A Marmore la partita di baseball per non vedenti che abbatte le barriere

Un ponte per unire il mondo delle persone diversamente abili con quello delle persone cosiddette “normodotate”. Un’occasione per portare i due gruppi a contatto l’uno con l’altro proprio dove il divario è maggiore: nel mondo dello sport e delle attività outdoor.
E’ l’ambizioso obiettivo di Baseeyeball, la partita dimostrativa del gioco del baseball per non
vedenti che, promossa da Pro Loco Marmore in collaborazione con Uici Terni – Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Asd Marmore, Umbria Redskins b x c, si svolgerà venerdì 2 settembre al campo sportivo “Di Loreto” di Marmore.
I giocatori arriveranno alle 10 e 30 per allestire il campo da gioco e alle 12 inizieranno la partita dimostrativa, alla quale prenderanno parte anche atleti di altre realtà italiane di baseball per ciechi.
“Per valorizzare il forte intento di integrazione di questo sport, sarà possibile per gli spettatori vedenti e non vedenti provare l’esperienza del baseball per ciechi. Per i non vedenti – spiega Manola Conti, presidente di Pro Loco Marmore – è un’occasione per potersi avvicinare alla disciplina e intraprendere un percorso sportivo. Chi vorrà provare questa disciplina, sarà istruito sulle regole del gioco, bendato e guidato sul campo”.
Durante l’evento, patrocinato dal Comune di Terni nell’ambito del progetto “Velino Festival 2022”. Saranno premiati alcuni giovani di Marmore che si sono distinti per gli ottimi risultati ottenuti in varie discipline sportive con una medaglia quale simbolo di vicinanza, ammirazione, orgoglio. Si tratta di Athena e Filippo Cresta, Jacopo Di Giovanni, Edoardo e Matteo Di Loreto, Elia Graziani, Michele Imperi, Alessandro e Francesco Lucchetti, Ludovico Montanari e Tommaso Zecchetelli.

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Rincari, l’allarme è anche a tavola: “Molte famiglie dovranno chiedere aiuto per mangiare”

Oltre 2,6 milioni di persone sono a rischio alimentare a causa dell’aumento dei prezzi; tante le famiglie che dovranno chiedere aiuto per mangiare. Così Coldiretti preannuncia una ancor più difficile situazione economica per gli italiani, a seguito dei rincari autunnali dovuti alla guerra in Ucraina. Secondo il report “L’autunno caldo degli italiani a tavola, fra corsa prezzi e nuovi poveri”, diffuso da Coldiretti il 23 agosto in occasione del Meeting di Rimini, nel 2022 le famiglie italiane si troveranno a sborsare 564€ in più per l’acquisto di prodotti alimentari, rispetto al 2021. In testa pasta, pane e riso, che peseranno per 115€ in più sul bilancio familiare. Carni e verdure costeranno rispettivamente +98€ e +71€ rispetto all’anno precedente, +49€ per i prodotti ittici.

Anche la filiera lattiero-casearia continuerà a soffrire l’aumento dei prezzi, dovuto in gran parte alla crescente incertezza sull’approvvigionamento del gas metano. Rispetto all’anno scorso, dove il costo energetico aveva una ricaduta di 0,8 centesimi di euro su ogni litro di latte, oggi questa stessa voce ha un’incidenza 5 volte maggiore. Aumento, questo, che, come per la maggior parte dei prodotti, difficilmente la filiera riuscirà ad assorbire, con l’inevitabile conseguenza di veder lievitare il prezzo finale a carico dei consumatori. Rincari che non sempre fanno i conti con le tasche degli italiani. Così 2.645.064 persone sono costrette ad affidarsi al FEAD (Fondo di aiuti europei agli indigenti) per un pasto. Secondo l’analisi di Coldiretti, 538.423 bambini, 299.890 anziani, 31.846 disabili e 81.963 senzatetto, rappresentano la componente più fragile di quelli che, oggi, sono diventati gli “ultimi”, sostanzialmente dipendenti dagli aiuti per la loro sopravvivenza. Non solo l’inflazione, la più alta dal 1986, anche la siccità sta contribuendo ad incidere sui prezzi e sui consumi alimentari (già ridotti del 3% rispetto al 2021), con perdite stimate a 6 miliardi di euro. Una calo della produzione del 10% che mette a rischio chiusura il 13% delle imprese, più di un’azienda su 10. Secondo il Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, sono già costrette a lavorare in passivo un terzo delle aziende agroalimentari italiane, sopraffatte dai costi di produzione.

I rincari nel settore agricolo vanno dal +170% del costo dei concimi (in conseguenza del blocco dell’export imposto dalla Russia, tra i maggiori produttori al mondo), al +129% per il gasolio, fino al +90% per i mangimi. Come l’intera filiera produttiva nazionale, per quanto riguarda la sola voce imballaggi e packaging, anche il settore agroalimentare deve fare i conti con il +70% del costo della plastica, il +45% del cartone, il +60% dei barattoli di latta e il +15% del costo del tetrapak. Persino apporre l’etichetta al prodotto costa il 35% in più rispetto all’anno scorso. Non più trascurabile, soprattutto in condizione di incertezza dei mercati, è l’impatto dell’import sull’intera filiera produttiva nazionale, cresciuto considerevolmente negli ultimi anni. Investire nell’autosufficienza produttiva è il monito di Coldiretti, che ricorda al mondo della politica come le importazioni di prodotti agroalimentari siano cresciute di quasi un terzo nel solo 2022, a fronte di una produzione interna del 36% del grano tenero, del 56% del grano duro, del 53% del mais, del 71% dell’orzo, del 51% della carne bovina, del 63% della carne suina e del 49% di quella ovina, rispetto all’intero fabbisogno del Paese. Tra le principali filiere agroalimentari, solo quella del latte e dei suoi derivati arriva all’84% di produzione interna.

Valori troppo bassi rispetto al fabbisogno nazionale e costi delle materie prime d’importazione troppo alti, secondo Coldiretti, per riuscire ad assorbire con resilienza le variazioni internazionali del mercato. “Abbiamo presentato a tutte le forze politiche un piano in cinque punti per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, investire per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo” ha dichiarato Ettore Prandini, imprenditore agricolo e presidente di Coldiretti dal 2018, enfatizzando l’importanza di “non perdere 35 miliardi di fondi europei per l’agricoltura italiana nei prossimi cinque anni, ma anche la necessità di attuare al più presto le misure previste dal Pnrr”. “Serve accelerare anche sul bando del fotovoltaico, che apre alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sui tetti di circa 20mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e riducendo la dipendenza energetica del Paese”.

di Valerio Orfeo

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Ridiamo ossigeno ai quartieri: il dossier di Legambiente

Legambiente Campania, insieme al Circolo di Legambiente del V Municipio di Roma e a Legambiente Padova, in collaborazione con il Forum Disuguaglianze e Diversità hanno dato vita a un progetto sulla ricchezza comune sostenuto con i fondi dell’8 per mille alla Chiesa Valdese. Obiettivo del progetto mappare la ricchezza comune, incrementare il patrimonio di ricchezza comune disponibile per le persone di territori con diverse fragilità, tessere relazioni tra le persone e le comunità e aumentare la partecipazione attorno ad azioni concrete di riqualificazione del territorio.

 Di fronte alle grandi disuguaglianze di ricchezza privata – alla base delle 15 proposte per la giustizia sociale del ForumDD -, che si diffondono nelle periferie urbane, aggravate oggi dalla crisi generata dalla pandemia, una strada per combatterle è quella di ricercare e valorizzare la ricchezza comune (fattori ambientali, servizi, luoghi di socializzazione, di cura, di studio, cultura, sport, ecc.).

E’ quello che si propone “Ridiamo ossigeno ai quartieri”, sostenuto con i fondi dell’8 per 1000 alla Chiesa Valdese, che vede capofila Legambiente Campaniainsieme al Circolo di Legambiente del V Municipio di Roma e a Legambiente Padova, in collaborazione con il Forum Disuguaglianze e Diversità. Il progetto si sviluppa in tre quartieri di periferia di Napoli, Roma, Padova, attraverso proposte di intervento sulle strutture, sugli spazi e sui servizi, ricostruendo il senso delle relazioni nella comunità e attivando un processo di cittadinanza attiva, muovendosi nell’intreccio tra giustizia ambientale e giustizia sociale.

Per ricchezza comune si intende il patrimonio pubblico di beni, servizi e risorse, materiali e immateriali, a disposizione di una comunità in un territorio definito, che contribuiscono a determinare la qualità dell’esistenza ed il benessere delle persone e della comunità. Un patrimonio che riguarda tutte le sfaccettature della vita, personale e collettiva, di supporto per i vari piani di vita e per il successo in molteplici campi, nel quale possono rientrare anche dotazioni private formalmente aperte all’utilizzo da parte di tutti i cittadini, il cui accesso quindi non può essere inibito in base alla capacità di pagare un prezzo.

Insomma tutti quei beni, servizi, risorse per i quali dovrebbe essere garantito a tutti il diritto all’accesso e alla fruizione dignitosa e di qualità. Un diritto che in alcune aree del Paese è messo in discussione per quattro ragioni diverse: per mancanza o insufficienza di questi beni; per la loro indisponibilità e inaccessibilità; per lo stato di conservazione e la qualità in cui versano; per la loro effettiva fruibilità. Ecco perché la ricchezza comune diventa centrale nel discorso sulla giustizia e sull’uguaglianza nella distribuzione dei beni sociali primari e del supporto alle capacità delle persone.

Tre territori –Il progetto si sviluppa in tre luoghi del paese molto diversi fra loro. A Napoli al centro dell’intervento c’è la “Comunità Energetica e Solidale”, realizzata nel quartiere di San Giovanni a Teduccio dove le famiglie del quartiere sono interlocutori oltre che beneficiari. A Padova il cuore pulsante è nel quartiere Stanga che negli anni ha subito numerosi cambiamenti e un fiorire di organizzazioni di cittadinanza attiva. A Roma il focus è sull’educazione e la formazione all’interno di un Municipio, il V, densamente popolato e  penultimo per reddito imponibile pro capite. Ogni territorio quindi si differenzia dagli altri per specifiche “determinanti” di ricchezza comune, e il progetto parte da ciò che la comunità sente come prioritario.

Misurarsi con il patrimonio di ricchezza comune di un territorio è “generativo” di processi di conoscenza del proprio territorio, rendendo “visibili” risorse ed opportunità spesso nascoste da un immaginario comune di emarginazione, rassegnazione e inadeguatezza per chi vive in certe aree (urbane e rurali), di consapevolezza del valore comunitario dei beni, servizi e risorse; di costruzione e tessitura di comunità e di partecipazione intorno ad azioni concrete, che si riconoscono in comuni bisogni e valori, anche perché alcuni fattori della ricchezza comune devono essere gestiti in un’ottica di cooperazione e nell’interesse generale.

Nelle periferie, sociali e territoriali non solo c’è poca ricchezza comune ed in pessime condizioni, ma la mancanza di ricchezza comune accentua le disuguaglianze di ricchezza privata. C’è dunque bisogno di recuperare, riqualificare e rigenerare spazi pubblici, salubrità e servizi che creino aggregazione, promuovano cultura, favoriscano relazioni, consentano di esplicitare bisogni e desideri, indirizzino vertenze ed elaborino proposte. E’ possibile così ricostruire comunità, che diventano più resilienti se recuperano identità, se migliorano il tasso di relazionalità umana e la partecipazione, come antidoti all’isolamento, alle solitudini, per anticipare il welfare di comunità, per rendere più vivibile un territorio. Ed è possibile, anche, diventare capaci di incrementare la conoscenza locale sul patrimonio di ricchezza comune di un quartiere facendo emergere le criticità, gli aspetti positivi, i bisogni e i diritti “negati” in quel territorio, e costruendo “mappe del disagio socio ambientale”, per le quali si possono utilizzare metodologie di indagine diverse.

Le attività  –Il progetto si propone di indagare sulla presenza, disponibilità, qualità della ricchezza comune in ciascun luogo, anche rilevando la percezione delle persone, mettendo a punto un percorso e una metodologia per incrementare la ricchezza comune a disposizione per le persone in un determinato territorio, partendo dalla constatazione che esiste una correlazione tra l’accesso inuguale alla ricchezza comune e le altre forme di disuguaglianza, derivanti dal reddito disponibile e dalla ricchezza privata.

L’ipotesi da cui muove il progetto è che per incrementare la ricchezza comune a disposizione delle persone in territori marginalizzati dallo sviluppo, e in particolare nelle periferie di città medie e grandi, sia indispensabile ricostruire il senso della comunità locale, che passa attraverso interventi sulle strutture e i servizi del territorio, come sulle rappresentazioni e l’immaginario di chi vive in luoghi “normalmente” considerati sfortunati e insignificanti.

I risultati previsti sono la messa a punto di un metodo di lavoro per mappare la ricchezza comune e farne oggetto di vertenza/proposta locale e l’allargamento di questo metodo di lavoro ad altre organizzazioni di cittadinanza attiva oltre a quelle già coinvolte nel progetto. Per poter verificare, proseguendo nel percorso, se e quanto la valorizzazione della ricchezza comune nei territori marginalizzati possa contrastare le disuguaglianze di ricchezza privata.

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L’area marina protetta di Gaiola festeggia i 20 anni dall’istituzione

Una domenica davvero speciale: tanta partecipazione per celebrare i venti anni di vita del Parco Sommerso di Gaiola. Un percorso in salita arduo e non privo di momenti difficili, visto che l’area proveniva da decenni di degrado e abbandono. Oggi fortunatamente la Gaiola  appare sotto una nuova luce e gli anni dell’incuria e depredazione sembrano davvero lontani. Una mostra di oltre 100 foto d’archivio e d’autore ha ripercorso questi primi 20 anni di vita del Parco, riscuotendo grande curiosità e stupore sia da parte dei più giovani che non conoscevano il passato buio della Gaiola, sia dei più adulti che lo hanno vissuto e ancora oggi si stupiscono del cambiamento.
Nel pomeriggio una tavola rotonda con i rappresentanti delle altre Aree Marine Protette del Golfo, studiosi ed associazioni ambientaliste ha fatto il punto sul tema della tutela del nostro mare e della strenua lotta di tutela delle AMP quali veri e propri baluardi per la salvezza del nostro Mare.
Ha aperto il Direttore del parco Sommerso di Gaiola, Maurizio Simeone, e poi hanno proseguito il professor Giovanni Fulvio Russo dell’Università Parthenope di Napoli, Maurizio Fraissinet dell’ASOIM, Tonino Miccio del Regno di Nettuno, Giovanni Capasso di Marevivo, Franco Marino del WWF, Francesca Zazzera di Greenpeace.
Sala piena e grandi manifestazioni di affetto e stima per il lavoro di recupero territoriale fin qui svolto dal Parco. Poi alle 18.00 è iniziata la festa, con il buffet #plasticfree a cura di “Caffettiamo” e la “Birra Gaiola“ offerta per la speciale occasione dal Piccolo Birrificio Napoletano. Hanno trascinato la festa gli intermezzi musicali a cura dell’ensemble di musica popolare “I Carbone”, quintetto composto da chitarra, voce, percussioni, flauto traverso e cajon.
A condividere i festeggiamenti per la Gaiola si sono unite le altre Aree marine Protette del Golfo e le Associazioni ambientaliste del CTM (Marevivo, WWF, Greenpeace ed Asoim) che per tutta la giornata hanno allestito gazebo informativi e laboratoriali per bagnanti e visitatori sul tema della tutela del mare e delle biologia marina.

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Terzo settore, protocollo d’intesa tra CSV Napoli e Comune: «Azioni sinergiche per promuovere il volontariato»

Azioni sinergiche e attività volte al sostegno e alla valorizzazione del volontariato in tutti i suoi ambiti di intervento; promozione e organizzazione di interventi specifici di animazione territoriale e di processi partecipativi; azioni di co-programmazione e co-progettazione con gli Enti del Terzo settore. Questi alcuni dei punti programmatici del protocollo d’intesa siglato tra CSV Napoli, Centro Servizio per il Volontariato della città metropolitana di Napoli e il Comune di Napoli, nello specifico l’assessorato alle politiche sociali retto da Luca Trapanese.

Col protocollo d’intesa, approvato in giunta, viene rinnovata la collaborazione tra CSV Napoli e Comune di Napoli che si impegnano a collaborare per organizzare attività congiunte di sensibilizzazione, di consulenza e di formazione su tematiche generali o specifiche di volontariato.

Sia il Centro di Servizio per il Volontariato che il Comune metteranno a disposizione le proprie strutture tecniche-organizzative, il proprio know how e le proprie risorse umane in modo da attivare sinergie per le varie iniziative che verranno messe in campo con accordo specifici, incentivando e animando le reti territoriali per i diversi ambiti di intervento e coopereranno per il perseguimento degli obiettivi fissati.

«Il nostro obiettivo è porre in essere azioni sinergiche per sviluppare un approccio collaborativo con l’ente locale, mirato a tutelare gli interessi collettivi e condividere processi e strategie per la valorizzazione del volontariato nei diversi ambiti di intervento. Insieme ci occuperemo anche di promozione della cittadinanza attiva e dell’amministrazione condivisa per la costruzione di un welfare comunitario e generativo nel nostro territorio», spiega il presidente di CSV Napoli, Nicola Caprio.  

 

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“Il Vesuvio e le stelle cadenti”: tour nel sentiero più suggestivo del vulcano più famoso al mondo

Un avvincente percorso sul sentiero 1 del Vesuvio, alla ricerca delle Perseidi e alla scoperta delle meraviglie del Parco nazionale. Si chiama “Il Vesuvio e le stelle cadenti” il tour che si terrà dal 9 al 15 Agosto 2022, organizzato da Umberto Saetta e l’associazione di guide turistiche “I Vesuviani”, che da anni lavorano promuovendo le seducenti meraviglie del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il tour è alla sua diciottesima edizione e prevede la partenza poco prima del tramonto da Rifugio Imbò, via Vesuvio Ercolano (Piazzale di quota 1000). Al crepuscolo, sarà osservato dall’alto uno dei luoghi più suggestivi del Parco, Valle dell’Inferno, con la caldera del Somma-Vesuvio. Prevista anche una passeggiata nei pressi del cratere più famoso al mondo. La meta è stata individuata presso un’area panoramica che dà sul Golfo di Castellammare: in quella occasione ci sarà una degustazione gratuita di vini vesuviani Docg.











Tra le suggestioni di “Il Vesuvio e le stelle cadenti”,  la possibilità di osservare le stelle da mille metri, di conoscere la storia eruttiva del Vesuvio, tra brillanti minerali e colate lavica, di usare tutti i sensi, acuiti dalla luce al crepuscolo e dalla natura selvaggia e incontaminata.

Si tratta di un evento unico nel suo genere, organizzato dalle migliori guide vesuviane.

La prenotazione è obbligatoria, con raduno alle 18,30. È sufficiente telefonare al numero 335 584 2706  (ore 9 – 19) o mandare un whatsapp ai numeri 392 175 7658 –  335 584 2706 (ore 9 – 23)

Ulteriori info sulla pagina facebook de “I Vesuviani”.

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