06 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
In un territorio dove spesso la strada arriva prima delle opportunità, la bellezza si riprende con forza i suoi spazi: nel cuore di Napoli, tra i quartieri Arenaccia, Vasto e Poggioreale, un immobile sottratto alla criminalità organizzata si trasforma oggi in un luogo aperto, colorato e sicuro dedicato all’educazione, alla crescita e all’inclusione dei più piccoli. È stato inaugurato il nuovo centro educativo e ludico nato nell’ambito del progetto “’A Speranza d’e Creature”, promosso dalla Fondazione ’A Voce d’e Creature ETS guidata da don Luigi Merola e reso possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo — attraverso il Programma Formula e la piattaforma di crowdfunding For Funding — in collaborazione con CESVI. In soli quattro mesi la generosità di cittadini, imprese e della stessa Banca ha permesso di raccogliere oltre 101.000 euro, trasformando un bene confiscato in una risorsa gratuita per un’intera comunità che convive quotidianamente con disoccupazione, povertà educativa e il rischio costante che la scuola da sola non riesca a contrastare l’isolamento.
La situazione si fa ancora più delicata per i minori con disabilità o per i figli di persone detenute, ed è proprio per dare risposta a queste fragilità che la struttura apre le sue porte ai ragazzi dai 3 ai 18 anni, abbassando per la prima volta l’età di accoglienza con uno spazio su misura anche per i più piccoli. Gli ambienti, interamente ristrutturati e ispirati al mondo delle fiabe per stimolare immaginazione e fiducia, offrono una cucina didattica attrezzata anche con macchine per pop-corn e zucchero filato, laboratori creativi e multimediali all’avanguardia, e un’area giochi totalmente accessibile con pavimentazione antitrauma e giochi sensoriali, il tutto presidiato quotidianamente da quattro educatori professionali. All’inaugurazione hanno voluto testimoniare la vicinanza delle istituzioni il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il Direttore Regionale di Intesa Sanpaolo Giuseppe Nargi. L’emozione dell’evento si racchiude nelle parole di don Luigi Merola, Presidente della Fondazione: «È un momento di grande gioia perché finalmente inauguriamo una nuova casa: un nuovo presidio di legalità in un bene confiscato! Da oggi abbassiamo l’età dei minori accolti aggiungendo anche la fascia d’età dai 5 anni in giù. Formare oggi un bambino a Napoli significa non punire un adulto un domani». A sottolineare l’impatto economico e sociale dell’iniziativa è Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo: «Il contributo di Intesa Sanpaolo alla realizzazione di questo progetto conferma l’efficacia della collaborazione con CESVI e testimonia la vocazione di banca d’impatto che trasferiamo ogni giorno sui territori in cui operiamo. Con il Programma Formula celebriamo la rinascita di un contesto difficile per renderlo a misura di bambino».
L’attenzione dello Stato per questa sfida educativa è stata ribadita dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha evidenziato il valore politico e sociale del recupero: «Questa è una importantissima attività che offre opportunità ai giovani per il loro futuro e quindi siamo contenti, ed io ho voluto testimoniare direttamente con la mia presenza qui. Questo è un segnale non solo per i quartieri ma per tutta la Campania, perché significa occuparsi dei nostri giovani, soprattutto quelli che partono da una condizione di svantaggio. Significa dare un messaggio di speranza, curarsi di loro per le opportunità che bisogna dargli e non solo per i limiti che bisogna imporre». Infine, attraverso un accorato videomessaggio, il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha rivolto un pensiero diretto ai ragazzi e agli operatori del centro: «Voi siete il simbolo del riscatto, della bellezza e del bene, e grazie per quello che fate per dare futuro, speranza e fiducia a questi meravigliosi giovani. Voi avete diritto ad avere una vita bella e degna: i vostri sogni potranno diventare realtà e in questa realizzazione c’è veramente il bene, il cuore e l’amore che dovrebbe inspirare ogni essere umano». Un segnale forte e corale che dimostra come la vera prevenzione alla criminalità si faccia sul campo, trasformando la memoria del male nella certezza di un domani degno per ogni bambino.
di Adriano Affinito
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06 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Make a Wish, il monumentale dipinto dell’artista cinese Yu Hong, donato al Pio Monte della Misericordia, entra a far parte della collezione permanente di arte contemporanea della storica istituzione benefica di via dei Tribunali.
L’opera sarà presentata sabato 10 ottobre 2026 alle ore 11.30 nell’ambito della mostra dal titolo “Umanità a confronto tra buio e oro” a cura di Mario Codognato e Loredana Gazzara nella suggestiva chiesa ottagonale del Pio Monte (Napoli, via dei Tribunali, 253).
La mostra propone un inedito e profondo dialogo visivo, filosofico ed esistenziale tra la creazione contemporanea e il capolavoro Sette Opere di Misericordia di Caravaggio, a cui Yu Hong si è ispirata per realizzare il suo lavoro.
Un progetto espositivo che mette in relazione epoche e culture differenti, unite dal comune interrogativo degli artisti sulla rappresentazione della condizione umana e della sua fragilità a quattro secoli di distanza.
All’inaugurazione interverranno Fabrizia Paternò di San Nicola, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia, Alberto Sifola di San Martino, Governatore al Patrimonio mobiliare e artistico del Pio Monte della Misericordia, Alexandra Munroe, curatrice del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, Mario Codognato e Loredana Gazzara, curatori della mostra. Sarà presente l’artista.
Accanto a Make a Wish, sarà esposta l’opera Death Can’t Be Known until One Knows Life (2023) di Yu Hong, il piccolo trittico già parte della collezione del Pio Monte della Misericordia, acquisito nell’ambito dell’VIII edizione di Sette Opere per la Misericordia. In una dimensione più intima, il trittico porta così il confronto con Caravaggio verso una riflessione più radicale sulla presenza e sull’assenza, sulla vita e sulla morte, completando il percorso aperto dalla monumentale Make a Wish. Ad arricchire l’esposizione i bozzetti preparatori delle due opere realizzati su carta dall’artista.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 10 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027.
Make a Wish (acrilico su tela di 340 × 140 cm) è stato realizzato per Another One Bites the Dust, prima mostra monografica di Yu Hong in Europa, presentata nel 2024 nella chiesetta della Misericordia di Venezia in occasione della 60ª Biennale di Venezia. Il progetto è stato portato in Italia dal The Asian Art Initiative del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, e curato da Alexandra Munroe.
La grande pala dipinta di Yu Hong giunge ora al Pio Monte con la mostra “Umanità a confronto tra buio e oro” proponendo un dialogo tra arte contemporanea e i grandi capolavori del passato, avvicinando linguaggi e mondi apparentemente distanti.
Se il pittore seicentesco immerge le Sette Opere di Misericordia nel buio di una strada napoletana, facendo emergere dalla penombra i corpi e i gesti attraverso cui la misericordia si manifesta concretamente, Yu Hong costruisce il proprio spazio attraverso un fondo oro, luminoso e astratto, e mette in scena, proprio come nel dipinto di Caravaggio, sette tragiche vicende umane in un’unica composizione, ciascuna estrema e disperata.
Due soluzioni opposte per affrontare la stessa materia: l’essere umano esposto e bisognoso dell’altro.
Partendo dalla realtà del proprio tempo, Yu Hong trasforma frammenti di immagini contemporanee in una narrazione pittorica universale. L’artista, infatti, attinge a fotografie e video reali raccolti dal web per rappresentare figure senza volto e senza identità, sospese in uno spazio astratto, simbolo della fragile condizione umana. Le storiche deformità fisiche e le piaghe della miseria seicentesca trovano un corrispettivo attuale nei corpi dinamici e sospesi di Yu Hong, specchio della vulnerabilità della gioventù moderna.
Il capolavoro di Caravaggio, che da oltre quattro secoli abita la chiesa dell’Istituzione, continua a interrogare lo sguardo di oggi sul concetto di Misericordia, mentre la pittura di Yu Hong raccoglie il messaggio più attuale di quella tradizione: la condizione umana, i traumi, la vulnerabilità dell’uomo, simbolo di sofferenza collettiva del mondo moderno.
La mostra, realizzata con il contributo della Regione Campania e il patrocinio del Comune di Napoli, è accompagnata dal catalogo pubblicato da artem, che raccoglie i testi di Fabrizia Paternò di San Nicola, Alberto Sifola di San Martino, Alexandra Munroe, Mario Codognato e Loredana Gazzara.
Con “Umanità a confronto tra buio e oro”, il Pio Monte della Misericordia conferma la propria missione di custodire il patrimonio storico rendendolo interlocutore vivo del presente, attraverso un dialogo costante tra l’arte del passato e le espressioni della contemporaneità.
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06 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
I comuni a Nord di Napoli continuano a registrare una delle percentuali di abbandono scolastico e disagio minorile più alte d’Italia, con picchi che superano ampiamente la media nazionale, fotografando una drammatica disparità educativa e sociale. La carenza strutturale di spazi di aggregazione, la povertà educativa e la mancanza di opportunità lavorative alimentano un circolo vizioso di esclusione che confina i minori ai margini della società. In questo contesto di profonda ingiustizia e diseguaglianza, la privazione dei diritti fondamentali non è una colpa dei singoli ma il risultato di una storica latitanza istituzionale e politica. Diventa quindi urgente attivare presidi di resistenza pedagogica capaci di restituire voce e dignità alle nuove generazioni, trasformando il disagio in azione collettiva.
Per rispondere a questa emergenza, ripartono ufficialmente i “Cantieri dei Pirati“, gli spazi educativi dedicati al contrasto dell’evasione scolastica che Cantiere Giovani realizza in sei comuni chiave a nord di Napoli. L’iniziativa, attiva nei territori di Frattamaggiore, Frattaminore, Grumo Nevano, Casandrino, Cardito e Casoria, si propone come un modello alternativo di intervento sociale e culturale.
Il progetto affonda le sue radici nella pedagogia della liberazione di Paulo Freire. L’obiettivo non è semplicemente offrire un doposcuola, ma creare veri e propri spazi di partecipazione in cui l’educazione si trasforma in un atto politico e sociale, mirato a emancipare le persone oppresse e a cambiare concretamente la realtà circostante.
Si punta ad un cambio di prospettiva radicale: l’azione deve partire dagli adolescenti e dai giovani, che vanno accompagnati a fare fronte comune per pretendere il proprio diritto a una vita dignitosa, anche e soprattutto in contesti segnati da troppe disparità, discriminazioni e ingiustizie sociali. Il problema non sono le persone in difficoltà, ma le Istituzioni e chi detiene il potere economico, figure che ancora oggi non si assumono la responsabilità della mancanza di sviluppo sociale e culturale del territorio.
L’appuntamento per dare nuova forza a questa mobilitazione è fissato per il 12 ottobre alle ore 15:00 a Casandrino via Pica plesso Don bosco, data che segnerà la ripartenza delle attività nel comune. L’incontro è aperto alla cittadinanza, al terzo settore e agli organi di informazione, e vuole essere un’occasione di confronto sul disagio minorile, sulla costruzione di alleanze territoriali e sulle azioni concrete da intraprendere per vedere, finalmente, reali cambiamenti a Nord di Napoli.
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06 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui studiamo, comunichiamo, cerchiamo informazioni e costruiamo relazioni. Per chi è nato e cresciuto dentro questo cambiamento, però, avere familiarità con uno smartphone o con i social non significa necessariamente possedere gli strumenti per comprendere quello che accade online. Riconoscere una fake news, proteggere la propria privacy, distinguere un contenuto manipolatorio, affrontare il cyberbullismo o utilizzare consapevolmente l’Intelligenza Artificiale sono competenze che oggi fanno parte a pieno titolo della cittadinanza. È da questa esigenza che nasce DIGIT.NOW.FUTURE – Cittadini Digitali del Futuro, il nuovo progetto nazionale promosso e coordinato da AiCS – Associazione Italiana Cultura Sport, in collaborazione con CTG – Centro Turistico Giovanile e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nell’ambito dell’Avviso n. 3/2024.
Il progetto si svilupperà nell’arco di 18 mesi in 30 province, mettendo in rete scuole, enti del terzo settore, istituzioni e comunità locali. Al centro ci saranno soprattutto ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni, ma il percorso coinvolgerà anche insegnanti, educatori e operatori, nella convinzione che la consapevolezza digitale non possa essere affidata soltanto ai singoli adolescenti. L’obiettivo è infatti costruire competenze per vivere lo spazio digitale in modo libero, critico e responsabile. Non soltanto imparare a utilizzare le nuove tecnologie, dunque, ma comprenderne possibilità e limiti. Il percorso affronterà temi come cyberbullismo, hate speech, disinformazione, fake news, manipolazione dei contenuti, privacy e uso inconsapevole dell’intelligenza artificiale, attraverso attività pratiche e laboratoriali.
La Campania
In Campania DIGIT.NOW.FUTURE sarà attivo nelle province di Napoli, Salerno ed Avellino. Gli operatori stanno avviando il confronto con le scuole medie e superiori del territorio, con l’obiettivo previsto dal progetto di coinvolgere circa 200 ragazze e ragazzi per provincia. Le attività partiranno quindi direttamente dai luoghi nei quali gli adolescenti vivono una parte importante della loro quotidianità. Gli esperti accompagneranno gli studenti alla scoperta delle competenze necessarie per muoversi nel mondo online, affrontando anche una questione che spesso rimane sullo sfondo quando si parla di educazione digitale, ovvero il rapporto tra vita online e offline.
Quanto spazio occupa lo smartphone nella giornata? Come cambia il modo di relazionarsi quando una parte crescente delle comunicazioni passa attraverso uno schermo? E come si può utilizzare la tecnologia senza perdere il valore delle relazioni in presenza? Sono domande che chiamano in causa anche lo sport, che in DIGIT.NOW.FUTURE assume una funzione educativa particolare. L’esperienza sportiva mette infatti al centro il corpo, la relazione diretta con gli altri, il rispetto delle regole, la gestione delle emozioni e la capacità di stare dentro un gruppo. Tutti elementi che possono diventare strumenti per costruire un rapporto più equilibrato anche con il mondo digitale.
«Con Digit Now Future portiamo nelle scuole campane un progetto di grande attualità e utilità. Oggi le nostre ragazze e i nostri ragazzi vivono costantemente connessi, ma spesso senza gli strumenti per gestire rischi come cyberbullismo, fake news e uso inconsapevole dell’intelligenza artificiale. Questo progetto serve proprio a questo: aiutarli a riflettere sul giusto equilibrio tra vita online e vita offline», ha raccontato a Comunicare il sociale Manuela Papaccio, dirigente AiCS in Campania.
Il percorso prevede inoltre che siano gli stessi ragazzi a diventare protagonisti della comunicazione. Al termine delle attività potranno partecipare al contest nazionale organizzato da AiCS, realizzando un progetto o una campagna di sensibilizzazione sui temi affrontati durante i laboratori. Non soltanto destinatari, quindi, ma giovani chiamati a elaborare messaggi e strumenti per parlare ai propri coetanei. In ciascuna città coinvolta è previsto anche un evento pubblico dedicato all’incontro tra sport e digitale, per portare il tema fuori dalle aule e coinvolgere le comunità locali.
«Come AiCS crediamo fortemente che lo sport sia uno straordinario strumento educativo anche in questo campo. Lo sport insegna a stare insieme dal vivo, a rispettare le regole, a gestire le emozioni, a riconoscere il valore del corpo e della relazione reale», conclude Papaccio. DIGIT.NOW.FUTURE guarda ai ragazzi ma anche agli adulti che li accompagnano. Dalla scuola alla famiglia. Dagli educatori alle associazioni, fino alle comunità sportive. L’obiettivo è lasciare nei territori non soltanto una maggiore conoscenza degli strumenti digitali, ma competenze, relazioni e buone pratiche che possano continuare anche dopo la conclusione dei 18 mesi di progetto. Il percorso nazionale si concluderà con un festival della cittadinanza digitale, momento di incontro e restituzione delle esperienze maturate nei diversi territori.
di Ciro Oliviero
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06 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Un team creativo riceve un brief: realizzare una campagna chiara, semplice e definitiva sulla paralisi cerebrale. Parte da una definizione che sembra ovvia, la condizione limita il movimento, e la deve riscrivere appena in sala casting si presentano persone che fanno Pilates o giocano a calcio. La definizione si allunga ancora quando arrivano quelle che suonano, leggono, lavorano, si esibiscono. Sulla lavagna resta alla fine una sola frase: «Cerebral palsy never looks the same».
È la trama del film con cui la Fondazione FightTheStroke ha lanciato “A Truly Cerebral Campaign”, in occasione del World Cerebral Palsy Day che si celebra oggi, 6 ottobre. L’idea creativa porta la firma dell’agenzia DUDE Milano e nasce da un problema concreto: la paralisi cerebrale è una condizione eterogenea, che incide in modo diverso su movimento, postura, comunicazione, coordinazione, autonomia e vita quotidiana, e per questo nessun volto può rappresentarla per intero. Nella comunicazione pubblica, ricorda la Fondazione, resta invece diffusa un’immagine stereotipata, legata soprattutto alla disabilità motoria.
Il film, però, è il punto di partenza. La campagna apre infatti un casting globale rivolto alle persone con paralisi cerebrale di tutto il mondo, che possono candidarsi con un self-tape in cui si presentano, raccontano come vivono la condizione e mostrano ciò che sanno fare: ballare, praticare uno sport, cantare, suonare, parlare più lingue, svolgere una professione, coltivare un hobby o documentare una giornata qualunque. Nessuna performance è richiesta e non serve esperienza davanti alla telecamera. I video confluiranno nel “Your Truly Cerebral Casting Archive”, un archivio internazionale pensato anche come risorsa per l’industria creativa: agenzie, case di produzione, filmmaker e aziende potranno individuare persone con paralisi cerebrale da coinvolgere come performer e protagonisti.
«Per anni abbiamo cercato di spiegare la paralisi cerebrale attraverso ciò che può limitare: movimento, linguaggio, apprendimenti, comunicazione, autonomia», spiega Francesca Fedeli, presidente della Fondazione FightTheStroke. «Se persino un team creativo non riesce a individuare quale sia la persona “giusta” con paralisi cerebrale, come possiamo aspettarci che il mondo riconosca la condizione attraverso un unico volto, un unico corpo o un’unica storia? Per questo oggi non cerchiamo una persona che rappresenti tutti. Apriamo il casting a tutti».








Tra i volti del film c’è Estée Gerritsen, 27 anni, pedagogista, formatrice, public speaker e imprenditrice olandese, ex atleta paralimpica e del TeamNL. Nella campagna mostra il Pilates, una disciplina che ama e in cui si riconosce brava. «Crescendo, mi è capitato spesso di avere la sensazione che le persone notassero la mia disabilità prima di notare me», racconta. «Per me, vera inclusione significa fare in modo che la disabilità non sia l’unica cosa che si vede».
Per Livio Basoli e Lorenzo Picchiotti, Chief Creative Officer e Partner di DUDE Milano, la scelta è stata quella di «trasformare quella difficoltà nella campagna stessa», mettendo in discussione il processo creativo. Claudia Sorlini, vicepresidente di Fondazione Cariplo, che ha dato il patrocinio all’iniziativa, collega il progetto a Destinazione Autonomia, il programma della Fondazione per i progetti di vita indipendente, l’inclusione e la partecipazione delle persone con disabilità. John Coughlan, segretario generale dell’International Cerebral Palsy Society, sottolinea che le persone con paralisi cerebrale «non possono essere ridotte alla propria disabilità».
La campagna arriva in Italia in una fase in cui il tema della disabilità, della solitudine e del sostegno alle famiglie è tornato al centro del dibattito pubblico, anche dopo la tragedia della famiglia di Pietralata. I promotori precisano che l’iniziativa non intende commentare quella vicenda, ma interrogarsi sul modo in cui si può essere alleati delle persone con disabilità, a partire da come le si rappresenta.
A Truly Cerebral Campaign raccoglie l’eredità di “More Than Palsy”, la precedente campagna di DUDE per FightTheStroke, costruita sulla slam poetry e arrivata a milioni di persone tra tv, digitale e social. Il percorso internazionale è partito con un pre-lancio all’AACPDM Annual Meeting di Philadelphia ed è passato per il meeting Voice For All di Parigi, fino al 6 ottobre, con il coinvolgimento dei partner in Europa, Stati Uniti e Australia. Tra questi figurano International Cerebral Palsy Society, Cerebral Palsy Europe, Cerebra.lu, APPC, Gillette Children’s, United Cerebral Palsy, Fondation Paralysie Cérébrale, CP Nederland, Cerebral Palsy Foundation e Cerebral Palsy Alliance. La pianificazione media è curata da Kotton.
Secondo le stime citate dalla Fondazione, oltre 50 milioni di persone nel mondo vivono con la paralisi cerebrale, una condizione permanente del neurosviluppo associata a un danno o a un’anomalia del cervello in fase di sviluppo, tra le più comuni cause di disabilità dell’infanzia. Non è progressiva, anche se le manifestazioni e i bisogni possono cambiare nel corso della vita.
Per partecipare al casting c’è il sito www.trulycerebral.com, con un toolkit disponibile in diverse lingue che accompagna nella candidatura. I video possono essere condivisi sui social con gli hashtag #TrulyCerebral e #WorldCerebralPalsyDay, taggando @FightTheStroke.
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06 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Una bambina piccola e un po’ stramba, ma con il coraggio di una grande (quasi come la Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren), che vive da sola in una casetta sull’albero maestro di una nave in disuso. È lei, detta Alberella, la protagonista senza nome − in un tempo imprecisato − di Storia con mare cielo e paura di Vivian Lamarque, volume edita da Salani con le incisive illustrazioni dell’artista Nicola Gardini: una incantevole e delicata fiaba agrodolce per bambini e non solo, in cui tante vicende reali e spesso tragiche di piccoli venuti (sopravvissuti, quando non annegati) dal mare, o minori migranti non accompagnati, vengono sublimate in un toccante e insieme ironico racconto di realismo magico narrato con sguardo, voce e pensiero infante (non infantile!) dalla grande autrice e poeta, per adulti e per ragazzi.
Il nitido timbro lirico dell’autrice risuona ovunque, nel libro: dall’esergo di Elsa Morante (Ai ‘bambinelli buttati via dalla vita’), fino alla lettera finale di Lamarque alle «care bambine e cari bambini» che da grandi (è la convinta speranza di Vivian, ma anche la nostra) lo salveranno, il mondo.
In piena sintonia con lo spirito del progetto di Reading Literacy (e premio di Juvenilia) “Il mondo salvato dai ragazzini”, ideato e curato dall’Associazione culturale Kolibrì in sodalizio tra gli altri con Andersen e Agita Teatro, la scrittrice (tra i vincitori della nona edizione del premio Il mondo salvato dai ragazzini di Kolibrì, sul tema di approfondimento «Mare Magnum, Monstrum, Nostrum») sarà a Napoli giovedì 8 ottobre per il terzo dei doppi “Incontri ravvicinati” del penultimo step del progetto, realizzato grazie al sostegno della Regione Campania (nell’ambito del Piano di promozione culturale 2026) e di Bper Banca, con un contributo della Fondazione Banco di Napoli e di E-Geos.
Al mattino, dalle ore 10.00, l’autrice incontrerà nel Salone di Lettura della monumentale Biblioteca Universitaria di Napoli (Via Giovanni Paladino, 39) oltre cento bambine e bambini delle scuole primarie IC 20 Villa Fleurent e IC 19 Russo Montale con le loro docenti referenti; nel pomeriggio, dalle ore 17:00, l’appuntamento aperto alla città è invece ospitato nella sala Eventi della Feltrinelli (via Santa Caterina a Chiaia 23, angolo piazza dei Martiri: accesso libero e gratuito fino a esaurimento posti).
Trentina d’origine e milanese d’adozione, l’ottantenne scrittrice Vivian Comba (dal cognome della madre naturale) Provera (dal nome del primo padre adottivo) Pellegrinelli (cognome della madre adottiva) Lamarque (dal cognome coniugale dell’ex marito, il pittore Paolo) viene da una tribolata vicenda personale che ha segnato la sua storia, fatta di «stratificazioni geologiche di dolori miei e altrui»: a 10 anni scopre la verità sulle sue origini e da lì inizia la sua scrittura e la ricerca, umana e poetica. Collaboratrice di testate come il «Corriere della Sera», fine traduttrice e autrice di raccolte poetiche per adulti e anche di oltre 15 pluripremiati libri di fiabe che, come è stato detto, «non si racconta le favole per consolarsi dei suoi dolori, ma si racconta il suo dolore come se fosse una favola», toccando il cuore di tutti con temi di una quotidianità che diventa da personale universale, Vivian scrive con ineffabile grazia da oltre 45 anni con una postura alla William Blake («l’eccesso di pena/ sorride») e una peculiare cifra stilistica di apparente semplicità, distillato della complessità – come nei versi delle poetesse da lei più amate: Emily Dickinson e Wisława Szymborska.
Chiavi di lettura preziose per la sua vasta opera di amata poeta per adulti e bambini che con questo libro per ragazzi magistrale, lieve e potente, popolato di personaggi indimenticabili (Alberella, Nila, Fischietto, Gatito, Gabb), offre un altro originale punto di vista sul mare con uno sguardo intriso di semplicità empatica, ironia e rispetto.
Dopo il successo del primo incontro dello scorso 24 settembre con Elisabetta Mitrovic, educatrice ambientale e illustratrice naturalista autrice dell’albo In riva al mare (Topipittori), ospitata in BUN e nella preziosa Sala Affreschi della Stazione Zoologica Anton Dohrn abitualmente chiusa a pubblico, e dopo l’altrettanto stimolante e partecipato incontro del 1° ottobre scorso con l’archeologo, etruscologo e manager culturale Paolo Giulierini, autore del libro divulgativo sui misteri, miti e leggende del Mediterraneo Mare Monstrum (Giunti), il ciclo di Incontri ravvicinati prosegue così il suo viaggio di scoperta e consapevolezza sulla cultura del mare che da sempre nutre il nostro immaginario, disegna orizzonti geopolitici e plasma identità plurime con il valore aggiunto della poesia a misura dei più piccoli incarnata da Vivian Lamarque. I prossimi incontri in programma saranno con Javier Zabala, autore con Emilio Urberuaga di Pez, edito da Il Gatto Verde (martedì 13 ottobre, ore 10.00 in BUN, ore 17.00 nella libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri; mercoledì 14 ottobre alle 10:00 presso Bibi Libreria dei ragazzi); e infine, Sarah Zambello e Susy Zanella, autrici di Ondario, edito da Nomos (giovedì 22 ottobre alle 10.00 in BUN, alle 17,00 nella Stazione Zoologica Anton Dohrn, Sala Marino).
La festa/festival finale, ricca di ulteriori eventi animati dal ritorno di tutti gli autori e autrici per la premiazione, è in programma dal 7 al 9 novembre prossimi con una costellazione di eventi.
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