Lo hai mai fatto? La campagna di Save the Children contro la violenza di genere

Hai mai diffuso foto intime di qualcuno senza il suo consenso?
Hai mai creato un profilo social falso per controllare la tua partner?
Hai mai chiesto la geolocalizzazione al tuo partner per controllarlo?
Lo sai che anche queste sono forme di violenza?

La violenza nelle coppie di adolescenti è mediata dalle tecnologie digitali in una dimensione “on-life”, dove i confini tra la vita online e quella offline si dissolvono. Le tecnologie diventano quindi un mezzo attraverso cui comportamenti abusivi e di controllo non vengono riconosciuti o scambiati per forme di amore.

Con la campagna “Lo hai mai fatto?” le ragazze e i ragazzi del Movimento Giovani di Save the Children scelgono di lanciare un messaggio forte ai loro coetanei perchè possano imparare a riconoscere la violenza di genere in tutte le sue forme, anche quelle che si manifestano attraverso le tecnologie digitali.

La campagna “Lo hai mai fatto” nasce all’interno del progetto DATE, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Rights Equality and Citizenship con la collaborazione di Save the Children insieme a Edizioni Centro Studi Erickson.

Il progetto affronta il tema della violenza di genere nelle relazioni intime tra giovani – teen dating violence (TDV) – con particolare attenzione al comportamento abusivo messo in atto attraverso la tecnologia (online teen dating violence – OTDV), tenendo presente l’impossibilità della distinzione tra vita online e offline nell’esperienza degli/delle adolescenti, evidenziata ancor di più dalla pandemia.

Diventa anche tu un ambassador della campagna DATE, scegli qui il poster che più ti piace e condividilo sui social.

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Emergenza cardiopatie in Africa: 90% bambini senza cure. L’iniziativa di “Una Voce per Padre Pio”

Nascere in Africa può essere una condanna a morte, quando si ha una malattia cardiovascolare congenita. Tra le cause, ci sono scarsità di prevenzione e costi esorbitanti delle cure, tanto che il 90% dei bambini non ha accesso alle terapie chirurgiche (che nei Paesi ricchi salvano l’85% dei piccoli malati). L’organizzazione non profit Una Voce per Padre Pio interviene con il ‘Corridoio umanitario-sanitario – Progetto: Cuori ribelli’, programma medico-sanitario che trasferisce in Italia minori con cardiomiopatie congenite di Costa d’Avorio, Camerun, Ghana e Kosovo per sottoporli a interventi chirurgici salvavita. Nell’ultimo anno sono stati curati in questo modo oltre 70 bambini. Per finanziare questa e altre attività, l’organizzazione ha lanciato la campagna solidale ‘Padre Pio Social Aide’: inviando sms o chiamando da rete fissa il numero 45531 si contribuisce a fornire assistenza e interventi salvavita ai bambini. Parte della raccolta sarà destinata ad assistenza di famiglie italiane in condizione di disagio, sostegno all’istruzione, accompagnamento di persone anziane sole. L’iniziativa è sostenuta dalla storica trasmissione di Rai Uno ‘Una Voce per Padre Pio, in onda venerdì 9 giugno in prima serata, con replica pomeridiana il 2 luglio 2023.

«Da 15 anni Una Voce per Padre Pio opera in Africa, dove ancora oggi chi ha risorse economiche può avere accesso alle cure, mentre le altre persone sono abbandonate a se stesse. Portiamo avanti la vocazione missionaria di Padre Pio, in Italia e in Africa, sia con il ponte medico-sanitario, sia con case-famiglia e orfanotrofi, anche per bambine e bambini con disabilità», ha detto Enzo Palumbo, presidente dell’organizzazione non profit. «Vorremmo dare a tutti la possibilità di accedere alle cure. È un progetto molto ambizioso, ma noi crediamo nei miracoli. Al contempo, in Italia sosteniamo le fasce più fragili di popolazione, soprattutto a sud dove le crisi degli ultimi anni hanno peggiorato le condizioni di molte famiglie», ha aggiunto. 

Il progetto ‘Cuori ribelli’ è attivo da 5 anni in Costa d’Avorio, paese con poco meno di 30 milioni di abitanti, dove ogni anno sono rilevate oltre 5mila cardiopatie congenite. Di queste, solo una minima parte è curata chirurgicamente a causa dei costi esorbitanti per gli interventi, fuori dalla portata delle famiglie dei bambini malati, condannati così a un’aspettativa di pochi anni di vita. Nell’aprile 2022, la missione medica di Una Voce per Padre Pio ha esaminato 150 bambine e bambini segnalati dai servizi locali, individuando 75 casi urgenti non operabili sul posto. Quest’anno, lo screening su 100 visitati ha rilevato 12 bambini incurabili e 86 operabili, anche grazie al trasferimento in Italia. Sinora sono 70 i piccoli pazienti operati, di cui 59 in Italia e 11 in Burkina Faso dall’equipe italiana guidata dal professor Guido Oppido. Nell’operazione sono stati coinvolti anche 10 bambini del Camerun, uno del Kosovo e uno del Ghana.

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo, circa il 37% del totale, e il 65% di quei decessi avviene nei paesi a basso e medio reddito, complici malnutrizione, scarsità di prevenzione, mancanza di centri medici specializzati e costo esorbitante delle cure. Più di 300mila nuovi nati muoiono ogni anno nel mondo per malattie congenite e la metà dei morti per questi motivi sotto i 5 anni d’età si registra nell’Africa Subsahariana.

Nei paesi industrializzati, l’Oms stima che ogni centro di chirurgia cardiaca pediatrica, che realizza fra 300 e 500 interventi l’anno, sia necessario per 2 milioni di abitanti: oggi in Africa occidentale non esiste alcuna struttura di questo tipo. L’International Cooperation in World Cardiology ha calcolato la disparità nelle regioni del mondo: in Europa ne esiste uno ogni milione di abitanti, in Asia ogni 16 milioni, in Africa ogni 50 milioni. Più in generale, nella regione africana solo due abitanti su dieci hanno accesso alla sanità di base, il dato più basso al mondo. Cifre che s’inseriscono in un contesto di rallentamento dei progressi nella lotta alla mortalità materna e infantile, peggiorati dalla pandemia: quella infantile è di 72 ogni 1000 nati vivi, mentre l’obiettivo è a meno di 25. 

Con i fondi raccolti dalla campagna ‘Padre Pio Social Aide’ saranno finanziate le iniziative dell’organizzazione Una Voce per Padre Pio nei Paesi in via di sviluppo in Africa e sul territorio italiano, a sostegno del tessuto sociale più debole. 

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L’estate nemica dei cani: l’impegno dei volontari contro l’abbandono degli amici a quattro zampe

Nel 2012 i randagi, secondo il ministero della Salute, erano circa settecentomila. Secondo il SIVeMP (Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica) nell’ultimo quinquennio potrebbero addirittura essere raddoppiati. Sono cifre impossibili da verificare, ma i tecnici concordano sul fatto che la tendenza sia in aumento e che potrebbe arrivare presto a livelli incontrollabili  e pericolosi. Non è solo da considerare la precaria e triste condizione in cui vivono per strada i randagi, privi di cibo ed acqua, spesso maltrattati o ignorati ma anche la loro pericolosità verso le  persone, spesso involontaria.

Negli ultimi venti anni sono state emanate diverse norme per la tutela degli animali da affezione e per la lotta al randagismo. La legge quadro numero 281 del 14 agosto del 1991 in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo promuove e regola la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente.

Attraverso tale legge, venne introdotto il divieto di soppressione dei cani e dei gatti liberi e il modello di canile rifugio. I canili rifugio sono delle strutture, di proprietà pubblica o privata, gestite da imprese private, associazioni animalistiche o a conduzione mista, che si occupano degli animali senza padrone, in attesa di una possibile adozione.

In alcuni casi i canili rifugio sono convenzionati con alcuni studi veterinari, che si occupano del benessere degli animali ospitati. Purtroppo le strutture sono spesso sovraffollate, per percorsi di  adozione altalenante e, talvolta,  a causa dei fondi limitati, non in grado di sostenere adeguatamente gli animali ospitati dal punto di vista fisico e psicologico. Molte le realtà che si dedicano alla cura degli animali ed alla prevenzione del randagismo.

Importante l’azione svolta dall’associazione “Nati Liberi” a Caserta e che nasce nel 2008 a seguito della morte di Kim, il primo cane della presidentessa Alessandra Pratticò. Per colmare il vuoto lasciato, insieme ad altre tre volontarie attive sul territorio, provvide ad attivare una rete attraverso la quale aiutare gli animali randagi. Nel 2010 si sono rese disponibili a collaborare gratuitamente nel canile municipale di Caserta, abbandonata dai vecchi gestori privi di adeguati supporti economici da parte del Comune. Attualmente gli operatori volontari attivi sono dieci. La sensibilità sociale verso gli animali d’affezione è certamente aumentata nel tempo anche se si è ancora lontani dal vedere radicati i concetti di responsabilità nella custodia e convivenza consapevole. Importante sarebbe attivare percorsi sensibilizzazione e di informazione a scuola con i piccoli nelle scuole. Molte associazioni sono attive anche nella Città Metropolitana di Napoli: a Palma Campania, per esempio, c’è “Nerone and friends”, i cui volontari si occupano di recuperare cani abbandonati in strada.

Il fenomeno del randagismo non è circoscritto solo ai cani, anzi, in Campania il randagismo felino è molto più massiccio e preoccupante. L’unica strada percorribile, per l’attivista, al fine di ridurre il fenomeno prevede la sterilizzazione a tappeto anche degli animali padronali nonché la diffusione della cultura del possesso consapevole. Fino a che le regioni e le Asl non investiranno in progetti che prevedano anche la sterilizzazione degli animali dei privati e sino a quando i canili affideranno animali a caso senza farsi affiancare nel percorso di adozione da persone qualificate, il randagismo non sarà mai debellato. A chi decide di adottare un cane/gatto Alessandra Pratticò consiglia di non farlo almeno che non si sia disposti a stravolgere le proprie abitudini di vita. Prendere con sé un animale  significa  essere consapevoli di una responsabilità ben precisa  che dura per l’intera vita dell’animale. 

di Maria Rosaria Ciotola

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Ombrelloni gratuiti e job per accedere al mare, le iniziative messe in campo dal Comune per le persone con disabilità

“Continua l’impegno dell’Amministrazione per migliorare il benessere e l’accessibilità nelle spiagge pubbliche”. Lo ha affermato l’assessore a Infrastrutture, Mobilità e Protezione civile, con delega alla Tutela del mare, Edoardo Cosenza, che ha aggiunto: “Stamane sono stati collocati 10 ombrelloni gratuiti sulla spiaggia a via Caracciolo, domani saranno collocati 40 ombrelloni gratuiti al lido comunale di Bagnoli. A via Caracciolo l’accesso ai disabili è stato completato con la messa a disposizione di una sedia job che consente anche a chi ha problemi di mobilità di entrare in acqua”.

 La conservazione degli ombrelloni a via Caracciolo è affidata alla Napoli Servizi, il cui personale si occuperà di collocarli al mattino e ritirarli nel pomeriggio. A Bagnoli, invece, 12 ombrelloni saranno posizionati al mattino, dal personale del Servizio Tutela mare, sulla pedana solarium per le persone con ridotta mobilità e al pomeriggio ritirati e messi a deposito. Gli altri 28 sono messi a disposizione degli altri frequentatori della spiaggia.

“È un’estate indimenticabile per la nostra città. Sono felice perché Napoli – ha sottolineato l’assessore al Welfare e ai Servizi sociali Luca Fella Trapanese – diventa sempre più accessibile ed accogliente. Mi auguro che le persone custodiscano al meglio queste attrezzature e che abbiano rispetto del bene comune”.

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Al via la 44ª edizione di “Estate a Napoli”, appuntamenti in diversi punti della città

Torna “Estate a Napoli”, la manifestazione di eventi e attività di spettacolo promossa dal Comune di Napoli, giunta quest’anno alla sua 44ª edizione. Un format che, a partire dal 1979, si rinnova e si attualizza, con l’obiettivo di dare spazio ai tanti talenti del territorio e animare la città nei mesi estivi. Al cortile del Maschio Angioino, storica sede della manifestazione, si affiancano per la prima volta come location il Parco Villa Capriccio a Capodimonte e l’Auditorium di Bagnoli “Porta del Parco”, ampliando l’offerta culturale nel segno del policentrismo. Dall’8 agosto al 20 settembre,più di quaranta eventi in programma – tra musica, danza e teatro – garantiranno un’esperienza culturale di ampio respiro adatta a diversi tipi di pubblico. L’edizione 2023 di “Estate a Napoli” strizza l’occhio alla tradizione con concerti, performance e festival dedicati alla canzone classica partenopea e ai grandi interpreti della canzone italiana.

Spazio anche alla lirica, alla musica underground e a forme di espressione alternative. Tradizioni, leggende, racconti e storie vengono riprese e magistralmente rielaborate in spettacoli teatrali dove la magia della narrazione spesso si intreccia a tematiche di attualità. Non mancano serate dedicate alla danza, vere e proprie gare di improvvisazione teatrale che vedranno il coinvolgimento del pubblico come giurato, premiazioni volte a riconoscere il talento e a incoraggiare la creatività ed eventi a sfondo sociale. I più piccoli potranno divertirsi assistendo a show e manifestazioni con giochi e cantastorie e partecipando a laboratori creativi dedicati.Per ogni iniziativa è previsto un costo massimo di ingresso di dieci euro.

Il calendario dettagliato con le indicazioni sulle modalità di prenotazione è disponibile sul sito web del Comune di Napoli, alla paginahttps://www.comune.napoli.it/estateanapoli2023

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«Meno consumi, più capacità di adattamento: così possiamo fermare il clima impazzito». Intervista a Giorgio Budillon, professore di oceanografia

Giorgio Budillon, professore ordinario di oceanografia e fisica dell’atmosfera all’Università Parthenope di Napoli, dove riveste anche la carica di prorettore alla ricerca, indica quali sono i comportamenti corretti da tenere per non soccombere ai cambiamenti climatici in corso, peraltro più veloci del previsto.

Il cambiamento climatico è in atto, non ci sono più dubbi

«I modelli matematici, ormai, ci fanno vedere che da qui a fine secolo, tra poco più di 75 anni, la temperatura del pianeta aumenterà di circa 2 gradi ma c’è una forchetta di incertezza e l’aumento potrebbe essere anche di 4 o 5 gradi. Questo cambiamento è un disastro dal punto di vista ambientale ed ecologico, bastano pochi gradi per far modificare totalmente l’ecosistema. Da quando c’è stata l’ultima era glaciale, terminata 18.000 anni fa circa, con l’Europa tutta ghiacciata, il cambiamento è stato di circa 4 gradi ed è avvenuto in decine di migliaia di anni. Questo cambiamento invece oggi lo abbiamo in poche decine di anni. Dire però “salviamo il pianeta’’ è sbagliato perché la Terra troverà un suo equilibrio, è invece la nostra vita che cambierà a causa di eventi estremi con certe zone interessate da siccità e altre dove si concentrano piogge di periodo più breve».

Noi cittadini cosa potremmo fare nel concreto per attenuare questi cambiamenti?

«Siccome la causa è legata ai gas serra che immettiamo nell’atmosfera, prodotti dall’uomo attraverso anidride carbonica e metano utilizzati per produrre energia e mangiare (con gli allevamenti dei bovini ad esempio) dovremmo ridurre il nostro modo di consumare. L’energia da produrre deve essere pulita, rinnovabile. Vanno trovate le fonti alternative che noi abbiamo come il solare, l’eolico».

Qualche esempio di comportamento virtuoso da tenere?

«Ridurre l’utilizzo dei mezzi privati. L’alternativa sarebbe avere a disposizione mezzi pubblici efficienti. Io ad esempio vado al Ministero a Roma da Napoli con l’Alta Velocità, che inquina tanto perché va 300 all’ora. Potrebbe andare a 100 all’ora, così si inquinerebbe meno. Vanno ridotte le nostre esigenze, i nostri consumi. Dobbiamo continuare a sensibilizzare le nuove generazioni, che inquinano di più rispetto alle precedenti. Sono abituate a prendere tanti aerei, cambiare il telefonino ogni anno che viene prodotto estraendo dei metalli con un costo ambientale enorme».

Rispetto alle rinnovabili, l’Italia sembra essere indietro

«C’è poca ricerca, poca innovazione e troppa inerzia politica rispetto ad alcuni altri Paesi europei a partire dalla Germania e la Spagna. Qui aspettiamo i morti per muoverci. Fondamentale è anche costruire bene, se si costruisce dove prima c’era un fiume, poi quando piove l’alveo si gonfia di acqua».

Nel 2023 il Sud sembra non aver ancora sofferto la siccità rispetto al Centro-nord. È un trend che si consoliderà?

«No, è un caso che riguarda solo quest’anno. Al Nord, poi, quando una volta arrivate le piogge sono state devastanti come in Emilia-Romagna. I terreni secchi non hanno assorbito le acque. Avremo un Sud sempre più siccitoso, con meno disponibilità di acqua soprattutto nelle stagioni estive, un meno 20 o 30% da qui alla fine del secolo. Il Meridione sarà più esposto anche per le alluvioni – ricordiamoci Ischia o la Sicilia – visto che è circondato dal mare. Il mare si riscalda, emette molto vapore che si condensa nell’atmosfera in attesa di cadere come pioggia. Al Nord la diminuzione di acqua sarà invece più limitata».

Fondamentale diventa non sprecare l’acqua che cade

«La parola d’ordine deve essere: adattamento e mitigazione. Il cambiamento climatico non lo possiamo fermare, ma possiamo trovare un nuovo ritmo di vita sapendo che ci saranno fenomeni alluvionali e periodi di siccità».

Fissiamo l’aumento delle temperature, connesse al cambiamento climatico

«Mediamente la temperatura è aumentata di 1,5-1,8 gradi, un grande balzo se si pensa che la temperatura media della Terra è di 15 gradi: si tratta di più del 10%. È come se un corpo dalla temperatura media di 37 gradi schizzasse a 41 gradi. Globalmente il trend delle piogge non è cambiato ma lo stesso quantitativo di pioggia ora cade in periodi più brevi e dunque fa più danni».

Molta acqua si spreca

«In Italia è enorme. Ho letto statistiche del 20 e 30% di acqua perduta, sono però gli ingegneri a occuparsene per cambiare le cose».

In ogni caso energia pulita, quello è il mantra

«Se la si prende dal petrolio avremo sempre C02 nell’atmosfera, se la si prende da fonti rinnovabili avremo energia pulita per tenere batterie elettriche da caricare e mezzi pubblici che possono andare anche a 500 km orari. In generale siamo già dentro i cambiamenti climatici, molto più veloce di quanto ci aspettassimo». 

 

di Antonio Sabbatino 

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