16 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Quarantacinque anni di impegno, solidarietà e presenza accanto alle persone più fragili. L’AVO Napoli (Associazione volontari ospedalieri) ha celebrato ieri, 15 ottobre, nell’Aula Magna del padiglione monumentale dell’ospedale Cardarelli, un importante traguardo della propria storia, con un convegno dedicato al valore del volontariato in ambito sanitario e sociosanitario e alle prospettive future dell’associazione.
Un anniversario che ha rappresentato non soltanto un momento di memoria e riconoscimento del percorso compiuto, ma anche un’occasione di riflessione sul ruolo dei volontari all’interno delle strutture sanitarie e sull’importanza di promuovere una cultura della cura capace di andare oltre la dimensione strettamente clinica. Accanto alle terapie e alle competenze mediche, infatti, il malato ha bisogno di attenzione, ascolto, empatia e vicinanza umana, soprattutto nei momenti in cui la malattia e il ricovero possono alimentare preoccupazione e solitudine.
A guidare l’incontro è stata Assunta Cusano, presidente dell’AVO Napoli, che ha ripercorso le tappe più significative dei 45 anni di attività, sottolineando il valore di una presenza costruita quotidianamente attraverso la gratuità del servizio e la relazione con i pazienti. Una rete di circa 450 volontari, donne e uomini che scelgono di dedicare parte del proprio tempo agli altri, offrendo sostegno, ascolto e compagnia a chi affronta la malattia, contribuendo a rendere più umano il tempo trascorso in ospedale.
Tra gli interventi della giornata anche quello di Umberto Cristadoro, presidente del CSV Napoli, che ha richiamato l’attenzione sul valore del volontariato come espressione concreta di solidarietà e partecipazione civica, sottolineando il contributo fondamentale offerto dalle associazioni alla costruzione di comunità più attente ai bisogni delle persone.
«I 45 anni dell’AVO Napoli raccontano una storia importante di solidarietà organizzata, ma soprattutto di relazioni umane costruite giorno dopo giorno accanto alle persone più fragili. Il volontariato ospedaliero ci ricorda che prendersi cura significa anche esserci, ascoltare e riconoscere la dignità di ogni persona. Come CSV Napoli, crediamo nel valore di queste esperienze e nell’importanza di sostenere chi sceglie di mettere il proprio tempo e le proprie energie al servizio degli altri. In una sanità chiamata a rispondere a bisogni sempre più complessi, il volontariato continua a svolgere una funzione preziosa: affiancare la cura con l’umanità, trasformando l’ascolto e la vicinanza in gesti concreti di solidarietà», ha dichiarato il presidente Cristadoro.
Il confronto istituzionale ha visto la partecipazione anche di Antonio d’Amore, direttore generale dell’ospedale Cardarelli; don Giuseppe Carmelo, vicario episcopale della Zona Ovest della Diocesi, in rappresentanza del cardinale don Mimmo Battaglia; e Chiara Marciani, assessora alle Politiche sociali, Lavoro e Giovani del Comune di Napoli.
Spazio anche alla riflessione culturale con la lettura magistrale dello scrittore Maurizio De Giovanni, dal titolo “Il valore del volontariato e l’importanza dell’ascolto, della dignità e della vicinanza”. Un contributo dedicato al significato più profondo della presenza volontaria, intesa come capacità di riconoscere nell’altro una persona, con la propria storia, le proprie paure e il proprio bisogno di essere accolto.
Il programma è proseguito con gli interventi di Assunta Amelio, presidente dell’AVO Regionale e portavoce della Conferenza delle Regioni, e di Francesco Colombo, presidente nazionale Federavo, in un dialogo che ha messo al centro le sfide del volontariato ospedaliero, il ricambio generazionale, la valorizzazione delle competenze relazionali e la necessità di continuare a coinvolgere nuove persone in un impegno che richiede sensibilità, formazione e costanza.
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16 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Ricerca scientifica, innovazione sanitaria, tutela dei diritti e attenzione ai bisogni delle donne. Sono questi i temi al centro della presentazione ufficiale dell’Intergruppo regionale “Vivere con l’Endometriosi – Ricerca, innovazione e tutela dei diritti delle donne affette da malattie croniche invisibili”, in programma martedì 20 ottobre 2026, alle ore 11, presso la Sala Nassiriya del Consiglio Regionale della Campania, al Centro direzionale di Napoli, Isola F13, piano 21.
La nascita dell’organismo si inserisce nell’esigenza di promuovere un confronto strutturato e trasversale tra istituzioni, professionisti della sanità, ricercatori e associazioni, con l’obiettivo di affrontare in maniera coordinata le criticità che interessano le donne affette da endometriosi e, più in generale, le persone che convivono con malattie croniche spesso poco visibili e non sempre adeguatamente riconosciute.
L’endometriosi, patologia che può incidere profondamente sulla qualità della vita, sul benessere psicologico, sulle relazioni personali e sulla quotidianità lavorativa, rappresenta una sfida sanitaria e sociale che richiede risposte integrate. Il ritardo diagnostico, la necessità di percorsi assistenziali appropriati e la complessità dei bisogni delle pazienti rendono indispensabile un’azione capace di mettere in rete competenze cliniche, strumenti di ricerca, politiche pubbliche e conoscenza diretta delle esperienze di chi vive la malattia.
In questo scenario, l’Intergruppo regionale intende favorire il dialogo tra i diversi soggetti coinvolti, contribuendo a individuare strategie e iniziative per migliorare i percorsi di cura, potenziare la ricerca e ridurre i tempi necessari per arrivare a una diagnosi. Un approccio che punta a superare la frammentazione degli interventi e a promuovere una maggiore attenzione alla continuità assistenziale, all’informazione e al riconoscimento dei diritti delle pazienti.
Accanto alle istituzioni e al mondo medico-scientifico, un ruolo centrale è quello del Terzo settore. Le associazioni che operano nell’ambito della salute, del sostegno alle pazienti e della tutela dei diritti rappresentano un presidio fondamentale di ascolto, informazione e accompagnamento. Attraverso le attività quotidiane, raccolgono esperienze, intercettano bisogni spesso poco rappresentati e contribuiscono a rendere visibili difficoltà che rischiano di rimanere confinate nella dimensione individuale.
La partecipazione del Terzo settore non dovrebbe limitarsi alla testimonianza o alla sensibilizzazione pubblica, ma diventare una componente stabile dei processi di confronto e programmazione. Il coinvolgimento delle associazioni può infatti favorire una lettura più completa dei bisogni delle pazienti, aiutare a individuare le criticità dei servizi e contribuire alla costruzione di risposte maggiormente aderenti alla realtà.
La presentazione dell’Intergruppo regionale “Vivere con l’Endometriosi” si propone dunque un’opportunità per rafforzare la collaborazione tra i diversi attori del sistema regionale. Un dialogo efficace richiede ascolto reciproco, condivisione delle competenze e attenzione alla partecipazione delle persone direttamente interessate, affinché le politiche e gli interventi non siano definiti soltanto a partire dai servizi disponibili, ma anche dai bisogni reali delle comunità.
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15 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Palestre di quartiere con le luci accese fino a sera, il campetto stretto tra i palazzi, la piazza dove un pallone diventa il pretesto per incontrarsi. È da qui, dalla vita quotidiana dei territori, che muove il corso di alta formazione «Management dello Sport, Inclusione Sociale e Sviluppo di Comunità», avviato dal CONI Campania nell’ambito della Scuola Regionale dello Sport, in collaborazione con il CSV Napoli.
Il percorso nasce dalla volontà di valorizzare lo sport non soltanto come pratica motoria o agonistica, ma come infrastruttura educativa, sociale e comunitaria, capace di generare benessere, inclusione, legalità, partecipazione e sviluppo territoriale. Impianti sportivi, palestre, piazze, parchi e beni comuni possono così diventare presìdi di prossimità e laboratori di comunità, luoghi nei quali costruire relazioni, contrastare le disuguaglianze, favorire l’integrazione e promuovere la rigenerazione sociale dei territori.
I lavori sono stati aperti da Antonino Chieffo, direttore scientifico della Scuola Regionale dello Sport del CONI Campania, da Giovanna De Rosa, direttrice del CSV Napoli, e da Enzo Marra, coordinatori scientifici del corso insieme a Chieffo, e da Francesco Cacciapuoti, referente di ANCI Campania.
Dalla giornata inaugurale è emerso un principio che attraversa l’intero percorso formativo: «Non vogliamo semplicemente accettare le diversità, vogliamo esaltarle, perché rappresentano una ricchezza per l’intera comunità». In questa prospettiva l’inclusione non coincide soltanto con l’accesso alla pratica sportiva, ma implica la capacità di ripensare spazi, regole e modelli organizzativi affinché ciascuno possa partecipare ed esprimere le proprie potenzialità, una visione di particolare rilievo anche per lo sport adattivo.
Le attività formative sono state avviate da Anna Lecora, Segretaria generale del Comune di Portici e coordinatrice del primo modulo, dedicato a «Pubbliche amministrazioni e amministrazione condivisa». Sono seguiti gli interventi di Renato Briganti, professore di Diritto pubblico dell’Università Federico II di Napoli, di Corrado Cuccurullo, professore di Economia aziendale, con affiliazioni alla Federico II e all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, e di Marco Catalano, magistrato della Corte dei conti.
Al centro della prima giornata è stata posta l’amministrazione condivisa, intesa come opportunità per costruire nuove forme di collaborazione tra istituzioni, organizzazioni sportive, Terzo settore e comunità locali, valorizzandone il ruolo nella lettura dei bisogni, nella progettazione degli interventi e nella cura e rigenerazione dei beni comuni.
Il corso intende offrire a dirigenti, tecnici, operatori e volontari strumenti concreti per progettare, gestire e valutare interventi capaci di produrre valore sociale. Investire nelle competenze di chi opera nello sport significa, infatti, investire nella capacità delle comunità di diventare più inclusive, solidali e partecipative.
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15 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Torna la kermesse cinematografica dedicata alla famiglia, ai giovani e al sociale, promossa da NOI del Forum APS. A Napoli dal 22 al 26 ottobre 2026, primo appuntamento giovedì 22 .
Si alza il sipario sulla seconda edizione del Family Film Festival con la conferenza stampa di presentazione giovedì 22 ottobre alle ore 10.00 presso il Real Orto Botanicodi Napoli.
L’evento è promosso dall’associazione NOI del Forum APS sotto la guida della Direttrice Organizzativa Avv. Giuliana Sepe con la Direzione Artistica dell’Avv. Domenico Ciruzzi.
Con oltre 1000 corti iscritti alle selezioni della seconda edizione del Family Film Festival si entra ora nel vivo della manifestazione con un ricco programma di proiezioni, masterclass, laboratori e momenti di confronto sui grandi temi dell’inclusione, della legalità e del welfare culturale.
Gli eventi si svolgeranno dal 22 al 26 ottobre 2026 in prestigiose sedi napoletane dal Real Orto Botanico di Napoli alla Basilica di San Giovanni Maggiore a Pignatelli per concludersi nella prestigiosa sede della Biblioteca di Castel Capuano.
L’intera manifestazione è caratterizzata da un elemento di straordinario valore che la vede retta esclusivamente su attività gratuite e di volontariato grazie alla collaborazione di tutti i partner e i professionisti coinvolti: un’opera corale di condivisione e impegno sociale che rende possibile la realizzazione del Festival senza fini di lucro di alto profilo.
A testimonianza di questo spirito di generosità e sostegno concreto ai giovani talenti, i premi in denaro per complessivi 1.200 euro, che saranno assegnati in base alle votazioni delle giurie junior, sono interamente coperti dalle donazioni liberali di Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti di Napoli, de L’Antica Pizzeria da Michele e della Pro Loco della Città di Caserta.
Alla conferenza stampa del 22 ottobre, che sarà condotta dall’Avv. Giuliana Sepe, ideatrice e direttore organizzativo del Family Film Festival, interverranno autorevoli rappresentanti delle istituzioni, del mondo scolastico, universitario, formativo e associativo che contribuiscono al successo del festival:
• Maura Striano Assessore all’Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli;
• Avv. Domenico Ciruzzi Direttore Artistico del Family Film Festival;
• Rossella Muoio che interverrà in veste di rappresentante e facendo le veci del Prof. Paolo Caputo, Direttore del Real Orto Botanico di Napoli, prestigiosa sede che ospiterà la prima parte della kermesse;
• Giovanna De Rosa, Direttore del Centro Servizi Volontariato (CSV) di Napoli, che ha garantito un prezioso supporto tecnico all’intera manifestazione;
• Suor Marisa Pitrella direttrice della Caritas Diocesana di Napoli;
• Gennaro Pagano Coordinatore del Patto Educativo per Napoli;
• Alfonsina Verrilli, in rappresentanza dell’ITS Academy BACT;
• Francesco Manca, Presidente dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti di Napoli (UCID);
• Ciro Pizzo, referente del progetto per l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, Ateneo che quest’anno darà a 20 studenti che parteciperanno alle attività del Festival un punto bonus spendibile nella loro carriera universitaria;
• Stefania Sinigaglia, presidente dell’associazione Spazio Famiglia Nina Moscati, che curerà lo sportello d’ascolto sabato 24 ottobre;
Cuore pulsante del Festival, fin dalla prima edizione, il coinvolgimento attivo delle scuole e dei giovani, protagonisti indiscussi attraverso le giurie junior, con una straordinaria partecipazione di studenti e docenti.
All’incontro di presentazione prenderanno parte la Dirigente Scolastica Prof.ssa Giulia Urciuolo e la Prof.ssa Gabriella Del Core, Responsabile del Corso ad indirizzo cinema e spettacolo, dell’Istituto Superiore Duca di Buonvicino di Napoli.
Sarà inoltre presente con alcuni studenti la Dirigente Scolastica dell’IIS De Filippis-Galdi di Cava de’ Tirreni, uno degli istituti finalisti della rassegna.
Un ruolo chiave nella valutazione sarà svolto dalle giurie junior distaccate dell’IC Virgilio IV di Scampia, che verrà rappresentato dalla Dirigente Scolastica Lucia Vollaro e dalla Prof.ssa Rossella Buonocore e dell’Accademia di teatro UniArte, rappresentata dalla Presidente Katia Fragalà e dal Prof. Enrico Morabito.
Saranno altresì presenti alcuni dei membri della Commissione Giudicante (Christian Accurso, Chiara Marigliano, il Prof. Michelangelo Pascali, la Prof.ssa Annamaria Rufino e la prof.ssa Fortunata Ruggiero) che hanno visionato gli oltre 1000 cortometraggi pervenuti e scelto i 20 finalisti in gara.
I Prof.ri Annamaria Rufino e Michelangelo Pascali, nel pomeriggio del 22 ottobre, nella stessa sede dell’Orto Botanico, saranno anche protagonisti di relazioni sociologiche, che forniranno alle Giurie Junior le chiavi di lettura dei corti finalisti.
Nel corso della conferenza, alla presenza di alcuni dei registi autori delle opere e di numerosi rappresentanti degli enti partner, sarà presentato l’intero programma della manifestazione, che vede in gara i 20 cortometraggi finalisti (10 per ciascuna delle due categorie in concorso “Professionisti e Appassionati” e “Scuole, Associazioni e Istituti di pena e prevenzione”).
Il festival prenderà ufficialmente il via giovedì 22 ottobre presso il Real Orto Botanico di Napoli, per poi toccare nei giorni successivi la Basilica di San Giovanni Maggiore a Pignatelli e concludersi lunedì 26 ottobre nella prestigiosa cornice della Biblioteca di Castel Capuano “Alfredo de Marsico”, che ospiterà la cerimonia di premiazione.
Ricordiamo che l’ingresso a tutti gli eventi è gratuito e aperto alla cittadinanza e agli Istituti Scolastici previa prenotazione via email all’indirizzo: noidelforum@gmail.com.
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15 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Novantacinque valigie vuote in piazza Garibaldi per dare visibilità alle storie di bambini e adolescenti vittime della tratta di esseri umani. Simbolo del viaggio e della libertà di partire, diventano testimonianza di ciò che lo sfruttamento sottrae: sicurezza, affetti, dignità, libertà di scegliere e diritto di immaginare il proprio futuro. L’opera sarà esposta sabato 17 ottobre, dalle 16 alle 18.30, nell’ambito di “La Piazza non Tratta”, la festa di comunità promossa da Bella Piazza e dal progetto Fuori Tratta in occasione della XX Giornata europea contro la tratta di esseri umani. L’installazione, dedicata a “L’infanzia rubata, viaggio di sola andata”, richiama un fenomeno ancora sommerso. Secondo i dati riportati da Save the Children, nel 2024 nei Paesi dell’Unione europea sono state identificate 1.555 vittime minorenni di tratta, il 16% del totale: nel 77% dei casi si tratta di bambine e ragazze. In Italia, nei primi sei mesi del 2026, le segnalazioni al Sistema nazionale antitratta hanno riguardato 95 minorenni su 1.581 persone. Numeri che restituiscono soltanto una parte delle situazioni di sfruttamento, spesso difficili da riconoscere e far emergere.
Paola Di Martino, coordinatrice del progetto Fuori Tratta del Sistema Antitratta Nazionale, afferma: “A Napoli e in tutta la Campania, negli ultimi 10 anni, il progetto Fuori Tratta ha raggiunto oltre 15mila persone nei luoghi di sfruttamento, portando ascolto e assistenza di prossimità per la riduzione del danno. Nell’ultimo anno abbiamo avviato l’identificazione formale per circa 500 persone, e 180 hanno scelto di entrare in un programma di assistenza e integrazione sociale. Cooperiamo così a quello che è un dovere dello Stato: garantire alle vittime di tratta l’accesso ai diritti statuiti dalla normativa nazionale ed internazionale. Un compito reso sempre più difficile dal contestuale inasprimento delle regole di accesso alla protezione internazionale e contenimento dei flussi migratori, fino al rischio per una vittima di tratta di essere respinta o addirittura finire in un Centro Per il Rimpatrio”.
“La tratta degli esseri umani riduce esseri umani in merce da vendere, da comprare e da buttare via, come nella migliore tradizione del consumismo. Sulle strade italiane i corpi consumati dal mercato del sesso hanno il marchio di chi, per qualche minuto di piacere, è complice della riduzione di un essere umano in schiavitù. ‘Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che la fa diventare’ questo l’insegnamento di Don Oreste Benzi. Nessuna persona nasce schiava. Le valigie che occupano Piazza Garibaldi sono il simbolo dei sogni spezzati di milioni di donne, bambini e uomini che vivono in schiavitù nel mondo. Rimanere indifferenti è essere complici. Ci riguarda tutti, a noi scegliere da che parte stare”, afferma Giovanna Martelli, segretaria generale della Fondazione Rut, partner dell’iniziativa.
L’iniziativa napoletana, a cura di Comune di Napoli e Dedalus Cooperativa Sociale, coinvolgerà cittadini, associazioni e servizi del territorio, affiancando ai momenti di sensibilizzazione spazi di ascolto, informazione e tutela.
Il programma della festa di comunità si aprirà alle 16 con “Voci in Piazza”: saluti istituzionali e inaugurazione dell’installazione. Dalle 16 alle 18 si svolgeranno le attività “Intreccio di Vita”, laboratorio di treccine a cura di Tracy Ibuka, e “Tessere la Rete dei Diritti e dei Servizi”, uno spazio aperto al confronto con gli enti della rete locale. Alle 16.30, “Storie in Viaggio” proporrà l’ascolto de “La storia di Fatima”, tratto da “Voci di Donne”. Dalla stessa ora e fino alle 18.30, “Suoni Fuori Tratta” inviterà i partecipanti a portare un vinile e scegliere una canzone contro ogni forma di tratta e sfruttamento. Dalle 17 alle 17.30 è prevista la consegna del marchio etico “MEI – Made in Ethical Italy” alle aziende virtuose del territorio.
Durante il pomeriggio sarà inoltre attivo un punto informativo e di sensibilizzazione sul tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio, in vista del corteo nazionale contro il CPR a Castel Volturno del 24 ottobre. Il riferimento per la giornata è la Portineria Garibaldi, in piazza Garibaldi 152. Bella Piazza è un percorso di co-gestione pubblico-privato degli spazi pubblici di piazza Garibaldi sostenuto da Fondazione Con il Sud insieme a una rete di enti e fondazioni.
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15 Ott, 2026 | Comunicare il sociale
Fare il punto sulle politiche di contrasto alla povertà alimentare e proporre un cambio di passo nella filiera della solidarietà. È stato questo il tema al centro del primo “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare” organizzato da Fondazione Banco Alimentare, alla presenza di Istituzioni, Imprese e Terzo Settore, durante il quale è stata condivisa una proposta strategica finalizzata ad ampliare la capacità di risposta dell’intero sistema di aiuto alimentare. Oggi oltre il 50% delle persone che necessitano di sostegno alimentare non viene ancora raggiunto dagli interventi esistenti. Dalla ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare ETS e svolta dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è emerso che il sistema degli aiuti alimentari contribuisce in maniera significativa al bisogno, potendo assicurare un pasto al giorno al 44% alle persone indigenti. Resta tuttavia un importante Gap da colmare, stimato nel 56% delle persone in condizioni di povertà assoluta.
Dall’analisi svolta dalla POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è risultato che le donazioni realizzate in un anno dalle imprese possono coprire il 22% della domanda di aiuti alimentare (circa 458 milioni di pasti in un anno); la copertura assicurata dalla Carta DAT è stimata pari al 14% (289 milioni di pasti-anno) e dal sistema FSE+/FN pari al 8% (159 milioni di pasti-anno). La filiera Donazioni è caratterizzata da un costo contenuto ed elevata copertura, permettendo al costo unitario per un pasto di essere pari a 0,60 €-pasto, più basso rispetto al prezzo di acquisto che avrebbe nel mercato finale (2,35 €-pasto) – e anche ai 2,12 €-pasto richiesti da Carta DAT e ai 1,71 €-pasto del programma FSE+/FN. Rafforzare la filiera delle donazioni può contribuire in modo particolarmente efficace ad ampliare l’accesso al cibo, liberando risorse da reinvestire nel sistema di aiuto alimentare. Dato l’impatto relativamente contenuto della donazione sui conti pubblici, c’è infatti spazio per introdurre ulteriori misure per rendere la donazione, in particolare di prodotti standard, ancora più conveniente. L’introduzione della donazione di prodotti standard non intende sostituirsi alle misure esistenti, ma integrarsi in una visione d’insieme. Restano infatti centrali gli strumenti di sostegno diretto (come la Carta DAT) e, soprattutto, i finanziamenti garantiti al Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e al Fondo Nazionale, che costituiscono oggi la spina dorsale della distribuzione degli aiuti alimentari e che necessitano di essere mantenuti e rafforzati.
Colmare il divario residuo richiede dunque di irrobustire e ottimizzare tutte le filiere, sostenendo anche la capacità logistica e organizzativa del Terzo Settore per gestire volumi maggiori di aiuti alimentari. Dall’indagine condotta da PrismaStat – presso le Organizzazioni Partner Territoriali (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc) convenzionate con Banco Alimentare, emerge un identikit della povertà alimentare oggi in Italia: sempre più famiglie con figli e lavoratori che, pur avendo un’occupazione, non riescono a far fronte alle spese quotidiane. Le famiglie con minori sono tra i beneficiari più presenti per il 77% delle organizzazioni, seguite dai lavoratori a basso reddito (56%), dalle persone straniere (51%) e dagli anziani soli (36%).
La ricerca fotografa anche la classifica degli alimenti più richiesti e di quelli che il sistema degli aiuti fatica a garantire. Tra questi l’olio d’oliva, caffè, formaggi stagionati, carne fresca, latticini e uova. Un dato significativo è che, se il 67% delle organizzazioni giudica positivamente la qualità degli alimenti ricevuti, appena il 39% è soddisfatto della varietà dei prodotti disponibili. C’è poi un aspetto economico interessante: il 62% delle organizzazioni deve ricorrere anche ad altre fonti di approvvigionamento e, tra queste, il 66% acquista direttamente parte degli alimenti necessari, sostenendo costi che potrebbero altrimenti essere destinati ad altre attività di sostegno. Da qui una delle indicazioni più importanti della ricerca per il mondo delle imprese: affiancare al recupero delle eccedenze, anche donazioni programmate dei prodotti maggiormente necessari per rendere gli aiuti più efficaci e alleggerire i costi della rete territoriale.
Per superare queste criticità e consolidare l’intero sistema di aiuto alimentare, Fondazione Banco Alimentare ETS ha presentato oggi una proposta che individua alcune leve strategiche fondamentali come il potenziamento della Legge 166/2016 per adeguarla ai nuovi scenari, il rafforzamento della leva fiscale a sostegno delle imprese donatrici e alcune misure di supporto alla logistica e ai trasporti per sostenere l’operatività quotidiana degli enti del Terzo Settore. “Auspichiamo che, in vista della prossima legislatura, ciascun partito possa individuare un parlamentare o un tecnico per formare un tavolo di lavoro stabile che contribuisca ad individuare in tempi brevi misure a sostegno della donazione di prodotti standard e un potenziamento della Legge 166/2016, riconosciuta da tutti come un modello di “buona politica”, nato da un percorso condiviso e approvato all’unanimità dal Parlamento” – ha affermato Marco Piuri, presidente di Fondazione Banco Alimentare ETS.
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