Quieta Nina, quieta!: la favola di VIDAS che racconta l’amore e la perdita attraverso gli occhi di un cane

Quieta Nina, quieta! Nina e il mondo dei bimbi luccicanti è un piccolo libro illustrato realizzato da VIDAS – organizzazione che dal 1982 a oggi ha assistito gratuitamente 45mila persone con malattie inguaribili, adulti e minori – che narra con delicatezza e profondità la storia di Nina, una cagnolina shih tzu, e di Luca, un bambino affetto da una rara malattia genetica, la Sindrome di Miller-Dieker.
Il libro è disponibile gratuitamente in formato digitale su vidas.it. Con questo progetto, l’organizzazione desidera sensibilizzare il pubblico sulle tematiche della malattia, della perdita e sull’importanza di un supporto che abbraccia tanto le cure fisiche quanto l’assistenza emotiva e psicologica.
Scritto dalla psicologa e psicoterapeuta Chiara Tosini, che con VIDAS ha accompagnato la famiglia di Luca lungo tutto il difficile percorso della malattia, il racconto esplora con delicatezza uno dei temi più difficili e dolorosi da affrontare: la perdita di un figlio. La storia è narrata dal punto di vista di Nina, la cagnolina che osserva e accompagna il suo “fratellino” Luca nel suo mondo speciale, fatto di luce, amore e, soprattutto, silenzio. Attraverso gli occhi di Nina, il lettore entra nel mondo dei “bimbi luccicanti”, quei bambini che, pur nella loro fragilità, emettono una luce particolare, un’aura che arricchisce chi li circonda.
Nina racconta con amore e innocenza la sua percezione di un bambino che, pur non parlando, comunica attraverso sguardi e suoni delicati. Nel libro, Nina non solo osserva Luca, ma lo “sente” in modo profondo che va oltre le parole. Attraverso Nina, il lettore comprende come un bambino come Luca, pur nel suo silenzio, emetta una luce che tocca ogni cuore, trasformando la fragilità in una bellezza che non ha bisogno di essere espressa a parole. I “bimbi luccicanti” non sono solo fragili, sono anche testimoni di una forza invisibile che arricchisce la vita di chi li accoglie con amore, come Nina, che con la sua presenza silenziosa e affettuosa offre sostegno incondizionato, anche nei momenti più dolorosi.
Nel libro si fa riferimento a Casa Sollievo Bimbi, il primo hospice pediatrico della Lombardia, inaugurato da VIDAS nel marzo 2019. Questa struttura offre cure palliative gratuite a bambini e famiglie che affrontano malattie gravissime, in un ambiente accogliente e specializzato. Qui Luca e i suoi genitori, Fabiana e Fabrício, ma anche Nina, sono stati accolti durante i momenti più difficili. In questa “altra casa”, VIDAS ha offerto alla famiglia di Luca un ambiente dove, insieme a cure specialistiche di altissimo livello, ha potuto trovare serenità, supporto psicologico e conforto emotivo in un contesto che non solo si occupa della malattia, ma anche dell’anima.
La presenza della cagnolina ha avuto un ruolo fondamentale nel percorso di cura di Luca. Come spesso accade con gli animali domestici, Nina ha saputo regalare all’intera famiglia una forma di supporto emotivo inestimabile, con la sua presenza costante. Numerosi studi dimostrato che il legame con un animale domestico può avere effetti terapeutici, in grado di ridurre lo stress, l’ansia e di portare un conforto psicologico, soprattutto nei momenti di malattia e dolore. Il racconto di Nina e Luca è un inno all’amore incondizionato che un animale può offrire, specialmente in un periodo di difficoltà come quello che ha vissuto la famiglia.

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A Procida Maria Rosaria De Stefano presenta il suo romanzo “Quando il tempo è cattivo”

Imperdibile presentazione per l’opera prima di Maria Rosaria De Stefano che presenterà il libro “Quando il tempo è cattivo”, pubblicato dalla Giannini Editore nella collana La Cisterna. L’appuntamento è previsto per venerdì 29 agosto alle ore 19,00 presso l’Associazione Vivara, via Marcello Scotti 24, Procida. Dialogheranno con l’autrice: lo scrittore Sergio Zazzera e Tiuna Notarbartolo giornalista e direttrice del Premio Elsa Morante.

“Quando il tempo è cattivo” è un breve romanzo che ripercorre le vicende di una coppia di innamorati che sfidano le convenzioni del piccolo centro in cui si trovano a vivere.  Per una serie di motivi che il lettore scoprirà leggendo, la bambina frutto dell’amore contrastato verrà allontanata dalla famiglia di origine con enorme dolore per i protagonisti della vicenda. La storia parla di famiglia, amore, odio, litigi, equivoci ed incomprensioni. È la vicenda di una delle tante famiglie di oggi, di ieri e di domani, che percorre una cronologia ben definita che inizia e finisce con una nascita. Vi si svelano dinamiche di potere ma anche di amore sullo sfondo di un’isola che specialmente nell’epoca in cui è ambientato il romanzo, era particolarmente pittoresca. Il romanzo si snoda infatti sullo sfondo di una Procida consueta, gretta e piccolissima che consentirà, nonostante tutto, all’io narrante di costruire una propria vita completa, appagante e felice.

Maria Rosaria Di Stefano nasce a Procida nel 1955, figlia di un professore e di una casalinga. Porta avanti gli studi umanistici e si laurea a pieni voti presso l’Università ‘Suor Orsola Benincasa’ di Napoli. In seguito persegue gli studi e le abilitazioni che le consentono, dopo un anno di prova nella città di Padova, di diventare docente negli istituti superiori. Oggi vive tra Roma e Procida. “Quando il tempo è cattivo” è la sua opera prima.

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GAZA, GLI OSPEDALI NON SONO UN BERSAGLIO: APPELLO PER UN AIUTO URGENTE AL NASSER HOSPITAL

Un ospedale non è un bersaglio, ma un luogo di cura” – così Damiano Rizzi, Psicologo clinico e Presidente di Fondazione Soleterre commenta l’attacco al Nasser Medical Complex, l’ospedale pubblico che, con il bombardamento e la parziale distruzione dell’ospedale Al-Shifa, è diventato il principale centro di riferimento per emergenze, feriti di guerra e malati cronici nella parte sud di Gaza.

Fondazione Soleterre lancia una campagna di raccolta fondi, sostenuta tra gli altri da Every Child Is My Child e dalla sua presidente attrice e attivista Anna Foglietta, con l’obiettivo di acquistare farmaci, acqua, carburante e cibo per consentire all’ospedale di portare avanti la propria attività di assistenza e cura. “Bisogna essere forti in questo momento e agire in maniera sistematica. Gli ospedali non devono rimanere senza la possibilità di curare perché i pazienti vengono prima di tutto. E a Gaza i feriti e gli ammalati in ospedale sono bambini, uomini e donne vittime di guerra” – prosegue Rizzi.

Fondazione Soleterre sta siglando accordi con 3 enti attivi a Gaza con l’obiettivo di fornire supporto nella gestione dei pazienti in cura presso l’Ospedale Nasser, supporto psicologico alla popolazione colpita dal confitto e un aiuto concreto nella distribuzione di cibo. “Colpire un ospedale è un crimine di guerra. Il Nasser Hospital di Khan Younis non è un obiettivo militare: è il principale ospedale del sud di Gaza, con oltre 350 posti letto e migliaia di accessi ogni mese. È l’unico presidio rimasto operativo per centinaia di migliaia di civili, in una Striscia dove secondo l’OMS oltre il 70% della popolazione soffre di insicurezza alimentare acuta e più del 60% dei bambini presenta sintomi di trauma psicologico severo. Colpire un ospedale significa fermare la chirurgia d’urgenza per i feriti, bloccare la dialisi per i malati cronici, interrompere le terapie salvavita per i bambini oncologici. Significa lasciare senza cure un territorio dove già oggi il sistema sanitario opera al di sotto del 40% della sua capacità. Si uccidono i giornalisti perché testimoni, si uccidono i medici perché testimoni nelle sale operatorie della totalità dei civili colpiti. Un ospedale è un luogo di cura, non un bersaglio. Fermare chi bombarda un ospedale significa difendere il diritto alla vita, alla salute e alla verità. È difendere la nostra stessa umanità” – conclude Rizzi.

Dopo i bombardamenti al Nasser Hospital di Gaza, mancano medicine, acqua e cibo. Abbiamo bisogno del tuo sostegno. Dona ora: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=7NTVPZHK974RA  

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Ospedale San Leonardo, nel week-end prelevate 4 cornee destinate alla donazione

L’equipe prelievi cornee del San Leonardo di Castellammare di Stabia nel corso dell’ultimo week-end ha prelevato quattro tessuti corneali da due persone decedute in ospedale.
I tessuti prelevati sono stati inviati presso la banca degli occhi regionale campana diretta da Luigi Capasso per essere messi a disposizione di pazienti che necessitano di un trapianto urgente per riacquisire la vista in un occhio gravemente compromesso.
Il prelievo è stato realizzato dall’equipe del reparto oculistico dell’ospedale diretto da Marco Verolino con la collaborazione di Salvatore Ambrosio anestesista e coordinatore espianti e prelievi presso il presidio ospedaliero stabiese.

Una volta constatato il decesso, la decisione di donare è stata presa dai familiari, supportati dallo staff di rianimatori e specialisti.

“Non solo prelievi – afferma il primario Verolino – Il reparto oculistico area stabiese nel mese di agosto 2025 ha incrementato l’attività chirurgica con l’obiettivo di ridurre le liste di attesa, offrire una attività di pronto soccorso in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini con problemi dell’apparato visivo con tempestività, professionalità e umanità. Un lavoro che si inserisce in un programma generale di miglioramento dei servizi sanitari offerti dall’Asl Napoli 3 Sud diretta da Giuseppe Russo”.

Presso il San Leonardo di Castellammare di Stabia è, inoltre, attivo l’ambulatorio di patologie corneali dove è possibile effettuare tutte le procedure diagnostiche utili a valutare i pazienti da sottoporre ai vari tipi di trapianto e i controlli postoperatori.
Tutti i pazienti con patologie della cornea possono accedere alle visite con prenotazione attraverso il centro unico di prenotazione (Cup).

L’obiettivo è dare assistenza ai pazienti affetti dalle malattie rare che colpiscono la cornea come il cheratocono e le distrofie corneali. Tra le attività dell’ambulatorio le procedure propedeutiche per valutare l’applicazione di trattamenti crosslinking per cheratocono e l’opportunità di sottoporsi ai vari tipi di trapianto.

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Coldiretti Campania: in arrivo due milioni per affrontare la Blue Tongue, il bando regionale in uscita a settembre

La Regione Campania ha stanziato due milioni di euro per affrontare il problema della Blue Tongue, una malattia virale che colpisce gli ovini e i caprini, nota anche come febbre catarrale degli ovini. Questo finanziamento è stato sollecitato da Coldiretti Campania nel corso dell’ultimo Tavolo Verde prima della sosta di Ferragosto e sarà disponibile attraverso un bando che sarà pubblicato a settembre.
«La diffusione della Blue Tongue in Campania – afferma il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli- ha creato serie ripercussioni economiche e produttive per i nostri allevatori. C’è stata la perdita di capi, il calo della produzione di latte e carne e numerose restrizioni alla movimentazione degli animali colpendo anche razze autoctone di grande valore per la biodiversità, come la Bagnolese, la Laticauda e la Turchessa».
Il bando sarà pubblicato sulla piattaforma ufficiale della Regione Campania e sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania (BURC) e sarà aperto alle aziende agricole e agli allevatori di ovini e caprini: «Grazie alla sensibilità dimostrata dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania si potrà sostenere chi ha dovuto smaltire e sostituire i capi deceduti ed anche il mancato reddito» conclude il presidente regionale di Coldiretti Ettore Bellelli.

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Ecco le linee guida sul partenariato speciale per la gestione dei beni culturali

Il Ministero della Cultura definisce il quadro operativo per la collaborazione tra pubblico e privato, con indicazioni anche per gli enti di Terzo settore, con l’intento di superare le rigidità di alcuni strumenti e garantendo il coinvolgimento dei soggetti privati

Con la circolare n. 10 del 1 agosto 2025 il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura ha pubblicato le “Linee Guida in materia di partenariato speciale pubblico privato per gli istituti e i luoghi della cultura”, al fine di “fornire indicazioni operative finalizzate a conferire omogeneità, efficienza ed efficacia nell’applicazione del Partenariato Speciale Pubblico Privato per i beni culturali disciplinato dall’art. 134 comma 2 del dlgs n. 36/2023 e dall’art. 89, comma 17, del dlgs n. 117/2017”.

Difatti, per assicurare la fruizione del patrimonio culturale della nazione e favorire altresì la ricerca scientifica applicata alla sua tutela o alla sua valorizzazione, lo Stato, le regioni e gli enti territoriali possono, con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati.
Quest’ultime devono essere dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali, attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato analoghe o ulteriori rispetto a quelle previste dall’art. 8 del medesimo dlgs.

Il partenariato

Come riportato nella circolare, il partenariato speciale pubblico-privato in campo culturale è stato introdotto dal dlgs n. 50/2016, adottato in attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE ed è stato gradualmente sperimentato in diversi istituti e luoghi della cultura con alcune significative applicazioni.

In particolare, negli ultimi anni, nella dialettica tra pubblico e privato in campo culturale, si sono affermati alcuni principi ispirati a un nuovo processo di collaborazione tra gli istituti della cultura e i soggetti privati che hanno innovato profondamente non solo la prassi ma anche il quadro giuridico di riferimento nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale pubblico.

Difatti, ai tradizionali istituti che hanno consentito il coinvolgimento di privati nella gestione del patrimonio culturale o l’affidamento dei servizi di assistenza culturale e ospitalità per il pubblico a imprese private, si sono progressivamente affiancati strumenti nuovi dedicati a definire un livello più intenso di cooperazione tra pubblica amministrazione, operatori economici privati ed enti non lucrativi.

In particolare, il partenariato speciale pubblico-privato consente di superare le rigidità di alcuni strumenti che regolano il rapporto tra l’amministrazione pubblica e i soggetti privati, garantendo il coinvolgimento di quest’ultimi sin dalla fase “ascendente” di programmazione strategica così contribuendo alla definizione dei modelli di gestione e di sviluppo del patrimonio culturale.

In questa prospettiva – si legge ancora nella circolare – “viene opportunamente valorizzata una fase di coprogettazione in cui i soggetti privati concorrono insieme ai soggetti pubblici a definire un piano di valorizzazione dei beni culturali oggetto di partenariato e a individuare le azioni esecutive necessarie per attuarlo. Questo consente di attenuare la separazione tra la definizione delle strategie di valorizzazione e la fase di gestione e applicazione degli indirizzi strategici, garantendo il coinvolgimento dei privati per costruire politiche pubbliche condivise in una prospettiva di sussidiarietà orizzontale”.

Dunque le linee guida richiamano l’attenzione sulla possibilità di realizzare, mediante l’applicazione del partenariato speciale, un nuovo modello di governance nella gestione del patrimonio culturale fondato sull’attuazione di un progetto culturale condiviso con i privati interessati.

Struttura e contenuti delle linee guida

Le linee guida sono strutturate in:

  • una parte introduttiva dove sono indicate le fonti normative di riferimento;
  • un approfondimento del partenariato speciale e l’indicazione del relativo procedimento amministrativo da implementare
  • il riferimento al partenariato speciale con il Terzo settore e alle previsioni del codice del Terzo settore che individuano per i processi di valorizzazione del patrimonio culturale una forma specifica di partenariato speciale dedicata esclusivamente agli enti di Terzo settore (art. 89, comma 17 dlgs n. 117/2017).

Alle linee Guida è allegato uno schema di Avviso pubblico quale punto di riferimento nella definizione ed elaborazione delle procedure.

Nello specifico, il partenariato speciale viene inquadrato nell’ambito dei contratti gratuiti che non rientrano nel perimetro della disciplina dei contratti pubblici, fermo restando l’obbligo di rispettare le norme generali sul procedimento amministrativo e i principi generali del Codice dei contratti pubblici.

Nell’ambito delle linee guida viene inoltre specificato che il partenariato speciale è attivabile sia per le attività di valorizzazione che per la gestione dei beni culturali finalizzata alla pubblica fruizione.

In particolare, nell’escludere che il partenariato possa trovare applicazione in relazione ad attività estranee alla valorizzazione di beni culturali come i servizi di vigilanza, bigliettazione, pulizia e gli altri servizi strumentali (assoggettati alle procedure ordinarie previste dal Codice dei contratti pubblici) viene invece previsto che l’applicazione del partenariato speciale possa trovare attuazione, in particolare, per i beni in disuso o sottoutilizzati, nei casi in cui il bene necessiti, per renderlo fruibile, di un progetto gestionale e culturale nel suo complesso. I privati, sia gli enti del Terzo settore che gli operatori economici tradizionali, potranno dunque concorrere alla gestione dei beni culturali con un progetto finalizzato alla fruizione pubblica dei beni. 

A proposito del ruolo degli attori pubblici, si specifica che “i beni affidati in gestione restano pienamente nel perimetro dell’azione pubblica mentre al privato vengono affidati compiti operativi di gestione in un quadro condiviso di fruizione e valorizzazione del bene. Nell’ambito del partenariato speciale si realizza pertanto, tra parte pubblica e privata, un’azione sinergica, una comunione di scopo, che consente di co-progettare e parametrare non solo i servizi ma le scelte strategiche e gestorie inerenti la valorizzazione del bene culturale sia nella fase di implementazione del progetto che nella fase di esecuzione”

Dunque, da una parte viene ampliato il perimetro dell’azione pubblica; dall’altra i privati vengono coinvolti in un reale progetto di collaborazione per la valorizzazione e la gestione dei beni culturali pubblici: con il partenariato speciale si afferma quindi una forma di coinvolgimento dei privati a cui corrisponde un rafforzamento dell’azione pubblicaLe amministrazioni sono infatti chiamate a costruire, in condivisione con i privati, un progetto e a condurlo in un’ottica di sistematica collaborazione e in una forma di co-gestione condivisa delle attività e dei beni.

Il ruolo degli ETS: una nuova centralità

Uno degli aspetti più rilevanti delle Linee guida è l’esplicito riconoscimento del ruolo degli enti del Terzo settore come attori privilegiati di questa nuova alleanza pubblico-privata. In coerenza con l’art. 55 del Codice del Terzo Settore e con i principi della Convenzione di Faro, gli ETS sono riconosciuti non come meri fornitori di servizi, ma come co-protagonisti nella definizione delle politiche culturali, nel rispetto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che li caratterizzano.

Il partenariato speciale si configura dunque come una delle possibili forme di attuazione delle collaborazioni previste dal Titolo VII del CTS (co-programmazione, co-progettazione, accreditamento), specificamente orientate alla valorizzazione culturale. L’interesse generale che anima queste attività – come la promozione della conoscenza del patrimonio, l’accesso inclusivo alla cultura, la rigenerazione di spazi – consente agli ETS di operare senza logiche competitive, all’interno di un paradigma collaborativo e non sinallagmatico.

(da www.cantiereterzosettore.it)

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