,8%), il 7,3% non la ripresenterebbe e l’11,7% non sa se la ripresenterà.

“Dall’indagine emerge che il 38% di quelli che non si presentano ai colloqui già lavora o è uno studente/lavoratore studio, il che significa che il servizio civile è un’opportunità che interessa molto i giovani, ma non sempre è conciliabile con i loro impegni e in molti casi lo scoprono dopo aver avanzato la candidatura.” osserva il Presidente della Fondazione, Enrico Maria Borrelli.

Borrelli continua evidenziando che “I canali di informazione di Amesci raggiungono oltre 2,5 milioni di utenti l’anno e per l’intera durata del bando la Fondazione ha messo in campo una massiva campagna di promozione, sia sul sito istituzionale che attraverso i canali social e i giornali. Ciò nonostante, non sembra esservi un problema di comunicazione o di appeal del sistema, quanto piuttosto di consapevolezza della scelta e di attenzione alle informazioni: l’80% dei giovani dichiara di non essere a conoscenza della possibilità di recuperare l’eventuale assenza, pur essendo tale opportunità chiaramente indicata nella medesima comunicazione con la quale sono stati informati della data del colloquio”.

A sostegno di questa ipotesi intervengono i dati degli anni passati, in cui Amesci ha registrato il 33,9% di assenti nel 2020 (ante covid) e il 21,1% nel 2021 (-12,8%) con l’introduzione dei colloqui online che hanno facilitato la partecipazione dei giovani. Nel 2022 i colloqui di Amesci si sono svolti prevalentemente online, eppure il dato delle assenze è tornato a salire significativamente rispetto al 2021 (+8,2).

“Non emergono elementi sufficienti a ritenere queste assenze ai colloqui una criticità del servizio civile, anche perché risulta essere conforme ai dati degli altri concorsi pubblici. Ma è sicuramente necessario che il Dipartimento realizzi, in occasione della pubblicazione dei bandi di selezione, una comunicazione adeguata al Servizio Civile, strumento unico per lo Stato di educare alla cittadinanza attiva e ridurre così la distanza con le istituzioni” segnala Borrelli.

“Sono mutate in realtà le motivazioni per le quali i giovani scelgono di fare servizio civile: meno voglia di impegnarsi per l’altro e più attenzione alla propria formazione e alle proprie motivazioni personali” afferma il presidente della Fondazione Amesci. Lo dimostra il significativo calo di candidature per i progetti di assistenza registrato dal Dipartimento per le Politiche giovanili e Servizio Civile Universale e, di contro, la crescita del numero di domande per i progetti di educazione e promozione culturale. “Un dato che invita tutti a prestare attenzione, per non mettere a rischio il futuro di questo istituto proprio quando si stanno festeggiando i suoi primi 50 anni di storia. E di successi”.

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Da Berlino a Varcaturo, 25 tra ragazzi e bambini in “missione” per l’ambiente

Da Berlino a Varcaturo con l’obiettivo di liberare il mare e la spiaggia dalla plastica, ma anche vivere un’esperienza indimenticabile sulle tracce delle tartarughe Caretta Caretta, anche con l’obiettivo di trovare e preservare i loro nidi. Protagonisti di questa meravigliosa avventura sono 25 bambini e ragazzi di età tra i 5 e i 13 anni. Ad organizzare il progetto è stata la “Ki.E.Ka. e.V”, ente non profit che a Berlino gestisce diversi asili e che ormai da anni ha creato un vero e proprio gemellaggio con il Sud Italia, sostenuta in questa occasione dal C.O.N.I. Formia come partner per il viaggio dei ragazzi. «Vivere quest’esperienza ci ha consentito di far conoscere ai nostri ragazzi luoghi meravigliosi che hanno bisogno di essere custoditi e in alcuni casi salvati», spiegano le amministratrici della non profit Efrossini Catrisioti, Marianne Schröder e Dana Silva Cousiño.

«Da circa otto anni organizziamo viaggi tra sport e cultura a Formia, portando in Italia gruppi di ragazzi e bambini che frequentano i nostri asili e altre scuole italo-tedesche. Questa volta abbiamo scelto di visitare la Campania, una regione che amiamo molto, e imparare qualcosa sulle tartarughe Caretta Caretta e sui danni causati dalle micro-plastiche». Il progetto, che ha preso vita domenica, è stato realizzato in collaborazione con l’associazione “Domizia”, con i lido “Varca d’Oro” di Castel Volturno e la compagnia “Formiatours”. Bambini e ragazzi sono stati impegnati nella pulizia della spiaggia raccogliendo rifiuti di plastica dalla sabbia che sono poi stati portati al lido Varca d’Oro dove i ragazzi hanno scoperto qual è il loro ciclo di vita, come riciclare questi rifiuti e quali sono i rischi per le persone e per l’ambiente marino. Tra le specie più a rischio ci sono proprio le tartarughe, che scambiano spesso la plastica per cibo e la mangiano rischiando la morte. Il progetto è stato realizzato con il coinvolgimento dei fratelli Davide e Carlo Tizzano e il maestro di surf Armando Caliendo che da diversi anni coopera con il C.O.N.I. nel realizzare progetti per trasmettere ai più giovani l’amore è il rispetto per il mare.

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Goletta Verde sulle coste della Campania: “14 punti su 31 sono risultati oltre i limiti di legge”

Sono 31 i punti di prelievo che le volontarie ed i volontari di goletta verde hanno monitorato sulla costa campana anche quest’anno, nella consueta attività di citizen science che l’associazione porta avanti da più di 30 anni. 14 sono i punti che oltrepassano il limite di legge e 17 quelli che sono invece entro tale limite. 

Questa la fotografia scattata dai volontari e dalle volontarie di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, che hanno campionato Campania tra il 19 e il 30 giugno 2022. 

Stamani a Napoli, nel corso della conferenza stampa, ne hanno parlato Katiuscia Eroe, Portavoce Goletta Verde; Francesca Ferro, Direttrice Legambiente Campania; Francesco Esposito, Ufficio Scientifico Legambiente Campania; Paolo Mancuso assessore all’ambiente comune di Napoli; Stefano Sorvino, Direttore Arpa Campania; Alfredo Vaglieco, Presidente Lega Navale di Napoli. 

Quest’anno la Goletta Verde torna a solcare i mari per affrontare i temi dell’eolico offshore, della lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili; per promuovere le aree marine protette e la tutela della biodiversità, e per accendere i riflettori sulla cattiva o assente depurazione dei reflui. Partner principali della campagna il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, ANEV, Novamont e Renexia, partner AIPE media partner La Nuova Ecologia. 

  

Il dettaglio delle analisi di Goletta VerdeI campionamenti di Goletta Verde non si vogliono sostituire ai dati ufficiali ma vanno ad integrare il lavoro svolto dalle autorità competenti. Se, infatti, i dati di Arpa sono gli unici che determinano la balneabilità di un tratto di costa a seguito di ripetute analisi nel periodo estivo, le analisi di Goletta Verde hanno invece un altro obiettivo che è quello di andare ad individuare le criticità dovute ad una cattiva depurazione dei reflui in specifici punti, come foci, canali e corsi d’acqua, il principale veicolo con cui l’inquinamento, generato da un’insufficiente depurazione, arriva in mare.   

Le analisi, eseguite da laboratori individuati sul territorio, mostrano dunque delle criticità in questo inizio di stagione presso alcune delle foci campionate; criticità dovute alla presenza di batteri di origine fecale (enterococchi intestinali ed escherichia coli), considerati un marker specifico di inquinamento dovuto a scarsa o assente depurazione. 

Scattando una fotografia nel momento in cui le volontarie e i volontari sono passati a prelevare il campione d’acqua, nelle giornate tre il 19 e il 30 giugno, da portare a laboratori del territorio per le analisi microbiologiche dei due target batterici per la depurazione (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali), sono stati campionati: 5 punti nella provincia di Caserta, 8 punti nella provincia di Napoli, 14 punti nella provincia di Salerno e 4 punti nell’isola di Ischia. 

Il 51% dei punti è stato prelevato presso punti critici (foci e canali) e l’altro 49% in mare, determinando questi risultati delle analisi microbiologiche: 

·       dei 16 punti prelevati in prossimità di foci e canali che potenzialmente apportano inquinamento per una scarsa o inefficiente depurazione, risultano oltre i limiti di legge ben 10 punti fortemente inquinati, 2 punti inquinati e 4 punti entro i limiti di legge. 

·       dei 15 punti, invece, che sono stati prelevati in mare in prossimità di criticità conosciute e costantemente monitorate dall’azione di goletta verde,  2 punti sono risultati inquinati e i restanti 13 entro i limiti di legge. 

Scendendo nel dettaglio dei punti oltre i limiti di legge, possiamo dire che abbiamo riscontrato: 

2 punti fortemente inquinati nella provincia di Caserta, che fanno riferimento alla foce del fiume Savone a Mondragone e del Regi Lagni a Castelvolturno; 2 punti fortemente inquinati nella provincia di Napoli, la foce del canale di Licola, la foce del fiume Sarno, mentre risultano 2 punti inquinati, il mare presso la foce del rivolo Neffola a Minori e la spiaggia fronte il rivo S. Marco a Castellammare di Stabia; nella provincia di Salerno abbiamo, invece, 6 punti fortemente inquinati: la foce del Regina Minor a Minori, la foce del fiume Irno sul lungomare di Salerno, la foce del fiume Picentino tra Salerno e Pontecagnano Faiano, la foce del torrente Asa a Pontecagnano/Faiano, la foce di un canale di scarico a Eboli e la foce presso il rio presso via Poseidonia 441, mentre 2 punti inquinati la foce del Tusciano a Pontecagnano/Battipaglia e la foce del fiume Solofrone a Capaccio/Agropoli. 

Il 64% dei punti oltre il limite di legge (9 su 14) ricadono in prossimità di foci che non vengono campionate dalle autorità competenti perché non ritenute balneabili, ma presso le quali si trovano spesso spiagge libere frequentate dai bagnanti ignari del potenziale pericolo. 

Ancora troppo poca e scarsa l’informazione ai cittadini nei comuni campani monitorati da Goletta Verde: solo in 4 dei 31 punti di prelievo eseguiti sono stati avvistati i cartelli che definiscono la qualità delle acque di balneazione. 

“Anche quest’ anno registriamo una fotografia delle coste campane tra luci ed ombre, con delle situazioni in alcuni punti della nostra costa che rendono bene la gravità della situazione della depurazione in Campania. Per i casi più gravi, quei “malati cronici” che denunciamo da anni, proseguiremo con le nostre azioni di denuncia, chiedendo l’applicazione della legge sugli Ecoreati, per risolvere le criticità che ancora minacciano la qualità e la salute dei nostri mari.  L’auspicio è di superare la situazione di criticità cronica del ciclo delle acque attraverso l’utilizzo sapiente e oculato dei fondi del Pnrr stanziati per la depurazione e per il sistema fognario che consentirebbe di avere finalmente un ciclo integrato delle acque moderno, efficiente e sostenibile” – afferma il direttore di Legambiente Campania Francesca Ferro.  

 “Anche in Campania il lavoro svolto dai volontari di Goletta Verde risulta di fondamentale non solo per continuare a denunciare quanto accade in termini di mala depurazione e scarichi illegali ma anche per continuare a stimolare le autorità competenti ad indagare e ad andare fino in fondo per trovare responsabilità e cause – afferma Katiuscia Eroe, portavoce Goletta Verde – Sebbene il lavoro di Legambiente con la sua campagna storica non vuole sostituirsi a quello delle autorità competenti in tema di balneazione è evidente che è ancora volta necessario denunciare situazioni croniche, come quelle campane, che meritano per ragioni ambientali e di qualità di vita una risoluzione”.

Il CONOU, Consorzio Nazionale Oli Usati, rinnova ancora la sua storica partnership per la campagna estiva di Legambiente. Da 39 anni il Consorzio è protagonista dell’economia circolare italiana assicurando la raccolta e l’avvio a rigenerazione degli oli lubrificanti usati in tutto il Paese. Grazie alla filiera del Consorzio questo rifiuto si trasforma in una preziosa risorsa tornando a nuova vita: oltre il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Lo scorso anno il Consorzio ha recuperato in Campania 10.157 tonnellate di olio usato. 

 “Il CONOU, in quasi 40 anni di attività, ha raccolto oltre 6,5 milioni di tonnellate di olio lubrificante che se fossero state disperse in acqua avrebbero inquinato una superfice pari a due volte il Mar Mediterraneo. Partendo da questa conoscenza, il CONOU si è sempre impegnato a raccogliere l’olio usato fino all’ultima goccia, perché rispettare l’ambiente significa prima di tutto rispettare noi stessi. Questo è il motivo fondamentale che ci accomuna a Legambiente, traguardiamo gli stessi obiettivi di Economia Circolare, Salvaguardia Ambientale, Rispetto Sociale” ha affermato Marco Paolilli, Responsabile CONOU Coordinamento Area Centro Sud. “In particolare l’olio usato va raccolto e rigenerato: per esempio anche andando nei porti turistici offrendo ai diportisti la possibilità di consegnare l’olio del loro motore in modo agevole. L’olio minerale è un inquinante pericolosissimo anche per l’uomo: nei mari e nelle spiagge può distruggere la vita della flora e della fauna e, pertanto, non va assolutamente disperso. L’olio usato va raccolto in modo proprio perché poi possa essere poi rigenerato e restituito a nuova vita risparmiando le equivalenti importazioni e lavorazioni di petrolio e tutte le emissioni nocive o climalteranti che da ciò conseguirebbero. 

Una doppia missione, quindi, pienamente realizzata dal CONOU che fa da esempio all’Europa e a tutte le economie circolari nascenti di altri rifiuti che speriamo si realizzino o continuino a crescere, sempre più recuperando nuove risorse anziché inquinare mari e spiagge.” 

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Summer School “Edu. Co.”, attività fino al 22 luglio FOTO

Proseguirà fino al 22 luglio la Summer School “Edu. Co.”, che rientra nel progetto selezionato dall’impresa sociale “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, promosso dalla cooperativa sociale “Nuovi Incontri”, presieduta da Maria Fanzo, con la Fondazione Caporaso, l’Ambito sociale B3, gli istituti scolastici (l’I. C. “Enrico Fermi” di Montesarchio e l’I. C. “Ilaria Alpi” di Montesarchio, l’I. C. “Sant’Agata 2” di Sant’Agata dei Goti), e l’Università del Sannio quale ente valutatore.




L’iniziativa ha preso il via il 27 giugno a Pannarano, per poi proseguire a Montesarchio, Durazzano e Sant’Agata dei Goti: coinvolti, dunque, i plessi degli istituti scolastici inseriti nel progetto e decine di minori di età compresa tra i 5 e i 14 anni.

Il programma giornaliero prevede attività finalizzate a facilitare gli apprendimenti con giochi di psicomotricità e giochi logico-matematici effettuati da esperti e momenti di gioco libero, giochi di gruppo e attività manipolative.

I ragazzi e le ragazze che hanno aderito stanno partecipando con entusiasmo e passione, facendosi coinvolgere in tutte le attività che, per il secondo anno, la Summer School “Edu. Co.” porta avanti.

 

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