Memorandum Italia–Libia, l’allarme di ONG e associazioni: «il bilancio delle ricadute sulla vita di uomini, donne e bambini migranti è tragico»

Se entro il 2 novembre il governo italiano non deciderà per la sua revoca, il Memorandum Italia–Libia verrà automaticamente rinnovato per altri 3 anni. Per questo motivo – come si legge sul portale redattoresociale.it, oltre 40 organizzazioni chiedono all’Italia e all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e di non rinnovare gli accordi con la Libia.

“A cinque anni dal Memorandum Italia–Libia, il bilancio delle ricadute sulla vita di uomini, donne e bambini migranti è tragico – affermano le organizzazioni in una nota -. Dal 2017 ad oggi quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare dalla Guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. La vita dei migranti e rifugiati in Libia è costantemente a rischio, tra detenzioni arbitrarie, abusi, violenze e sfruttamento. Significa non avere alcun diritto e nessuna tutela”.

“L’Italia e l’Unione Europea continuano a impiegare in Libia sempre più risorse pubbliche e a considerarlo un paese con cui poter stringere accordi, all’interno di un complesso sistema basato sulle politiche di esternalizzazione delle frontiere, che delega ai paesi di origine e transito la gestione dei flussi migratori, con il sostegno economico e la collaborazione dell’Unione Europea e degli Stati membri. Il Memorandum Italia – Libia crea le condizioni per la violazione dei diritti di migranti e rifugiati agevolando indirettamente pratiche di sfruttamento e di tortura perpetrate in maniera sistematica e tali da costituire crimini contro l’umanità”, affermano le organizzazioni che ieri, 26 ottobre, sono scese in piazza con la società civile contro il rinnovo degli accordi.

Il Memorandum- Il Memorandum- si legge ancora su redattoresociale.it, prevede il sostegno alla Guardia costiera libica, attraverso fondi, mezzi e addestramento. “Continuare a supportarla significa non solo contribuire direttamente e materialmente al respingimento di uomini, donne e bambini ma anche sostenere i centri di detenzione dove le persone vengono sottoposte a trattamenti inumani e degradanti, abusate e uccise”, segnalano le Ong.
Dal 2017 la Guardia costiera libica ha ricevuto oltre 100 milioni in formazione e equipaggiamenti (57,2 milioni dal Fondo fiduciario per l’Africa e 45 milioni solo attraverso la missione militare italiana dedicata). “Soldi pubblici e risorse destinate alla cooperazione e allo sviluppo, impiegate invece per il rafforzamento delle frontiere, senza alcuna salvaguardia dei diritti umani, né alcun meccanismo di monitoraggio e revisione richiesto dalle norme finanziarie dell’Ue. Ugualmente le risorse utilizzate per l’implementazione degli interventi umanitari non hanno bilanciato i crimini contro l’umanità che sono commessi attraverso il Memorandum”.

La Libia non è un paese sicuro- Per le organizzazioni, la Libia non può essere considerato un luogo sicuro. “Il quadro politico è particolarmente instabile, e le violenze contro la popolazione crescono di anno in anno, così come il numero delle persone sfollate. Nel paese è pressoché impossibile fornire una protezione significativa alle persone vulnerabili. Le opzioni sicure e legali per fuggire sono limitate sia nell’accesso sia nei numeri, tanto che sono molte le persone che decidono di intraprendere un viaggio di ritorno via terra – in particolare lavoratori stagionali provenienti dai paesi vicini – correndo rischi simili a quelli già affrontati per raggiungere la Libia. Molti altri, invece, provano ad attraversare il Mediterraneo pagando somme messe da parte con lavori svolti spesso in condizioni disumane, e affrontando viaggi pericolosi, in cui la probabilità di annegare è alta quanto quella di essere intercettati e respinti”.

“Alla luce della situazione di insicurezza e instabilità del paese, delle innumerevoli testimonianze di abusi e violenze e della completa e totale irriformabilità del sistema Memorandum – concludono -, chiediamo all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e al Governo italiano di non rinnovare gli accordi con la Libia.

Queste le organizzazioni firmatarie: A Buon Diritto, Acat Italia, Acli, ActionAid, Agenzia Habeshia, Alarm Phone, Amnesty International Italia, Aoi, Arci, Asgi, Baobab Experience, Centro Astalli, Cgil, Cies, Cini, Civicozero onlus, Cnca, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, Comunità Papa Giovanni XXIII, CoNNGI, Cospe, Fcei, Focus Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Emergency, EuroMed Rights, Europasilo, Intersos, Magistratura Democratica, Mani Rosse Antirazziste, Medici del Mondo Italia, Mediterranea Saving Humans, Medici Senza Frontiere, Movimento Italiani Senza Cittadinanza, Open Arms, Oxfam Italia, Refugees Welcome Italia, ResQ – People Saving People, Save the Children, Sea Watch, SenzaConfine, Simm, Uil, Unire, Un Ponte per.

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Il corto “Mario” vince la IV edizione di Moviemmece

È “Mario” di Andrea Bagnasco e Caterina Nonis il cortometraggio vincitore della quarta edizione di Moviemmece, il cinefestival della biodiversità del cibo e delle culture che si è tenuto dal 25 al 29 ottobre a Torre del Greco e Napoli Est.

Il corto racconta la storia di un operaio edile alle prese con l’insicurezza economica e alimentare che ha trovato, in un orto ricavato tra gli edifici di una ex fabbrica e il bordo del fiume Dora, a Torino, la sua personale oasi di pace.

A decretare il vincitore di Moviemmece 2022 è stata la giuria tecnica composta da Alberto Capasso, Santa De Santis, Guido Lombardi e Vincenzo Pirozzi.

“Con questo corto – hanno spiegato i registi Andrea Bagnasco e Caterina Nonis – ci proponiamo di indagare le ragioni personali e politiche che hanno ispirato il progetto dell’orto di Mario e di mostrare come questo spazio abbia contribuito a creare una comunità e una rete di solidarietà. Guardiamo al giardino e alla resilienza di Mario di fronte alla minaccia rappresentata dalle sempre più frequenti inondazioni del fiume. Speriamo di mettere al centro un modello anticapitalista, di offrire agli spettatori un’ispirazione e un progetto per implementare pratiche ecologiche nella loro vita”.

Per la sezione internazionale il vincitore è “Covid Love” del regista olandese Rene Nuijens. Realizzato ai tempi del Covid, quando l’intera industria cinematografica olandese stava affrontando una pausa indesiderata, il corto, interpretato tra gli altri da Harry Piekema, racconta una storia d’amore nata e naufragata durante la pandemia, durante una cena a base di prodotti gourmet cotti alla griglia dove le regole contro la pandemia e la sicurezza vengono prima di tutto.

La giuria Scuole ha premiato “Qualcosa nel buio” di Alessandro Zappalà, una video-poesia sul sentirsi soli, inadeguati, sul non riconoscersi nella società che ci circonda, un racconto affidato ai pensieri di un ragazzo fragile, alla ricerca di qualcosa nel buio. La giuria Giovani ha invece decretato la vittoria di “I feed you” di Teresa Gusso, corto che tratta della relazione tra mamma e figlio, tra il condividere, il comunicare e il prendersi cura l’una dell’altro. Il tutto attraverso il cibo.

Una menzione speciale è stata attribuita in memoria di Ciccio Capozzi, appassionato promotore del cinema e costruttore di comunità, molto vicino allo staff del festival e recentemente scomparso, a “Verdeacciaio” di Camilla Morino e Eugenio Goria, un’inchiesta sul Parco Dora, impianto industriale dismesso della città di Torino, oggi trasformato in spazio pubblico.

Moviemmece, organizzato dalle associazioni Fuori dal Seminato, Art33 e Le Tribù, porta in scena il cinema di qualità collegato al tema portante del festival: il cibo, raccontato come veicolo di conoscenza e scambio interculturale, strumento di salvaguardia di territori e culture, luogo di incontro e conoscenza dell’altro. Il cinefestival, oltre al concorso per registi italiani e stranieri, ha proposto serate di proiezioni di film internazionali, spettacoli teatrali, incontri con realtà associative e show cooking, iniziative, tutte gratuite, a ridotto impatto ambientale e ad alto impatto sociale.

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Il Natale buono di AISLA che mette al centro la famiglia e i caregivers

Anche quest’anno AISLA dedica il Natale a chi, tutti i giorni, affronta la malattia. Con il carovita e l’aumento del costo dell’energia elettrica questo inverno appare più difficile da affrontare, soprattutto per le famiglie dei malati.

“La Vita è bellissima”, dichiara Silvia Codispoti nel video testimonianza che lancia la campagna del Natale solidale di AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica. Le persone con SLA vivono solitamente nelle loro case, dove è possibile mantenere legami, relazioni, affetti e in queste case l’energia elettrica è una risorsa vitale. È impossibile razionalizzare l’utilizzo di ausili tecnologici, come la macchina per la tosse e i comunicatori oculari che, ad oggi, non sono inclusi nel bonus elettrico. “Questi macchinari sono a tutti gli effetti parte integrante del mio corpo, estensioni della mia persona. – dichiara Michele La Pusata, vicepresidente AISLA che continua: – Rinunciare o limitare l’uso di questi organi significherebbe eseguire una vera e propria amputazione. E per noi, che già godiamo dei requisiti vitali minimi e indispensabili per essere dichiarati vivi, è impossibile poter rinunciare a questi ausili.”

L’impoverimento economico che la SLA impone, è anche uno dei motivi di maggiore crisi che impatta sulle famiglie già pesantemente condizionate in significativi cambiamenti delle relazioni domiciliari.

Si pensi alla grande responsabilità del caregiver, che mette, inevitabilmente, in secondo piano i propri bisogni personali a favore del caro assistito. Non solo. Come dimostra lo studio “Baobab”, realizzato in collaborazione con Fondazione Mediolanum onlus, non è da sottovalutare come la convivenza con la malattia incida anche nello sviluppo dei minori. La propria identità, la consapevolezza di sé e l’empatia con gli altri, sono tutti aspetti che si formano proprio a partire dal nucleo familiare.

Si entra, così, in un circolo di stress prolungato difficile da governare: gli equilibri diventano più precari come anche le condizioni di vita personali, sociali e lavorative.

Il Natale buono di AISLA porta con sé una riflessione sulla bellezza della Vita che pone al centro il valore della Famiglia. Con il claim “doni preziosi come un sorriso”, tutte le proposte del Negozio solidale di AISLA sono destinate al supporto dei servizi a favore delle famiglie.

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“San Ferdinando, Chiaia e Posillipo”, il libro a cura di Nicola Clemente

Il ponte di Chiaia, Palazzo Cellammare, le ville di Posillipo, piazza del Plebiscito, la collina di Pizzofalcone, la Gaiola, il Borgo Marinari, sono solo alcune delle location in cui sono ambientati i racconti che compongono il libro San Ferdinando, Chiaia e Posillipo”Storie quotidiane dei quartieri partenopei (Edizioni della Sera), curato da Nicola Clemente, con prefazione di Michele Sergio e postfazione di Antonio Sasso.

Il volume sarà presentato giovedì 3 novembre nella libreria Feltrinelli (via Santa Caterina a Chiaia) alle ore 18.00. I 18 racconti, di cui si compone il libro, sono accomunati dall’amore per il territorio e per gli spazi di alcuni tra i quartieri maggiormente suggestivi e ricchi di storia della città di Napoli. In queste pagine, dense di poesia e a tratti di nostalgia, gli autori mettono al servizio della narrazione storie personali, fantasia ed elementi storico-culturali, al fine di far immergere il lettore tra gli odori e i sapori di Partenope.

Ciò che ne emerge è un caleidoscopio di immagini e sensazioni che conducono direttamente nelle strade della Napoli popolare e borghese. “Ciò che ci interessava era rifuggire dagli stereotipi che accompagnano attualmente qualsiasi rappresentazione su Napoli, sia nella sua versione criminale e violenta che in quella edulcorata e pedagogica che definirei da moderni “telefoni bianchi”, provando ad offrire e a restituire al lettore l’anima, i sogni e i valori di San Ferdinando, Chiaia e Posillipo”, spiega Nicola Clemente, curatore del libro. Il libro è il secondo della collana Partenopea di Edizioni della Sera, dopo “A Napoli Vomero”.

Biografia del curatore-  Nicola Clemente, direttore responsabile di «NapoliToday», «SalernoToday», «AvellinoToday» «Casertanews», del gruppo editoriale Citynews Spa. Ha collaborato in passato con «la Repubblica», con il «Roma» e con la rivista «BBC History». Ha ricevuto nel 2020 il “Sant’Antuono Awards” per il suo impegno attivo nel riconoscimento dell’arte dei pizzaiuoli napoletani come patrimonio Unesco. Nel 2022 ha conseguito il premio “Malafemmena”.

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I CARABINIERI FORESTALE DI CASERTA CHIUDONO UN MACELLO CLANDESTINO

I militari della Stazione Carabinieri Forestale di Castel Volturno (CE), congiuntamente al personale dei Servizi Veterinari dell’ASL di Caserta, si sono portati in comune di Grazzanise (CE), alla località “Via Bonifica”, presso un’azienda agricola, al fine di accertare una presunta attività abusiva di detenzione abusiva di capi di bestiame non essendo il titolare in possesso del Codice Aziendale ASL che legittima la detenzione di animali da reddito.

Giunti sul posto, all’interno di una costruzione, si sono trovati di fronte alla presenza di tre soggetti intenti alla lavorazione di carne bovina su di un bancone con coltelleria, attrezzature varie per il sezionamento della carne ed una cella frigo con ulteriori quarti di carne macellata. La struttura è risultata attrezzata ed organizzata come un vero e proprio piccolo macello con locale lavorazione carni e cella frigo. Infatti all’interno del locale erano presenti attrezzature professionali (tra cui un tritacarne e bilancia), coltelleria ed un ceppo in legno, nonchè due tavoli di grosse dimensioni su uno dei quali erano posti tagli anatomici di un capo bovino.

Al di sotto del tavolo di lavoro erano presenti cassette di plastica contenenti le ossa derivate dal disosso delle carni poste sui due tavoli.

All’interno dello stesso locale insisteva una cella frigorifera funzionante con display indicante la temperatura, dotata di guidovia e ganci. All’interno della cella erano presenti un quarto anteriore ed uno posteriore di bovino, privi di bollatura sanitaria, una lombata di bovino, per un peso totale di circa 200Kg, oltre ad altre frattaglie.

Nello spazio antistante il locale descritto è presente una piazzola di cemento con pendenze verso un pozzetto di scolo, attrezzata con un punto di acqua, che si ritiene essere il luogo in cui si esegue la macellazione dei capi.

Le persone rinvenute intente alla lavorazione delle carni sono risultate essere una locale coppia di coniugi ivi domiciliati mentre la terza persona è risultata esercitare la professione di macellaio.

L’attività di macellazione è risultata completamente abusiva e nessuna documentazione i presenti sono stati in grado di produrre anche in merito alla provenienza della carne bovina in lavorazione e quella rinvenuta nella cella frigorifera.

Nel corso della ricognizione dell’azienda sono stati rinvenuti anche degli animali vivi: nr. 13 suini e nr. 5 bovini, tutti privi di qualsiasi marchio identificativo, detenuti abusivamente all’interno di strutture costruite in muratura, lamiere e ferro.

Si è accertato, altresì, che le deiezioni dei predetti animali confluivano direttamente all’interno di un canale perimetrale per poi disperdersi nei terreni limitrofi.

Alla luce di quanto accertato, i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Castel Volturno hanno proceduto al sequestro giudiziario di quanto segue: il locale cella frigorifera; la carne bovina in lavorazione unitamente a quella presente riposte nella cella frigorifera, per un totale di circa 310 kg; ivi compreso i nr. 6 coltelli utilizzati per la macellazione; nonché i nr. 13 capi suini e nr. 5 capi bovini e le strutture in cui essi erano ricoverati.

Tutte e tre le persone rinvenute, sono state denunciate in stato di libertà, in concorso tra di loro, per i reati di macellazione clandestina al di fuori di locali a ciò autorizzati e per gestione illecita di rifiuti quali i sottoprodotti della lavorazione delle carni e le deiezioni degli animali.

I Medici Veterinari dell’ASL, anche su suggerimento dei predetti militari, per evitare la possibile successiva dispersione e/o sostituzione degli anzidetti capi di bestiame, hanno proceduto alla apposizione dei marchi auricolari provvisori agli animali rinvenuti e disposto un sequestro sanitario

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