“Volontari due volte”, incontro a Napoli per la Società San Vincenzo de Paoli

La necessità di superare la propria “nicchia’’ nell’azione di volontariato, nel rapporto con le altre realtà del terzo settore e con gli operatori pubblici.  È una delle conclusioni a cui arriva il professore Matteo Salvini, ordinario di Sociologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, nel suo lavoro di indagine denominato “Volontari Due Volte, l’azione pro-sociale nella Società di San Vincenzo De Paoli’’ che ha il merito di aver approfondito il comportamento delle socie e dei soci dell organizzazione di volontariato, nata a Parigi nel 1833 e presente in Italia dal 1842 per quello che si può definire il primo riferimento laico per una federazione di questo tipo comunque d’ispirazione religiosa. La Federazione è presente in 154 Paesi nel mondo, 148 dei quali con un presidente nazionale. Il presidente nazionale, in attesa delle nuove nomine che sono attese da qui a pochi mesi, è il brasiliano Renato Oliva De Olivera, mentre il vice presidente è Antonio Gianfico. In Italia i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli sono (dati 2022) 2308, i soci 9280, i Consigli Centrali 999, 86 Consigli Centrali e 2 opere speciali.

La dualità- Momento di riflessione rispetto a quanto elaborato dal professor Salvini, tenendo conto dei cambiamenti che sta interessando anche l’ambito del terzo settore, il confronto tenutosi sabato scorso nel complesso museale di Largo Donnaregina a Napoli. A parteciparvi, i componenti della Società di San Vincenzo De Paoli nazionale, della Campania, della Calabria e della Puglia oltre allo stesso docente presentando il suo elaborato. Perno dell’indagine condotta dal professor Matteo Salvini, la “dualità’’, composta dall’aspetto religioso della Società di San Vincenzo De Paoli e quello del volontariato che è la sua missione principe: due elementi connaturati fra loro. In un paragrafo della sintesi del volume del docente dell’università di Pisa, che nello specifico è denominato “Sintesi ragionata delle risultanze emerse dall’indagine su Essere Volontari nella Società di San Vincenzo De Paoli’’, il professor Salvini fa riferimento a una “scarsa propensione delle socie e dei soci al confronto e allo scambio di esperienze con volontari di altre organizzazioni di Terzo Settore e con gli operatori dei servizi pubblici. La riduzione dell’attenzione delle giovani generazioni alle comunità religiose, può condurre a una corrispondente caduta del volontariato di tipo religioso’’. Tra i motivi di queste criticità rilevate, il docente dell’università di Pisa usa la frase “effetti indesiderati’’, la lunga militanza di molti dei soci e delle socie della Società di San Vincenzo De Paoli. “L’organizzazione – afferma in proposito il professor Matteo Salvini – si struttura in modo evidente e solido intorno all’orientamento spirituale e operativo, come scelta di fondo, che dunque viene conosciuta fin dai momenti di adesione e perdura in modo praticamente invariante. Non è un caso che molte socie e molti soci aderiscano al SSVP da molti anni. Le conseguenze di questi processi hanno comportato una graduale diminuzione nel tempo delle adesioni, e un rapido innalzamento dell’età media delle socie e dei soci’’.

La “nicchia’’- In riferimento al concetto di nicchia, nella sua sintesi il professor Matteo Salvini rileva “due problemi’’. In primo luogo “quanto più l’organizzazione è specifica e caratterizzata sul piano identitario, tanto più stringenti saranno i processi di inclusione. In secondo luogo, in un medesimo campo organizzativo, si può verificare il caso di una sovraesposizione tra nicchie: è questo il caso in cui più organizzazioni che operano in un ambito/settore simile si trovino (anche loro malgrado) a competere per l’accesso alle risorse presenti in quel settore. Ne deriva che la nicchia genera processi di auto-segregazione, anche al di là delle intenzionalità dei soci’’. Visto il contesto appare chiaro, dai dati raccolti, una ridotta propensione “all’innovazione e alla gestione organizzativa rispetto a quelle legate all’integrazione interna, (e quindi alla legittimità organizzativa)’’ che si dimostra anche nella maggiore propensione dei soci a prediligere le proprie Conferenze (così si chiamano i vari raggruppamenti dei vari contesti territoriali e ambiti della Società di San Vincenzo De Paoli) evidenziando un distacco rispetto alle altre. Da una parte, evidenzia il professor Salvini, “le Conferenze garantiscono adeguatamente, nella percezione dei soci, la realizzazione della propria identità e consolidamento del senso di appartenenza; dall’altra esse rischiano di diventare entità autoreferenziali, cioè relativamente chiuse rispetto alle relazioni con il contesto in cui esse operano’’.

L’incontro con i soci a Napoli e le soluzioni –Per Paola De Ros, presidente della Federazione Italiana Società di San Vincenzo De Paoli presente nella giornata di sabato al Largo Donnaregina, i «cambiamenti sociali che incidono sulle nostre vite» oltre a comportare un «senso di responsabilità» fanno capire come sia giunto «il tempo di trovare delle nuove soluzioni» rispetto al sostegno delle persone più in difficoltà e indigenti vista la riforma del Terzo Settore. «Agire e non solo riflettere», è l’invito della De Ros. A prendere parola nel dibattito di sabato, moderato da Carmela Palmese, presidente Odv Società di San Vincenzo De Paoli-Consiglio Centrale di Napoli e Benevento, tra gli altri, Padre Francesco Gonnella, Consigliere Spriturale della Federazione e Monica Galdo è membro della Giunta Esecutiva. Secondo la Galdo, per il piano di azione triennale che dovrà essere varato, «sono da stabilire delle linee guida flessibili per l’opera di volontariato della Società. È giusto che le proposte giungano in primis dai vari territori, dai singoli vincenziani in modo da creare dei gruppi di lavoro nelle varie conferenze. Chiediamo ai vari membri dei territori di segnalarci le criticità». Oltre alle linee guida nazionali e territoriali la Galdo reputa necessaria la predisposizione di un catalogo formativo di base e un’area del sapere e di formazione che rappresenta una delle richieste emerse dalle indagini tra i soci delle varie realtà in Italia della Società di San Vincenzo De Paoli.

di Antonio Sabbatino

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«No all’Autonomia differenziata», Arci Campania aderisce a proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare

«Fermiamo la secessione dei ricchi!». Con questo slogan Arci Campania invita a firmare la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale che ha l’obiettivo di bloccare l’attuale disegno di legge del ministro leghista Calderoli sull’Autonomia differenziata e puntare a una riforma mirata del titolo V della Costituzione, orientata a correggere errori manifesti ed a prevenire possibili danni ulteriori.

Spiegano i promotori: «Il disegno di legge del ministro leghista Calderoli sull’Autonomia differenziata propone un regionalismo che non tiene conto delle differenze esistenti nel Paese e del divario di ricchezza, infrastrutture e servizi che costringe tantissimi cittadini, prevalentemente del Sud, ad una qualità della vita nettamente inferiore rispetto a quelli delle aree più sviluppate del centro e nord Italia. Non è accettabile che diritti fondamentali, scuola, sanità e prestazioni sociali vengano differenziate a seconda della disponibilità di risorse delle diverse regioni e a danno delle aree più deboli e in difficoltà del Paese».

Di qui l’invito a firmare la proposta di legge costituzionale che si concentra su tre punti essenziali sono tre: la riscrittura dell’art. 116.3; la rivisitazione dell’art. 117, con lo spostamento di alcune materie dalla potestà concorrente a quella esclusiva dello Stato; la introduzione di una supremacy clause della legge statale.

Chi vuole aderire, può firmare con lo spid a questo link http://www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it/raccolta-firme-proposta-di-legge/

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Assistenza domiciliare agli anziani malati e soli, il nuovo progetto di VIDAS

Oggi in Italia sono oltre 1.800.000 i malati Cronici Complessi Fragili. Persone in maggioranza anziane, colpite da una o più patologie croniche, che hanno un quadro clinico tendenzialmente stabile ma necessitano di un monitoraggio medico assistenziale costante. Un numero destinato a crescere sempre di più a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’impoverimento del contesto socioeconomico.

A queste persone, VIDAS – organizzazione che da 40 anni si prende cura dei malati inguaribili e delle loro famiglie – ha deciso di offrire un servizio di assistenza domiciliare gratuito garantito da micro équipe composte da medico e infermiere reperibili 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e all’occorrenza da operatori socio sanitari e fisioterapisti.

Per sostenere questo servizio, avviato in forma sperimentale a Milano e nell’hinterland con l’obiettivo di assistere fino a 200 pazienti in questo primo anno, VIDAS lancia la campagna con numerazione solidale 45583 attiva dal 15 gennaio al 4 febbraio 2023 #malatinvisibili.

L’emergenza COVID-19 ha evidenziato, in tutta la sua drammaticità, l’urgente bisogno sul territorio di una rete domiciliare integrata di professionisti sociosanitari a servizio dei malati Cronici Complessi Fragili. Per loro, infatti, il ricovero e le riammissioni in ospedale, spesso con passaggio dal Pronto Soccorso, possono costituire fattori di rischio importanti.

Il progetto sperimentale di VIDAS dedicato a questa popolazione di malati si basa sulla costruzione di una rete composta in primo luogo dall’ospedale, che invia a VIDAS i pazienti dimessi ma eleggibili a ricevere cure domiciliari a bassa intensità da parte delle micro équipe. Centrale anche la collaborazione con i Medici di Medicina Generale (MMG) unita alla disponibilità di specialisti di branca per consulenze specifiche, anche grazie all’ausilio della telemedicina. A tutto questo si aggiunge il prezioso supporto di volontari esperti nella relazione di aiuto.

Con questo progetto VIDAS mette disposizione la propria forza organizzativa e la propria competenza nell’assistenza domiciliare, maturate in 40 anni di cure palliative offerte a più di 39.000 malati, per rispondere con efficacia ai crescenti bisogni legati alla cronicità – afferma Ferruccio de Bortoli, presidente di VIDASL’auspicio è che questo modello di integrazione possa essere replicato a livello nazionale per migliorare la qualità di vita di pazienti e caregiver e rispondere con efficacia non solo al loro bisogno di cura ma anche di ascolto e vicinanza. Perché anche se esistono malattie inguaribili, le persone sono sempre curabili.

La campagna è stata realizzata grazie al contributo di Margherita Buy e Ludovico Einaudi, che hanno prestato gratuitamente la loro voce e musica. VIDAS può contare inoltre sul sostegno di testimonial vicini al suo operato, tra gli altri: Caterina Caselli, Ale e Franz, Cristiana Capotondi, Massimo Gramellini, Petra Loreggian, Saturnino Celani.

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Spazio alle associazioni e al volontariato: l’iniziativa di Rainbow Diversamente Radio

Spot dai 30 secondi a un minuto, gratis per tutte le associazioni, in modo da far conoscere il volontariato e le varie attività che gravitano intorno a questo mondo. È l’iniziativa di Rainbow Diversamente Radio, che si rivolge a tutte le associazioni e in particolare a quelle della Città Metropolitana di Napoli. Il network garantisce passaggi spot, inserimenti nei vari podcast della web radio, visibilità sui social, scambi banner: è sufficiente inviare una email a diversamenteradio@libero.it o contattare il network su facebook o instagram per ricevere maggiori informazioni sull’iniziativa

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Il presepe “dell’Esercito” nell’ospedale di Padre Pio: così vince la solidarietà

Il presepe secondo lo scrittore Fabrizio Carmagna «…non è il simbolo della nostra civiltà. Ne è la più aspra critica. E’ il luogo dove ci sono ancora compassione, accoglienza, comunità. E’ il luogo dove egoismo e intolleranza sono banditi». Migliore aforisma per descrivere la storia e la bellezza dei presepi non poteva esserci. Il presepe che nei giorni di festa ha trovato spazio nelle case di molti credenti è riconosciuto come la fedele rappresentazione della sacra famiglia e della nascita di Gesù Cristo e per i più credenti rappresenta la rinascita nella fede cattolica. A Napoli, la tradizione nel tempo ha contestualizzato il presepe alla vita quotidiana fino a trasformarla in una vera e propria arte, quella presepiale, nata nel ‘700 ed apprezzata dai tanti turisti che in questi giorni hanno invaso Napoli e San Gregorio Armeno proprio per toccare con mano la bellezza dei pastori curati nei minimi dettagli e dei personaggi che, da queste parti, vengono rappresentati e rapportati alla dimensione presepiale. Questa passione molto diffusa nel napoletano ha contagiato sin da piccolo anche un ufficiale dell’Esercito Italiano, il tenente colonnello Vincenzo Sposito il quale, proprio a Napoli mosse i primi passi della sua carriera militare presso la Scuola Militare Nunziatella (uno degli istituti di formazione più antico d’Europa fondato nel 1787 da Ferdinando di Borbone) e proprio nella città partenopea da adolescente iniziò ad apprezzare l’arte presepiale. Una passione trasmessa da amici di famiglia che ha sapientemente e segretamente coltivato nel tempo e che recentemente lo ha visto protagonista di una bellissima iniziativa di beneficenza. Tutto nasce nell’ambito lavorativo quando alcuni commilitoni scoprono dei piccoli presepi realizzati da Sposito nel tempo libero, delle vere e proprie perle di rara bellezza che lasciano incantato chiunque le ammiri. Da qui l’idea di realizzare un’opera per raccogliere fondi a favore dei bambini degenti nel reparto di oncologia pediatrica dell’Ospedale Casa del Sollievo di Padre Pio in San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia.

L’idea piace e coinvolge tanti militari dell’Esercito Italiano che spontaneamente sostengono l’iniziativa di Vincenzo Sposito. In silenzio e con il rispetto che contraddistingue il mondo militare parte una vera e propria gara di solidarietà che raggiunge anche i militari all’estero tra questi il Ten.Col. Dino Pirina (anch’egli ex allievo della Nunziatella) di stanza in Turchia. Il cuore e la generosità dei Soldati italiani sono state delle virtù sempre apprezzate in qualsiasi epoca e circostanza ed anche in questo caso queste nobili virtù sono emerse: i due ufficiali decidono di donare l’opera di Vincenzo Sposito al nosocomio foggiano, l’iniziativa viene accolta con il favore e gratitudine dal direttore amministrativo della Casa di Sollievo e della Sofferenza di San Giovanni Rotondo,  il dott. Michele Giuliani. Il presepe dei “soldati dell’Esercito” alberga tra quelle stanze in cui il dolore e la sofferenza dei piccoli degenti sono la quotidianità, con la speranza che quest’opera possa portare quel messaggio di fede che il presepe da sempre tramanda e possa lenire l’angoscia di chi affronta la malattia.

di Genny Galantuomo

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