28 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Una panchina che rappresenta una riflessione sulla tutela dell’ambiente. E’ arrivata in Cilento, per la precisione al porto di Acciaroli che fa parte del Comune di Pollica (Salerno) “Steelosa”, installazione ecologica realizzata dal Consorzio Nazionale per il Riciclo e Recupero degli imballaggi in acciaio (Ricrea), modellata secondo la forma dell’infinito.
Alla presentazione della panchina nel piccolo comune cilentano, avvenuta qualche giorno fa, c’è stato un tavolo di confronto sui temi della transizione ecologica e della corretta gestione dei rifiuti sul territorio tra i vertici di Ricrea, i rappresentanti istituzionali del Comune di Pollica, i responsabili del gestore del servizio di raccolta locale e gli esponenti di Legambiente.
La sua struttura è una specie di bignami dell’economia circolare degli imballaggi in acciaio: barattoli, scatolame, lattine, tappi, bombolette. Un tipo di materiale che può essere rigenerato diverse volte senza andare a perdere le proprie qualità chimiche e fisiche, un rifiuto che diventa risorsa per le comunità locali.
“L’inaugurazione della panchina realizzata con acciaio riciclato e donata da Ricrea al Comune di Pollica rappresenta un segnale concreto di come l’economia circolare possa diventare parte del paesaggio e della vita quotidiana delle nostre comunità. Da anni, Legambiente e Ricrea collaborano per promuovere percorsi di educazione e sensibilizzazione ambientale, con particolare attenzione alla raccolta differenziata e al corretto conferimento degli imballaggi in acciaio. Una collaborazione che ha già dato importanti risultati attraverso le attività realizzate al Museo Vivo del Mare e della Dieta Mediterranea di Pioppi, coinvolgendo scuole, cittadini e visitatori”, spiega a ‘Comunicare Il Sociale’ Valerio Calabrese, direttivo Legambiente Campania, “Siamo felici che questo percorso continui e si rafforzi anche nei prossimi anni, con nuove iniziative rivolte ai giovani e ai tanti turisti che scelgono il Cilento. Solo diffondendo una maggiore consapevolezza possiamo trasformare un semplice gesto quotidiano, come la raccolta differenziata, in un’azione concreta per la tutela dell’ambiente e del mare. L’acciaio è un materiale riciclabile al 100% e all’infinito: valorizzarlo significa ridurre gli sprechi e contribuire alla costruzione di un futuro più sostenibile”.
In precedenza, la panchina che raffigura plasticamente il simbolo dell’infinito ora collocata al porto di Acciaroli era passata anche per il Vaticano.
di Nicola Sellitti
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28 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
L’arrivo dell’America’s Cup a Napoli rappresenta una grande opportunità per l’intera città, da numerosi punti di vista: non si tratta solo di un evento mediatico e sportivo di livello internazionale (il quarto in assoluto al mondo per importanza e dimensione) che metterà Napoli e le sue bellezze al centro dell’attenzione di tutti i continenti, ma anche di una leva di sviluppo economico per l’indotto che genererà, urbano in termini di riqualificazione territoriale, e anche sociale per le opportunità di lavoro che nasceranno e per come sarà “restituita” ai cittadini un’area per troppo tempo rimasta ferma come Bagnoli.
La sfida più importante riguarda ciò che grazie alla Coppa America resterà alla città: l’indotto fra sponsor, media, tecnici, turisti e appassionati, con 2 milioni di visitatori previsti, dovrebbe essere di 1,5 miliardi di euro, con brand di importanza mondiale interessati a puntare su Napoli. Alberghi, strutture ricettive, attività di ristorazione, commercio, trasporti, servizi, imprese e tutte le filiere produttive legate al mare potranno beneficiare di un rilevante incremento delle attività. Riqualificare Bagnoli, uno dei teatri di gara della competizione e quartier generale degli equipaggi, significherà creare nuovi spazi lasciando ai cittadini – a evento concluso – infrastrutture, servizi e collegamenti migliori, vie del mare valorizzate, attrazione di investimenti e creazione di posti di lavoro.
Di questo progetto di riqualificazione di Bagnoli, l’America’s cup si è confermata decisivo acceleratore, grazie alla necessità di rispettare i tempi per la realizzazione delle opere previste. La Coppa America sta restituendo alla città un luogo rimasto abbandonato per 35 lunghi anni, per il quale stanno lavorando circa 12.000 persone. Le infrastrutture e i servizi che saranno realizzati resteranno al servizio della città, migliorando i collegamenti, la qualità della vita e la competitività del territorio, creando valore duraturo e contribuendo a costruire una Napoli più moderna, efficiente e sostenibile.
Dobbiamo fare in modo che questo slancio proveniente dall’America’s cup possa trasformarsi in sviluppo, in attività concrete, strutturate e organizzate per rendere Napoli capitale dell’accoglienza e dell’ospitalità, crocevia non solo di turismo ma più in generale di lavoro, ricerca, imprese e sviluppo. Napoli è una città creativa, tecnologicamente all’avanguardia e ricca di talento, che sa guardare al futuro con una visione fondata su rigenerazione urbana, partecipazione attiva e valorizzazione delle persone come motore principale dello sviluppo. Con l’America’ s cup riprenderà il suo dialogo con il mare, assicurando ai cittadini nuove spiagge e una grande piazza a mare per una Bagnoli più inclusiva e vivibile.
Il rapporto tra Napoli e il mare costituisce uno degli elementi identitari più forti della nostra città, e i lavori in corso a Bagnoli rappresentano una svolta storica dopo 35 anni di immobilismo, con l’area che potrà tornare a essere un luogo di aggregazione, bellezza e opportunità. Per troppo tempo Bagnoli è stata il simbolo di ciò che a Napoli non riusciva a cambiare, con progetti annunciati e mai partiti. Ora l’area può diventare un simbolo di rinascita, con il passaggio da un passato industriale difficile a un futuro fatto di ambiente, turismo, sport e qualità della vita,
Napoli ha dimostrato di saper affrontare le sfide più difficili. Oggi abbiamo davanti una nuova grande opportunità: trasformare una ferita urbana in un progetto di futuro. Sta a noi coglierla con coraggio, visione e responsabilità.

di Carlo Puca
assessore all’Immagine della Città e alla Partecipazione attiva del Comune di Napoli
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27 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Firmato dal comune di Atrani , il protocollo d’intese di Legambiente,nell’ambito del “LIFE Turtlenest”, ovvero un progetto cofinanziato dal programma “LIFE” dell’Unione Europea ,atto alla conservazione della tartarughe Caretta caretta. Il comune di Atrani si è impegnato, firmando il protocollo d’intesa a rispettare le indicazioni fornite da Legambiente per una gestione responsabile spiagge ,potenziali aree di nidificazione delle tartarughe.
“Atrani, il Comune più piccolo d’Italia, sceglie di essere grande-ha dichiarato il sindaco Michele Siravo- nella tutela dell’ambiente. Con la sottoscrizione del Protocollo d’Intesa “Comuni Amici delle Tartarughe Marine”, nell’ambito del progetto LIFE Turtlenest, e del “Protocollo per le Città Verdi Resilienti”, nell’ambito del progetto LIFE+ A_GreeNet, la nostra Amministrazione assume impegni precisi e verificabili su due fronti inscindibili: la salvaguardia degli habitat costieri e della specie Caretta caretta, da un lato, e l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso la qualità e la quantità del verde urbano, dall’altro. Per un territorio come il nostro – costiero, densamente costruito, sottoposto a una forte pressione turistica e già oggi esposto agli effetti delle ondate di calore e degli eventi meteorologici estremi – non si tratta di adesioni simboliche, ma di strumenti operativi: dalla pulizia manuale delle spiagge alla riduzione dell’inquinamento luminoso notturno, dalla governance partecipata del verde all’adozione di soluzioni basate sulla natura. Un ringraziamento sentito va a Luigi Sommariva, referente dei due progetti per Legambiente “ Costa d’Amalfi , per la competenza, la tenacia e la presenza costante con cui accompagna le nostre comunità in questo percorso. È grazie al suo lavoro di raccordo che progetti europei di questa portata trovano radicamento concreto nei nostri piccoli comuni. Ad Atrani, Legambiente troverà sempre un interlocutore leale e un’Amministrazione pronta a fare la propria parte.”
«Accogliamo con grande soddisfazione- si legge in una nota del Circolo Legambiente Costa d’Amalfi APS- la sottoscrizione dei protocolli “Comuni Amici delle Tartarughe Marine” e “Città Verdi Resilienti”, che segna un importante passo avanti per Atrani e per l’intero territorio della Costiera Amalfitana. Desideriamo ringraziare Nicola Corona e Federica Barbera di Legambiente Nazionale per il prezioso lavoro di coordinamento svolto nell’ambito dei progetti LIFE Turtlenest e LIFE+ A_GreeNet.Esprimiamo inoltre apprezzamento per l’impegno dell’Amministrazione comunale di Atrani, che dimostra come la sostenibilità non sia uno slogan, ma un insieme di scelte concrete capaci di migliorare la qualità dell’ambiente e, conseguentemente, la qualità della vita delle comunità locali.L’adesione a questi due importanti protocolli rappresenta un ulteriore passo avanti verso la costruzione di una comunità sempre più attenta alla tutela del patrimonio naturale, all’adattamento ai cambiamenti climatici, alla resilienza del territorio e alla conservazione della biodiversità marina e terrestre.Legambiente Costa d’Amalfi APS continuerà a collaborare con le Amministrazioni locali, le istituzioni e i cittadini per promuovere azioni concrete volte alla tutela degli ecosistemi costieri, alla valorizzazione del verde urbano e alla diffusione di modelli di sviluppo sostenibile capaci di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici.»
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27 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
La lotta allo sfruttamento lavorativo non comincia soltanto con la repressione dei fenomeni criminali, ma dal riconoscimento effettivo dei diritti delle persone.
È questo il messaggio emerso dalla conferenza stampa che si è svolta presso la Sala Consiliare del Comune di Marigliano, durante la quale sono stati presentati i risultati dei primi sei mesi dell’iscrizione anagrafica di prossimità per le persone vittime di sfruttamento lavorativo e caporalato, promossa dal Comune di Marigliano insieme alla Rete Vesuviana Solidale nell’ambito del Polo Sociale regionale del progetto Su.Pr.Eme. 2 – Lotto 4 Area Vesuviana.
L’esperienza avviata da Marigliano non nasce con l’obiettivo di rimanere un caso isolato. Fin dalla sua approvazione, l’iscrizione anagrafica di prossimità è stata concepita come un modello amministrativo replicabile, capace di offrire una risposta concreta a uno dei principali ostacoli che impediscono alle persone vittime di sfruttamento di uscire da condizioni di ricattabilità e di accedere ai diritti fondamentali. Non a caso, nei mesi scorsi l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Andrea Morniroli, ha trasmesso una specifica nota a tutti i Comuni campani invitando le amministrazioni locali a conoscere e valutare l’adozione di questa esperienza quale buona pratica di inclusione sociale.
A sei mesi dall’avvio della misura, i numeri raccontano una realtà che va ben oltre una semplice innovazione amministrativa. Venticinque persone hanno potuto ottenere un’iscrizione anagrafica che ha consentito loro di uscire da una condizione di invisibilità amministrativa e di iniziare un concreto percorso di emancipazione. Tra queste, quattordici erano state segnalate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni a seguito di accessi ispettivi, mentre nove sono state individuate direttamente dagli operatori dello Sportello regionale di contrasto al caporalato. Grazie a questo strumento sono già stati rilasciati quattro permessi di soggiorno per sfruttamento lavorativo, altre dieci procedure sono in corso, cinque persone hanno potuto accedere con urgenza alle cure sanitarie, tre hanno ottenuto l’accesso all’Assegno di Inclusione, mentre sono stati attivati otto tirocini lavorativi e tredici percorsi formativi.
Ad aprire i lavori sono stati il Sindaco di Marigliano Gaetano Bocchino, l’Assessore alle Politiche Sociali Luigi Amato e l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Scisciano Raffaele Ambrosino, che hanno sottolineato il valore di una collaborazione stabile tra istituzioni, terzo settore e comunità locali per costruire strumenti concreti di inclusione e contrasto allo sfruttamento.
«Questa non è una celebrazione – ha affermato l’assessore Luigi Amato – ma il racconto degli effetti concreti prodotti da una scelta amministrativa che consideriamo un autentico atto di civiltà.»
Il Sindaco Gaetano Bocchino ha ricordato come l’Amministrazione abbia scelto di sostenere questa misura nella convinzione che «quando un’istituzione può aiutare concretamente persone ridotte in condizioni di sfruttamento e di semischiavitù, ha il dovere di farlo», sottolineando come la tutela della dignità delle persone rappresenti anche uno strumento di rafforzamento della legalità e della coesione sociale.
Nel suo intervento, Alessio Malinconico, presidente dell’associazione Restiamo Umani e attivista della Rete Vesuviana Solidale, ha ricordato come l’iscrizione anagrafica per domicilio non costituisca una concessione dell’amministrazione, ma l’applicazione di un diritto già previsto dall’ordinamento italiano e recentemente ribadito anche dall’ISTAT e dall’ANUSCA. Senza una residenza anagrafica, infatti, una persona può trovarsi nell’impossibilità di ottenere un contratto di lavoro regolare, accedere al Servizio Sanitario Nazionale, ritirare un permesso di soggiorno già riconosciuto o aprire un conto corrente, rimanendo intrappolata proprio nelle condizioni che alimentano sfruttamento e caporalato.
Il momento più intenso della conferenza è stato rappresentato dalle testimonianze di Imrul Khayes e Joy Md Farhan Rahim, due lavoratori di origine bengalese che hanno raccontato il percorso che li ha condotti, attraverso la presa in carico dello Sportello e l’iscrizione anagrafica di prossimità, dal lavoro irregolare e dallo sfruttamento alla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno, un contratto di lavoro e una prospettiva di autonomia. Le loro storie hanno restituito un volto concreto ai dati illustrati nel corso dell’incontro, mostrando come un diritto apparentemente amministrativo possa trasformarsi nella chiave di accesso a una nuova possibilità di vita.
Significativo, in questo senso, il percorso di Joy Md Farhan Rahim, che dopo essere stato vittima di sfruttamento lavorativo è oggi mediatore culturale del progetto Su.Pr.Eme. 2, a testimonianza di come percorsi efficaci di presa in carico possano trasformare le persone da vittime di sfruttamento a protagoniste attive dei processi di inclusione e di tutela dei diritti.
Nel dibattito sono intervenuti anche Fedele Salvatore, presidente della cooperativa sociale Irene ’95 e del CNCA Campania, Ojjal Mia, lavoratore, mediatore culturale e attivista della Rete Vesuviana Solidale, e Ayoub Halloumi, operatore per l’integrazione dell’associazione Restiamo Umani. Da prospettive diverse, tutti hanno richiamato la necessità di considerare l’iscrizione anagrafica non come una misura eccezionale, ma come uno strumento ordinario di garanzia dei diritti e di contrasto alle condizioni di ricattabilità che alimentano lo sfruttamento lavorativo.
La conferenza ha rappresentato anche un momento di rilancio del percorso avviato sul territorio. Dopo Marigliano, il Comune di Scisciano sta completando l’iter amministrativo per l’attivazione della misura, mentre il Comune di Poggiomarino ha già avviato le prime iscrizioni anagrafiche di prossimità, delineando una rete territoriale sempre più ampia di enti locali impegnati nel contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato.
L’auspicio condiviso da amministratori, operatori e organizzazioni intervenute è che questo percorso possa estendersi rapidamente ad altri Comuni della Campania, raccogliendo l’invito già rivolto dalla Regione agli enti locali. Ma la prospettiva è ancora più ampia. Le criticità emerse nel corso della conferenza – dalle distorsioni del sistema del decreto flussi alle difficoltà di accesso alla residenza, ai documenti, alla sanità e al lavoro regolare – interessano migliaia di persone su tutto il territorio nazionale.
Per questo motivo, l’esperienza sviluppata a Marigliano si propone oggi come un modello di politica pubblica replicabile, capace di coniugare tutela dei diritti, contrasto allo sfruttamento e promozione della legalità. L’obiettivo è che l’iscrizione anagrafica di prossimità non rimanga un’esperienza circoscritta a pochi territori, ma possa essere adottata sempre più diffusamente a livello regionale e nazionale, contribuendo a costruire un sistema nel quale nessuna persona vittima di sfruttamento sia costretta a rimanere invisibile perché privata dell’accesso ai propri diritti fondamentali.
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27 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Martedì 28 luglio, alle ore 16.00, sotto la sede della Regione Campania, in via Santa Lucia a Napoli, si raduneranno sotto
le bandiere della FP CGIL di Napoli i borsisti e i 44 lavoratori della ricerca del polo oncologico campano, assunti con i fondi del PNRR. La protesta nasce per contrastare il ricorso sistematico a impieghi a termine e, soprattutto, per scongiurare che da agosto prendano avvio i primi recessi dei loro contratti.
Si tratta di professionisti impegnati nella ricerca oncologica presso l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale, assunti negli ultimi anni grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per potenziare l’attività scientifica del polo campano. I loro contratti, legati alla natura temporanea di quei fondi, cominceranno a scadere nelle prossime settimane, senza che al momento sia stata individuata una soluzione per la loro stabilizzazione: una prospettiva che rischia di disperdere competenze scientifiche costruite in anni di lavoro e riconosciute anche a livello internazionale.
Il presidio del 28 luglio arriva a pochi giorni da un primo sit-in organizzato all’esterno dell’istituto. «Dopo il sit-in di qualche giorno fa svolto all’esterno del Pascale — spiega Antimo Morlando, segretario regionale Sanità Pubblica della FP CGIL — si è deciso di continuare la protesta con un presidio sotto la sede della Regione Campania.
È mortificante l’indifferenza che la politica riserva a questi validissimi ricercatori — aggiunge Morlando — molti dei quali pluripremiati o che hanno rinunciato a proposte professionali all’estero pur di restare nella nostra comunità, e che oggi rischiano comunque di ritrovarsi senza lavoro. Ci auguriamo che il Presidente Fico possa ascoltarli e prorogare almeno i primi contratti in scadenza — conclude Morlando — per darci il tempo di portare avanti, a Roma, la richiesta al Ministro della Salute di percorsi rapidi di stabilizzazione».
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27 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Assicurare l’accesso all’istruzione superiore anche a chi sta scontando una pena detentiva: è questo il cuore della collaborazione strategica tra l’Ateneo Federico II di Napoli e il Polo Universitario Penitenziario (PUP). Da questa virtuosa sinergia nasce una nuova storia di successo: Joanderson Monaco ha brillantemente raggiunto il traguardo della laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee, ottenendo il punteggio di 109/110. La sua tesi, dal titolo «Novel food: sostenibilità, accettazione sociale e prospettive applicative delle colture cellulari», ha affrontato un argomento di stretta attualità e dal forte valore scientifico. Il percorso di Monaco ha inizio nel 2022 quando, a due anni dal diploma, decide di immatricolarsi al corso promosso dal PUP. Le lezioni, curate dai docenti del Dipartimento di Agraria, si sono svolte all’interno della Casa Circondariale «Pasquale Mandato» di Secondigliano. In questo contesto, lo studente ha intrapreso un cammino formativo capace di intrecciare cultura, identità territoriale e nuove tendenze della gastronomia, mettendosi subito in luce per la grande dedizione, la serietà e i brillanti voti riportati. Proprio in virtù del suo ineccepibile percorso personale e accademico, a Monaco è stata concessa una misura alternativa al carcere, con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Questa misura gli ha consentito di completare gli studi direttamente nella sede universitaria di Portici. Contemporaneamente, il neo-laureato ha trovato un impiego con regolare contratto presso un laboratorio di pasticceria: un’occasione concreta per tradurre sul campo, con passione e rigore professionale, le nozioni apprese durante il percorso di studi.
Danilo Ercolini, Direttore del Dipartimento di Agraria, rimarca l’impatto del progetto: «Il Polo Universitario Penitenziario dimostra nei fatti come sia possibile realizzare un autentico recupero sociale e culturale delle persone private della libertà. La vera vittoria dell’università si misura in percorsi come questo: una persona che incontra la formazione in carcere e sceglie con determinazione di portarla a termine. Possiamo affermare con orgoglio di aver centrato l’obiettivo della rieducazione. Abbiamo seminato valore, dimostrando che la società è pronta a riaccogliere chi sceglie di investire sul proprio futuro e trasformarsi in un professionista».
La vicenda di Joanderson Monaco offre una testimonianza tangibile di come la formazione universitaria vada oltre la semplice trasmissione di nozioni tecniche, configurandosi come una leva fondamentale di emancipazione umana, integrazione e reinserimento nella collettività. Una dimostrazione pratica di come il sistema punitivo debba tendere, come da dettato costituzionale, alla rieducazione dell’individuo. A rimarcare il valore del traguardo è anche la professoressa Manuela Rigano: «La storia accademica di Monaco, germogliata all’interno del Polo Penitenziario, è la prova di come l’alta formazione possa fondere cultura, tutela del territorio e spinta innovativa, rivelandosi uno straordinario motore di riscatto individuale e coesione sociale».
di Adriano Affinito
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