26 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
È sul Monte Faito, lungo il tratto che dal Pian del Pero conduce a Casa del Monaco, fino ai faggi secolari, che sarà inaugurato ufficialmente uno dei primi percorsi di “Sentieri senza Barriere”, il progetto promosso dal Parco Regionale dei Monti Lattari per rendere la montagna realmente accessibile a tutti.
Il progetto è stato presentato alla Reggia di Quisisana, a Castellammare di Stabia, davanti a una platea ampia e qualificata composta da amministratori comunali, dirigenti e docenti scolastici, associazioni, rappresentanti del terzo settore e cittadini. Un momento di partecipazione autentica che ha restituito il valore collettivo dell’iniziativa.
“Sentieri senza Barriere” prenderà avvio in primavera, non appena le condizioni meteo consentiranno lo svolgimento in sicurezza delle escursioni. Le modalità di prenotazione e partecipazione saranno comunicate per tempo dal Parco, così da garantire un’organizzazione ordinata e realmente inclusiva delle attività.
Elemento centrale del progetto è il protocollo di intesa sottoscritto tra il Parco Regionale dei Monti Lattari e la Federazione Italiana Escursionismo – Comitato Regionale Campania, che definisce una collaborazione strutturata e continuativa. La Fie, organizzazione nazionale impegnata nella promozione dell’escursionismo accessibile, metterà in campo volontari formati, accompagnatori specializzati e competenze tecniche per consentire alle persone con disabilità di vivere l’esperienza dei sentieri in modo sicuro e consapevole. Il Parco, dal canto suo, garantirà il coordinamento delle attività, le autorizzazioni necessarie e l’acquisto di dispositivi specifici – come le joelette – per l’accompagnamento escursionistico.
A nome della Fie è intervenuto Giovanni Russo, che ha illustrato il lavoro svolto dalla Federazione sul fronte dell’escursionismo inclusivo e l’importanza della formazione degli accompagnatori. La firma del protocollo è stata affidata a Salvatore Donnarumma, vicepresidente del Comitato regionale campano della Fie, sancendo ufficialmente l’avvio di una collaborazione destinata a svilupparsi nel tempo.
Molto apprezzato anche l’intervento Luigi Milano, atleta e presidente di “Sorrento senza Barriere” e di Angela Procida, atleta paralimpica e testimonial del progetto, che ha portato la propria esperienza personale, sottolineando il valore dello sport e della natura come strumenti di libertà, autonomia e crescita, soprattutto per le persone con disabilità. Particolarmente intenso e applaudito l’intervento dello scrittore Lorenzo Marone, che ha offerto una riflessione profonda sul senso autentico dell’inclusione: «L’inclusione non è un atto di bontà ma un atto di verità», ha affermato, richiamando la necessità di superare la logica della concessione per affermare quella dei diritti.
Nel suo intervento, il presidente del Parco Enzo Peluso ha ribadito la visione che anima il progetto: «“Sentieri senza Barriere” nasce dal desiderio di avvicinare il Parco ai cittadini e di affermare un’idea di natura che non esclude e non seleziona. Rendere accessibili i sentieri significa rendere accessibili i diritti, le emozioni, le esperienze. La firma di questo protocollo non è un atto formale, ma un impegno pubblico a continuare, insieme, su questa strada». La scelta del Monte Faito come luogo simbolico per l’inaugurazione rappresenta anche un segnale importante di valorizzazione di uno dei luoghi più identitari dei Monti Lattari.
L’articolo Sentieri senza Barriere, inaugurato il percorso pensato per le persone con disabilità motoria proviene da Comunicare il sociale.
23 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Un debito di 800 euro, una madre disperata, un ragazzo di 17 anni che arriva a minacciare il suicidio. È il volto più crudo e meno visibile del gioco d’azzardo quello che emerge da una vicenda avvenuta a Sant’Agnello e conclusasi solo nei giorni scorsi con un provvedimento amministrativo: la chiusura temporanea di un centro scommesse e una sanzione economica.
I fatti risalgono a una mattina di maggio, quando i Carabinieri della compagnia di Sorrento intervengono all’interno di un’agenzia di scommesse per una lite tra due donne. Da una parte l’impiegata del centro, dall’altra una madre in evidente stato di agitazione. Bastano pochi minuti per comprendere che dietro quell’alterco c’è molto di più di una discussione banale.
Dagli accertamenti emerge che un minorenne di 17 anni aveva effettuato scommesse online, accumulando perdite fino a raggiungere un debito di 800 euro. Secondo quanto ricostruito, il ragazzo aveva rassicurato l’impiegata dicendo che si sarebbe recato a un vicino sportello ATM per prelevare la somma necessaria. Fornisce un recapito telefonico, ma poi non si fa più vivo.
Da quel momento iniziano le chiamate insistenti sul suo smartphone, rimaste senza risposta. Il ragazzo, messo sotto pressione, rientra a casa e si rifugia dalla madre. È qui che la vicenda assume contorni drammatici: in preda alla disperazione, il minorenne arriva a minacciare di togliersi la vita se il debito non fosse stato saldato. Una frase che scuote la madre e la spinge a correre immediatamente nel centro scommesse, dando origine alla lite che farà scattare l’intervento delle forze dell’ordine.
Le verifiche dei Carabinieri confermano che le scommesse online erano state effettivamente effettuate dal minorenne, in violazione della normativa che vieta in modo assoluto l’accesso al gioco ai minori. A quel punto scatta la segnalazione all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che conclude l’istruttoria con un provvedimento netto: multa di 6.666 euro per l’agenzia e sospensione dell’attività dal 26 gennaio al 4 febbraio.
L’articolo Minori e azzardo: chiuso un centro scommesse a Sant’Agnello proviene da Comunicare il sociale.
23 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Ai piedi del Vesuvio si consolida sempre più FRUPA Vesuvian Cosmetic, progetto che unisce viticoltura e benessere della persona e che nasce dall’esperienza di tre fratelli, Benny, Maria Paola e Giuseppe Sorrentino, oggi alla guida dell’azienda vinicola di famiglia. Un percorso che affonda le radici nella terra vesuviana e che trasforma il sapere agricolo in una visione contemporanea di cura, sostenibilità ed economia circolare.
«Tutto nasce da un ascolto profondo della nostra terra», racconta Benny Sorrentino. Le vigne di Tenuta Sorrentino crescono su sabbie vulcaniche originate dall’eruzione del 79 d.C., un suolo carico di memoria e identità. «Ogni vendemmia ci ricordava che, anche dopo la vinificazione, nelle bucce dell’uva restava intatto un patrimonio straordinario. Da qui è nata l’idea di FRUPA Vesuvian Cosmetic: non come diversificazione, ma come prosecuzione naturale del nostro lavoro agricolo, trasformando ciò che resta del vino in un nuovo linguaggio di cura e bellezza, guidato da etica, sostenibilità e visione creativa».
Il cuore del progetto è proprio la trasformazione delle bucce d’uva, un tempo considerate scarto, in una risorsa ad alto valore. Maria Paola Sorrentino spiega come avviene questo passaggio: «Il processo segue la stessa filosofia che adottiamo in cantina, fatta di rispetto dei tempi e della materia prima. Dopo la vinificazione, le bucce vengono recuperate, selezionate e stabilizzate per preservarne la qualità. Attraverso fasi di essiccazione ed estrazione delicata otteniamo un estratto ricco di polifenoli e antiossidanti, molecole preziose che aiutano la pelle a difendersi dall’invecchiamento e dagli stress ambientali». Una trasformazione lenta e controllata, che conserva l’anima dell’uva rendendola adatta all’uso cosmetico.
La scelta di puntare sul FRUPA Piedirosso Superiore come elemento centrale della linea non è casuale. «Rappresenta l’espressione più autentica del nostro territorio vesuviano», sottolinea Giuseppe Sorrentino. «È un vitigno autoctono coltivato su terreni sabbiosi di origine vulcanica, dove la vite affonda le radici in una terra segnata dall’eruzione del 79 d.C. Questo contesto unico conferisce alle bucce una concentrazione particolarmente elevata di polifenoli e sostanze antiossidanti». Attivi che in cosmetica svolgono un ruolo fondamentale, proteggendo la pelle dallo stress ossidativo, migliorandone l’elasticità e contribuendo a mantenerla luminosa e vitale. «È un’uva che parla di resistenza, equilibrio e profondità, gli stessi valori che volevamo trasferire alla pelle».
Il dialogo tra vino e cosmesi, del resto, ha radici antiche. Già nell’antica Pompei, come attestano le evidenze archeologiche, i derivati della vite venivano utilizzati per la preparazione di oli e unguenti destinati alla cura del corpo. FRUPA Vesuvian Cosmetic raccoglie questa eredità e la traduce in un linguaggio contemporaneo.
«Ogni prodotto è pensato come parte di un rituale quotidiano, ispirato ai ritmi della natura e alla forza silenziosa del Vesuvio», spiegano i tre fratelli. Il siero antietà rappresenta il trattamento più concentrato della linea, studiato per lavorare in profondità su tono e luminosità. Il contorno occhi agisce con delicatezza su una zona particolarmente fragile, mentre la crema viso diventa il gesto quotidiano di protezione e nutrimento. Il tonico riequilibra e rinfresca, preparando la pelle ai trattamenti successivi, e la mousse detergente apre il rituale con una detersione soffice ma efficace. Il doccia shampoo, infine, estende la filosofia FRUPA anche al corpo e ai capelli, trasformando un gesto quotidiano in un momento di benessere.
di Annatina Franzese
L’articolo Frupa: il progetto di cosmesi sostenibile dell’azienda vitivinicola Sorrentino proviene da Comunicare il sociale.
23 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
A Somma Vesuviana la pizza, da sempre simbolo di convivialità, si trasforma anche in strumento concreto di solidarietà. È l’idea da cui nasce l’iniziativa promossa da I Fontana, pizzeria guidata da Pietro Fontana, che per tutto il 2026 destinerà parte del ricavato di alcune proposte in menu a sostegno della Cooperativa Sociale Irene ’95, realtà impegnata da oltre trent’anni nel lavoro educativo e sociale con minori e famiglie in difficoltà.
Dal 1° febbraio all’8 dicembre 2026, infatti, una selezione di pizze e fritti della carta – quelle che compongono la sezione “Pizza Concept” e alcuni starter – sarà legata a una raccolta fondi continuativa. Un meccanismo semplice ma efficace: ogni scelta a tavola contribuisce, in modo diretto, al sostegno delle attività della cooperativa, che a Marigliano gestisce due comunità educative a dimensione familiare, Casa Irene e Casa Momo, accogliendo minori con storie di fragilità e percorsi familiari complessi
«La pizza è condivisione – spiegano dal locale – e ci è sembrato naturale far sì che questo gesto quotidiano potesse avere un impatto che va oltre la sala». Un’idea che trova forma concreta nel menu, pensato come spazio dinamico: le proposte solidali cambieranno nel corso dell’anno seguendo la stagionalità, ma manterranno invariato il loro valore simbolico.
Al centro dell’iniziativa c’è Irene ’95, cooperativa sociale nata nel 1994 su impulso della Caritas e cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento per la provincia est di Napoli. Oggi la cooperativa opera soprattutto nei territori di Marigliano, Somma Vesuviana e negli ambiti limitrofi, con servizi che vanno dalle comunità educative al centro per le famiglie, dall’assistenza scolastica e domiciliare ai progetti di contrasto alla povertà educativa. Tra questi anche “Re.S.P.I.R.O.”, programma dedicato agli “orfani speciali”, bambini e ragazzi colpiti dalla violenza estrema dei femminicidi
La collaborazione con I Fontana si inserisce così in una visione più ampia, che mette in dialogo mondi apparentemente distanti: quello dell’accoglienza e quello della ristorazione di qualità. Un dialogo che funziona perché poggia su valori condivisi – la centralità della persona, l’attenzione alla comunità, la cura delle relazioni – e su un’idea di sviluppo che non separa il successo economico dall’impatto sociale.
L’articolo Il gusto diventa comunità: la pizza che sostiene i percorsi educativi di Irene ’95 proviene da Comunicare il sociale.
23 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
In occasione della Giornata Internazionale della Memoria 2026, la Fondazione Ezio De Felice propone un momento di riflessione pubblica sul senso stesso del ricordare. Martedì 27 gennaio, alle ore 18, nel Teatro di Palazzo Donn’Anna a Napoli, si terrà la IX edizione della rassegna I Musei della Memoria – Architetture che raccontano, che quest’anno coincide con i dieci anni di attività del ciclo di studi.
Il titolo scelto, “Quale memoria? Musei, voci, architetture. Dieci anni di riflessioni”, è una presa di posizione chiara. In un tempo attraversato da conflitti, polarizzazioni e smarrimenti collettivi, la memoria non è un dato acquisito né un patrimonio statico: è un processo da interrogare, condividere e rimettere continuamente in discussione. Da qui l’idea di un incontro che non celebri soltanto il passato, ma interroghi il presente.
Il cuore dell’appuntamento è un dialogo tra Marina Colonna, presidente della Fondazione Ezio De Felice, Marella Santangelo, direttrice del DIARC dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e Gioconda Cafiero, docente dello stesso ateneo. Un confronto che ripercorre dieci anni di lavoro sui Musei della Memoria come luoghi civili, capaci di tenere insieme architettura, spazio pubblico e coscienza storica.
Dal 2017 a oggi, la rassegna ha attraversato esperienze internazionali e casi emblematici, mettendo al centro una domanda cruciale: come possono i memoriali parlare al presente? Lontani dall’essere semplici contenitori del ricordo, questi luoghi diventano presìdi attivi contro l’indifferenza, spazi che rendono visibile ciò che rischia di essere rimosso e che chiamano in causa la responsabilità collettiva. In questo senso, l’architettura non è solo forma, ma linguaggio etico e politico.
A completare l’incontro, il concerto “Voci per Zeinab”, pensato non come accompagnamento, ma come prosecuzione del pensiero attraverso l’arte. La voce recitante di Chiara Vitiello dialoga con il Coro Le Voci del ’48, diretto da Salvatore Murru, in un progetto curato dal Centro di Musica Antica Pietà dei Turchini. Parole narrate e parole cantate si intrecciano per trasformare la memoria in esperienza condivisa, capace di coinvolgere anche emotivamente il pubblico.
L’edizione 2026 de I Musei della Memoria si configura così come un unico percorso: riflessione e ascolto, parola e musica, ricerca e partecipazione. Tutto ruota intorno alla domanda iniziale, tanto semplice quanto necessaria: quale memoria vogliamo trasmettere oggi?
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Informazioni: www.fondazionedefelice.it
L’articolo Quale memoria? Architetture, voci e musei nel tempo dell’incertezza proviene da Comunicare il sociale.
23 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Adulti, ragazzi e addirittura bambini. Sono 9 in tutto e sono tutti ritenuti responsabili in concorso tra loro del danneggiamento aggravato delle telecamere di videosorveglianza comunale installate a Torre del Greco tra via XX Settembre e via Napoli.
I 9 – di età compresa tra i 45 e i 14 anni (il più piccolo aveva 13 anni all’epoca dei fatti) – avrebbero danneggiato le telecamere comunali in 3 distinti episodi avvenuti il 30 settembre, il 3 ottobre e il 13 novembre 2025. Gli indagati avrebbero danneggiato le telecamere con dei palloni da calcio.
In questo periodo dove la sicurezza è fondamentale e i mezzi come le telecamere sono davvero importanti, i carabinieri hanno avviato le indagini e comparato le immagini dei sistemi di videosorveglianza ai profili social dei protagonisti dell’evento. Volti e tatuaggi hanno lasciato poco spazio alle interpretazioni. Sono stati tutti denunciati.
L’articolo Torre del Greco: telecamere per la sicurezza danneggiate con il pallone. Carabinieri denunciano 9 persone tra adulti, ragazzi e poco più che bambini proviene da Comunicare il sociale.