31 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Una struttura di 200 metri quadrati, nel cuore di Napoli, confiscata alla criminalità organizzata e riutilizzata per accogliere ragazzi con spettro di autismo e altre disabilità cognitive già seguiti dal centro di riabilitazione Argo. L’edificio, in via del Formale a ridosso di piazza Carità, è stata ribattezzata Casa Comune e sarà attiva nei prossimi mesi dopo un periodo di ristrutturazione che comincerà a marzo per concludersi entro . La realizzazione del progetto sarà possibile grazie alla sinergia tra la fondazione Foqus-Quartieri Spagnoli, che nel 2016 promosse il centro Argo, il Consorzio Co.Re. e Associazione Quartieri Spagnoli riuniti in un’Associazione temporanea di Impresa. Nel febbraio del 2022 Guber Banca, istituto privato di Brescia ha lanciato il suo primo conto deposito vincolato a progetti legati al terzo settore su impulso della stessa Fondazione Foqus e Fondazione Etica. Materialmente i lavori di rifunzionalizzazione della struttura di via del Formale saranno affidati alla Società di Ingegneria Bono srl e alle Aeffe&Partner srl.
L’attività – La conferenza stampa di presentazione del progetto questa mattina nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza dei rappresentanti dei vari soggetti interessati. Casa Comune non accoglierà soltanto i ragazzi con disabilità cognitive ma permetterà loro di impegnarsi nella produzione di pasticceria e cioccolata, accogliere nei weekend gli operatori sociali di altre città che potranno far visita alle diverse realtà del Terzo Settore del territorio in nome della piena autonomia dei ragazzi già coinvolti nell’attività di Argo (stabilire ora un numero preciso non è possibile), nel progetto in essere. Secondo l’assessore al Welfare dell’amministrazione comunale di Napoli, Luca Trapanese, si pone il tema del «dopo di noi. Il progetto Casa Comune mi ha convinto non solo per l’attenzione che rivolge ai soggetti fragili della nostra città, ma anche e soprattutto per la dignità che riconosce loro. Rispetto dei loro tempi di risposta – continua Trapanese – il progetto prova concretamente ad avvicinarli al mondo del lavoro». Delegato della giunta comunale ai beni confiscati del Comune, l’assessore Antonio De Iesu parla di «una giornata bellissima. Con questa iniziativa si conclude in modo efficace il ciclo del riutilizzo dei beni confiscati sottratti alla camorra, se si considera in special modo le difficoltà che gli enti locali scontano per incidere proprio sul tema delle strutture appartenute alla criminalità organizzata. Spesso abbiamo difficoltà persino a fare dei sopralluoghi». Fa eco a De Iesu il vicesindaco di Napoli con delega all’Urbanistica Laura Lieto. «La destinazione d’uso del bene confiscato alla camorra prevista dal progetto della Casa Comune risponde perfettamente alla visione di questa amministrazione che lavora a una città sempre più inclusiva e solidale».
Gli altri interventi – La direttrice di Argo è Sarah Mancini, che dice: «Casa Comune rappresenterà la fisiologica evoluzione del percorso di crescita e formazione che i ragazzi di Argo hanno intrapreso nel 2016». Si tratta di uno «spazio e di un’opportunità che le famiglie dei giovani e adulti disabili da tempo desideravano per i loro figli. Una restituzione del territorio a chi sulle proprie risorse ha sempre investito». Renato Quaglia, direttore di Foqus-Fondazione Quartieri Spagnoli sottolinea come «innovare significa sperimentare nuovi modelli di intervento per produrre cambiamento. La Casa Comune diventerà un progetto condiviso da una comunità ampia, nazionale, accomunata dalla consapevolezza che ognuno ha diritto di trovare il proprio posto nel mondo». Giovanni Laino, vicepresidente dell’Associazione Quartieri Spagnoli afferma: «Viviamo un passaggio d’epoca e anche le strategie per una città solidale e accogliente devono cambiare. Avviamo una sfida mettendo insieme sostegno di soggetti fragili e attrattività delle straordinarie risorse culturali della città, senza per questo deresponsabilizzare il welfare pubblico». Infine il commento di Giovanpaolo Gaudino, presidente del Consorzio Co.Re. «Riteniamo – le sue parole – che questa iniziativa possa dare un messaggio di speranza, nella costruzione di comunità sempre più accoglienti e inclusive. In tale ottica il Terzo Settore è un attore importante non solo per la protezione del personale in fragilità ma anche per lo sviluppo del territorio, in una forte alleanza con la comunità».
di Antonio Sabbatino
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31 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Il carcere è al centro del dibattito nel Rione Sanità per il primo convegno organizzato a Napoli dalla rete nazionale di “Sbarre di Zucchero. Quando il carcere è donna in un mondo di uomini”. Titolo del convegno è “Mai più una di Meno”, attraverso le storie di chi ha vissuto e vive il carcere ma anche familiari, volontari, operatori, verranno raccontate luci e ombre del sistema carcere, per riportare al centro del dibattito un tema troppo spesso relegato ai margini. L’appuntamento è alle ore 17.30 nella sede dell’Associazione Liberi di Volare Odv in via Buonomo Giuseppe 39, Napoli.
Il programma – Ad aprire il convegno il cortometraggio di Carlotta Toschi e i saluti delle attiviste Micaela Tosato e Monica Bizaj, tra le fondatrici del gruppo Sbarre di Zucchero, e Don Franco Esposito, direttore Pastorale Carceraria. A seguire le testimonianze delle ragazze e dei ragazzi di Sbarre di Zucchero che racconteranno le loro storie di disagio e riscatto. Infine tavola rotonda moderata da Rossella Grasso, giornalista del Riformista con gli interventi di Emanuela Belcuore, garante dei detenuti per la provincia di Caserta, Elena Cimmino, vice presidente de “Il Carcere Possibile Onlus”, degli avvocati Argia Di Donato, Vincenzo Improta, Carlotta Toschi e della dott.ssa Maria Luisa Palma, direttore della Casa Circondariale di Pozzuoli. Per il Comune di Napoli porterà il suo saluto l’assessore al Welfare e politiche sociali Luca Trapanese. Al termine interventi liberi. Incursioni musicali del cantautore Marco Chiavistrelli. L’evento sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook di Sbarre di Zucchero.
L’Associazione – “Leo amore mio, mi dispiace. Sei la cosa più bella che mi poteva accadere e per la prima volta in vita mia penso e so cosa vuol dire amare qualcuno ma ho paura di tutto, di perderti e non lo sopporterei. Perdonami amore mio, sii forte, ti amo e scusami”. Sono queste le ultime parole d’amore scritte a penna su un foglietto a quadretti da Donatela Hodo, morta suicida in carcere a 27 anni la scorsa estate. Parole d’amore che vengono dal buio più pesto, che sono rimaste incise nel cuore di tanti. E soprattutto delle amiche di Donatella, che avevano condiviso con lei un pezzo di vita. Ed è proprio per non lasciare che quella morte prematura e drammatica sia avvenuta invano, che le sue amiche hanno aperto un gruppo su Facebook “Sbarre di Zucchero” che in 5 mesi di attività si è esteso a varie parti della penisola.
Sbarre di Zucchero è un megafono che riporta al centro il tema del carcere, soprattutto al femminile. Il gruppo di attiviste e attivisti promuove iniziative per migliorare le condizioni delle carceri e si impegna a diffondere storie per far conoscere a tutti cosa significhi la detenzione, affinché nessuno abbia mai più “paura di tutto” come Donatella, nessuno si senta abbandonato e il carcere possa davvero assolvere a quello che la Costituzione (art 27 comma 3) prevede: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Affinché quelle celle, sovraffollate e inadeguate alla vita, non diventino più bare.
Il gruppo è nato fisicamente a Verona, la città di Donatella, ma presto ha formato distaccamenti in tutta Italia, con sedi a Napoli, Roma, Milano e Bologna. Un modo per fare rete e parlare di carcere, di quello che non va e anche delle buone pratiche da promuovere. Mettere insieme le forze per dare supporto ai detenuti e alle loro famiglie che troppo spesso ancora soffrono per le condizioni estreme delle carceri.
Tra le attività promosse da Sbarre di Zucchero, a seguito dell’emergenza freddo per i risparmi energetici e della scarso approvvigionamento e organizzazione nel soddisfacimento della domanda, c’è la raccolta e consegna di abbigliamento e generi di prima necessità per l’igiene personale, a favore della popolazione detenuta di Milano, Busto Arsizio, Verona, Rovigo, Roma, Napoli, trovando l’appoggio e la collaborazione concreta del cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere del Santo Padre e del cantautore Zucchero Fornaciari; I convegni in presenza ed online, portando le testimonianze de #leragazzedisbarre e la presentazione di libri di chi, dopo il carcere, ha trovato la sua seconda opportunità; stretta collaborazioni con Il Riformista (con la rubrica Lettere sul carcere a Sbarre di Zucchero, a cura di Rossella Grasso), Voci di dentro, 41bus di Bruno Palamara ed altre realtà associative. E’ infine in programma la costituzione in associazione che sarà composta da appassionati, perché non cerchiamo soci ma persone innamorate della giustizia e delle seconde possibilità.
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31 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Stop alle nuove concessioni per l’estrazione di petrolio e gas. Questo l’annuncio del nuovo governo di Bogotà al Forum economico mondiale di Davos, che farebbe della Colombia la prima grande nazione produttrice a mettere un freno all’estrazione di combustibili fossili. Una scelta ambientalista di portata storica, soprattutto per un Paese produttore. La Colombia, infatti, basa gran parte della sua economia sull’estrazione di petrolio, gas e carbone: il greggio è il primo prodotto di esportazione per il Paese sudamericano, che si colloca anche come sesto esportatore di carbone al mondo; da solo il carbone rappresenta un terzo del prodotto interno lordo. Il neo Presidente Gustavo Petro, leader del partito Colombia Humana e primo Presidente di sinistra della storia del Paese, durante la campagna elettorale, conclusasi in agosto, è stato promotore di una rivoluzionaria proposta ambientalista per la Colombia, votata a privilegiare la lotta ai cambiamenti climatici e la salvaguardia del patrimonio naturale, a discapito della ricchezza proveniente da nuove esplorazioni e nuove trivellazioni. Un impegno che si basa su un programma ambientalista ed ecologista, che prevede una graduale riduzione della dipendenza economica del Paese dalle fonti fossili, in vista di una futura ma inevitabile transizione energetica. Una vera e propria scommessa green che si spera possa essere economicamente compensata dai grandi investimenti sulle rinnovabili, come l’istallazione di imponenti impianti solari nella regione desertica di La Guajira, in comproprietà con le comunità indigene Wayuu, e dalla crescita di tutti i settori collegati al turismo e al rilancio naturalistico del Paese. Con la trasformazione in legge dell’impegno a ridurre la produzione di fonti fossili, la Colombia entrerebbe a far parte della Beyond Oil and Gas Alliance (BOGA), un’alleanza di paesi che ha deciso, di comune accordo, di mettere un freno alle fonti energetiche inquinanti. La Beyond Oil and Gas Alliance (BOGA) è nata durante i lavori della Cop26 di Glasgow, dalla volontà di Danimarca e Costa Rica di farsi promotori di una exit-strategy internazionale dai combustibili fossili, nel rispetto degli Accordi di Parigi. Piena adesione alla BOGA è arrivata da Francia, Irlanda, Portogallo, Groenlandia, Svezia, Nuova Zelanda, Galles e da stati subnazionali come Quebec, Stato di Washington e California, che si sono impegnati a non concedere nuove licenze di estrazione ed esportazione di petrolio e gas naturale. Gli stati membri della BOGA, complessivamente, non superano lo 0,2% della produzione mondiale di combustibili fossili, mentre la Colombia, da sola, conta una produzione che supera l’1% del totale. Un impegno, quello della Colombia, che valica persino i propri confini nazionali. Il Presidente Petro e la vicepresidente, l’attivista per l’ambiente Francia Marquez, si sono impegnati a far si che la compagnia petrolifera di Stato Ecopetrol, che estrae petrolio in tutte le Americhe, sia protagonista della transizione energetica nel continente. Nata soprattutto per proteggere la foresta amazzonica, la proposta si basa sulla creazione e la vendita di carbon credit , che compenserebbero economicamente la riduzione delle estrazioni, e di conseguenza le tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera.
Un programma ambizioso che, prima di essere attuato, dovrà affrontare la resistenza di una parte della classe politica e imprenditoriale colombiana, ancora molto legata alle ricchezze non ancora estratte da un sottosuolo ancora inesausto. Al contempo, dovrà fare i conti con il potere delle lobby del fossile, con gli interessi capitalistici e gli equilibri geopolitici nell’America del Sud. Davanti al Presidente ecologista Gustavo Francisco Petro Urrego, naturalizzato italiano, economista, e ancor prima militante della guerriglia rivoluzionaria di sinistra M-19, quattro anni di mandato che si prospettano difficili. D’altronde, una tale visione lungimirante sulla sostenibilità energetica e ambientale, si fatica a vederla persino nelle politiche degli Stati importatori di energia fossile, che avrebbero solo da guadagnare e poco da perdere da una strutturale transizione verso fonti rinnovabili. D’altro canto, se è giusto aspettarsi una vera rivoluzione verde, non esiste terra più fertile del Sud America.
di Valerio Orfeo
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31 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Come i precedenti, anche il 2022 è stato un anno che ricorderemo per la violenza dei disastri climatici. Gli eventi estremi hanno interessato più di due terzi delle Nazioni del Pianeta, confermando il trend in costante crescita, in termini di frequenza e intensità, dei fenomeni. Anche durante l’anno appena trascorso, la natura ha continuato a manifestare gli effetti dell’impatto dell’uomo sull’ecosistema, con le modalità ormai note negli ultimi due decenni. Un ricco carnet di calamità naturali che va dalla siccità alle inondazioni, dai cicloni alle tempeste di neve. Particolarmente devastanti sono stati gli effetti del cambiamento climatico in Pakistan, dove, ad agosto scorso, un terzo del territorio nazionale è stato sommerso dall’acqua. L’ alluvione è stato fatale per 1739 persone e 12867 ne hanno pagato fisicamente le conseguenze, ma i numeri, già impietosi, degli effetti dell’inondazione sono in realtà molto più ampi: quasi 900000 case e 700000 ettari di coltivazioni sono stati distrutti e più di 2 milioni di persone sono rimaste senza un tetto e senza un lavoro. I monsoni, che nel 2022 si sono presentati con intensità tripla rispetto alla media, hanno causato una scia di fame e povertà che, secondo molte organizzazioni umanitarie, non si dissiperà tanto presto. Secondo il rapporto “Weather, Climate and Catastrophe Insight 2023 di AON, primo gruppo nel mondo e in Italia nella consulenza dei rischi e delle risorse umane nell’intermediazione assicurativa, il disastro del Pakistan, costato quasi 15 miliardi di dollari, sfiora soltanto il podio della tragica classifica delle conseguenze economiche del riscaldamento globale. In totale, nel solo 2022, il cambiamento climatico è costato 313 miliardi di dollari, il 4% in più della media degli ultimi 20 anni. Se guardiamo la classifica globale, si aggiudica il primo posto l’uragano di categoria 4 “Ian” che, il passato autunno, ha interessato Stati Uniti e Cuba, causando 107 morti e 100 miliardi di danni. Segue al secondo posto la siccità che ha colpito l’Europa la scorsa estate, considerata dagli esperti la peggiore degli ultimi 500 anni. Le ondate di caldo anomalo hanno causato la morte di 16000 persone e fatto contare danni per 22 miliardi di dollari. Si contendono il terzo posto con il Pakistan gli Stati Uniti, che hanno subito danni per più di 15 miliardi di dollari, a seguito delle ondate di calore e della siccità di inizio estate. Sono in totale 29 i disastri climatici degni di nota a livello mondiale. Tra questi, le ondate di calore in Cina, le peggiori della storia, nel Sahel, in Nigeria e nel Corno d’Africa e le inondazioni nel versante orientale dell’Australia, continuamente raggiunto da precipitazioni eccezionali, con oltre 2300 mm di pioggia caduti in 9 mesi e mezzo nella sola Sydney; vasti e anomali eventi di fusione tardivi dei ghiacci in Groenlandia, causati da un settembre eccessivamente mite, sono da annoverarsi tra i disastri più gravi dell’intero anno, anche se economicamente poco significativi.
Nel 2022, il cambiamento climatico si è fatto percepire in maniera più decisa anche in Italia: gli eventi climatici estremi sono stati il 55% in più rispetto al 2021. Percentuali che crescono unitamente anche alla percezione della preoccupazione della popolazione sugli scenari climatici futuri.
di Valerio Orfeo
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31 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Formazione e innovazione tecnologica sono i due capisaldi del nuovo progetto di cooperazione che l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in cordata con altre realtà italiane e internazionali, ha elaborato con l’obiettivo di migliorare la salute degli abitanti del Ciad, Paese dell’Africa centrale con una situazione economica, sociale e sanitaria molto fragile.
Attraverso la formazione medica specialistica e la creazione di nuovi servizi ospedalieri basati su tecnologie moderne – dove Chirurgia Generale, Cardiologia e Gastroenterologia sono le tre branche maggiormente interessate – il progetto punta a rendere il Servizio Sanitario Nazionale del Ciad più efficiente, moderno e attento alle fasce deboli della popolazione.
Forte la collaborazione tra gli enti in rete: in prima linea l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata insieme alla Fondazione Magis (Ong dei gesuiti con sede a Roma e presente in Ciad) e all’Istituto per i Sistemi Biologici (ISB) del Centro Nazionale Ricerche (CNR), che collaborano con i due ospedali presenti nella capitale N’Djamena: l’Ospedale Universitario di Riferimento Nazionale e l’Ospedale Universitario Le Bon Samaritain.
Il progetto è finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) di Khartoum e gode della stretta collaborazione con il Ministero della Salute del Ciad, che lo ha inserito nel Piano di Politica Nazionale Sanitaria 2016-2030.
Il progetto – dal titolo “Progetto Sanità Italia-Ciad: Formazione e Innovazione Tecnologica AID 12582” – è stato infatti presentato pochi giorni fa al Ministro della Salute e della Solidarietà Nazionale ciadiano Abdelmadjid Abderahim da una delegazione italiana in missione in Ciad, guidata da Giuseppe Tisone, professore ordinario di Chirurgia Generale e direttore della Scuola di Specializzazione di Chirurgia Generale all’Università di Roma Tor Vergata.
“L’incontro con il Ministro è stato un primo passo molto importante” racconta Tisone. “L’obiettivo della nostra missione è stato verificare sul campo la reale fattibilità del progetto. La visita agli ospedali locali ci ha confermato una situazione di arretratezza di strutture e strumentazioni mediche, motivo per cui intendiamo procedere parallelamente con la formazione, sia in Italia sia in Ciad, e con la ristrutturazione del gruppo operatorio. Per questo secondo aspetto è stato fondamentale l’incontro con il Ministro, rimasto soddisfatto delle nostre proposte, poiché la consapevolezza da parte del governo di dover rafforzare il Sistema Sanitario è necessaria per avviare concretamente un processo di rinnovamento”.
Dal punto di vista sanitario, il Ciad presenta un quadro di grande fragilità, basti pensare che l’OMS ha fissato la soglia di 23 medici e infermieri disponibili ogni 10mila abitanti; e in Ciad ci sono solo 0,4 medici ogni 10mila abitanti, cioè su una popolazione di 17 milioni di persone si contano 5mila infermieri e solo 700 medici.
Continua Tisone: “Noi abbiamo il dovere di intervenire, un passo alla volta: iniziamo migliorando la chirurgia mininvasiva, poi analizzeremo i risultati e procederemo con altri passi, sempre in nome della collaborazione. Per il futuro stiamo già elaborando un progetto dedicato al trapianto di rene, per far fronte all’insufficienza renale cronica, da effettuare in un primo tempo in Italia, a Tor Vergata, e poi in Ciad trasferendo le competenze”.
Nel concreto il progetto prevede in 3 anni il potenziamento delle competenze e delle infrastrutture per migliorare i servizi ospedalieri, con l’obiettivo di raggiungere nel complesso 4mila pazienti, che avranno così la possibilità di accedere alle cure, cioè di accedere al diritto fondamentale alla salute di qualità finora negato.
Le azioni previste sono localizzate nella capitale N’Djamena, cioè nell’Ospedale Universitario di Riferimento Nazionale e nell’Ospedale Universitario Le Bon Samaritain, ma si prevedono ricadute su tutto il Paese.
Il progetto ha un approccio “One Health”, ovvero un approccio integrato, fondato sulla collaborazione, che punta a bilanciare in modo sostenibile la salute di persone, animali e ambiente, ovvero i 3 regni che devono essere in equilibrio per raggiungere la salute globale, nella consapevolezza che la variazione di uno modifica anche gli altri.
“Un approccio molto sentito in Ciad, dove l’uomo è molto più a contatto con la natura e gli animali rispetto ai Paesi più sviluppati. È questo infatti un insegnamento che i ciadiani danno a noi italiani, e noi in cambio offriamo gli strumenti adeguati per migliorare le cure. Questo è il valore aggiunto della cooperazione” commenta il capo progetto Vittorio Colizzi, docente di Immunologia e Patologia all’Università di Roma Tor Vergata.
Nel dettaglio, il progetto consiste nel potenziamento della formazione dei medici ciadiani attraverso percorsi di studio di perfezionamento, borse di studio e stage, missioni in loco e insegnamento in videoconferenza da parte di docenti italiani. Parallelamente avviene il rafforzamento di piattaforme tecnologiche, innovative per il Ciad, cioè l’insieme di strumentazioni, protocolli, materiali e software che garantiscono il funzionamento complesso di piattaforme diagnostiche, cliniche e chirurgiche. Il doppio potenziamento delle competenze e delle infrastrutture permette di migliorare e creare nuovi servizi ospedalieri: Chirurgia Laparoscopica, Servizio cardiologico (ECG e ecocardiografia), Servizio gastro-epatologico.
In questi ambiti si prevede anche il rinnovamento delle Scuole di specializzazione, affidato a docenti italiani in mission in Ciad. Al termine del percorso di studi, saranno selezionati 5 specializzandi per stage di perfezionamento in Italia all’Università di Roma Tor Vergata. Previste Scuole di specializzazione di Gastroenterologia ed Epatologia (fondamentale per l’incidenza epidemiologica delle epatiti virali) e una Scuola in Chirurgia, con formazione specifica in laparoscopia (tecnica chirurgica poco invasiva, che non richiede trasfusione di sangue ed è quindi soggetta a minore rischio di infezioni batteriche, oltre a minori costi e tempi di ricovero).
Inoltre viene istituito un Corso post laurea annuale di Cardiologia, con lezioni teoriche, training di elettrocardiografia ed ecocardiografia, tutoraggio in corsia e in ambulatorio cardiologico. Questa formazione, unita alla dotazione di strumentazioni come gli ecocardiografi, danno la possibilità ai medici delle province lontane dalla capitale di effettuare gli screening base, curare i pazienti non gravi e inviare così agli ospedali centrali solo i casi più urgenti.
“Le Scuole di specializzazione sono il cardine del progetto poiché costituiscono la base delle azioni di rafforzamento del nostro Sistema Sanitario. Ci permettono infatti di formare specialisti capaci di far fronte alle nuove sfide sanitarie che ci aspettano” commenta Choua Oucheimi, professore ordinario di Chirurgia Generale all’Università di N’Djamena e coordinatore locale del Progetto. “Ho grandi aspettative da questa cooperazione. Il rapporto con l’Italia è iniziato quando è scoppiato il Covid, poiché in Ciad avevamo bisogno della diagnostica di laboratorio e i colleghi italiani ci hanno aiutato davvero molto. Da qui è nato un confronto costante che ci ha permesso anche di definire i bisogni primari del nostro Paese, uno dei più poveri al mondo, dove è prioritario il tema delle risorse umane”.
Un’altra area di studio importante del progetto riguarda la ricerca sulle piante medicinali per comprenderne le proprietà curative e gli effetti benefici sulla salute.
“Nell’attuale contesto del Ciad, l’80% della popolazione si cura con le piante, mentre solo il restante 20% si avvicina alle medicine occidentali. In realtà non possono essere considerate due medicine alternative, bensì complementari, sempre nell’ottica dell’approccio One Health e quindi del rispetto dell’ambiente” racconta Colizzi. “Ci sono dati scientifici che dimostrano che alcune piante sono importanti alleate nella prevenzione poiché contengono nel loro genoma (microRNA) dei tratti genici tipici anche dell’uomo dove, se assenti, le piante possono supplire”.
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30 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Altri 45 posti letto per i cittadini senza dimora sono stati disposti per fronteggiare l’ emergenza freddo; di questi, 25 saranno allestiti nel teatro del Dormitorio Pubblico ed altri 20 nella tenda riscaldata che sarà installata presso il Binario della Solidarietà. I posti letto saranno operativi dal 1° febbraio e saranno mantenuti sino a marzo. La decisione, adottata oggi dalla Giunta su proposta dell’assessore al Welfare Luca Trapanese, raddoppia la disponibilità riservata all’accoglienza dei più bisognosi. Questi ulteriori posti si aggiungono a quelli già messi a disposizione dal principio ell’emergenza: 15 nel Centro Tanucci, 20 nel Dormitorio Pubblico comunale al secondo piano e altri 10 sempre nel dormitorio pubblico al piano terra con un’accessibilità anche senza documenti.
In totale quindi 90 posti letto extra per contrastare in maniera efficace e costruttiva l’emergenza freddo. Si struttura così sempre di più, per i cittadini senza dimora, un servizio che guarda alle persone, che mira a interagire in maniera diretta, costruendo un rinnovato rapporto di fiducia con i servizi sociali e le Unità di Strada che lavorano ogni giorno sui territori.
Questo sistema straordinario di accoglienza ha dato la possibilità alle equipe multidisciplinari presenti al CPA (Centro Prima Accoglienza del Comune) di intercettare e inserire in maniera stabile e definitiva utenti nuovi che solo per l’emergenza freddo si sono fatti avvicinare e sono così entrati nelle Strutture.
“La nuova strategia di accoglienza messa in atto per il Piano Freddo di quest’anno è motivata dalla necessità di costruire con gli utenti bisognosi nuove relazioni di fiducia, offrendo sempre più servizi personalizzati, e che diano agli utenti benefici duraturi oltre che immediati per rispondere all’emergenza – ha spiegato l’Assessore Luca Trapanese – Un’accoglienza più efficace e basata sulle necessità complesse dei fratelli senza dimora che sostituisce quella impersonale e inefficace prevista precedentemente all’interno delle Stazioni Metro”.
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