15 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
I Centri di Permanenza per i Rimpatri, i famigerati Cpr, non «sono delle carceri bensì luoghi di permanenza amministrativa dove c’è la compressione dei diritti e delle libertà». Per tale motivo le varie strutture presenti in Italia, dove permangono per periodi lunghi stranieri in attesa di essere trasferiti perlopiù nei loro Paesi di origine, vanno chiuse. Parimenti, va osteggiato il progetto di realizzazione di un nuovo analogo centro al Parco Umido La Piana di Castel Volturno. Il Comitato No Cpr rilancia la mobilitazione attraverso una giornata di formazione e informazione, denominata “Al di Là del Muro’’, tenuta sabato all’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli. Spiegazione tecniche su cosa sia un Cpr e sulle normative sempre più stringenti varate dall’Unione Europea, testimonianze dirette sulle sofferenze di chi vi ha vissuto, hanno rappresentato il principale focus dell’iniziativa.
Lettera alla società civile e no al Patto Europeo Asilo e Migrazione –Un punto di partenza per inquadrare il contesto può essere la lettera inviata alla società civile proprio dal Comitato No Cpr (di cui fanno parte, tra gli altri, il Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli, Ex Opg, Mediterranea Saving Humans, Emergency, Asgi). L’attuazione del “Patto Europeo Asilo e Migrazione’’, in vigore dal 12 giugno, si legge nella missiva, “trasformerà progressivamente l’Europa in una fortezza inespugnabile ed aumenterà il numero di morti e respingimenti lungo le frontiere. In sintesi, disprezzo per la vita umana, negazione del diritto di asilo, deportazione. Per questo motivo, rifiutiamo l’istituzione del Cpr e ci mobiliteremo ovunque esistano e verranno costruiti, a partire, per il nostro territorio, da Castel Volturno’’. E perciò, l’aggiunta, “i Cpr vanno chiusi, senza mediazione, a Castel Volturno e ovunque’’. Per il centro del comune casertano il governo ha previsto un investimento di oltre 40 milioni (con i fondi gestiti da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, controllata dal Ministero dell’Economia) con l’obiettivo di ospitare al suo interno 120 persone.
Cosa prevede il patto europeo – Il Patto Europeo, come spiegato dalla Commissione Ue e appena entrato in vigore prevede: “Un sistema veramente europeo nella forma di un regolamento, con procedure comuni per l’emissione di decisioni di rimpatrio e un ordine europeo di rimpatrio emesso dagli Stati membri, che porranno fine all’attuale frammentazione all’interno dell’UE’’. Il “riconoscimento reciproco, che permetterà agli Stati membri di riconoscere ed eseguire direttamente una decisione di rimpatrio emessa da un altro Stato membro. Norme più rigide sul rimpatrio forzato, che diventa obbligatorio quando una persona il cui soggiorno nell’UE è irregolare costituisce un pericolo per la sicurezza, non coopera, fugge in un altro Stato membro o non lascia volontariamente il territorio dell’Unione entro un termine stabilito. Allo stesso tempo, il regolamento incoraggia il rimpatrio volontario attraverso un’assistenza rafforzata al rimpatrio e alla reintegrazione’’. Ed ancora: “Norme più rigorose contro la fuga, compresa la possibilità di esigere che i rimpatriandi forniscano garanzie finanziarie, si presentino regolarmente alle autorità o risiedano in un luogo da esse stabilito. Norme più severe per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza, in modo che possano essere identificate e rimpatriate più rapidamente’’. Ed ancora: “La possibilità di istituire centri di rimpatrio nei paesi terzi, in cui possano essere rinviate le persone che non hanno il diritto di soggiornare nell’UE e che sono oggetto di una decisione di rimpatrio. A tal fine possono essere conclusi accordi o intese con un paese terzo che rispetti le norme e i principi internazionali in materia di diritti umani conformemente al diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento. Solide garanzie durante l’intero processo di rimpatrio: tutte le misure relative al rimpatrio devono essere attuate nel pieno rispetto delle norme fondamentali e internazionali in materia di diritti umani’’.
L’avversione al Cpr – Per Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, «tutte le normative messe in campo dall’Italia e dall’Ue non stanno creando altro che più morti alle frontiere, più illegalità, più detenzione, più respingimento. Non ci sono percorsi di ingresso legali alternativa alla tratta degli esseri umani. Si costruiscono soltanto muri e galere». Nei Cpr, aggiunge Marmorale, «la difficoltà enorme per le organizzazioni di monitoraggio e anche per i legali è quello di fare una stima sui tempi di permanenza nei centri, si fa soltanto affidamento sulle testimonianze che parlano di tempi di permanenza maggiori rispetto a quello previsti dalla legge e alle procedure prescritte». Chi è più sordo rispetto al tema Cpr? La presidente di Mediterranea Saving Humans non ha dubbi: «La Comunità Europea. Ha irrigidito le procedure di frontiera. Non servirà a niente, avremo soltanto più morti». Infine: «il Cpr a Castel Volturno è un’offesa per un territorio che ha i servizi al minimo e tantissimi stranieri che hanno bisogno di supporto».
Cpr e cosa avviene al loro interno –Cosa sono, dunque, i Cpr? I Centri di Permanenza per i Rimpatri, spiegano le avvocatesse Francesca Viviani (Assemblea Lucana No Cpr) e Lucia Esposito (Asgi), non «sono delle carceri bensì luoghi di permanenza amministrativa dove c’è la compressione dei diritti e delle libertà. In un Cpr si finisce dopo un controllo di polizia, senza che chi vi è rinchiuso abbia dei documenti, per pericolo di fuga o in attesa di espulsione». Secondo i legali «c’è una contraddizione: il trattamento viene definita una misura eccezionale, ma è istituzionalizzata. Non si conosce la fine della pena, al contrario anche di quanto avviene in un carcere in cui il condannato conosce quali sia la pena da scontare. Le comunicazioni sono spesso difficili, esistono problemi di privacy, scarso accesso a internet e poca pochi momenti liberi». In una situazione così esplosiva, all’interno dei Cpr sono tanti i casi di autolesionismo, di trattamento con degli psicofarmaci, di tentativi di suicidio come ricordato dal Comitato No Cpr[71] . «Queste strutture vanno chiuse, la logica del rimpatrio è disumana- afferma senza mezzi termini Sergio Serraino di Emergency C’è il diritto a fuggire da guerra e fame e il diritto di cambiare vita, come fanno tanti connazionali nostri. L’italiano fa capire come sia violento e drammatico il rimpatrio. Gli operatori sanitari nostri sono entrati nei Cpr sia in Italia che in Albania e, come i manicomi, andrebbero chiusi perché sono strutture patogene. In questi centri le persone si ammalano sia dal punto di vista fisico che psicologico». Serraino ricorda le esperienze all’interno del Cpr di Trapani, il primo a essere istituito a seguito della legge Turco-Napolitano del 1998 quando furono denominati Centri di Permanenza Temporanea (Cpt). Da allora, sottolinea Serraino, alcun cambiamento è avvenuto. «Non è un problema di governi, né chi li gestisce ma della natura di queste strutture e del sistema del rimpatrio».
Alcuni dati sui Cpr e dove si trovano – Secondo i dati raccolti dal Tavolo Asilo e Immigrazione che vi ha fatto visite, soltanto tra settembre e dicembre 2025 nei Cpr italiani ci sono stati 546 trattenuti totali, il 25% dei quali richiedenti asilo. Tra il 2011 e il 2024 i rimpatri sono stati il 9,9% sul totale di provvedimenti di allontanamento adottati. Nel 2024 i richiedenti asilo trattenuti hanno raggiunto la soglia del 43,5%, le uscite per mancata convalida il 29% (quasi un terzo delle persone uscite, tra l’altro, è uscito perché il trattenimento non era giuridicamente fondato; nel 2021 la percentuale era del 9%). In Italia i Cpr sorgono a Milano (via Corelli), Torino (corso Brunelleschi), Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Roma (via Angelo Emo / Ponte Galeria), Bari (Palese); Brindisi (Restinco); Palazzo San Gervasio (Potenza),Trapani (Milo); Caltanissetta (Pian del Lago) Macomer (Nuoro). Nel Cpr di Torino era detenuto Moussa Balde, il giovane della Guinea che si suicidò il 23 maggio 2021. In quello di Ponte Galera a Roma si suicidò invece il 4 febbraio 2024 Ousmane Sylla un 21enne della Guinea con testimonianze in loro memoria dei familiari dei due ragazzi. Il Comitato No Cpr ha dedicato la giornata all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici alla memoria di Moussa e Ousmane, simboli dei fallimenti dei Cpr dove anche il diritto alla salute è negato come spiegato anche dall’infettivologo Nicola Cocco mostrando video e foto di casi di scabbia e altre malattie contratte dai detenuti nei Centri per i rimpatri. «Non converrebbe certificarli- dice il medico – perché se ciò avvenisse, dovrebbero poi intervenire le Asl che potrebbero anche chiudere i Cpr».
La nuova mobilitazione –Il percorso di mobilitazione contro i Cpr continuerà sabato 20 giugno con una manifestazione che partirà da piazza Garibaldi. “Siamo stati a Castel volturno lo scorso 30 maggio all’assemblea regionale No Cpr, sottoscrivendo e condividendo l’appello che l’ha convocata e aderiamo alla manifestazione del 20 giugno prossimo convocata dal Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli, consapevoli che la lotta per il riconoscimento del permesso di soggiorno e per l’accesso ai servizi sociali uguale per tutti sia la prima battaglia per l’abolizione del Cpr’’ è la conclusione della lettera alla società civile del Comitato No Cpr.
di Antonio Sabbatino
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15 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
La prevenzione può nascere da una passeggiata, da una corretta alimentazione, da un’attività sportiva condivisa. È il messaggio lanciato da “Benessere Donna in Movimento”, il progetto presentato a Napoli nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo e destinato a diventare un modello innovativo di promozione della salute femminile attraverso la prevenzione primaria del tumore al seno. L’iniziativa, promossa da ALTS – Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno – con il sostegno del CSV Napoli e di UniCredit nell’ambito del bando “Semi di Bene”, rappresenta il primo progetto pilota regionale sviluppato da un’associazione di volontariato per intervenire concretamente sui fattori di rischio modificabili legati alla malattia.
Alla presentazione hanno preso parte il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessora Emanuela Ferrante, rappresentanti del mondo del volontariato, della sanità e della ricerca, insieme a numerose realtà impegnate nella promozione del benessere e dell’inclusione sociale. I numeri ricordano quanto il tema sia attuale: ogni anno in Italia vengono diagnosticati oltre 55 mila nuovi casi di tumore al seno, mentre più di 900 mila donne convivono con una diagnosi pregressa. Grazie ai progressi della medicina la sopravvivenza continua a crescere, ma resta fondamentale investire nella prevenzione e nella riduzione delle disuguaglianze che ancora oggi limitano l’accesso a percorsi di salute, soprattutto nelle fasce più fragili della popolazione.
Il progetto punta a trasformare le evidenze scientifiche in comportamenti quotidiani. Sono previsti programmi di attività fisica, camminate, ciclismo, percorsi educativi sull’alimentazione, laboratori pratici e accompagnamento nutrizionale personalizzato, con l’obiettivo di aiutare le partecipanti ad adottare stili di vita sani e sostenibili nel tempo. Durante l’incontro è stato sottolineato il valore della rete costruita attorno all’iniziativa. Il presidente del CSV Napoli, Umberto Cristadoro, ha evidenziato come il progetto riesca a tenere insieme prevenzione sanitaria, partecipazione sociale e contrasto alle fragilità, riconoscendo nelle donne una risorsa fondamentale per la crescita delle comunità.
Anche il sindaco Manfredi ha richiamato la necessità di una visione moderna della salute, capace di superare il solo approccio clinico e di includere benessere fisico, relazionale e ambientale. Un modello che richiede la collaborazione tra istituzioni, volontariato, cittadini e soggetti privati per produrre un impatto duraturo sul territorio. “Benessere Donna in Movimento” si propone così come un’esperienza che mette al centro la persona prima ancora della malattia. Un progetto che sceglie di investire sulla cultura della prevenzione e sulla qualità della vita, dimostrando che salute, sport e inclusione sociale possono diventare strumenti concreti di cambiamento e di crescita collettiva.
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12 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Novanta ore di uscite, incontri e coordinamento, circa 100 persone coinvolte tra semplici cittadini, studenti e partecipanti alle iniziative di monitoraggio e pulizia, 26 segnalazioni georeferenziate raccolte in territori come la Pineta di Terzigno, il Gran Cono del Vesuvio, i Conetti vulcanici di Pollena Trocchia, il Monte Somma, la Valle dell’Inferno e la Riserva del Tirone: sono i numeri dei primi mesi del 2026 del progetto Sentinelle del Vesuvio – Cantieri Civici di Sostenibilità, finanziato dal bando Semi di Bene promosso da Unicredit e dal CSV Napoli. Nel Parco Nazionale del Vesuvio, la salvaguardia dell’ambiente è una sintesi tra tecnologia e cittadinanza attiva. con laa tecnologia digitale dell’app TrashOut che fa da support all’azione sul campo delle Sentinelle Ambientali, i veri guardiani del territorio che attraverso gli appuntamenti sul campo, le passeggiate sul Vesuvio con tappe nei punti più strategici del Parco, momenti che uniscono lo spirito escursionistico all’attività ecologica. L’applicazione globale TrashOut consente ai cittadini di geolocalizzare, fotografare e segnalare in tempo reale le discariche abusive o i cumuli di rifiuti abbandonati nella natura o nei fiumi. Queste segnalazioni confluiscono direttamente nella centrale di monitoraggio del Polo per coordinare i cleanup.
Il degrado
La digitalizzazione trasforma così lo smartphone in uno strumento di difesa ecologica, rendendo ogni cittadino partecipe del risanamento locale. I protagonisti di questa transizione ecologica sono le Sentinelle Ambientali, cittadini formati dal Polo e dai suoi partner per vigilare sul territorio attraverso specifici percorsi formativi. Il loro compito non si limita alla denuncia del degrado urbano, ma si estende alla valorizzazione e riscoperta delle bellezze naturali. La vigilanza attiva si sposa infatti con l’organizzazione di passeggiate ecologiche ed escursioni consapevoli, come la suggestiva camminata lungo il sentiero del “Fiume di Lava” sulla storica colata del 1944. Durante queste passeggiate, i partecipanti riscoprono la straordinaria biodiversità del Parco Nazionale del Vesuvio e, al contempo, imparano a monitorare lo stato di salute dei sentieri permettendo il monitoraggio dei siti. Camminare diventa un atto di resistenza civile e tutela attiva: un modo per riappropriarsi degli spazi pubblici e sottrarli definitivamente all’illegalità, trasformando il controllo ambientale in un’esperienza di comunità, turismo lento ed educazione sul campo.
Le scuole
Sul fronte educativo, al lavoro nelle scuole si è aggiunta l’illustrazione di TrashOut agli studenti: un primo incontro all’Istituto Tecnico di San Giorgio a Cremano, un’uscita di circa 40 alunni della scuola primaria di San Sebastiano al Vesuvio e uno stand laboratoriale il 23 maggio a Villa Falanga hanno dato al progetto il taglio pratico che lo distingue. Protagonista di Sentinelle del Vesuvio – Cantieri Civici di Sostenibilità è l’associazione Let’s Do It! Italy APS che attraverso il suo presidente, Vincenzo Capasso, dice: «Stiamo lavorando per costruire un gruppo che non si limiti a partecipare agli eventi, ma che sia in grado di presidiare il territorio nel tempo. Il passaggio chiave è questo: da partecipanti a persone che si prendono responsabilità».
di Antonio Sabbatino
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12 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
La Rete Stabia Solidale è un’insieme di servizi per la comunità che in 18 mesi circa ha registrato numeri record. Dagli sportelli, centri ascolto e info point estesi in tutto il territorio di Castellammare, ramificando dal centro alle periferie assistenza anziani e minori, mense solidali, asili, supporto alle famiglie e contrasto alla povertà fino alla facilitazione digitale, il segretariato sociale e il pronto intervento sociale.
L’incontro
All’interno della sala convegni della Reggia di Quisisana a Castellammare si è tenuto ieri il secondo incontro degli operatori del terzo settore, famiglie ed enti per mostrare il lavoro fatto nei primi due anni di amministrazione del sindaco Luigi Vicinanza. Tra i relatori l’assessore alle politiche sociali del comune stabiese Alessandra Polidori, Umberto Cristadoro presidente CSV Napoli, Giuseppe Di Loria per Asl Na3Sud, Salvatore Abagnale Vicario generale arcidiocesi Sorrento-Castellammare e Gennaro Izzo dirigente del Comune di Castellammare e coordinatore Ambito27.
«Quando siamo partiti eravamo in pochi e avevamo una lunga strada da percorrere – ha detto la Polidori – oggi abbiamo 54 punti. Abbiamo aperto 4 asili nido passando per poi i progetti con gli oratori che raccolgono oltre 1500 minori, erogato risorse e reso al rete una vera e propria esperienza di co-progettazione e collaborazione al servizio dei cittadini». Ha fornito uno sguardo esperto del terzo settore Cristadoro: «Il sociale non deve essere la panacea di tutti i mali, bisogna fornire le competenze per stare insieme e accettare le regole. Ascoltare la cittadinanza attiva, interessarsi delle problematiche del proprio territorio. Il concetto di rete – ha concluso il presidente del CSV – è quello di mettere insieme persone per costruire valori».
Si sono caricati una mole di lavoro imponente gli uffici comunali e di ambito che grazie al dirigente Izzo e ai suoi collaboratori ha gestito 19mila pratiche in questi primi due anni, gestito 800 famiglie, offerto con discrezione affidi e allontanamenti familiari, provando ad arginare quando il disagio non è troppo avanzato.
di Fiorangela D’Amora
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12 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Dormire in un campo allestito dai volontari, imparare a riconoscere i segnali di un territorio a rischio, capire cosa fare quando la natura smette di essere uno sfondo e diventa protagonista. Dal 20 giugno e per tutta l’estate, la Regione Campania offre a 2.200 ragazzi tra i 10 e i 16 anni un’esperienza di grande valore.
Sono 63 i Campi Scuola di Protezione Civile attivati sul territorio regionale, 21 solo nella provincia di Napoli, organizzati attraverso le Organizzazioni di volontariato locali nell’ambito del format nazionale “Anch’io sono la Protezione Civile” promosso dal Dipartimento Nazionale. Quarantacinque sono finanziati interamente dalla Regione, per i restanti diciotto provvede al rimborso spese il Dipartimento centrale. La partecipazione è completamente gratuita: pernottamento, vitto e attività non costano nulla alle famiglie.
Il programma mescola esercitazioni pratiche, escursioni, visite guidate e momenti di vita comunitaria attorno a temi che in Campania hanno un peso specifico ben preciso: il rischio sismico, quello idrogeologico, quello vulcanico. E poi gli incendi boschivi, con i campi che si svolgono proprio nel periodo di massima pericolosità estiva. Si parla anche dei Piani comunali di protezione civile e delle buone pratiche di autoprotezione.
«Attraverso attività pratiche i ragazzi potranno approfondire la conoscenza dei rischi presenti sul territorio e acquisire una maggiore consapevolezza del ruolo attivo che ciascun cittadino può svolgere nella tutela dell’ambiente e della comunità», ha dichiarato Fiorella Zabatta, assessora alla Protezione Civile della Regione Campania, sottolineando come il numero dei campi sia cresciuto progressivamente di anno in anno grazie all’adesione sempre più ampia delle organizzazioni di volontariato.
Per iscriversi occorre contattare direttamente le Organizzazioni dei singoli Campi Scuola attraverso il portale della Regione Campania (regione.campania.it) o chiamare il numero dell’Assessorato: 081.7966549.
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12 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Prima accoglienza con progetti d’integrazione per le persone rom e sinti della città. E’ quello che si legge del Centro “Grazia Deledda” in via Cassiodoro, struttura ispezionata dai Carabinieri della Compagnia di Bagnoli.
Con loro anche agenti della polizia locale, dei servizi sociali della nona municipalità, tecnici enel e personale dell’ASIA.
Delle 48 persone identificate, 20 occupavano abusivamente le abitazioni del centro.
Una struttura trasformata in discarica, il bilancio dei sequestri parla chiaro: 11 quintali di rifiuti rimossi, 450 pneumatici stoccati in uno dei fabbricati. E ancora 20 veicoli abbandonati o privi di assicurazione.
A chiudere il controllo l’arresto di un uomo sul cui capo pendeva un ordine di carcerazione per un furto commesso nel 2013. Sconterà 4 mesi in carcere per furto in abitazione e concorso in furto aggravato.
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