“BEFANA IN PIAZZA MERCATO” TORNA LA FIERA DEL GIOCATTOLO E DELLA CALZA

E’ tutto pronto nella storica piazza Mercato e nella vicina Piazza del Carmine, restituita alla città dopo il restauro, per accogliere cittadini e turisti fino al 5 gennaio nel Villaggio della Befana. L’iniziativa rientra nel programma  “Vedi Napoli e poi Torni” sostenuto e promosso dall’Assessorato al Turismo e alle Attività produttive e realizzato in collaborazione con Municipalità II, associazione Cultura Musicant, Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli, Asso-Gio.Ca, Consorzio Botteghe Tessili, Consorzio Antico Borgo Orefici.

Domani, martedì 3 gennaio, alle 18.30, in Piazza Mercato,  il Sindaco Gaetano Manfredi, l’Assessore al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato e il Presidente Commissione Cultura, turismo e attività produttive Luigi Carbone interverranno all’inaugurazione del villaggio della “Befana in Piazza Mercato – Fiera del giocattolo e della calza”.

Torna quindi l’Epifania più tradizionale di Napoli con un evento istituzionale ricco di momenti di intrattenimento dedicati non soltanto ai più piccini. In programma c’è infatti anche la Notte bianca che illuminerà la notte dello shopping  tra il 5 e il 6 gennaio, ed  il concerto di Valentina Stella, in Piazza Mercato giovedì 5 gennaio alle 21.00 (ingresso libero).

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Ambiente, l’allarme di Legambiente: “Un clima da paura con eventi estremi che mettono a repentaglio la vita dei cittadini”

Il 2022 è stato un anno nero in Campania per il clima, segnato da un’accelerazione degli eventi meteo che hanno provocato tanti danni e vittime. Alluvioni, ondate di caldo anomalo e di gelo intenso, frane, mareggiate, siccità, grandinate non hanno risparmiato la nostra regione. Nel 2022 la Campania ha registrato un incremento del +35% di casi rispetto al 2021, parliamo di 23 fenomeni estremi che quest’anno hanno provocato impatti e danni. Nello specifico si sono verificati 17 casi di allagamenti e alluvioni da piogge intense, 4 casi di danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 1 evento da grandinate, 1 evento con l’interessamento di infrastrutture. Molti gli eventi che riguardano due o più categorie, ad esempio casi in cui esondazioni fluviali o allagamenti da piogge intense provocano danni anche alle infrastrutture. Nel 2022 sono aumentati, rispetto allo scorso anno, i danni da allagamenti e piogge intense che passano da 10 nel 2021 a 17 nel 2022 (+70%), i danni da trombe d’aria e raffiche di vento, che passano da 2 nel 2021 a 4 nel 2022 (+100%), Tra le province, quella di Salerno registra un incremento record +175% passando da 4 eventi meteo-idro del 2021 agli 11 del 2022, risultando la seconda provincia d’Italia più colpita dopo Roma. Legambiente presenta i dati di bilancio dell’Osservatorio Città Clima , realizzato in collaborazione con il gruppo Unipol, e sintetizzati nella mappa del rischio climatico

La fotografia scattata dal nostro Osservatorio CittàClima – dichiara Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente – ci restituisce un quadro preoccupante di un anno difficilissimo, concluso con le notizie sulle temperature primaverili di fine dicembre in Italia, sulla tragedia di Casamicciola. Un clima da paura con eventi estremi che mettono a repentaglio la vita dei cittadini causando gravi danni al territorio. E’ urgente un deciso cambio di passo nella lotta alla crisi climatica attraverso politiche climatiche più ambiziose e interventi concreti non più rimandabili. A tal riguardo l’associazione ambientalista, tra le azioni urgenti da mettere in campo, chiede l’approvazione in tempi rapidi del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici aggiornato e pubblicato nei giorni scorsi sul sito del Mase, e che ora dovrà essere oggetto di consultazione pubblica secondo quanto previsto dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica.  “

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Libera elabora i dati pubblicati nel Decreto dell’Agenzia per la Coesione territoriale con la graduatoria dei soggetti assegnatari dei finanziamenti previsti dal PNRR

Duecentocinquantaquattro progetti finanziati che coinvolgono 166 Enti destinatari di beni confiscati finanziati, ubicati in 6 regioni del Sud Italia Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Mancano all’appello la Sardegna e il Molise, che non sono risultati tra i territori assegnatari di fondi. Libera ha elaborato i dati pubblicati nel Decreto dell’Agenzia per la Coesione territoriale con la graduatoria dei soggetti assegnatari dei finanziamenti previsti dal PNRR per la rifunzionalizzazione dei beni confiscati nelle regioni meridionali. Un piano di investimento complessivo di 300 milioni di euro, suddiviso su due linee: la prima, con una dotazione finanziaria di 250 milioni e regolata da un Avviso pubblico; la seconda, con una dotazione di 50 milioni, a valere su una procedura concertativo negoziale.

Dopo la pubblicazione della graduatoria – commenta Tatiana Giannone, referente beni confiscati di Liberasi entra nella fase operativa che dovrà portare all’esecuzione degli interventi progettati dai Comuni. Sarà fondamentale monitorare con attenzione questi percorsi, perché i finanziamenti a disposizione vengano impiegati presto e bene. Noi proveremo a fare la nostra parte, partendo dalla della nostra esperienza sul monitoraggio civico dei beni confiscati già alla base di altre azioni, tra le quali in particolare il report RimanDATI con l’obiettivo di rendere quanto più trasparente la filiera del percorso che riguardano i singoli beni oggetto di finanziamento. Mettere a disposizione dati chiari e accessibili è il primo passo per garantire la piena conoscibilità di questi percorsi.

Libera ha effettuato una prima elaborazione dei dati, lavorando su quelli contenuti nel Decreto dell’Agenzia per la Coesione e incrociandoli con altri già in nostro possesso, come quelli sul ranking della trasparenza di RimanDATI relativi alla pubblicazione degli elenchi dei beni confiscati da parte degli Enti territoriali. I progetti finanziati sono in totale 254. Di questi, 242 sono relativi all’Avviso e sono stati finanziati complessivamente con 249.151.509,07 €. I restanti 12 progetti sono stati approvati a valere sulla procedura negoziale e ad essi sono andati complessivamente 50.206.670,07 €. In totale sono 166 gli Enti destinatari di beni confiscati finanziati, ubicati in 6 regioni del Sud Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). In termini percentuali, la Basilicata si vede approvato il 100% dei progetti presentati (3 su 3). Molto alta la percentuale anche in Abruzzo, con il 59% di progetti approvati (40 su 93). Seguono la Calabria (46%, 59 progetti approvati su 128 presentati), la Puglia (43%, 40 su 93), la Campania (42,6%, 75 su 176) e la Sicilia il 36,5% (64 su 175). Mancano all’appello la Sardegna e il Molise, che non sono risultati tra i territori assegnatari di fondi. Il numero più ampio di progetti finanziati si registra in Campania, con 75 progetti approvati (72 Avviso e 3 procedura negoziale) per 51 Enti territoriali, con un investimento complessivo pari a oltre 109 milioni di euro (il 36,5% del totale). Seguono la Sicilia (64 progetti, 44 Enti, poco più di 83 milioni di euro, pari al 27,7% delle risorse totali), la Calabria (59 progetti, 35 Enti, quasi 58 milioni di euro, pari al 19,3% delle risorse totali), la Puglia (40 progetti, 26 Enti, circa 37 milioni di euro, pari al 12,4% delle risorse totali), l’Abruzzo (13 progetti, 7 Enti, quasi 8,5 milioni di euro pari al 2,8% delle risorse totali) e Basilicata (3 progetti, 3 Enti, circa 3,3 milioni di euro pari all’1,1% delle risorse totali).

Incrociando questi dati- commenta Libera- con i dati sulla trasparenza degli Enti di adempiere all’obbligo di pubblicazione degli elenchi dei beni confiscati trasferiti al loro patrimonio indisponibile contenuti nel nostro dossier RimanDati le Regioni più “virtuose” sulla trasparenza dei dati vede in testa la Campania, con un punteggio di 35.9. Seguono la Puglia (28.0), la Calabria (18.9), la Sicilia (16.8) e l’Abruzzo (14.7). Chiude la Basilicata, con un ranking pari a 0. Questi dati- conclude Libera– ci raccontano come una quantità importante di finanziamenti sia stata destinata a regioni i cui Enti non brillano in fatto di trasparenza sui beni confiscati. Circostanza che, una volta di più, ci induce a richiedere con determinazione che si accresca la qualità e la quantità di informazioni pubblicate da parte dei Comuni sul patrimonio confiscato a loro destinato”.

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Piantare un albero e riforestare il pianeta, basta un click per farlo

Contribuire a salvare il Pianeta con un click è possibile e non è mai stato così facile. Se la tecnologia è la causa principale del cambiamento climatico, può esserne anche la soluzione. Grazie a internet, per esempio, oggi è possibile riforestare il Pianeta senza doversi nemmeno sporcare le mani. In pochi minuti, infatti, è possibile piantare un albero o addirittura un’intera foresta: Ong e organizzazioni no profit danno la possibilità, a chi vuol fare la propria parte per l’ambiente senza troppe complicazioni, di dar vita al proprio bosco, direttamente dal divano di casa. Piantare alberi, d’altronde, si è dimostrata una delle soluzioni più efficienti e pratiche per combattere il cambiamento climatico, in quanto boschi e foreste sono in grado di sequestrare grandi quantità di CO2 libera in atmosfera.

A meno che non si vuol far crescere una quercia sul balcone di casa o sul pianerottolo, diventare “farmer digitali” è un modo innovativo per entrare in contatto con la natura, almeno virtualmente, ma sopratutto, per sentirsi partecipi della soluzione e non solo del problema climatico. Poter piantare un albero con tale facilità rappresenta una speranza per tutti gli ecosostenitori disillusi dall’inconsistenza delle politiche ambientali dei governi. Una speranza per coloro che credono nella possibilità di tener testa al sentimento di impotenza che si prova di fronte ad una sfida globale come la crisi climatica, ed evitare di dover ancora sentire il sapore acre in bocca di una sconfitta quasi annunciata. Restituire al Pianeta parte del suo ecosistema è la chiave per riequilibrare una bilancia che pesa ancora a sfavore della natura, con la quale l’uomo ha perso il suo naturale legame simbiotico. Ignorandone il ruolo di madre e di casa comune e attribuendone il valore di una merce che non dovrà mai pagare, ha finito per comprometterne la sopravvivenza.

E con la sopravvivenza della natura, la sua stessa. Grazie alla riforestazione però, oltre ad aiutare l’ecosistema, si può ristabilire anche la connessione e l’interdipendenza con chi lo abita. Ripristinare le foreste non solo riduce il rischio di siccità e di calamità naturali ma genera posti di lavoro, incrementa il benessere delle comunità locali e aiuta il turismo. Ha un ruolo cruciale soprattutto nel proteggere la biodiversità, da cui dipende anche la nostra sopravvivenza, dato che l’85% delle specie terrestri vive proprio nelle foreste tropicali. Tree-nation, tra le più importanti organizzazioni no profit del settore, nata nel 2006 in seguito ad un singolo progetto in Niger, ad oggi è stata in grado di piantare 26 milioni di alberi in più di 90 diversi progetti di riforestazione in 5 continenti, con un saldo positivo per l’ambiente di 3 milioni e mezzo di tonnellate di CO2 compensate. Riconosciuta nel 2007 partner ufficiale dell’UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, l’organizzazione fondata da Maxime Renaudin ha visto crescere sensibilmente i suoi numeri negli ultimi anni. Nel corso del 2022 sono stati piantati 11.458.400 alberi.

Un risultato considerevole che non soddisfa ancora l’obiettivo degli organizzatori di 14 milioni di nuovi alberi ogni anno. Attraverso innovativi software come l’albero virtuale e la foresta online, Tree-nation ha coinvolto, fino ad ora, più di mezzo milione di privati cittadini e 13000 aziende, che con un piccolo gesto si fanno promotori di un futuro più sostenibile. Il cambiamento climatico, è ormai risaputo, dipende dalle azioni e dalle scelte di consumo che ogni singolo abitante del Pianeta compie ogni giorno. Ogni condotta personale ha conseguenze dirette e indirette sul clima globale e condiziona, direttamente o indirettamente, le scelte dell’intera società. Consci o meno della propria responsabilità individuale, molto spesso ci si trova davanti all’impossibilità di far coesistere scelte ecosostenibili con la vita quotidiana, sia privata che lavorativa. A parte manifestare in piazza, fare la raccolta differenziata e stare attenti alle proprie abitudini quotidiane, non è sempre facile per una singola persona compiere azioni a favore del clima. Il compito di supportare e facilitare la volontà dei cittadini di ridurre il proprio e l’altrui impatto sull’ambiente spetta in larga parte ai governi, che, però, ancora stentano a mettere a disposizione della popolazione i mezzi necessari per contrastare la crisi climatica. Da questo presupposto si può comprendere l’urgenza di supportare le iniziative private per la lotta ai cambiamenti climatici, che forniscono concreti strumenti individuali per essere protagonisti di un cambiamento positivo.

di Valerio Orfeo

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Capodanno a Napoli, oggi il primo grande evento è dedicato a Pino Daniele

Inizia oggi nella Galleria Umberto I° di Napoli – con ingresso libero fino ad esaurimento capienza – il lungo Capodanno napoletano che avrà altri appuntamenti il 30, 31 dicembre e il 01 gennaio.Napoli è la prima città d’Italia che festeggia per 4 giorni la fine del 2022 e l’inizio del 2023 e lo farà nel segno del più grande musicista contemporaneo che la città ha partorito: Pino Daniele.

Lo spettacolo è organizzato dalla Fondazione Pino Daniele Ets che presenta “QUALCOSA ARRIVERÀ Audiovisual Live Performance”, un grande concerto eseguito da giovani talenti selezionati da Accademie e Conservatori che coinvolgerà altre figure artistiche simbolo di Napoli come Eduardo De Filippo e Massimo Troisi. Il concerto prevede proiezioni di elaborazioni audiovisive, reinterpretazioni dal vivo e performance virtuali con la voce e la chitarra di Pino.

L’evento, che rientra nelle linee guida del progetto Napoli Città della Musica, si svolgerà in un luogo storico di incontro e simbolo del risanamento della città, che per la prima volta accoglierà le realtà creative di 40 giovani talenti con un’identità musicale; allievi provenienti da nord al sud Italia, che interpreteranno in chiave originale il genio di Pino Daniele, artefice più rappresentativo di un nuovo sound mediterraneo fatto di stati d’animo, di contaminazione, di radici e di nuovi orizzonti, caratterizzati da uno stile unico, perché la personalità è il primo linguaggio che abbiamo per comunicare con gli altri. Valori condivisi dai giovani talenti che saliranno sul palco, scelti tra gli studenti che si preparano al mondo del lavoro attraverso gli istituti del circuito afam (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) provenienti dai dipartimenti di Musica Elettronica, Pop Rock, Jazz e della Classica.

L’opera dell’artista resta in vita testimone della grande tradizione e del rinnovamento. Intellettuali ed artisti che frequentarono la Galleria Umberto I° ispirarono e diventarono anche molti dei personaggi delle commedie di De Filippo. All’immenso Eduardo è dedicato un momento speciale con proiezioni e live: le immagini saranno tratte dal documentario “Il nostro Eduardo” di Didi Gnocchi e Michele Mally, mentre il live sarà eseguito da un quartetto classico che accompagnerà le registrazioni della chitarra di Pino sulle note di “’O presepe”, uno degli strumentali che Pino compose e dedicò proprio al maestro del teatro che in una delle sue commedie più famose, “Natale in casa Cupiello”, affrontò la relazione e gli scontri tra tradizione e nuovo mondo. Un omaggio con il beneplacito della Famiglia De Filippo.

Il luogo di questo evento assume così anche una valenza per il rilancio culturale, uno scenario che accoglierà il dialogo dei nuovi linguaggi musicali ed audiovisivi. Le immagini live dello show saranno proiettate sulle facciate dei palazzi della galleria e su uno schermo da proiezione sotto la cupola.

I Virtual Live con la voce e la chitarra di Pino saranno presenti anche in brani come Quando, Terra Mia, Napule è, e per un omaggio a Massimo Troisi: una performance audiovisiva su “Qualcosa arriverà” brano che Pino scrisse nel 1987 per il film di Massimo “Le vie del signore sono finite”, le immagini per l’elaborazione video sono fornite dalla famiglia Troisi.

 

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L’Unione Buddhista Italiana sostiene la Fondazione ANT: “Potenziata l’assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore”

Da sempre ANT lavora per difendere la dignità e la qualità della vita di chi è malato di tumore, in ogni fase della malattia. La pandemia da Covid-19 è stata un ulteriore banco di prova per la mission della Fondazione e con il protrarsi dell’emergenza sanitaria si è confermata la necessità di intensificare l’attività di assistenza domiciliare ai pazienti oncologici: riuscire ad assistere le persone a casa, infatti, significa non solo personalizzare l’intervento sul singolo paziente e limitare gli accessi in ospedale, ma anche sostenere i caregiver, migliorando la qualità di vita di tutto il nucleo familiare, dal punto di vista psico-fisico e nella dimensione affettiva e relazionale. Il tutto con un notevole contenimento dei costi sanitari.

In particolare grazie al generoso sostegno dell’Unione Buddhista Italiana attraverso i fondi 8xmille, nel periodo da settembre 2021 a fine agosto 2022, ANT ha potuto continuare a garantire cure mediche, sostegno psicologico e supporto alle famiglie in tre territori specifici – Brescia, Civitanova Marche e la BAT – al Nord, Centro e Sud Italia.

“La dignità della vita è un valore comune tra noi e l’Unione Buddhista Italiana che da tempo ci è vicina e che, tra il 2021 e il 2022, ha scelto di sostenerci in tre province, da Nord a Sud, con caratteristiche comuni per l’ampiezza del territorio coperto dalle équipe ANT – commenta Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione ANT – È per noi motivo di particolare orgoglio avere accanto una realtà come UBI che, nel suo rappresentare l’insieme del movimento buddhista nel nostro Paese, si rende parte attiva della comunità sostenendo progetti umanitari e sociali rivolti alle categorie più fragili, quali sono i nostri pazienti”.

“Essere al fianco delle persone morenti non è un compito semplice. Alleviare, almeno un po’ della loro sofferenza richiede una dedizione del cuore, non solo professionalità. Richiede di mettere al primo posto ciò che significa la parola umanità, oltre una banale e facile compassione – ha dichiarato Stefano Davide Bettera, portavoce dell’Unione Buddhista Italiana – ANT rappresenta da anni questo impegno e questa dedizione. La nostra vicinanza e il nostro sostegno al lavoro prezioso di tutti voi è un gesto di riconoscenza e gratitudine per la luce e il calore straordinari che sapete portare nelle giornate di tante famiglie italiane”.

Il contributo di UBI ha consentito infatti di dare continuità a un medico e uno psicologo dell’équipe ANT a Brescia, città che è stata duramente colpita dalla pandemia e dove ANT è presente dal 2001 con una media di circa 400 pazienti all’anno. L’intervento domiciliare degli operatori ANT è particolarmente prezioso in una provincia come quella di Brescia – la più ampia della Lombardia – che si estende dalla pianura fino alla montagna e dove può essere difficoltoso raggiungere ospedali o ambulatori per ricevere terapia del dolore o terapie infusionali, effettuare prelievi o trasfusioni. Tutte prestazioni che con ANT possono essere ricevute direttamente a casa, gratuitamente e senza necessità di spostarsi: Un vero sollievo – racconta la moglie di un paziente 92enne, assistito dalla dottoressa Dafni Vouldarigou – Dopo diversi ricoveri sono riuscita a tenerlo a casa e con ANT può fare tutto qui, anche la trasfusione”.

Caratteristiche simili alla provincia di Brescia anche nel Sud delle Marche, a Civitanova Marche, dove l’équipe ANT copre un vasto territorio, dal mare alle colline, raggiungendo anche le abitazioni più isolate. Qui il contributo di UBI ha consentito di sostenere il lavoro di un medico e di uno psicologo, altra figura fondamentale dell’équipe perché di supporto al paziente ma anche ai familiari. A Civitanova e comuni limitrofi ANT è presente dal 1997 e ogni anno si dedica a circa 400 pazienti con una media di 112 visite a paziente: “I nostri pazienti sono particolarmente fragili, spesso sono anziani o con un supporto familiare non massimale – spiega Maria Solipaca, medico coordinatore dell’équipe Marche Sud – Spesso hanno difficoltà a raggiungere gli ambulatori in ospedale e la nostra presenza sul territorio diventa indispensabile, soprattutto nelle difficoltà dell’emergenza sanitaria che ci ha investiti in questi ultimi anni. In questi frangenti ANT è stato forse l’ultimo baluardo della sanità”.

Infine la BAT (Barletta, Andria e Trani), altra provincia dove il lavoro delle équipe ANT a casa dei pazienti è indispensabile. Il contributo di UBI ha sostenuto le attività di uno psicologo e un infermiere: “Da quando è cominciata l’emergenza Covid-19 il lavoro della nostra équipe non si è ridotto, anzi. Siamo rimasti sempre operativi portando gratuitamente a casa tutto quello di cui il Sofferente può avere bisogno: visite domiciliari, medicazioni e interventi più complessi  – commenta la dottoressa Rosalia Petronelli – Sono sempre di più le persone che si rivolgono a noi”.

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