29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Nelle periferie dimenticate di Napoli, da Scampia a Marianella, le nuove generazioni hanno scelto la via dell’autogestione, inaugurando una stagione di mobilitazione autonoma, gentile ed educata, che viaggia sulla rete. È così che una comunità di giovanissimi, spesso di appena dieci o undici anni, ha eletto TikTok a propria tribuna politica per lanciare un preciso SOS digitale. Video virali per rivendicare un pezzo di terra, due porte e un pallone, denunciando l’assenza totale di campi di calcetto nei loro quartieri.
È la nascita di un fenomeno inedito che capovolge la retorica sui social media: la piattaforma si trasforma così nell’ultimo piccone disponibile contro l’isolamento reale, un megafono di cittadinanza dal basso dove la forza delle visualizzazioni riesce a sbloccare una sorprendente solidarietà. Dietro la straordinaria rete digitale che si è attivata per finanziare i campi, emerge infatti una bellissima catena di mutuo soccorso tra cittadini. Un paradosso, che vede dei minori diventare virali per ottenere il diritto elementare al gioco e che trasforma l’algoritmo nel principale spazio di comunità rimasto a difesa del loro futuro.
L’innesco e la voce della strada: l’incontro con Sasà Paternoster
Tutto parte da un cortile e da una telecamera. Tra il Lotto G e i Sette Palazzi, a Scampia, proprio di fronte all’ombra ingombrante di quel che è rimasto delle Vele, ci sono alcuni campetti da calcio. Tutti completamente devastati, inutilizzabili, inghiottiti dall’abbandono. Quando quei bambini hanno denunciato lo stato delle cose su TikTok, i loro video hanno intercettato lo sguardo di Salvatore Paternoster, ingegnere di Materdei che da anni ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.
«Non è comune vedere dei bambini che fanno denunce sociali attraverso i social network», racconta Paternoster, che dopo aver visto quelle immagini è andato sul posto per intervistarli e amplificare la loro voce. «La difficoltà principale per questi ragazzi è la totale mancanza di spazi e di punti di riferimento. Trascorrono gran parte delle giornate per strada e sono privati perfino della possibilità di giocare a calcio. Scendono e non hanno un luogo, perché le strutture vicino casa sono distrutte. Oppure, se vogliono giocare, devono pagare. Alla Sanità, ad esempio, l’unico polmone verde è il Parco San Gennaro, chiuso da oltre dieci anni; per usare il campetto interno, i bambini dovrebbero pagare una cifra a testa. Assurdo».
I video girati sono diventati immediatamente virali, superando i confini del quartiere e arrivando fino a chi, da quelle stesse strade, è partito per conquistare le classifiche musicali: Geolier. Il rapper si è fatto avanti immediatamente attraverso la sua società, facendosi carico dell’intera e complessa trafila burocratica e decidendo di finanziare personalmente la ristrutturazione del campetto di Scampia, dice Paternoster.
L’effetto domino dell’arte di arrangiarsi
Quello che sembrava un lampo isolato si è trasformato in poche settimane in un vero e proprio effetto domino digitale. Da Marianella a Napoli Est, passando per San Giovanni a Teduccio al Rione Sanità, decine di canali social sono nati con lo stesso identico spartito, mappare l’abbandono e riprendersi il diritto al gioco.
A Marianella i ragazzi hanno deciso di non aspettare i finanziamenti dei grandi nomi. Armati di scope, palette e strumenti rudimentali (comprati di tasca propria o grazie alle offerte) hanno iniziato a ripulire da soli un vecchio quadrato di cemento invaso dalle erbacce. Hanno ritinteggiato i muri di bianco e coinvolto un artista della zona per realizzare dei murales; poi, grazie alla cassa di risonanza creata in rete, sono riusciti a rimediare persino le porte da calcio. Oggi l’area di rigore è disegnata con le bombolette spray: è il trionfo assoluto dell’arte di arrangiarsi.
Le “Giovani Promesse” e il silenzio delle istituzioni
Per Salvatore Paternoster questa non è una battaglia ideologica, ma una questione di pelle. Nato e cresciuto a Materdei, ha vissuto in prima persona le insidie della devianza giovanile. «In adolescenza mi ero perso», confessa, «frequentavo ragazzi che nel corso del tempo sono finiti in carcere o hanno fatto una brutta fine con la droga. A 19 anni mi sono chiesto cosa volessi fare della vita. Mi ha salvato la passione per l’informatica, lo studio, la curiosità». Da lì è nata l’esigenza di restituire qualcosa al territorio. Otto anni fa ha fondato l’Associazione di Promozione Sociale Giovani Promesse, un presidio nato per strappare i ragazzi alla strada.
«Crediamo che a Napoli ci siano tantissime promesse che vanno scoperte, e non solo nel calcio. Il problema è che persino noi, come associazione, non abbiamo uno spazio fisico: siamo costretti ad appoggiarci alla parrocchia o a fare le nostre riunioni per strada». Una solitudine istituzionale che Paternoster denuncia con la lucidità di chi conosce i meccanismi reali del territorio: «Dalle istituzioni l’impegno è zero. Per questa vicenda dei campetti non ho mai ricevuto un messaggio dall’assessore allo sport o da quello alle politiche sociali. Chi rappresenta le istituzioni vive in un mondo tutto suo, non ha la minima concezione delle problematiche giovanili. Senza una programmazione e senza strutture, fare sociale in questa città è difficilissimo».
Un monito per il futuro
Mentre il progetto continua a estendersi grazie alla spinta dei privati, dei cittadini e all’energia dei ragazzi e di tante altre realtà frammentate della città, resta aperta la domanda su cosa accadrà domani. I social hanno offerto una via d’uscita d’emergenza, ma non possono tramutarsi in una soluzione strutturale e permanente.
Il grido che arriva dai video di TikTok è un messaggio limpido, un ultimatum lanciato da una generazione che sta crescendo troppo in fretta: «Interessatevi alla realtà», conclude Paternoster, «siate meno attenti alle logiche di Palazzo e alle dinamiche di potere, e state più vicini ai bambini. Oggi lanciano un grido d’aiuto tramite uno schermo. Se non li ascoltiamo, quanta rabbia crescerà in loro? Cosa stiamo fomentando?».
di Carmela Cassese
L’articolo Il campetto che non c’era. Da Scampia a Marianella, la solidarietà dal basso <span style=”color: red;”> LA STORIA </span> proviene da Comunicare il sociale.
29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Il Consiglio regionale della Campania ha approvato a maggioranza la mozione contro la realizzazione del Centro di permanenza per il rimpatrio a Castel Volturno, proposta dai consiglieri di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Il testo impegna la giunta regionale a esprimere formale contrarietà all’opera e ad attivare ogni interlocuzione utile con il Governo, il Ministero dell’Interno e la Conferenza Stato-Regioni per ottenere la revisione della scelta localizzativa e la sospensione delle iniziative conseguenti.
Nel corso del dibattito in Aula è stato integrato un emendamento del capogruppo di A testa alta Gennaro Oliviero per il rifinanziamento della legge regionale 58 del 2018 in materia di interventi perequativi ambientali per il Comune di Castel Volturno.
La mozione è stata votata dalla maggioranza di centrosinistra. L’opposizione di centrodestra ha espresso voto contrario.
L’articolo Approvata mozione contro Cpr a Castel Volturno proviene da Comunicare il sociale.
29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Rafforzare la rete di protezione a favore delle donne straniere vittime di violenza domestica, tratta e sfruttamento e garantire una più efficace tutela dei minori coinvolti. È questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa sottoscritto dal Tribunale per i Minorenni di Napoli e ANCI Campania, in collaborazione con gli enti del Terzo Settore impegnati da anni nell’accoglienza, nella presa in carico e nel sostegno delle persone più vulnerabili.
L’accordo nasce dalla consapevolezza che le situazioni di violenza, marginalità e sfruttamento che coinvolgono donne migranti e i loro figli richiedono interventi integrati, multidisciplinari e culturalmente competenti, capaci di coniugare tutela giudiziaria, sostegno sociale, assistenza psicologica e accompagnamento ai percorsi di autonomia.
Il Protocollo prevede l’attivazione di procedure operative condivise tra l’Autorità Giudiziaria, i servizi territoriali e gli enti aderenti, con particolare attenzione alla valutazione e al rafforzamento delle competenze genitoriali, alla prevenzione della vittimizzazione secondaria dei minori, all’emersione delle situazioni di violenza e tratta e alla costruzione di percorsi personalizzati di protezione e inclusione sociale.
Attraverso la collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore sarà possibile garantire interventi tempestivi e specializzati, sostenuti anche da mediazione linguistico-culturale, per favorire una presa in carico efficace delle famiglie straniere e assicurare ai minori coinvolti condizioni di crescita sicure e rispettose dei loro diritti.
L’intesa si inserisce nel più ampio impegno delle istituzioni campane per il contrasto alla violenza di genere, alla tratta degli esseri umani e a ogni forma di discriminazione, promuovendo una cultura della tutela dei diritti, dell’accoglienza e della responsabilità condivisa.
“I sindaci sono spesso il primo presidio istituzionale a cui cittadini e famiglie si rivolgono nelle situazioni più delicate, ma troppo spesso si trovano ad affrontare da soli problematiche complesse che riguardano minori, violenza domestica, fragilità sociali e integrazione”. Lo ha detto Francesco Morra, Presidente ANCI Campania.
“Per questo – ha aggiunto – guardiamo con grande favore a protocolli come questo, che mettono in rete competenze, responsabilità e strumenti operativi. Le azioni condivise tra Comuni, Tribunale, servizi territoriali e Terzo Settore consentono di offrire risposte più rapide ed efficaci, rafforzando la capacità delle istituzioni di proteggere le persone più vulnerabili e di accompagnarle in percorsi concreti di inclusione e autonomia”.
“Essere giusti e garantire pari opportunità a tutti i bambini: questo è l’obiettivo del protocollo. Purtroppo, i figli di cittadini stranieri incontrano spesso maggiori difficoltà nel vedere pienamente tutelati i propri diritti” ha spiegato la dottoressa Paola Brunese, Presidente del tribunale per i minorenni di Napoli.
“Quando vengono avviati percorsi finalizzati al rafforzamento o all’accertamento delle competenze genitoriali, le famiglie straniere possono trovarsi a fronteggiare ulteriori ostacoli, legati alle difficoltà di integrazione nel contesto sociale e culturale. Per questo è fondamentale la collaborazione tra enti di grande esperienza e competenza. Grazie al coinvolgimento di ANCI Campania, che svolge un importante ruolo di raccordo, i servizi sociali potranno accedere ai servizi offerti, garantendo ai bambini e alle loro famiglie un sostegno più efficace e una tutela ancora più concreta” ha concluso la Brunese.
All’incontro la dottoressa Rosella Bertolani, magistrato al Tribunale per i minorenni, l’avvocato Avvocato Roberta Aria con diverse associazioni che avranno un ruolo attivo.
Il protocollo firmato dalla Cooperativa sociale Dedalus, con Gaetana Castellaccio, dalla Fondazione Eos onlus con Giuseppe Cascone, da L’Orsa Maggiore con Francesca D’Onofrio, da Pianoterra Ets con Ciro Nesci.
L’articolo Tribunale per i Minorenni di Napoli e Anci Campania: firmato il protocollo per la tutela di donne e minori vittime di violenza e vulnerabilità proviene da Comunicare il sociale.
29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Avere voce in capitolo sulle politiche che riguardano la propria vita. Non aspettare che altri decidano, ma sedersi al tavolo e portare la propria esperienza come competenza. È questo il cuore di KEEP DRIVEN, il progetto promosso da CBM Italia e cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea che ha coinvolto giovani con disabilità tra i 18 e i 26 anni provenienti da Italia, Francia e Lettonia in un percorso di advocacy attiva.
Il percorso ha offerto ai partecipanti strumenti concreti: formazione sui diritti, educazione alla partecipazione democratica, laboratori sulla comunicazione. Il risultato non è solo una campagna, ma una trasformazione reale nel modo in cui queste ragazze e ragazzi si percepiscono come cittadini. «È stata la prima volta che mi sono trovata nei panni di chi scrive un documento politico, non di chi lo riceve», racconta Alessia Degan, una delle partecipanti italiane. «Ho sentito una sorta di potere: il potere di avere un’influenza. Non so ancora se porterà a un risultato concreto, ma già il fatto di provarci mi dà speranza».
Il tema scelto dai giovani come fulcro della loro campagna è la vita indipendente — un diritto formalmente riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma ancora troppo spesso disatteso nella pratica. Lo testimonia la storia di Laila, studentessa lettone, che sogna di lavorare come assistente in una scuola materna: «Ho le competenze. Ho la motivazione. Quello che non ho è il permesso. In Lettonia, questa professione è preclusa agli studenti con disabilità intellettive. Non perché non possiamo fare il lavoro. Ma perché il sistema non ci ha mai immaginati lì».
Dopo incontri di scambio nei tre Paesi e un lavoro collettivo a Bruxelles, il gruppo ha prodotto un position paper rivolto alle istituzioni europee, un manifesto e una campagna di comunicazione. Tutto sarà presentato ufficialmente il 13 luglio a BASE Milano, in un evento pubblico e aperto a tutti, condotto da Arianna Talamona, ex nuotatrice paralimpica, diversity & inclusion specialist e content creator.
Il manifesto che emerge da questo percorso è diretto e senza ambiguità. I giovani chiedono il diritto di decidere come vivere la propria quotidianità, servizi di supporto flessibili e realmente adattati ai propri bisogni, leggi sulla vita indipendente pienamente attuate in ogni Paese, trasporti pubblici accessibili, opportunità aperte nel lavoro e nell’istruzione, e soprattutto il diritto di essere ascoltati quando si prendono decisioni che li riguardano. «Siamo titolari di diritti, non oggetti di cura», scrivono. «Siamo esperti della nostra vita. Abbiamo il diritto di pensare e parlare per noi stessi».
CBM Italia, organizzazione attiva nella salute, nell’educazione, nel lavoro e nei diritti delle persone con disabilità sia in Italia che nei contesti di maggiore vulnerabilità nel mondo, ha aderito e rilancia integralmente questo manifesto, riconoscendo in esso i valori che guidano la propria missione.
L’articolo Giovani con disabilità protagonisti del cambiamento: la campagna europea di advocacy di KEEP DRIVEN proviene da Comunicare il sociale.
29 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Genova ha riportato al centro del dibattito europeo un aspetto del turismo contemporaneo spesso lasciato indietro nelle programmazioni. Ovvero l’accessibilità. Un mercato che vale oltre 400 miliardi di euro. Un comparto che coinvolge in tutto il continente oltre 100 milioni di cittadini e che assicura lavoro a 9 milioni di persone. Questi i numeri illustrati nel corso del convegno internazionale Destinazioni Turistiche Inclusive e Smart: Strategie per l’innovazione, promosso da ENAT, AccessibleEU e AISM, che ha riunito istituzioni europee, UN Tourism, Ministero del Turismo, Ministero per le Disabilità, Regione Liguria e Comune di Genova. Numeri che dovrebbero accendere interesse in quanti lavorano nel settore turistico. Dalla programmazione politica fino ai tour operator e alle attività quantomeno delle principali città turistiche. Per tornare ai numeri, solo in Italia il turismo accessibile genera circa 8,8 milioni di arrivi e 38,4 milioni di presenze. Significa impattare con l’8,2% del mercato con quasi 10 miliardi di euro di ricavi. E si tratta di un settore in forte espansione, che ad oggi, in molti casi, riesce ad accogliere solo parte dei viaggiatori con disabilità motorie.
L’esperienza della Liguria
In questo scenario la Liguria rappresenta uno dei modelli più avanzati in Italia. Quella del 2026 è la quarta edizione della Guida Mare Accessibile e la seconda della Guida Ospitalità Accessibile realizzata dalla Regione e presentata venerdì a Genova. In questa edizione della guida all’ospitalità figurano anche ostelli, residence, campeggi, altre tipologie di strutture ricettive. A differenza della prima edizione in cui erano stati inclusi solo gli alberghi. Ad oggi sono 137 le strutture ricettive censite. L’incremento rispetto allo scorso anno supera il 100 per cento. Sono 273 le spiagge accessibili o parzialmente accessibili. L’obiettivo dell’ente regione è di raggiungere a breve quota 300. Il lavoro di pubblicazione della Regione Liguria è stato riconosciuto come buona pratica nell’ambito del Tourism Transition Pathway della Commissione Europea.
Significativo anche il sistema di monitoraggio progressivo dell’accessibilità turistica basato su verifiche sul campo ed una rete di soggetti pubblici e del terzo settore coinvolti nel processo di censimento. Questo consente di fare un lavoro di integrazione della pianificazione turistica nelle politiche sociali e nella gestione del territorio. Questo approccio ha permesso alla Liguria di costruire una mappa progressiva dell’accessibilità reale del territorio, in cui l’offerta turistica viene classificata e monitorata secondo livelli differenti di fruibilità. Il modello si regge su una governance articolata che coinvolge assessorati regionali, enti del territorio, strutture sanitarie, associazioni e reti di volontariato, rendendo l’accessibilità non un tema settoriale ma un elemento integrato nella pianificazione turistica complessiva.
“Il valore di questo progetto va oltre la mappatura dell’accessibilità: significa offrire alle persone con sclerosi multipla, patologie correlate e diverse disabilità di poter disporre di strumenti concreti per ambire ad una migliore qualità di vita, esercitando il proprio diritto al tempo libero. Questa iniziativa dimostra come i principi dell’Agenda della SM e patologie correlate 2030 possano tradursi in azioni tangibili, capaci di favorire una cultura dell’accoglienza e dell’accessibilità universale, contribuendo alla costruzione di una società più equa, inclusiva e attenta ai bisogni di tutti”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e direttore generale di Aism, Mario Alberto Battaglia.
Com’è messa la Campania
Se la Liguria rappresenta un sistema già consolidato, la Campania si colloca in una fase caratterizzata da una forte attrattività turistica ma ancora frammentata nel livello di accessibilità dei servizi. Non esiste ancora un sistema pubblico organico di rilevazione che consenta di fotografare in modo completo l’offerta accessibile del territorio. Le informazioni disponibili derivano infatti da iniziative locali e progetti non ancora integrati in un unico sistema. Quindi non esistono dati omogenei e aggiornati sull’accessibilità effettiva delle strutture ricettive, dei siti culturali, delle spiagge, della mobilità turistica. Nonostante ciò i turisti con disabilità o bisogni speciali visitano ugualmente la Campania. Le stime parlano di oltre 400mila turisti ogni anno, con introiti pari a 330 milioni di euro l’anno. Secondo le stime della Regione Campania il margine di crescita, con trasporti e siti uniformati a standard adeguati, porterebbe il settore a superare i 580 milioni annui.
Per fare fronte alle carenze la cooperativa sociale Cosy for You ha lanciato il progetto Mare e Monti. L’iniziativa, che gode del sostegno di fondazione Con il Sud e della Regione Campania, punta a sviluppare un sistema integrato di turismo accessibile che metta in rete le aree costiere e quelle interne della regione, costruendo itinerari inclusivi tra Napoli, il litorale e l’entroterra. L’obiettivo è avviare una mappatura progressiva dei servizi accessibili e promuovere attività di formazione e sensibilizzazione rivolte agli operatori turistici. “Si tratta di un progetto significativo dedicato a un segmento importante come quello del turismo accessibile. Vogliamo una Campania fruibile da tutti, con servizi che garantiscano piena accessibilità ai visitatori”, ha sottolineato l’assessore al Turismo della Regione Campania, Vincenzo Maraio.
di Ciro Oliviero
L’articolo Turismo accessibile, un mercato da 400 miliardi in Europa. Liguria modello strutturato, Campania tra promesse e sperimentazione proviene da Comunicare il sociale.
26 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Un giorno di festa per la comunità di Ercolano e tutte le associazioni del territorio vesuviani: inaugurato il nuovo Palazzetto dello Sport di via Gabriele D’Annunzio, a due passi da Villa Favorita. Si restituisce alla città uno spazio pensato per promuovere aggregazione, benessere, inclusione ed opportunità. Il palazzetto nasce infatti come luogo capace di ospitare attività sportive, momenti di socialità ed eventi aperti alla cittadinanza, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. Una struttura moderna ed accessibile che rappresenta un investimento concreto sullo sport, sui giovani e sulla crescita sociale del territorio.
Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, del territorio.
«L’inaugurazione di luoghi come questo è il modo giusto con il quale pratichiamo legalità. Questa è la prima di tante iniziative che la mia amministrazione metterà in atto nel campo della socializzazione, dell’inclusione, del benessere, della legalità. Investire nello sport significa investire nella coesione sociale, nell’educazione e nella qualità della vita delle comunità». A dirlo è la sindaca di Ercolano, Antonietta Garzia. Entro fine luglio è prevista una riunione delle associazioni sportive del territorio, a settembre si partirà con il regolamento per l’utilizzo della struttura.
L’articolo ERCOLANO INAUGURA IL NUOVO PALAZZETTO DELLO SPORT proviene da Comunicare il sociale.