06 Nov, 2026 | Comunicare il sociale
Martedì 10 novembre, dalle 11 alle 12, si terrà online l’evento di lancio di «Allenare la memoria». Il progetto sperimenta un servizio digitale di tele-riabilitazione cognitiva per persone con disabilità o fragilità cognitive. A presentarlo è la Fish, la federazione che riunisce le associazioni delle persone con disabilità.
Il progetto nasce per rispondere a una difficoltà concreta: garantire continuità ai percorsi riabilitativi a chi vive lontano dai centri specialistici o incontra ostacoli negli spostamenti. Lo strumento è una piattaforma accessibile da computer, tablet e smartphone, con attività dedicate a memoria, attenzione, linguaggio e funzioni esecutive. L’intelligenza artificiale aiuterà a personalizzare gli esercizi, adattandoli all’andamento di ciascun utente.
Gli obiettivi riguardano la continuità della riabilitazione, l’autonomia e la qualità della vita delle persone coinvolte, insieme allo sviluppo di competenze digitali. Il servizio punta inoltre a rafforzare il sostegno ai caregiver e ai professionisti che seguono i percorsi di cura.
Per partecipare all’evento è necessario registrarsi attraverso il modulo online disponibile sulla pagina dedicata del sito della Fish
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06 Nov, 2026 | Comunicare il sociale
Centotrentunomila trecentoventotto. Sono le persone che nel 2025 i Servizi pubblici per le Dipendenze, i SerD, hanno avuto in carico: il 3,5% in più rispetto al 2024, secondo la Relazione annuale al Parlamento 2026. Altre 25.644 sono state assistite nelle comunità terapeutiche, in percorsi residenziali o semiresidenziali di cura, riabilitazione e reinserimento sociale. I Pronto Soccorso, invece, hanno registrato 9.641 accessi per condizioni direttamente collegati alle droghe. Numeri che raccontano un sistema sotto pressione e, spesso, un incontro che arriva tardi, quando il problema è già esploso. Intercettare prima le situazioni di rischio è l’obiettivo dichiarato. Ma con quali risorse?
Una risposta prova a darla il nuovo Rapporto dell’Osservatorio sull’Impatto Socio-Economico delle Dipendenze (Oised), nato dall’iniziativa di C.R.E.A. Sanità e Centro Studi e Ricerche Consumi e Dipendenze. Il punto di partenza sono gli organici: rispetto agli standard del DM 77/2022, nei servizi pubblici mancano 1.976 professionisti. Tra loro 624 educatori professionali (il 49,2% della dotazione prevista), 420 psicologi (-30,2%) e 323 assistenti sociali (-23,4%). Nel 2024 gli operatori dedicati alle dipendenze da sostanze illegali erano 6.200: dal 2019 il personale si è ridotto del 5,7%, con 374 unità in meno, mentre gli utenti in carico sono aumentati di 1.482. Al momento, solo Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Molise raggiungono gli standard.
C’è poi la parte che non si vede. Secondo Oised, per droghe e alcol la quota di persone eleggibili che i servizi riescono a intercettare resta sotto il 10%. «Oggi il vero problema non è soltanto curare chi arriva ai servizi, ma raggiungere chi non arriva mai», sottolinea Alfio Lucchini, supervisore scientifico dell’Osservatorio. Sul gioco d’azzardo, la Relazione del Ministero dell’Economia segnala per il 2025 una raccolta record di 164,6 miliardi di euro, mentre il “Libro nero sull’azzardo” di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon denuncia sovraindebitamento e vulnerabilità all’usura. Sull’alcol, invece, secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Centro Nazionale Dipendenze e Doping (CNDD) dell’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero oltre 8 milioni gli italiani con consumi a rischio e circa 730mila i consumatori dannosi che avrebbero bisogno di un trattamento.
La porta più vicina, sulla carta, sarebbe la Casa della Comunità sotto casa, dove un ragazzo può parlare di ciò che beve il sabato sera senza il peso dello stigma. Ma delle 781 strutture che al 31 dicembre 2025 avevano attivato almeno un servizio, solo 164, il 21%, ospitano servizi per le dipendenze. Il Rapporto le immagina come punto di accesso precoce, senza sostituire i SerD: giovani under 25 con segnali di disagio, studenti già intercettati dall’ascolto scolastico, chi ha concluso un percorso e ha bisogno di controlli periodici. Per le sostanze illegali servirebbero da 4,2 a 13 operatori per struttura, a seconda della quota di «sommerso» raggiunta. Sono scenari, precisa lo studio, non personale già finanziato.
Le dipendenze hanno anche un costo economico. Il Rapporto stima costi diretti per 8,2 miliardi di euro l’anno. Se si aggiungono i costi indiretti e il valore del mercato illegale delle sostanze, la cifra sale a circa 25,2 miliardi, l’1,1% del Pil. Per questo, sostiene l’Osservatorio, intercettare prima chi oggi non arriva ai servizi sarebbe anche un investimento: secondo le sue simulazioni, prendere in carico nelle Case della Comunità dal 5 al 10% delle persone con dipendenza da stupefacenti non seguite farebbe risparmiare tra 102,3 e 222,3 milioni di euro l’anno, grazie a minori conseguenze sanitarie, eventi avversi e costi giudiziari e sociali.
Il successo della riforma territoriale, conclude il Rapporto, dipenderà non solo dal numero di strutture realizzate, ma da quante persone riusciranno a essere assistite prima che le condizioni si aggravino. Una Casa della Comunità senza professionisti che la facciano vivere resta una porta bella da vedere, ma chiusa.
di Roberto Malfatti
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06 Nov, 2026 | Comunicare il sociale
È stato presentato ieri pomeriggio, nella Sala consiliare «G. Siani» del Consiglio regionale della Campania, «Licei in Terzo Tempo», il torneo interscolastico di tag rugby promosso dall’Associazione Salvatore Nigrelli in collaborazione con la Federazione Italiana Rugby e con il patrocinio del Consiglio regionale. Il progetto porterà in campo gli studenti di sei istituti napoletani con il tag rugby, versione senza placcaggi accessibile anche a chi non ha mai praticato questo sport. Il nome richiama il terzo tempo, il momento che a fine partita riunisce le due squadre e in cui la rivalità lascia spazio all’amicizia.
Ad aprire la conferenza è stato il presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, che nel saluto di benvenuto ha rimarcato il valore di un’iniziativa capace di unire scuola, sport e terzo settore e ha ribadito l’attenzione del Consiglio verso i progetti dedicati alle nuove generazioni.
Renata Nigrelli, presidente dell’Associazione Salvatore Nigrelli, promotrice dell’iniziativa, ha ricordato la missione che anima l’associazione, nata in memoria del papà Salvatore: sostenere i giovani e offrire loro opportunità di crescita, attraverso esperienze in grado di valorizzarne le capacità e favorire la socialità. È stata proprio l’associazione a mettere in rete le squadre di rugby campane e i sei istituti scolastici che hanno aderito al progetto.
Nadia Nigrelli, vicepresidente dell’associazione e curatrice del progetto, ha evidenziato l’importanza di portare lo sport all’interno delle scuole e di costruire collaborazioni con realtà qualificate come la Federazione Italiana Rugby, che ha accolto con grande entusiasmo la proposta del torneo. Un’occasione per avvicinare i ragazzi ai valori dello sport e promuovere momenti di incontro, condivisione e crescita.
Franco Salerno, tecnico della Federazione Italiana Rugby, ha sottolineato l’alto valore formativo di questo sport per i giovani: «Attraverso le regole del rugby si impara una lezione importante, che vale anche nella vita: bisogna guardare a chi resta indietro e passargli la palla, perché solo insieme si può raggiungere la meta». Un insegnamento che racchiude i valori più profondi del rugby: rispetto, solidarietà, collaborazione e spirito di squadra.
Il consigliere regionale Carlo Ceparano è intervenuto ponendo l’accento sull’importanza di iniziative come questa, soprattutto in un momento in cui si registrano sempre più episodi di violenza tra i giovani: «Di fronte alla violenza e al disagio giovanile non bastano le parole: servono opportunità, educazione, ascolto e luoghi di aggregazione. Lo sport rappresenta uno strumento fondamentale per trasmettere valori, creare relazioni positive e offrire ai ragazzi occasioni concrete di crescita».
Sulla stessa linea la consigliera regionale Lucia Fortini, che ha richiamato il ruolo della scuola nella crescita dei ragazzi e il contributo che lo sport può offrire nel contrasto alla dispersione scolastica, quando istituzioni, scuole e associazioni scelgono di collaborare.
Alla conferenza erano presenti anche gli atleti della Partenope Rugby e dell’Amatori Napoli Rugby.
Le partite vedranno protagonisti gli studenti del Liceo Scientifico Statale «Renato Caccioppoli», dell’Istituto Superiore «Rosario Livatino», dell’Istituto di Istruzione Superiore «Mario Pagano», del Convitto Nazionale «Vittorio Emanuele II», dell’Istituto Salesiano «Sacro Cuore» e dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore «Francesco Saverio Nitti». Gli incontri si disputeranno a partire dalla metà di novembre sul campo dell’ex Base Nato di Bagnoli, in via della Liberazione, sede del Villaggio del Rugby dell’Amatori Napoli. La finale è in programma mercoledì 9 dicembre.
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06 Nov, 2026 | Comunicare il sociale
Che società vogliamo costruire? È da questa domanda che prenderà avvio la lectio magistralis del professor Francesco Vaia, in programma giovedì 12 novembre alle ore 15.00 nell’Aula Magna “Matilde Serao” dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, in via Ammiraglio Ferdinando Acton 38. L’incontro, promosso dall’Istituto di Studi Politici S. Pio V di Roma nell’ambito delle iniziative per gli 80 anni della Repubblica, avrà per titolo “Prevenire, curare, prendersi cura. Idee e proposte per un nuovo welfare della salute”.
Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, già direttore generale dell’Istituto Spallanzani e della Prevenzione al Ministero della Salute, propone di ripartire dalla grande conquista della legge 833 del 1978. Il suo obiettivo è renderne pienamente attuale la promessa universalistica: passare dall’universalità del curare all’universalità del prendersi cura. Un’evoluzione che mette insieme salute, autonomia, continuità dell’assistenza, accessibilità e qualità della vita.
La società è cambiata: crescono longevità, cronicità e non autosufficienza; si trasformano famiglie, lavoro e bisogni di assistenza. Per Vaia la risposta non può restare divisa in compartimenti amministrativi: «La persona è una. È il sistema ad averne frammentato i bisogni». Da qui l’idea di un welfare che unisca prevenzione, sanità, servizi sociali, ricerca e responsabilità delle comunità.
Cinque le priorità al centro del confronto: una prevenzione capace di raggiungere anche chi oggi resta escluso; cure accessibili nei tempi clinicamente appropriati; continuità tra ospedale, territorio e domicilio, valorizzando anche l’esperienza delle USCA nella rete assistenziale; sostegni concreti per le persone fragili, con disabilità, non autosufficienti e per i caregiver; una ricerca e un’innovazione che coinvolgano i destinatari e misurino i risultati anche in termini di autonomia, accessibilità e qualità della vita. Professionisti e capitale umano sono la condizione indispensabile per trasformare queste scelte in servizi reali.
La lectio aprirà un percorso nazionale di riflessione e confronto, con orizzonte 2026–2035, aperto a istituzioni, studiosi, professionisti con esperienza diretta nei servizi, cittadini, famiglie e Terzo settore. Il criterio proposto è concreto: per ogni scelta occorre sapere chi intercetta il bisogno, chi attiva la risposta, chi ne assicura la continuità e chi verifica il risultato.
Apriranno i lavori i saluti istituzionali del rettore Antonio Garofalo, del presidente dell’Istituto S. Pio V Paolo De Nardis, del direttore generale dell’ASL Napoli 1 Centro Gaetano Gubitosa, del presidente dell’OMCeO di Napoli Bruno Zuccarelli e della presidente dell’OPI di Napoli Teresa Rea. Introdurrà Antonio Iodice, presidente onorario dell’Istituto; modererà Gerardo Ausiello, vicedirettore de Il Mattino. Interverranno come discussant Antonio Maturo (Università di Bologna), Maurizio Di Mauro (IRCCS Pascale), Antonio D’Amore (A.O.R.N. A. Cardarelli e FIASO) e Gennaro Sosto (ASL Salerno e Federsanità ANCI Campania). L’accesso è libero.
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06 Nov, 2026 | Comunicare il sociale
Il sibilo della vaporetta, il tintinnio di piatti e bicchieri, il vocio di chi, dentro l’Istituto Antoniano di Portici, ha trovato un mestiere: sono questi i suoni che accolgono ogni mattina chi varca il cancello. Per chi vive il territorio, l’Antoniano è una casa che raccoglie la fragilità e la trasforma in manualità: si lavora il legno, si impasta, si preparano dolci, si impara a servire ai tavoli e a rispettare il tempo che ogni gesto richiede. I laboratori integrati, dall’artigianato alla ristorazione, sono percorsi in cui persone con disabilità o con storie personali complesse scoprono di poter essere risorse, prima ancora che casi da gestire.
Tra questi percorsi c’è «L’Altro Bar», laboratorio permanente dove l’arte della caffetteria diventa una palestra quotidiana. Dietro il banco, pressare la miscela giusta o montare il latte significa recuperare una sicurezza a lungo negata, reggere lo sguardo del cliente, vincere la timidezza e prendere in mano il proprio domani.
Martedì 3 novembre i ragazzi dell’Altro Bar hanno lasciato le mura dell’istituto e hanno preso possesso, per una mattina, del banco di Segmenti, il format gastronomico ricavato da un’ex edicola in corso Garibaldi. Tra le 10 e le 13 il ritmo del centro si è fermato. Con un’offerta simbolica di un euro per caffè e cornetto, decine di cittadini, passanti e rappresentanti delle istituzioni si sono messi in fila, non per la tazzina consumata di fretta, ma per farsi servire. Le mani incerte delle prime battute hanno ceduto presto il passo a un’intesa che solo il mestiere studiato può garantire. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Portici, ha registrato il tutto esaurito e ha trasformato un banco in un punto di incontro della comunità.
«L’inclusione ha senso solo quando smette di essere una parola astratta ed entra nella vita di tutti i giorni», ha ricordato chi ha coordinato l’evento. A fine giornata i ragazzi, stanchi e con le pettorine ancora addosso, mostravano l’orgoglio di chi ha lavorato bene davanti a una città intera.
di Francesca Mari
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06 Nov, 2026 | Comunicare il sociale
Il volume “Storie della buonanotte per la pace” nasce dall’esperienza sul campo di Francesco Perna, volontario di MAV – Mediterranean Association of Volunteers, che unendosi al talento narrativo di Viviana Hutter hanno dato vita a una serie di racconti per bambini e ragazzi con il dichiarato obiettivo di diffondere un messaggio di pace, speranza e solidarietà.
Attraverso storie che danno voce ai bambini, il libro ci ricorda che ogni infanzia merita di essere protetta e che nessun bambino dovrebbe essere penalizzato dal luogo in cui nasce.
Il volume raccoglie 12 racconti: storie di bambini e bambine che affrontano quotidianamente difficoltà e una vita segnata dalla guerra e dalla necessità di allontanarsi dal proprio paese natale.
Storie di conflitti presenti in tutto il mondo; dall’Ucraina a Gaza, dall’Afghanistan al Vietnam, dal Sahel ai Caraibi, ogni storia parte da una realtà geografica e umana per raccontare non soltanto ciò che divide le persone, ma soprattutto ciò che può unirle.
Storie vere di bambine e bambini – come Nza, Fatima, Elham, Jenny che Francesco Perna ha realmente incontrato durante i suoi anni di volontariato – che vivono in territori segnati da guerre, persecuzioni, migrazioni e negazione dei diritti.
Alcuni racconti sono ambientati in zone di guerra attiva mentre altri riguardano conflitti storici o situazioni di repressione, crisi migratorie, disuguaglianze e violazioni dei diritti umani.
Nel 1989, l’ONU ha riconosciuto a ogni bambino il diritto alla vita, alla salute, all’istruzione e a un futuro dignitoso. Eppure, ancora oggi, milioni di bambini vivono in un mondo segnato da guerre, povertà e ingiustizie.
La pace può cominciare anche da una storia, da una voce, da un bambino. E dal sogno di un mondo in cui nessun bambino sia lasciato indietro.
“Credo che le storie abbiano una responsabilità importante, soprattutto quando sono rivolte ai bambini: non quella di proteggerli dalla realtà nascondendo ciò che accade, ma di aiutarli a comprenderla senza perdere la capacità di immaginare un mondo diverso.
Il libro nasce proprio da questo mio desiderio. Dalla convinzione che parlare di pace ai bambini significhi anche avere il coraggio di raccontare la guerra, le ingiustizie, i diritti negati, le vite spezzate, trovando parole capaci di rispettare la loro sensibilità senza tradire la verità.
Come autrice, educatrice e mamma, sento sempre più forte la necessità di non lasciare che i bambini crescano nell’indifferenza. La pace non è soltanto assenza di guerra, ma è un esercizio quotidiano di umanità, ascolto, rispetto e responsabilità verso gli altri.
Insieme a Francesco Perna abbiamo voluto dare vita a un libro che fosse anche un gesto concreto, scegliendo di devolvere i diritti d’autore a MAV.
So che le storie non possono fermare le bombe, ma sono certa che possano contribuire a formare coscienze capaci, un giorno, di scegliere di non lanciarle” spiega nell’introduzione al libro l’autrice Viviana Hutter.
La creatività narrativa della scrittrice napoletana è stata stimolata dai racconti dal campo di Francesco Perna che da anni è impegnato con l’associazione internazionale MAV nella promozione di attività volte a ridare dignità a persone in difficoltà, soprattutto migranti.
“Il nostro libro nasce dall’idea di raccogliere oltre dieci anni di storie straordinarie, ascoltate direttamente dai bambini o dai loro genitori. È una grande emozione poter condividere queste storie di vita reale: metterle insieme mi sta facendo rendere conto, forse per la prima volta, di quanto sia stato straordinario questo viaggio da volontario che dura ormai da dieci anni. L’obiettivo è rendere questi racconti accessibili ai più piccoli, per creare un ponte che riduca le distanze culturali e insegni l’inclusione, aiutandoli a mettersi nei panni dei piccoli viaggiatori” afferma l’operatore umanitario.
Questo libro sostiene concretamente la solidarietà: i diritti d’autore saranno devoluti a MAV – Mediterranean Association of Volunteers, a sostegno delle sue attività umanitarie.
MAV – Mediterranean Association of Volunteers è attiva sia in Italia che all’estero, concentrando il proprio operato sui confini, all’interno dei campi profughi e lungo le rotte migratorie. La missione dell’associazione è fornire un sostegno concreto per garantire a queste persone una dignità che, in alcuni casi, viene loro negata in Europa.
Le attività si concentrano principalmente sulla distribuzione di beni di prima necessità, in particolare prodotti alimentari e articoli per l’igiene personale.
MAV opera senza alcuna struttura fisica o costo per il personale dipendente; ogni spesa di gestione e iniziativa è interamente coperta e finanziata dai volontari stessi, assicurando che ogni risorsa sia destinata esclusivamente al supporto dei beneficiari.
L’associazione vanta inoltre volontari con oltre un decennio di esperienza sul campo, una competenza che ha permesso di sviluppare un format educativo dedicato alle scuole, per raccontare la migrazione e promuovere l’inclusione fin da piccoli.
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