Scuola, approvato il calendario per il nuovo anno. Ecco quando si ritorna in classe (e quali sono i ponti)

La Regione Campania ha approvato il Calendario scolastico 2026/2027, definendo le date di inizio e conclusione delle lezioni e i periodi di sospensione delle attività didattiche per il prossimo anno scolastico. Per tutti gli ordini e i gradi di istruzione e per i percorsi formativi, le lezioni prenderanno il via martedì 15 settembre 2026 e termineranno martedì 8 giugno 2027. Fa eccezione la scuola dell’infanzia, dove le attività educative proseguiranno fino al 30 giugno 2027.

Il calendario comprende, oltre alle festività nazionali, alcune giornate di sospensione che permetteranno a studenti e famiglie di organizzare diversi periodi di pausa nel corso dell’anno. Un primo piccolo ponte arriverà  a novembre: il 2 novembre, lunedì, sarà giornata di sospensione e, cadendo il 1° novembre di domenica, si creerà un fine settimana lungo da sabato 31 ottobre a lunedì 2 novembre.

Particolarmente favorevole sarà il calendario di dicembre. Le scuole resteranno chiuse il 7 e l’8 dicembre, rispettivamente lunedì e martedì. Considerando il precedente fine settimana, studenti e famiglie potranno contare su quattro giorni consecutivi di pausa, dal 5 all’8 dicembre.

La pausa più lunga dell’anno scolastico sarà naturalmente quella natalizia. Le attività didattiche saranno sospese dal 23 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, consentendo di trascorrere le festività con una lunga interruzione delle lezioni.

Un altro ponte arriverà a febbraio in occasione del Carnevale. La sospensione prevista per lunedì 8 e martedì 9 febbraio 2027, unita al precedente fine settimana, permetterà di avere quattro giorni consecutivi senza lezioni, dal 6 al 9 febbraio.

Anche il periodo pasquale offrirà una pausa particolarmente lunga. Le lezioni saranno sospese dal 25 al 30 marzo 2027, da giovedì a martedì, creando un periodo di sei giorni consecutivi di stop comprendendo anche il fine settimana.

Nel calendario figurano inoltre le festività del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno. In questi casi, però, non si creeranno veri e propri ponti: il 25 aprile 2027 cadrà infatti di domenica, il 1° maggio di sabato, mentre il 2 giugno sarà mercoledì.

Il nuovo calendario scolastico consente dunque di individuare già da ora alcuni dei periodi più favorevoli per famiglie e studenti. Tra i principali appuntamenti spiccano il ponte del 2 novembre, quello dell’Immacolata, le vacanze di Natale, il ponte di Carnevale e la lunga pausa prevista per Pasqua.

Per gli studenti campani il ritorno sui banchi è quindi fissato al 15 settembre 2026, mentre l’ultimo giorno di scuola sarà l’8 giugno 2027. Per i bambini della scuola dell’infanzia, invece, le attività educative termineranno il 30 giugno 2027.

L’articolo Scuola, approvato il calendario per il nuovo anno. Ecco quando si ritorna in classe (e quali sono i ponti) proviene da Comunicare il sociale.

SOCIAL MEDIA E MINORI, TELEFONO AZZURRO: «NON BASTA VIETARE. È LA TECNOLOGIA CHE DEVE ADATTARSI AI BAMBINI»

Il crescente numero di Paesi che introducono o discutono limiti di età per l’accesso dei minori ai social network segna un cambiamento importante: dopo anni di autoregolamentazione, la protezione dei bambini nell’ambiente digitale sta diventando una responsabilità pubblica e un obbligo per le piattaforme.
Nel dibattito aperto anche in Italia sull’ipotesi di limitare l’accesso ai social network per gli under 15, Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro ETS invita però a non ridurre una questione complessa alla sola scelta dell’età minima.

«Una soglia anagrafica può rappresentare uno strumento importante di protezione, soprattutto per i più piccoli, ma non può costituire da sola una politica per l’infanzia», afferma Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro. «La domanda non è soltanto a quale età consentire l’accesso ai social, ma quali caratteristiche debba avere un ambiente digitale per essere sicuro e appropriato allo sviluppo di bambini e adolescenti».

Per Telefono Azzurro, la responsabilità deve ricadere innanzitutto sulle piattaforme: profili privati e impostazioni protettive per default, limiti alla geolocalizzazione e ai contatti indesiderati, maggiore tutela rispetto agli algoritmi di raccomandazione, alla profilazione e alle tecniche progettate per massimizzare l’engagement.
La Fondazione sostiene inoltre sistemi di age assurance efficaci ma rispettosi della privacy, capaci di verificare la fascia di età senza determinare una raccolta generalizzata di documenti e dati personali.

Particolare attenzione deve essere dedicata all’intelligenza artificiale. «Regolamentare soltanto i social network rischia di significare intervenire sul problema di ieri», sottolinea Caffo. «Chatbot e AI companions possono costruire con un adolescente relazioni continuative e apparentemente empatiche. Servono garanzie specifiche contro manipolazione emotiva, sessualizzazione, dipendenza relazionale e rischi legati ad autolesionismo e suicidio».
Telefono Azzurro chiede inoltre che qualsiasi futura normativa garantisca sempre ai minori l’accesso ai servizi di emergenza, ascolto, salute mentale e tutela dell’infanzia, compresi 114 Emergenza Infanzia, 116000 Minori Scomparsi e 19696.

La Fondazione propone infine un Child Digital Safety Framework italiano ed europeo, che integri social media, AI, age assurance, privacy, salute mentale, educazione digitale, responsabilità delle piattaforme e servizi di aiuto. «Dobbiamo superare l’alternativa tra lasciare i ragazzi soli nel mercato digitale e tenerli semplicemente fuori dalla tecnologia», conclude Caffo. «La sfida non è costruire un mondo senza tecnologia per i bambini. È costruire una tecnologia degna dei bambini».

L’articolo SOCIAL MEDIA E MINORI, TELEFONO AZZURRO: «NON BASTA VIETARE. È LA TECNOLOGIA CHE DEVE ADATTARSI AI BAMBINI» proviene da Comunicare il sociale.

Gaza, EMERGENCY: «La situazione sanitaria continua ad aggravarsi»

A due anni dall’ingresso nella Striscia di Gaza, EMERGENCY continua a descrivere una situazione umanitaria e sanitaria drammatica. Nel suo aggiornamento di pochi giorni fa, l’organizzazione sottolinea come, nonostante il tempo trascorso e il proclamato cessate il fuoco, le condizioni di vita della popolazione restino segnate dalla fame, dalla carenza di cure, dagli sfollamenti e dalla scarsità di beni essenziali. Secondo i dati riportati da EMERGENCY, il 100% della popolazione di Gaza è esposto al rischio di insicurezza alimentare acuta, con una parte significativa della popolazione che si trova in condizioni definite di emergenza o catastrofiche. Anche l’accesso alle cure rimane estremamente limitato: la maggior parte degli ospedali non è funzionante e le strutture ancora operative devono fare i conti con danni provocati dai combattimenti, carenza di carburante, acqua ed elettricità, scarsità di medicinali e personale sanitario allo stremo.

A questo si aggiunge il dramma degli sfollamenti. Oltre il 90% della popolazione, riferisce EMERGENCY citando OCHA, è stata costretta a lasciare la propria abitazione almeno una volta negli ultimi due anni. Circa il 70% della Striscia è inoltre interessato da ordini di evacuazione o ricade in aree militarizzate, riducendo ulteriormente lo spazio disponibile per la popolazione civile. Particolarmente grave resta il bilancio delle vittime. I dati riportati dall’organizzazione, aggiornati al luglio 2026, indicano oltre 247mila persone morte o ferite nella Striscia dal 7 ottobre 2023. Di queste, 1.180 persone sono morte e 3.810 sono rimaste ferite dal 10 ottobre 2025, dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Sono inoltre almeno 595 gli operatori umanitari uccisi dal 7 ottobre 2023 e oltre 930 gli attacchi registrati contro strutture sanitarie.

La fame e la crisi degli aiuti

Uno dei nodi centrali resta l’accesso agli aiuti. Prima del 7 ottobre 2023 entravano nella Striscia in media circa 500 camion al giorno, tra merci commerciali, aiuti umanitari e carburante. Secondo i dati citati da EMERGENCY, successivamente il flusso si è drasticamente ridotto, con medie mensili comprese tra 37 e 100-150 camion al giorno. Anche i medicinali rappresentano una quota minima dei beni che riescono a entrare nella Striscia. Nel suo aggiornamento del 18 luglio, EMERGENCY riferiva che i farmaci costituivano appena lo 0,5% dei beni in ingresso, una quantità ritenuta del tutto insufficiente per una popolazione fortemente dipendente dagli aiuti umanitari. La conseguenza è la difficoltà nel trattare ferite, infezioni e malattie croniche, mentre la scarsità di acqua potabile e le condizioni igieniche aumentano il rischio di malattie.

Sei litri d’acqua al giorno

Tra le emergenze più gravi c’è anche quella idrica. Secondo la testimonianza raccolta da EMERGENCY, nella Striscia una persona riesce oggi a disporre mediamente di appena sei litri d’acqua al giorno per bere, cucinare, lavarsi e mantenere, per quanto possibile, condizioni igieniche minime. Le falde sono contaminate e gli impianti di desalinizzazione sono fortemente limitati dalla mancanza di energia e di pezzi di ricambio.

La crisi dell’acqua si intreccia con quella sanitaria. Nelle aree di sfollamento sovraffollate, tra rifiuti e sistemi fognari collassati, aumentano i rischi legati alla diffusione di infezioni e parassiti. A maggio EMERGENCY segnalava inoltre la presenza massiccia di roditori e insetti nelle tendopoli, con l’81% degli alloggi interessati da infestazioni in un campione di 1.600 aree di sfollamento.

Il lavoro di EMERGENCY

In questo scenario EMERGENCY continua a garantire assistenza sanitaria attraverso la propria clinica di assistenza primaria ad Al Qarara e il supporto all’ambulatorio di Al Mawasi. L’organizzazione è entrata nella Striscia nell’agosto 2024, affiancando inizialmente una struttura sanitaria locale e contribuendo anche alle attività del Nasser Medical Complex Hospital di Khan Younis. I numeri raccontano la dimensione dell’intervento: la clinica EMERGENCY di Al Qarara ha effettuato oltre 73.500 visite tra il 2025 e il 2026, comprese più di 4.000 visite dedicate alla salute sessuale e riproduttiva e oltre 200 consultazioni ginecologiche nel solo 2026. La clinica locale di Al Mawasi, sostenuta dall’organizzazione, ha invece superato le 70mila visite complessive dal 2024 al 2026. «Qui continuano sparatorie e bombardamenti: non si può parlare di tregua», racconta il team di EMERGENCY nella testimonianza pubblicata dall’organizzazione. La situazione, spiegano gli operatori, resta «stagnante nella sua drammaticità», con famiglie costrette a vivere alla giornata, tra la mancanza di cibo, acqua e farmaci e la costante paura di nuovi attacchi. Per EMERGENCY, a due anni dall’inizio del proprio intervento, il rischio più grande è che una condizione eccezionale diventi percepita come normale. «Non possiamo considerare tutto questo “normale”», è il messaggio con cui si conclude l’aggiornamento dell’organizzazione.

L’articolo Gaza, EMERGENCY: «La situazione sanitaria continua ad aggravarsi» proviene da Comunicare il sociale.

Sensori ottici, algoritmi, robotica, BIM e digital twin entrano nella filiera dei rifiuti

Il futuro del riciclo degli inerti potrebbe passare sempre di più da sensori, algoritmi, robotica e sistemi digitali capaci di conoscere la storia e le caratteristiche dei materiali. Una trasformazione tecnologica che interessa uno dei più grandi flussi di materia dell’economia italiana: secondo il Rapporto Rifiuti Speciali 2026 di ISPRA, nel 2024 il settore delle costruzioni e demolizioni ha prodotto 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 52,5% di tutti i rifiuti speciali prodotti nel Paese. Il tasso di riciclaggio dei C&D ha raggiunto l’82,4%, superando ampiamente l’obiettivo europeo del 70%. Ma la nuova frontiera non consiste soltanto nell’aumentare ulteriormente questa percentuale. Consiste soprattutto nel migliorare qualità, omogeneità, tracciabilità e valore dei materiali ottenuti dal recupero.

Dalla selezione meccanica alla selezione intelligente

La ricerca europea sta già sperimentando una nuova generazione di tecnologie. Progetti finanziati nell’ambito di Horizon Europe stanno studiando sistemi nei quali telecamere RGB e multispettrali, sensori, LiDAR e algoritmi di intelligenza artificiale possono contribuire al riconoscimento dei differenti materiali presenti nei rifiuti da costruzione e demolizione. L’obiettivo è aumentare progressivamente l’automazione della selezione e ottenere frazioni di materiali più omogenee. Parallelamente vengono sperimentate soluzioni robotizzate per il sorting dei rifiuti. Il progetto europeo RECLAIM, per esempio, ha sviluppato sistemi robotici di selezione e classificazione basati anche sull’integrazione di immagini RGB e hyperspectral imaging, lavorando inoltre su impianti robotizzati modulari e decentralizzati per il recupero dei materiali.

Il rifiuto diventa un flusso di dati

La trasformazione più profonda potrebbe tuttavia essere digitale. BIM, digital twin e piattaforme di gestione dei materiali consentono potenzialmente di seguire il materiale lungo diverse fasi del ciclo di vita dell’opera: costruzione, utilizzo, demolizione, trattamento e nuovo impiego. Il rifiuto smette così di essere soltanto una massa fisica da trattare e diventa anche un insieme di informazioni sulla composizione, provenienza, caratteristiche e possibili destinazioni. «La qualità del materiale riciclato e la disponibilità di informazioni affidabili sono elementi decisivi per aumentarne la fiducia e quindi la domanda di mercato» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.

Dal downcycling all’upcycling

È proprio questo uno degli obiettivi della ricerca europea più recente: evitare che il recupero produca esclusivamente materiali destinati agli impieghi meno qualificati e aumentare invece la quota di rifiuti trasformabile in prodotti secondari con prestazioni e valore economico maggiori. Il progetto europeo CIRCULess sta sperimentando, tra l’altro, tecnologie avanzate di ispezione e selezione per calcestruzzo e aggregati con l’obiettivo di ottenere frazioni più pulite e omogenee e sviluppare prodotti secondari a maggiore valore aggiunto.

Il caso Seipa: dalla quantità alla qualità

È una traiettoria coerente con il percorso industriale sviluppato negli ultimi anni dal Gruppo Seipa. Nel 2025 la produzione di aggregati inerti riciclati del gruppo ha superato 320 mila tonnellate, contro circa 30 mila agli inizi del percorso nel 2008. Ma accanto alla crescita quantitativa emerge un secondo indicatore: circa 60 mila tonnellate, pari al 18% degli AIR prodotti nel 2025, sono state destinate ad applicazioni a maggiore valore aggiunto. È proprio questa percentuale a indicare una possibile frontiera di sviluppo. «La prossima fase dell’economia circolare degli inerti sarà probabilmente sempre meno misurata soltanto dalle tonnellate recuperate e sempre più dalla qualità e dal valore industriale dei prodotti che riusciamo a ottenere da quelle tonnellate» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.

La fabbrica circolare del futuro

Il passaggio è quindi dalla semplice gestione del rifiuto a una vera ingegnerizzazione della materia seconda. Sensoristica per conoscere i materiali, intelligenza artificiale per riconoscerli, automazione per separarli, sistemi digitali per tracciarli e ricerca sui materiali per aumentarne le applicazioni.  Il risultato potrebbe essere una nuova generazione di impianti nei quali il confine tra gestione dei rifiuti e produzione industriale diventa sempre più sottile. Per il Gruppo Seipa, che dal 2008 certifica aggregati naturali e riciclati e ha progressivamente aumentato il peso delle materie prime seconde nella propria produzione, questa evoluzione indica anche la direzione della filiera: non soltanto riciclare di più, ma riciclare meglio, producendo materiali sempre più qualificati, tracciabili e capaci di sostituire risorse naturali. È probabilmente su questo terreno che si giocherà la prossima rivoluzione dell’economia circolare nelle costruzioni: trasformare milioni di tonnellate di rifiuti non semplicemente in materiale recuperato, ma in nuovi prodotti industriali.

L’articolo Sensori ottici, algoritmi, robotica, BIM e digital twin entrano nella filiera dei rifiuti proviene da Comunicare il sociale.

Campi Flegrei, fiaccolata dei cittadini per chiedere lo stato di emergenza e una legge speciale

Una fiaccolata per richiamare l’attenzione sulla situazione delle famiglie che vivono nelle aree interessate dal bradisismo e per sollecitare nuovi interventi delle istituzioni. È in programma mercoledì 26 agosto, alle 19.15, la manifestazione promossa dal Comitato Emergenza Campi Flegrei. Il raduno è previsto in Corso Umberto I, all’altezza dell’ufficio postale. Il corteo, al quale i partecipanti sono invitati a prendere parte portando luci votive o fiaccole, percorrerà via Napoli, attraversando le zone di La Pietra e Dazio, per concludersi in piazzetta Bagnoli.

Secondo quanto riferito dal Comitato, l’iniziativa nasce con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico le conseguenze del bradisismo per i residenti delle zone epicentrali e la situazione delle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. L’associazione chiede, in particolare, l’emanazione dello stato di emergenza e l’approvazione di una legge speciale per i Campi Flegrei, con interventi e risorse destinati alla sicurezza, alla prevenzione e alla tutela del territorio.

«Invitiamo tutti i cittadini a partecipare portando una luce votiva. Vogliamo che questa manifestazione rappresenti le case e le famiglie che stanno vivendo una situazione di grande difficoltà e che l’attenzione resti alta», afferma Laura Iovinelli, presidente e portavoce del Comitato Emergenza Campi Flegrei. «Chiediamo alle istituzioni risposte concrete e tempi certi».

Il Comitato sostiene che la popolazione delle aree maggiormente interessate continui a vivere una condizione di incertezza e sollecita misure immediate a sostegno delle famiglie sfollate e dei cittadini residenti nelle zone epicentrali. Tra le richieste avanzate anche un piano di interventi di più lungo periodo per affrontare le criticità legate al fenomeno bradisismico. La partecipazione alla manifestazione è aperta ai cittadini, alle associazioni, alle organizzazioni sindacali e alle forze politiche che intendano aderire all’iniziativa.

L’articolo Campi Flegrei, fiaccolata dei cittadini per chiedere lo stato di emergenza e una legge speciale proviene da Comunicare il sociale.

A Palazzo Gravina il Premio per la Responsabilità Sociale “Amato Lamberti”

I diritti umani, la pace, la solidarietà internazionale e la cultura legata all’impegno per la comunità e per le persone più fragili sono i temi della tredicesima edizione del Premio per la Responsabilità Sociale Amato Lamberti organizzato dall’ associazione Jonathan e dal gruppo di imprese sociali Gesco con il sostegno dell’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli. La cerimonia di premiazione si terrà a Palazzo Gravina a Napoli sabato 12 settembre 2026 a partire dalle ore 19. Interverranno il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’assessore alla Cultura della Regione Campania Onofrio Cutaia. Condotto dal giornalista Rai Ettore De Lorenzo, il Premio si aprirà con un collegamento in diretta con lo storico dell’arte e saggista Tomaso Montanari, rettore dell’Università per gli Stranieri di Siena, commendatore della Repubblica e autore di un recente libro su Gaza. Nel cuore della cerimonia salirà sul palco per il Premio Speciale l’attrice, scrittrice e attivista Chiara Francini, da sempre accanto alle persone più fragili e alla comunità Lgbtqi+ e testimonial delle campagne dell’Aism, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Per i Diritti umani sarà premiato Marco Cappato tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni da oltre 20 anni impegnata a tutela dei diritti civili e l’autodeterminazione, oltre che per i diritti e l’assistenza delle persone malate e con disabilità. Tra le battaglie più note quella per una legge nazionale sul fine vita.

Nel corso della serata si esibirà al pianoforte il Maestro Antonio Fresa, pianista compositore di straordinaria sensibilità e dal forte impegno sociale, che riceverà il premio alla Cultura. Il Premio per la Responsabilità Sociale Amato Lamberti intende mettere in rilievo le testimonianze di persone, note e meno note, che si siano distinte per le loro azioni solidali e per una sensibilità civile che va oltre il comune senso del dovere. Vorrà ricordare con grande stima e riconoscenza per il suo lavoro Riccardo Siano, fotoreporter del quotidiano La Repubblica, scomparso lo scorso maggio, al quale gli organizzatori hanno dedicato quest’anno il premio per il Fotogiornalismo. Per la categoria Impresa sarà premiato Vincenzo Cordella imprenditore della ristorazione, che ha riproposto a Roma il modello di inserimento lavorativo a lui stesso offerto quando era utente delle comunità dell’associazione Jonathan. Per l’operato in Tanzania, dove ha costruito dal nulla un intero villaggio per i bambini più poveri, sarà premiata Adele Gigante come presidente dell’associazione Africaintesta nella categoria Napoli Città Solidale, mentre per il Lavoro sociale un riconoscimento sarà dato ad Antonio Procentese per le sue attività di reinserimento lavorativo a favore delle persone con sofferenza psichica. Le azioni solidali in Africa, infine, saranno alla base della motivazione per la Menzione speciale “Paolo Giannino” che andrà al Liceo scientifico Galileo Galilei di Napoli.

Come di consueto i premiati riceveranno ciascuno un’opera d’arte realizzata per l’occasione dal gruppo di artiste Donne ad Arte coordinate da Maria Cristina Antonini e selezionate con il contributo di Daniela Pergreffi, entrambe pittrici e docenti nell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Con loro partecipano quest’anno le artiste Agnese Brusca, Rita Casdia, Agnese Fornito, Marika Grimaldi, Alessandra Muto, Ilaria Sagaria, Eva Santos.

L’articolo A Palazzo Gravina il Premio per la Responsabilità Sociale “Amato Lamberti” proviene da Comunicare il sociale.