Graffiti sui marciapiedi di Napoli per annunciare la mostra dello street artist Guido Palmadessa

La Fondazione Banco Napoli realizza sei graffiti a pavimento in altrettante zone di Napoli, dal centro antico al Vomero. Parte il 2 ottobre la campagna “floor art advertising” ideata dall’architetto Noemi Verdoliva, per annunciare la mostra “Sedimenti. Ciò che resta non è mai immobile” del pittore e muralista argentino Guido Palmadessa, che inaugura il 5 novembre a Palazzo Ricca sede della Fondazione. «Il progetto “CulTural ADVERTising” – spiega Verdoliva – è realizzato da Bufera srl ed è nato con l’obiettivo di divulgare eventi culturali e sociali, attirando l’attenzione attraverso la presenza inaspettata di graffiti a pavimento e performance artistiche in live painting, che rappresentano un’esperienza visiva affascinante e coinvolgente per i fruitori. Stavolta a sostenere la nostra attività è la Fondazione Banco Napoli».

Il programma: giovedì 2 ottobre è possibile assistere alla performance di live painting in via Duomo dalle 10:30 alle 13 (angolo via San Biagio dei Librai) e Piazza Bovio dalle 16 alle 18:30venerdì 3 ottobre in Via Toledo, all’uscita della metropolitana, dalle 10 alle 13, in Via Partenope nei pressi dell’Hotel Royal Continental dalle 14 alle 16:30, in via Scarlatti all’incrocio con via Luca Giordano dalle 17 alle 19. La campagna di graffiti si chiude sabato 4 ottobre con una live performance in Piazza Trieste e Trento, nei pressi del Gambrinus dalle 10:30 alle 12:30Palmadessa esegue le sei opere, ognuna diversa dall’altra, per le quali sono utilizzate pitture biologiche, prodotte con una miscela a base di latte di bufala e composti biodegradabili a base di olio, resina di pino, amido di mais, cariche minerali e miscele di erbe profumate disperse in aceto bianco distillato, limone, tuorlo d’uovo e cera d’api. A dare il benvenuto in città all’artista anche la street artist napoletana Trisha Palma.

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Premio Supereroe d’Italia 2025: in cerca dei piccoli grandi eroi del nostro tempo

Un trofeo, un diploma e soprattutto un riconoscimento morale che vale più di ogni premio. Nasce la prima edizione del Premio Supereroe d’Italia 2025, promosso dall’associazione Supereroi aps, realtà attiva a livello nazionale dal 2018 nel campo del sociale con iniziative contro bullismo, cyberbullismo e violenza di genere.

L’obiettivo è semplice e rivoluzionario al tempo stesso: dare voce e visibilità a bambine, bambini, ragazze e ragazzi che, con gesti concreti e disinteressati, hanno saputo testimoniare il valore della solidarietà, del rispetto e della giustizia.

Chi può partecipare

Il premio è riservato esclusivamente a giovani fino a 18 anni, frequentanti scuole primarie, secondarie di primo grado e superiori, residenti in Italia. I riconoscimenti andranno a chi si è distinto per:

  • impegno sociale e volontario, in associazioni o iniziative personali;

  • sensibilità verso le tematiche civiche ed educative;

  • lotta contro bullismo, cyberbullismo, violenze e discriminazioni;

  • rispetto per l’ambiente;

  • la forza e il coraggio dimostrati nell’affrontare gravi patologie

Come funziona

La selezione sarà affidata a una commissione esaminatrice che valuterà le candidature proposte da singoli cittadini, associazioni, enti e istituzioni. Per ogni premiato, oltre al trofeo e al diploma personalizzato, verranno consegnati anche prodotti tipici locali, simbolo di comunità e radici.

Il riconoscimento sarà assegnato esclusivamente ai candidati presenti alla cerimonia ufficiale, che si terrà in data e luogo comunicati successivamente. La partecipazione è gratuita e le candidature dovranno essere inviate entro il 31 gennaio 2026 a info@siamosupereroi.it o alla PEC supereroiaps@pec.it

L’idea nasce dall’esperienza maturata negli anni con il progetto nazionale “Siamo tutti nella rete!”, che ha messo in campo percorsi educativi e azioni concrete contro bullismo e cyberbullismo. Oggi il cammino si arricchisce con un riconoscimento che celebra chi, tra i più giovani, dimostra con i fatti che il bene comune si costruisce ogni giorno, anche attraverso i piccoli gesti.

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Blitz “ad alto impatto” a Caivano: la reazione dello Stato dopo le intimidazioni

Nelle prime ore di oggi è scattata un’operazione interforze “ad alto impatto” nel quartiere Parco Verde di Caivano, con l’impiego di oltre 150 agenti provenienti da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e altri reparti.

L’intervento segue una serie di episodi inquietanti: nella notte di sabato si sono registrate due “stese”, ossia sparatorie in strada in orario serale; e domenica, durante la celebrazione della messa, è stato recapitato un proiettile al parroco don Maurizio Patriciello.

Domenica, nella chiesa San Paolo Apostolo del Parco Verde, un uomo di 75 anni si è avvicinato a don Patriciello consegnandogli un pacchetto contenente un proiettile calibro 9×21.
L’individuo già era noto alle forze dell’ordine e, secondo quanto emerge, avrebbe in passato fatto uso di armi in altri contesti.
Alla luce di ciò, le misure di sicurezza nei confronti del sacerdote sono state rafforzate: scorte e vigilanza nei pressi della parrocchia sono state intensificate su decisione del Comitato per l’Ordine Pubblico e della Prefettura di Napoli.

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In missione per conto di Dio: padre Angelo Esposito dal Vesuvio al vulcano Tacanà in Guatemala

In missione per conto di Dio: padre Angelo Esposito dal Vesuvio al vulcano Tacanà in Guatemala. E’ tornato all’ombra del suo Vesuvio per risolvere dei problemi di salute. Tuttavia, la testa e il cuore di Padre Angelo Esposito sono ancora in Guatemala, in missione per conto di Dio tra il Vulcano Vesuvio e il Tacanà.

Parroco missionario fidei donum nel paese del Centro America ormai da tanti anni, Padre Angelo lavora ancora alacremente affinché la situazione della popolazione guatemalteca migliori.

Il sacerdote originario di San Sebastiano al Vesuvio, quinto di sette figli, da sempre ha seguito gli insegnamenti familiari e ha aiutato i più bisognosi. Per diversi anni è stato parroco nella Chiesa Immacolata Concezione a Portici. Ha alternato il sacerdozio in terra natia a esperienze missionarie all’estero. È stato in Etiopia e Romania per giungere poi in Guatemala. E’ da 25 anni missionario fidei donum – dono di fedenella penisola grazie alla convenzione tra il suo vescovo e quello di San Marcos. Questo si trova nella foresta che ospita la popolazione indigena dei Mam, discendenti dei Maya. «Sono andato ad accompagnare dei ragazzi e mi sono innamorato del posto e della sua gente. Ho chiesto al mio superiore di poter partire e ho avuto il consenso. Sono stato prima in Sierra Madre poi a Tajumulco e poi dal 2012 a Tacaná. Sono passato da un vulcano, il nostro Vesuvio, a un altro!» racconta con molta enfasi il missionario, che si trova in missione per conto di Dio: padre Angelo Esposito dal Vesuvio al vulcano Tacanà in Guatemala.

E’ proprio alle falde del vulcano situato tra Chiapas e Guatemala che Padre Angelo svolge la sua missione.

La sua parrocchia abbraccia un territorio di circa 330 chilometri quadrati. Qui i villaggi sono sparpagliati e per raggiungerli è necessario attraversare strade sterrate, a tratti inagibili. Ma Padre Angelo non si arrende. Egli raggiunge ogni volta che può anche a piedi o a cavallo, se necessario, tutti gli abitanti che richiedono la sua presenza, la sua parola, la sua confessione. E’ per loro che Padre Angelo non è voluto più tornare in patria.  

Grazie all’Associazione da lui istituita, “Hermana Tierra”, che lo supporta anche dall’Italia, il parroco e i volontari sul posto hanno negli anni portato sorrisi e speranza ad una popolazione martoriata da fame, ingiustizie sociali e ciclicamente anche calamità naturali, in ultimo il terremoto del 2017 che al confine col Messico ha distrutto strutture e case – anche la sua canonica che ogni anno ha ospitato centinaia di emigrati verso gli Stati Uniti– e ucciso tantissime persone. 

Il Guatemala è uno dei paesi centroamericani più poveri. La popolazione vive con due euro al giorno e si scontra quotidianamente con corruzione politica, vessazioni da parte dei pochissimi ricchi latifondisti presenti, malnutrizione, violenza. Inoltre, c’è un altissimo tasso di mortalità tra i più piccoli per la scarsità di cure mediche e presidi ospedalieri. 

Ma Padre Angelo non si è mai fermato. Tantissimi i progetti portati avanti negli anni seguendo tre obiettivi principali: salute, istruzione e risorse sostenibili. In missione per conto di Dio dal Vesuvio al vulcano Tacanà, il suo impegno è instancabile.

Primo, enorme progetto, di Hermana Tierra in Guatemala è stato la costruzione dell’ospedale pediatrico Los Angelitos; da soli tre volontari, negli anni la struttura si è allargata fino a raccogliere il mirabile lavoro di 53 persone tra volontari, psicologi, infermieri e medici. In questo ospedale vengono curati circa 12 mila bambini all’anno, principalmente per problemi legati alla malnutrizione perché come racconta Padre Angelo «ho visto persone ammalarsi e morire per mancanza di farmaci, medici o strutture capaci di curare le malattie legate alla cattiva alimentazione». 

Legati all’istituzione della struttura sanitaria anche la costruzione di un asilo, un orto e una fattoria sociale. Questi elementi si legano agli altri obiettivi di Hermana Tierra ovvero i progetti per supportare l’istruzione dei bambini guatemaltechi e l’ottimale sfruttamento delle risorse disponibili in modo sostenibile. 

I bambini di questa martoriata terra sono talmente poveri e senza mezzi che non hanno disponibilità di strutture scolastiche adeguate e i loro genitori – spesso madri sole – non possono permettersi di abbandonare le loro terre e i pochi animali a disposizione per portare i bambini nelle scuole situate molto lontano dai villaggi e quindi la costruzione di un asilo e di una scuola a Tacanà è stato essenziale. Ciò ha permesso anche l’organizzazione di corsi di formazione per gli adulti affinché potessero imparare a sfruttare quanto la terra offre loro. «Gli abitanti dei villaggi sono quasi totalmente contadini ma i mezzi a loro disposizione sono esigui. Grazie ai nostri progetti hanno imparato a sfruttare meglio la terra e i suoi tesori, costruire serre per ottimizzare i raccolti e allevare galline ovaiole».

I problemi di salute di Padre Angelo Esposito non lo fermano. Ha vicino a sé tutta la popolazione di Tacanà che lo supporta e prega per lui mentre continua la sua missione per conto di Dio.

 

di Emanuela Nicoloro

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La storia incanta. “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese” è un successo

 

Il cantastorie, i falconieri, la musica medievale, i duelli a fil di spada, gli archibugieri, l’incendio di Borgo Terravecchia, gli amori e la congiura sul palcoscenico.
Il 24 maggio, 12 luglio e 14 settembre scorsi, la città di Sarno ha vissuto un’esperienza culturale unica e immersiva con l’evento “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese”, un percorso a tappe che ha unito visioni di passato, presente e futuro, mescolando amori, conflitti, passioni e scontri.
Alla base, un accurato e costante lavoro di ricerca ed approfondimento, studio ed arte che ha dato vita ad evento di grande valore storico, nonché di valorizzazione della memoria e del territorio, promosso da associazioni del territorio col patrocinio del Comune di Sarno e della Sarno Servizi Integrati.
La magistrale direzione artistica dell’ingegnere Ennio Molisse, ha dato le linee di progettazione, cura e gestione di una manifestazione dalle profonde radici storiche fissate nell’epoca aragonese: uno dei periodi più floridi della storia di Sarno.
Ciascun appuntamento ha fatto registrare un grande successo di pubblico e visitatori.
La prima tappa, “Memorie di un Cantastorie”, ha raccontato in uno stile coinvolgente storia e leggende, con musica e narrazione nei Giardini di Villa Lanzara. Tutto in una ambientazione quattrocentesca, con la ricostruzione di un campo militare, botteghe artigiane e stand gastronomici, animati da dimostrazioni militari, falconieri, giullari. La seconda tappa, “La Battaglia di Sarno”, ha immerso i visitatori in una suggestiva e trascinante rievocazione della storica battaglia del 7 luglio 1460, scontro decisivo tra angioini e aragonesi per il controllo del Regno di Napoli. Nell’area del mercatino rionale una narrazione incisiva attraverso duelli all’arma bianca, colpi di archibugio e l’incendio di Borgo Terravecchia. La terza e ultima tappa, lo spettacolo teatrale “La Congiura dei Baroni (o il Guinzaglio di Re Ferrante)”, ispirato alla tragedia ottocentesca “Ferrante” di Giuseppe Campagna, con la regia di Giovanni Meola, ha chiuso l’evento con una narrazione incisiva e emozionante. In scena amori, conflitti, tradimenti, in un vortice di emozioni. Un viaggio emozionate ed emozionale attraverso il quale e si è dato vita alla neonata ed omonima associazione “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese”, che sta già lavorando per la seconda edizione.

Francesco Squillante, Sindaco di Sarno
“Un evento che ha dato grande forza culturale e valorizzazione al territorio. I tre appuntamenti hanno fatto registrare un grande successo di pubblico, segnale importantissimo di attenzione e partecipazione già alla sua prima edizione, e si sta già lavorando alla prossima. Conserviamo e tramandiamo, in maniera scenica e suggestiva, la narrazione della nostra storia, di atti, documenti e memorie. La rievocazione legata a “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese” che nasce da anni di studi e ricerche, segna un momento di profonda condivisione identitaria, è parte del vissuto della nostra comunità ed è necessario che anche le nuove generazioni diventino parte di tutto questo. È un passato che ci appartiene. Abbiamo sostenuto questo evento che ha una visione. E così facciamo con idee e manifestazioni che diano risalto al nome della nostra città. La collaborazione e la sinergia tra più compagini sono alla base. Ringrazio il direttore artistico, le associazioni ed i comitati coinvolti, nonché le compagnie”.

Ennio Molisse, Direttore Artistico “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese”
“Abbiamo immaginato questa rassegna come un vero e proprio viaggio in tre tappe, ognuna con un linguaggio diverso, ma unite tutte da un filo conduttore preciso: la storia aragonese che ha segnato Sarno in meno di trent’anni, durante il regno di Ferrante d’Aragona.
Con “Memorie di un cantastorie” abbiamo introdotto il pubblico a quel contesto, trasformando i giardini di Villa Lanzara in un campo medievale con botteghe, musici, falconieri e giullari, così da restituire la vita quotidiana del tempo. Con “La Battaglia di Sarno” ci siamo immersi nella rievocazione dello scontro del 7 luglio 1460, tra compagnie d’armi, archibugieri e persino l’incendio del borgo, per rivivere uno degli episodi più drammatici della nostra storia. Infine, con “La Congiura dei Baroni” abbiamo cambiato ancora registro, affidandoci al teatro professionale per raccontare l’epilogo della seconda congiura, con l’inganno di Ferrante e la caduta del conte Coppola. Dietro c’è stato un grande lavoro di ricerca storica, ma anche la volontà di tradurre la storia in esperienze vive: dal quotidiano, all’azione militare, fino alle passioni e ai sentimenti che muovono la politica. Credo che proprio questa varietà abbia reso il progetto un vero viaggio, non solo nella memoria, ma anche nelle emozioni del nostro passato. Stiamo già lavorando alla seconda edizione. Uno degli obiettivi principali sarà quello di fare un passo ulteriore: “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese” da manifestazione per la città di Sarno dovrà diventare manifestazione della città di Sarno. Questo significa rafforzare l’impronta identitaria e rendere sempre più centrale la partecipazione di tutta la comunità.
Il percorso è già stati avviato: abbiamo avuto un grande riscontro da associazioni e realtà locali, ma il passo decisivo sarà coinvolgere le scuole. Le nuove generazioni sono la vera speranza di questo progetto, perché solo attraverso di loro possiamo garantire continuità e allargare sempre di più la portata della rassegna.
Parallelamente continueremo a collaborare con i soggetti che sul territorio hanno già competenze specifiche e cercheremo di integrare la nostra rassegna con altre manifestazioni, così da creare un tessuto culturale più ampio, in cui Sarno possa riconoscersi e farsi riconoscere anche all’esterno”.

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INQUINAMENTO DA PM10: IL COMUNE DI NAPOLI ADOTTA NUOVE MISURE URGENTI

Il Comune di Napoli, in risposta ai dati di monitoraggio dell’ARPAC che hanno rilevato più di 35 superamenti del limite di PM10, ha emesso un’ordinanza sindacale per contrastare l’inquinamento atmosferico e proteggere la salute dei cittadini. Le misure, in vigore dal 1° ottobre al 31 dicembre 2025, mirano a ridurre le emissioni inquinanti in linea con le disposizioni della legge regionale 36/2020.
L’ordinanza prevede i seguenti divieti e disposizioni:
– Divieto di combustione all’aperto: è tassativamente vietato ogni tipo di combustione all’aperto, inclusa la bruciatura di piccoli cumuli di residui vegetali.
– Divieto di utilizzo di generatori di calore obsoleti: non è consentito l’uso di generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore a 4 stelle.
– Divieto di sosta con motore acceso: tutti i veicoli devono spegnere il motore durante la sosta, come già previsto dal Codice della Strada.
Il Comune ha inoltre disposto il potenziamento dei controlli per garantire il rispetto di queste norme. Le misure sono state adottate in seguito al superamento dei limiti di PM10 rilevato dalla centralina di monitoraggio dell’ARPAC all’Ospedale Pellegrini.
L’ordinanza sindacale rientra nelle azioni prioritarie per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, in un’area che, a causa della sua conformazione e densità di attività, presenta una significativa vulnerabilità ambientale.

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