24 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Restituire alla comunità un bene sottratto alla criminalità organizzata e trasformarlo in uno spazio capace di generare opportunità, autonomia e relazioni: è questo l’obiettivo del progetto, che mira anche ad aumentare in modo significativo il numero dei partecipanti alle attività. In questo quadro si inserisce la scelta del Comune di Napoli di affidare alla cooperativa L’Orsa Maggiore anche i piani sottostanti de “La Gloriette”, villa un tempo appartenuta al boss della camorra Michele Zaza. Dal 2010 l’immobile è stato riconvertito in un centro diurno per persone con fragilità e difficoltà di autonomia. A questo si aggiunge un terreno agricolo di circa 11mila metri quadrati, destinato a diventare un’oasi della biodiversità con orti e fattoria didattica. Le nuove progettualità sono state presentate nel corso dell’incontro dedicato allo studio “Esperienze e nuove sfide. Per riflettere sul riutilizzo sociale del bene confiscato e condividere buone pratiche”, curato da Gianluca Bove e Nicoletta Gasparini per L’Orsa Maggiore. All’appuntamento, moderato dalla giornalista Serena Bernardo, hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni e del terzo settore, tra cui la presidente della cooperativa Francesca D’Onofrio, l’assessore alla Legalità del Comune di Napoli Antonio De Iesu e l’avvocato generale presso la Corte d’Appello di Napoli Simona Di Monte, insieme ad altri attori impegnati nella gestione e valorizzazione dei beni confiscati.
“Il circuito si deve chiudere – ha affermato De Iesu –: dalle confische è necessario arrivare in tempi brevi all’assegnazione ad associazioni strutturate”. L’assessore ha poi sottolineato il valore del bene, “tra i più preziosi che abbiamo, non solo per la bellezza del luogo, ma soprattutto per le attività formative rivolte a persone con disabilità e vulnerabilità”. Le attività previste spaziano dalla cura dell’orto e degli animali alla manutenzione degli spazi, fino all’accoglienza dei visitatori nell’ambito della fattoria didattica e alla lavorazione di prodotti a chilometro zero. I partecipanti di Casa GLO saranno coinvolti direttamente nelle attività agricole, affiancati da operatori sociali e professionisti del settore. “Va sottolineato – ha evidenziato Di Monte – che non ci si può fermare al sequestro e alla confisca: è fondamentale ragionare sulla restituzione del bene alla comunità e sulla sua valorizzazione”. In questa prospettiva, la destinazione a uso sociale rappresenta una forma concreta di risarcimento collettivo, capace di trasformare un danno in una risorsa condivisa.
“Progetti come quelli di Casa GLO devono essere il segno forte del messaggio che le istituzioni intendono dare”, ha aggiunto. Il progetto è pensato per favorire lo sviluppo di autonomia, competenze e partecipazione attiva. Alla base c’è una rete di realtà con competenze diverse ma complementari, che spaziano dal lavoro sociale alla tutela dei diritti, fino all’agricoltura sostenibile. “Abbiamo bisogno di una rete sempre più forte – ha commentato D’Onofrio – che metta insieme terzo settore e istituzioni, guardando al futuro e coinvolgendo l’intera comunità”.
Dallo studio emerge inoltre un progressivo aumento dell’età media dei partecipanti alle attività di Casa GLO, con una presenza crescente di persone oltre i trent’anni. Non mancano richieste anche per adulti più maturi, spesso ultraquarantenni, per i quali le famiglie cercano spazi di incontro e inclusione. L’analisi ha preso in considerazione anche il contesto familiare, per comprenderne risorse e fragilità. La maggior parte dei partecipanti (93%) proviene dalla città di Napoli, in particolare dalle aree più vicine alla sede del centro, mentre una quota minore arriva dall’area metropolitana. Si registra inoltre una prevalenza maschile: tra le possibili spiegazioni, il fatto che le giovani donne in condizioni di vulnerabilità vengano più spesso gestite all’interno della famiglia, talvolta assumendo ruoli domestici, mentre la presenza maschile può essere vissuta come più complessa.
di Adriano Affinito
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24 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Come introdurre ai bambini il tema della diversità e dell’inclusione senza renderlo troppo complicato o banale? Un metodo ormai apprezzato è quello di trattare questo, ed altri importanti temi sociali, con la narrativa. I libri per bambini sono ormai immaginati, creati e distribuiti per veicolare necessari argomenti in modo semplice e facilmente afferrabile anche dai piccolissimi.
Nelle scuole e in famiglia sempre più la lettura a voce alta è apprezzata e utilizzata per portare alla luce tematiche di rilevanza sociale.
In famiglia è diventata ormai consolidata l’importanza della lettura condivisa; per molti è diventato un rituale quotidiano che scandisce alcuni importanti momenti della giornata, soprattutto quello della buonanotte.
Per approcciare coi più piccoli la tematica del diverso da sé, la casa editrice Gagio Edizioni, è in libreria con un tenero albo illustrato dal titolo “Sei bianca o sei bruna?”.
Il volume con le poetiche illustrazioni di Milena Gervasio, è scritto da Sara Di Patrizi.
L’autrice ternana dall’infanzia è affascinata dalle culture diverse e lontane che sperimenta tra i banchi di scuola prima e con vacanze e viaggi studio poi. La multiculturalità diventa il perno di tutta la sua carriera lavorativa in giro per l’Europa, diventando poi una certezza quando nel 2022 nasce la sua famiglia italo-nigeriana.
“Sei bianca o sei bruna?” narra le avventure di Orsetta Miki, che è figlia di un’orsa bianca e di un orso bruno e vive nel Circolo Polare Artico. Gli abitanti del luogo cominciano a chiederle a che specie appartenga; nessuno al Circolo Polare Artico aveva mai visto un’orsetta color caffellatte con in testa tanti bei ricciolini. Miki che è sempre stata serena, gioiosa e appassionata di pattinaggio, si incupisce e inizia a farsi domande sulla propria identità. Solo l’appoggio dei suoi genitori le ridarà il consueto buonumore e la sicurezza in se stessa.
“Ho scelto questo tema perché crescere una figlia con più appartenenze culturali mi ha mostrato quanto presto i bambini entrino in contatto con domande sull’identità, spesso prima ancora di avere gli strumenti per capirle. Vorrei che questo libro aiutasse gli adulti a parlare di diversità senza imbarazzo e che offrisse ai più piccoli una storia per riconoscersi e sentirsi liberi di essere se stessi” afferma l’autrice Sara Di Patrizi.
Ad accompagnare il delicato testo ci sono le poetiche illustrazioni di Milena Gervasio che col suo stile semplice e colorato, che si accosta alla tecnica dell’acquerello, aggiunge qualità artistica al prodotto editoriale.
“Le illustrazioni di Milena Gervasio, con la loro delicatezza, amplificano perfettamente il messaggio: raccontano la complessità con una leggerezza e tenerezza che arrivano dritte al cuore” continua l’autrice.
Il volume è particolarmente indicato per i bambini dai 3 anni in su.
di Emanuela Nicoloro
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24 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Unire musica e solidarietà per sostenere chi vive ai margini. È questo l’obiettivo del concerto “Tante voci per l’Etiopia”, promosso da GMA Napoli e in programma sabato 28 marzo alle 19.30 nella Chiesa di San Giorgio Maggiore, in via Duomo.
L’iniziativa intende raccogliere fondi per la Casa Famiglia che accoglie bambine abbandonate a Hosanna, in Etiopia. Una realtà che garantisce protezione, cura e percorsi educativi a minori prive di riferimenti familiari.
Sul palco si esibiranno l’Euphoria Gospel Choir e i cori di bambini UpBeat! e Fantastic Joy!, coinvolgendo diverse fasce d’età in un’unica esperienza corale. Prevista anche la partecipazione di Annalisa Madonna, con la direzione del maestro Emanuele Giovanni Aprile.
L’evento rappresenta un’occasione concreta di sostegno, ma anche un momento di sensibilizzazione su un tema spesso poco visibile: quello dell’infanzia vulnerabile nei contesti più fragili del mondo.
Ingresso e informazioni sono disponibili tramite GMA Napoli. Una serata aperta alla città, dove la musica diventa uno strumento semplice e diretto per contribuire a un progetto sociale.
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24 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Otto milioni di consumatori di alcol a rischio in Italia, con i più esposti tra i giovanissimi. Droghe ancora diffuse, con la cannabis che resta la sostanza più utilizzata tra gli studenti. E sul fronte delle infezioni sessualmente trasmissibili, numeri che continuano a preoccupare: nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV, mentre in Campania si contano mediamente circa 300 nuovi casi l’anno, con una trasmissione quasi esclusivamente sessuale.
È dentro questo scenario che prende forma a Napoli “Generazione di Fenomeni YZA”, il progetto sostenuto dalla Regione Campania attraverso Scabec, che punta a rafforzare la cultura della prevenzione e della consapevolezza sui comportamenti a rischio, soprattutto tra i più giovani. Cuore operativo dell’iniziativa sarà “Amati Adesso”, il primo check-point promosso dal mondo associativo e ospitato presso il CSV Napoli.
È qui che, a partire dai primi giorni di aprile, prenderà forma uno spazio aperto e accessibile, pensato per intercettare soprattutto i più giovani, ma rivolto all’intera cittadinanza, comprese le comunità straniere presenti in città.
Lo sportello sarà attivo due volte a settimana, il lunedì e il giovedì dalle 14.30 alle 17.30, presso la sede del CSV Napoli (Centro Direzionale Isola E1, primo piano), e offrirà gratuitamente test rapidi salivari per HIV, screening ginecologici, test per la sifilide, colloqui di counselling, supporto psicologico e sessuologico e orientamento ai servizi territoriali. In caso di positività, sarà garantito un accesso rapido ai test di conferma e l’accompagnamento verso le strutture pubbliche per la presa in carico.
Il progetto, ideato da Vincenzo De Falco – infermiere, psicologo e sessuologo dell’Ospedale Cotugno e presidente delle associazioni VOLA e Anlaids Campania – integra l’approccio sanitario con quello educativo e relazionale. Accanto alla prevenzione clinica, infatti, sono previsti percorsi di educazione all’affettività e all’intelligenza emotiva, con l’obiettivo di rafforzare nei giovani la capacità di compiere scelte consapevoli e di costruire relazioni sane.
«La prevenzione e l’educazione alla salute rappresentano oggi una priorità delle politiche giovanili. Offrire ai ragazzi strumenti di informazione, ascolto e supporto significa aiutarli a compiere scelte consapevoli e costruire stili di vita più sani e responsabili», ha dichiarato l’assessora regionale Fiorella Zabatta.
«Come CSV Napoli sosteniamo questa iniziativa mettendo a disposizione un supporto logistico strutturato, a partire dagli spazi della nostra sede al Centro Direzionale dove sarà attivo lo sportello informativo, oltre al Camper del Volontariato e ai nostri servizi di comunicazione. Le collaborazioni con l’associazione VOLA, con Anlaids e con altri enti del territorio dimostrano quanto sia importante il lavoro di rete tra sanità, istituzioni e Terzo settore per promuovere salute, consapevolezza e responsabilità nelle comunità», ha affermato il presidente del CSV Napoli Umberto Cristadoro.
«Con questa iniziativa puntiamo ad alzare il livello di sensibilizzazione e informazione rispetto ai comportamenti a rischio. Vogliamo aumentare il numero di accessi gratuiti e anonimi e portare la prevenzione anche nelle scuole e nei luoghi frequentati dai più giovani, promuovendo al tempo stesso il contrasto allo stigma, alle discriminazioni e alle violenze omofobe», ha concluso Vincenzo De Falco, promotore del progetto.
Accanto allo sportello fisico, sarà attivo anche un servizio online attraverso il sito volaonlus.org, rivolto a cittadini dai 14 anni in su. L’obiettivo è intercettare almeno mille persone nei prossimi dodici mesi, aumentando l’accesso ai test e agli screening e rafforzando la cultura della prevenzione.
Il programma prevede inoltre campagne di sensibilizzazione multilingue sui social, una linea telefonica dedicata con canali WhatsApp e Telegram, attività nelle scuole e interventi nei luoghi della movida attraverso camper informativi e distribuzione gratuita di preservativi.

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24 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Non è sempre facile crescere nel Rione Luzzatti, nella periferia est di Napoli, lì dove scarseggiano spazi di aggregazione per i più piccoli, punti di riferimento per le famiglie e opportunità per i giovani. È proprio in contesti come questo che le piccole realtà associative del territorio possono fare la differenza, offrendo un’alternativa a chi sa coglierla. È quanto è successo a Maria Parente, 23 anni, cresciuta all’ombra dei murales dedicati all’Amica Geniale con la passione per la trave, il cui destino è cambiato grazie all’incontro con l’Associazione Sportiva Dilettantistica Campana guidata da Cinzia Capuozzo.
«Ho iniziato a praticare ginnastica artistica quando avevo 6 anni e da quel momento non l’ho più lasciata. È stato amore a prima vista – racconta – Gareggiare mi ha aiutato moltissimo: mi ha reso più sicura di me, mi ha insegnato ad affrontare le sfide senza paura e mi ha fatto capire che, con impegno e costanza, i risultati arrivano». Grazie ai suoi sacrifici e al sostegno ricevuto dall’associazione napoletana che da quasi 30 anni promuove attività sportive e sociali nelle palestre scolastiche del Rione Luzzatti Ascarelli, Maria nel 2025 si è laureata con lode in Biotecnologie alimentari e da circa 3 anni insegna proprio lì dove ha mosso i primi passi come ginnasta. «Ancora oggi, da istruttrice – dice – la palestra rappresenta per me un luogo sicuro, dove posso esprimere e trasmettere alle mie allieve tutto l’amore che provo per questo sport».
Sport e inclusione sociale sono sempre andate a braccetto per l’organizzazione nata 28 anni fa nel quartiere di Poggioreale per iniziativa di un gruppo di insegnanti della scuola media “Bonghi”, con l’obiettivo di “promuovere la pratica sportiva dilettantistica, in ogni sua forma, insieme a un sano e corretto stile di vita, e ridurre le disuguaglianze sociali”. Come spiega la presidente Cinzia Capuozzo: «Lo sport rappresenta per noi un incubatore di cultura. La palestra per i nostri ragazzi è una alternativa alla strada, un luogo protetto in cui imparare il valore della disciplina, il rispetto delle regole e il lavoro di squadra. Ci teniamo molto alla partecipazione delle nostre piccole atlete alle manifestazioni e ai saggi, perché le competizioni servono per mettersi alla prova, tirar fuori le proprie capacità, confrontarsi con se stessi e con gli altri».
Iscritta al Coni e riconosciuta come Centro di avviamento alla pratica sportiva, l’associazione, oltre alla ginnastica artistica, promuove l’accesso ad altri sport: le arti marziali, la danza sportiva, il basket e il baskin. Tra i principali progetti portati avanti negli anni, ricordiamo lo “Sport Geniale”, finanziato da Fondazione Con il Sud, che ha permesso a centinaia di ragazzi del quartiere di partecipare in maniera totalmente gratuita alle attività sportive offerte. «Un vero fiore all’occhiello per l’ASD Campana risiede nella capacità di coltivare talenti e dare ai più giovani una prospettiva lavorativa – sottolinea la Capuozzo – Dopo anni di agonismo, alcune atlete hanno conseguito il brevetto di istruttore. Il nostro successo più grande è vedere chi è cresciuto tra queste mura mettersi a disposizione delle nuove generazioni. I nostri destinatari non sono solo utenti di un servizio, ma protagonisti di un percorso di riscatto».
di Maria Nocerino
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23 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Ballare per tornare a sentirsi viva, come atto di libertà e riscatto da un passato violento da dimenticare. È quello che è successo a Inna Kyrylyuk, 59 anni, cittadina ucraina della zona est di Napoli, che per venti anni ha subito ogni tipo di abuso dal suo carnefice, fino all’incontro con il Centro anti-violenza della VI Municipalità cittadina, dove è stata accolta e presa in carico dalle professioniste dell’associazione Le Kassandre. Per donne come lei, ormai da circa 21 anni, l’organizzazione di promozione sociale con sede a Ponticelli, mette in campo una serie di azioni di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. L’ultima iniziativa, giunta alla sua terza edizione, è stata finanziata dalla Fondazione Alta Mane Italia e prevede due laboratori artistici, uno di danza e uno di canto, a cui parteciperanno donne del territorio, tra cui vittime di violenza. È proprio a questo progetto che ha preso parte oltre 2 anni fa Inna: «Dopo anni di violenze, mi sentivo in gabbia, non riuscivo neanche più a comunicare, a parlare. Odiavo il mio compagno e ho finito per odiare anche Napoli, perché lui era tutto quello che conoscevo di questa città – racconta la donna – Poi, mi sono iscritta al progetto de Le Kassandre; da lì la mia vita ha incominciato a cambiare, non avevo più bisogno di verbalizzare, parlavo con il corpo». Per lei inizia la liberazione, a partire proprio dalla danza: il percorso di fuoriuscita dalla violenza parte da dentro ma passa anche per l’esterno. «Pur non essendo esperta di ballo, sono riuscita, per la prima volta in vita mia, ad esprimermi liberamente, mi sono riscoperta, la mia autostima ne ha guadagnato» dice.
Fondamentale è stato il confronto con le esperienze delle altre donne, che, come lei, hanno ritrovato in sé una forza e un coraggio che non sapevano neanche di avere. E sono state moltissime le “cenerentole” sostenute, in questi anni, da Le Kassandre attraverso il Centro anti-violenza (gestito per il Comune di Napoli nella IV e VI Municipalità) e lo Sportello di accoglienza: ad accompagnarle in percorsi di valorizzazione e ad offrire consulenza legale e psicologica, orientamento al lavoro, gruppi di supporto e auto-aiuto, c’è una èquipe di psicologhe, psicoterapeute, avvocate, counselor e insegnanti, affiancate da volontarie e tirocinanti. Nel 2025, sono state 66 complessivamente le donne accolte, con una età media di 42 anni: ancora troppe (38) sono disoccupate, altre lavorano stabilmente (23), mentre una piccola parte svolge lavori saltuari, studia o è in pensione. Stando ai dati snocciolati dall’associazione – guidata da Marianna Hasson e dal 2010 parte della rete nazionale del “1522” – di queste, la maggior parte è vittima di violenza psicologica (58) e fisica (49), oltre che economica (26), componente che resta molto forte nella periferia orientale della città. Perché queste donne riescano a rialzarsi è necessario che siano in grado di ricreare un rapporto di fiducia, prima di tutto con se stesse. Ed è qui che entrano in gioco i percorsi di arte di comunità del progetto “Koreie”. In partenza a marzo, in due location del centro storico, i nuovi laboratori: quello di danza e coreografia, condotto da Diana Magri (in programma il lunedì dalle 15 alle 18, presso La Serra Art & Theater Nursery) e quello di canto e coro multietnico, condotto da Valentina Conte (il mercoledì dalle 15 alle 17, presso Trail Music Lab). «In questi incontri – spiega la psicologa e danzatrice Diana Magri – l’espressione artistica diventa strumento di autonomia, promozione dell’empowerment femminile e creazione collettiva di un messaggio di emancipazione, non solo personale ma anche collettivo».
Grazie a questi momenti condivisi, queste persone fanno squadra, socializzano, escono dall’isolamento, creano una appartenenza e un legame. «Si aprono nuovi spazi di rappresentazione di sé che danno forma a una immagine del tutto nuova da quella mortificante in cui erano abituate a vedersi, un’immagine capace di valorizzare se stesse e la propria capacità emozionale ed espressiva», sottolinea la dottoressa Magri, che coordina il progetto. Entrambi i percorsi coinvolgeranno per sei mesi, in maniera trasversale, donne di ogni origine e cultura provenienti da tutto il territorio di Napoli. La donna è dunque la protagonista assoluta del progetto, insieme all’arte intesa come presa di coscienza di sé e momento di riscoperta che può fare la differenza. I laboratori si concluderanno con uno spettacolo musicale che vedrà in scena le 25 partecipanti al progetto, libere e finalmente consapevoli del proprio valore, perché come dice Inna: «Ballare è un po’ come tornare a vivere». Per ulteriori informazioni, si può contattare l’associazione Le Kassandre all’indirizzo infolekassandre@gmail.com.
di Maria Nocerino
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