Disabilità, al via in tutta Italia la formazione sulla nuova disciplina dei progetti di vita

Il decreto legislativo n. 62 del 2024 introduce una riforma storica della disciplina in materia di disabilità, modificando in modo significativo il modo di intendere e affrontare la condizione di disabilità.

Il decreto introduce, infatti, nel nostro ordinamento una nuova definizione di “condizione di disabilità”, non più riconducibile alla sola presenza di una compromissione della persona, ma intesa come il risultato dell’interazione tra la persona e i diversi contesti di vita. Sono proprio gli ostacoli presenti in tali contesti a poter determinare una restrizione della piena ed effettiva partecipazione della persona alla vita sociale, su base di uguaglianza con gli altri.

Il secondo pilastro del decreto legislativo n. 62/2024 risiede nella nuova disciplina del cosiddetto “progetto di vita”, volto a individuare i sostegni utili a supportare il percorso di vita della persona con disabilità.

Il progetto di vita viene definito a seguito di una valutazione multidimensionale che, partendo dai desideri, dalle aspettative e dalle preferenze della persona, consente di individuare ciò che per lei è importante perseguire, gli eventuali ostacoli presenti nei diversi contesti di vita e i sostegni da attivare per rimuoverli o superarli. Tra questi rientrano anche i cosiddetti facilitatori e le eventuali modifiche dei contesti di vita.

Considerato che la riforma coinvolge diverse professionalità e ambiti — sanitario, sociale, educativo e altri — è stata prevista una formazione congiunta tra i diversi operatori. La formazione si sviluppa attraverso iniziative organizzate direttamente dal Dipartimento per le Politiche in favore delle persone con disabilità e attraverso attività territoriali promosse dalle Regioni.

Nell’ambito delle iniziative di carattere nazionale organizzate dal Dipartimento sono previste due giornate di formazione gratuita in aula, durante le quali si approfondiranno, attraverso simulazioni ed esercitazioni laboratoriali, le modalità di elaborazione dei progetti di vita.

Alla formazione in aula parteciperanno alcuni rappresentanti designati delle organizzazioni maggiormente rappresentative del Terzo settore e della promozione dei diritti delle persone con disabilità, oltre che delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative presenti nell’Osservatorio Nazionale sulla condizione di disabilità.

È prevista inoltre la possibilità di partecipare da remoto, esclusivamente durante la prima giornata formativa, che si svolgerà in plenaria, per tutte le altre organizzazioni del Terzo settore che si occupano di disabilità e che sono iscritte al RUNTS o che hanno personalità giuridica e sono quindi censite dalle Prefetture, oltre che per gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti individuati dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Il calendario delle giornate formative

Le giornate di formazione si svolgeranno secondo il seguente calendario:

  • 7-8 settembre – Grosseto e Rieti
  • 10-11 settembre – Padova, Rovigo e Viterbo
  • 14-15 settembre – Enna, Siracusa e Ragusa
  • 17-18 settembre – Agrigento, Trapani, Lecco e Monza
  • 21-22 settembre – Avellino, Benevento e Latina
  • 24-25 settembre – L’Aquila e Napoli

Le giornate di formazione saranno incentrate sulla simulazione guidata dell’elaborazione di un progetto di vita per una persona adulta con disabilità, seguita da un confronto con i partecipanti sui principi che governano il procedimento di elaborazione del progetto di vita.

Partecipazione da remoto

Per la prima giornata formativa, che si svolgerà in plenaria, sarà possibile partecipare da remoto attraverso i seguenti link:

DATA PROVINCIA LINK MEET
7 sett Grosseto https://meet.google.com/itd-mnqt-nrx
7 sett Rieti https://meet.google.com/mpd-dcdh-wke
10 sett Padova – Rovigo https://meet.google.com/oic-igds-fhc
10 sett Viterbo https://meet.google.com/hxh-pbhu-ptx
14 sett Enna https://meet.google.com/uov-zpgz-ora
14 sett Siracusa – Ragusa https://meet.google.com/zqe-bvue-tzp
17 sett Agrigento https://meet.google.com/ked-vsbi-spk
17 sett Trapani https://meet.google.com/hdb-hapn-jtn
17 sett Lecco-Monza https://meet.google.com/wwr-qmhd-teb
21 sett Latina https://meet.google.com/ovd-ohpz-pdf
21 sett Avellino – Benevento https://meet.google.com/duh-pjpo-hau
24 sett L’Aquila https://meet.google.com/puj-qvtw-zbk
24 sett Napoli https://meet.google.com/fkt-xaoh-zct

Per ulteriori informazioni o per specifiche necessità è possibile contattare Formez PA scrivendo all’indirizzo:

progettoasfiddiscenti@formez.it

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Campi Flegrei, la Regione stanzia 7 milioni per i Comuni colpiti dal sisma: no allo stato di emergenza

Il Consiglio regionale della Campania ha approvato nel pomeriggio di giovedì, nel corso della seduta monotematica sui campi flegrei, il rafforzamento dell’articolo 12 Decreto Legge n. 144 del 7 agosto 2026 in favore delle aree maggiormente colpite dal terremoto di magnitudo 4.7 del 31 luglio scorso. Il provvedimento prevede lo stanziamento di 7 milioni di euro, attinti dall’avanzo di amministrazione dell’assemblea legislativa campana, in favore dei Comuni rientranti nelle zone danneggiate dal sisma. A votare sì la maggioranza di centrosinistra che sostiene il governatore Roberto Fico. Contraria, invece, la minoranza di centrodestra che ha più volte chiesto che la Regione Campania attivasse le procedure per la dichiarazione dello stato di emergenza. Richiesta respinta dalla maggioranza dell’aula. La stessa richiesta era arrivata anche dagli attivisti del Comitato Emergenza dei Campi Flegrei scesi in strada con altre centinaia di cittadini per una fiaccolata nella serata di mercoledì.

Le parole del centrodestra

Secondo Gennaro Sangiuliano, capo dell’opposizione di centrodestra, «lo Stato di emergenza è lo strumento tecnico e normativo per fronteggiare le prime necessità: casa, ristori economici, sospensione dei mutui, sospensione del pagamento dei tributi. Il Governo nazionale è prontamente intervenuto con una serie di misure straordinarie per assistere la popolazione e gli Enti locali colpiti dal sisma, con anche un primo stanziamento di 100 milioni di euro».

Le parole di Roberto Fico

Dal canto suo Roberto Fico spiega così il no di Palazzo Santa Lucia allo stato di emergenza per i Campi Flegrei: «Noi vogliamo risolvere definitivamente il problema dei Campi Flegrei – le parole del presidente durante il suo intervento alla seduta monotematica – Significa sapere che sono un unicum nel nostro Paese e in Europa. Sappiamo che un’altra scossa purtroppo arriverà, quindi dobbiamo lavorare sull’abbattimento del rischio per le persone che hanno deciso di restare a vivere in quel territorio, decisione legittima. Ma questa condizione non è un’emergenza, è la normalità, quindi serve una legge di riferimento dello Stato che sia perenne. Non serve uno stato di emergenza che si apre e si chiude». Secondo Fico, oggi «viene riconosciuto finalmente da tutte le parti politiche che per i Campi Flegrei ci vuole una legge speciale. È una strada importante, poi abbiamo il decreto su cui lavoreremo in questi giorni. Noi siamo disposti a mettere tutto quello che possiamo mettere sui Campi Flegrei e dalla settimana prossima inizieranno nuovi provvedimenti di Giunta. Ma più lo facciamo in accordo con il Governo nazionale, più noi oggi abbiamo l’opportunità di fare un grande lavoro insieme per il futuro. Non abbiamo bisogno dello stato di emergenza: un ulteriore commissariamento potrebbe causare duplicazione di ruoli e funzioni».

Il ritorno di Piantedosi in città

A tal proposito Fico annuncia per lunedì 31 agosto il ritorno in città del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il capo del Viminale sarà in Prefettura per «gli emendamenti sul decreto, quelli preparati dal territorio, dal Comune, dalla Regione, con una cabina di regia istituita dal prefetto che sta facendo un lavoro importante di coordinamento».

Il presidio della Rete Pozzuoli Esiste Ancora

Che la cittadinanza sia ancora oltremodo preoccupata per l’evoluzione della situazione dei Campi Flegrei lo dimostra il presidio nelle ore antecedenti l’inizio della seduta da parte degli aderenti Rete Pozzuoli Esiste Ancora. «Abbiamo dormito in tenda qui – le parole di Salvatore Buonanno che fa parte del gruppo di cittadini attivi – Chiediamo a tutti i consiglieri regionali di sottoscrivere le proposte che abbiamo fatto nascere attraverso le piazze di Pozzuoli e messe su carta dalla rete Pozzuoli esiste ancora. Siamo stanchi di parlare di stato di emergenza, siamo stanchi di parlare di legge speciale, vogliamo le soluzioni. Le vogliamo tutte e le vogliamo subito, basta». Tra le soluzioni prospettate dalla Rete: «Tetto per tutti gli sfollati, 100% dei fondi per la messa in sicurezza antisismica sul territorio, supporto ai lavoratori, supporto alle attività economiche e, soprattutto, trasparenza per tutti i fondi che gestisce il commissario perché sono soldi nostri e pretendiamo che questo possa essere utile a tutta la città, basta. Siamo stanchi, vogliamo le soluzioni, basta stato di emergenza, basta legge speciale».

I controlli dei vigili del fuoco

Stando all’ultimo bollettino fornito dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli nella zona dei Campi Flegrei nella mattinata di giovedì risultano 217 gli edifici sgomberati e 1101 unità abitative. Attualmente risultano impegnati 2 squadre di Modulo di Ricognizione dai Comandi della Regione Campania: 3 dal Comando dei Vigili del Fuoco di Napoli e una della Direzione regionale dei vigili del fuoco. Ad essi si aggiungono: una squadra di verificatori della Direzione della Campania impegnata per i beni culturali. Due mezzi speciali in supporto dei Morecs e un modulo per la comunicazione dell’emergenza.

di Antonio Sabbatino

 

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Call per  il SàFF Social Pitch Open Arena 2026

Prima di essere realizzato, ogni progetto deve poter essere immaginato. Prima di trovare una forma, deve trovare uno sguardo capace di raccontarlo. È da questa idea, mutuata dal linguaggio del cinema, che nasce il SàFF Social Pitch Open Arena 2026, il nuovo percorso promosso dal SàFF – Social Action Film Festival di Napoli che porta sul palco del festival progetti di innovazione sociale, mettendoli in dialogo diretto con imprese, fondazioni e investitori interessati a sostenerne la crescita.

L’iniziativa, alla sua prima edizione, applica al Terzo settore la logica del pitch cinematografico: le organizzazioni non profit e le realtà dell’innovazione sociale sono chiamate a presentare i propri progetti come si racconterebbe un film ancora da girare, con gli strumenti narrativi tipici del linguaggio audiovisivo, davanti a una giuria di esperti e a una platea qualificata di potenziali partner. Perché, come recita il claim che accompagna l’iniziativa, un’idea da sola non basta: deve poter crescere, trovare alleati e diventare sostenibile.

In palio per il progetto vincitore c’è un grant di 5.000 euro sostenuto da Fondazione Muto ETS, a cui si affianca un percorso di mentoring dedicato al fundraising realizzato con UniCredit e ASSIF, l’Associazione Italiana Direttori Fundraising. Un sostegno che non si esaurisce nell’incentivo economico, ma che punta ad accompagnare le organizzazioni selezionate nella costruzione di relazioni durature con il mondo delle imprese e della finanza a impatto sociale.

Il Social Pitch Open Arena nasce dal lavoro condiviso tra Apogeo ETS, ELIS Innovation Hub, UniCredit, Fondazione Muto ETS e il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, attraverso il Corso di Laurea in Innovazione Sociale, e coinvolge organizzazioni del Terzo settore provenienti da tutte le regioni del Sud Italia. Un laboratorio-evento, prima ancora che un contest, in cui cinema, linguaggi visuali e progettazione sociale si incontrano per produrre non soltanto racconto, ma possibilità concrete di sviluppo per i territori e le comunità coinvolte.

L’iniziativa si inserisce all’interno della terza edizione del SàFF, il festival diretto da Andrea De Rosa che nel mese di ottobre porterà a Napoli sei giorni di programmazione e oltre sessanta eventi gratuiti, articolati tra cinema, masterclass, incontri ed eventi speciali, con l’obiettivo dichiarato di affermare la manifestazione come punto di riferimento europeo del cinema sociale, luogo in cui grandi piattaforme dell’audiovisivo, istituzioni, imprese, università e privato sociale possono dialogare e generare nuove alleanze.

Le candidature al bando restano aperte fino all’11 settembre 2026. Le organizzazioni interessate possono presentare la propria candidatura attraverso il modulo dedicato pubblicato sui canali del festival.

Immaginare un progetto, raccontarlo, e provare a realizzarlo: è questa la sequenza su cui scommette il SàFF Social Pitch Open Arena, nella convinzione che anche l’innovazione sociale, prima di diventare impatto misurabile, abbia bisogno di una buona storia da raccontare.

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Il fermo della Sea Watch 5 divide: Ong e attivisti in piazza contro la decisione del Viminale

Un messaggio perentorio: «Il salvataggio in mare non è un crimine». L’equipaggio della See Watch, la cui nave See Watch 5 battente bandiera tedesca è attualmente bloccata al porto di Napoli dopo il fermo di 45 giorni deciso dal governo italiano, rivendica l’azione di soccorso ai migranti del Mediterraneo provenienti dal Nord Africa. La Ong tedesca incassa nel pomeriggio di mercoledì dinanzi all’Autorità Portuale al Varco Pisacane dello scalo marittimo partenopeo la solidarietà degli attivisti della Mediterranea Saving Humans, di Emergency e di altre realtà napoletane assolutamente contrarie al provvedimento deciso dal Ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi. Oltre allo stop di un mese e mezzo della nave all’Organizzazione non governativa è stata comminata una multa da 7500 euro a seguito del salvataggio nel Mediterraneo di 6 persone di nazionalità pachistana e iraniana avvenuta lo scorso 13 agosto. Su X il capo del Viminale ha scritto: “L’imbarcazione, battente bandiera tedesca, non ha rispettato ancora una volta gli obblighi di legge previsti per le operazioni in mare. Una grave violazione delle normative: le attività di ricerca e soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle ong”.

La posizione della Sea Watch

La Sea Watch 5 è arrivata a Napoli il 17 agosto e attualmente non può lasciare il porto per il fermo deciso dal Viminale. La vicenda, peraltro, si inserisce in un clima di contrapposizione tra Italia e Germania sulla ipotesi per Roma di riprendersi dei migranti cosiddetti “dublinanti’’, ossia sottoposti alle norme del Trattato di Dublino che prevedono come del migrante debba farsi carico il Paese di primo approdo. «Noi non collaboriamo con le cosiddette autorità responsabili di crimini contro l’umanità. autorità che nulla hanno a che fare con il soccorso in mare, ma che accrescono enormemente i pericoli per le persone in movimento». Il contenuto di due striscioni esposti nel corso del presidio riaffermano il motivo dell’inizio. “Proteggiamo le persone non i confini” e “Sea rescue is not a crime”. La Ong ha annunciato il ricorso a seguito del fermo.

Le parole di Laura Marmorale

Duro è anche il commento di Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. «Quello che è per noi più grave è la contestazione di non essersi coordinata con la guardia costiera libica. Una richiesta per noi impossibile proprio alla luce dell’applicazione del diritto internazionale che resta la stella polare per la tutela dei diritti umani. A me piace ricordare che ogni imbarcazione è obbligata a prestare un soccorso dinanzi ad una situazione in difficoltà». Marmorale aggiunge: «Come facciamo noi a coordinarci durante un soccorso con chi sappiamo che per certo opererà una cattura, un respingimento e in molti casi anche un affondamento delle imbarcazioni in difficoltà? Questa richiesta è impossibile proprio nell’applicazione del diritto internazionale che per noi non vale fino a un certo punto, ma che è la stella polare a tutela dei diritti umani. La colpa principale di questa organizzazione – incalza la presidente di Mediterranea Saving Humans – è quella di aver soccorso sei persone nel Mediterraneo centrale da annegamento certo. Quello che le viene imputato in maniera più grave, secondo il governo italiano, è di non essersi coordinati con la cosiddetta guardia costiera libica». Per Marmorale «sembra ormai veramente singolare che il governo italiano continui a perpetrare questa sollecitazione e questo comando alle organizzazioni della flotta civile. Le prove che inchiodano i comportamenti delle milizie libiche che costituiscono la cosiddetta guardia costiera e che gestiscono i centri di detenzione, finanziati anche dalla Comunità europea e dal governo italiano, sono tantissime. La Corte Penale Internazionale le ha acquisite e ci sta lavorando. Il caso Almasri – dice sempre Marmorale – lo ha dimostrato in tutta la sua brutale chiarezza».

I timori per il futuro

Ma non è tutto. Il timore degli attivisti è che il governo italiano possa attuare politiche ancora più restrittive verso le Ong. Ad avvertire questo timore è sempre Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Save Humans. «Siamo decisamente preoccupati anche dalle minacce, dallo studio che il governo italiano sta facendo rispetto alle ipotesi di blocco navale, delle leggi ‘ad navem’, che però riguardano unicamente le navi del soccorso civile e non tutte le imbarcazioni che operano un soccorso. Mi piace sempre ricordare che ogni imbarcazione è obbligata a operare un soccorso davanti a una situazione di difficoltà». In un momento di forte polarizzazione tra le varie posizioni dei cittadini italiani rispetto al tema immigrazione, alle attività di salvataggio in mare e accoglienza dei migranti, Marmorale si lascia andare ad una ulteriore considerazione. «Siamo ancora più preoccupati perché questa opera di propaganda che ha individuato le persone in movimento come i nemici pubblici numero uno in questo momento per la sicurezza del Paese sta deviando completamente l’attenzione dal disastro in cui questo Paese sta piombando. Se la popolazione italiana in questo momento fa decisamente fatica ad arrivare a fine mese e a fare il pieno di carburanti alla macchina, non credo che la responsabilità sia da attribuire – conclude alle persone che scappano da condizioni di vita allucinanti».

di Antonio Sabbatino

 

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Tecnologie innovative e scrittura braille per l’accesso all’arte di ipovedenti e non vedenti

Venerdì 28 agosto, alle ore 18:30, piazzetta Vico Noce a Benevento ospiterà un appuntamento dedicato alle tecnologie innovative e alla scrittura in braille come strumenti per facilitare l’accesso all’arte da parte delle persone ipovedenti e non vedenti. Al centro della serata, la presentazione del volume in braille “Costruirsi per decostruirsi”, scritto da Mario Ferraro ed edito dal Centro Braille San Giacomo, società cooperativa sociale di Bologna. L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione sul tema dell’accessibilità culturale, un ambito in cui la trascrizione in braille e le tecnologie assistive stanno progressivamente ampliando le possibilità di fruizione dell’arte, della letteratura e dei contenuti multimediali da parte di chi vive una disabilità visiva. Portare un volume come questo in una piazza, in un contesto pubblico e aperto alla cittadinanza, è di per sé un gesto simbolico: sposta il tema dell’inclusione dagli spazi specialistici a quelli della vita quotidiana e del confronto comune.

Un dialogo tra istituzioni, associazionismo e terzo settore

A dialogare con l’autore durante la presentazione saranno diverse figure che rappresentano il tessuto istituzionale e associativo impegnato sul fronte della disabilità visiva nel territorio sannita e non solo. Carmen Coppola, Assessora alle Politiche Sociali e per la Disabilità del Comune di Benevento, porterà il punto di vista dell’amministrazione locale sulle politiche di inclusione. Per l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Sezione di Benevento, interverranno Antonio Leparulo e Clelia De Falco, mentre Pasquale Orlando parteciperà in rappresentanza del CSV Irpinia Sannio. Chiude il parterre di relatori Umberto Cristadoro, Presidente ACLI Metropolitane e del CSV Napoli.

La compresenza di un assessorato comunale, di un’associazione storica di categoria come l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e di due Centri di Servizio per il Volontariato testimonia come il tema dell’accessibilità all’arte e alla cultura per le persone con disabilità visiva richieda oggi un lavoro di rete tra livelli istituzionali diversi e realtà del terzo settore, ciascuna portatrice di competenze e responsabilità specifiche.

Il valore simbolico di una serata en plein air

Non è un dettaglio secondario la scelta di ambientare la presentazione in una piazzetta cittadina, in orario serale, in pieno agosto: un modo per intercettare un pubblico più ampio di quello che normalmente frequenta le sale convegni o le presentazioni editoriali “tradizionali”, e per riportare al centro dell’attenzione pubblica un tema che troppo spesso resta confinato agli addetti ai lavori. La serata di Benevento si propone così non solo come la presentazione di un libro, ma come un’occasione di incontro e confronto sul modo in cui tecnologia, scrittura e istituzioni possono lavorare insieme per abbattere le barriere che ancora oggi limitano l’accesso alla cultura per le persone ipovedenti e non vedenti. L’appuntamento è dunque per venerdì 28 agosto, alle 18:30, in Piazzetta Vico Noce, a

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Carceri, la nuova legge sui detenuti tossicodipendenti copre solo il 2% degli aventi diritto: l’allarme del Garante

È entrata in vigore lo scorso 21 agosto la legge che il Governo ha presentato come una riforma epocale per i detenuti tossicodipendenti: una nuova forma di detenzione domiciliare riservata a chi è inserito in percorsi terapeutici e socio-riabilitativi per dipendenze da droghe o alcol. Ma i numeri, letti a un mese dall’entrata in vigore, raccontano una storia diversa da quella annunciata. I 19,4 milioni di euro stanziati per il 2026 finanziano infatti circa 500 posti, a fronte di una popolazione carceraria con problemi di dipendenza che in Italia supera le 20mila persone. Poco più del 2 per cento.

A fare i conti è Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, che oggi si è recato nel carcere di Poggioreale per incontrare i detenuti tossicodipendenti della struttura. «Altro che indulto mascherato», dice Ciambriello, respingendo con nettezza una delle etichette più diffuse nel dibattito pubblico sulla riforma. La legge 5 agosto 2026, n. 140, spiega, non introduce alcuna misura clemenziale: le alternative al carcere per chi soffre di dipendenze esistono da decenni e vengono già applicate, con un percorso che richiede una rigorosa istruttoria della magistratura e un progetto terapeutico reale, da svolgere anche sul territorio attraverso i Servizi per le dipendenze (SerD) e le comunità accreditate.

Il Garante non nasconde di aver accolto con favore l’impianto della riforma, in particolare il principio che la sottende: riconoscere la tossicodipendenza come una malattia, non come una colpa. «Curare una persona con una dipendenza non significa cancellarne la responsabilità penale», precisa, «ma affrontare la causa del disagio per ridurre il rischio di recidiva e favorire il reinserimento sociale». Il nodo, per Ciambriello, non è dunque il principio ispiratore della legge, ma la distanza tra quel principio e le condizioni concrete per applicarlo.

La partita si gioca sull’attuazione

La normativa prevede l’accesso a programmi terapeutici residenziali o semiresidenziali, sottoposti a una valutazione giudiziaria sull’efficacia del percorso rispetto al recupero della persona, e istituisce una commissione centrale incaricata di definire linee guida uniformi su tutto il territorio nazionale. Proprio qui, secondo Ciambriello, si gioca la partita più delicata: la commissione deve ancora essere costituita, le linee guida devono essere scritte, le comunità terapeutiche devono ricevere gli accreditamenti necessari, e resta da stabilire come distribuire concretamente i fondi stanziati. «La legge è entrata in vigore, ma non può funzionare senza gli strumenti organizzativi necessari», avverte il Garante, che si dice comunque fiducioso di poter verificare, da gennaio, l’efficacia reale della misura, a condizione che vengano coinvolti servizi pubblici, Regioni, SerD e realtà accreditate con personale e risorse adeguate.

La fotografia della Campania

Il tema assume un rilievo particolare in Campania, dove su una popolazione carceraria di 8.046 detenuti, 2.125 hanno problemi di dipendenza: 841 solo nel carcere di Poggioreale, 306 a Secondigliano. Numeri che per Ciambriello raccontano «una realtà che non può essere affrontata soltanto con il carcere» e che richiedono un potenziamento strutturale dei servizi, dentro e fuori le mura penitenziarie: più psicologi, assistenti sociali, educatori, e uffici di esecuzione penale esterna e di giustizia minorile più forti, per un sistema di misure alternative che riguarda un fenomeno più ampio della sola nuova legge.

Non è un punto di partenza da zero, tiene a ricordare il Garante: circa 4.400 persone sono già oggi in affidamento terapeutico, un dato che per Ciambriello dimostra come cura e reinserimento possano già funzionare come strumenti di sicurezza sociale, grazie ai finanziamenti regionali e alla collaborazione tra SerD e comunità accreditate. «La nuova legge deve rafforzare, non sostituire, questa rete», sottolinea.

La conclusione del Garante campano è anche un monito rivolto a chi dovrà tradurre la norma in pratica: «La vera sfida della nuova legge è questa: non annunciare numeri, ma costruire percorsi di cura che funzionino davvero».

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