11 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Instabilità economica, inflazione e disoccupazione stanno amplificando la vulnerabilità dei nuclei familiari più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni, sempre più esposti al rischio di maltrattamento. Parallelamente, si fa strada la minaccia della “povertà relazionale“: l’assenza di figure di riferimento, legami significativi e spazi protetti sta privando i minorenni di ogni rete di tutela, stringendoli in una morsa di doppia fragilità.
È quanto emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione CESVI e presentato a Roma alla presenza del Capo del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianfranco Costanzo, che ha portato un messaggio della Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, e della Presidente e del direttore generale di CESVI, Ilaria Dallatana e Stefano Piziali.
Hanno inoltre partecipato alla presentazione il Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo Paolo Bonassi, la ricercatrice CESVI Giovanna Badalassi, Maria Rosaria Centrone di Articolo 12 e la referente CESVI Napoli e Bari Renata Molino, con la speciale partecipazione della psicoterapeuta Stefania Andreoli.
Il rapporto analizza i fattori di rischio e la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia, mettendo in evidenza un’Italia a due velocità: nelle regioni del Nord, con reti sociali più solide e servizi più strutturati, emergono miglioramenti, mentre nei territori caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, come alcune regioni del Meridione, persistono condizioni di rischio più elevate a cui non corrisponde un’adeguata risposta attraverso servizi di supporto. I servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144mila utenti (copertura media: 495 utenti ogni 100.000 abitanti target) sono molto più diffusi al Nord (741 utenti/100.000 abitanti) rispetto al Centro (322,1) e al Mezzogiorno (271,0).
Il focus di questa edizione, dal titolo GENERAZIONE SOLA, è dedicato alla povertà relazionale e al suo legame con il maltrattamento infantile. Ne emerge un quadro netto: la povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere. La povertà relazionale può manifestarsi nella solitudine, nell’assenza di ascolto, nella fragilità dei legami familiari, nella mancanza di amici, nel bullismo, nella scarsa presenza di adulti capaci di intercettare il disagio. È una forma di vulnerabilità meno visibile, ma decisiva: quando si indeboliscono le relazioni, diminuiscono anche i fattori protettivi che aiutano bambine e bambini a crescere in sicurezza. Per questo CESVI invita ad adottare un approccio integrato e multidimensionale per contrastare povertà relazionale e maltrattamento, rafforzando gli spazi educativi e di aggregazione, sostenendo le famiglie, valorizzando il ruolo della scuola e promuovendo reti territoriali integrate tra servizi, terzo settore e comunità locali.
“Il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale e di salute pubblica, che non può essere letto solo come una questione individuale o familiare”, dichiara Stefano Piziali, Direttore Generale di Fondazione CESVI. “I risultati di questa edizione ci ricordano che il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono. L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. I dati mostrano alcuni segnali incoraggianti, come la ripresa dei servizi a sostegno della genitorialità e dei servizi sociali territoriali dopo la pandemia, ma evidenziano anche persistenti disuguaglianze territoriali e criticità strutturali che non possiamo ignorare. Preoccupa, in particolare, la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento”.
Per affrontare queste sfide è necessario superare una logica emergenziale e investire con continuità in un sistema integrato di protezione dell’infanzia che coinvolga istituzioni, Terzo Settore, scuola, servizi sanitari e comunità educante. “Occorre rafforzare quelle che definiamo vere e proprie ‘antenne sociali’ – pediatri, insegnanti, operatori sociali –” prosegue Piziali, “capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento. È altrettanto importante investire nella formazione degli operatori, nel monitoraggio dell’impatto degli interventi e nella costruzione di banche dati integrate che consentano di valutare in modo più efficace il contributo del pubblico e del privato sociale alla tutela dei diritti dei bambini. La prevenzione passa anche dalla capacità di misurare ciò che funziona e di orientare le risorse verso le esperienze più efficaci”.
L’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia – redatto con la supervisione di un comitato scientifico composto da Stefania Andreoli (psicoterapeuta), Donata Bianchi (Istituto degli Innocenti), Raffaello Castagna (Responsabile Osservatorio e Misurazione Impatto – Intesa Sanpaolo), Marianna Giordano (Coordinamento Italiano Servizi Contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), Maria Giuseppina Muratore (ISTAT), Valentina Prisciandaro (Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali) e Marina Terragni (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) – si basa su 65 indicatori statistici regionali, selezionati dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale, e analizza le regioni italiane rispetto a sei capacità fondamentali: cura di sé e degli altri, vivere una vita sana, vivere una vita sicura, acquisire conoscenza e sapere, lavorare, accedere a risorse e servizi.
UNA GENERAZIONE SOLA. Dall’approfondimento di questa edizione (che ha coinvolto bambini e bambine tra i 9 e i 12 anni, equamente distribuiti per genere, in quattro focus group svolti all’interno delle Case del Sorriso di CESVI) emerge che il benessere di un bambino si costruisce, o si incrina, nel quadro relazionale che lo circonda: la famiglia, i coetanei, gli adulti di riferimento, gli abitanti del quartiere in cui cresce. La famiglia è il primo spazio di protezione emotiva e spesso svolge un ruolo centrale nell’ascolto e nella cura, ma può essere intaccata da criticità molto difficili da gestire per un minore: rapporti difficili con i padri, conflitti di coppia, tensioni economiche e carichi di lavoro che riducono la presenza adulta, lasciano nei bambini tristezza, insicurezza e senso di abbandono. Anche le relazioni tra pari sono decisive per il benessere, ma è proprio tra coetanei che emergono alcune delle esperienze più dolorose: il bullismo, spesso legato a body-shaming, razzismo e omofobia, produce ansia, isolamento, perdita di autostima. Conseguenze che restano invisibili quando mancano adulti – educatori, insegnanti, psicologi, genitori – capaci di rendersi conto della criticità e intervenire.
Il rapporto documenta, inoltre, un legame molto stretto tra povertà economica, povertà relazionale e rischio di maltrattamento.
La povertà economica sottrae tempo ed energia ai genitori, alimenta conflitti domestici e limita l’accesso dei bambini ad attività sportive, spazi di socialità e opportunità educative, riducendo le occasioni di relazione proprio nei contesti in cui sarebbero più necessarie. Le opportunità offerte dal quartiere in cui si vive possono amplificare o attenuare questa dinamica: nei luoghi dove prevalgono insicurezza, violenza e assenza di servizi, cresce la paura e si restringe lo spazio per crescere, mentre un centro diurno, una biblioteca, un campetto sportivo possono diventare fattori protettivi decisivi.
Maltrattamento all’infanzia e povertà relazionale sono dunque problematiche strettamente collegati, che si rafforzano a vicenda e incidono sulla vita dei minorenni in famiglia, a scuola e nel territorio. E la protezione dei bambini passa dalla qualità dei legami, dal sostegno alle famiglie e dalla presenza di spazi educativi accessibili, in cui i minorenni siano riconosciuti non solo come destinatari di interventi, ma come soggetti attivi nell’indicare bisogni e priorità.
INDICE REGIONALE 2026: DIVARI TERRITORIALI FORTI. L’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia di CESVI analizza, per ciascuna regione italiana, fattori di rischio e servizi di prevenzione e cura, classificando le regioni in quattro cluster: regioni a elevata criticità, reattive, virtuose e stabili e mettendo in evidenza le differenze territoriali nella prevenzione e nel contrasto del maltrattamento all’infanzia.
Dall’analisi di quest’anno risulta che la regione italiana con la migliore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia è l’Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Le regioni che presentano maggiori criticità sono, invece, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
L’analisi delle sei capacità mostra alcune peculiarità specifiche: l’Emilia-Romagna risulta prima nella capacità di cura e di accesso alle risorse, il Veneto nella capacità di lavorare, il Friuli-Venezia Giulia nella capacità di acquisire conoscenza e sapere, la Toscana nella capacità di vivere una vita sana, l’Umbria nella capacità di vivere una vita sicura. Le regioni che presentano le maggiori criticità (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) oscillano tra la nona e la 20esima posizione per tutte le capacità, confermando, come negli anni precedenti importanti criticità complessive di sistema, ma mostrando comunque anche segnali di progresso su specifici indicatori. In particolare, la Campania risulta ultima sia nella capacità di lavorare che in quella di vivere una vita sana, la Calabria risulta ultima nella capacità di accesso alle risorse, la Sicilia in quella di acquisire conoscenza e sapere e la Puglia risulta penultima nella capacità di vivere una vita sicura.
In relazione ai fattori di rischio, le regioni con una situazione di contesto più favorevole sono Trentino-Alto Adige, Veneto e Valle d’Aosta, seguite da Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana. Le maggiori criticità si registrano invece in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania. Rispetto alle precedenti edizioni dell’Indice, il miglioramento più spiccato è quello della Liguria, che sale di ben quattro posizioni, seguita da Veneto e Valle d’Aosta, che migliorano entrambe di tre posizioni. La Lombardia arretra invece di ben cinque posizioni e l’Emilia-Romagna di quattro.
Sul fronte dei servizi di prevenzione e cura, l’Emilia-Romagna si conferma la regione con la migliore dotazione strutturale, seguita da Veneto, Umbria, Toscana e Valle d’Aosta. Le regioni con maggiori criticità sono Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Tra le variazioni più significative, il Piemonte avanza di quattro posizioni, mentre Abruzzo e Marche arretrano di tre.
Le regioni italiane che presentano la situazione in assoluto più critica sono quelle in cui fattori di rischio elevati si combinano a servizi sotto la media nazionale. Si tratta Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Basilicata, Abruzzo e Lazio.
LE CASE DEL SORRISO. Per fronteggiare il problema del maltrattamento e della trascuratezza verso bambine e bambini, Fondazione CESVI ha attivato nelle città di Bari, Napoli, Siracusa e Milano il programma “Case del Sorriso”, finalizzato proprio a migliorare la condizione di minorenni e famiglie. Le strutture di sostegno all’infanzia di CESVI sono attive in contesti molto complessi, segnati da fragilità economica e socioculturale, criminalità minorile, dispersione scolastica e carenza di spazi educativi e di aggregazione: a Napoli nel quartiere di San Pietro a Patierno, a Bari nel quartiere San Paolo, a Siracusa vicino al quartiere periferico di Mazzarona. Nei prossimi mesi sarà inaugurata un’ulteriore Casa del Sorriso nel municipio 9 di Milano, caratterizzato da un forte disagio giovanile. Gli spazi offrono attività di sostegno psicologico e ascolto, di supporto alla genitorialità, laboratori sportivi, psicomotori, artistico-espressivi, proposte educative.
“Come CESVI continuiamo a lavorare in questa direzione attraverso le Case del Sorriso e i programmi di sostegno alle famiglie, convinti che ogni intervento di prevenzione rappresenti non solo una tutela dei diritti dell’infanzia, ma anche un investimento strategico per il futuro del Paese. Garantire a ogni bambino un ambiente sicuro, relazioni di qualità e opportunità di crescita significa costruire una società più equa, coesa e resiliente”, conclude Piziali.
Il programma “Case del Sorriso” è attivo anche in altri Paesi del Mondo, con strutture che offrono spazi protetti di gioco, distribuzione di pasti, sostegno alle attività scolastiche e igiene personale ai minorenni e alle famiglie in difficoltà in Brasile, ad Haiti, in India, Sudafrica, Perù e Zimbabwe. Il programma è attivo anche con progetti a favore dell’infanzia in zone colpite da gravi emergenze umanitarie innescate da conflitti, dove la Fondazione fornisce, in affiancamento agli interventi di risposta all’emergenza, attività per i bambini, di tipo educativo e ricreative, supporto psicosociale e accesso ai servizi igienico-sanitari.
L’evento di presentazione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia di CESVI è stato Patrocinato da Rai Per la Sostenibilità ESG e realizzato con la media partnership Rai; la settima edizione del rapporto è stata realizzata con il contributo di Intesa Sanpaolo.
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11 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Napoli rende memoria a Luigi Di Sarno, artista partenopeo scomparso prematuramente nell’agosto 2025 mentre lavorava in Calabria. A ricordarlo è un’opera di street art realizzata dai giovanissimi nel “suo” Rione Luzzatti, nella zona orientale della città. L’intervento creativo è parte delle azioni dal basso messe in campo per rigenerare il cosiddetto “rione dell’Amica Geniale” attraverso l’arte e la cura del verde urbano.
Il murale dedicato a Luigi Di Sarno, morto tragicamente poco meno di un anno fa, è nato dopo il processo di ascolto e confronto promosso dall’associazione “Idee in Azione” attraverso il progetto “Nei viali dell’Amica Geniale” finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma Erasmus+. L’iniziativa, grazie al coinvolgimento dei giovani, opera per la cura e la rigenerazione di spazi pubblici portando bellezza in luoghi trascurati e contribuendo a restituire decoro in alcune aree del capoluogo campano.
L’opera di street art è parte del percorso di co-progettazione partecipata facilitata dall’artista Trisha Palma cui hanno preso parte i residenti e i famigliari di Luigi Di Sarno che guardava all’arte come strumento di espressione e dialogo. Testimonianze, racconti e ricordi sono stati elementi preziosi per la costruzione del murale collocato sulla facciata del palazzo in cui risiedeva Luigi. La scelta del luogo è stata rafforzata dalla presenza di tracce di colore sul marciapiede lasciate nel tempo dall’attività artistica di Di Sarno che era solito dipingere all’aperto e vivere il quartiere come luogo di incontro, ricerca e produzione creativa.
Protagonisti assoluti i giovani che sono stati coinvolti nel processo decisionale sin dall’ideazione, alla progettazione fino alla realizzazione concretizzando pratiche di collaborazione, problem solving, pensiero critico, creatività e cittadinanza attiva. Principi e valori che accompagnano l’altra complessa azione di rigenerazione urbana promossa dall’associazione “Idee in Azione”. Difatti, il progetto “Nei viali dell’Amica Geniale”, in linea con gli EU Youth Goals, insiste sulla riqualificazione del verde urbano coinvolgendo un gruppo di adolescenti e giovani adulti che hanno preso in adozione due grandi aiuole comunali che si estendono per oltre 1500 metri quadrati nel cuore del Rione Luzzatti.
Il progetto – che ha ricevuto il patrocinio morale del Comune di Napoli – sarà presentato alla cittadinanza e alle istituzioni sabato 20 giugno 2026. Si parte alle ore 10 nella biblioteca comunale “Agostino Collina” (via Murialdo 7) alla presenta dell’assessore comunale al verde Vincenzo Santagada, della presidente della IV Municipalità Maria Caniglia e del consigliere comunale Luigi Musto. A seguire, alle ore 11,30, il “taglio del Nastro” alle aiuole rigenerate nel cuore del rione Luzzatti.
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11 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Sabato 13 giugno 2026, dalle ore 18:00 in piazza Garibaldi a Napoli, si terrà “UAH – Un mondo è possibile”, opera-evento che rappresenta la seconda tappa del format, dopo “È ‘na fera” realizzata a Pollica (Salerno). Una ricerca artistica che coinvolge circa 120 artisti tra studenti, docenti e dottorandi del corso di Nuove Tecnologie dell’Arte (Accademia di Belle Arti di Napoli) e i Dipartimenti di Biologia, Ingegneria dei Materiali e Agraria dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con il progetto Bella Piazza e l’intera comunità di piazza Garibaldi, uniti nella costruzione di una grande scultura antropologica-relazione che mira ad amplificare e mettere in comunicazione emozioni e sentimenti e generare azioni di cura per il territorio e per i suoi abitanti.
Piazza Garibaldi a Napoli si presenta come luogo pieno di culture, di persone che attraversano la stazione in cui la convivenza non è mai un dato acquisito, ma una fragile pratica quotidiana di resistenza e adattamento continuo, dove ognuno si sente inevitabilmente fuori luogo. Questo disorientamento condiviso diventa la chiave per abbattere le barriere: scoprirsi reciprocamente stranieri trasforma l’incontro in necessità. Per riuscirci, occorre mettersi scomodi e abbandonare i propri ritmi consolidati, accogliendo l’altro attraverso pratiche per abitare il futuro prima che scompaia. Solo allargando i propri punti di riferimento è possibile superare i confini, mutando la diffidenza in fiducia e in un dialogo autentico.
Nasce così UAH! Un termine che richiama la parola “oasi” (dal greco ὄασις, “stazione”, che risale all’antico egizio uah con il significato di “riunire, raccogliere, mettere insieme”). UAH è un’esclamazione spontanea di chi si sorprende davanti a qualcosa che interrompe la solita routine, diventando un ponte tra storie, linguaggi e culture differenti, dove il tempo si ferma e apre alla visione di un futuro condiviso.
L’evento si dispiegherà attraversando l’intera piazza, trasformandola in uno spazio aperto di incontro, osservazione e partecipazione collettiva. Associazioni, artisti, abitanti e realtà del territorio contribuiranno a costruire un’esperienza condivisa capace di connettere Pollica e Piazza Garibaldi attraverso immagini, suoni, installazioni, pratiche conviviali e momenti di scambio.
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11 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Contrastare l’inquinamento e promuovere una maggiore attenzione verso l’ambiente marino grazie al coinvolgimento di chi il mare lo guarda quotidianamente attraverso la lente della cura, del volontariato e anche dello sport. Due città, due territori diversi ma un obiettivo comune: ripulire fondali e arenili per salvaguardare il mare e tutto ciò ad esso collegato. È questo il filo conduttore che unisce le iniziative promosse negli ultimi giorni tra Torre del Greco e Portici, dove volontari, istituzioni, associazioni e operatori del settore sono scesi in campo – anzi, letteralmente in mare – per contrastare l’inquinamento e promuovere una nuova cultura del rispetto ambientale.
È Torre del Greco che domenica scorsa ha ospitato una delle tappe nazionali di Spazzapnea, l’iniziativa ideata da Paolo Acanti e promossa da Apnea Academy, che da anni coniuga sport, cittadinanza attiva e sensibilizzazione ambientale. L’evento, coordinato per l’area napoletana da Enrico Lupo, vicepresidente nazionale di Apnea Academy, si è svolto con il supporto del Circolo Nautico Torre del Greco, guidato dal presidente Gianluigi Ascione, che ha ospitato la manifestazione mettendo a disposizione strutture e supporto logistico. Decine di apneisti, subacquei e volontari si sono dati appuntamento nell’area del molo di levante e di via Calastro, trasformandosi per una mattinata in veri e propri “spazzini del mare”. Per circa tre ore i partecipanti hanno lavorato alla rimozione dei rifiuti accumulati sui fondali e lungo le banchine portuali, recuperando ogni sorta di materiale. L’iniziativa si è svolta contemporaneamente in altre tredici località italiane, confermando una crescita costante della partecipazione e dell’attenzione verso le problematiche ambientali che interessano i mari italiani. «Ogni oggetto riportato in superficie rappresenta la testimonianza concreta di comportamenti scorretti che finiscono per gravare sugli ecosistemi marini e sull’intera collettività», hanno sottolineato gli organizzatori, ribadendo come il vero obiettivo della manifestazione sia soprattutto quello di educare al rispetto dell’ambiente attraverso gesti concreti. Alla giornata hanno preso parte anche rappresentanti delle istituzioni cittadine e delle autorità marittime. Tra questi il vicesindaco di Torre del Greco e il Capitano di Fregata Angelo Labella, comandante della Capitaneria di Porto e capo del Compartimento Marittimo di Torre del Greco.
Se Spazzapnea rappresenta il momento simbolico e collettivo della cura del mare, a pochi chilometri di distanza la stessa battaglia è stata e sarà portata avanti ogni giorno attraverso il progetto Pelikan 2026, promosso dal FLAG Litorale Miglio d’Oro in collaborazione con il Comune di Portici.
L’iniziativa ripartita proprio da qualche giorno, prevede la pulizia costante dello specchio acqueo del litorale cittadino e dell’area del porto del Granatello attraverso l’impiego del battello Spazzamare, che sarà operativo per tutta la stagione estiva fino a settembre. Le attività proseguiranno poi fino a dicembre con azioni di monitoraggio e presidio ambientale.
Già nei primi giorni di attività gli operatori hanno recuperato numerosi sacchi di rifiuti galleggianti, intervenendo per prevenire il deterioramento dell’ecosistema marino e migliorare la qualità delle acque costiere. Tra le novità più significative, quest’anno, figura l’introduzione di un drone acquatico dedicato alla pulizia delle acque di riva e al supporto delle operazioni di monitoraggio. Una tecnologia che consentirà di ampliare ulteriormente la capacità di intervento e di controllo nelle aree più difficili da raggiungere. L’obiettivo condiviso da entrambe le iniziative è questo: far comprendere che la tutela dell’ambiente non può essere affidata soltanto a interventi straordinari. La raccolta dei rifiuti è fondamentale, ma da sola non basta. Servono prevenzione, educazione ambientale e comportamenti responsabili da parte di cittadini, visitatori e operatori economici. Le immagini dei fondali ripuliti a Torre del Greco e quelle dei sacchi recuperati dalle acque di Portici raccontano la stessa verità: il mare restituisce ciò che riceve. E che senza cura, non c’è soluzione.
di Nadia Labriola
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10 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
La prevenzione passa anche dall’attività fisica, dall’alimentazione e dalla costruzione di stili di vita sani. È da questa convinzione che nasce “Benessere Donna in Movimento”, il progetto presentato nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo alla presenza del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, dell’assessora allo Sport e alle Pari Opportunità Emanuela Ferrante, dei rappresentanti del Terzo settore e del mondo della prevenzione oncologica. L’iniziativa sarà realizzata dall’ALTS – Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno, grazie al sostegno del Centro Servizi per il Volontariato di Napoli e di UniCredit, nell’ambito del bando “Semi di Bene”, che ha selezionato il progetto tra le migliori proposte presentate sul territorio. Si tratta del primo progetto pilota regionale promosso da un’associazione di volontariato con l’obiettivo di incidere concretamente sulla prevenzione primaria del tumore al seno. L’idea alla base del progetto è semplice ma ambiziosa: trasformare le evidenze scientifiche in comportamenti quotidiani, aiutando le donne ad adottare stili di vita capaci di ridurre il rischio di sviluppare la malattia.
L’urgenza di investire sulla prevenzione emerge chiaramente dai dati illustrati durante la conferenza. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati oltre 55 mila nuovi casi di tumore della mammella, la neoplasia più diffusa tra le donne, che rappresenta circa il 30% di tutti i tumori femminili. Sono inoltre più di 900 mila le donne che vivono dopo una diagnosi e il trattamento di un carcinoma mammario, mentre la sopravvivenza a cinque anni supera oggi l’85%, grazie ai progressi della ricerca, delle terapie e della diagnosi precoce. Risultati importanti che, tuttavia, non cancellano le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione, ancora particolarmente evidenti nelle fasce sociali più fragili e in alcune aree del Mezzogiorno.
A sottolineare il valore del partenariato è stato Umberto Cristadoro, presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Napoli: «Il CSV svolge una funzione di tessitore tra Terzo settore, istituzioni, associazioni ed eccellenze scientifiche. Da questa capacità di creare connessioni nascono collaborazioni di grande valore per il territorio. Questo progetto affronta il tema della prevenzione ma guarda anche alle fragilità sociali, alle relazioni e alla partecipazione. La donna viene riconosciuta come motore della comunità e della vita sociale. Il nostro auspicio è che iniziative come questa possano consolidarsi e trovare nuove risorse per continuare a crescere». Per l’assessora allo Sport e alle Pari Opportunità Emanuela Ferrante, il progetto rappresenta un esempio concreto di politica sociale orientata al benessere delle persone: «È un’iniziativa che mette le donne al centro e che promuove il benessere nella sua interezza. Sport, alimentazione e cura di sé sono strumenti fondamentali per migliorare la qualità della vita e favorire inclusione e partecipazione. La tutela del benessere individuale e collettivo è uno degli obiettivi principali della nostra azione amministrativa e per questo guardiamo con favore a progetti capaci di generare un impatto sociale positivo».
Il presidente dell’ALTS Giuseppe D’Aiuto ha ricordato come la lotta contro il tumore al seno sia profondamente cambiata negli ultimi quarant’anni: «Quando fondammo l’ALTS i nuovi casi erano circa 26 mila all’anno. Oggi sono oltre 58 mila. Se da una parte i tassi di guarigione sono cresciuti fino a raggiungere livelli tra i migliori in Europa, dall’altra possiamo fare ancora di più intervenendo prima che la malattia si sviluppi. Le evidenze scientifiche dimostrano che alimentazione corretta e attività fisica regolare possono ridurre significativamente il rischio di ammalarsi, fino al 50%». Un cambio di prospettiva che sposta l’attenzione dalla sola diagnosi precoce alla cosiddetta prevenzione primaria, cioè all’eliminazione o alla riduzione dei fattori di rischio modificabili.
La coordinatrice scientifica dell’ALTS Nunzia Nappo ha illustrato nel dettaglio il percorso che coinvolgerà le partecipanti: «Benessere Donna in Movimento nasce per agire sui fattori di rischio modificabili del tumore al seno. Oltre alle attività di informazione e sensibilizzazione, sarà avviato un percorso pratico che coinvolgerà un gruppo di donne in programmi di allenamento guidati da professionisti qualificati, laboratori di cucina e percorsi nutrizionali personalizzati. Vogliamo dimostrare concretamente come la prevenzione primaria possa incidere sulla riduzione del rischio di malattia». Il progetto prevede infatti attività sportive, camminate, momenti formativi, laboratori dedicati all’alimentazione sana e un accompagnamento nutrizionale individuale, con l’obiettivo di tradurre le conoscenze scientifiche in comportamenti sostenibili nel tempo. Nel suo intervento, il sindaco Gaetano Manfredi ha evidenziato il carattere innovativo dell’iniziativa, che interpreta la salute come una dimensione più ampia del semplice aspetto sanitario: «Ciò che apprezzo particolarmente è la visione moderna del progetto. Oggi la prevenzione non può essere considerata soltanto un tema medico, ma deve essere inserita in un concetto più ampio di salute che comprende il benessere fisico, sociale e ambientale. Dobbiamo aiutare le giovani donne ad adottare stili di vita sani e, allo stesso tempo, contrastare le disuguaglianze che spesso rendono l’accesso alla prevenzione dipendente dalle condizioni economiche. Per affrontare sfide così complesse è necessario un patto tra istituzioni, volontariato, società civile e soggetti privati». “Benessere Donna in Movimento” si propone dunque come un modello innovativo che integra prevenzione, attività fisica, educazione alimentare e inclusione sociale. Un progetto che punta a trasformare la salute in una responsabilità condivisa e che vede nella collaborazione tra istituzioni, volontariato e mondo scientifico la chiave per costruire comunità più consapevoli e resilienti.
di Adriano Affinito
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