30 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
La tutela dell’infanzia attraversa continenti e culture, ma parte da una stessa sfida: garantire ai bambini più vulnerabili il diritto a crescere in un contesto sicuro, inclusivo e capace di offrire opportunità. Con questo obiettivo sono stati presentati a Napoli, presso il Consiglio regionale della Campania, i progetti di cooperazione internazionale “Creando Legami per un’Infanzia Felice” e “Aquiloni di Vita per i Bambini e le Bambine del Vietnam”, iniziative dedicate alla protezione dei minori in Vietnam e Perù, cofinanziate dalla Commissione per le Adozioni Internazionali e promosse rispettivamente dalla Fondazione Patrizia Nidoli ETS e dall’Associazione Ariete ETS.
I due programmi, pur operando in contesti geografici e sociali differenti, condividono una strategia comune: rafforzare le reti di tutela dell’infanzia, sostenere le famiglie e costruire percorsi di inclusione capaci di produrre effetti duraturi nelle comunità locali.
L’iniziativa è stata illustrata nel corso di un incontro che ha riunito rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cooperazione internazionale. Tra gli interventi quelli della presidente della Fondazione Patrizia Nidoli ETS e direttore generale dell’Associazione Ariete ETS, Anna Torre, del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Campania Giovanni Galano, della vicepresidente della Commissione per le Adozioni Internazionali Alessandra Gatto e, in collegamento video, del vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone. A presentare nel dettaglio i progetti è stato il project manager Angelo Vernillo.
Vietnam, formazione e inclusione nei centri per minori
Il progetto “Aquiloni di Vita per i Bambini e le Bambine del Vietnam”, promosso dall’Associazione Ariete ETS insieme ad Azione Famiglie Nuove, Comunità di Sant’Egidio e Servizio Regionale per le Adozioni Internazionali della Regione Piemonte, punta a rafforzare i percorsi di tutela e inclusione sociale all’interno dei centri di accoglienza per minori del Paese asiatico.
Nei 18 mesi di attività previsti, il programma lavorerà sul miglioramento dei servizi educativi e di accompagnamento rivolti ai bambini e agli adolescenti accolti nelle strutture, con particolare attenzione al benessere psicologico, emotivo e relazionale. Parallelamente saranno promossi percorsi di formazione per gli operatori locali, con l’obiettivo di consolidare competenze e modelli di presa in carico sempre più efficaci e orientati ai diritti dei minori.
Perù, sostegno alle famiglie e lotta alla malnutrizione
In Perù il progetto “Creando Legami per un’Infanzia Felice”, promosso dalla Fondazione Patrizia Nidoli ETS, interviene nelle aree di Lima, Cusco e Arequipa, dove persistono criticità legate a povertà, malnutrizione, anemia infantile, violenza domestica ed esclusione sociale.
L’azione si sviluppa su più livelli: sostegno alla genitorialità, educazione affettiva e sessuale, prevenzione della violenza familiare e promozione della salute. Una particolare attenzione è rivolta al contrasto della malnutrizione e dell’anemia infantile attraverso attività di sensibilizzazione e supporto alle comunità locali.
Tra gli obiettivi del progetto anche l’accompagnamento dei giovani che lasciano le strutture residenziali di accoglienza, favorendone l’autonomia personale, sociale e lavorativa attraverso percorsi dedicati di orientamento e inclusione.
«Questi progetti non rappresentano soltanto un buon esempio di un intervento di cooperazione internazionale- spiega Anna Torre, presidente della Fondazione Patrizia Nidoli ETS e direttore generale dell’Associazione Ariete ETS – Sono un’opportunità concreta per condividere competenze, esperienze e modelli di tutela dell’infanzia sviluppati negli anni in Italia, mettendoli a disposizione delle comunità locali in Vietnam e Perù. Il nostro obiettivo non è soltanto sostenere i minori più vulnerabili, ma contribuire a rafforzare le capacità degli operatori, delle istituzioni e delle famiglie affinché possano costruire nel tempo sistemi di protezione sempre più efficaci e sostenibili. La cooperazione produce risultati duraturi quando genera autonomia, competenze e reti territoriali capaci di continuare a operare anche oltre la durata dei singoli progetti».
«L’avvio di queste iniziative – aggiunge il project manager Angelo Vernillo – rappresenta un importante investimento sul futuro di centinaia di bambini e famiglie. In Vietnam e Perù lavoriamo insieme a partner che da anni operano sul territorio e conoscono da vicino i bisogni delle comunità locali. Questo ci permette di sviluppare interventi concreti nei settori dell’educazione, della salute, della protezione dell’infanzia e della formazione degli operatori. Il valore aggiunto dei progetti risiede proprio nella capacità di mettere in rete competenze internazionali e conoscenze locali, creando percorsi di crescita che possano generare benefici stabili nel tempo. Quando si investe sui bambini, si investe sullo sviluppo sociale ed economico delle intere comunità».
Cooperazione internazionale come investimento sul futuro
Al di là delle singole azioni, i due progetti rappresentano un modello di cooperazione che punta a intervenire sulle cause delle fragilità sociali e non soltanto sulle loro conseguenze. L’obiettivo è rafforzare le comunità locali, creare opportunità per bambini e adolescenti e costruire sistemi di protezione capaci di continuare a operare anche dopo la conclusione degli interventi.
La sfida, condivisa dai partner coinvolti, è trasformare la cooperazione internazionale in uno strumento concreto di sviluppo e tutela dei diritti, capace di generare cambiamenti duraturi nei territori e nuove opportunità per le future generazioni.
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30 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
La Polizia di Stato ha eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Tribunale di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di sei persone, di età compresa tra i 21 e i 61 anni, gravemente indiziate di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe in danno di persone anziane. Il sodalizio criminale, con base operativa nella provincia di Napoli, avrebbe fruttato circa cinquecentomila euro di ingiusto profitto, colpendo vittime di età compresa tra i 74 e i 97 anni in diverse località del territorio nazionale.
L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola, ha ricostruito un modus operandi collaudato: un finto maresciallo contattava telefonicamente l’anziano, comunicandogli che un congiunto aveva provocato un incidente stradale con un’auto priva di assicurazione, spesso aggravando il racconto con il coinvolgimento di un bambino o di una donna incinta in pericolo di vita. La pressione psicologica così generata spingeva la vittima a consegnare denaro contante o gioielli custoditi in casa, mentre un bombardamento telefonico ininterrotto, proseguito anche dopo la consegna del bottino, impediva ogni contatto con familiari o forze dell’ordine.
Dietro la cronaca giudiziaria emerge un fenomeno che riguarda da vicino il lavoro sociale sul territorio: la vulnerabilità degli anziani soli, privi di una rete di relazioni capace di intercettare per tempo segnali di allarme. Chi vive isolato, magari distante dai figli o privo di un vicinato attivo, diventa bersaglio privilegiato di organizzazioni criminali che sfruttano proprio l’assenza di una rete di protezione informale. La prevenzione, in questi casi, passa tanto dall’azione delle forze dell’ordine quanto dal tessuto sociale: campagne informative nei centri anziani, sportelli di ascolto, presidi di prossimità capaci di mantenere un contatto costante con la popolazione più fragile.
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29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Nelle periferie dimenticate di Napoli, da Scampia a Marianella, le nuove generazioni hanno scelto la via dell’autogestione, inaugurando una stagione di mobilitazione autonoma, gentile ed educata, che viaggia sulla rete. È così che una comunità di giovanissimi, spesso di appena dieci o undici anni, ha eletto TikTok a propria tribuna politica per lanciare un preciso SOS digitale. Video virali per rivendicare un pezzo di terra, due porte e un pallone, denunciando l’assenza totale di campi di calcetto nei loro quartieri.
È la nascita di un fenomeno inedito che capovolge la retorica sui social media: la piattaforma si trasforma così nell’ultimo piccone disponibile contro l’isolamento reale, un megafono di cittadinanza dal basso dove la forza delle visualizzazioni riesce a sbloccare una sorprendente solidarietà. Dietro la straordinaria rete digitale che si è attivata per finanziare i campi, emerge infatti una bellissima catena di mutuo soccorso tra cittadini. Un paradosso, che vede dei minori diventare virali per ottenere il diritto elementare al gioco e che trasforma l’algoritmo nel principale spazio di comunità rimasto a difesa del loro futuro.
L’innesco e la voce della strada: l’incontro con Sasà Paternoster
Tutto parte da un cortile e da una telecamera. Tra il Lotto G e i Sette Palazzi, a Scampia, proprio di fronte all’ombra ingombrante di quel che è rimasto delle Vele, ci sono alcuni campetti da calcio. Tutti completamente devastati, inutilizzabili, inghiottiti dall’abbandono. Quando quei bambini hanno denunciato lo stato delle cose su TikTok, i loro video hanno intercettato lo sguardo di Salvatore Paternoster, ingegnere di Materdei che da anni ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.
«Non è comune vedere dei bambini che fanno denunce sociali attraverso i social network», racconta Paternoster, che dopo aver visto quelle immagini è andato sul posto per intervistarli e amplificare la loro voce. «La difficoltà principale per questi ragazzi è la totale mancanza di spazi e di punti di riferimento. Trascorrono gran parte delle giornate per strada e sono privati perfino della possibilità di giocare a calcio. Scendono e non hanno un luogo, perché le strutture vicino casa sono distrutte. Oppure, se vogliono giocare, devono pagare. Alla Sanità, ad esempio, l’unico polmone verde è il Parco San Gennaro, chiuso da oltre dieci anni; per usare il campetto interno, i bambini dovrebbero pagare una cifra a testa. Assurdo».
I video girati sono diventati immediatamente virali, superando i confini del quartiere e arrivando fino a chi, da quelle stesse strade, è partito per conquistare le classifiche musicali: Geolier. Il rapper si è fatto avanti immediatamente attraverso la sua società, facendosi carico dell’intera e complessa trafila burocratica e decidendo di finanziare personalmente la ristrutturazione del campetto di Scampia, dice Paternoster.
L’effetto domino dell’arte di arrangiarsi
Quello che sembrava un lampo isolato si è trasformato in poche settimane in un vero e proprio effetto domino digitale. Da Marianella a Napoli Est, passando per San Giovanni a Teduccio al Rione Sanità, decine di canali social sono nati con lo stesso identico spartito, mappare l’abbandono e riprendersi il diritto al gioco.
A Marianella i ragazzi hanno deciso di non aspettare i finanziamenti dei grandi nomi. Armati di scope, palette e strumenti rudimentali (comprati di tasca propria o grazie alle offerte) hanno iniziato a ripulire da soli un vecchio quadrato di cemento invaso dalle erbacce. Hanno ritinteggiato i muri di bianco e coinvolto un artista della zona per realizzare dei murales; poi, grazie alla cassa di risonanza creata in rete, sono riusciti a rimediare persino le porte da calcio. Oggi l’area di rigore è disegnata con le bombolette spray: è il trionfo assoluto dell’arte di arrangiarsi.
Le “Giovani Promesse” e il silenzio delle istituzioni
Per Salvatore Paternoster questa non è una battaglia ideologica, ma una questione di pelle. Nato e cresciuto a Materdei, ha vissuto in prima persona le insidie della devianza giovanile. «In adolescenza mi ero perso», confessa, «frequentavo ragazzi che nel corso del tempo sono finiti in carcere o hanno fatto una brutta fine con la droga. A 19 anni mi sono chiesto cosa volessi fare della vita. Mi ha salvato la passione per l’informatica, lo studio, la curiosità». Da lì è nata l’esigenza di restituire qualcosa al territorio. Otto anni fa ha fondato l’Associazione di Promozione Sociale Giovani Promesse, un presidio nato per strappare i ragazzi alla strada.
«Crediamo che a Napoli ci siano tantissime promesse che vanno scoperte, e non solo nel calcio. Il problema è che persino noi, come associazione, non abbiamo uno spazio fisico: siamo costretti ad appoggiarci alla parrocchia o a fare le nostre riunioni per strada». Una solitudine istituzionale che Paternoster denuncia con la lucidità di chi conosce i meccanismi reali del territorio: «Dalle istituzioni l’impegno è zero. Per questa vicenda dei campetti non ho mai ricevuto un messaggio dall’assessore allo sport o da quello alle politiche sociali. Chi rappresenta le istituzioni vive in un mondo tutto suo, non ha la minima concezione delle problematiche giovanili. Senza una programmazione e senza strutture, fare sociale in questa città è difficilissimo».
Un monito per il futuro
Mentre il progetto continua a estendersi grazie alla spinta dei privati, dei cittadini e all’energia dei ragazzi e di tante altre realtà frammentate della città, resta aperta la domanda su cosa accadrà domani. I social hanno offerto una via d’uscita d’emergenza, ma non possono tramutarsi in una soluzione strutturale e permanente.
Il grido che arriva dai video di TikTok è un messaggio limpido, un ultimatum lanciato da una generazione che sta crescendo troppo in fretta: «Interessatevi alla realtà», conclude Paternoster, «siate meno attenti alle logiche di Palazzo e alle dinamiche di potere, e state più vicini ai bambini. Oggi lanciano un grido d’aiuto tramite uno schermo. Se non li ascoltiamo, quanta rabbia crescerà in loro? Cosa stiamo fomentando?».
di Carmela Cassese
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29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Il Consiglio regionale della Campania ha approvato a maggioranza la mozione contro la realizzazione del Centro di permanenza per il rimpatrio a Castel Volturno, proposta dai consiglieri di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Il testo impegna la giunta regionale a esprimere formale contrarietà all’opera e ad attivare ogni interlocuzione utile con il Governo, il Ministero dell’Interno e la Conferenza Stato-Regioni per ottenere la revisione della scelta localizzativa e la sospensione delle iniziative conseguenti.
Nel corso del dibattito in Aula è stato integrato un emendamento del capogruppo di A testa alta Gennaro Oliviero per il rifinanziamento della legge regionale 58 del 2018 in materia di interventi perequativi ambientali per il Comune di Castel Volturno.
La mozione è stata votata dalla maggioranza di centrosinistra. L’opposizione di centrodestra ha espresso voto contrario.
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29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Rafforzare la rete di protezione a favore delle donne straniere vittime di violenza domestica, tratta e sfruttamento e garantire una più efficace tutela dei minori coinvolti. È questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa sottoscritto dal Tribunale per i Minorenni di Napoli e ANCI Campania, in collaborazione con gli enti del Terzo Settore impegnati da anni nell’accoglienza, nella presa in carico e nel sostegno delle persone più vulnerabili.
L’accordo nasce dalla consapevolezza che le situazioni di violenza, marginalità e sfruttamento che coinvolgono donne migranti e i loro figli richiedono interventi integrati, multidisciplinari e culturalmente competenti, capaci di coniugare tutela giudiziaria, sostegno sociale, assistenza psicologica e accompagnamento ai percorsi di autonomia.
Il Protocollo prevede l’attivazione di procedure operative condivise tra l’Autorità Giudiziaria, i servizi territoriali e gli enti aderenti, con particolare attenzione alla valutazione e al rafforzamento delle competenze genitoriali, alla prevenzione della vittimizzazione secondaria dei minori, all’emersione delle situazioni di violenza e tratta e alla costruzione di percorsi personalizzati di protezione e inclusione sociale.
Attraverso la collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore sarà possibile garantire interventi tempestivi e specializzati, sostenuti anche da mediazione linguistico-culturale, per favorire una presa in carico efficace delle famiglie straniere e assicurare ai minori coinvolti condizioni di crescita sicure e rispettose dei loro diritti.
L’intesa si inserisce nel più ampio impegno delle istituzioni campane per il contrasto alla violenza di genere, alla tratta degli esseri umani e a ogni forma di discriminazione, promuovendo una cultura della tutela dei diritti, dell’accoglienza e della responsabilità condivisa.
“I sindaci sono spesso il primo presidio istituzionale a cui cittadini e famiglie si rivolgono nelle situazioni più delicate, ma troppo spesso si trovano ad affrontare da soli problematiche complesse che riguardano minori, violenza domestica, fragilità sociali e integrazione”. Lo ha detto Francesco Morra, Presidente ANCI Campania.
“Per questo – ha aggiunto – guardiamo con grande favore a protocolli come questo, che mettono in rete competenze, responsabilità e strumenti operativi. Le azioni condivise tra Comuni, Tribunale, servizi territoriali e Terzo Settore consentono di offrire risposte più rapide ed efficaci, rafforzando la capacità delle istituzioni di proteggere le persone più vulnerabili e di accompagnarle in percorsi concreti di inclusione e autonomia”.
“Essere giusti e garantire pari opportunità a tutti i bambini: questo è l’obiettivo del protocollo. Purtroppo, i figli di cittadini stranieri incontrano spesso maggiori difficoltà nel vedere pienamente tutelati i propri diritti” ha spiegato la dottoressa Paola Brunese, Presidente del tribunale per i minorenni di Napoli.
“Quando vengono avviati percorsi finalizzati al rafforzamento o all’accertamento delle competenze genitoriali, le famiglie straniere possono trovarsi a fronteggiare ulteriori ostacoli, legati alle difficoltà di integrazione nel contesto sociale e culturale. Per questo è fondamentale la collaborazione tra enti di grande esperienza e competenza. Grazie al coinvolgimento di ANCI Campania, che svolge un importante ruolo di raccordo, i servizi sociali potranno accedere ai servizi offerti, garantendo ai bambini e alle loro famiglie un sostegno più efficace e una tutela ancora più concreta” ha concluso la Brunese.
All’incontro la dottoressa Rosella Bertolani, magistrato al Tribunale per i minorenni, l’avvocato Avvocato Roberta Aria con diverse associazioni che avranno un ruolo attivo.
Il protocollo firmato dalla Cooperativa sociale Dedalus, con Gaetana Castellaccio, dalla Fondazione Eos onlus con Giuseppe Cascone, da L’Orsa Maggiore con Francesca D’Onofrio, da Pianoterra Ets con Ciro Nesci.
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29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Avere voce in capitolo sulle politiche che riguardano la propria vita. Non aspettare che altri decidano, ma sedersi al tavolo e portare la propria esperienza come competenza. È questo il cuore di KEEP DRIVEN, il progetto promosso da CBM Italia e cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea che ha coinvolto giovani con disabilità tra i 18 e i 26 anni provenienti da Italia, Francia e Lettonia in un percorso di advocacy attiva.
Il percorso ha offerto ai partecipanti strumenti concreti: formazione sui diritti, educazione alla partecipazione democratica, laboratori sulla comunicazione. Il risultato non è solo una campagna, ma una trasformazione reale nel modo in cui queste ragazze e ragazzi si percepiscono come cittadini. «È stata la prima volta che mi sono trovata nei panni di chi scrive un documento politico, non di chi lo riceve», racconta Alessia Degan, una delle partecipanti italiane. «Ho sentito una sorta di potere: il potere di avere un’influenza. Non so ancora se porterà a un risultato concreto, ma già il fatto di provarci mi dà speranza».
Il tema scelto dai giovani come fulcro della loro campagna è la vita indipendente — un diritto formalmente riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma ancora troppo spesso disatteso nella pratica. Lo testimonia la storia di Laila, studentessa lettone, che sogna di lavorare come assistente in una scuola materna: «Ho le competenze. Ho la motivazione. Quello che non ho è il permesso. In Lettonia, questa professione è preclusa agli studenti con disabilità intellettive. Non perché non possiamo fare il lavoro. Ma perché il sistema non ci ha mai immaginati lì».
Dopo incontri di scambio nei tre Paesi e un lavoro collettivo a Bruxelles, il gruppo ha prodotto un position paper rivolto alle istituzioni europee, un manifesto e una campagna di comunicazione. Tutto sarà presentato ufficialmente il 13 luglio a BASE Milano, in un evento pubblico e aperto a tutti, condotto da Arianna Talamona, ex nuotatrice paralimpica, diversity & inclusion specialist e content creator.
Il manifesto che emerge da questo percorso è diretto e senza ambiguità. I giovani chiedono il diritto di decidere come vivere la propria quotidianità, servizi di supporto flessibili e realmente adattati ai propri bisogni, leggi sulla vita indipendente pienamente attuate in ogni Paese, trasporti pubblici accessibili, opportunità aperte nel lavoro e nell’istruzione, e soprattutto il diritto di essere ascoltati quando si prendono decisioni che li riguardano. «Siamo titolari di diritti, non oggetti di cura», scrivono. «Siamo esperti della nostra vita. Abbiamo il diritto di pensare e parlare per noi stessi».
CBM Italia, organizzazione attiva nella salute, nell’educazione, nel lavoro e nei diritti delle persone con disabilità sia in Italia che nei contesti di maggiore vulnerabilità nel mondo, ha aderito e rilancia integralmente questo manifesto, riconoscendo in esso i valori che guidano la propria missione.
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