09 Set, 2024 | Comunicare il sociale
È entrato nel vivo nuovo progetto di telemedicina in Madagascar, avviato sotto la direzione scientifica del dott. Giovanni Bisignani, Direttore U.O.C. Cardiologia dell’Ospedale di Castrovillari, ASP di Cosenza. Oggi prima giornata di screening ecocardiografici e prescrizioni di terapie per i pazienti di Morondava, cittadina costiera del paese africo, presso il primo centro di telecardiologia della regione, inaugurato lo scorso 6 settembre presso il Dispensaire FMM Fanantenana alla presenza del Nunzio Apostolico Tomasz Grysa e del presidente della Conferenza episcopale malgascia e vescovo di Morondava Marie Fabien Raharilamboniaina.
Nella giornata di oggi le attività del centro sono entrate nel vivo grazie alla presenza sul posto di una delegazione composta dai volontari di Ripartiamo Aps, dal dottor Walter Morale, Direttore della UOC di Nefrologia e Dialisi dell’ASP di Ragusa, e dai medici, infermieri e OSS della Cooperativa Sociale San Bernardo di Latiano (Br), main sponsor del progetto. Sono loro ad effettuare gli screening ecografici e la formazione del personale sanitario locale, mentre referti e diagnosi sono gestiti dal Centro Igea di Grottaglie e dall’UOC di Cardiologia di Modica sotto la supervisione del dott. Bisignani.
“Durante la prima missione, a giugno, è stata riscontrata un’elevata incidenza di ipertensione e patologie cardiache – spiega il Direttore U.O.C. Cardiologia dell’Ospedale di Castrovillari – Abbiamo deciso così di farci carico di tante persone che, a causa della carenza di strutture ospedaliere e della mancanza di supporto diagnostico, laboratoristico e strumentale, oltre che di farmaci e personale adeguatamente formato, non hanno accesso neppure ai livelli minimi di supporto assistenziale medico”.
La realizzazione del centro è stata resa possibile anche grazie alla donazione dell’ecocardiografo da parte dall’UOC di Ortopedia dell’Ospedale Maggiore “Nino Baglieri” di Modica e degli ecografi donati dalla LILT provinciale di Siracusa. La missione, invece, è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio regionale della Puglia, dall’ASL di Brindisi e dal Comune di Latiano.
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09 Set, 2024 | Comunicare il sociale
Pubblicato sul sito della Fondazione Con il Sud il nuovo bando per l’economia circolare al Sud. A disposizione 4 milioni di euro per sostenere progetti in grado di sviluppare strategie di economia circolare che considerino una o più fasi del ciclo di vita del prodotto: prima dell’uso (rifiuta, ripensa, riduci), durante l’uso (conserva, riusa, condividi, ripara, rigenera) e successivamente all’uso (ricicla e restituisci agli ecosistemi).
Il bando si rivolge alle organizzazioni di terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Saranno valorizzati i progetti in grado di promuovere strategie integrate, assicurando la salvaguardia della biodiversità, l’equilibrio degli ecosistemi e l’adattamento al cambiamento climatico, puntando anche sulla sensibilizzazione delle comunità sul tema. I progetti dovranno, infatti, impegnarsi anche nella diffusione della cultura della circolarità, al fine di responsabilizzare i cittadini riguardo all’impatto delle loro scelte di consumo.
L’estrazione delle risorse naturali è triplicata negli ultimi 50 anni e, entro il 2060, si prevede un ulteriore aumento del 60% rispetto ai livelli del 2020. Un incremento che causerebbe un impatto ambientale senza precedenti sulla perdita della biodiversità, sui livelli di inquinamento e, in generale, sull’equilibrio degli ecosistemi. Questo trend dipende prevalentemente dalle abitudini di consumo a cui tutti contribuiamo. Per rifondare la società su basi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, occorrerebbe attuare la transizione da un modello di economia lineare, basato sulla logica dell’”usa e getta” e sullo sfruttamento dei combustibili fossili, ad un modello di economia circolare, ispirato ai cicli naturali.
“La Fondazione ha declinato in diversi modi il suo impegno per la tutela ambientale nei suoi anni di attività- ha dichiarato Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione CON IL SUD- Questa volta vuole farlo puntando sull’economia circolare, fondamentale non solo dal punto di vita ambientale, ma anche dei benefici sociali. Cambiare le proprie abitudini, saper produrre secondo criteri sostenibili, saper scegliere, saper consumare, saper “rigenerare” sono certamente potenti strumenti che possono fare la differenza, e tutti abbiamo il dovere di fare la nostra parte. Tenendo in conto che anche i vantaggi sociali non possono essere tralasciati: opportunità di lavoro anche per persone in difficoltà; redistribuzione della ricchezza; accesso a beni e servizi essenziali a prezzi più accessibili; recupero, in chiave innovativa, del prezioso e diffuso patrimonio di saperi e pratiche tradizionali presente al Sud”.
Considerata la stretta connessione tra sviluppo sostenibile e sviluppo sociale, gli interventi dovranno attivare processi partecipativi volti a ridurre le diseguaglianze e a favorire l’inclusione socio-lavorativa e la coesione comunitaria, rafforzando lo scambio tra terzo settore, imprese for profit e enti pubblici, anche in un’ottica di integrazione con le politiche pubbliche territoriali e nazionali.
Saranno particolarmente apprezzate proposte che intervengano nelle aree interne del Sud, dove l’economia circolare potrebbe rappresentare un’occasione di sviluppo, rivitalizzazione e coesione sociale.
Il bando si rivolge a partenariati composti da almeno 2 organizzazioni di terzo settore e un terzo ente, anche appartenente al pubblico o profit. Possono far parte della rete istituzioni locali, scuole, enti di ricerca, università, consorzi privati e imprese appartenenti al tessuto imprenditoriale locale e nazionale.
L’iniziativa si articola in due fasi: la prima finalizzata alla selezione delle proposte con maggiore potenziale impatto sul territorio di intervento e la seconda di accompagnamento nella progettazione esecutiva, volta ad arricchire la proposta e a chiarire eventuali aspetti critici rilevati nella valutazione iniziale.
Il Bando scade il 29 novembre 2024 e prevede la presentazione delle proposte esclusivamente online tramite la piattaforma Chàiros.
CONTESTO – Ogni anno vengono prodotte 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili (5,8 milioni di tonnellate nella sola Unione europea, ovvero 11 kg a persona) la stragrande maggioranza delle quali finisce in discarica, e il 30% del cibo che produciamo viene sprecato (ovvero circa 1,3 miliardi di tonnellate). Complessivamente la realizzazione dei prodotti di uso quotidiano e la gestione del suolo sono responsabili del 45% delle emissioni di gas serra, mentre il settore energetico è responsabile del restante 55%.
In Italia, il tasso di utilizzo circolare dei materiali è più alto della media dell’Unione europea (al 18,4% nel 2020, rispetto ad una media UE dell’11,7%) grazie agli elevati tassi di raccolta differenziata e di riciclo sul totale dei rifiuti prodotti (al 72% nel 2020, rispetto ad una media UE del 53%). Il dato sull’utilizzo circolare dei materiali resta comunque distante dal target del 30% previsto dal Piano nazionale di transizione ecologica del 2021. Non ci sono differenze significative tra Centro-Nord e Sud in termini di quantità di rifiuti urbani prodotti per abitante o in termini di raccolta differenziata, ma il Sud presenta dei ritardi strutturali in termini di infrastrutture e investimenti, oltre ad abitudini di consumo ancora molto legate al tema del possesso (es. di veicoli, strumenti di lavoro) e ad una preferenza del nuovo sull’usato.
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09 Set, 2024 | Comunicare il sociale
E’ stato inaugurato questa mattina a Casoria, in provincia di Napoli, il Madrinato San Placido, l’ecosistema educativo che servirà tutta l’area di Napoli Nord fornendo strumenti per combattere la dispersione scolastica e dare sostegno a genitorialità e percorsi lavorativi. “Questa per noi è una giornata storica, simbolo dell’avvio di una nuova attività” ha detto Vincenzo De Luca, presidente della giunta regionale della Campania, presente all’inaugurazione.
Il progetto, come si legge su ansa, è stato voluto dalla Regione Campania in sinergia con l’istituto Mater Dei, e si pone l’obiettivo di creare percorsi formativi rivolti ai giovani di età compresa tra i 13 e i 25 anni per contrastare la fuga dall’istruzione. Casoria, grazie alla presenza del Polo Educativo, si colloca come un punto di riferimento regionale in ambito educativo e di inclusione sociale: “I contenuti di questo progetto – ha spiegato De Luca- li abbiamo studiati insieme a suor Simona Biondin, direttrice dell’istituto, che ci ha consentito di trovare collegamento con il Mater Dei di Napoli e questa struttura. Abbiamo iniziato a ragionare su Caivano, poi siamo arrivati a Casoria, dove c’era già un’attività formativo-educativa, ed abbiamo pensato che il fatto che sia gestita da religiose possa essere un elemento che dà maggiore fiducia alle famiglie. Si tratta di un progetto contro la dispersione scolastica e contro l’isolamento di ragazze e ragazzi”.
Il progetto verte nello specifico sulla creazione di un ecosistema che ha come obiettivo la formazione dei cittadini del domani con l’aiuto di figure professionali quali educatori, psicologi, orientatori, personale amministrativo. Tanti i servizi previsti: dai percorsi di istruzione e formazione professionale alle attività extrascolastiche e di supporto alla genitorialità, fino ai laboratori scuola-formazione, orientamento al lavoro e uno sportello del centro per l’impiego.
La struttura è stata interessata anche da lavori di riqualificazione grazie all’interessamento dell’istituto Intesa San Paolo.
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09 Set, 2024 | Comunicare il sociale
Si stima siano 1.480.000 le persone con demenza in Italia, destinate a diventare 2.300.000 entro il 2050: ben il 55% in più rispetto a oggi. In occasione di settembre, XIII Mese Mondiale Alzheimer, Federazione Alzheimer Italia si fa quindi portavoce nel nostro Paese dell’appello che ADI – Alzheimer’s Disease International lancia a governi, comunità e singoli individui: è urgente agire per aumentare la consapevolezza sulla demenza e combattere lo stigma che rimane ancora un ostacolo alla diagnosi, al trattamento, alla cura e al supporto necessari. Il momento è ora.
La demenza è la settima causa di morte a livello globale: ogni tre secondi una persona sviluppa una forma di demenza. In tutto il mondo si stima che ci siano oltre 55 milioni di persone che vivono con questa condizione, che si prevede diventino 78 milioni tra cinque anni e 139 milioni entro il 2050. Attualmente il costo annuale stimato della demenza è di 1,3 trilioni di dollari, ma si prevede raggiunga i 2,8 trilioni di dollari nel 2030.
La Lancet Commission, inoltre, ha recentemente aggiornato il proprio rapporto del 2020 sui fattori di rischio per la demenza, aggiungendo la perdita della vista non trattata e l’elevato livello di colesterolo LDL – il cosiddetto colesterolo cattivo – agli altri già comprovati: l’inattività fisica, il fumo, l’eccessivo consumo di alcol, le lesioni alla testa, i contatti sociali poco frequenti, l’obesità, l’ipertensione, il diabete, la depressione, i disturbi dell’udito, insieme a scarsi livelli di istruzione e all’esposizione all’inquinamento atmosferico. Passano quindi dal 40 al 45% del totale i casi di demenza previsti a livello globale entro il 2050 che potrebbero essere ritardati o addirittura evitati intervenendo su questi 14 fattori.
Davanti a questi numeri non si può restare indifferenti. La demenza è una priorità mondiale di salute pubblica, come riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – afferma Katia Pinto, presidente della Federazione Alzheimer – È urgente agire e tutti dobbiamo prenderne consapevolezza. In primis i governi e le istituzioni, che devono prendere al più presto misure per combattere i fattori di rischio e garantire a tutte le persone con demenza pari diritti e opportunità di accedere a servizi di assistenza e supporto post diagnostico; ma anche i singoli cittadini, perché ognuno di noi può fare la sua parte per combattere lo stigma e contribuire così a migliorare la qualità di vita delle persone con demenza e delle loro famiglie.
Bassi livelli di consapevolezza, disinformazione e discriminazione ostacolano infatti gli sforzi per combattere la demenza. Molte persone ignorano i segnali di allarme – afferma Paola Barbarino, amministratore delegato di ADI – Il 75% di coloro che convivono con una demenza lo fa senza diagnosi. Con una diagnosi tempestiva le persone possono accedere al supporto post-diagnostico necessario per consentire loro di vivere bene e in modo indipendente il più a lungo possibile. Ma anche su questo c’è ancora molto da fare: l’85% delle persone con demenza, compresi i casi non diagnosticati, non riceve alcun supporto post-diagnostico. In questo XIII Mese Mondiale Alzheimer lo diciamo forte e chiaro – prosegue Barbarino – è tempo di agire sulla demenza. Ogni momento conta.
Il ruolo dei governi
Dei 194 Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si sono impegnati a farlo nel 2017, ben 155 non hanno ancora un Piano Nazionale Demenze. Dei 39 Piani attualmente implementati, molti mancano di strategie complete per combattere lo stigma e sostenere concretamente le persone con demenza e le loro famiglie. I governi hanno un ruolo cruciale da svolgere, ma il tempo sta scivolando via – dichiara Katia Pinto – Il prossimo 8 ottobre si terrà ad Ancona il G7 della Salute presieduto dall’Italia. Rivolgiamo quindi un appello alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro della Salute Orazio Schillaci perché portino sul tavolo il tema della demenza e sottolineino l’urgenza di interventi concreti. Serve una strategia globale per combattere la demenza e serve ora: l’Italia si faccia portavoce dei diritti delle persone con demenza e delle loro famiglie per cambiare il futuro di questa condizione.
Le iniziative della Federazione Alzheimer
In occasione del Mese Mondiale Alzheimer tante sono le iniziative di sensibilizzazione e informazione organizzate su tutto il territorio italiano dalla Federazione Alzheimer Italia e dalle sue associazioni affiliate: il calendario, in continuo aggiornamento, è disponibile su dementiafriendly.it/mese-mondiale-alzheimer.
Venerdì 20 settembre, in particolare, dalle 9.30 alle 17.30 si terrà a Imola presso Palazzo Sersanti il convegno pubblico “Costruire insieme una società a misura di persona con demenza. Esperienze di realtà inclusive in Italia.” organizzato dalla Federazione in collaborazione con Alzheimer Imola ODV e l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Imola, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e il patrocinio del Comune di Imola.
Protagoniste dell’incontro saranno realtà – come scuole, enti locali, uffici pubblici, negozi, musei – che hanno avviato progetti mirati a far sentire le persone con demenza e le loro famiglie sempre accolte, ascoltate e coinvolte attivamente. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria (info@alzheimer.it; 02 809767).
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05 Set, 2024 | Comunicare il sociale
È tra le prime otto cause di disabilità e infermità, il “low back pain”, quello che comunemente chiamiamo il “mal di schiena”, che nel 2050 scalerà su di un posto: dall’ottavo al settimo posto, arrivando persino a precedere una patologia invalidante come l’Alzheimer. Il mal di schiena diventerà quindi una delle cause invalidanti più importanti e diffuse tra la popolazione mondiale. A rivelarlo è uno studio di forecasting condotto su 204 paesi e pubblicato su Lancet nel maggio scorso (Vol. 403, 2024): “Burden of disease scenarios for 204 countries and territories 2022-2050”. Un’analisi sugli scenari futuri, utile non solo per l’aspetto sanitario ma anche sociale ed economico.
Sappiamo che il mal di schiena è uno dei disturbi più trascurati dalle persone, anche se costringe a stare a casa 1 italiano su 3 ogni anno, in termini di assenza dal lavoro: quindi indubbiamente un disturbo dall’impatto sociale e personale. E se il rapporto Censis-FNOMCeO del luglio 2024 ci ricorda che sono almeno 4,5 milioni gli italiani che rinunciano a curarsi, oltre questi occorre considerare anche coloro che necessitano di interventi fisioterapici e riabilitativi ma che vi rinunciano per molteplici ragioni.
Secondo ISTAT infatti sono 8,6 milioni le persone che in Italia hanno difficoltà motorie, di cui 3,4 milioni con difficoltà gravi, e 5,5 milioni le persone che ricorrono al fisioterapista.
In maggioranza (circa il 57%) sono le donne a ricorrere ai trattamenti fisioterapici.
Già l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a fine 2022, segnalava come il 40% della popolazione europea e, addirittura, il 47% della popolazione italiana avesse necessità di ricevere un intervento riabilitativo, di cui la stragrande maggioranza di tipo fisioterapico (e parliamo di circa 27 milioni di nostri connazionali). L’analisi riportata su Lancet, tuttavia, conferma ancora di più quanto il mal di schiena, nello specifico, è già una patologia invalidante e fornisce una prospettiva su cui urge fare prevenzione: da qui al 2050, l’Italia rientrerà in quella categoria di Paesi con la probabilità di veder crescere, tra il 46% e il 53%, patologie e disturbi come il mal di schiena.
Numeri che impongono di agire, a partire da un utile vademecum e una campagna per raggiungere i cittadini e lavorare sui dati, anche sommersi, delle persone che necessitano di un intervento mirato.
Questo scenario sui numeri e i dati, è stato portato da FNOFI al tavolo della conferenza stampa che si è svolta oggi, 5 settembre, a Roma, presso la sua sede in viale dell’Università 11, lanciando la campagna comunicativa per la Giornata Mondiale della Fisioterapia: “Il Movimento che non si ferma”.
Alla conferenza stampa, hanno partecipato il Presidente di FNOFI Piero Ferrante, la Vicepresidente Melania Salina, la Dottoressa Mariella Mainolfi, Direttore Generale delle Professioni Sanitarie del Ministero della Salute e Saverio Proia, esperto di politiche sanitarie e del centro studi FNOFI. La conferenza è stata anche occasione per intitolare la sala del Consiglio FNOFI e dedicare l’apposita targa alla memoria di Mauro Gugliucciello, fisioterapista scomparso e che è stato ricordato dai colleghi, nonché dalla Vicepresidente Melania Salina, Presidente dell’OFI Friuli Venezia Giulia, a cui apparteneva il dottor Gugliucciello.
“Come FNOFI, lo avevamo promesso ed abbiamo iniziato ad agire da subito – ha dichiarato il Presidente della Federazione Piero Ferrante: imperativo categorico per lavorare sulla prevenzione del ‘low back pain’ (mal di schiena), è raggiungere i cittadini, anche attraverso i nostri nuovi canali social quali Instagram e Facebook, spiegando come affrontare al meglio la tematica del mal di schiena e le condizioni di cronicità, se sussistono, unite all’opportunità di un intervento fisioterapico. Come Federazione ci impegniamo ad intervenire su un quadro, appunto il mal di schiena, che per sua natura ha generalmente un esito favorevole, a migliorare l’accessibilità delle cure per i cittadini, a far sì che il fattore economico non sia una barriera per affrontarlo nel migliore dei modi, rendendo in questo modo il sistema salute più sostenibile, favorendo anche l’apporto di valore che i liberi professionisti fisioterapisti possono dare al SSN.
Tema della Giornata Mondiale della Fisioterapia di quest’anno è una problematica che, come vediamo dai dati anche della ricerca pubblicata su Lancet, accomuna praticamente tutti i cittadini: la ‘Lombalgia’. Il ‘mal di schiena’, che ogni anno affligge milioni di persone, è infatti senza dubbio una tematica in cui il Fisioterapista può e deve svolgere la sua azione importantissima, sia nei confronti della prevenzione, sia per aiutare le persone che ne soffrono a ricevere le risposte migliori – ha aggiunto il Presidente FNOFI”.
“Il panorama anagrafico ed epidemiologico è radicalmente cambiato – ha proseguito Ferrante – i cittadini hanno mutate esigenze ed esigono, legittimamente, risposte appropriate; il ‘Sistema Salute’, di conseguenza, sta vivendo situazioni di necessaria riorganizzazione, rispetto non solo alle nuove esigenze della popolazione, ma anche in rapporto al momento di crisi profonda che il nostro SSN sta attraversando. E, come sempre, i Fisioterapisti ci sono e ci saranno, con le loro competenze, acclarate da percorsi universitari, Master, Dottorati di ricerca, carriere sempre più apicali ed impegni sempre più costanti e coerenti con lo sviluppo, ormai inarrestabile, della Scienza della Fisioterapia – ha promesso il Presidente FNOFI. Ci sono e ci saranno, ben cosci del ruolo e del grado di autonomia professionale riconosciuto non solo dalle Norme e dalle acclarate evidenze scientifiche, ma anche dalla totale sicurezza delle cure e dalla soddisfazione dei cittadini stessi”.
Anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità arrivano segnali importanti attraverso la recente pubblicazione di nuove linee guida per gli interventi non chirurgici sul ‘low back pain’ cronico, il mal di schiena, sia negli adulti che nelle persone più avanti con l’età.
L’Italia è uno dei paesi con una prevalenza marcata del low back pain, il mal di schiena, nelle fasce di età più adulte, al pari di Stati Uniti, Australia, Russia, Iran e quasi tutta l’Europa, come si evince dalla mappa dell’OMS (immagine qui di seguito), che suddivide gli interventi necessari in cinque classi: l’educazione, ovvero l’apprendimento e la consapevolezza da parte del paziente; le terapie fisiche (gli esercizi), le terapie psicologiche, le terapie con multi-componenti e l’impiego di farmaci.
Al tempo stesso, le linee guida dell’OMS raccomandano anche le azioni da non fare o da fare con cautela nell’ambito di interventi di cure routinarie: trazioni, ultrasuoni, la stimolazione elettrica transcutanea nervosa (TENs); l’utilizzo di medicinali analgesici a base di oppioidi, antidepressivi, anticonvulsivi; la perdita di peso farmacologica.
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05 Set, 2024 | Comunicare il sociale
Il prossimo 24 settembre al Parco Laise di Bagnoli, nell’ex base Nato, torna “Giochi Senza Barriere’’ un evento che, come sottolinea il presidente di Tutti a Scuola Odv Toni Nocchetti, assume le sembianze di una «festa gentile nella quale riaffermare che le disabilità non sono un mondo a parte ma una parte del mondo».
Giochi Senza Barriere si avvarrà della partnership di diversi e importanti enti a partire dalla Fondazione Welfare Campania che finanzierà questa diciassettesima edizione. Parte integrante saranno anche l’Asl Napoli 1 Centro, presente così come l’anno scorso con un capannone per la medicina preventiva e la diagnostica, l’Ufficio Scolastico Regionale e la Fondazione Foqus impegnata in laboratori nel corso della giornata, in modo del tutto simile a ciò che quotidianamente svolge nella propria sede ai Quartieri Spagnoli.
Coinvolti nel processo di inclusione, alla base dell’iniziativa, anche alcuni licei musicali della città. «La sinergia tra tutte le realtà coinvolte è totale – afferma orgoglioso Nocchetti – Le istituzioni saranno presenti attivamente. Questa unità di intenti fa la differenza e anche la disponibilità della Fondazione Welfare Campania ad accollarsi le spese, per le altre sedici edizioni a carico di Tutti a Scuola tramite autofinanziamento, capovolge le responsabilità. Si tratta di qualcosa di importante».
L’organizzazione metterà a disposizione bus gratuiti per le scuole, parrocchie, associazioni, centri di tutta la Campania che intendono partecipare. In proposito, chi è interessato può ricevere delucidazioni scrivendo a info@tuttiascuola.org a cui ci si può rivolgere anche per ricevere altre informazioni di questa edizione numero 17 di Giochi Senza Barriere, non solo una festa gentile ma anche «festa del sorriso, delle mani che si stringono, di abbracci che si rispettano, in qualche caso anche con le lacrime di gioia» afferma ancora Toni Nocchetti.
Nel 2023 le presenze raggiunsero le decine di migliaia e quest’anno le premesse per replicare tale soglia ci sono tutte e le sorprese non mancheranno per una giornata all’insegna dell’inclusione e della gioia.
GLI SCATTI DELLA PASSATA EDIZIONE
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