INCENDI BOSCHIVI, DALLA REGIONE CAMPANIA 72 MILIONI DI EURO PER CONTRASTARLI: 2.259 UNITÀ OPERATIVE IN CAMPO

Sono 72 i milioni messi in campo dalla Regione Campania per la previsione, la prevenzione e la lotta attiva agli incendi boschivi nel triennio 2025-27. Lo prevede la delibera 368 del 16 giugno scorso che, contestualmente, approva il Piano triennale antincendio.
Per il 2025, in particolare, lo stanziamento è pari a circa 25 milioni di euro così ripartiti: 9,5 ml di euro a Sma Campania, 9 milioni di euro agli enti delegati, 1,5 milioni alla Direzione regionale dei Vigili del Fuoco, 150mila euro ai Carabinieri forestali; 4 milioni di euro per gli elicotteri adibiti allo spegnimento, 50mila euro per l’acquisto di beni strumentali, 224mila euro per le attività di formazione estiva attraverso i campi scuola, 500mila per le convenzioni con i volontari di protezione civile specializzati in antincendio boschivo, 5mila euro per la gestione delle basi degli elicotteri.
Per le attività di prevenzione e contrasto agli incendi boschivi saranno impegnate complessivamente 2.259 persone: il maggior numero degli operatori è dato dai 1.213 del volontariato organizzato di protezione civile.  602 operatori sono invece degli enti delegati, 258 di SMA Campania, 50 dei Vigili del Fuoco. 136 sono i DOS (Direttori Operazioni Spegnimento), individuati tra personale di Regione Campania (2), degli enti delegati (80), Vigili del Fuoco (7), Enti locali (8), Enti Parco (1) e Volontariato di protezione civile organizzato e formato come Dos attraverso gli appositi corsi della Scuola regionale della Protezione civile  “Ernesto Calcara” (38).
L’azione strategica è attualmente in atto ed è iniziata in concomitanza con la dichiarazione del periodo di “grave pericolosità incendi” (in Campania dal 15 giugno al 30 settembre prossimo). La “mission” è quella di tutelare il patrimonio verde, la fauna, le infrastrutture e, naturalmente, la vita umana: il territorio regionale si estende su una superficie di 1.359.025 ha, di cui 491.259 ha risultano occupate da aree forestali (403.927 ha di “boschi” e 87.332 ha di “altre terre boscate” – fonte: Inventario Forestale Nazionale – INFC 2015).
Il Piano per il triennio 2025-2027 è un documento articolato che parte dalla analisi dei dati relativi agli incendi che hanno interessato il territorio regionale nel corso degli ultimi 5 anni e, soprattutto, aggiornati con i dati del 2024 quando si sono contati: 1.774  (boschivi e non boschivi) che hanno danneggiato 3.523 ha di bosco e 2.634 ha di altre tipologie di vegetazione quali pascoli, incolti e colture agrarie prossime ai boschi.
La maggior parte degli incendi dello scorso anno, circa il 92,8%, si è verificato nel periodo di massima pericolosità e nel medesimo lasso di tempo si è avuta anche la maggiore percentuale di superficie boscata percorsa dal fuoco: circa il 97%.
Il comune maggiormente interessato da eventi incendiari nell’anno 2024 è stato quello di Sessa Aurunca (Ce), purtroppo detentore di questo triste primato ormai da diversi anni: in questo territorio si sono registrati 73 incendi complessivi con danni pari a 135 ha di bosco e 117,90 ha di superfici non boscate.
Ma altri importanti incendi si sono purtroppo verificati in tutte le province.
In provincia di Napoli, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2024, si sono registrati 142 incendi, il comune principalmente interessato è stato Torre del Greco, con 20 incendi e 85,78 ha boschive percorse dal fuoco. Da rilevare che a Napoli città si sono avuti 13 incendi con 14,56 ha interessate dalle fiamme. Il più critico ha riguardato la zona di Soccavo-Pianura (via Cantieri).
In provincia di Avellino si sono contati 395 incendi: i principali a Montoro e Nusco per numero di incendi e a Monteforte Irpino per durata.
In provincia di Benevento lo scorso anno sono stati 293 gli incendi: 22 a Frasso Telesino, il piu’ persistente si è invece avuto a Bonea dove la lotta attiva è durata oltre 32 ore.
In provincia di Caserta il dato complessivo è di 305 incendi: oltre a quelli di Sessa Aurunca, si segnalano anche quelli di Pignataro Maggiore per superficie boschiva danneggiata e quelli della Piana di Monteverna per durata.
In provincia di Salerno si sono registrati 639 incendi: 39 eventi incendiari nel comune di Mercato San Severino e 30 a Giffoni Valle Piana. Mentre il Comune che ha registrato i maggiori danni in termine di superficie boscata incendiata è Sala Consilina con 200,12 ha.

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Agrorinasce annuncia la proiezione in anteprima del docu-film “La Balzana” alla Casa del Cinema di Roma

La Casa del Cinema di Roma a Villa Borghese si prepara ad ospitare un evento di grande rilevanza sociale e culturale: la proiezione in anteprima del docufilm “La Balzana. Storia del più grande bene confiscato alla camorra in Italia”, diretto da Luca Marconato. L’appuntamento è per mercoledì 25 giugno 2025, a partire dalle ore 18:00.

Un evento, promosso da Agrorinasce con il patrocinio del Comune di Roma Assessorato alla Cultura, dedicato alla legalità, al recupero e alla rigenerazione territoriale. Per l’occasione è previsto anche la Stipula dell’Accordo istituzionale tra l’ANBSC e la Regione Campania per la valorizzazione dei beni confiscati nel territorio regionale.

Il docufilm ripercorre la storia de La Balzana, il più grande complesso agricolo confiscato alla camorra d’Italia sito in Santa Maria La Fossa (CE), e oggi gestito con successo da Agrorinasce. L’obiettivo di Agrorinasce è trasformare questo complesso immobiliare in un innovativo Parco Agroalimentare dedicato ai prodotti tipici della Campania, un simbolo concreto di rinascita e sviluppo per il territorio e su cui già insistono i lavori di recupero. Il docu-film contiene, inoltre, preziose testimonianze che spiegano il difficile contesto non solo del complesso agricolo, ma anche del territorio circostante.

Maria Antonietta Troncone, Presidente di Agrorinasce e Giovanni Allucci, Amministratore Delegato, esprimono grande entusiasmo in vista dell’evento: “Siamo molto emozionati per la prima proiezione di questo docufilm, che racchiude un po’ il lavoro che svolge Agrorinasce, ovvero trasformare luoghi appartenuti alla criminalità in occasione di sviluppo e rigenerazione territoriale e sociale“.

La giornata sarà ricca di interventi di personalità di spicco e momenti significativi. Saranno presenti: Margherita Cassano Prima Presidente Corte suprema di Cassazione, Piero Gaeta – Procuratore Generale Corte di Cassazione, Wanda Ferro – Sottosegretario del Ministero dell’Interno, Lamberto Giannini – Prefetto di Roma, Mario Morcone Assessore Regionale per la Sicurezza, Legalità e Immigrazione, Lucia Volpe – Prefetto di Caserta, Maria Rosaria Laganà – Prefetto Direttore ANBSC, Paola Spena – Prefetto Commissario Nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati, Rocco Maruotti, Segretario Associazione Nazionale Magistrati, Maria Rosaria Covelli, Presidente Corte di Appello di Napoli, Sen. Giorgio Salvitti nella qualità di delegato del Ministro – Francesco LollobrigidaDonato Monaco – Vice Capo Gabinetto, Chiara Zaganelli – Direttore Generale CREA, Livio Proietti – Presidente ISMEA, gli on.li della Provincia di Caserta Agostino SantilloStefano GrazianoGerolamo CangianoGianpiero ZinziMarco CerretoRoberto Gualtieri – Sindaco di RomaFrancesco Greco – Consigliere per la sicurezza e membro del comitato scientifico Osservatorio Agromafie, Nicolino Federico – Sindaco di S. Maria La Fossa, Vittorio Di Trapani – giornalista, Presidente della FNSI, Gen. Brig. CC Giuseppe Vadalà Commissario Unico per le bonifiche e la Terra dei Fuochi, Riccardo Monaco, Direttore Generale Dipartimento per le politiche di coesione e per il sud, Giuseppe Guerrini, Responsabile ‘Piano progetti esemplari’, Dipartimento per le politiche di coesione e per il sud.

Un evento che rappresenta un’occasione per riflettere sull’importanza della legalità e sulla capacità di trasformare beni sottratti alla criminalità in opportunità di sviluppo e riscatto sociale per l’intera comunità.

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San Giuseppe Vesuviano: una passeggiata tra storia e cultura

La Pro Loco San Giuseppe Vesuviano, con la preziosa collaborazione dello storico Gennaro Barbato, è lieta di invitare cittadini e visitatori alla “Passeggiata nel Centro Storico di San Giuseppe Vesuviano”, un evento culturale che si terrà Venerdì 27 Giugno 2025, alle ore 21:30, con partenza da Piazza Garibaldi.
L’iniziativa rappresenta un’occasione unica per riscoprire le radici più antiche della città, comprese le testimonianze di epoca romana, in un percorso narrato tra archeologia, immagini inedite e interventi di storici locali. La passeggiata condurrà i partecipanti fino al cuore del centro storico, svelando angoli nascosti e memorie del passato che ancora animano le strade di San Giuseppe Vesuviano.
Non mancherà anche un momento dedicato alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche locali, per concludere la serata nel segno della convivialità e della tradizione.
L’evento è gratuito e aperto a tutti. Si consiglia di arrivare qualche minuto prima dell’orario di inizio.

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Napoli ospita il Falaut festival 2025

Parte la decima edizione del Falaut Festival, organizzata dall’Associazione AFI Falaut ETS, il 28 e 29 giugno 2025, al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. Masterclass, seminari, momenti di scambio, tanta musica, la partecipazione di maestri di rilievo internazionale saranno un’occasione preziosa per i giovani musicisti di incontrarsi, imparare e condividere la gioia di suonare insieme.

 

«Dopo nove edizioni indimenticabili, che ci hanno portato a condividere la nostra musica in luoghi meravigliosi, da Cernusco sul Naviglio a Pescara, da Milano alle sponde incantevoli del Lago di Como, questa volta abbiamo scelto di celebrare il decimo anniversario in un luogo che rappresenta perfettamente lo spirito di incontro e di festa che da sempre anima il nostro Festival» racconta il Maestro Salvatore Lombardi, direttore artistico del Falaut Festival.

 

Si parte il 28 giugno. Una giornata interamente dedicata a rendere omaggio al Maestro Jean-Claude Gérard. Per questa occasione, saliranno sul palco alcuni dei suoi ex allievi, oggi affermati artisti di fama mondiale: Andrea Oliva, Jihoon Shin, Natalia Gerakis, Christina Fassbender e Hyunim Yoon. Un tributo affettuoso e sentito a un musicista e didatta. Nello specifico si parte alle ore 10 con l’apertura degli spazi espositivi a cura della ditta Daminelli di Bergamo e del costruttore Coreano di Testate per flauto “Song Flute” e la masterclass di Andrea Oliva (Primo Flauto solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma e vincitore di numerosi concorsi internazionali, tra i quali spicca il Primo premio al Concorso di Kobe in Giappone); seguita dalle masterclass di Jihoon Shin (ore 10.45) coreana già primo flautista presso l’orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala e poi secondo Flauto presso la Qatar Philharmonic Orchestra e vincitrice del primo premio della II edizione del Concorso Flautistico Internazionale Severino Gazzelloni; di Natalia Gerakis (ore 11.30) flautista greca, si è esibita come solista, musicista da camera e orchestrale in prestigiose sale e festival in Europa, Asia, Africa e Sud America e professore presso il prestigioso Conservatorio di Atene (Grecia); di Hyunim Yoon (ore 14.30) laureata alla Seoul National University e allieva di Maxence Larrieu, ha incontrato il successo internazionale proseguendo la sua attività concertistica come virtuosa flautista in Corea, nel Sud-Est asiatico e in giro per l’Europa. Alle 18 il concerto in omaggio a Jean-Claude Gerard, considerato una figura leggendaria del flautismo mondiale: ha vinto numerosi concorsi internazionali e ha iniziato la sua carriera a Parigi, suonando con l’Orchestre des Concerts Lamoureux e con l’orchestra dell’Operà di Parigi, per poi trasferirsi in Germania nel 1972 dove ha ricoperto il ruolo di primo flauto solista con l’Orchestra Filarmonica di Stato di Amburgo; in seguito è stato docente all’Accademia di Musica di Hannover e la MusikHochschule di Stoccarda.

Il Falaut Festival si chiude domenica 29 giugno. Dalle ore 10.00 prove aperte per Orchestra di Flauti FalauTogether a cura del Maestro Paolo Totti. Alle 15 la presentazione del libro “Il Primo Giubileo della storia” del giornalista e scrittore Angelo De Nicola, edito da One Group Edizioni. Il volume è dedicato alla Perdonanza Celestiniana, istituita nel 1294 da Papa Celestino V e riconosciuta come il primo Giubileo della storia. De Nicola analizza il valore storico e spirituale dell’indulgenza plenaria concessa da Celestino, simbolo di una Chiesa che guarda alla pace, al perdono e alla riconciliazione.

Infine alle 17 sarà la volta dell’Orchestra di Flauti FalauTogether, che riunirà sul palco musicisti di ogni età ed esperienza. L’orchestra sarà diretta dal Maestro Paolo Totti, garanzia di qualità e passione, per un concerto che saprà esprimere tutta la bellezza dell’energia collettiva del fare musica insieme.

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Intelligenza artificiale e minori, il dossier di Meter: poca tutela, servono norme più severe

 L’IA, l’Intelligenza artificiale, è la nuova frontiera della pedofilia e pedopornografia: chi abusa si rivolge a chatbot, sistemi che interagiscono online con i minori, con l’obiettivo di avere un contatto più intimo. Non solo: è possibile “spogliare” i bambini (2.967 caduti in questa rete solo nella prima metà del 2025) e farli agire dentro situazioni di abuso grazie al deepfake, le immagini truffa. La denuncia è contenuta nel primo Dossier in assoluto su quest’emergenza preparato dall’Associazione Meter ETS (www.associazionemeter.org) fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto e presentato  a Roma. Le foto deepfake (e i video) potenziano la produzione e aprono ad una drammatica svolta: la “normalizzazione” dell’abuso perché in fondo sono immagini virtuali, non ci sono vittime fisiche dunque non è un crimine.

Come si produce questo materiale? Non mancano online applicazioni e software che permettono di spogliare i bambini o creare situazioni per nulla innocenti, tutto questo partendo da fotografie magari scattate durante momenti di gioco, sport, feste. La macchina virtuale sovrappone ai vestiti un “corpo” modellato pezzo per pezzo, dando pose maliziose alterando il contesto dell’immagine. Le violazioni sono tante, dalla privacy alle manipolazioni delle immagini, provocando un danno alla reputazione del minore. Il diritto non è al passo con quanto Meter denuncia.

Lo sviluppo dell’IA ha permesso ai pedofili il massimo risultato col minimo sforzo: mentre prima per adescare un bambino dovevano chattare di persona, adesso è possibile reperire un chatbot, cioè un programma che interagisce con i minori, usa il loro linguaggio al fine di creare una relazione empatica ed indurli allo scambio di materiale intimo. L’obiettivo è far sentire il bambino compreso, accettato, complice. In sostanza l’IA può manipolare i minori sfruttando le loro emozioni e convincendoli che in fondo “non c’è niente di male” a spogliarsi o considerare situazioni che di fatto non sono per nulla accettabili.

 Non è tutto: i chatbot cambiano link e canali continuamente, crittografano e distribuiscono in tempi rapidi il materiale. Diventa così quasi impossibile, per le forze dell’ordine, individuarli e bloccare. Secondo i nostri dati, raccolti dall’OSMOCOP (Osservatorio Mondiale di Contrasto alla Pedofilia di Meter) il sistema di messaggistica più usato è Signal (80%) che peraltro offre crittografia e alto anonimato, seguito da Telegram (canali pubblici e scarsa moderazione), Viber a pari merito con Whatsapp (3%, chat private e gruppi chiusi con comunicazione diretta), per chiudere con Instagram (2% adescando con profili falsi), e altre piattaforme (1% di cloud, forum, darknet).

Meter, dopo aver monitorato Telegram, Signal e Viber, ha in particolare denunciato Signal, che protegge la privacy delle conversazioni e che i pedofili e adescatori trovano perfetta, visto che la crittografia end-to-end utilizzata dall’app conferma il social come il primo ed estremo baluardo della privacy, impossibilitando qualsiasi azione di contrasto al fenomeno. In questo modo è possibile produrre e smerciare – o anche raccogliere – materiale pedopornografico in maniera pressoché indisturbata: solo dall’inizio dell’anno abbiamo segnalato 507 gruppi Signal con immagini sia originali che IA.

In collaborazione con il Servizio Nazionale Tutela dei Minori della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), è stato proposto un questionario a 989 studenti degli Istituti secondari di secondo grado, fascia d’età 14-18. Tema delle domande il deepfake e il deepnude. Il 92,2% di essi hanno interagito con un chatbot, e l’81% del campione è convinto che i deepfake possano rovinare la reputazione e la vita di una persona. Il 53,4% conosce il fenomeno deepfake e il 42,3% ha visto qualcosa che l’ha messo a disagio.

Il 65,7% degli intervistati conosce il fenomeno deepnude e il 59,4% teme la loro creazione e diffusione, un allarme sempre più preoccupante per i giovani. Peggio ancora: il 52,3% dei giovani non riesce a distinguere un video deepfake da uno reale. Lascia un po’ di speranza sapere che il 90,5% ritiene diffondere un deepfake e deepnude un serio pericolo, che il 65,1% di essi denuncerebbe senza indugio. Privacy, reputazione, indistinguibilità tra vero e falso: i giovani hanno paura di tutto questo.

Secondo Meter, le norme in tema di IA in vigore non tutelano abbastanza i minori. Non riescono ad affrontare il problema e non hanno adeguata velocità e incisività. L’Italia punisce  la pornografia “virtuale”, applicando le disposizioni del codice penale in  materia di produzione, divulgazione, diffusione e detenzione di materiale pedopornografico anche quando il predetto materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni 18 o parti di esse.

“Attraverso questo Dossier Meter vuole denunciare e sollevare una forte presa di posizione della società, della politica e della chiesa, perché norme più uniformi e severe permettano di combattere questo abietto fenomeno. Offriamo la nostra competenza a Papa Leone XIV nel momento in cui egli annuncia la stesura di una lettera enciclica sull’IA. Anche questo è un fronte che non dev’essere ignorato”, conclude don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter ETS.

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“OGGI IL WELFARE STATALE È UN MIRAGGIO: OLTRE 6 ITALIANI SU 10 TEMONO PER LA PENSIONE”

“Dulcius ex asperis” recita un antico motto latino che per generazioni ha descritto il naturale percorso professionale al termine del quale ad attendere il lavoratore c’era la pensione. Eppure, oggi nel nostro Paese, questo traguardo sembra sempre più un miraggio: per oltre 6 italiani su 10, la futura pensione sarà insufficiente, al punto di dover fare affidamento su altre fonti di reddito (per il 63%), o da non poter smettere di lavorare (17%); mentre i più giovani (il 15% degli under 35) pensano che per loro il loro momento di andare in pensione non arriverà mai. Una sfiducia che trova eco in uno Stato sempre meno di prossimità, in cui se da una parte la sanità pubblica è al primo posto tra i servizi che gli italiani si aspettano, dall’altra questa è la più disattesa (solo 1 italiano su 4 la sente garantita).
Guardando al quadro generale, quasi la metà (44%) degli italiani boccia i servizi statali: a fronte di un’aspettativa di un sistema sanitario accessibile, efficiente e rapido (69%), pensioni adeguate (47%) e servizi di welfare di prossimità (36%), emergono forti attriti tra desideri e realtà. Pagelle nere, dunque, per il settore pubblico, a cui fanno da contraltare ottime prospettive per il welfare privato: circa 4 italiani su 10 godono di una copertura sanitaria (41%) e di pensioni integrative (38%), come parte dell’offerta fornita dal proprio datore di lavoro. Il risultato? Grande soddisfazione nei lavoratori dipendenti che hanno un pacchetto welfare aziendale (46%) tanto che 8 su 10 (82%) lo ritengono un fattore importante nella scelta di un nuovo lavoro.
Anche guardando ai prossimi 10 anni, lo scenario non si discosta dalla fotografia attuale: solo il 9% degli italiani si dice fiducioso che lo Stato riuscirà a garantire tutti i servizi essenziali. La maggior parte dei nostri connazionali, invece, ritiene che solo una parte dei servizi sarà garantita (55%) e che sarà necessaria una collaborazione con il settore privato (27%), o che lo Stato non avrà le risorse necessarie e pertanto saranno le aziende a colmare le lacune tramite welfare aziendale (30%), o ancora che si dovrà fare affidamento su risorse individuali (25%).
È questa la fotografia scattata dall’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030”, realizzato per il quinto anno consecutivo da Groupama Assicurazioni – prima filiale del Gruppo francese Groupama e tra i più importanti player del settore assicurativo in Italia – in collaborazione con l’istituto di ricerca BVA Doxa per indagare i principali trend che entro il 2030 cambieranno le abitudini di vita delle persone. Quest’anno l’Osservatorio ha analizzato lo stato dell’arte del Welfare attraverso il percepito degli italiani, con un focus specifico sulle piccole e medie imprese (PMI), i cui dipendenti sono stati coinvolti nella survey.
“L’indagine realizzata conferma come, in un contesto socioeconomico come quello attuale, in cui si abbassa il valore delle pensioni, aumenta l’invecchiamento della popolazione e cala la copertura del sistema sanitario nazionale, le imprese sono chiamate a svolgere un ruolo sociale, a ‘sostituirsi’ allo Stato, colmando alcune lacune del sistema di welfare pubblico e offrendo ai propri dipendenti un supporto concreto in ambiti cruciali come la salute e la previdenza. In questo scenario, il welfare aziendale si configura, per i dipendenti, come la risposta ai bisogni a cui lo Stato non riesce a far fronte e, per le aziende, come una leva strategica per attrarre e fidelizzare i talenti, attraverso uno strumento in grado di rispondere alle necessità emergenti dei lavoratori. In qualità di assicuratori, il nostro impegno è quello di accompagnare questa evoluzione sociale, facilitando la transizione verso un sistema integrato che sappia rispondere con efficacia alle nuove esigenze di tutela e benessere dei cittadini italiani” commenta Pierre Cordier, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Groupama Assicurazioni.
“Il ‘welfare del futuro’ delineato da questa ricerca invita, in un’ottica di lungo periodo, alla fiducia e all’ottimismo. Le preoccupazioni emerse sono reali, ma rappresentano anche la mappa di ciò che possiamo migliorare. Immaginiamo Stato, imprese e cittadini non come corridori isolati su tapis roulant separati, ma come compagni di squadra che si passano il testimone lungo un percorso comune. Ognuno ha un ruolo: il settore pubblico crea il quadro di base, le aziende innovano e supportano, le persone partecipano attivamente alle scelte di benessere. Insieme possiamo trasformare la paura di “non farcela” in energia per costruire nuove soluzioni. È un’economia dell’ottimismo in azione, in cui investire nel capitale sociale – nelle relazioni di fiducia, nella solidarietà, nella salute condivisa – produce dividendi preziosi: lavoratori più sereni, comunità più felici, crescita più sostenibile” – dichiara Luciano Canova, economista e divulgatore scientifico.
STATO (A)SOCIALE: CALA LA FIDUCIA NEL WELFARE STATALE. SANITA’ E PENSIONI SERVIZI MENO GARANTITI
I dati dell’Osservatorio Groupama-Doxa mostrano un quadro preoccupante circa la fiducia degli italiani nei confronti del welfare statale. Secondo i nostri connazionali, lo Stato dovrebbe garantire: una sanità accessibile, efficiente e rapida (69%), pensioni adeguate a uno stile di vita dignitoso (47%), servizi di welfare di prossimità (36%), istruzione di qualità (34%), burocrazia snella (28%).
Servizi essenziali che però nel percepito degli italiani sono assenti: 2/3 (67%) considerano l’attuale sistema sanitario pubblico inadeguato, mentre meno di 1 lavoratore su 10 (8%) ritiene l’importo della pensione sufficiente a mantenere l’attuale tenore di vita. Ancora più allarmante è che il 44% degli italiani ritiene che nessuno dei servizi essenziali sia oggi garantito dallo Stato. Tra le principali ragioni di sfiducia nel sistema pensionistico statale ci sono: l’incapacità del sistema di garantire una copertura sufficiente (55%), la crisi demografica con il progressivo invecchiamento della popolazione e la bassa natalità (45%), e l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione e dalle tensioni internazionali in atto (34%).
Numeri che portano il 18% dei lavoratori a pensare, una volta in pensione, di trasferirsi all’estero per avere agevolazioni che garantiscano un miglior tenore di vita. Tra i desideri da soddisfare durante il “buen retiro”: occuparsi dei bisogni della propria famiglia e dei propri cari (28%), viaggiare e vedere il mondo (23%), vivere in campagna (15%) e dedicarsi ai propri hobby (14%).
IL WELFARE DEL FUTURO? “A’ LA CARTE”, CON SANITA’ INTEGRATIVA E PENSIONE COMPLEMENTARE
In questo scenario, a ridisegnare i confini del welfare del futuro sono proprio i lavoratori, che restituiscono un’immagine chiara di cosa si aspettano. Secondo i lavoratori dipendenti delle Piccole e Medie Imprese intervistati[2], nei prossimi anni assisteremo a una progressiva integrazione tra welfare statale e aziendale (38%), con quest’ultimo destinato ad acquisire maggiore rilevanza (30%). Per il 20% degli intervistati si profila addirittura un futuro “azienda-centrico”, dove lo Stato avrà un ruolo marginale e le imprese diventeranno i principali fornitori di servizi e benefit per i propri dipendenti.
Oltre 8 lavoratori dipendenti su 10 (82%) considerano importante l’offerta di un valido pacchetto welfare ai fini della scelta di un cambio di lavoro e sono proprio loro a delineare cosa debba offrire il “pacchetto welfare” ideale: assicurazione sanitaria integrativa per sé e per la famiglia (57%) e piano pensionistico complementare (56%) guidano la classifica dei benefit più desiderati, seguiti dai servizi di supporto familiare (33%) e dalle convenzioni per assicurare il benessere psicofisico (25%). Per oltre 3 su 10 (31%), inoltre, il pacchetto welfare aziendale del futuro sarà “à la carte”, con le aziende che offriranno un paniere di benefit tra cui scegliere, personalizzando l’offerta in base ai loro specifici bisogni.
SANITA’ E PENSIONI INTEGRATIVE: IL RUOLO DELL’ASSICURATORE PER PMI E DIPENDENTI
L’indagine, infine, offre un focus sul mondo assicurativo, sempre sotto la lente dei lavoratori di Piccole e Medie Imprese: una polizza integrativa per salute e/o previdenza incluso tra i benefit dall’azienda è “molto apprezzata” da 1 italiano su 2 (48%), a cui si aggiunge un ulteriore 41% che la ritiene “abbastanza utile” per avere una maggiore serenità. Il 21% degli intervistati l’ha attivata tramite l’azienda, il 10% ne ha una privata, mentre un altro 10% le ha entrambe. Per quanto riguarda la previdenza complementare, il 18% ha una forma di integrazione privata, il 10% tramite l’azienda e un altro 10% le ha entrambe. Numeri che mettono a fuoco anche un’Italia a due velocità: il 46% dei lavoratori che hanno un pacchetto welfare ne è soddisfatto, di contro, il 24% non possiede ancora forme di welfare.
“I dati del nostro Osservatorio mostrano con chiarezza quanto sia determinante l’impegno delle aziende italiane per il supporto ai bisogni delle persone. Oggi l’Istat ci dice che in Italia le PMI sono circa 4,9 milioni e costituiscono oltre il 96% delle imprese italiane. È soprattutto a questo bacino che ci rivolgiamo: circa 21 milioni di lavoratori impiegati in micro, piccole e medie imprese che, ad oggi, non beneficiano ancora di misure di welfare adeguate. Crediamo fermamente che sia qui che si gioca una partita cruciale per il futuro del benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. Per questo l’approccio di Groupama Assicurazioni è di lavorare insieme al cliente azienda per identificare le soluzioni assicurative e di welfare più idonee per i propri dipendenti. Lo facciamo, tra l’altro, attraverso il prodotto Groupama Benessere Impresa per la gestione dei piani sanitari e con la soluzione Programma Open per la previdenza complementare. Si tratta di una situazione win-win: il nostro Osservatorio sulle PMI rivela che le aziende con un welfare competitivo non solo fidelizzano e tutelano dipendenti e famiglie, ma attraggono anche nuovi talenti. Non a caso, l’82% dei lavoratori indica un welfare più vantaggioso come fattore decisivo per un cambio di lavoro, talvolta anche rispetto a un guadagno maggiore” – conclude l’AD di Groupama Assicurazioni, Pierre Cordier.

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