07 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Nell’ambito della celebrazione della Giornata Nazionale del Mare e della Cultura Marinara la Guardia Costiera di Torre del Greco e del dipendente Ufficio Locale Marittimo di Portici hanno coordinato vari eventi che hanno visto la partecipazione complessiva di oltre mille studenti provenienti dagli istituti scolastici dell’intera area costiera vesuviana.







I giovani partecipanti sono stati coinvolti in articolate attività didattiche e pratiche, al fine di sviluppare il concetto di “cittadinanza del mare”.
Gli studenti
Le attività hanno incluso, tra le mille altre cose, momenti di navigazione e arte marinaresca con uscite didattiche nello specchio d’acqua del porto del Granatello con unità a vela e laboratori dedicati alle tecniche dei nodi e della cultura marinaresca. È stato anche il momento adatto per parlare di sicurezza e di primo soccorso, con dimostrazioni pratiche, sessioni informative sulle tecniche di primo soccorso e manovre salvavita. Gli studenti hanno anche preso parte a simulazione di operazioni di avvistamento, segnalazione e recupero delle tartarughe marine. Non solo: nell’arco della mattinata ci sono anche state dimostrazioni operative mediante l’utilizzo di droni per il recupero di materiali galleggianti e plastiche, in sinergia con i mezzi “spazzamare” dedicati alla bonifica dei rifiuti marini.
La pesca
Ma non finisce qua, anzi: uno dei momenti più incisivi è stato forse quello dedicato all’ascolto dei pescatori locali per acquisire le più antiche nozioni dell’arte della pesca.
La Giornata del Mare ha rappresentato il momento clou di una lunga e articolata attività divulgativa condotta dalla Guardia Costiera di Torre del Greco portata avanti nel corso dell’intero mese di marzo.
Un ciclo di conferenze che ha interessato gli Istituti di Istruzione Secondaria di Primo e Secondo Grado dei comuni di Ercolano, Portici, Torre del Greco e di San Giorgio a Cremano.
Le iniziative sono state rese possibili grazie alla sinergia tra e con Stazione Zoologica Anton Dohrn, vigili del fuoco, Croce Rossa Italiana – Comitati di Portici e Ercolano, Lega Navale Italiana – Sezione di Portici, FLAG Miglio d’Oro, Circolo Nautico di Torre del Greco, la Cooperativa Pescatori Maria Santissima Immacolata, l’Associazione Nazionale Carabinieri di Portici e l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Torre del Greco.
di Nadia Labriola
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07 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Un cammino immerso nella natura in un luogo ricco di storia della città di Castellammare di Stabia. A quasi un anno dalla tragedia della funivia di Monte Faito è stato inaugurato stamattina – alla presenza del sindaco Luigi Vicinanza, del presidente del Parco dei Monti Lattari Enzo Peluso e delle associazioni del territorio – la prima tappa del sentiero che dalle Fontane del Re di Quisisana conduce alla cascata del Rio Lavello. L’iniziativa, che segna un primo passo per il recupero del percorso pedemontano dai Boschi di Quisisana verso Faito, ha chiuso la ricca programmazione pasquale promossa e sostenuta dal Comune di Castellammare di Stabia.
Il percorso escursionistico si snoda per circa 1.500 metri lungo l’antico acquedotto borbonico e offre l’opportunità di riscoprire un suggestivo cammino immerso nella natura, costeggiato da filari di platani e ippocastani, con una vegetazione prevalentemente mediterranea. Il progetto di valorizzazione del tratto naturalistico è stato realizzato dalla Città di Castellammare di Stabia e dall’assessorato all’Identità, in collaborazione con Archeoclub d’Italia Stabiae e CAI Castellammare di Stabia, con il finanziamento di 10mila euro dell’Ente Parco dei Monti Lattari: la Città di Castellammare è stata la prima dei 27 comuni dell’area a rendere concreto il recupero di un sentiero grazie ai fondi messi a disposizione dall’Ente Parco Regionale. Per l’occasione il percorso è stato arricchito con 12 totem ecosostenibili in legno e con mattonelle di terracotta, donati dai giovani studenti dell’istituto comprensivo “Bonito-Cosenza”.
Il sindaco
“Questa inaugurazione, in uno dei posti più belli della città per troppo tempo abbandonato, assume un valore ancora maggiore dopo la tragedia del Faito. Una ferita ancora aperta per la comunità. Noi oggi diciamo che si può recuperare la parte pedemontana del Faito con questo sentiero. Si tratta di un piccolo passo che si inserisce nel più ampio progetto di recupero dell’intera zona di Quisisana: nel Documento Orientativo Strategico approvato dalla Giunta abbiamo infatti stanziato tre milioni di euro per il restauro delle Fontane del Re, per il rifacimento dei viali e per la realizzazione di aree pic-nic”, ha evidenziato il sindaco Luigi Vicinanza.
Il presidente
“Abbiamo finanziato molte riqualificazioni di sentieri in tutto il territorio del Parco, perché riteniamo che per la valorizzazione di quest’area la sentieristica è fondamentale, insieme ai prodotti tipici. Oggi sono particolarmente orgoglioso di inaugurare Rio Lavello, anche per il suo valore simbolico: il primo che riusciamo a realizzare grazie anche al buon lavoro del sindaco Vicinanza e della sua amministrazione. Inizia oggi un percorso importante”, ha sottolineato il presidente del Parco dei Monti Lattari Enzo Peluso.





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07 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Nasce a Portici un nuovo Centro Servizi alla Povertà, un punto di ascolto e sostegno pratico orientato a “guardare” le esigenze dell’altro. Il Centro ha visto la luce a Palazzo Pennese, spazio già in passato legato all’accoglienza e oggi restituito alla città con una funzione più strutturata.
Già nei primissimi giorni di apertura si sono registrati i primi accessi con richieste che vanno dal sostegno materiale all’esigenza di orientarsi tra servizi e opportunità. Ma, più ancora dei bisogni concreti, a emergere è stata proprio l’esigenza profonda di ascolto, registrando un dato assai significativo: le persone cercano un luogo in cui essere riconosciute, prima ancora che aiutate.
A spiegare il senso del progetto è Antonio Capece, referente della Rete di Comunità Vesuviana, che sottolinea come raccogliere l’eredità di Palazzo Pennese significhi oggi «trasformare una vocazione storica in un modello strutturato»: non più solo risposta all’emergenza, ma servizi stabili e integrati, senza perdere la dimensione umana che ha sempre caratterizzato questo luogo.
Le fragilità intercettate sono sempre più complesse e intrecciate tra loro: economiche, abitative, ma anche – e forse soprattutto – relazionali. Per questo il Centro mette in campo un sistema articolato che va dallo sportello di segretariato sociale all’housing sociale, fino all’emporio solidale realizzato in collaborazione con la Caritas locale e alla distribuzione di beni di prima necessità. Tra i servizi anche la residenza virtuale per persone senza fissa dimora. L’obiettivo, spiega Capece «è costruire percorsi personalizzati e duraturi, evitando interventi episodici. Alla base c’è un modello di co-progettazione tra pubblico e privato sociale che, in questo caso, sta funzionando grazie a una regia chiara. Il Comune di Portici ha promosso l’intervento attraverso fondi regionali, attivando una collaborazione concreta con le realtà del territorio e mettendo insieme risorse pubbliche e capacità operative».
Non solo assistenza, però. Il progetto guarda già oltre l’emergenza, puntando sull’autonomia delle persone. Palazzo Pennese ospiterà infatti percorsi di formazione professionale nei settori dell’enogastronomia e dell’hospitality, oltre a tirocini e inserimenti lavorativi, con un’attenzione particolare a giovani e soggetti svantaggiati.
Fondamentale sarà anche il ruolo della comunità. Il Centro nasce come spazio aperto, in cui cittadini, associazioni e imprese possono diventare parte attiva di una rete solidale. Perché la povertà, oggi, non è solo mancanza di risorse, ma spesso anche isolamento, e si combatte ricostruendo relazioni.
«Il rilancio di Palazzo Pennese si inserisce in un percorso più ampio di infrastrutturazione sociale del territorio, che affonda le radici nell’esperienza di Villa Fernandes e ne rappresenta una naturale evoluzione». Accanto ai servizi già attivi, si svilupperanno attività di formazione, studentato, coworking e accompagnamento alla creazione di nuove imprese sociali.
Un progetto reso possibile dalla collaborazione tra pubblico e privato e dal sostegno di diverse fondazioni, con l’obiettivo finale di dar vita a una nuova Fondazione di Comunità, evoluzione della Rete di Comunità Vesuviana, capace di rendere questi interventi stabili e generativi nel tempo.
di Nadia Labriola
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07 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Nasce a Portici un nuovo Centro Servizi alla Povertà, un punto di ascolto e sostegno pratico orientato a “guardare” le esigenze dell’altro. Il Centro ha visto la luce a Palazzo Pennese, spazio già in passato legato all’accoglienza e oggi restituito alla città con una funzione più strutturata.
Già nei primissimi giorni di apertura si sono registrati i primi accessi con richieste che vanno dal sostegno materiale all’esigenza di orientarsi tra servizi e opportunità. Ma, più ancora dei bisogni concreti, a emergere è stata proprio l’esigenza profonda di ascolto, registrando un dato assai significativo: le persone cercano un luogo in cui essere riconosciute, prima ancora che aiutate.
A spiegare il senso del progetto è Antonio Capece, referente della Rete di Comunità Vesuviana, che sottolinea come raccogliere l’eredità di Palazzo Pennese significhi oggi «trasformare una vocazione storica in un modello strutturato»: non più solo risposta all’emergenza, ma servizi stabili e integrati, senza perdere la dimensione umana che ha sempre caratterizzato questo luogo.
Le fragilità intercettate sono sempre più complesse e intrecciate tra loro: economiche, abitative, ma anche – e forse soprattutto – relazionali. Per questo il Centro mette in campo un sistema articolato che va dallo sportello di segretariato sociale all’housing sociale, fino all’emporio solidale realizzato in collaborazione con la Caritas locale e alla distribuzione di beni di prima necessità. Tra i servizi anche la residenza virtuale per persone senza fissa dimora. L’obiettivo, spiega Capece «è costruire percorsi personalizzati e duraturi, evitando interventi episodici. Alla base c’è un modello di co-progettazione tra pubblico e privato sociale che, in questo caso, sta funzionando grazie a una regia chiara. Il Comune di Portici ha promosso l’intervento attraverso fondi regionali, attivando una collaborazione concreta con le realtà del territorio e mettendo insieme risorse pubbliche e capacità operative».
Non solo assistenza, però. Il progetto guarda già oltre l’emergenza, puntando sull’autonomia delle persone. Palazzo Pennese ospiterà infatti percorsi di formazione professionale nei settori dell’enogastronomia e dell’hospitality, oltre a tirocini e inserimenti lavorativi, con un’attenzione particolare a giovani e soggetti svantaggiati.
Fondamentale sarà anche il ruolo della comunità. Il Centro nasce come spazio aperto, in cui cittadini, associazioni e imprese possono diventare parte attiva di una rete solidale. Perché la povertà, oggi, non è solo mancanza di risorse, ma spesso anche isolamento, e si combatte ricostruendo relazioni.
«Il rilancio di Palazzo Pennese si inserisce in un percorso più ampio di infrastrutturazione sociale del territorio, che affonda le radici nell’esperienza di Villa Fernandes e ne rappresenta una naturale evoluzione». Accanto ai servizi già attivi, si svilupperanno attività di formazione, studentato, coworking e accompagnamento alla creazione di nuove imprese sociali.
Un progetto reso possibile dalla collaborazione tra pubblico e privato e dal sostegno di diverse fondazioni, con l’obiettivo finale di dar vita a una nuova Fondazione di Comunità, evoluzione della Rete di Comunità Vesuviana, capace di rendere questi interventi stabili e generativi nel tempo.
di Nadia Labriola
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07 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Le associazioni Antinoo Arcigay Napoli, ATN Associazione Transessuale Napoli, ALFI Napoli Le Maree APS ed ETS Pride Vesuvio comunicano la ripresa di un percorso condiviso all’interno del comitato organizzatore del Napoli Pride.
Negli spazi politici e collettivi le differenze esistono, e non sempre sono differenze semplici o ricomponibili. Pensiamo però che l’attivismo politico non sia il luogo dell’uniformità, ma quello del confronto, anche quando è complesso, anche quando mette in discussione, anche quando non produce sintesi immediate. La scelta di lavorare insieme nasce dalla consapevolezza che il Pride sia uno spazio politico troppo importante per essere attraversato solo quando tutto è semplice o quando tutte le posizioni coincidono. Il Pride è, per sua natura, uno spazio plurale, conflittuale, vivo, e proprio per questo deve restare uno spazio aperto, attraversabile e costruito collettivamente.
Unire le differenze per difendere il Pride
Le differenze non vengono cancellate, né nascoste, ma attraversate politicamente, con la responsabilità di continuare a costruire uno spazio comune in un momento storico in cui i diritti, i corpi e le esistenze delle persone LGBTQIA+, delle donne e di tutte le soggettività marginalizzate sono sempre più sotto attacco. Per questo riteniamo che la scelta più responsabile oggi non sia quella di sottrarsi, ma quella di esserci, partecipare, prendere parola e contribuire alla costruzione del Pride, mantenendolo uno spazio libero, politico, dal basso e realmente rappresentativo della complessità della nostra comunità. Il Napoli Pride continuerà a essere uno spazio aperto, plurale e attraversato da posizioni diverse, unite però da un obiettivo comune: difendere, rivendicare e ampliare gli spazi di libertà e autodeterminazione di tutt3.
Il trentennale del Napoli Pride, dal primo corteo nazionale del 1996 a oggi
Il Napoli Pride si prepara a celebrare il trentennale del primo prima nazionale svoltosi a Napoli — prima città del Sud — nel 1996. La data del 27 giugno suggella tre decenni di impegno costante. In questi anni, le battaglie politiche, le azioni di advocacy, il dialogo con le amministrazioni locali per la realizzazione di buone pratiche e la costruzione di rapporti nazionali e internazionali hanno portato alla creazione di numerosi servizi e soprattutto a tante battaglie politiche e sociali vinte. Questi risultati, sebbene lascino inevase numerose istanze, dimostrano come i bisogni delle persone LGBTQIA+ siano sempre più interconnessi e quanto sia oggi più viva che mai l’urgenza di garantire servizi universali, efficaci e impattanti, che considerino in modo intersezionale le nostre rivendicazioni in relazione alla lotta al razzismo, al sessismo, all’abilismo e al classismo.
Diritti LGBTQIA+ e lotte intersezionali: la visione politica del movimento
La richiesta di diritti, nel corso degli anni, ha quindi superato i confini delle istanze legate a genere, sessualità, affettività e relazionalità, acquisendo un carattere intersezionale per proporre un modello di società plurale, alternativo a ogni sistema retto su dominio, esclusione e oppressione. La visione di società che esprimiamo si collega ai diritti di tutt3 i grupp3 social3 discriminati, marginalizzati e sotto attacco, unendosi alle istanze transfemministe, del mondo del lavoro, della precarietà, delle nuove povertà, delle persone disabili e delle persone migranti.
Napoli Pride 2026: prima assemblea pubblica, 12 aprile
Vogliamo costruire un manifesto politico che evidenzi da che parte stiamo: quella queer, transfemminista e antifascista; quella della sorellanza come impegno quotidiano, della lotta al patriarcato e a ogni forma di ciseteronormatività. Senza dimenticare il contrasto a ogni guerra e — lo ribadiamo con forza — a ogni genocidio, affermando così i principi guida inderogabili dell’autodeterminazione dei popoli, delle persone e dei corpi. È convocata per il giorno 12 aprile alle ore 17.00 in Vico San Geronimo 17, la prima assemblea pubblica del Napoli Pride 2026 per costruire, insieme ad associazioni, movimenti e collettivi, il Napoli Pride 2026.
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07 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Le associazioni Antinoo Arcigay Napoli, ATN Associazione Transessuale Napoli, ALFI Napoli Le Maree APS ed ETS Pride Vesuvio comunicano la ripresa di un percorso condiviso all’interno del comitato organizzatore del Napoli Pride.
Negli spazi politici e collettivi le differenze esistono, e non sempre sono differenze semplici o ricomponibili. Pensiamo però che l’attivismo politico non sia il luogo dell’uniformità, ma quello del confronto, anche quando è complesso, anche quando mette in discussione, anche quando non produce sintesi immediate. La scelta di lavorare insieme nasce dalla consapevolezza che il Pride sia uno spazio politico troppo importante per essere attraversato solo quando tutto è semplice o quando tutte le posizioni coincidono. Il Pride è, per sua natura, uno spazio plurale, conflittuale, vivo, e proprio per questo deve restare uno spazio aperto, attraversabile e costruito collettivamente.
Unire le differenze per difendere il Pride
Le differenze non vengono cancellate, né nascoste, ma attraversate politicamente, con la responsabilità di continuare a costruire uno spazio comune in un momento storico in cui i diritti, i corpi e le esistenze delle persone LGBTQIA+, delle donne e di tutte le soggettività marginalizzate sono sempre più sotto attacco. Per questo riteniamo che la scelta più responsabile oggi non sia quella di sottrarsi, ma quella di esserci, partecipare, prendere parola e contribuire alla costruzione del Pride, mantenendolo uno spazio libero, politico, dal basso e realmente rappresentativo della complessità della nostra comunità. Il Napoli Pride continuerà a essere uno spazio aperto, plurale e attraversato da posizioni diverse, unite però da un obiettivo comune: difendere, rivendicare e ampliare gli spazi di libertà e autodeterminazione di tutt3.
Il trentennale del Napoli Pride, dal primo corteo nazionale del 1996 a oggi
Il Napoli Pride si prepara a celebrare il trentennale del primo prima nazionale svoltosi a Napoli — prima città del Sud — nel 1996. La data del 27 giugno suggella tre decenni di impegno costante. In questi anni, le battaglie politiche, le azioni di advocacy, il dialogo con le amministrazioni locali per la realizzazione di buone pratiche e la costruzione di rapporti nazionali e internazionali hanno portato alla creazione di numerosi servizi e soprattutto a tante battaglie politiche e sociali vinte. Questi risultati, sebbene lascino inevase numerose istanze, dimostrano come i bisogni delle persone LGBTQIA+ siano sempre più interconnessi e quanto sia oggi più viva che mai l’urgenza di garantire servizi universali, efficaci e impattanti, che considerino in modo intersezionale le nostre rivendicazioni in relazione alla lotta al razzismo, al sessismo, all’abilismo e al classismo.
Diritti LGBTQIA+ e lotte intersezionali: la visione politica del movimento
La richiesta di diritti, nel corso degli anni, ha quindi superato i confini delle istanze legate a genere, sessualità, affettività e relazionalità, acquisendo un carattere intersezionale per proporre un modello di società plurale, alternativo a ogni sistema retto su dominio, esclusione e oppressione. La visione di società che esprimiamo si collega ai diritti di tutt3 i grupp3 social3 discriminati, marginalizzati e sotto attacco, unendosi alle istanze transfemministe, del mondo del lavoro, della precarietà, delle nuove povertà, delle persone disabili e delle persone migranti.
Napoli Pride 2026: prima assemblea pubblica, 12 aprile
Vogliamo costruire un manifesto politico che evidenzi da che parte stiamo: quella queer, transfemminista e antifascista; quella della sorellanza come impegno quotidiano, della lotta al patriarcato e a ogni forma di ciseteronormatività. Senza dimenticare il contrasto a ogni guerra e — lo ribadiamo con forza — a ogni genocidio, affermando così i principi guida inderogabili dell’autodeterminazione dei popoli, delle persone e dei corpi. È convocata per il giorno 12 aprile alle ore 17.00 in Vico San Geronimo 17, la prima assemblea pubblica del Napoli Pride 2026 per costruire, insieme ad associazioni, movimenti e collettivi, il Napoli Pride 2026.
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