03 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Fabio D’Auria, è un attivista napoletano di 46 anni, ha partecipato a varie missioni sulle navi delle Ong nel Mediterraneo con l’unico intento di salvare vite umane ed è un testimone diretto del percorso accidentato che i naufraghi sono costretti a percorrere per inseguire, su imbarcazioni di fortuna, la felicità in Europa. Ciò che ha visto, dice «ti rimane dentro. Dopo aver partecipato all’ultima missione sulla Geo Barents, sento ora l’esigenza di fermarmi un attimo perché l’attività di salvataggio e la messa in sicurezza delle persone ti fa perdere la percezione del tempo. Ho partecipato al salvataggio di circa 1800 persone in tutto e il coinvolgimento è enorme. Anche un equipaggio di una Ong può vedere messa a repentaglio la propria incolumità».
Le missioni di Fabio – Dopo una lunga esperienza nella lotta al razzismo, Fabio ha capito che aveva bisogno di allargare gli orizzonti per sentirsi davvero appagato nella sua azione di aiuto in favore di chi è in difficoltà. Così ha deciso prima di recarsi per alcuni mesi in Spagna per aiutare a preparare le imbarcazioni della Open Arms poi, dopo aver conseguito una serie di certificazioni ed attestati, ha partecipato a vari salvataggi, con missioni nelle acque del Mediterraneo in zona Sar con l’Astral della Open Arms, la Open Arms 1 e la Geo Barents, imbarcazione di Medici Senza Frontiere che lo scorso novembre è rimasta per 10 giorni in acqua per il mancato ok allo sbarco del Governo italiano di Giorgia Meloni che ha creato anche un incidente diplomatico con la Francia. «Innanzitutto – afferma Fabio – va cambiata la narrazione rispetto alle partenze delle persone dalla Libia che attraversano il mare. L’immagine dei soccorsi di persone di colore nero sui gommoni che una certa politica usa per propaganda, vista anche la recente stretta decisa sulle Organizzazioni non governative (il decreto varato il 28 dicembre scorso dal Consiglio dei Ministri prevede un salvataggio per volta soltanto, il rispetto del porto indicato senza discussioni in pratica, multe e confische delle navi in caso di codici di condotta violati ndr.), è distante da ciò che accade realmente in mare. Ci sono famiglie di diverse etnie che partono non solo per la guerra ma anche a causa dei cambiamenti climatici, delle carestie, per l’assenza di prospettive economiche». In proposito, D’Auria aggiunge: «Sulle navi delle Ong ho incontrato anche un minore tunisino di 10 anni non accompagnato e un 12enne egiziano, tanto per fare degli esempi. Allo stesso tempo, mi sono imbattuto in una famiglia siriana composta da padre madre, 4 bambini zio e nonno quest’ultimo con problemi alla vista». Fabio dice di aver ascoltato dai componenti di questo nucleo che la partenza verso l’Europa era motivata dal fatto che «il negozio di ortofrutta che gestivano era ormai sguarnito. La guerra in Siria e il mancato arrivo della merce rendevano inutile tenerlo aperto. Questa testimonianza è lampante, fa capire che il problema migratorio è molto più complesso di come lo si racconta o lo si percepisce. I motivi per cui molti tentano un difficile arrivo in Europa sono svariati e tutti validi».
La prigionia in Libia – Uomini, donne, bambini, che tentano la traversata del mare partendo dai vari Paesi dell’Africa subshariana dell’Africa del Nord, dal Bangladesh, dal Pakistan, dalla Siria e da altre nazioni del Medio Oriente hanno conosciuto l’orrore dei centri di detenzioni illegali in Libia, Paese dal quale poi partono le imbarcazioni verso l’Europa attraverso il Mediterraneo che le navi Ong intercettano spesso nelle varie zone Sar (italiane, maltesi, tunisine). Anche in questo caso Fabio D’Auria fa il racconto di un incontro fatto sulla Geo Barents. «Ho conosciuto un ragazzo pakistano poco più che ventenne che attendeva come tutti finalmente un approdo a terra. Mi fece vedere delle foto del Pakistan, quando tentò per la prima volta mesi addietro di lasciare il Paese. A un certo punto mi indicò un’immagine di un ragazzo in carne: era lui stesso. Non l’ho riconosciuto perché la persona che avevo di fronte era magrissima, conseguenza della detenzione di alcuni mesi nei centri libici. Avevo davanti uno spettro. Lì mi sono sentito male per quanto aveva vissuto. Capite cosa vivono le persone che tentano la traversata in mare? Le Ong fanno un lavoro importante, anche se effettuano il 10% dei salvataggi rispetto alle decine di migliaia di soccorsi della Guardia Costiera Italiana». Ora questo ragazzo, insieme ai suoi connazionali con cui Fabio è in contatto, sta chiedendo l’asilo in Italia e nel frattempo sta imparando la lingua.
L’esperienza della Geo Barents – Anche in queste ore la nave Geo Barents ha effettuato dei salvataggi nel Mediterraneo. Sulla nave di Medici Senza Frontiere, nei giorni caldi e drammatici di novembre, c’era pure Fabio D’Auria. Di quell’esperienza a bordo dell’imbarcazione – che poi ha proseguito con altri salvataggi – c’erano 572 persone tratte in salvo tra il 27 e il 29 ottobre, Fabio porta ancora i segni nell’anima e nei ricordi visivi. «Qualcuno voleva che andassimo in Norvegia perché la nave batteva quella bandiera e si decise per lo sbarco selettivo. A bordo c’era gente senza una gamba, con cicatrici, ammassate e il governo non ci faceva sbarcare», ricorda Fabio. La tensione, prima della conclusione dello sbarco a Catania, arrivò alle stelle. «Tre siriani si tuffarono in mare, (uno di questi per riprendere gli altri due). Io ero di guardia nella parte superiore della nave – descrive D’Auria – ho dato io l’allarme e lanciato i salvagente. Il gesto fu fatto perché nonostante vedessero la terra ferma, le autorità non ci facevano sbarcare. Sono stati momenti concitati, una cinquantina di persone era pronta a buttarsi in mare rischiando di farsi male seriamente e ho visto altri che si procuravano ferite da soli e davano testate verso i muri. Io ho tentato di fare la mia parte per riportare la calma, frutto anche delle esercitazioni fatte con Msf, ma era complicato perché con la notizia dello sbarco selettivo sulla Geo Barents la situazione divenne ulteriormente tesa. È stato davvero difficile». Sino all’epilogo positivo dello sbarco a Catania dell’8 novembre 2022, dopo giorni d’angoscia. Vista tutta quest’esperienza accumulata, Fabio D’Auria è pronto a chiarire: «Non si pensi che chi effettui salvataggi in mare rimanga impassibile dinanzi alle difficoltà delle persone soccorse, al mare in tempesta, ai bambini che nascono sulle navi, alle donne che fuggono anche da mariti violenti oltre che da prospettive di vita impossibili in Africa e Asia. Anche i soccorritori soffrono di sindrome post traumatica. È incredibile, si parla della sindrome post bellica dei militari ma mai di quella degli attivisti in mare. Io l’ho vissuto sulla mia pelle. Dopo una delle prime missioni con la Astral della Open Arms (in zona Lampedusa con il salvataggio di circa 200 persone ndr.) sono rimasto 10 giorni senza riuscire a parlare. Immaginate, dunque, la condizione psicologica dei naufraghi che comunque hanno una forza d’animo incredibile perché determinate a cercare felicità in Europa. A qualunque costo. Molti di quelli che ho contribuito a salvare mi hanno ringraziato, ma io ho risposto loro: “Cosa avreste fatto a parti invertite?’’. Si tratta di mutuo soccorso, quello che dovrebbe sempre prevalere»
di Antonio Sabbatino
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02 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
“Sono qui per ricordarvi che abbiamo ancora bisogno di voi perché le malattie rare, la mutazione del gene piga e altre malattie orfane di cura, hanno bisogno del vostro sostegno”. L’attrice Ilaria Spada, madrina dell’associazione Gene Piga Italia con sede ad Otricoli, torna sui social con un nuovo video dedicato alla realtà di volontariato nata in pieno lockdown con l’obiettivo di dare una speranza di cura ai bambini affetti dalla malattia.
“Grazie alle vostre generosissime donazioni – dice Ilaria Spada – siamo riusciti a finanziare il bando di Telethon. Il progetto è stato approvato dal comitato etico del Bambino Gesù, siamo in attesa che Aifa dia l’approvazione e presto vi daremo buone e importanti notizie”.
L’associazione Gene Piga Italia, nata dalla grinta di mamme coraggio che sono riuscite a raccogliere i fondi per mettere insieme la cifra necessaria all’avvio del progetto di cura e sperimentazione sulla malattia, ad oggi orfana di studi, è grata ai tantissimi sostenitori.
“Grazie al sostegno di moltissime persone – dice la presidente, Caterina Boria – siamo riusciti a raggiungere in meno di un anno il nostro primo, grande obiettivo, quello di partecipare al Fall Seed Grant di Fondazione Telethon. Un piccolo seme nel terreno fertile della ricerca scientifica che, siamo certi, attecchirà, crescerà e ci darà grandi frutti per migliorare le condizioni cliniche di tutti i bambini con questa rara malattia”.
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02 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
I Tenori del Teatro San Carlo di Napoli in concerto a Torre Annunziata. Si terrà sabato 7 gennaio presso la Chiesa dello Spirito Santo (Chiesa del Carmine), alle 18.30, l’atteso evento organizzato dal Rotary Club Torre Annunziata Oplonti. “Enrico Caruso, analisi di una leggenda” è il nome dello spettacolo che sarà portato in scena per la prima volta a Torre Annunziata e che ha riscosso grande successo in Italia e Europa.
Un viaggio nella carriera del celebre tenore, durante il quale ci si soffermerà sui momenti più importanti della vita personale e professionale. Uno spettacolo che unisce musica, proiezione di filmati, oltre naturalmente all’interpretazione dei principali brani di quello che è definito il più grande tenore di tutti i tempi.
Una voce narrante inoltre illustrerà al pubblico la complessità del personaggio, la sua ascesa all’olimpo della lirica, oltre ad analizzare l’uomo, il Caruso intimo. Uno spettacolo portato in scena in diversi teatri d’Italia e d’Europa, riscuotendo ogni volta successo di critica e di pubblico e che per la prima volta si terrà a Torre Annunziata. Il Club Rotary Torre Annunziata Oplonti ha organizzato l’evento a scopo benefico: il ricavato della serata sarà devoluto alla Rotary Foundation a sostegno della campagna “Polio Plus” e a sostegno della popolazione ucraina.
Per info e prenotazione tagliandi d’ingresso ci si può rivolgere alla Segreteria del Rotary Club al 3478751047
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02 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
E’ tutto pronto nella storica piazza Mercato e nella vicina Piazza del Carmine, restituita alla città dopo il restauro, per accogliere cittadini e turisti fino al 5 gennaio nel Villaggio della Befana. L’iniziativa rientra nel programma “Vedi Napoli e poi Torni” sostenuto e promosso dall’Assessorato al Turismo e alle Attività produttive e realizzato in collaborazione con Municipalità II, associazione Cultura Musicant, Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli, Asso-Gio.Ca, Consorzio Botteghe Tessili, Consorzio Antico Borgo Orefici.
Domani, martedì 3 gennaio, alle 18.30, in Piazza Mercato, il Sindaco Gaetano Manfredi, l’Assessore al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato e il Presidente Commissione Cultura, turismo e attività produttive Luigi Carbone interverranno all’inaugurazione del villaggio della “Befana in Piazza Mercato – Fiera del giocattolo e della calza”.
Torna quindi l’Epifania più tradizionale di Napoli con un evento istituzionale ricco di momenti di intrattenimento dedicati non soltanto ai più piccini. In programma c’è infatti anche la Notte bianca che illuminerà la notte dello shopping tra il 5 e il 6 gennaio, ed il concerto di Valentina Stella, in Piazza Mercato giovedì 5 gennaio alle 21.00 (ingresso libero).
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02 Gen, 2023 | Comunicare il sociale
Il 2022 è stato un anno nero in Campania per il clima, segnato da un’accelerazione degli eventi meteo che hanno provocato tanti danni e vittime. Alluvioni, ondate di caldo anomalo e di gelo intenso, frane, mareggiate, siccità, grandinate non hanno risparmiato la nostra regione. Nel 2022 la Campania ha registrato un incremento del +35% di casi rispetto al 2021, parliamo di 23 fenomeni estremi che quest’anno hanno provocato impatti e danni. Nello specifico si sono verificati 17 casi di allagamenti e alluvioni da piogge intense, 4 casi di danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 1 evento da grandinate, 1 evento con l’interessamento di infrastrutture. Molti gli eventi che riguardano due o più categorie, ad esempio casi in cui esondazioni fluviali o allagamenti da piogge intense provocano danni anche alle infrastrutture. Nel 2022 sono aumentati, rispetto allo scorso anno, i danni da allagamenti e piogge intense che passano da 10 nel 2021 a 17 nel 2022 (+70%), i danni da trombe d’aria e raffiche di vento, che passano da 2 nel 2021 a 4 nel 2022 (+100%), Tra le province, quella di Salerno registra un incremento record +175% passando da 4 eventi meteo-idro del 2021 agli 11 del 2022, risultando la seconda provincia d’Italia più colpita dopo Roma. Legambiente presenta i dati di bilancio dell’Osservatorio Città Clima , realizzato in collaborazione con il gruppo Unipol, e sintetizzati nella mappa del rischio climatico.
“La fotografia scattata dal nostro Osservatorio CittàClima – dichiara Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente – ci restituisce un quadro preoccupante di un anno difficilissimo, concluso con le notizie sulle temperature primaverili di fine dicembre in Italia, sulla tragedia di Casamicciola. Un clima da paura con eventi estremi che mettono a repentaglio la vita dei cittadini causando gravi danni al territorio. E’ urgente un deciso cambio di passo nella lotta alla crisi climatica attraverso politiche climatiche più ambiziose e interventi concreti non più rimandabili. A tal riguardo l’associazione ambientalista, tra le azioni urgenti da mettere in campo, chiede l’approvazione in tempi rapidi del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici aggiornato e pubblicato nei giorni scorsi sul sito del Mase, e che ora dovrà essere oggetto di consultazione pubblica secondo quanto previsto dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica. “
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29 Dic, 2022 | Comunicare il sociale
Duecentocinquantaquattro progetti finanziati che coinvolgono 166 Enti destinatari di beni confiscati finanziati, ubicati in 6 regioni del Sud Italia Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Mancano all’appello la Sardegna e il Molise, che non sono risultati tra i territori assegnatari di fondi. Libera ha elaborato i dati pubblicati nel Decreto dell’Agenzia per la Coesione territoriale con la graduatoria dei soggetti assegnatari dei finanziamenti previsti dal PNRR per la rifunzionalizzazione dei beni confiscati nelle regioni meridionali. Un piano di investimento complessivo di 300 milioni di euro, suddiviso su due linee: la prima, con una dotazione finanziaria di 250 milioni e regolata da un Avviso pubblico; la seconda, con una dotazione di 50 milioni, a valere su una procedura concertativo negoziale.
“Dopo la pubblicazione della graduatoria – commenta Tatiana Giannone, referente beni confiscati di Libera–si entra nella fase operativa che dovrà portare all’esecuzione degli interventi progettati dai Comuni. Sarà fondamentale monitorare con attenzione questi percorsi, perché i finanziamenti a disposizione vengano impiegati presto e bene. Noi proveremo a fare la nostra parte, partendo dalla della nostra esperienza sul monitoraggio civico dei beni confiscati già alla base di altre azioni, tra le quali in particolare il report RimanDATI con l’obiettivo di rendere quanto più trasparente la filiera del percorso che riguardano i singoli beni oggetto di finanziamento. Mettere a disposizione dati chiari e accessibili è il primo passo per garantire la piena conoscibilità di questi percorsi.”
Libera ha effettuato una prima elaborazione dei dati, lavorando su quelli contenuti nel Decreto dell’Agenzia per la Coesione e incrociandoli con altri già in nostro possesso, come quelli sul ranking della trasparenza di RimanDATI relativi alla pubblicazione degli elenchi dei beni confiscati da parte degli Enti territoriali. I progetti finanziati sono in totale 254. Di questi, 242 sono relativi all’Avviso e sono stati finanziati complessivamente con 249.151.509,07 €. I restanti 12 progetti sono stati approvati a valere sulla procedura negoziale e ad essi sono andati complessivamente 50.206.670,07 €. In totale sono 166 gli Enti destinatari di beni confiscati finanziati, ubicati in 6 regioni del Sud Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). In termini percentuali, la Basilicata si vede approvato il 100% dei progetti presentati (3 su 3). Molto alta la percentuale anche in Abruzzo, con il 59% di progetti approvati (40 su 93). Seguono la Calabria (46%, 59 progetti approvati su 128 presentati), la Puglia (43%, 40 su 93), la Campania (42,6%, 75 su 176) e la Sicilia il 36,5% (64 su 175). Mancano all’appello la Sardegna e il Molise, che non sono risultati tra i territori assegnatari di fondi. Il numero più ampio di progetti finanziati si registra in Campania, con 75 progetti approvati (72 Avviso e 3 procedura negoziale) per 51 Enti territoriali, con un investimento complessivo pari a oltre 109 milioni di euro (il 36,5% del totale). Seguono la Sicilia (64 progetti, 44 Enti, poco più di 83 milioni di euro, pari al 27,7% delle risorse totali), la Calabria (59 progetti, 35 Enti, quasi 58 milioni di euro, pari al 19,3% delle risorse totali), la Puglia (40 progetti, 26 Enti, circa 37 milioni di euro, pari al 12,4% delle risorse totali), l’Abruzzo (13 progetti, 7 Enti, quasi 8,5 milioni di euro pari al 2,8% delle risorse totali) e Basilicata (3 progetti, 3 Enti, circa 3,3 milioni di euro pari all’1,1% delle risorse totali).
Incrociando questi dati- commenta Libera- con i dati sulla trasparenza degli Enti di adempiere all’obbligo di pubblicazione degli elenchi dei beni confiscati trasferiti al loro patrimonio indisponibile contenuti nel nostro dossier RimanDati le Regioni più “virtuose” sulla trasparenza dei dati vede in testa la Campania, con un punteggio di 35.9. Seguono la Puglia (28.0), la Calabria (18.9), la Sicilia (16.8) e l’Abruzzo (14.7). Chiude la Basilicata, con un ranking pari a 0. Questi dati- conclude Libera– ci raccontano come una quantità importante di finanziamenti sia stata destinata a regioni i cui Enti non brillano in fatto di trasparenza sui beni confiscati. Circostanza che, una volta di più, ci induce a richiedere con determinazione che si accresca la qualità e la quantità di informazioni pubblicate da parte dei Comuni sul patrimonio confiscato a loro destinato”.
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