La rinascita di Scampia tra politica e lotte sociali: ecco il libro di Monica Buonanno

Nei giorni in cui i riflettori sono puntati sulla rinascita di Scampia, sarà presentato ufficialmente al pubblico mercoledì 19 ottobre, alle ore 17.30, presso il ristorante Il Poggio in via Nuova Poggioreale 160 C a Napoli il libro “Siamo solo sognatori abusivi – Scampia ammaina la vela” (ed. De Nigris Editori, pp. 152) scritto da Monica Buonanno, già assessore al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli.

Con l’autrice intervengono: Sergio D’Angelo, presidente del gruppo di imprese sociali Gesco; Marco Musella, docente di Economia Politica dell’Università degli studi di Napoli Federico II; Francesco Petricciuolo, ex operaio della Whirlpool Napoli; Omero Benfenati e Patrizia Mincione, referenti del Comitato Vele di Scampia.

Modera la giornalista Federica Colucci.

Il racconto testimonia come la rinascita cui si assiste oggi pone in realtà le radici in percorsi iniziati diverso tempo addietro, a partire dal “patto” fra amministrazione locale e comitato di quartiere, fra politica e cittadini, intrecciando sogni, speranze, difficoltà, burocrazia e rivalsa sociale. Un cammino fatto di passi piccoli e grandi che ha innescato la scintilla della consapevolezza, della lotta al degrado e all’abbandono, del sentirsi parte centrale nelle politiche abitative, sociali, economiche e culturali della città. Un percorso che ha avuto come pietra miliare la demolizione di un simbolo come la Vela Verde di Scampia, momento storico che   ha segnato un nuovo inizio per il quartiere noto alla cronaca come sinonimo di violenza, criminalità, degrado e “Gomorra” e che, invece, continua inarrestabile nel processo di rigenerazione urbana e sociale. Nelle pagine di Monica Buonanno, Scampia è pronta a risorgere dai suoi stigmi e a dimostrare che il coraggio, la determinazione e la lotta sono temi attuali e necessari per restituire dignità ai cittadini del quartiere, veri protagonisti della ribalta che ancora oggi si impegnano nel sostegno sociale della comunità locale: per questo, parte dei proventi del libro verranno donati a uno dei progetti di utilità sociale realizzati dal Comitato Vele.

IL LIBRO – Un caso di studio necessario, un esempio da cristallizzare per le future generazioni costrette a combattere a causa del disinteresse della politica. Arricchito dalla prefazione di Sabina De Luca, tra le massime esperte di politiche di coesione in Italia, il volume è il racconto diretto di una battaglia che non poteva semplicemente chiudersi a colpi di ruspe. Le Vele di Scampia erette da un determinato e banalizzante storytelling a simbolo del male assoluto – e delle bandiere bianche sventolate dallo Stato – e l’iconoclastia della loro caduta sono il frutto di una situazione sociale complessa sfociata in una lotta comune che ha canalizzato le forze di popolo, società civile e istituzioni e che va ben oltre la storia del Comitato Vele e dell’abbattimento in sé. È una riflessione sui diritti negati a intere comunità, ai mostri creati dalla cattiva gestione della res pubblica ancora prima dei mostri sui pilastri, sulla possibilità di recupero urbano e di inclusione delle periferie. Il racconto dell’abbattimento della Vela Verde, insomma, è un motivo per rappresentare una storia diversa fatta di resistenza e determinazione, di diritti violati e diritti reclamati, che non si può appiattire e per questo il racconto di Buonanno diventa un documento necessario su ciò che è accaduto e su ciò che potrà accadere ben lontano dalle Vele e da Scampia, nelle periferie d’Italia che condividono la stessa condizione.

L’AUTRICE – Monica Buonanno ha diretto e coordinato azioni di sviluppo occupazionale, urbano, sociale e abitativo in connessione con le direttive europee e nazionali; ha seguito le vertenze simbolo del Mezzogiorno deindustrializzato, da Whirlpool a Ericsson, da Tirrenia a Caf Italia per RFI, curando i rapporti con le rappresentanze sindacali dei lavoratori e con il Governo centrale; ha assistito la riqualificazione sociale e abitativa di Scampia e di Napoli Est; ha governato le politiche sociali nel corso della pandemia da Covid 19 in una delle metropoli più difficili del Paese, sempre con la massima attenzione all’equità nelle erogazioni ed alla giustizia verso le più complesse e drammatiche situazioni di povertà. Autrice di articoli e saggi sulle cause e sugli effetti della disoccupazione nelle diverse forme di povertà con particolare attenzione alla povertà abitativa, convinta dell’inadeguatezza di politiche che segmentino e ingessino servizi e misure contro le povertà in un mondo in cui le disuguaglianze sono sempre più nette.

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Quarta edizione del cinefestival della biodiversità del cibo e delle culture a Torre del Greco e Napoli

Un viaggio nei sapori, nei colori e nelle tradizioni del mondo, raccontato con le parole del cinema, uno strumento attraverso il quale discutere anche di ambiente, tutela della biodiversità, difesa del clima. Tutto questo è Moviemmece, il cinefestival della biodiversità del cibo e delle culture, che dal 25 al 29 ottobre torna con la sua quarta edizione a Torre del Greco e Napoli est.

Cinque giorni di iniziative, incontri, laboratori, show cooking e film internazionali accompagneranno la proiezione di 16 cortometraggi finalisti, 11 diretti da registi italiani e cinque da registi stranieri, provenienti da Olanda, Stati Uniti, Francia e Brasile. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito, una scelta dettata dalla spinta a coinvolgere la collettività in azioni di impegno sociale, entrando in contatto con le realtà attive sul territorio.

Cuore della manifestazione è il cinema di qualità, collegato al tema portante di Moviemmece: il cibo, protagonista dei cortometraggi in concorso e delle proiezioni di film indipendenti internazionali, raccontato come veicolo di conoscenza e scambio interculturale, strumento di salvaguardia di territori e culture, luogo di incontro e conoscenza dell’altro.

Nella serata finale del festival (sabato 29 ottobre, alle 20:30, nel Multisala Corallo di Torre del Greco) la giuria composta da Alberto Capasso, Santa De Santis, Guido Lombardi e Vincenzo Pirozzi annuncerà il vincitore di Moviemmece 2022. Tra gli eventi promossi nell’ambito del cinefestival lo spettacolo di Amedeo Colella “Pinnule ´e cucina e sciruppo ´e cantina” (giovedì 27 ottobre, alle 18:30 nel Multisala Corallo di Torre del Greco)

Moviemmece è organizzato dalle associazioni Fuori dal Seminato, Gioco Immagine e Parole e Le Tribù, realtà che si propongono, attraverso il cinefestival, di raccontare piccole e grandi emergenze sociali ed ecologiche e di sensibilizzare il territorio su questioni di integrazione e giustizia sociale e ambientale, utilizzando come strumento l’arte cinematografica per arrivare al grande pubblico.

I LABORATORI DEL GUSTO – Si parte martedì 25 ottobre (alle 19 nell’Art33 Cultural Hub di Via Bernardino Martirano, 17, a Napoli Est) con uno show cooking dedicato alla cucina iraniana. La chef Diba Abdollahi proporrà un percorso esperienziale attraverso i sapori, la cultura e le tradizioni iraniane. Sarà anche un’occasione per manifestare solidarietà alle donne iraniane e a chi protesta in tutto il mondo dopo la morte della 22enne Mahsa Amini, condannando le repressioni nei confronti dei manifestanti. Iniziativa a cura della Cucina di Giufà (cooperativa Tobilì), che impiega donne vittime di violenza e migranti.

Mercoledì 26 ottobre (alle 19 nel circolo sociale Mazza di corso Vittorio Emanuele 112, a Torre del Greco) un laboratorio del gusto, promosso in collaborazione con il presidio Slow Food Vesuvio, sarà l’occasione per entrare in contatto con il territorio vesuviano, per conoscere e approfondire la storia dei prodotti a km0 della nostra terra.

I laboratori di cucina sono eventi gratuiti, con prenotazione obbligatoria via Whatsapp al numero 3402338491 o via email a segreteria@moviemmece.it.

LE PROIEZIONI E GLI SPETTACOLI – Da giovedì 27 a sabato 29 ottobre Moviemmece si sposta nel Multisala Corallo di Torre del Greco (corso Vittorio Emanuele – viale Villa Comunale, 13) dove il pubblico potrà assistere alla proiezione dei sedici corti selezionati dall’organizzazione del festival.

Oltre ai cortometraggi in concorso, verrà proposta la visione di quattro film internazionali e di uno spettacolo di Amedeo Colella, in scena con Pinnule ‘e cucina e sciruppo ‘e cantina (giovedì 27 ottobre, ore 18:30 – evento gratuito, con prenotazione obbligatoria via Whatsapp al numero 3405768140 o via email a segreteria@moviemmece.it).

Quattro i film internazionali fuori concorso proiettati nel Multisala Corallo: giovedì 27 ottobre alle 16:30 “La Crociata” di Louis Garrel (Francia, 2021). A seguire animazione-dibattito a cura di Gioco, Immagini e Parole; giovedì 27 ottobre alle 20:30 “La donna elettrica” di Benedikt Erlingsson (Francia, Islanda, Ucraina, 2018). Segue incontro con Fridays for Future, Officina Femminista, Extincion Ribellion; venerdì 28 ottobre alle 16:30 “La mia vita da zucchina” di Claude Barras (Svizzera, Francia, 2016). A seguire animazione-dibattito a cura di Art 33; venerdì 28 ottobre alle 20:30 “Urbano rurale” di Raffaele Iardino e Diego D’Ambrosio (prodotto da Agritettura 2.0 e Uncoso). Segue incontro con protagoniste e protagonisti, autrici e autori del film.

Sabato 29 ottobre alle 20:30, in occasione della serata di chiusura del Festival, la giuria presenzierà alla premiazione del vincitore di Moviemmece 2022.

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Caretta caretta, mamma tartaruga ama i lidi del Sud Italia

Le regioni del Sud Italia si confermano anche quest’anno le mete preferite da mamma tartaruga. Il bilancio della stagione di nidificazione premia Calabria, Sicilia, Campania e Puglia. Anche quest’anno le coste italiane hanno fatto registrare un alto numero di nidi di tartaruga Caretta caretta la specie più diffusa nel Mediterraneo. L’ultimo aggiornamento (dati Tartapedia), risalente alla fine dello scorso mese di settembre, parla di 126 nidi rinvenuti dall’insieme delle associazioni in campo per la ricerca, il monitoraggio e la messa in sicurezza dei nidi sugli arenili italiani.

La campagna Tartawatchers di Legambiente, dopo il successo dello scorso anno, era stata riavviata all’inizio della stagione estiva con cui coincide l’avvio della stagione delle nidificazioni: più di 250 volontari hanno abbracciato la causa di Legambiente dedicando il loro tempo libero alla ricerca di tracce di mamma tartaruga sulla sabbia, a mettere in sicurezza i nidi individuati e a proteggerli fino alla schiusa dei tartarughini.

Il numero di nidi rinvenuti dai volontari quest’estate conferma come l’Italia, ormai, sia una tappa fissa per le femmine di tartaruga Caretta caretta che scelgono i litorali italiani per deporre le loro uova. In particolare, sono le regioni dell’Italia meridionale ad avere più appeal. A tenere la testa della classifica è la Calabria dove sono stati scoperti e messi in sicurezza ben 39 nidi, a seguire la Sicilia con 35 nidi, la Campania con 25 siti di ovodeposizione registrati e infine la Puglia con 14.  Meno i nidi accertati nelle aree del centro e nord Italia: 5 in Toscana, 4 nel Lazio e uno solo in Basilicata, Abruzzo, Liguria e Sardegna.

L’estate del 2022 – pur in flessione in termini di nidi ritrovati rispetto alla straordinaria estate scorsa quando è stata raggiunta più di 250 nidi – ha fornito un grande contributo di biodiversità per il mar Mediterraneo dove migliaia di neonate tartarughe sono partite dalle coste italiane alla conquista delle onde. L’aumento dei siti di ovodeposizione sulle nostre spiagge, secondo numerosi studi, è legato anche ai cambiamenti climatici che portano le Caretta caretta a spostare il loro areale verso la zona del Mediterraneo occidentale. Ma l’alto numero di nidi rinvenuti e curati fino alla nascita dei tartarughini è soprattutto il frutto di ore di osservazione, ricerca e monitoraggio da parte degli oltre 250 Tartawatchers di Legambiente che insieme alle altre associazioni hanno presidiato le coste, turnando di giorno e di notte per tenere sotto controllo i siti di nidificazione e metterli al riparo da tanti rischi. Le uova, infatti, possono essere preda animali selvatici, delle mareggiate o possono essere danneggiate durante le operazioni di pulizia meccanica delle spiagge. Per questo i tartawatchers svolgono anche attività di informazione e sensibilizzazione coinvolgendo turisti, bagnanti e soprattutto i gestori dei lidi balneari. Quest’estate il numero di “Lidi amici delle tartarughe” è salito a 600. Tanti stabilimenti che hanno aderito ad un protocollo d’intesa con Legambiente impegnandosi ad evitare la pulizia delle spiagge con attrezzature meccaniche e a diminuire l’inquinamento acustico e luminoso nelle ore notturne per non disturbare mamma tartaruga in fase di deposizione e fecondazione delle uova e per non confondere i piccoli appena nati che si affidano ai riflessi per raggiungere il mare.

La campagna Tartawatchers si conferma un valido strumento per tutelare le tartarughe marine Caretta caretta e più in generale la biodiversità dei nostri mari. Per il secondo anno consecutivo, i volontari di Legambiente sono riusciti a tenere sotto osservazione chilometri e chilometri di costa tutelando al meglio i nidi di mamma tartaruga e i suoi piccoli. La tartaruga Caretta caretta è infatti una specie costantemente sotto pressione antropica sia in mare sia sulla terraferma; l’ovodeposizione e la schiusa delle tartarughe sono momenti delicati ed è necessaria la collaborazione di tutti per far sì che tutto vada a buon fine. Ma i pericoli continuano in mare aperto: solo poche tartarughe riescono ad arrivare in età riproduttiva perché tanti esemplari sono vittime di collisioni con barche, catture accidentali e ingestione di plastica.

Un ringraziamento speciale va quindi ai tanti volontari e a chi continua a sostenere le nostre attività a difesa delle tartarughe marine attraverso le adozioni simboliche sul sito tartalove.it.

“La buona notizia – dichiara Stefano Di Marco, Coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente e responsabile della campagna Tartawatchers – è che dal prossimo anno partirà un nuovo ambizioso progetto europeo finanziato grazie al Programma LIFE e che vedrà coinvolti 13 diversi partner di Italia, Spagna e Francia. Il progetto, denominato LIFE TURTLENEST e coordinato da Legambiente, si propone di proteggere adeguatamente le nuove aree di nidificazione della Caretta caretta nel Mediterraneo occidentale dove, a causa degli effetti del cambiamento climatico, il numero dei nidi sta sensibilmente aumentando e dove è necessario ridurre le minacce derivanti dalle attività antropiche in primis quelle legate al turismo”.

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Est, il festival si sposta al mattino: settimana di spettacoli al Centro Asterix

Attore, regista e sceneggiatore, Ture Magro ed i suoi spettacoli a sfondo sociale sono i protagonisti dei prossimi appuntamenti di Est, il festival delle arti e dello spettacolo di Napoli Est organizzato da Nest Teatro e associazione Callysto.

Per la prima volta, gli eventi si terranno di mattina: un modo per diversificare l’offerta culturale e la platea con il coinvolgimento, tra l’altro, anche delle scuole del territorio. Fino a sabato 22 ottobre, con inizio alle 10,30, al Centro Asterix saranno messi in scena due lavori teatri di Ture Magro. Il primo è “Malanova”, dal 17 al 19: storia cruda, ma edificante, raccontata da un uomo ma con protagonista una ragazzina e le sue fragilità. Una indagine che è pure una denuncia, un’esplorazione edipica sulla responsabilità, sulla convivenza e sull’essere coinvolti, come esseri umani, in una trama di fondo che ci rende tutti ugualmente responsabili delle vite degli altri.

Il secondo spettacolo, da giovedì 20 a sabato 22 ottobre, sempre alle 10,30 si intitola “Uno strappo”: Ture Magro porta il pubblico dentro una vicenda italiana di grande impatto emotivo, uno di quei racconti che scavalcano il caso di cronaca, senza retorica, nella sua forma più primitiva ed irrazionale.

Vincitore dei Nastri D’argento 2009 e 2011 come sceneggiatore e di diversi altri premi con gli spettacoli “Padroni delle nostre vite” e “Malanova”, “Chopin e l’ipod nano” e “Bestia”, Ture Magro dal 2004 lavora con diverse compagnie in Italia, dal 2015 è componente della Compagnia Teatrale Acti di Beppe Rosso, e dal 2009, fondando la compagnia SciaraProgetti, porta i propri spettacoli in tournée in Italia, Germania e Cile.

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Nella Giornata mondiale per il contrasto alla povertà, il Gruppo Abele ha presentato una campagna sul tema

“La povertà non è una fatalità né un destino inevitabile che tocca gli uni e risparmia gli altri. La povertà, una condizione che calpesta la dignità delle persone, è frutto di ingiustizie e disuguaglianze, di mancanza d’investimenti per le fasce più deboli e di politiche incapaci di affrontare alla radice i problemi economici e sociali”. Così, in occasione della Giornata mondiale per l’eradicazione della povertà, il Gruppo Abele ha voluto presentare la campagna Un gesto che scalda, pensata per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e dare la possibilità a chiunque di fare un piccolo ma prezioso gesto “in aiuto di chi aiuta”.

Tre monumenti del centro di Torino si sono messi al servizio del messaggio: il Caval d’Brons di piazza San Carlo, il Conte Verde di piazza Palazzo di Città e il monumento a Vincenzo Gioberti di piazza Carignano. Dalle prime luci dell’alba questi personaggi, solitamente austeri e severi, hanno esibito lunghe sciarpe colorate, simbolo dell’iniziativa. Le stesse sciarpe, realizzate da dalla sartoria popolare Intessere (attiva all’interno del nostro centro diurno per donne migranti), oggi e domani saranno anche al collo di due statue del cortile interno del Museo Egizio (copie in gesso degli originali custoditi nel Museo). Mentre per un mese un tram della linea 4 porterà la sciarpa in giro per tutta la città.

Molti enti e persone hanno reso possibile tutto questo: il Comune di Torino, la Soprintendenza Beni Culturali, Artistici e Paesaggio per la Città Metropolitana e il Museo Egizio per quanto riguarda i permessi all’utilizzo dei monumenti, Mnemosyne servizi per il restauro e Berrone snc per l’allestimento delle sciarpe, Valerio Minato per la stupenda documentazione fotografica di ogni fase dell’iniziativa.

Dai nostri osservatori il peggioramento delle condizioni di persone è famiglie è palpabile, senza inversioni di tendenza dalla pandemia in avanti. C’è un aumento delle richieste di sostegno alimentare, una crescita esponenziale del malessere giovanile, così come anche del disagio psichico anche nelle sue forme più gravi, soprattutto fra le persone senza dimora.

Con la sciarpa idealmente avvolgiamo tanti uomini e donne che ogni giorno accogliamo presso i nostri servizi e strutture.

Con la stessa sciarpa chiediamo alle istituzioni di avvolgere tante situazioni critiche che a Torino come altrove vanno affrontate tempestivamente.

Le istituzioni torinesi hanno voluto testimoniare la loro vicinanza ai temi e problemi oggetto della campagna con la partecipazione di Elena Apollonio, Presidente Commissione diritti e pari opportunità del Consiglio comunale, e dell’Assessore al Welfare Jacopo Rosatelli.

Quest’ultimo ha affermato che “l’Amministrazione comunale è consapevole della criticità della situazione, e che l’unico modo per affrontarla sia rafforzare la collaborazione che già esiste fra ente pubblico e realtà del Terzo settore. Il peggioramento delle condizioni di vita di molti cittadini è un dato che, nella sua dimensione strutturale, chiede un’assunzione di responsabilità da parte del governo nazionale e dell’Europa. La povertà è frutto di disuguaglianze e anche di speculazioni. Bisogna scegliere su che cosa investire perché alcuni investimenti, ad esempio quelli nel settore delle armi, sono incompatibili con il contrasto a povertà e marginalità sociale.”

Nel ribadire l’importanza della rete di associazioni e soggetti del pubblico e del privato che a Torino cercano di limitare i danni che la povertà infligge ai singoli e al contesto sociale, il Gruppo Abele ravvisa oggi alcune priorità d’azione.

– Anche chi aiuta fa fronte a una situazione di emergenza: l’aumento dei costi per le spese vive di gestione dei servizi rischia di prosciugare le risorse a disposizione.

– Le Asl dovrebbero avere un’unità operativa dedicata alla bassa soglia. L’area della povertà estrema va seguita con progetti personalizzati e capaci di accogliere l’imprevisto, intrecciando intervento sociale, educativo, sanitario.

– Va alzato un argine contro il degrado, dove per degrado non si intendono mai le persone, ma i contesti. Gli spazi pubblici, specie in periferia, sono spesso lasciati all’abbandono. Ma l’incuria chiama indifferenza e genera senso di insicurezza.

– Vanno studiati dei presidi educativi permanenti nei luoghi di ritrovo informale dei giovani. La povertà educativa è l’altro grande volto della povertà, e si alimentano l’una con l’altra. Serve un’alleanza più forte fra scuola e realtà territoriali.

Sono solo alcune strisce, alcuni colori della sciarpa. Gli altri speriamo arrivino dai torinesi tutti, ai quali chiediamo di seguire la nostra campagna e di cercare di capire costa sta dietro i problemi più esteriori, cosa li provoca… E come li si può davvero curare.

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