Gestione illecita di rifiuti: la Polizia Metropolitana sequestra area abusiva di 300 mq a Napoli

La Polizia Metropolitana di Napoli ha proceduto stamattina al sequestro di un’area di oltre 300 metri quadrati, in uso a una ditta edile, adibita alla gestione di rifiuti, ubicata nel Comune di Napoli in località Cupa Santa Maria del Pozzo, in relazione a numerose violazioni del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006). Il sequestro è avvenuto nell’ambito delle attività di controllo del territorio finalizzate al contrasto del fenomeno della Terra dei Fuochi, sulla base delle linee di indirizzo del Prefetto di Napoli, Michele di Bari.

Gli agenti e i funzionari della sezione Ambiente hanno riscontrato l’assenza di qualsiasi titolo autorizzativo: nello specifico, sono stati accertati la mancanza dell’autorizzazione alla gestione dei rifiuti prevista dall’art. 208 del T.U.A., l’assenza di autorizzazione allo scarico ai sensi dell’art. 137 comma 1 del medesimo decreto, nonché la mancanza della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). Gli operatori hanno inoltre riscontrato la totale assenza di documentazione idonea a garantire la tracciabilità dei rifiuti trattati, elemento che non ha consentito di ricostruire la natura, la provenienza e la destinazione finale dei materiali presenti.

Al termine delle operazioni, due persone sono state deferite alla Procura della Repubblica di Napoli.

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Quando un assorbente diventa un lusso. La proposta per le scuole della Campania: distributori gratis

Un bisogno primario che riguarda salute, dignità e diritto allo studio. È questo il cuore della mozione presentata in Consiglio regionale della Campania dal consigliere Davide D’Errico, che propone l’avvio di un progetto pilota per l’installazione di distributori gratuiti di prodotti igienici femminili nelle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio. Il tema si intreccia con il fenomeno della “povertà mestruale”, che secondo il rapporto WeWorld-Ipsos colpisce in Italia quasi una persona su sei, che non riesce ad acquistare con continuità prodotti mestruali adeguati. La mozione richiama le esperienze già avviate in altri Paesi europei: dalla Scozia, prima nazione al mondo ad aver reso questi prodotti gratuiti e universali in numerosi luoghi pubblici come centri comunitari, biblioteche, scuole e università, alla Spagna, che ha introdotto anche il congedo mestruale, fino alla Francia, che dal 2024 garantisce protezioni riutilizzabili gratuite agli under 26. In controtendenza, in Italia l’Iva sui prodotti mestruali è aumentata dal 5% al 10% dal gennaio 2024.

Per capire meglio quale potrebbe essere l’impatto di questa riforma all’interno degli istituti scolastici, Comunicare il Sociale ha ascoltato due dirigenti scolastiche della zona orientale di Napoli: Rossella Stornaiuolo, dirigente dell’IC 46° Scialoja Cortese – Rodinò, e Colomba Punzo, dirigente dell’IC 83° Porchiano – Bordiga. Due scuole situate nei cosiddetti “territori di confine”, nello specifico nella zona orientale di Napoli, dove anche il peso economico di una spesa quotidiana può incidere sulla vita delle famiglie e delle studentesse. Ed è proprio dalla quotidianità scolastica che emergono bisogni spesso semplici ma concreti.

Stornaiuolo sottolinea infatti come a emergere siano soprattutto necessità logistiche quotidiane, intercettate da docenti e collaboratrici scolastiche, figure che rappresentano “il primo punto di riferimento per un supporto immediato”.Sull’eventuale adesione a un progetto pilota, la dirigente è favorevole, ma pone una condizione: “la macchina organizzativa deve essere impeccabile e non deve gravare sulle singole scuole: sono necessarie una fornitura centralizzata e costante dei presidi e la sinergia con il nostro personale ATA”. L’installazione dei distributori, aggiunge, “non deve essere un atto assistenziale isolato, ma va affiancata a percorsi di educazione alla salute in collaborazione con i consultori del territorio”.

Punzo racconta l’esperienza già vissuta nella sua scuola: “anni fa un gruppo di studentesse le propose di tenere nei bagni un armadietto con assorbenti a disposizione, decidendo autonomamente dove collocarlo e come gestirlo. L’iniziativa funzionò, ma si interruppe quando le promotrici conclusero il loro percorso scolastico: segno, dice la dirigente, che un progetto del genere ha sempre bisogno di qualcuno che se ne faccia carico nel tempo”. Sulla proposta regionale, Punzo si dice possibilista ma, come la sua collega, non crede che la distribuzione gratuita da sola basti: “servirebbe accompagnarla con un momento di presentazione rivolto a tutti gli studenti, maschi e femmine”. Il nodo vero, per la docente, resta culturale più che materiale: “Manca un’informazione corretta che liberi il campo da notizie superficiali e imprecise, perché troppo spesso il ciclo mestruale viene ancora visto come un impedimento o una giustificazione per restare a casa. Senza un adeguato accompagnamento informativo per adulti e ragazzi – conclude – la sola distribuzione dei presidi rischierebbe di restare una misura poco efficace”.

 

di Roberto Malfatti

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RIGENERA SUD, LAUREA IN ATENEI DEL MEZZOGIORNO PER 15 STUDENTI DI PAKISTAN E BANGLADESH. INIZIATIVA PROMOSSA DA FONDAZIONE CON IL SUD E CEI ATTRAVERSO CARITAS ITALIANA

Sottoscritto oggi a Roma, presso il Viminale, il Protocollo d’Intesa per la realizzazione dell’iniziativa “Rigenera Sud – Il Sud come campus accogliente per studenti dal mondo”, promossa dalla Fondazione con il Sud per consentire l’ingresso di studenti stranieri nelle università meridionali ai fini della formazione universitaria, per attivare percorsi di accoglienza, orientamento e studio degli stessi negli atenei meridionali aderenti. L’iniziativa intende inoltre rafforzare la collaborazione tra istituzioni ed enti del terzo settore che avranno la responsabilità di favorire i processi di inserimento sociale degli studenti nelle comunità dove sono localizzati i tre atenei coinvolti.

Il Protocollo triennale, che verrà avviato in via sperimentale per 15 studenti provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan, coinvolge, oltre alla Fondazione con il Sud, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che insieme alla Fondazione cofinanzierà l’iniziativa per il tramite di Caritas Italiana, e i Ministeri dell’Interno, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAE), dell’Università e della Ricerca (MUR), le Università degli Studi della Calabria, di Messina e di Salerno.

Presenti alla firma: il presidente della Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio; il sottosegretario della CEI don Gianluca Marchetti; i ministri dell’Interno, Matteo Piantedosi, dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e degli Affari Esteri, Antonio Tajani; i rettori delle Università della Calabria e di Salerno, rispettivamente, il prof. Gianluigi Greco e il prof. Virgilio D’Antonio, e, per l’Ateneo di Messina, il prof. Giovanni Moschella, delegato della rettrice, prof.ssa Giovanna Spatari.

Attraverso il Protocollo, la Fondazione con il Sud si impegna, in collaborazione con Caritas Italiana, a cofinanziare l’iniziativa “Rigenera Sud – Il Sud come campus accogliente per studenti dal mondo”, sostenendo in ciascuno dei tre territori un Ente di terzo settore in partenariato con le Università e altri attori locali. Il finanziamento supporterà gli studenti attraverso borse di studio fino ad un massimo di 36 mesi. Gli Enti del terzo settore e le Università della Calabria, di Messina e di Salerno, realizzeranno attività di accoglienza e inclusione sociale e culturale nonché di orientamento e inserimento lavorativo, in raccordo con il tessuto produttivo locale, per favorire la permanenza qualificata dei laureati nel Mezzogiorno.

Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud: “L’iniziativa Rigenera Sud rientra in una strategia più ampia della Fondazione con il Sud per promuovere la rigenerazione demografica, sociale, culturale ed economica nel Mezzogiorno, che rappresenta il nostro obiettivo prioritario strategico per questo triennio. Entro il 2080 al Sud rischiamo di essere 8 milioni in meno. Non perdiamo solo numeri, perdiamo laureati, energia, creatività e legami sociali. Davanti a questo scenario segnato da denatalità, emigrazione e invecchiamento, abbiamo due strade: rassegnarci a un declino che sembra scritto o unire le forze per cambiare rotta. Il protocollo firmato oggi con ministeri, università e CEI va esattamente in questa direzione. Negli ultimi ventidue anni il Sud ha perso 350 mila giovani laureati, 24 mila solo nel 2024. Ma la fuga dei cervelli inizia ancora prima della laurea. Nell’anno accademico, quasi 70 mila studenti meridionali (circa il 13% del totale del Sud) si sono iscritti in un ateneo del Centro-Nord. La mobilità è fisiologica, il problema è il flusso a senso unico, il grave deficit di attrattività dei territori meridionali. Proviamo a invertire la rotta creando alleanze, inserendo questo sforzo di rigenerazione in una visione più olistica di sviluppo e futuro del Sud e del Paese”

La CEI, oltre a cofinanziare le borse di studio e i costi relativi all’iniziativa, favorirà l’avvio di un percorso di pre-selezione nei Paesi di origine attraverso le proprie strutture in Bangladesh e Pakistan, identificando candidati idonei in collaborazione con le Università partner; provvederà inoltre a garantire i servizi di inclusione sociale previsti dal programma attraverso le Caritas diocesane locali e altri ETS del territorio.

 

Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana: “Rigenera Sud nasce dalla scelta di costruire percorsi concreti, sicuri e accompagnati per giovani che cercano nello studio una possibilità di futuro. L’arrivo di studenti dal Bangladesh e dal Pakistan nelle Università del Mezzogiorno chiama in causa soprattutto le comunità locali e la loro capacità di accogliere e costruire relazioni. Caritas Italiana contribuirà con la propria rete, nei Paesi di origine e nei territori coinvolti, perché questo cammino sia custodito fin dall’inizio e diventi un’esperienza condivisa di sviluppo e partecipazione”

Il Ministero dell’Interno si impegna ad agevolare, nel rispetto della normativa vigente, la definizione delle procedure per il rilascio del permesso di soggiorno e a fornire supporto istituzionale alle attività di collaborazione con le Rappresentanze diplomatiche del Bangladesh e del Pakistan e con il MAE.

Il MAE si impegna a favorire, attraverso le proprie Rappresentanze diplomatiche del Bangladesh e del Pakistan, il rilascio dei visti per motivi di studio.

Il MUR si impegna a favorire la definizione dei criteri di selezione degli studenti stranieri e a fare da raccordo tra le iniziative delle Università della Calabria, Messina e Salerno, che garantiranno: l’iscrizione gratuita degli studenti per un periodo fino a un massimo di tre anni accademici; la disponibilità di posti letto, servizi di ristorazione, e tutoraggio amministrativo personalizzato; attività   di   orientamento e   selezione degli studenti, in collaborazione con la Caritas Italiana e con le sue strutture presenti nei Paesi di origine.

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“Inclusioni Sonore” porta i concerti nelle carceri di Napoli

C’è un dettaglio, nel programma di “Inclusioni Sonore – Napoli in rete, Napoli policentrica”, che racconta bene il senso dell’iniziativa. Tra i 21 concerti previsti fino a dicembre 2026, due si terranno nelle case circondariali di Poggioreale e Secondigliano. Non come parentesi solidale o gesto simbolico, ma come parte integrante di una rassegna.

Il progetto, ideato e organizzato dalla Fondazione Il Canto di Virgilio e promosso dal Comune di Napoli, curato da Gennaro Cappabianca e cofinanziato dal Ministero della Cultura e dalla Regione Campania, è tra le 55 iniziative selezionate dal bando “Cultura Napoli 2026”, il programma che, con un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, punta a portare eventi e attività culturali in tutta la città.

La maggior parte dei concerti e dei laboratori si terrà nella sede della Fondazione Il Canto di Virgilio, in via Santa Chiara 10. Ma il passaggio forse più significativo arriverà a dicembre, quando Carlo Faiello porterà “La Cantata dei Pastori in concerto” nelle case circondariali di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia” e Napoli Secondigliano “Pasquale Mandato”. Un repertorio profondamente legato alla tradizione napoletana entrerà così in luoghi dove la programmazione culturale fatica quasi sempre ad arrivare. La scelta degli istituti penitenziari, quindi, non è un dettaglio secondario. Significa considerare la musica non come un privilegio riservato ai teatri e alle sale da concerto, ma come qualcosa che può raggiungere anche chi, per condizione e contesto, resta spesso fuori dai circuiti culturali della città.

Le altre esperienze italiane

In Italia la musica in carcere è diventata negli ultimi anni un terreno di lavoro importante, accanto alle esperienze teatrali e artistiche che da tempo attraversano gli istituti penitenziari. A Milano, la Fondazione Antonio Carlo Monzino porta avanti dal 2010 il progetto “Musica in Carcere”, in collaborazione con Milano Musica. L’iniziativa coinvolge istituti come Bollate, San Vittore e il Beccaria, con lezioni collettive di strumento, laboratori di percussioni e concerti realizzati anche con la partecipazione dei detenuti-musicisti. In Calabria,invece, il Conservatorio “Fausto Torrefranca” di Vibo Valentia ha concluso la quarta edizione di “Musica Oltre”, portando docenti e studenti all’interno della casa circondariale.

Sono progetti diversi, ma dicono la stessa cosa: nei luoghi della detenzione la cultura non è un abbellimento, né un passatempo qualsiasi. Può diventare relazione, disciplina, ascolto. Inoltre, può contribuire a costruire quei percorsi di reinserimento che il carcere dovrebbe favorire non solo in teoria. Il punto, però, è che esperienze di questo tipo restano ancora troppo poche. Esistono, funzionano, spesso lasciano tracce importanti, ma faticano a diventare sistema. Non per mancanza di bisogno ma perché il mondo della detenzione resta ancora distante, difficile da attraversare, spesso rimosso anche quando si parla di accesso alla cultura.

Per questo la scelta di “Inclusioni Sonore” ha un valore preciso. Non porta la musica in carcere per aggiungere una nota sociale alla rassegna, né usa Poggioreale e Secondigliano come sfondo emotivo. Dice, piuttosto, che una città non può definirsi davvero “in rete” se alcuni luoghi restano sempre fuori dai circuiti culturali. Che il concerto si tenga in via Santa Chiara o dentro Poggioreale, il punto resta lo stesso: la musica è una forma di presenza. E, a volte, conta soprattutto il fatto che arrivi dove nessuno l’aspetta.

 

di Roberto Malfatti

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“Tre volte fuoco”: una regista di Terzigno racconta il Vesuvio che brucia

Viene dalle pendici del Vesuvio, da Terzigno, la storia che Regina Del Gaudio vuole portare sullo schermo. Venticinque anni, laurea al DAMS di Bologna e poi in Film Arts alla Rome University of Fine Arts, una manciata di set alle spalle tra Medusa Film, Rai e la troupe di Ultimo, la giovane regista ha avviato una campagna di crowdfunding su GoFundMe per finanziare il suo nuovo cortometraggio da autrice: “Tre volte fuoco”.

La vicenda richiama il rogo dello scorso anno, che devastò gran parte del territorio vesuviano a Terzigno in particolare. Vincenzo Casillo ha ventidue anni e vive intrappolato sotto il controllo di un padre violento, Massimo, con cui compie incendi dolosi nella pineta locale. Una notte, dopo un tentativo fallito, i due tornano a casa e scoprono Silvia, una giovane ladra in cerca del denaro necessario per fuggire dal paese. L’incontro tra Vincenzo e Silvia diventa il punto di innesco della storia: due vite che condividono lo stesso desiderio di libertà, una scelta improvvisa, le conseguenze più tragiche di una ribellione.




Il fuoco, nelle note di regia, non è soltanto quello che attraversa la pineta. È quello che brucia dentro chi cresce nelle periferie dimenticate, dove restare o partire, adattarsi o sopravvivere, sono le uniche alternative disponibili. La palette visiva traduce questa tensione in immagini: grigi, neri e viola per l’oppressione, toni luminosi per i rari momenti di apertura.
Il cortometraggio è interamente autoprodotto. La campagna GoFundMe punta a raccogliere almeno cinquemila euro per coprire attrezzatura, location, costumi e permessi. Al fianco della regista, la sceneggiatrice Martina Sergi, già al lavoro con lei su Omomori (2024), l’organizzatore di produzione Pasquale Morlando e la direttrice della fotografia Francesca Avanzini, diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia con una storia di riconoscimenti festivalieri.

Non è il primo lavoro di Del Gaudio. 300 Scalini (2021) e Omomori (2024) hanno già circolato in festival nazionali e internazionali. Sul fronte professionale, il suo curriculum registra esperienze su set di peso: terza assistente alla regia per Muori di lei di Stefano Sardo con Riccardo Scamarcio, assistente casting per La vita va così di Riccardo Milani, aiuto regia nel videoclip di Ultimo diretto da Younuts.

Chi volesse sostenere il progetto può farlo attraverso la campagna attiva su GoFundMe.

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DALLA CAMPANIA AL VIETNAM E AL PERÙ: DUE PROGETTI PER TUTELARE I BAMBINI NEI CONTESTI PIÙ FRAGILI

La tutela dell’infanzia attraversa continenti e culture, ma parte da una stessa sfida: garantire ai bambini più vulnerabili il diritto a crescere in un contesto sicuro, inclusivo e capace di offrire opportunità. Con questo obiettivo sono stati presentati a Napoli, presso il Consiglio regionale della Campania, i progetti di cooperazione internazionale “Creando Legami per un’Infanzia Felice” e “Aquiloni di Vita per i Bambini e le Bambine del Vietnam”, iniziative dedicate alla protezione dei minori in Vietnam e Perù, cofinanziate dalla Commissione per le Adozioni Internazionali e promosse rispettivamente dalla Fondazione Patrizia Nidoli ETS e dall’Associazione Ariete ETS.

I due programmi, pur operando in contesti geografici e sociali differenti, condividono una strategia comune: rafforzare le reti di tutela dell’infanzia, sostenere le famiglie e costruire percorsi di inclusione capaci di produrre effetti duraturi nelle comunità locali.

L’iniziativa è stata illustrata nel corso di un incontro che ha riunito rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cooperazione internazionale. Tra gli interventi quelli della presidente della Fondazione Patrizia Nidoli ETS e direttore generale dell’Associazione Ariete ETS, Anna Torre, del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Campania Giovanni Galano, della vicepresidente della Commissione per le Adozioni Internazionali Alessandra Gatto e, in collegamento video, del vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone. A presentare nel dettaglio i progetti è stato il project manager Angelo Vernillo.

 

Vietnam, formazione e inclusione nei centri per minori

Il progetto “Aquiloni di Vita per i Bambini e le Bambine del Vietnam”, promosso dall’Associazione Ariete ETS insieme ad Azione Famiglie Nuove, Comunità di Sant’Egidio e Servizio Regionale per le Adozioni Internazionali della Regione Piemonte, punta a rafforzare i percorsi di tutela e inclusione sociale all’interno dei centri di accoglienza per minori del Paese asiatico.

Nei 18 mesi di attività previsti, il programma lavorerà sul miglioramento dei servizi educativi e di accompagnamento rivolti ai bambini e agli adolescenti accolti nelle strutture, con particolare attenzione al benessere psicologico, emotivo e relazionale. Parallelamente saranno promossi percorsi di formazione per gli operatori locali, con l’obiettivo di consolidare competenze e modelli di presa in carico sempre più efficaci e orientati ai diritti dei minori.

 

Perù, sostegno alle famiglie e lotta alla malnutrizione

In Perù il progetto “Creando Legami per un’Infanzia Felice”, promosso dalla Fondazione Patrizia Nidoli ETS, interviene nelle aree di Lima, Cusco e Arequipa, dove persistono criticità legate a povertà, malnutrizione, anemia infantile, violenza domestica ed esclusione sociale.

L’azione si sviluppa su più livelli: sostegno alla genitorialità, educazione affettiva e sessuale, prevenzione della violenza familiare e promozione della salute. Una particolare attenzione è rivolta al contrasto della malnutrizione e dell’anemia infantile attraverso attività di sensibilizzazione e supporto alle comunità locali.

Tra gli obiettivi del progetto anche l’accompagnamento dei giovani che lasciano le strutture residenziali di accoglienza, favorendone l’autonomia personale, sociale e lavorativa attraverso percorsi dedicati di orientamento e inclusione.

 

«Questi progetti  non rappresentano soltanto un buon esempio di un intervento di cooperazione internazionale- spiega Anna Torrepresidente della Fondazione Patrizia Nidoli ETS e direttore generale dell’Associazione Ariete ETS – Sono un’opportunità concreta per condividere competenze, esperienze e modelli di tutela dell’infanzia sviluppati negli anni in Italia, mettendoli a disposizione delle comunità locali in Vietnam e Perù. Il nostro obiettivo non è soltanto sostenere i minori più vulnerabili, ma contribuire a rafforzare le capacità degli operatori, delle istituzioni e delle famiglie affinché possano costruire nel tempo sistemi di protezione sempre più efficaci e sostenibili. La cooperazione produce risultati duraturi quando genera autonomia, competenze e reti territoriali capaci di continuare a operare anche oltre la durata dei singoli progetti».

 

«L’avvio di queste iniziative – aggiunge il project manager Angelo Vernillo – rappresenta un importante investimento sul futuro di centinaia di bambini e famiglie. In Vietnam e Perù lavoriamo insieme a partner che da anni operano sul territorio e conoscono da vicino i bisogni delle comunità locali. Questo ci permette di sviluppare interventi concreti nei settori dell’educazione, della salute, della protezione dell’infanzia e della formazione degli operatori. Il valore aggiunto dei progetti risiede proprio nella capacità di mettere in rete competenze internazionali e conoscenze locali, creando percorsi di crescita che possano generare benefici stabili nel tempo. Quando si investe sui bambini, si investe sullo sviluppo sociale ed economico delle intere comunità».

 

Cooperazione internazionale come investimento sul futuro

Al di là delle singole azioni, i due progetti rappresentano un modello di cooperazione che punta a intervenire sulle cause delle fragilità sociali e non soltanto sulle loro conseguenze. L’obiettivo è rafforzare le comunità locali, creare opportunità per bambini e adolescenti e costruire sistemi di protezione capaci di continuare a operare anche dopo la conclusione degli interventi.

La sfida, condivisa dai partner coinvolti, è trasformare la cooperazione internazionale in uno strumento concreto di sviluppo e tutela dei diritti, capace di generare cambiamenti duraturi nei territori e nuove opportunità per le future generazioni.

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