“BENVENUTI A CASA”, AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL BANDO PER CONTRASTARE LA POVERTA’ ABITATIVA

Torna con la seconda edizione “Benvenuti a casa”, il bando promosso dalla Fondazione con il Sud per sostenere progetti sperimentali che contrastino la povertà abitativa nelle regioni del Sud Italia, proposti dalle organizzazioni di Terzo Settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia Sardegna e Sicilia. L’iniziativa mette a disposizione complessivamente 5 milioni di euro e sarà possibile presentare le proposte progettuali fino al 28 maggio 2026. Mercoledì 25 marzo alle ore 10 sarà trasmessa online la presentazione tecnica del bando. Per partecipare è necessario iscriversi compilando il Google form entro lunedì 23 marzo

Il bando ha l’obiettivo di promuovere, attraverso pratiche sostenibili di housing sociale e welfare comunitario, l’autonomia e la stabilità abitativa di persone e nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità economica e sociale.

“La casa è il presupposto fondamentale per costruire percorsi di dignità, autonomia e inclusione sociale”, ha dichiarato Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione con il Sud. “Con la seconda edizione di questo bando la Fondazione vuole rimarcare l’importanza di intervenire in questo ambito, non solo per rispondere ai bisogni immediati di chi vive in condizioni difficili, ma anche per promuovere un cambiamento strutturale che renda il diritto alla casa più accessibile e quanto più possibile stabile per tutti. Il Terzo settore, grazie alla sua presenza radicata nei territori e alla conoscenza diretta dei bisogni delle comunità, insieme alle istituzioni e agli attori del territorio può giocare un ruolo decisivo nella promozione di modelli di housing sociale innovativi e sostenibili che siano capaci di rispondere al bisogno abitativo e di contrastare le disuguaglianze che ancora segnano profondamente soprattutto le regioni del Sud, sia nelle aree interne che nelle grandi, medie e piccole città».

 Secondo dati Istat, il 9,8% della popolazione italiana vive in condizioni di povertà assoluta, per un totale di oltre 5,7 milioni di persone e oltre 2,2 milioni di famiglie, con l’incidenza più alta nel Mezzogiorno, con oltre 886mila famiglie (10,5%). Quasi la metà delle famiglie povere vive in affitto, con un’incidenza del 22,1% contro il 4,7% di quelle che possiedono case di proprietà. Il fenomeno è particolarmente marcato nel Sud Italia, dove gli affittuari in povertà assoluta rappresentano il 24,8% (circa 346mila famiglie). Le criticità non riguardano solo l’accesso alla casa, ma anche la qualità delle abitazioni. Dati recenti mostrano che il 5,6% degli italiani vive in condizioni di grave deprivazione abitativa e al Sud la situazione è ancora più preoccupante. Rispetto a una media nazionale del 22% di edifici in cattive condizioni, in 7 capoluoghi, tutti del Mezzogiorno, la quota supera il 50%: Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Salerno, Catania e Napoli. Accanto a queste criticità, l’Italia continua a registrare un elevato numero di persone senza dimora (sono oltre 96mila secondo gli ultimi dati disponibili), oltre a una diffusa presenza di abitazioni vuote o inutilizzate: nelle regioni del Mezzogiorno la quota di alloggi non occupati supera il 40% a Reggio Calabria e il 39% a Messina, contro valori inferiori al 15% nelle città del Nord.

Saranno sostenuti progetti in grado di promuovere modalità abitative inclusive e sostenibili, incrementando l’offerta abitativa esistente attraverso l’individuazione di nuovi alloggi integrati nel tessuto urbano e sociale. In questo modo sarà anche possibile valorizzare il patrimonio immobiliare, pubblico o privato, inutilizzato o sottoutilizzato, contribuendo alla rigenerazione dei territori in un’ottica di sostenibilità ambientale.

I progetti dovranno inoltre promuovere percorsi individualizzati per accompagnare le persone nell’uscita dalla marginalità e per rafforzare le capacità di vita indipendente e di autonomia, anche economica, favorendo al contempo relazioni sociali e interpersonali positive. Sarà, inoltre, fondamentale, promuovere comunità più inclusive e sensibili al tema del disagio abitativo in cui relazioni di prossimità, reti di vicinato, volontariato e mutuo aiuto favoriscano l’integrazione delle persone, contribuendo al superamento dei pregiudizi che spesso interessano i proprietari di immobili.

Il bando si articola in due distinte fasi: la prima finalizzata alla selezione delle proposte con maggiore potenziale impatto sul territorio di intervento; una successiva seconda fase di progettazione esecutiva, volta ad arricchire e rendere la proposta pienamente coerente con gli obiettivi del bando. Le partnership progettuali dovranno essere composte, oltre che dal soggetto responsabile, da almeno altre 2 organizzazioni, di cui 1 appartenente al mondo del terzo settore.

Nei progetti potranno essere coinvolti altri enti del terzo settore, istituzioni (comuni, regioni, aziende territoriali per l’edilizia residenziale, agenzie sociali per la casa, centri per l’impiego, etc.), imprese, enti religiosi, agenzie immobiliari, amministratori di sostegno, favorendo la collaborazione con enti proprietari di immobili per aumentare la disponibilità di alloggi disponibili.

Le proposte dovranno essere inviate esclusivamente on line, entro il 28 maggio 2026 attraverso il portale Chàiros, raggiungibile dal sito della Fondazione. Con la precedente edizione del bando la Fondazione con il Sud ha finanziato con oltre 4 milioni di euro 10 progetti per il contrasto della povertà abitativa nelle regioni del Sud Italia.

L’articolo “BENVENUTI A CASA”, AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL BANDO PER CONTRASTARE LA POVERTA’ ABITATIVA proviene da Comunicare il sociale.

NUTRIENTI, ALIMENTI E DIETE TRA SCIENZA E COMUNICAZIONE

Parlare di nutrizione oggi significa muoversi in un ambito in continua e rapida evoluzione, in cui ricerca scientifica, pratica clinica e comunicazione verso il grande pubblico si intrecciano strettamente. Comprendere e comunicare correttamente nutrienti, alimenti e modelli dietetici rappresenta una sfida cruciale, soprattutto in un contesto dominato da semplificazioni, mode alimentari e informazioni spesso parziali o fuorvianti. Non è un caso che, secondo recenti indagini europee, oltre il 60% dei cittadini dichiari di ricevere informazioni nutrizionali principalmente dai social media, dove la qualità delle fonti è estremamente variabile.

È a partire da questa consapevolezza che si è svolto presso il Complesso Didattico di Scampia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” il 3° Convegno SINU Giovani, promosso dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) e dedicato al tema “Nutrienti, alimenti e diete tra scienza e comunicazione”.

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di riflessione su come la comunicazione sui nutrienti, dai carboidrati ai grassi, fino alle proteine, influenzi profondamente i comportamenti alimentari, spesso più delle evidenze scientifiche stesse.

Nel corso del convegno è emerso come la crescente diffusione di diete restrittive e messaggi polarizzati abbia contribuito alla costruzione di numerosi falsi miti alimentari. Primo tra tutti la demonizzazione dei carboidrati, nonostante rappresentino il principale substrato energetico (45-60% dell’apporto calorico totale) raccomandato dalle linee guida nazionali ed internazionali sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili. E poi l’attuale enfasi sul consumo proteico, che in alcuni gruppi di popolazione già supera le quantità consigliate, e rimane al centro di una narrazione che mescola reali bisogni dell’organismo e mode alimentari. Questi ed altri sono esempi emblematici di un approccio riduzionistico, focalizzato su singoli nutrienti e non sulla qualità degli alimenti e sul modello alimentare complessivo. Gli esperti hanno ribadito come la capacità della dieta di contribuire alla salute umana dipenda dall’equilibrio, dalla varietà e dalla sostenibilità delle scelte nel lungo periodo, in linea con modelli alimentari consolidati come la Dieta Mediterranea.

Tradurre le raccomandazioni nutrizionali in comportamenti concreti, tuttavia, non è semplice. I dati mostrano che in Italia solo circa il 10% della popolazione adulta aderisce pienamente alle indicazioni nutrizionali nazionali, mentre sovrappeso e obesità interessano oltre il 45% degli adulti e quasi un bambino su tre. Il passaggio dalla teoria alla pratica risulta complesso anche a causa di fattori sociali, culturali ed economici, oltre che di un ambiente comunicativo spesso poco favorevole. In questo senso, è emersa con forza la necessità di strategie nutrizionali personalizzate, capaci di adattarsi alle diverse fasi della vita e ai differenti livelli di attività fisica, superando approcci standardizzati e soluzioni “uguali per tutti”. Attenzione è stata dedicata anche all’alimentazione dello sportivo, evidenziando come le esigenze nutrizionali varino in funzione del tipo di disciplina, dell’intensità dell’allenamento e degli obiettivi individuali, ribadendo l’importanza di un apporto energetico e nutrizionale adeguato, in grado di sostenere la performance e la salute nel lungo periodo. In questo contesto risulta fondamentale accompagnare la popolazione sportiva verso scelte alimentari efficaci e sostenibili nel tempo.

Un ruolo sempre più centrale è giocato dalla comunicazione della nutrizione. Nell’era dei social media, dove contenuti sensazionalistici possono raggiungere milioni di persone in poche ore, il convegno ha sottolineato l’urgenza di una comunicazione scientifica più responsabile, capace di semplificare senza banalizzare e di costruire un rapporto di fiducia con il pubblico. Una comunicazione imprecisa o allarmistica può infatti generare confusione, aspettative irrealistiche e comportamenti alimentari estremi o poco sostenibili, con potenziali ripercussioni sulla salute. Le fasce di popolazione più a rischio sono sicuramente i giovanissimi, esposti ad una mole di informazioni contrastanti, che non sono in grado di interpretare in maniera critica, funzionale e prudente. Qui entra in gioco la necessità di riuscire ad arrivare alle famiglie, per far crescere bambini, ragazzi e adolescenti in un ambiente che promuova stili di vita adeguati e, allo stesso tempo, un approccio al cibo e un linguaggio nei confronti del corpo che siano sicuri.

Il convegno ha, quindi, messo in evidenza come la nutrizione non sia solo una questione di nutrienti, ma anche di contesto, linguaggio e responsabilità comunicativa. Superare le semplificazioni e riportare il dibattito su basi scientifiche solide rappresenta oggi una delle sfide principali per migliorare la salute della popolazione e contrastare la disinformazione in tema di alimentazione.

Il comitato organizzatore e scientifico che ha lavorato all’evento è stato composto dai giovani SINU Donato Angelino, Università degli Studi di Teramo, Margherita Dall’Asta, Università Cattolica del Sacro Cuore, Monica Dinu, Università degli Studi di Firenze, Annalisa Giosuè, Università di Napoli “Federico II”, Monica Guglielmetti, Università degli Studi di Pavia, Alice Rosi, Università degli Studi di Parma e Daniela Martini, Università degli Studi di Milano.

Svoltosi con grande successo di pubblico, a conferma del forte interesse verso questi temi, presso il Complesso Didattico di Scampia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e aperto con i saluti della Presidente SINU, Prof.ssa Anna Tagliabue, il convegno ha offerto spunti di riflessione e prospettive future, anticipando alcuni dei temi che saranno approfonditi anche in occasione del 46° Congresso Nazionale SINU, in programma a Bergamo dal 27 al 29 maggio 2026.

L’articolo NUTRIENTI, ALIMENTI E DIETE TRA SCIENZA E COMUNICAZIONE proviene da Comunicare il sociale.

Napoli Est ribalta la tendenza nazionale: maggioranza di donne nei laboratori STEM

Più spazio per le donne nelle materie scientifiche. É l’obiettivo, abbondantemente raggiunto, della sfida educativa dell’associazione Maestri di Strada che rende protagoniste le giovanissime dei quartieri Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale di Napoli, con i laboratori di S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione), progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale. Oltre il settanta per cento dei partecipanti è rappresentato da donne, elemento in netta controtendenza rispetto alla media della partecipazione femminile nelle discipline scientifiche come ci ricorda ogni anno la Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza che si celebra l’11 febbraio.

Da diversi mesi l’iniziativa di Maestri di Strada – che si svolge in collaborazione con il consorzio STRESS, con la cooperativa NuReCo e l’Associazione Trerrote – prova a sanare il grande divario della scarsa partecipazione delle donne in certe materie mettendo al centro giovanissime e giovanissimi degli istituti comprensivi Aldo Moro, Barbato-Marino-Santa Rosa, Toti-Borsi-Giurleo, Porchiano Bordiga e Moricino-Borsellino. Le attività si estendono al Centro polifunzionale Ciro Colonna di Ponticelli, sede di Maestri di Strada e altre realtà associative che da anni operano nel campo educativo e sociale. Attraverso i laboratori di stampa 3d, informatica, ingegneria civile per la sostenibilità ambientale, chimica e fisica si prova a cancellare l’opprimente stereotipo secondo il quale le STEM siano discipline “da maschi” e che certe professioni siano legate al genere.

“Le professioniste nel mondo scientifico e tecnologico sono ancora poche, soprattutto nei ruoli più tecnici e decisionali: questa assenza non è naturale né casuale, è il risultato di una lunga storia di ostacoli che continuano a pesare. Non perché manchi il talento, ma perché l’accesso, le opportunità e la legittimità non sono distribuiti allo stesso modo” evidenzia Giulia Corniola, esperta del laboratorio di fisica e chimica del partner Stress, che spiega: “Progetti come questi sono fondamentali non solo per formare ma per creare continuità verso il mondo del lavoro, non per ‘convincere’ le ragazze che possono farcela, ma per ricordare loro che hanno sempre potuto”.

“L’obiettivo è ampliare gli orizzonti possibili e costruire nuovi immaginari di sé, anche professionali. Particolare attenzione viene data ai percorsi STEAM, per offrire modelli, esempi e opportunità spesso negate alle ragazze” Emanuela Auricchio, educatrice di Maestri di Strada, co-responsabile del laboratorio di empowerment femminile. “Il laboratorio è pensato come uno spazio sicuro, accogliente e di sole ragazze, in cui potersi raccontare, riconoscere e immaginare. Gli incontri affrontano il tema del genere nelle sue molteplici dimensioni, educative e lavorative, stimolando una riflessione critica sugli stereotipi interiorizzati”.

Il progetto S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione) proseguirà per tutto l’anno scolastico per creare sempre più occasioni per tutte e tutti, a partire dalle giovanissime che scontano ancora forti ostacoli e tabù nelle loro carriere e, ancora prima, durante i percorsi di studio. Una sfida ambiziosa che parte dai popolari quartieri della zona orientale dove emergono quotidianamente bellezze e talenti grazie al lavoro sinergico tra le realtà sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale.

Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inoccupati, lavoratori a rischio disoccupazione causa dell’automazione, dipendenti, collaboratori e volontari degli enti dell’economia sociale e studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado. L’obiettivo è valutare l’impatto dei progetti formativi sostenuti e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali. Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.

L’articolo Napoli Est ribalta la tendenza nazionale: maggioranza di donne nei laboratori STEM proviene da Comunicare il sociale.

PROTEZIONE CIVILE, ASSESSORA ZABATTA SCRIVE AI SINDACI DELLA CAMPANIA: “I PIANI NON RESTINO NEI CASSETTI, VERIFICARE LE AREE DI ATTESA E DI ACCOGLIENZA”

La prevenzione passa da Piani comunali di protezione civile “effettivamente calati sulla realtà territoriale e applicabili concretamente in caso di necessità”. È questo il principio alla base dell’atto di indirizzo emanato dalla Regione Campania e inviato ai Sindaci del territorio, in una nota a firma congiunta di Fiorella Zabatta, assessora regionale alla Protezione Civile, Riforestazione, Tutela degli animali, Biodiversità, Pesca e Acquacoltura, Politiche giovanili e Sport e di Italo Giulivo, Direttore Generale della Protezione Civile, per la verifica operativa dei Piani comunali con particolare riferimento alle procedure previste in riferimento al rischio idrogeologico/idraulico (frane, smottamenti, caduta massi, allagamenti) e, in generale, ai possibili scenari dovuti agli eventi naturali.
“La pianificazione – spiega l’assessora Fiorella Zabatta – non è un atto formale, ma uno strumento operativo che salva vite. La sicurezza dei cittadini passa dalla capacità dei territori di essere pronti e preparati prima dell’emergenza: i Piani comunali di protezione civile – prosegue – non devono restare sulla carta o nei cassetti ma, al contrario, devono essere strumenti vivi, aggiornati, coerenti con i reali scenari di rischio e verificati nella loro effettiva possibilità di essere applicati. La pianificazione comunale di protezione civile è uno strumento essenziale di prevenzione – sottolinea l’assessora regionale alla Protezione civile Fiorella Zabatta – e la sua efficacia si misura nella capacità di funzionare davvero quando serve. La prevenzione si costruisce prima, con atti concreti e verificabili”.

L’indirizzo regionale ricorda che, ai sensi del Codice della protezione civile, “lo svolgimento in ambito comunale delle attività di protezione civile, ivi inclusa la pianificazione e la direzione dei soccorsi, rientra nelle attribuzioni proprie del Sindaco quale autorità territoriale di protezione civile. Così come è a cura del Comune, dell’attività di informazione alla popolazione sugli scenari di rischio, sulla pianificazione di protezione civile e sulle situazioni di pericolo determinate dai rischi naturali o derivanti dall’attività dell’uomo”.
“Se i Piani di protezione civile esistono ma nessuno li conosce – ha detto l’assessora Zabatta – è come se non esistessero affatto”.

La Regione Campania, nella nota, chiede che ciascun Comune effettui una verifica di efficienza e fruibilità reale delle aree di attesa e di accoglienza temporanea, aree di ammassamento soccorritori e della disponibilità delle risorse già previste dai piani vigenti, accertando accessibilità, sicurezza, capienza, compatibilità con gli scenari di rischio e disponibilità dei requisiti minimi logistici.
La verifica deve inoltre riguardare “la presenza e l’aggiornamento di segnaletica e modalità di informazione alla popolazione” nonché la “possibilità di attivazione rapida dei Centri Operativi Comunali e delle funzioni di supporto connesse all’assistenza e all’accoglienza”.
S i evidenzia che attualmente i Comuni campani il cui Piano di protezione civile risulta censito dall’Amministrazione regionale sono 537 su 550.

“La Direzione Generale della Protezione Civile regionale – assicura l’assessora – resta a disposizione dei Comuni per ogni supporto e per la condivisione degli indirizzi tecnici e organizzativi regionali”, nell’ottica di una collaborazione istituzionale finalizzata alla sicurezza delle comunità“.

L’articolo PROTEZIONE CIVILE, ASSESSORA ZABATTA SCRIVE AI SINDACI DELLA CAMPANIA: “I PIANI NON RESTINO NEI CASSETTI, VERIFICARE LE AREE DI ATTESA E DI ACCOGLIENZA” proviene da Comunicare il sociale.

Una TIN “hub” in Campania: accesso unico per il neonato cardiopatico e centro di riferimento per la neuroprotezione dei neonati asfittici

Una Terapia Intensiva Neonatale che è insieme snodo dell’emergenza regionale, porta di accesso dedicata per il neonato cardiopatico e riferimento per trattamenti ad altissima complessità, dalla grave insufficienza respiratoria alla neuroprotezione dei neonati asfissiati alla nascita. È l’identikit della TIN dell’Ospedale Monaldi, oggi guidata dal dottor Alfredo Santantonio, che ne valorizza il ruolo strategico in Campania e nel Mezzogiorno, grazie a un modello integrato con la Cardiologia pediatrica e la Cardiochirurgia Pediatrica. Un’integrazione clinica e organizzativa che rende il Monaldi un punto di riferimento non solo regionale: «I neonati cardiopatici che arrivano da noi – dice Santantonio – provengono dalla Campania, ma anche da regioni vicine come Puglia, Basilicata e Calabria. Questo conferma la vocazione del Monaldi come hub di accesso del neonato cardiopatico per l’area peninsulare del Sud Italia».

La TIN del Monaldi gestisce ogni anno circa 250 ricoveri, un dato significativo anche alla luce della flessione delle nascite: «La crisi demografica è evidente: alla fine degli anni ’90 in Campania si registravano circa 80.000 nuovi nati l’anno, oggi siamo intorno ai 40.000» osserva Santantonio. «In questo scenario, mantenere volumi assistenziali elevati su casistiche complesse testimonia la centralità della nostra unità operativa nella rete». Attualmente la TIN dispone di 16 posti letto, organizzati per intensità di cura: 8 posti di terapia intensiva con postazione completa, di cui uno in box di isolamento, per la gestione in sicurezza di pazienti potenzialmente infetti o da valutare prima dell’inserimento in area comune. Sul piano tecnologico, la TIN può contare su sistemi di ventilazione assistita avanzata e su un ulteriore potenziamento in corso: «Siamo in attesa di nuovi ventilatori già acquistati dall’Azienda: consentiranno ventilazioni invasive e non invasive di ultimissima generazione e un monitoraggio più esteso di parametri clinici. Significa ridurre lo stress per il neonato, limitare procedure e prelievi e migliorare le performance assistenziali in termini di esiti», spiega Santantonio. Storico anche l’impiego di una terapia ritenuta oggi standard nelle linee guida internazionali per specifiche condizioni respiratorie neonatali: «Dalla fine degli anni ’90 disponiamo di una terapia salvavita come l’ossido nitrico inalatorio, fondamentale in diversi quadri di insufficienza respiratoria grave e ipertensione polmonare: nel tempo siamo diventati un riferimento naturale per queste patologie», sottolinea il direttore della TIN. Tra gli ambiti a più alto impatto clinico, la TIN del Monaldi garantisce un percorso dedicato di neuroprotezione per i neonati asfittici, condizione che può determinare un insulto ipossico-ischemico cerebrale.

«La nostra TIN è centro di riferimento in Campania per questo trattamento – evidenzia Santantonio –. La terapia consiste nell’avviare una ipotermia terapeutica controllata, portando la temperatura del neonato da 37°C a 33,5°C. Il raffreddamento ha un’azione neuroprotettiva perché rallenta i processi che alimentano l’evoluzione del danno dopo l’evento ipossico, offrendo una finestra terapeutica decisiva». Investire su competenze, organizzazione e tecnologie significa garantire ai neonati più fragili, in particolare quelli cardiopatici e asfittici, le migliori possibilità di cura. «Il Monaldi – direttrice generale Anna Iervolino – conferma così una missione chiara: essere un riferimento regionale e sovraregionale per l’alta complessità, con percorsi assistenziali solidi e continui, dal primo accesso fino al trattamento specialistico».

L’articolo Una TIN “hub” in Campania: accesso unico per il neonato cardiopatico e centro di riferimento per la neuroprotezione dei neonati asfittici proviene da Comunicare il sociale.

Riuso sociale dei beni confiscati e accesso al credito: workshop il 12 Febbraio

L’accesso al credito rappresenta oggi una delle principali sfide per le realtà del Terzo Settore impegnate nella promozione della legalità, dell’inclusione sociale e dello sviluppo territoriale. Cooperative e associazioni si trovano spesso a dover affrontare percorsi complessi nel dialogo con il sistema finanziario, rendendo sempre più necessario un confronto aperto e una maggiore consapevolezza degli strumenti disponibili.
Per questa ragione la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania e Cooperfidi hanno organizzato un workshop dal titolo “Da mostri a Nostri: Il buon riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata”, il giorno 12 febbraio dalle 9:30 alle 13:00, presso la Sala Riunioni n.18 del Palazzo della Regione Campania sita al primo piano dell’Isola A6 del Centro Direzionale di Napoli.
Il workshop nasce dalla volontà congiunta di queste due realtà di offrire un momento di approfondimento e confronto dedicato a:
  • cultura finanziaria e strumenti di garanzia;
  • opportunità di credito per cooperative e associazioni;
  • buone pratiche e criticità nell’interlocuzione con il sistema bancario;
  • rafforzamento delle competenze economico-finanziarie delle organizzazioni sociali.
La Fondazione Pol.i.s. – Politiche Integrate di Sicurezza, è lo strumento operativo che la Regione Campania si è data per consolidare il sistema di governance in materia di riutilizzo dei beni confiscati e di aiuto alle vittime innocenti della criminalità.  E’ impegnata nella promozione della cultura della legalità e nel sostegno alle vittime e ai loro familiari, lavora al fianco delle organizzazioni sociali, in particolare quelle che gestiscono i beni confiscati, per rafforzarne la capacità di generare impatto positivo sul territorio. Proprio nell’ambito dei beni agisce come soggetto facilitatore dei processi di riutilizzo dei luoghi e delle aziende sottratti alla criminalità organizzata. Cooperfidi Italia, il principale confidi nazionale dedicato al mondo cooperativo e dell’economia sociale, opera da anni per facilitare l’accesso al credito attraverso garanzie, consulenza e strumenti finanziari mirati.
Prenderanno parte all’evento rappresentanti del mondo bancario, tra cui Banca Etica, Intesa Sanpaolo e BPER Banca, che contribuiranno con il loro punto di vista e le loro esperienze operative.
L’incontro è rivolto a tutte le cooperative, le associazioni sociali e gli enti del Terzo Settore e sarà strutturato in modo da lasciare piena libertà agli interventi, favorendo un dialogo diretto e costruttivo tra tutti i partecipanti.

L’articolo Riuso sociale dei beni confiscati e accesso al credito: workshop il 12 Febbraio proviene da Comunicare il sociale.