Voucher Sport, pubblicata la graduatoria: 108.773 domande ammesse

È stata pubblicata la graduatoria delle domande ammesse al Voucher Sport 2026/2027, la misura della Regione Campania che sostiene le famiglie e favorisce l’accesso delle ragazze e dei ragazzi alle attività sportive. Sono 108.773 le domande ammesse, per risorse complessive pari a 44.009.200 euro. Il contributo può raggiungere un importo massimo di 400 euro per ciascun minore , a sostegno della pratica sportiva presso le associazioni e le società aderenti all’iniziativa.
«Continuiamo a investire in una misura che negli anni ha dimostrato tutto il suo valore e che rappresenta una buona pratica riconosciuta anche in ambito europeo. Siamo passati dalle circa 40mila domande delle prime edizioni a oltre 100mila: una crescita importante, che racconta quanto le famiglie abbiano bisogno di opportunità concrete per i propri figli e le proprie figlie», dichiara Fiorella Zabatta, assessora regionale allo sport e alle politiche giovanili.
«Dietro questi numeri ci sono ragazze e ragazzi, famiglie e tante storie. Lo sport non è soltanto attività fisica: è educazione, salute, inclusione, amicizia e crescita. È il luogo in cui si impara a stare insieme, a rispettare le regole, a conoscere i propri limiti e a superarli. Non possiamo permettere che la possibilità di praticarlo dipenda dalle condizioni economiche della famiglia di appartenenza.
Il nostro impegno è continuare a rendere lo sport sempre più accessibile, perché ogni giovane deve poter scegliere la disciplina che ama e vivere questa esperienza senza che il costo rappresenti un ostacolo. Investire nello sport significa investire nel benessere delle persone e nel futuro delle nostre comunità», conclude Zabatta.
«Siamo soddisfatti. La pubblicazione della graduatoria per i voucher sport è un risultato concreto, arrivato anche grazie al lavoro della Commissione Politiche Sociali, che ha seguito attentamente ogni passaggio. Lo sport non è un lusso: è uno spazio dove si cresce, si impara a stare con gli altri, si trova un’alternativa alla strada. In troppi quartieri della Campania è ancora l’unico presidio educativo dopo la scuola. Ringrazio i componenti della Commissione, l’Arus e l’assessore Fiorella Zabatta per l’impegno. Continueremo ad impegnarci perché questa misura diventi strutturale» – è quanto dichiara Bruna Fiola, presidente Commissione politiche sociali della Regione Campania.
La graduatoria completa, insieme a tutte le informazioni, alle indicazioni operative e alle spiegazioni per le famiglie, sarà consultabile attraverso i canali ufficiali dedicati alla misura.
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Licei occupati, cresce la protesta a Napoli e in provincia

Ben oltre dieci istituti superiori occupati negli ultimi giorni. Ma l’elenco si aggiorna con continuità. La mobilitazione degli studenti napoletani prende quota, comprendendo i licei Genovesi, Sannazaro, Umberto e Mercalli. Nelle ultime ore si sono aggiunti l’istituto Terra, il Diaz ed il liceo Pansini, mentre l’onda è partita dall’iniziativa del Tito Lucrezio Caro. E non sono finora mancati anche momenti di tensione tra la dirigenza scolastica e gli studenti, come accaduto allo stesso Genovesi, oppure al “Mazzini”. Al centro della protesta degli studenti ci sono i tagli denunciati ai finanziamenti per l’istruzione pubblica contenuti nel decreto Valditara, il carovita determinato dall’impennata dei prezzi di carburanti e gas. Ancora, si contesta il tetto massimo del 30% per determinate categorie di studenti con cittadinanza non italiana e c’è vicinanza anche alle motivazioni che hanno portato in piazza gli studenti in Francia ed in Spagna, ma il focus degli ultimi giorni è puntato anche sulla realizzazione del centro di permanenza per i rimpatri previsto a Castel Volturno, con adesioni che si susseguono alla manifestazione di dissenso sul Cpr, prevista il 24 ottobre nella cittadina casertana. L’orizzonte delle proteste studentesche è fissato allo sciopero generale, annunciato per il 30 ottobre. Gli studenti affidano le ragioni della loro protesta ai social, come nel caso degli studenti del Diaz di Napoli che in una nota affermano che: “in un clima in cui si vuole limitare il numero massimo di studenti stranieri per classe, in cui scuole e ospedali cadono a pezzi a causa della della scarsità di fondi pubblici, e in cui a pochissimi chilometri da noi si vuole costruire un lager di stato, comunemente chiamato CPR, ci sentiamo in dovere di prendere una posizione chiara. Ed è per queste motivazioni che abbiamo deciso di occupare la nostra scuola, perché noi crediamo in una scuola inclusiva, uno spazio sicuro culturalmente ma anche fisicamente, ciò significa garantire un ambiente privo di discriminazioni, fondato sul rispetto reciproco, significa assicurare strutture a norma, spazi controllati e tutelati. Ma più di ogni cosa, noi studenti del collettivo Pansini ci stiamo opponendo alla costruzione del CPR di Castel Volturno, all’intero piano della costruzione di un CPR per regione. La violenza e l’intolleranza non è minimamente compatibile con una società democratica, interessata al valore delle vite umane e alla dignità di queste”.

Dunque, da una parte gli studenti che si schierano su alcuni dei punti al centro della discussione politica ed economica in Italia, dall’altra chi ridimensiona l’azione degli studenti come un docente del liceo Sannazaro: “l’iniziativa è venuta da un gruppo di 20 ragazzi, anche in conflitto tra di loro. Non avevano messo al corrente nessuno, sono ragazzi inseriti in un flusso generale di cui vogliono sentirsi inseriti senza averne alcuna consapevolezza. Sono ragazzi non preparati, c’è una regia esterna che vuole la loro mobilitazione, sollecitando un protagonismo vanesio, senza sostanza, spesso privo della conoscenza”. La denuncia del docente del Sannazaro continua: “E’ un discorso che riguarda tutti gli istituti napoletani ma italiani in generale. C’è un conformismo di massa di cui devono sentirsi, parte, basta leggere le piattaforme che piazzano su Instagram per comprendere che i loro programmi somigliano a quelli dei partiti. E’ solo demagogia”.

di Nicola Sellitti

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Street art, break dance, web radio e ceramica: laboratori gratuiti tra Quarto e Melito

Giovani protagonisti nel percorso di rigenerazione sociale che interessa Quarto e Melito, le due popolose città a Nord di Napoli. Autunno ricco di occasioni gratuite grazie a “O.L.T.RE. la Biblioteca”, progetto con capofila l’associazione CTG Turmed, selezionato con la quarta edizione del bando “Biblioteche e comunità” promosso dalla Fondazione con il Sud e dal Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura.

Laboratori artistici, presentazioni di libri, eventi all’aperto e un percorso di co-progettazione sono tra le iniziative che nelle prossime settimane il progetto porta in diversi luoghi dei due Comuni per coinvolgere persone di ogni età a partire da bambini e adolescenti. Proprio a questi ultimi sono rivolti i tre percorsi gratuiti di arte e comunicazione sociale. In particolare, la biblioteca comunale di Quarto ospita il laboratorio di arte, ceramica e decorazione curato dall’associazione Dialogos e immaginato come spazio per stimolare creatività e immaginazione nei più giovani attraverso la creazione di vari manufatti. Inoltre, a ragazzi e ragazze sono rivolti i due laboratori di web radio gratuiti che trovano ospitalità in altre due importanti location di Napoli Nord: uno in Casa Mehari bene confiscato di Quarto (via Nicotera 8) e l’altro nella biblioteca comunale “Francesco Rossi” di Melito (piazza Santo Stefano). I percorsi, volti a creare un gruppo di giovanissimi che intendono imparare a raccontare il territorio attraverso la propria voce, sono realizzati da Radio Mehari insieme all’associazione Dialogos. Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare il 393 58 61 941 oppure scrivere a redazione@radiomehari.it.

I più giovani sono protagonisti anche in altre due occasioni di crescita e sano intrattenimento ospitate nella biblioteca comunale di Melito e messe in campo dall’associazione CTG Turmed. Si tratta del laboratorio di break dance, attivo tutti i venerdì dalle 17:30 alle 19:30 a cura di Domenico IPNO, e quello di street art, attivo tutti i mercoledì dalle 17 alle 19 e condotto dall’artista Golaone. Musica, colori, ritmo accompagneranno l’autunno di tanti giovani per incontrare e stimolare vocazioni e passioni.

Il progetto “O.L.T.RE. la Biblioteca” insiste per portare cultura e libri dentro e fuori le biblioteche cittadine e per creare occasioni di crescita attraverso la lettura. È stato appena avviato un percorso di cittadinanza attiva che, attraverso il protagonismo dal basso di residenti e attivisti, porterà alla costruzione partecipata di una nuova associazione che promuoverà la lettura nelle due città a Nord del capoluogo campano. L’appello è rivolto a cittadini, studenti e altri residenti che nei prossimi anni porteranno avanti la sfida avviata con il progetto. In particolare, il laboratorio di coprogettazione, curato dall’esperto di associazionismo Pietro Rufolo, è aperto gratuitamente a tutti e prosegue con incontri settimanali: chiunque può iscriversi e partecipare gratuitamente inviando una email a oltrelabiblioteca26@gmail.com.

Ad animare i luoghi pubblici delle due città arriveranno diverse presentazioni di libri, dando spazio a giovani scrittori e autori emergenti, ed eventi all’aperto per catturare la curiosità delle famiglie. Le iniziative sono curate dall’associazione CTG Turmed in sinergia con i partner della rete di cui fanno parte il Comune di Melito di Napoli con la biblioteca comunale “Franco Rossi”, il Comune di Quarto con la biblioteca comunale, la cooperativa sociale Hamal, le associazioni Dialogos, Letturiamo, Pidgin Edizioni, la Polisportiva Get Up ASD, Microbs Bibi Libreria dei ragazzi, Pagina84 e La Casa di Kiwi.

Il progetto “O.L.T.RE la Biblioteca” promuove la lettura attraverso la riqualificazione e la rigenerazione di due importanti biblioteche nelle zone a Nord di Napoli e mette in campo laboratori, eventi e altre iniziative per raggiungere persone di ogni età attraverso la cultura. Informazioni, curiosità e racconto delle iniziative sul blog www.esperienzeconilsud.it/oltrelabiblioteca e sui canali social di CTG Turmed.

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CESVI: GUERRE E CLIMA AFFAMANO 645 MILIONI DI PERSONE NEL MONDO

Nel 2025, 645 milioni di persone – quasi l’intera popolazione dell’Europa – hanno sofferto la fame. Tra questi, 147,4 milioni si trovano in 19 Paesi sconvolti da conflitti e 87,5 milioni in 16 Paesi colpiti da eventi climatici estremi. E il conto rischia di salire: il nuovo El Niño, che si annuncia tra i più intensi mai registrati, potrebbe portare alla fame acuta altri 49 milioni di persone entro la fine del 2027. È il quadro che emerge dall’Indice Globale della Fame 2026 (Global Hunger Index – GHI), tra i principali rapporti internazionali sulla misurazione della fame nel mondo, curato da CESVI per l’edizione italiana e redatto da Welthungerhilfe (WHH), Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (IFHV) e Helvetas. A pagare il prezzo più alto sono i bambini: nel 2025, 35,5 milioni hanno sofferto di malnutrizione acuta, quasi 10 milioni nella forma più grave. Nello stesso anno, per la prima volta, la carestia è stata confermata in due contesti contemporaneamente, la Striscia di Gaza e il Sudan, e nel 2026 il rischio di carestia riguarda anche altri tre Paesi: Somalia, Sud Sudan e Sudan.

UN MONDO IN GUERRA, UN CLIMA FUORI CONTROLLO. Il 2025 ha registrato 65 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, mentre ACLED ha censito oltre 204mila episodi di violenza in dodici mesi, con più di 240mila vittime. Intanto siccità, alluvioni e tempeste si susseguono a ritmo crescente: l’anno scorso i disastri legati a eventi naturali, inclusi i terremoti, sono stati 358, con oltre 110 milioni di persone coinvolte. Il rapporto GHI di quest’anno descrive un mondo sempre più instabile. Nel 2026, l’Ufficio per il Coordinamento per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, ha già registrato 64 emergenze legate a eventi climatici estremi. El Niño, destinato a durare almeno fino all’inizio del 2027, rischia di colpire proprio i Paesi più fragili, con siccità in Africa meridionale, Sahel e Asia e alluvioni nel Corno d’Africa. A tutto questo si aggiungono gli effetti della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un terzo del commercio marittimo di fertilizzanti, potrebbe spingere alla fame acuta altri 45 milioni di persone.

Dopo quasi vent’anni di sostanziali miglioramenti, la fame nel mondo è peggiorata rispetto al 2018, in un contesto di molteplici crisi sovrapposte: il punteggio globale del GHI 2026 è 18,1, livello moderato, ma conferma una situazione preoccupante se guardiamo ai dati regionali e per Paese. Dal rapporto emerge che la fame è allarmante in 8 Paesi – Burundi, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Madagascar, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Yemen – e grave in 36; in 32 Paesi il livello di fame è più alto che nel 2018. A pesare più di tutto sono le guerre: nei Paesi segnati da conflitti cronici il punteggio mediano è oggi di 22,1, più alto di quello dei Paesi in pace nel 2000 (15,2). Quasi una generazione di progressi di lotta contro la fame perduta.

«Guerra e clima non sono più emergenze separate: nella maggior parte delle crisi alimentari si sommano e si alimentano a vicenda – afferma Stefano Piziali, direttore generale di CESVI – La fame non è solo una conseguenza dell’instabilità, ne è un moltiplicatore. Per questo il messaggio del GHI di quest’anno è netto: non c’è sicurezza senza sicurezza alimentare. Tagliare gli aiuti proprio dove la fame è più grave significa preparare le crisi di domani».

SOMALIA, DOVE TUTTE LE CRISI SI INCROCIANO. Il Paese con il punteggio più grave del GHI 2026 (47,0, livello allarmante) è la Somalia, dove più di una persona su due è denutrita e un bambino su dieci muore prima dei cinque anni. Qui si sommano tutti i fattori descritti dal rapporto: la siccità, che ha spinto il governo a dichiarare l’emergenza nazionale; il conflitto con Al-Shabaab; i prezzi spinti dalla crisi in Medio Oriente; il taglio degli aiuti, che ha fatto chiudere oltre 500 strutture sanitarie e nutrizionali. Nel 2026 la fame acuta è cresciuta del 43% e 1,92 milioni di bambini soffriranno o rischiano di soffrire di malnutrizione acuta entro giugno 2027 . Ora, con El Niño, alla siccità potrebbero seguire le alluvioni: si tratta di milioni di persone esposte, tra 2,5 e 3,5 milioni. Eppure, il Paese mostra che il cambiamento è possibile: nel 2026 il punteggio scende al di sotto della soglia estremamente allarmante per la prima volta tra gli anni di riferimento, in miglioramento rispetto al 64,4 del 2000.

«In Somalia ritroviamo tutte le cause della fame che il rapporto descrive: siccità, conflitto, prezzi spinti da una guerra lontana e aiuti che si riducono proprio dove servono di più – sottolinea Piziali – Ora l’acqua che è mancata per mesi rischia di arrivare tutta insieme, con le alluvioni. Per questo lavoriamo insieme sulla cura dei bambini malnutriti e sulla preparazione delle comunità: intervenire prima costa meno, in denaro e in vite, che rincorrere l’emergenza. A Hobyo e Beletweyne prevediamo di assistere oltre 8.500 bambini con malnutrizione acuta e lavorare con le comunità per riconoscere in anticipo siccità e inondazioni».

SUDAN, AFGHANISTAN, ETIOPIA. Il GHI 2026 rileva situazioni critiche anche in Sudan, Afghanistan ed Etiopia. In Sudan, dopo oltre tre anni di guerra, quasi 19,5 milioni di persone – due su cinque – sono in grave insicurezza alimentare  e nel 2026 si attendono 4,2 milioni di bambini con malnutrizione acuta. Il conflitto impedisce persino di calcolare il punteggio GHI del Paese, classificato come allarmante in via provvisoria. In Afghanistan i progressi si sono fermati: il 42% dei bambini sotto i cinque anni ha un ritardo nella crescita e ad agosto 3,7 milioni soffrivano di malnutrizione acuta. In Etiopia, tra conflitto in Amhara, prezzi del mais saliti del 60% in un anno e rischio di alluvioni nel sud-est, per il 2025 non è stato possibile nemmeno stimare quante persone soffrano la fame acuta.

NON C’È SICUREZZA SENZA SICUREZZA ALIMENTARE: LE PROSPETTIVE REGIONALI. Il GHI 2026 raccoglie alcuni sguardi dalle diverse aree del mondo, che mostrano come fame e insicurezza si alimentino a vicenda secondo dinamiche diverse. Africa e Sud del Sahara detengono ancora il livello di fame più elevato al mondo e mostrano un’inversione dei progressi compiuti in precedenza. Il punteggio di GHI 2026 della regione, pari a 27,5, è considerato grave ed è superiore a quello del 2018, segnando il primo aumento tra gli anni di riferimento.

America Latina e Caraibi. I Paesi della regione America Latina e Caraibi hanno continuato a compiere progressi nella riduzione della fame. Si produce cibo a sufficienza per sfamare la popolazione, eppure milioni di persone restano in insicurezza alimentare a causa di disuguaglianze ed esclusione. In Guatemala il 44,6% dei bambini sotto i cinque anni ha un ritardo nella crescita, con punte più alte nelle comunità indigene e rurali.

Asia occidentale e Nord Africa. Dopo anni di miglioramenti, la fame in Asia occidentale e Nord Africa sta nuovamente aumentando. Con circa 480 metri cubi di acqua dolce per abitante all’anno, sotto la soglia di scarsità assoluta, la regione dipende dalle importazioni di cibo ed energia. Il punteggio di GHI 2026 della regione, pari a 12,5 e classificato come moderato, è salito rispetto all’11,9 del 2018, interrompendo la diminuzione costante dal 18,1 del 2000.

Asia orientale e Sud Est Asiatico. Qui c’è stata una sostanziale riduzione della fame rispetto al 2000, sebbene i miglioramenti abbiano subito un forte rallentamento dal 2018. Nel 2026 il punteggio di GHI della regione è pari a 8,1, dopo essersi più che dimezzato tra il 2000 e il 2018 e poi essere rimasto sostanzialmente stabile.

PROGRESSI POSSIBILI, MA SEMPRE PIÙ DIFFICILI DA MISURARE. Il rapporto contiene anche segnali incoraggianti: dal 2018 31 Paesi hanno ridotto il proprio punteggio di almeno il 10% e la mortalità infantile continua a scendere. Anche nel 2026 le persone in condizioni di fame catastrofica sono calate, da 1,4 milioni a circa 327mila, grazie a meno combattimenti e più aiuti a Gaza e in Sudan.

Ma sono progressi fragili e in parte difficili da verificare. I tagli agli aiuti – quelli umanitari sono previsti in calo del 40% tra il 2024 e il 2026 – stanno indebolendo anche i sistemi che misurano la fame: per 14 Paesi, tra cui Sudan, Sud Sudan e Yemen, i dati non bastano a calcolare un punteggio GHI completo e nel 2025 almeno cinque Paesi sono rimasti senza dati sulla fame acuta proprio per mancanza di fondi. Secondo le stime citate nel rapporto, una forte riduzione degli aiuti allo sviluppo potrebbe causare 5,4 milioni di morti in più tra i bambini sotto i cinque anni.

«Vent’anni di progressi dimostrano che la fame si può ridurre e la Somalia che esce dalla fascia più grave lo conferma – conclude Piziali. Ma oggi rischiamo di non accorgerci di quanto le cose stiano peggiorando: i tagli stanno spegnendo anche i sistemi di monitoraggio. Una fame che non si misura è una fame che non riceve risposta. I dati che mancano, dal Sudan all’Etiopia, non raccontano Paesi più stabili: raccontano Paesi che non riusciamo più a vedere».

LE RACCOMANDAZIONI. Il GHI 2026 chiede di integrare la sicurezza alimentare nelle politiche di sicurezza, investire in sistemi alimentari resilienti, fermare i tagli e finanziare i sistemi di monitoraggio e allerta precoce, intensificare la diplomazia preventiva e perseguire chi usa la fame come arma di guerra.

Per scaricare l’Indice Globale della Fame 2026: versione integrale e sinossi.

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Carnevale Villa Literno: la presentazione dei bozzetti in un bene confiscato alla camorra

Domenica prossima, 18 ottobre, l’ex zuccherificio IPAM di Villa Literno apre le porte al Carnevale. Alle 11 saranno presentati ufficialmente i bozzetti dei carri allegorici della 42ª edizione del Villa Literno Carnevale Mediterraneo 2027, in un complesso confiscato alla criminalità organizzata che si prepara a diventare un luogo di creatività, aggregazione e partecipazione. Un primo passo verso la direzione di voler realizzare la Cittadella del Carnevale, progetto nato dalla collaborazione tra Comune di Villa Literno, Agrorinasce e Associazione Carnevale di Villa Literno per restituire alla comunità uno spazio da destinare alla cultura e alle attività sociali.

La presentazione sarà accompagnata dal convegno “La bellezza svelata. Il futuro che viene a darci fiato”. Interverranno il presidente della Provincia di Caserta Anacleto Colombiano, l’Amministratore Delegato di Agrorinasce Giovanni Allucci, il sindaco Valerio Di Fraia, l’on. Gerolamo Cangiano, componente della Commissione Cultura e il presidente dell’Associazione Carnevale di Villa Literno Antonio D’Onofrio. Modera Alessandro Diana. Saranno presenti i rappresentanti delle istituzioni locali e delle forze di polizia

“Finalmente possiamo dire che il Carnevale di Villa Literno ha una nuova casa. Un luogo di aggregazione, socialità, crescita e confronto“, sottolinea il sindaco Valerio Di Fraia, che ringrazia Agrorinasce e l’associazione per il lavoro portato avanti negli anni. Ora, aggiunge, è necessario che anche le istituzioni regionali e nazionali facciano la propria parte: “Servono impegni concreti, non soltanto nei confronti del Carnevale, ma anche per ciò che questa nuova sede rappresenta per tutta la comunità“.

La confisca del complesso immobiliare IPAM, con immobili che hanno destinazioni civili, industriali e commerciali è avvenuta dopo due lunghi procedimenti giudiziari, iniziati prima con il processo Spartacus, ultimato nell’anno 2010, e poi con il Tribunale delle Misure di Prevenzione di S. Maria CV nei confronti degli eredi Passarelli.

A luglio scorso il Comune ha affidato ad Agrorinasce la gestione ventennale dell’intero complesso industriale. In attesa dei finanziamenti per la Cittadella, alcuni locali e le aree di pertinenza saranno utilizzati dall’associazione per progettare e realizzare i carri, le scenografie e le coreografie della prossima edizione. “Con l’Amministrazione Comunale di Villa Literno intendiamo valorizzare l’intero complesso immobiliare confiscato, con destinazioni d’uso istituzionale, sociale e produttivo, dando un segnale forte alla comunità liternese – dichiara il dott. Giovanni Allucci – La concessione provvisoria data all’Associazione Carnevale rappresenta il primo passo concreto di un primo riutilizzo sociale del complesso immobiliare e darà la possibilità a tutti i cittadini di visitarlo”

Il Carnevale di Villa Literno, nato nel 1985, è riconosciuto come Carnevale Storico d’Italia e coinvolge da oltre quarant’anni rioni, artigiani, volontari e cittadini. Una tradizione che, attraverso carri allegorici, musica, danza e rappresentazioni, racconta l’identità del territorio e affronta anche temi sociali e di attualità. Per Antonio D’Onofrio, presidente dell’associazione, la nuova sede rappresenta l’opportunità di accompagnare questa storia verso il futuro. L’obiettivo è creare uno spazio nel quale tramandare i mestieri del Carnevale, coinvolgere i giovani e valorizzare la creatività locale.

L’appuntamento di domenica unisce così due percorsi: la preparazione della nuova edizione della manifestazione e il recupero sociale di un bene confiscato. L’ex IPAM si candida a diventare un laboratorio permanente di idee e competenze, dove la tradizione del Carnevale possa trasformarsi in un’occasione concreta di crescita per Villa Literno.

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Oltre le barriere economiche: al via la terza edizione di Uni.ON in Campania

Dare una spinta concreta ai talenti e fare in modo che l’impegno nello studio non debba mai scontrarsi con i muri delle disuguaglianze sociali ed economiche è il cuore pulsante da cui muove la terza edizione di Uni.ON – Accendi il tuo futuro, il programma nazionale promosso da UniCredit Foundation in collaborazione con la Fondazione Don Gino Rigoldi ETS. L’iniziativa quest’anno allarga i suoi confini coinvolgendo quattro regioni italiane — Campania, Lombardia, Puglia e Veneto — con un investimento imponente sul capitale umano: ben 200 borse di studio del valore di 5.000 euro ciascuna, 50 per ciascun territorio, pensate per sostenere l’iscrizione e il percorso universitario nelle facoltà STEM ed Economiche di studentesse e studenti in condizioni di vulnerabilità economica. L’opportunità è rivolta a chi frequenta l’ultimo anno delle scuole superiori statali, ha un ISEE familiare 2026 entro i 26.000 euro e una media scolastica minima di 6,5/10 alla fine del terzo e quarto anno, offrendo non solo un importante contributo economico distribuito in due tranche legate al merito accademico, ma anche l’accesso gratuito a un Campus Universitario Immersivo di orientamento da 100 ore, con un premio da 500 euro per chi supera il test finale.

Il bando è già aperto ed è possibile inviare la propria candidatura entro la scadenza fissata per il 25 ottobre sul sito ufficiale union-borsedistudio.it, potendo contare in Campania sulla fondamentale partnership territoriale de Le Nuvole ICC e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’efficacia di questo approccio integrato emerge con chiarezza nelle parole di chi ha già vissuto il percorso nelle scorse edizioni, come Marco, un giovane studente campano che definisce l’esperienza una vera e propria svolta: “Fino a poco tempo fa l’idea di andare all’università mi metteva un po’ d’ansia, ma le lezioni del Campus non erano affatto noiose e mi hanno permesso di colmare molte lacune, facendomi sentire a mio agio fin dai primi passi nel mondo universitario. Ottenere la borsa di studio mi ha dato una carica di fiducia enorme, la conferma che il duro lavoro paga, permettendomi oggi di affrontare gli studi e comprare il materiale necessario senza gravare sulle spalle della mia famiglia.” Altrettanto significativo è il racconto di Chiara, un’altra ex partecipante, che mette in luce l’impatto sul piano relazionale e personale: “Oltre alla preparazione didattica, l’aspetto fantastico è stato il clima sociale. Nonostante sapessimo di concorrere per una borsa di studio, tra di noi non c’è mai stata competizione ma solo un grande supporto reciproco e amicizia. I tutor e i professori universitari ci hanno trattato con un approccio amichevole e comprensivo, facendoci capire che nessuno era lì per ostacolarci ma per aiutarci a crescere e a credere nelle nostre capacità.”

Questo senso di fiducia e restituzione sociale è il filo conduttore che unisce le istituzioni promotrici. Silvia Cappellini, General Manager di UniCredit Foundation, ha rimarcato come dare continuità al progetto in Campania significhi concretamente evitare che le condizioni di partenza limitino le aspirazioni dei ragazzi, garantendo loro gli strumenti e la fiducia per costruire il proprio domani. Un concetto rafforzato da Don Gino Rigoldi, che ribadisce come l’alleanza educativa tra tutor, docenti e studenti dimostri che anche chi non pensava di essere predestinato all’università può invece accedervi con successo. In questa cornice, Salvatore Fruguglietti de Le Nuvole ICC ricorda infine come spesso a separare un’ambizione dalla sua realizzazione non sia la mancanza di capacità, ma la carenza di informazioni, opportunità o semplicemente di qualcuno disposto ad ascoltare. Uni.ON si propone esattamente come quello spazio di possibilità condivisa in cui la determinazione dei ragazzi trova la strada giusta per accendere il proprio futuro, con le candidature aperte fino al prossimo 25 ottobre.

di Adriano Affinito

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