Mostra di presepi a Casalnuovo di Napoli: arte presepiale e sartoriale per celebrare cultura, tradizione e bellezza

Confermata, per l’Immacolata, la seconda edizione della “mostra dei presepi” al piccolo Museo Biblioteca Sociale Giacomo Leopardi di Casalnuovo di Napoli, intitolata: “Arte Sartoriale e Arte Presepiale insieme”.

La mostra sarà visitabile gratuitamente da giovedì 8 a domenica 18 dicembre 2022dalle ore 10.00 alle ore 20.00. Per l’apertura della mostra, giovedì 8 dicembre 2022, è previsto il Concerto di Natale con le Go Sisters alle ore 11.00 e lo Spettacolo di Natale per i bambini alle ore 12.00.

Ai visitatori saranno offerte caldarroste preparate all’istante.

Bottega Ferrigno, Genny Di Virgilio, F.lli Capuano, De Maria, Gambardella Mauro”, sono le botteghe di San Gregorio Armeno che esporranno, più che statuette, vere e proprie opere d’arte. Esposte anche opere della Scarabattola Napoli, di Sergio Vitucci, che espone da anni al Castello di Limatola e di Gianluca Rossi, che crea presepi dal tufo scolpito e li completa con pastori di Maria Ricciardelli.

Con la nuova edizione, riusciamo a coinvolgere attivamente, oltre che i più importanti maestri di arte presepiale delle celebri via dei presepi di Napoli, tanti amici del nostro territorio. Francesco Picciullo, per esempio, è maestro di arte presepiale che oggi espone le proprie opere stile ‘700 napoletano in tanti contesti, ma che vive proprio nella nostra città, Casalnuovolo ha dichiarato Giovanni Nappi, fondatore della Biblioteca Sociale e del piccolo Museo.

Per omaggiare l’arte presepiale e l’arte sartoriale, saranno esposti esemplari di pastori in terracotta raffiguranti l’antico mestiere del “sarto” con immagini riferite a sarti, sarte e ai principali e storici attrezzi del mestiere. Presepi e pastori pregiati saranno, inoltre, esposti tra i “Ferri del Mestiere” dell’antico mestiere del sarto (la collezione del museo di forbici, aghi, ditali, ferri da stiro, macchine da cucire, attrezzi da sempre peculiarità della città di Casalnuovo di Napoli, definita da oltre mezzo secolo la Città dei Sarti).

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Non autosufficienza, la lunga strada verso i diritti che il Paese deve ancora percorrere

All’indomani dell’ultimo atto del Governo Draghi – l’approvazione, il 10 ottobre scorso, del disegno di legge riguardante le deleghe in materia di politiche in favore delle persone anziane in materia di assistenza agli anziani non autosufficienti – l’Italia riceve una vera e propria strigliata dal Comitato per i diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite sulla mancata tutela giuridica ed economica dei cosiddetti caregivers.

In altre parole, il nostro Paese non è affatto in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata nel 2009, e a seguito del ricorso presentato nel 2017 dal Coordinamento famiglie con disabilità, gli è stato raccomandato di approvare una normativa ad hoc.

Che l’Italia non sia un paese per vecchi, prima ancora dell’Onu, lo sanno bene gli oltre dodici milioni familiari (fonte ISTAT riferita all’anno 2018) costretti a rinunciare alla propria vita per assistere figli minori o altri familiari malati, un vero e proprio calvario fatto di lungaggini burocratiche, assenza di offerta di servizi adeguati al bisogno e mancanza assoluta di tutele. Al danno del non ricevere aiuti appropriati, e quindi di doversi sostituire allo Stato, i caregiver aggiungono anche la beffa di non essere riconosciuti in termini di diritti e di sostegno economico.

Se poi guardiamo alla omogeneità sotto il profilo della spesa e dell’organizzazione dei servizi socio-sanitari, in assenza di un sistema veramente integrato e di un’approvazione piena dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), va da sé che la sproporzione tra i territori assume quasi i contorni di un buco nero.

In Campania, nonostante la Regione eroghi già da anni gli assegni di cura per disabili gravissimi e gravi, la condizione delle persone non autosufficienti o con scarsa autonomia è decisamente preoccupante sul fronte quali-quantitativo dell’erogazione di servizi socio-sanitari e sociali, aggravata anche dalla frammentazione e parcellizzazione degli interventi a livello centrale.

A quest’ultimo nodo critico ha provato a dare una risposta il  disegno di legge licenziato in corner dal Governo Draghi i cui punti salienti sono così riassumibili: sistema unitario per la non autosufficienza, coordinato dalla Presidenza del Consiglio; finanziamento pubblico con stanziamento di adeguate risorse per  LEPS e LEA; promozione dell’integrazione sociosanitaria con la previsione  di Distretti Sociali accanto ai Sanitari; semplificazione delle procedure per la non autosufficienza e per l’accesso ai diritti riconosciuti attraverso il Punto Unico e le Case di Comunità; progetto personalizzato con approccio biopsicosociale e partecipazione della persona, della famiglia e delle reti di solidarietà, gestito da team di professionisti; budget di cura e assistenza con risorse adeguate; riconoscimento del caregiver famigliare con adeguate tutele; adeguata formazione del personale socio sanitario; nuove forme dell’abitare sociale;
riforma delle RSA per promuovere personalizzazione dei servizi.

Sicuramente il disegno di legge presenta dei punti di forza, o meglio, prova a mettere in campo alcune azioni di carattere generale che dovrebbero alleggerire la vita delle persone non autosufficienti e dei loro datori di cura, come, ad esempio, la creazione di un sistema unitario per la popolazione anziana – fa notare Sergio Pasquinelli su welforum.it -, la riforma dei sistemi di valutazione (da sei passerebbero a due, uno nazionale e uno regionale), così come la riforma dell’indennità di accompagnamento e una maggior integrazione dei servizi domiciliari in termini socio-sanitari.

Ma non mancano – secondo Pasquinelli – zone d’ombra quali l’assenza di previsione di risorse finanziarie, la scarsa attenzione sulle RSA, di cui non di rado si leggono notizie raccapriccianti riguardo al trattamento degli ospiti, il vuoto sul tema dei badanti.

Criticità sono state espresse anche da FISH e FAND, tra le sigle nazionali maggiormente rappresentative dei diritti delle persone con disabilità: «il riferimento al finanziamento delle varie prestazioni sanitarie e socio-sanitarie attraverso fondi già esistenti significa ridurre ancor di più il barile delle già esigue risorse che, in questi fondi, sono dedicate alle persone con disabilità».

E ancora: «la riduzione del monitoraggio sui risultati degli interventi riguardanti LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) e LEA».

Perplessità che, insieme a molte altre tematiche, sono state oggetto di un incontro avvenuto pochi giorni fa tra il presidente della FISH, Vincenzo Falabella, e la neo ministra per le disabilità Alessandra Locatelli.

«La federazione – si legge nel comunicato – ha immediatamente espresso preoccupazione per la situazione economica in cui versano le persone con disabilità e le loro famiglie sollecitando e proponendo al Ministro concreti interventi da portare al nuovo Decreto Aiuti».

«È stato poi affrontato – continua – il tema della Legge Delega sulla disabilità entrando nel merito dei decreti applicativi, chiedendo un immediato confronto con gli uffici preposti alla scrittura delle bozze dei decreti. Ed ancora un passaggio sul PNRR e, non per ultimo, tema caro alla federazione, quale il riconoscimento della figura del caregiver familiare».

La speranza, come sempre, è quella di poter vedere nel tempo risultati che nel concreto migliorino la difficile vita di miglia di persone a cui, oggi, sono negati molti diritti fondamentali.

 

di Ornella Esposito

foto © Maurizio Costanzo Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”

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Save the Children, ecco la call “Diventa un Volontario per l’Educazione!”

Save the Children, organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, realizza il progetto Volontari per l’Educazione.

Il progetto Volontari per l’Educazione nasce in risposta alla crisi educativa prodotta dalla pandemia Covid19 e vuole essere una risposta concreta, qualificata, gratuita e su misura per bambine, bambini e adolescenti (9-17 anni) che in Italia necessitano di un sostegno immediato nello studio online.

Il progetto prevede di affiancare un volontario, adeguatamente formato, ad un singolo bambino/adolescente o ad un piccolo gruppo di bambini/adolescenti per l’accompagnamento dello studio on line.

Il progetto Volontari per l’Educazione ha come obiettivo il recupero degli apprendimenti e della motivazione allo studio di bambini, bambine e adolescenti rafforzando le competenze di base, la voglia di apprendere, perfezionare un metodo di studio e recuperare le lacune in specifiche aree.

Ai volontari, adeguatamente formati, è richiesta una disponibilità di almeno due momenti a settimana, da 1,5 ore ciascuno (per un totale di 3 ore settimanali), nei giorni compresi tra lunedì e venerdì, di pomeriggio (nella fascia oraria 14-18:30). Il tutto per un periodo minimo di 3 mesi.

Se credi fortemente nel valore dell’educazione e vuoi contribuire al contrasto della povertà educativa e la dispersione scolastica allora questa opportunità di volontariato è adatta a te.Compila il form e diventa anche tu Volontario per l’Educazione!                      

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Nati prematuri, in età scolare 1 bambino su 2 è a rischio di problemi cognitivi ed emotivi

Circa un bambino su due nato gravemente pretermine è a rischio di sviluppare un disturbo del neurosviluppo anche lieve.  Questo lo scenario descritto dalla SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza – in occasione della Giornata Mondiale della Prematurità (World Prematurity day), celebrata in più di 60 Paesi, che dal 2011 ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della prematurità e della malattia nei neonati, per dare voce alle famiglie dei piccoli pazienti.

Ogni anno nel mondo 15 milioni di bambini (più di uno ogni 10 nati) nascono prematuri, ossia prima delle 37 settimane di età gestazionale. L’incidenza è in aumento in quasi tutte le nazioni: in Italia ogni anno nascono oltre 30.000 neonati prematuri, pari al 7% delle nascite (fonte Ministero della Salute).

Le difficoltà che possono insorgere con la nascita pretermine non si limitano ai primi anni di vita del bambino, ma possono evidenziarsi anche successivamente, in età scolare per esempio, soprattutto nei soggetti nati estremamente pretermine.

Secondo la SINPIA, in accordo con i dati più recenti della letteratura scientifica, nei soggetti gravemente prematuri in età scolare i punteggi di QI (una delle misure espresse per la valutazione delle funzioni intelletive del bambino), anche se nei limiti della norma, possono essere mediamente inferiori di circa 11-15 punti standard rispetto ai soggetti nati a termine di pari età.

“I progressi recenti nell’ambito della medicina perinatale e della terapia intensiva neonatale hanno portato ad una significativa diminuzione della  mortalità e ad una più modesta riduzione delle sequele neurologiche maggiori a breve e a lungo termine nei neonati prematuri. Tuttavia – spiega la Prof.ssa Elisa Fazzi, Presidente SINPIA e Direttore della U.O. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili e Università di Brescia – con il prolungamento del follow up neonatale anche all’età scolare stiamo rilevando un diverso panorama delle sequele della nascita pretermine, con aumentato rischio di comparsa di disordini del neurosviluppo diversi dalla classica paralisi cerebrale infantile o dalla disabilità intellettiva, quadri apparentemente meno gravi ma con impatto rilevante sull’apprendimento e la qualità della vita, che coinvolgono contemporaneamente più funzioni adattive e hanno  ricadute nell’area della comunicazione, dell’interazione sociale, delle funzioni di regolazione e attentive. La loro espressività è variabile ma può giungere  fino a quadri conclamati di disturbo dello spettro autistico o di disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD)”.

“L’aumentato rischio di disturbi del neurosviluppo nei nati pretermine – spiega la Prof.ssa Simona Orcesi, professore associato di Neuropsichiatria infantile presso l’Università di Pavia e membro del Consiglio Direttivo della SINPIA – è maggiore per quelli con età gestazionali molto basse, è multifattoriale e non ancora sufficientemente chiarito, legato da un lato all’esposizione troppo precoce precoce all’ambiente extrauterino e dall’altro ad una serie di eventi lesionali/dismaturativi che avvengono in una finestra temporale relativamente lunga e che offre potenziale spazio per un intervento precoce sia di tipo farmacologico che di tipo ecologico/abilitativo. La tempestività dell’individuazione dei soggetti potenzialmente a rischio, attuata attraverso un monitoraggio attento del profilo di sviluppo per cogliere i segni precoci anche in soggetti che non presentino segni neurologici maggiori, la presa in carico precoce, che tenga conto del timing di sviluppo neurobiologico, volta a favorire il potenziamento della plasticità cerebrale e della riorganizzazione post lesionale e l’intervento mirato, sulla base del calendario evolutivo delle funzioni emergenti nelle diverse età, sono essenziali per garantire ai soggetti nati prematuri, il massimo potenziale di sviluppo ed il migliore adattamento alla vita quotidiana dall’infanzia fino all’età adulta”.

Sono questi i contributi che SINPIA ha portato in una giornata dedicata al Follow-up del neonato pretermine  recentemente organizzata  a Milano  dalla Società Italiana di Neonatologia, nel corso della quale è stata presentata  la  nuova versione  del manuale sul Follow-up neonatale,  con le indicazioni  revisionate  ed aggiornate

Un  Follow-up che per essere davvero efficace dovrebbe arrivare almeno fino ai 6 anni, prevedere due possibili livelli di approfondimento e che, a fianco delle componenti mediche classiche, nutrizionali, respiratorie e altre,  vede una parte rilevante relativa al neurosviluppo e al supporto alla famiglia e alla qualità di vita. La nuova edizione del manuale è il risultato di due anni di lavoro di una Task Force intersocietaria che ha visto il coinvolgimento attivo  della SINPIA  ed è strettamente correlata  al “Libro Rosso: Standard Organizzativi per l’Assistenza Perinatale” redatto nel 2021 dalla Società Italiana di Neonatologia, che  dedica  una sezione specifica agli standard organizzativi dei servizi/attività di Follow-up in Italia, ispirati in parte anche alle recenti linee guida europee stilate nel 2017 (NICE) e agli standard europei di cura, del 2018 (EFCNI 2).

“I neuropsichiatri infantili, in stretta collaborazione con i neonatologi, i pediatri e gli altri specialisti –  conclude la Dott.ssa Antonella Costantino, Past President della SINPIA e Direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) della Fondazione IRCCS «Ca’ Granda» Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – seguono lo sviluppo dei bambini nati pretermine nei servizi di Follow-up neonatale, garantendo controlli periodici essenziali  per l’individuazione dei segni precoci di sviluppo atipico. Hanno poi un ruolo essenziale nel fornire ai genitori indicazioni sulla gestione del bambino nato pretermine, sulle strategie per la promozione del suo sviluppo neuropsichico e per la riduzione dello stress conseguente alla nascita pretermine e per l’attivazione e il coordinamento degli interventi abilitativi precoci nelle situazioni a rischio o in cui sia già presente un disturbo del neurosviluppo,”.

La tempestività della diagnosi, la presa in carico del piccolo paziente e della sua famiglia, e l’intervento precoce sono essenziali per la riduzione dei rischi che una nascita pretermine può comportare, unitamente alla strutturazione di un ambiente arricchito che possa promuovere lo sviluppo del bambino anche attivando la plasticità cerebrale massima nei primi anni di vita e partendo  dal sostegno ai genitori e dal loro coinvolgimento nel percorso di cura. La centralità della famiglia nell’intervento riabilitativo determina infatti un importante effetto positivo non solo sul bambino ma anche sulla prognosi, riducendo il rischio di difficoltà emotivo-affettive anche a lungo termine  ed potenziando l’efficacia genitoriale.

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Mieloma multiplo, oltre 10mila euro i costi annuali per i pazienti e caregiver

Riduzione e abbandono dell’attività lavorativa, perdita delle giornate di lavoro e calo della capacità produttiva che ammontano a oltre 8.000 euro di costi indiretti per il paziente ogni anno. In aggiunta costi diretti sanitari e non sanitari annui di oltre 2.000 euro dovuti principalmente a spese per l’assistenza personale, l’acquisto di farmaci e le visite specialistiche. Il Mieloma Multiplo, la seconda neoplasia ematologica per incidenza, quindi non solo comporta un impatto negativo a livello fisico e psicologico per il paziente ma è caratterizzato da ‘tossicità finanziarie’ che si traducono in difficoltà economiche sia per i pazienti che i caregiver. Sono questi i principali risultati dell’indagine ‘Viaggio nei costi accessori sostenuti da pazienti e caregiver di Mieloma Multiplo’ promossa da AIL – Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, in collaborazione con l’EMN Research Italy, il Centre for Economic and International Studies and HTA (EEHTA) CEIS di Tor Vergata e con il contributo non condizionante di Sanofi e Takeda, che si pone l’obiettivo di fornire degli strumenti di riflessione per i clinici e le Istituzioni per poter ottimizzare i processi di gestione del Mieloma Multiplo e delle risorse utilizzate, così da poter migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie e l’efficienza del Sistema nel suo complesso. Il ‘viaggio’ tra i costi economici diretti e indiretti dei pazienti con Mieloma Multiplo e dei loro caregiver è stato realizzato attraverso un questionario messo a punto da un Board di esperti costituito da ematologi di rilievo nazionale, distribuito in versione cartacea e online a pazienti afferenti ai vari Centri di ematologia dell’EMN Italy – European Myeloma Network Italy e ai loro caregiver.

‘Il Mieloma Multiplo è una di quelle patologie per le quali è più pressante la necessità di indagare a fondo le esigenze e le richieste dei pazienti proprio per il forte ‘peso’ che questa malattia ha sulla vita delle persone colpite e del loro nucleo familiare. Per questo AIL si è fatta promotrice di questo ‘viaggio’- afferma Giuseppe Toro, presidente Nazionale AIL– i dati emersi dall’indagine saranno motivo di attenta riflessione da parte nostra, dei clinici e dei pazienti. In particolare, un dato ci ha colpito: l’impatto del Mieloma Multiplo sull’attività lavorativa di pazienti e caregiver. Il 53,1% dei pazienti e il 24,5% dei caregiver sono costretti ad abbandonare il proprio lavoro. Riteniamo sia necessario intervenire in questo ambito con azioni di politiche sociali per mitigare l’emorragia di risorse a scapito della qualità di vita dei pazienti e caregiver’. Il Mieloma Multiplo è caratterizzato da un costo elevato della malattia rispetto ad altri tipi di tumore sia per il paziente che per il Sistema. ‘Complessivamente, i costi totali annui per un paziente con Mieloma Multiplo sono stati stimati pari a 10.438 euro dei quali il 78% relativo a costi indiretti, dovuti ad assenteismo e presenteismo, e il 22% a costi diretti sanitari e non sanitari- illustra Francesco Saverio Mennini, Direttore EEHTA-CEIS, Facoltà di Economia, Università di Roma ‘Tor Vergata’ e presidente SIHTA – Società Italiana di Health Technology Assessment– i costi sono risultati strettamente legati all’età del paziente: molto più alti per i pazienti in età lavorativa (circa 11.886 euro), più bassi per le fasce d’età più anziane, per le quali i costi indiretti erano dovuti al caregiver (circa 2.628 euro). A questo dato è importante aggiungere quello relativo al sistema previdenziale. Tra il 2014-2019 è stato registrato un incremento dei beneficiari di assegni ordinari di invalidità (+35%) accompagnati da una riduzione dei beneficiari di pensioni di inabilità (-3%). Questo ha determinato un incremento del 43% dei costi sostenuti dal sistema previdenziale per gli assegni ordinari. Se confrontati con i valori relativi alle altre patologie oncologiche, il Mieloma Multiplo è secondo solo al tumore al polmone, evidenziando una volta di più l’impatto tanto in termini di costi che di disabilità che provoca questa patologia’.

Il Mieloma Multiplo è una patologia rara che rappresenta l’1% di tutti i tumori globalmente considerati e, nonostante ciò, è la seconda neoplasia ematologica per incidenza. In Italia si stimano 6.000 nuovi casi e sono poco più di 35.000 le persone che convivono con la patologia e che sono in trattamento o in follow-up presso Istituti di cura a carattere universitario o ospedaliero. La prevalenza è legata alla sopravvivenza dei pazienti che oggi vivono più a lungo. ‘La sopravvivenza del Mieloma- spiega Mario Boccadoro, Università di Torino, vice presidente European Myeloma Network (EMN)– che tutt’ora è considerata una malattia incurabile, è cambiata negli ultimi 5-10 anni in modo importante, aumentando da tre a cinque volte. I pazienti che abbiamo iniziato a curare 10 anni fa hanno sopravvivenze da 8 a 10 anni. Nel frattempo, la ricerca è andata avanti e le terapie sono ancora migliorate, con risposte complete dal 20 al 70%; quella che sarà la sopravvivenza che saremo riusciti a ottenere con i risultati degli ultimi due-tre anni la vedremo tra 10 anni’. Attualmente sono due gli approcci terapeutici per il trattamento del Mieloma Multiplo. Per i pazienti più giovani o che sono in buone condizioni di salute, senza comorbidità e sotto i 70 anni il trapianto autologo è la terapia d’elezione. Il trapianto viene effettuato dopo una preparazione con farmaci che servono a ridurre il numero delle cellule maligne (induzione): si possono usare associazioni di quattro farmaci che rendono sempre più profonda la risposta; al trapianto segue una terapia di mantenimento con un farmaco orale. Per i pazienti più anziani con patologie associate, si utilizzano le ultime generazioni di anticorpi monoclonali, inibitori del proteosoma, immunomodulanti e cortisone. Il Mieloma Multiplo ha un impatto pesante sulla vita quotidiana dei pazienti dal momento della diagnosi e in seguito a causa del dolore persistente e delle complicanze associate.

‘Il paziente subisce un primo, importante shock al momento della diagnosi. Sentirsi comunicare una diagnosi di Mieloma, che oggi è curabile ma è pur sempre ancora inguaribile, è molto angosciante- sottolinea Daniele Derudas, Dirigente Medico UO di Ematologia e Centro Trapianti Midollo Osseo (CTMO), Ospedale Oncologico di Riferimento Regionale ‘Armando Businco’ di Cagliari- in seguito, dato che la malattia interessa diversi organi, il paziente ne subisce le conseguenze nel lungo periodo. L’interessamento scheletrico di solito è molto diffuso con lesioni ossee, fratture e naturalmente il dolore persistente è l’aspetto che più condiziona la vita e la psiche dei pazienti e che impatta in modo molto significativo sulla qualità della vita. I pazienti possono perdere l’autonomia e tendono ad avere sempre più bisogno degli altri per svolgere alcune normali attività come recarsi in ospedale per i controlli, alzarsi dal letto, fare la spesa.

Tutto questo mina l’autostima e la fiducia in se stessi’. Rispetto alla migrazione sanitaria dovuta alla patologia dall’indagine emerge un dato positivo: il 52% dei pazienti riesce a curarsi nel Centro di riferimento vicino alla propria residenza e non ha necessità di spostarsi. Il dato conferma che per quanto riguarda i tumori del sangue, la rete dei Centri di ematologia è ben distribuita sul territorio nazionale. Il 42% ha fatto brevi spostamenti e solo per il 6% recarsi in un’altra Regione ha comportato la necessità di trovare un alloggio, di questi il 10% ha trovato accoglienza a titolo gratuito nelle Case alloggio dell’AIL.

AIL è da sempre accanto ai pazienti e alle famiglie sostenendo la ricerca scientifica e offrendo supporto e servizi di assistenza sul territorio: trasporto (2.221 viaggi solidali, 9.054 trasporti da e verso l’ospedale), assistenza domiciliare, supporto psicologico, accoglienza gratuita nelle Case alloggio per pazienti e caregiver (2.304 persone ospitate in un anno); tutte attività indispensabili per ridurre i costi indiretti e aiutare le famiglie più vulnerabili a contrastare le spese che gravano il peso della patologia. Tutto questo viene affiancato dall’azione di advocacy per la difesa dei diritti dei pazienti con tumori del sangue. ‘I Gruppi AIL Pazienti portano avanti da tempo attività di empowerment per pazienti e familiari e attività di advocacy rivolta alla tutela dei diritti del malato ematologico- aggiunge Felice Bombaci, Coordinatore nazionale Gruppi AIL Pazienti- un lavoro che richiede impegno continuo e ha un valore molto importante per la nostra Associazione.

Oltre a curare però bisogna prendersi cura della ‘persona’ e dei suoi bisogni, perché la vita dopo una diagnosi di tumore del sangue deve continuare e i pazienti hanno molte altre esigenze oltre a farmaci, visite mediche ed esami. Il nostro compito è affiancare le persone malate al di là dell’aspetto medico e assistenziale; una diagnosi di Mieloma Multiplo comporta problematiche sociali, lavorative, economiche. La vita della famiglia continua e una patologia non deve impedire lo sviluppo di progetti che ogni persona ha per il suo futuro. L’attività di advocacy completa il supporto offerto da AIL e cerca di farsi portavoce di questi bisogni ai tavoli istituzionali’. Il percorso assistenziale del paziente con Mieloma Multiplo dovrà prevedere dei modelli orientati a ottimizzare i processi di gestione della patologia e presa in carico delle persone, razionalizzare le risorse, così da migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari e l’efficienza del Sistema di cure e assistenza.

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POMIGLIANO D’ARCO , ECCO LO SPORTELLO DI ORIENTAMENTO AL LAVORO

Giovani e occupazione, un tema che risulta essere sempre attuale. In tal senso sul territorio di Pomigliano d’Arco, l’Assessorato alle politiche sociali e al lavoro Salvatore Esposito, in collaborazione in il Comune di Pomigliano d’Arco, le cooperative sociali Proodos, il Millepiedi e l’Agenzia per il Lavoro Mestieri Campania, con Job Opportunità, in un momento storico segnato dalla crisi economica e dall’insufficienza di posti di lavoro. Ha aperto lo sportello di orientamento al lavoro. L’obiettivo principale dello sportello “Job Opportunity” è mettere al centro domande e offerte di lavoro, mediante le aziende che faranno da ponte, e non solo.

Il Job Opportunity organizzerà anche seminari di orientamento al lavoro, con lo scopo di promuovere al meglio il profilo professionale dei cittadini in cerca di occupazione.

Un ulteriore accento sarà per “orienta day” dedicato a studenti e a giovani Neet.

Job Opportunity con apertura bii settimanali pomeridiani di Lunedì e Mercoledì dalle ore 15:00 alle ore 18.00, presso la biblioteca comunale in via Vittorio Emanuele è aperto a tutti.

I servizi principali Job Opportunity sono:

Giovani in cerca di primo impiego
Disoccupati
Percettori di ammortizzatori sociali,
Donne in condizione di vulnerabilità

Servizi per i cittadini:

Colloquio individuale di accoglienza
Consulenza nella redazione Del curriculum vitae
Tutoring e counselling orientativo
Sostegno alla ricerca Del lavoro
Consultazione delle opportunità di lavoro dalle aziende Del territorio

Servizi per le aziende:

Ricerca mirata di personale
Tirocini di formazione e orientamento
Ricollocazione del personale
Servizi a favore delle Categorie protette

 

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