La cura che diventa pace: a Napoli il dialogo pubblico della Fondazione Santobono Pausilipon

Mercoledì 23 settembre 2026, dalle 17:30 alle 19:00, la Fondazione Santobono Pausilipon (Istituto Ravaschieri), in via Riviera di Chiaia 126 a Napoli, ospita il dialogo pubblico «La cura nel contesto sociosanitario e il valore della pace».

L’incontro si inserisce nel percorso del Premio internazionale «Pellegrini di Pace», promosso dall’omonima associazione insieme alla Fondazione Santobono Pausilipon ETS, e nasce dalla convinzione che la pace non sia soltanto una questione di diplomazia tra Stati, ma anche una pratica concreta che si costruisce ogni giorno nei luoghi della cura, dove l’accoglienza della fragilità altrui diventa la prima, essenziale forma di dialogo tra persone e comunità diverse.

A discuterne saranno voci che rappresentano, insieme, il mondo della sanità, dell’università e dell’impegno civile. Pina Mengano Amarelli, per la Fondazione Santobono Pausilipon, e Paolo Ricci, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, apriranno la riflessione mettendo in relazione l’esperienza sul campo con la dimensione formativa e culturale del tema. Rodolfo Conenna, Direttore Generale dell’AORN Santobono Pausilipon IRCCS, porterà la prospettiva istituzionale di chi guida ogni giorno una delle principali realtà sociosanitarie pediatriche del territorio, mentre Maria Vittoria Montemurro, Direttore Sanitario della stessa Azienda, offrirà uno sguardo più propriamente clinico sul rapporto tra cura e pace. Completano il panel Maria Carolina Terzi e Flavia Matrisciano, entrambe della Fondazione Santobono Pausilipon, che porteranno l’esperienza diretta di chi lavora quotidianamente accanto ai piccoli pazienti e alle loro famiglie.

Il momento più atteso del dialogo pubblico sarà però probabilmente quello delle testimonianze delle famiglie giunte in Italia attraverso i corridoi umanitari: voci che riportano il tema della pace alla sua dimensione più concreta e personale, quella di chi ha vissuto sulla propria pelle il valore di un’accoglienza sanitaria capace di farsi, essa stessa, gesto di pace.
Un pomeriggio di confronto aperto alla cittadinanza, dunque, che unisce il rigore delle istituzioni sanitarie e accademiche alla forza delle esperienze vissute, per ricordare come la cura di chi è più vulnerabile — un bambino malato, una famiglia in fuga da un conflitto — resti una delle strade più autentiche verso la costruzione della pace.

L’articolo La cura che diventa pace: a Napoli il dialogo pubblico della Fondazione Santobono Pausilipon proviene da Comunicare il sociale.

AUT ART Festival: la maratona di spettacolo, arte, musica e formazione porta sul palco i ragazzi autistici

Dal 24 al 27 settembre torna, per la quarta edizione, l’AUT ART Festival. Nella cornice del Teatro degli Eroi di Roma, le associazioni Siamo Delfini- Impariamo l’Autismo, FIDA, Io Autentico e – unica associazione campana coinvolta nell’organizzazione – La Palestra delle Autonomie, hanno organizzato nuovamente la maratona di eventi, tavole rotonde e spettacoli a cui partecipano i ragazzi nello spettro autistico e le loro famiglie.  Le attività sono tutte pensate, gestite e portate in scena da persone autistiche che, come ben sottolinea l’Avvocato Vincenzo Gargiulo, che è tra gli organizzatori e relatori della manifestazione, «mettono al centro i propri bisogni, desideri ed espressioni artistiche».

Al mattino, il teatro ospiterà principalmente incontri tematici e meeting. Parallelamente a questi incontri formativi e informativi che mettono in relazione soprattutto esperti e famiglie, i bambini e i ragazzini autistici saranno impegnati in laboratori creativi, a cura proprio dai collaboratori e volontari dell’associazione napoletana La Palestra delle Autonomie.

Il momento conviviale del pranzo sarà gestito invece da ragazzi autistici da sempre impegnati in progetti nel campo del food e della ristorazione.

Al pomeriggio inizierà la parte di intrattenimento e spettacolo con performance sportive, presentazione di libri, esibizioni musicali e teatrali. Ogni momento artistico seguirà il tema su cui si è discusso al mattino.

All’interno del Festival, torna anche il premio AUT ART Award che valorizza e premia i progetti portati avanti da associazioni che pongono al centro un evidente miglioramento della qualità della vita dei soggetti autistici.

La giuria, composta da 5 componenti, non valuterà positivamente necessariamente il progetto più grande in termini economici ma considererà i reali impatti e le effettive ricadute nel quotidiano dei ragazzi autistici, l’innovazione, il coinvolgimento delle famiglie dei ragazzi e soprattutto la replicabilità e sostenibilità economica del progetto stesso. I progetti candidabili al premio devono essere già esistenti e attuati. Il premio consisterà in un supporto economico da impiegare in attività associative. La premiazione è prevista domenica 27 Settembre alle ore 17:30.

L’ingresso al Teatro degli Eroi (Via Girolamo Savonarola 36, Roma) per partecipare al Festival è gratuito.

Per tutte le informazioni e il programma festivaliero, il riferimento web è https://www.siamodelfini.it/

 

di Emanuela Nicoloro

L’articolo AUT ART Festival: la maratona di spettacolo, arte, musica e formazione porta sul palco i ragazzi autistici proviene da Comunicare il sociale.

«Non sono svogliati, hanno la sclerosi multipla»: l’appello di AISM alla scuola

C’è un’assenza che può sembrare ingiustificata. Una difficoltà a concentrarsi che può essere scambiata per disattenzione. Una stanchezza che agli occhi di chi guarda da fuori può sembrare semplicemente poca voglia di studiare. Ma dietro un banco vuoto o un rendimento che cambia può esserci una malattia che non si vede. È anche da qui che nasce l’appello di AISM, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla a smettere di chiamare svogliati gli studenti che stanno affrontando una SM. Perché la malattia può arrivare proprio negli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza e incidere sul percorso di formazione molto prima che intorno a quel ragazzo o a quella ragazza si costruisca una rete di supporto adeguata.

 

I numeri del barometro della sclerosi multipla e patologie correlate 2026 restituiscono una fotografia difficile. Tra le persone che già convivevano con la SM durante il percorso scolastico, il 70% racconta di avere incontrato difficoltà negli studi. Il 17% ha perso uno o più anni e il 6% ha dovuto interrompere il percorso. All’università il quadro diventa ancora più critico. Le difficoltà riguardano l’86% degli studenti con SM, il 30% ha perso anni di studio e quasi una persona su cinque ha rinunciato del tutto a studiare. Sono numeri che raccontano qualcosa che va oltre il rendimento scolastico. Raccontano il rischio che una malattia possa modificare il percorso di crescita di una persona, limitando opportunità che dovrebbero invece rimanere accessibili.

 

«L’esigenza nasce dai dati del Barometro 2026. Dietro un banco vuoto c’è un problema che non si vede, ma c’è», spiega a Comunicare il Sociale, il presidente nazionale AISM, Gianluca Pedicini. La sclerosi multipla, infatti, può manifestarsi attraverso sintomi che non sono immediatamente riconoscibili dall’esterno. Fatica, difficoltà di concentrazione, disturbi cognitivi, problemi motori, ricadute e terapie possono incidere sulla quotidianità scolastica. Per chi ha anche difficoltà motorie, alle assenze legate alle cure possono aggiungersi altre barriere, rendendo complicato persino raggiungere un’aula. Quasi una diagnosi su cinque riguarda persone under 25. Come ricorda Pedicini la malattia «colpisce tra i 18 e i 40 anni, ma anche casi pediatrici».

 

Il problema, secondo AISM, è che gli strumenti per sostenere gli studenti non sempre riescono a intercettare queste situazioni. La scuola italiana dispone di misure pensate per l’inclusione degli studenti con disabilità. «Dal Piano educativo individualizzato al recupero delle lezioni perse in caso di ricoveri prolungati. Ma l’accesso a questi strumenti è spesso legato a una certificazione di disabilità, che una persona con sclerosi multipla non necessariamente possiede, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia o quando i sintomi rimangono invisibili», evidenzia Pedicini.

 

È qui che la questione diventa più ampia. Come può la scuola riconoscere un bisogno quando quel bisogno non è immediatamente visibile? «Chiediamo che docenti e dirigenti siano formati e che queste possibilità vengano messe a disposizione anche dei giovani con SM, proprio perché la loro condizione non dispone automaticamente di una certificazione», dichiara il presidente AISM. Non significa chiedere di abbassare le aspettative nei confronti degli studenti. Al contrario, significa creare le condizioni perché possano affrontare lo stesso percorso degli altri senza che una terapia, una ricaduta o una manifestazione della malattia si trasformino automaticamente in un ritardo o in una rinuncia. La formazione di chi lavora nella scuola diventa quindi centrale. Non soltanto per riconoscere i sintomi, ma per capire che dietro un comportamento apparentemente inspiegabile può esserci una condizione che richiede attenzione e flessibilità. «C’è bisogno di essere sempre più capillari sul territorio e nelle scuole. C’è sempre bisogno di sensibilizzare sulla sclerosi multipla e di informare sempre di più il mondo della scuola», aggiunge Pedicini.

 

La sensibilizzazione riguarda una malattia che continua a essere poco conosciuta proprio perché molti dei suoi effetti non sono immediatamente visibili. E riguarda anche i casi pediatrici e adolescenziali, che rendono ancora più importante costruire una cultura dell’accoglienza già all’interno degli istituti scolastici. «Dobbiamo far passare il messaggio che gli studenti non sono svogliati, ma possono avere la sclerosi multipla. A tutto questo dobbiamo pensare che possono creare problemi le terapie, le ricadute, le difficoltà cognitive, le barriere fidiche», aggiunge Pedicini. Il tema delle barriere architettoniche è centrale. Perché anche quando la scuola comprende la condizione dello studente, rimane il problema di un ambiente che deve essere realmente accessibile. Le difficoltà motorie possono rendere complicato raggiungere un’aula, partecipare alle attività o vivere pienamente gli spazi scolastici. L’abbattimento delle barriere architettoniche diventa così parte dello stesso diritto allo studio, non un capitolo separato.

 

La battaglia dell’associazione si inserisce nell’Agenda della SM e patologie correlate 2030 e che «deve trovare la piena applicazione nel percorso della riforma della disabilità, e, ovviamente nel progetto di vita indipendente». AISM, inoltre, come componente stabile dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, ha partecipato alla definizione del nuovo Piano triennale d’azione per i diritti delle persone con disabilità, che comprende una specifica linea di intervento dedicata all’educazione e all’istruzione. L’obiettivo indicato dall’associazione è fare in modo che gli impegni non rimangano sulla carta, ma si traducano in tempi e risposte concrete da parte delle amministrazioni responsabili.

 

Per Pedicini il punto, alla fine, è soprattutto uno: «Nessun ragazzo o ragazza deve scegliere se curarsi o stare a scuola, perché una malattia non può trasformarsi nella rinuncia al proprio futuro».

 

di Ciro Oliviero

L’articolo «Non sono svogliati, hanno la sclerosi multipla»: l’appello di AISM alla scuola proviene da Comunicare il sociale.

“Mi chiamo Handalino”: una fiaba su Gaza per parlare di pace ai bambini

Martedì 29 settembre, alle 17.30, il cortile di via Placida 101 a Messina ospita la performance “Mi chiamo Handalino”, promossa dal gruppo scuola e animazione sociale nell’ambito della quindicesima Settimana nazionale delle Biblioteche dell’Associazione Italiana Biblioteche, Bibliopride 2026.

L’iniziativa nasce dal lavoro delle Bibliobrave, le biblioteche coraggiose attive da anni in un quartiere del centro cittadino, dove il gruppo affianca con attività di supporto scolastico ed educativo i bambini e i ragazzi che frequentano la Biblioteca sociale del riciclo, coordinata e gestita dall’Arcigay.

Handalino è un peluche che viaggia verso la Striscia di Gaza per portare aiuti alla popolazione palestinese. Quando la barca su cui si trova viene attaccata dai pirati, trova rifugio tra le braccia del Vecchio Marinaio, che per tranquillizzarlo gli racconta la storia di Conigliopoli e di Coniglio Clown: un racconto d’amore e di speranza ambientato in una città felice dove ai piccoli coniglietti non manca nulla, serenità, cibo, gioia, finché non compaiono i temibili Militaren Kattiven e si materializza l’incubo del nucleare. Il finale resta da scoprire durante il laboratorio.

Dietro la fiaba c’è la storia vera del giornalista e attivista messinese Antonio Mazzeo, che ha scritto il racconto dopo la missione a Gaza dello scorso luglio a bordo dell’imbarcazione Handala, nell’ambito della Freedom Flotilla, e il sequestro in acque internazionali da parte della Marina militare israeliana. Mazzeo racconta così la nascita del personaggio: «Handalino è il piccolo peluche che viaggiava a bordo con noi, dono di una bambina di Gallipoli per i “cuginetti” palestinesi di Gaza, e che dopo l’assalto israeliano mi sono ritrovato abbracciato alle mie gambe. Mi ha fatto compagnia la notte della deportazione in Israele e sono riuscito a riportarlo con me in Italia».

Diventata fumetto con le illustrazioni di Lelio Bonaccorso, la fiaba è pubblicata da Miranda Editrice di Milano con il titolo “Mi chiamo Handalino”. Il laboratorio-performance ideato da Mazzeo gira l’Italia con l’obiettivo di parlare ai bambini di quanto accade a Gaza nel rispetto della loro sensibilità, promuovendo l’educazione alla pace, alla solidarietà e alla nonviolenza.

L’appuntamento, aperto a tutti, è nel cortile di via Placida 101 a Messina.

L’articolo “Mi chiamo Handalino”: una fiaba su Gaza per parlare di pace ai bambini proviene da Comunicare il sociale.

Terzigno: Con un coltello da cucina nello zaino. Carabinieri denunciano alunno 14enne

Quattordici anni compiuti qualche giorno fa e un coltello da cucina con una lama lunga 18 centimetri.
La scuola è iniziata da poco e sui banchi ci sono progetti, sogni e buoni propositi. Per molti ragazzi iniziano anche nuove esperienze con il passaggio da un grado di istruzione all’altro.
Siamo a Terzigno, cittadina a sud di Napoli. Sono da poco iniziate le lezioni e il Preside di un Liceo Scientifico chiama i Carabinieri della stazione di Terzigno.

Il dirigente ha rinvenuto un grosso coltello da cucina nello zaino di un alunno. I militari arrivano sul posto e sequestrano l’arma. Arriva anche la madre del ragazzino. Dai primi accertamenti pare che il ragazzo – il giorno prima – avesse avuto un grosso litigio con un compagno di classe.

Il neo 14enne è stato denunciato per porto abusivo di arma.
Questo è l’ultimo episodio che vede ragazzi e soprattutto armi. In generale, dal primo gennaio ad agosto, i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno sequestrato 150 armi improprie tra lame, tirapugni e altro. Sequestrate anche 78 armi da fuoco.
Sono 44 le persone arrestate per porto e detenzione abusiva di armi; 138 le persone denunciate.

L’articolo Terzigno: Con un coltello da cucina nello zaino. Carabinieri denunciano alunno 14enne proviene da Comunicare il sociale.