26 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
Venerdì 28 agosto, alle ore 18:30, piazzetta Vico Noce a Benevento ospiterà un appuntamento dedicato alle tecnologie innovative e alla scrittura in braille come strumenti per facilitare l’accesso all’arte da parte delle persone ipovedenti e non vedenti. Al centro della serata, la presentazione del volume in braille “Costruirsi per decostruirsi”, scritto da Mario Ferraro ed edito dal Centro Braille San Giacomo, società cooperativa sociale di Bologna. L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione sul tema dell’accessibilità culturale, un ambito in cui la trascrizione in braille e le tecnologie assistive stanno progressivamente ampliando le possibilità di fruizione dell’arte, della letteratura e dei contenuti multimediali da parte di chi vive una disabilità visiva. Portare un volume come questo in una piazza, in un contesto pubblico e aperto alla cittadinanza, è di per sé un gesto simbolico: sposta il tema dell’inclusione dagli spazi specialistici a quelli della vita quotidiana e del confronto comune.
Un dialogo tra istituzioni, associazionismo e terzo settore
A dialogare con l’autore durante la presentazione saranno diverse figure che rappresentano il tessuto istituzionale e associativo impegnato sul fronte della disabilità visiva nel territorio sannita e non solo. Carmen Coppola, Assessora alle Politiche Sociali e per la Disabilità del Comune di Benevento, porterà il punto di vista dell’amministrazione locale sulle politiche di inclusione. Per l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Sezione di Benevento, interverranno Antonio Leparulo e Clelia De Falco, mentre Pasquale Orlando parteciperà in rappresentanza del CSV Irpinia Sannio. Chiude il parterre di relatori Umberto Cristadoro, Presidente ACLI Metropolitane e del CSV Napoli.
La compresenza di un assessorato comunale, di un’associazione storica di categoria come l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e di due Centri di Servizio per il Volontariato testimonia come il tema dell’accessibilità all’arte e alla cultura per le persone con disabilità visiva richieda oggi un lavoro di rete tra livelli istituzionali diversi e realtà del terzo settore, ciascuna portatrice di competenze e responsabilità specifiche.
Il valore simbolico di una serata en plein air
Non è un dettaglio secondario la scelta di ambientare la presentazione in una piazzetta cittadina, in orario serale, in pieno agosto: un modo per intercettare un pubblico più ampio di quello che normalmente frequenta le sale convegni o le presentazioni editoriali “tradizionali”, e per riportare al centro dell’attenzione pubblica un tema che troppo spesso resta confinato agli addetti ai lavori. La serata di Benevento si propone così non solo come la presentazione di un libro, ma come un’occasione di incontro e confronto sul modo in cui tecnologia, scrittura e istituzioni possono lavorare insieme per abbattere le barriere che ancora oggi limitano l’accesso alla cultura per le persone ipovedenti e non vedenti. L’appuntamento è dunque per venerdì 28 agosto, alle 18:30, in Piazzetta Vico Noce, a
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26 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
È entrata in vigore lo scorso 21 agosto la legge che il Governo ha presentato come una riforma epocale per i detenuti tossicodipendenti: una nuova forma di detenzione domiciliare riservata a chi è inserito in percorsi terapeutici e socio-riabilitativi per dipendenze da droghe o alcol. Ma i numeri, letti a un mese dall’entrata in vigore, raccontano una storia diversa da quella annunciata. I 19,4 milioni di euro stanziati per il 2026 finanziano infatti circa 500 posti, a fronte di una popolazione carceraria con problemi di dipendenza che in Italia supera le 20mila persone. Poco più del 2 per cento.
A fare i conti è Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, che oggi si è recato nel carcere di Poggioreale per incontrare i detenuti tossicodipendenti della struttura. «Altro che indulto mascherato», dice Ciambriello, respingendo con nettezza una delle etichette più diffuse nel dibattito pubblico sulla riforma. La legge 5 agosto 2026, n. 140, spiega, non introduce alcuna misura clemenziale: le alternative al carcere per chi soffre di dipendenze esistono da decenni e vengono già applicate, con un percorso che richiede una rigorosa istruttoria della magistratura e un progetto terapeutico reale, da svolgere anche sul territorio attraverso i Servizi per le dipendenze (SerD) e le comunità accreditate.
Il Garante non nasconde di aver accolto con favore l’impianto della riforma, in particolare il principio che la sottende: riconoscere la tossicodipendenza come una malattia, non come una colpa. «Curare una persona con una dipendenza non significa cancellarne la responsabilità penale», precisa, «ma affrontare la causa del disagio per ridurre il rischio di recidiva e favorire il reinserimento sociale». Il nodo, per Ciambriello, non è dunque il principio ispiratore della legge, ma la distanza tra quel principio e le condizioni concrete per applicarlo.
La partita si gioca sull’attuazione
La normativa prevede l’accesso a programmi terapeutici residenziali o semiresidenziali, sottoposti a una valutazione giudiziaria sull’efficacia del percorso rispetto al recupero della persona, e istituisce una commissione centrale incaricata di definire linee guida uniformi su tutto il territorio nazionale. Proprio qui, secondo Ciambriello, si gioca la partita più delicata: la commissione deve ancora essere costituita, le linee guida devono essere scritte, le comunità terapeutiche devono ricevere gli accreditamenti necessari, e resta da stabilire come distribuire concretamente i fondi stanziati. «La legge è entrata in vigore, ma non può funzionare senza gli strumenti organizzativi necessari», avverte il Garante, che si dice comunque fiducioso di poter verificare, da gennaio, l’efficacia reale della misura, a condizione che vengano coinvolti servizi pubblici, Regioni, SerD e realtà accreditate con personale e risorse adeguate.
La fotografia della Campania
Il tema assume un rilievo particolare in Campania, dove su una popolazione carceraria di 8.046 detenuti, 2.125 hanno problemi di dipendenza: 841 solo nel carcere di Poggioreale, 306 a Secondigliano. Numeri che per Ciambriello raccontano «una realtà che non può essere affrontata soltanto con il carcere» e che richiedono un potenziamento strutturale dei servizi, dentro e fuori le mura penitenziarie: più psicologi, assistenti sociali, educatori, e uffici di esecuzione penale esterna e di giustizia minorile più forti, per un sistema di misure alternative che riguarda un fenomeno più ampio della sola nuova legge.
Non è un punto di partenza da zero, tiene a ricordare il Garante: circa 4.400 persone sono già oggi in affidamento terapeutico, un dato che per Ciambriello dimostra come cura e reinserimento possano già funzionare come strumenti di sicurezza sociale, grazie ai finanziamenti regionali e alla collaborazione tra SerD e comunità accreditate. «La nuova legge deve rafforzare, non sostituire, questa rete», sottolinea.
La conclusione del Garante campano è anche un monito rivolto a chi dovrà tradurre la norma in pratica: «La vera sfida della nuova legge è questa: non annunciare numeri, ma costruire percorsi di cura che funzionino davvero».
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26 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
Oggi, 26 agosto, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Cane, una ricorrenza nata negli Stati Uniti nel 2004 per iniziativa di Colleen Paige, esperta di comportamento animale e scrittrice, che scelse questa data in ricordo del giorno in cui, da bambina, la sua famiglia adottò il primo cane. Da allora la giornata si è diffusa ben oltre i confini americani, trasformandosi in un appuntamento condiviso da associazioni animaliste, rifugi e semplici appassionati in decine di Paesi.
Dietro l’apparente leggerezza della ricorrenza, fatta di foto sui social e coccole extra ai propri compagni a quattro zampe, si nasconde un obiettivo più serio: sensibilizzare l’opinione pubblica sul randagismo, contrastare i maltrattamenti e promuovere l’adozione responsabile, in alternativa all’acquisto da allevamenti non sempre trasparenti o da canali non controllati. È un tema che riguarda da vicino anche l’Italia, Paese in cui vivono circa 10 milioni di cani registrati in anagrafe canina, amati e curati dalle rispettive famiglie, ma dove convivono ancora migliaia di situazioni di abbandono, randagismo e maltrattamento, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud.
Un legame antico, oggi anche terapeutico
Il rapporto tra l’uomo e il cane affonda le radici in migliaia di anni di storia comune, ma negli ultimi decenni ha assunto forme nuove e sempre più riconosciute anche sul piano sociale e sanitario. I cani non sono più soltanto compagni di vita: sono impiegati come unità cinofile nelle attività di soccorso, come guide per le persone non vedenti, e sempre più spesso come presenza terapeutica in progetti di pet therapy rivolti a bambini, anziani e persone con disabilità o fragilità psicologiche. È un ruolo che rende la loro tutela una questione che va oltre l’affetto individuale, per toccare il benessere collettivo.
Le buone pratiche per un’adozione consapevole
Celebrare la giornata in modo utile significa, prima di tutto, ricordare che accogliere un cane in famiglia è una scelta che richiede consapevolezza e non un gesto impulsivo legato all’emozione del momento. Chi desidera adottare dovrebbe rivolgersi ai canili e ai rifugi del proprio territorio, informarsi sulle caratteristiche e sui bisogni della razza o del singolo animale, valutare con onestà il tempo e le risorse a disposizione, e considerare l’adozione di cani adulti o meno “richiesti”, spesso i più difficili da collocare ma non per questo meno capaci di dare affetto. Un’adozione ben ponderata è la prima forma concreta di prevenzione del randagismo e dell’abbandono, fenomeni che si concentrano tipicamente proprio nei mesi estivi, quando le partenze per le vacanze si accompagnano, purtroppo, a un aumento degli abbandoni lungo le strade.
Il ruolo delle comunità e delle associazioni
Le associazioni animaliste, i volontari dei rifugi e le realtà di quartiere che si occupano di colonie feline e canili giocano un ruolo che va ben oltre la gestione dell’emergenza quotidiana: sono un presidio sociale che intercetta situazioni di degrado, promuove la cultura del rispetto verso gli animali e, non di rado, offre anche un’opportunità di impegno civico e di socialità per chi vi dedica il proprio tempo. Sostenere queste realtà, anche con un gesto semplice come una donazione, un’ora di volontariato o la condivisione di un annuncio di adozione, è probabilmente il modo più concreto per dare un senso, oltre l’hashtag di giornata, a una ricorrenza che rischia altrimenti di esaurirsi in un post sui social. La Giornata Mondiale del Cane resta dunque un’occasione preziosa, purché non si limiti a una celebrazione simbolica: il vero valore di questa data sta nella capacità di trasformare l’affetto quotidiano per i nostri cani in un impegno concreto, che duri ben oltre il 26 agosto.
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24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
La Regione Campania ha approvato il Calendario scolastico 2026/2027, definendo le date di inizio e conclusione delle lezioni e i periodi di sospensione delle attività didattiche per il prossimo anno scolastico. Per tutti gli ordini e i gradi di istruzione e per i percorsi formativi, le lezioni prenderanno il via martedì 15 settembre 2026 e termineranno martedì 8 giugno 2027. Fa eccezione la scuola dell’infanzia, dove le attività educative proseguiranno fino al 30 giugno 2027.
Il calendario comprende, oltre alle festività nazionali, alcune giornate di sospensione che permetteranno a studenti e famiglie di organizzare diversi periodi di pausa nel corso dell’anno. Un primo piccolo ponte arriverà a novembre: il 2 novembre, lunedì, sarà giornata di sospensione e, cadendo il 1° novembre di domenica, si creerà un fine settimana lungo da sabato 31 ottobre a lunedì 2 novembre.
Particolarmente favorevole sarà il calendario di dicembre. Le scuole resteranno chiuse il 7 e l’8 dicembre, rispettivamente lunedì e martedì. Considerando il precedente fine settimana, studenti e famiglie potranno contare su quattro giorni consecutivi di pausa, dal 5 all’8 dicembre.
La pausa più lunga dell’anno scolastico sarà naturalmente quella natalizia. Le attività didattiche saranno sospese dal 23 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, consentendo di trascorrere le festività con una lunga interruzione delle lezioni.
Un altro ponte arriverà a febbraio in occasione del Carnevale. La sospensione prevista per lunedì 8 e martedì 9 febbraio 2027, unita al precedente fine settimana, permetterà di avere quattro giorni consecutivi senza lezioni, dal 6 al 9 febbraio.
Anche il periodo pasquale offrirà una pausa particolarmente lunga. Le lezioni saranno sospese dal 25 al 30 marzo 2027, da giovedì a martedì, creando un periodo di sei giorni consecutivi di stop comprendendo anche il fine settimana.
Nel calendario figurano inoltre le festività del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno. In questi casi, però, non si creeranno veri e propri ponti: il 25 aprile 2027 cadrà infatti di domenica, il 1° maggio di sabato, mentre il 2 giugno sarà mercoledì.
Il nuovo calendario scolastico consente dunque di individuare già da ora alcuni dei periodi più favorevoli per famiglie e studenti. Tra i principali appuntamenti spiccano il ponte del 2 novembre, quello dell’Immacolata, le vacanze di Natale, il ponte di Carnevale e la lunga pausa prevista per Pasqua.
Per gli studenti campani il ritorno sui banchi è quindi fissato al 15 settembre 2026, mentre l’ultimo giorno di scuola sarà l’8 giugno 2027. Per i bambini della scuola dell’infanzia, invece, le attività educative termineranno il 30 giugno 2027.
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24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
Il crescente numero di Paesi che introducono o discutono limiti di età per l’accesso dei minori ai social network segna un cambiamento importante: dopo anni di autoregolamentazione, la protezione dei bambini nell’ambiente digitale sta diventando una responsabilità pubblica e un obbligo per le piattaforme.
Nel dibattito aperto anche in Italia sull’ipotesi di limitare l’accesso ai social network per gli under 15, Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro ETS invita però a non ridurre una questione complessa alla sola scelta dell’età minima.
«Una soglia anagrafica può rappresentare uno strumento importante di protezione, soprattutto per i più piccoli, ma non può costituire da sola una politica per l’infanzia», afferma Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro. «La domanda non è soltanto a quale età consentire l’accesso ai social, ma quali caratteristiche debba avere un ambiente digitale per essere sicuro e appropriato allo sviluppo di bambini e adolescenti».
Per Telefono Azzurro, la responsabilità deve ricadere innanzitutto sulle piattaforme: profili privati e impostazioni protettive per default, limiti alla geolocalizzazione e ai contatti indesiderati, maggiore tutela rispetto agli algoritmi di raccomandazione, alla profilazione e alle tecniche progettate per massimizzare l’engagement.
La Fondazione sostiene inoltre sistemi di age assurance efficaci ma rispettosi della privacy, capaci di verificare la fascia di età senza determinare una raccolta generalizzata di documenti e dati personali.
Particolare attenzione deve essere dedicata all’intelligenza artificiale. «Regolamentare soltanto i social network rischia di significare intervenire sul problema di ieri», sottolinea Caffo. «Chatbot e AI companions possono costruire con un adolescente relazioni continuative e apparentemente empatiche. Servono garanzie specifiche contro manipolazione emotiva, sessualizzazione, dipendenza relazionale e rischi legati ad autolesionismo e suicidio».
Telefono Azzurro chiede inoltre che qualsiasi futura normativa garantisca sempre ai minori l’accesso ai servizi di emergenza, ascolto, salute mentale e tutela dell’infanzia, compresi 114 Emergenza Infanzia, 116000 Minori Scomparsi e 19696.
La Fondazione propone infine un Child Digital Safety Framework italiano ed europeo, che integri social media, AI, age assurance, privacy, salute mentale, educazione digitale, responsabilità delle piattaforme e servizi di aiuto. «Dobbiamo superare l’alternativa tra lasciare i ragazzi soli nel mercato digitale e tenerli semplicemente fuori dalla tecnologia», conclude Caffo. «La sfida non è costruire un mondo senza tecnologia per i bambini. È costruire una tecnologia degna dei bambini».
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24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
A due anni dall’ingresso nella Striscia di Gaza, EMERGENCY continua a descrivere una situazione umanitaria e sanitaria drammatica. Nel suo aggiornamento di pochi giorni fa, l’organizzazione sottolinea come, nonostante il tempo trascorso e il proclamato cessate il fuoco, le condizioni di vita della popolazione restino segnate dalla fame, dalla carenza di cure, dagli sfollamenti e dalla scarsità di beni essenziali. Secondo i dati riportati da EMERGENCY, il 100% della popolazione di Gaza è esposto al rischio di insicurezza alimentare acuta, con una parte significativa della popolazione che si trova in condizioni definite di emergenza o catastrofiche. Anche l’accesso alle cure rimane estremamente limitato: la maggior parte degli ospedali non è funzionante e le strutture ancora operative devono fare i conti con danni provocati dai combattimenti, carenza di carburante, acqua ed elettricità, scarsità di medicinali e personale sanitario allo stremo.
A questo si aggiunge il dramma degli sfollamenti. Oltre il 90% della popolazione, riferisce EMERGENCY citando OCHA, è stata costretta a lasciare la propria abitazione almeno una volta negli ultimi due anni. Circa il 70% della Striscia è inoltre interessato da ordini di evacuazione o ricade in aree militarizzate, riducendo ulteriormente lo spazio disponibile per la popolazione civile. Particolarmente grave resta il bilancio delle vittime. I dati riportati dall’organizzazione, aggiornati al luglio 2026, indicano oltre 247mila persone morte o ferite nella Striscia dal 7 ottobre 2023. Di queste, 1.180 persone sono morte e 3.810 sono rimaste ferite dal 10 ottobre 2025, dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Sono inoltre almeno 595 gli operatori umanitari uccisi dal 7 ottobre 2023 e oltre 930 gli attacchi registrati contro strutture sanitarie.
La fame e la crisi degli aiuti
Uno dei nodi centrali resta l’accesso agli aiuti. Prima del 7 ottobre 2023 entravano nella Striscia in media circa 500 camion al giorno, tra merci commerciali, aiuti umanitari e carburante. Secondo i dati citati da EMERGENCY, successivamente il flusso si è drasticamente ridotto, con medie mensili comprese tra 37 e 100-150 camion al giorno. Anche i medicinali rappresentano una quota minima dei beni che riescono a entrare nella Striscia. Nel suo aggiornamento del 18 luglio, EMERGENCY riferiva che i farmaci costituivano appena lo 0,5% dei beni in ingresso, una quantità ritenuta del tutto insufficiente per una popolazione fortemente dipendente dagli aiuti umanitari. La conseguenza è la difficoltà nel trattare ferite, infezioni e malattie croniche, mentre la scarsità di acqua potabile e le condizioni igieniche aumentano il rischio di malattie.
Sei litri d’acqua al giorno
Tra le emergenze più gravi c’è anche quella idrica. Secondo la testimonianza raccolta da EMERGENCY, nella Striscia una persona riesce oggi a disporre mediamente di appena sei litri d’acqua al giorno per bere, cucinare, lavarsi e mantenere, per quanto possibile, condizioni igieniche minime. Le falde sono contaminate e gli impianti di desalinizzazione sono fortemente limitati dalla mancanza di energia e di pezzi di ricambio.
La crisi dell’acqua si intreccia con quella sanitaria. Nelle aree di sfollamento sovraffollate, tra rifiuti e sistemi fognari collassati, aumentano i rischi legati alla diffusione di infezioni e parassiti. A maggio EMERGENCY segnalava inoltre la presenza massiccia di roditori e insetti nelle tendopoli, con l’81% degli alloggi interessati da infestazioni in un campione di 1.600 aree di sfollamento.
Il lavoro di EMERGENCY
In questo scenario EMERGENCY continua a garantire assistenza sanitaria attraverso la propria clinica di assistenza primaria ad Al Qarara e il supporto all’ambulatorio di Al Mawasi. L’organizzazione è entrata nella Striscia nell’agosto 2024, affiancando inizialmente una struttura sanitaria locale e contribuendo anche alle attività del Nasser Medical Complex Hospital di Khan Younis. I numeri raccontano la dimensione dell’intervento: la clinica EMERGENCY di Al Qarara ha effettuato oltre 73.500 visite tra il 2025 e il 2026, comprese più di 4.000 visite dedicate alla salute sessuale e riproduttiva e oltre 200 consultazioni ginecologiche nel solo 2026. La clinica locale di Al Mawasi, sostenuta dall’organizzazione, ha invece superato le 70mila visite complessive dal 2024 al 2026. «Qui continuano sparatorie e bombardamenti: non si può parlare di tregua», racconta il team di EMERGENCY nella testimonianza pubblicata dall’organizzazione. La situazione, spiegano gli operatori, resta «stagnante nella sua drammaticità», con famiglie costrette a vivere alla giornata, tra la mancanza di cibo, acqua e farmaci e la costante paura di nuovi attacchi. Per EMERGENCY, a due anni dall’inizio del proprio intervento, il rischio più grande è che una condizione eccezionale diventi percepita come normale. «Non possiamo considerare tutto questo “normale”», è il messaggio con cui si conclude l’aggiornamento dell’organizzazione.
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