Sette olmi per sette fratelli; appuntamento in occasione del 25 aprile

In occasione dell’ottantesimo anniversario dell’eccidio fascista ci sarà l’inaugurazione di un’aiuola e di un murale dedicato ai fratelli Cervi nello slargo antistante l’Arci Scampia, in via Fratelli Cervi a Scampia, Napoli.

L’appuntamento è per sabato 22 aprile 2023, alle ore 10,00. Il programma prevede la pulizia della targa della strada, ormai imbrattata da diversi anni, e la piantumazione di sette olmi per i sette fratelli.

Un pannello riporterà i nomi dei fratelli Cervi, fucilati dai fascisti il 28 dicembre del 1943, e la poesia “Compagni fratelli Cervi” di Gianni Rodari mentre un murale di Nino Come, sul muretto adiacente, riporterà i nomi dei sette fratelli.

È prevista la partecipazione di Nicola Nardella, presidente della municipalità VIII del Comune di Napoli, e di Vincenzo Vacca, del comitato provinciale Anpi.

La rete Pangea è una rete informale di associazioni, scuole e cittadini attivi riuniti per un percorso comune, autofinanziato, di formazione alla nonviolenza e alla cura del verde pubblico.

Ha iniziato il suo percorso nell’anno scolastico 2015-2016 bonificando l’area di Largo Battaglia, davanti lo Stadio “Antonio Landieri” di Scampia, trasformato nel “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza”.

Da qualche anno sta riqualificando dal basso anche la sovrastante via Fratelli Cervi su cui insistono scuole e associazioni in rete, disseminando bellezza e collegandola al “corridoio delle farfalle”, che parte dal “Giardino delle farfalle” presso il TAN di Piscinola.

Il progetto dal basso è autofinanziato e autogestito e da qualche anno beneficia del contributo dell’8permille della Chiesa Valdese per sostenere alcuni interventi mirati.

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Approvato il nomenclatore tariffario dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza

Il “Decreto Tariffe”, contenente il nomenclatore tariffario legato ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ha trovato l’intesa in Conferenza Stato -Regioni; un traguardo atteso dal 2017 e il cui mancato raggiungimento è stato più volte addotto come una limitazione per altri importanti provvedimenti. “Osservatorio Malattie Rare accoglie con soddisfazione la notizia dell’approvazione del decreto, un atto che contribuirà a portare la sanità sempre più nella direzione di una maggiore equità tra le Regioni, garantendo ai cittadini le prestazioni e gli ausili di cui effettivamente hanno bisogno. Ci congratuliamo con il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, per aver ottenuto in poco più di 6 mesi dall’insediamento, questo risultato, sempre sfuggito in passato – commenta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, Direttore di Osservatorio Malattie Rare – OMaR – Nei prossimi giorni, insieme alle associazioni di pazienti dell’Alleanza Malattie Rare e ai clinici, analizzeremo accuratamente le prestazioni inserite nei nuovi tariffari, per verificare che non ci siano inesattezze ed essere pronti a proporre integrazioni al prossimo aggiornamento che, ci auguriamo, avrà in futuro cadenza costante, come è stato promesso”.

Il decreto, più volte sollecitato anche da tutto il mondo delle malattie rare, consentirà di aggiornare i vecchi tariffari, fermi al 1996 per la specialistica e al 1999 per la protesica e contribuirà a ridurre le differenze regionali nell’erogazione delle prestazioni e di quanto in esso contenuto. È fondamentale inoltre, secondo OMaR, che il nomenclatore della specialistica includa prestazioni tecnologicamente molto avanzate, anche nuove, e ne elimini alcune ormai totalmente sorpassate.

“Ora che questo enorme scoglio è stato finalmente superato – prosegue il Direttore di OMaR – ci sono tutti i presupposti per compiere altri due passi, semplici e di fatto pronti, anche questi attesi da troppo tempo. Alla Conferenza delle Regioni spetta ora, infatti, di dare il via libera al Piano Nazionale Malattie Rare, fortemente voluto dal Sottosegretario Marcello Gemmato, ma che da due mesi attende la calendarizzazione. Al Governo, invece, si chiede di compiere un altro passo, fino ad ora mancato proprio a causa della mancanza del Decreto Tariffe: l’aggiornamento per decreto della lista di patologie da ricercare attraverso lo screening neonatale. Nuovi LEA, aggiornamento dello screening e Piano Nazionale Malattie Rare sono tre delle più grandi necessità per il mondo delle persone con malattie rare, confidiamo nell’impegno e nella capacità fino ad oggi dimostrati dal Ministero, e in modo particolare dal Sottosegretario Gemmato, per vederle finalmente soddisfatte”.

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Disabilità, arrivano le “cure sospese” per colmare le distanze economiche e sociali

Il centro di eccellenza assisano per ragazzi con disabilità gravi e gravissime lancia la propria strategia per rivoluzionare l’approccio all’assistenza: con il ‘Progetto #InAiuto’ nasce un fondo ‘sospeso’ pronto a intervenire tempestivamente per dare sollievo alle famiglie delle persone con disabilità

Nella città di Napoli c’è una celebre tradizione nota come “caffè sospeso”: si pagano due tazzine consumandone una soltanto, con la seconda che rimane a disposizione di una persona che altrimenti non potrebbe permettersela. Si tratta ormai di un elemento iconico nell’immaginario partenopeo, che tuttavia trae origine da un piccolo ma significativo gesto di solidarietà.

Viene allora da chiedersi se, in qualche modo, lo stesso approccio possa essere utilizzato anche in altri settori, innescando così un meccanismo che possa andare a sostegno di coloro che hanno più bisogno: non solo per quanto riguarda le povertà economiche o sociali, ma anche per tutte quelle emergenze che pesano ogni giorno sulle spalle dei più fragili e delle loro famiglie.

Una risposta, in questo senso, arriva dall’Istituto Serafico di Assisi, struttura d’eccellenza italiana nella riabilitazione di bambini e ragazzi con disabilità gravi e gravissime, che col ‘Progetto #InAiuto’ ha avviato una rivoluzione significativa attraverso un fondo di 200mila euro che funziona proprio come una ‘cura sospesa’, come un ponte che colma le distanze con quanti per diversi motivi non riescono ad avere risposte dal SSN e che rappresenta una ‘casa’ in grado di abbracciare anche la vita dei genitori. A sostenere e alimentare il fondo saranno cittadini, imprese, associazioni e chiunque vorrà contribuire a questo grande salvadanaio: “Il Progetto – spiega Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico – nasce per dare una risposta a tutte quelle esigenze che quotidianamente affliggono le famiglie alle quali siamo stati accanto in tutti questi anni”.

Il Progetto, dunque, è uno strumento che si rivolge a una platea fatta da tutte quelle persone che hanno disponibilità economiche, sociali e di ‘rete’ molto limitate e che si trovano con un disabile a carico. Ma i margini di intervento del fondo sono ben più ampi e arrivano ad affrontare alcuni tra i maggiori problemi che riguardano il settore dell’assistenza e della cura alle persone con disabilità e il supporto alle loro famiglie. Primo fra tutti, quello legato alle farraginosità burocratiche e a un welfare che non riesce più a dare risposte adeguate. Chi deve prendersi cura di una persona con disabilità si trova spesso a dover fare i conti con un sistema frammentato e strutturato a compartimenti stagni, in cui ai bisogni sanitari, sociali e assistenziali di una stessa persona si va a rispondere con centri di responsabilità, interventi e fondi diversi. Un vero e proprio labirinto, dove alle difficoltà insite nella condizione di una persona fragile, si aggiunge anche la necessità, non semplice da gestire, di rivolgersi a soggetti differenti come Asl, Comuni ed enti previdenziali.E questa situazione, alla fine, ricade sempre sulle famiglie: sono sempre loro e impegnarsi per risolvere le differenti problematiche e a farsi carico della gestione materiale e relazionale di un figlio o di un fratello disabile. Ma anche da questo punto di vista non mancano le difficoltà: nella maggior parte dei casi uno dei due genitori è costretto a lasciare il lavoro per sopperire alle mancanze del sistema e i dati ISTAT ci indicano che le famiglie con disabili si trovano frequentemente a dover sostenere costi per le cure: sono infatti il 79,2% quelle che affrontano spese mediche, il 91% quelle che acquistano medicinali e il 33,1% quelle che affrontano spese per le cure dentistiche. Accade così che i nuclei con disabili a carico diventano anche quelli più poveri, e quando uno dei genitori si ammala, la situazione precipita ulteriormente poiché non esiste alcuna realtà che possa farsi carico della gestione, anche solo per pochi giorni, di un ragazzo disabile.

Quello che la presidente del Serafico ha sottolineato è stata infatti la solitudine di tante famiglie che troppo spesso vengono lasciate sole a prendersi cura dei figli: “Conosco mamme che si sono improvvisate infermiere, educatrici, terapiste; che hanno rinunciato al proprio lavoro per prendersi cura dei figli poiché il nostro welfare non ha messo a punto azioni di supporto nei loro confronti. Ma da noi si rivolgono anche mamme o papà che si sono ammalati, che devono affrontare un intervento o un lungo ciclo di chemioterapia e che non sono in grado di provvedere ai propri figli. Ma si incontrano anche mamme sfinite o papà esausti, che hanno bisogno di ritrovare se stessi per recuperare le energie da dedicare ai propri figli e hanno bisogno di una mano tesa. E’ necessario dunque saper rispondere ai bisogni di accompagnamento dei genitori, intervenendo anche attraverso ricoveri ‘di sollievo’ che possano giovare, seppur per pochi giorni, a questi genitori stanchi”.

Ecco perciò che il progetto #InAiuto si pone come uno strumento nuovo e tempestivo per intervenire laddove c’è un bisogno che non incontra risposte adeguate. La parola d’ordine diventa dunque “colmare le distanze”: che siano quelle che separano i pazienti dalle realtà sanitarie, che siano quelle di natura economica e sociale, che siano quelle tra coloro che necessitano di sostegno e un sistema che non riesce a fornirlo nel modo giusto. Si tratta, appunto, di un approccio nuovo per innescare anche un cambio di mentalità dove si incontrano pubblico, privato e cittadini in una sinergia che può dare il via a soluzioni innovative. Il Serafico ha scelto di contribuirvi nel modo più attivo e impattante, dando vita a uno strumento che possa fornire un aiuto concreto e tempestivo, proprio come concreto è il calore dietro la tradizione del “caffè sospeso”.

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L’importanza di raccontare attraverso le immagini: “The Forest Knows” al Seed Festival

Oggi la fotografia è considerata un patrimonio storico, un linguaggio contemporaneo. È vista sia come strumento di una memoria passata che di espressione artistica di una realtà attuale. Con l’obiettivo di continuare a promuovere il ruolo centrale della fotografia nella rappresentazione del presente e del futuro, Cortona On The Move ha deciso di non mancare alla prima edizione di Seed, Festival Internazionale di Architettura dedicato alla cultura della sostenibilità umana argomentata e consapevole.

Nell’ambito di Seed, infatti, Cortona On The Move presenta in qualità di partner l’esposizione “The Forest Knows” di Nicoló Lanfranchi, realizzata da OTM Company in collaborazione con Aboca, visitabile dal 25 al 28 aprile nella Cappella Oddi della Chiesa di San Francesco al Prato di Perugia.

Attraverso le immagini, l’artista racconta la storia del popolo Asháninka del villaggio di Apiwtxa fondato dai fratelli Piyãko in Brasile, che rappresenta un esempio di come la conoscenza ancestrale e la modernità possono convivere in armonia: un vero e proprio modello per un futuro sostenibile.

“Questa collaborazione promuove un’attenzione più consapevole e responsabile verso il nostro pianeta e verso noi stessi, in termini di coesistenza pacifica e sostenibile, intorno al comune obiettivo della pace e della tutela dell’ambiente. Dichiara Veronica Nicolardi, Direttrice di Cortona On The Move – In continuità con il percorso avviato a Parigi a novembre 2022 contestualmente a Paris Photo, il festival Cortona On The Move si fa promotore di una cultura della sostenibilità, con l’aiuto della fotografia come strumento di comunicazione per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su temi cruciali come i cambiamenti climatici, il loro impatto sulla nostra società e sulla geografia globale.”

La particolare storia degli Asháninka inizia quando Benki Piyãko, uno degli otto fratelli, sciamano e attivista ambientale, portò avanti un’azione di rimboschimento dell’Amazzonia, piantando milioni di alberi e lottando per preservare il territorio e la cultura del suo popolo, e coinvolgendo organizzazioni internazionali, star di Hollywood e semplici cittadini per sostenere questa missione.

Il suo lavoro, insieme a quello dei suoi fratelli, ha permesso di trasformare terre un tempo devastate in una rigogliosa foresta di cibo e di aiutare il villaggio di Apiwtxa a raggiungere la sicurezza alimentare e l’autonomia, pur mantenendo un equilibrio tra il loro stile di vita, la loro cultura e la modernità.

Grazie a questa esperienza, la comunità di Apiwtxa è diventata un esempio per tutte le popolazioni indigene, dimostrando che è possibile proteggere la natura e mantenere vive le proprie tradizioni. Una comunità che ha anteposto l’interesse collettivo a quello individuale per proteggere e nutrire tutta la vita nel loro territorio, all’insegna del principio guida “unità”, che è anche il significato della parola Apiwtxa.

“Siamo felici di sostenere questo progetto – ha affermato Massimo Mercati, AD di Aboca – le belle foto di Nicoló Lanfranchi aiutano tutti noi a riflettere sull’imprescindibile urgenza con cui dovremo impegnarci per la tutela dell’Amazzonia. Le immagini sono testimonianza di un’esperienza integralmente ecologica, perché la popolazione degli Ashaninka nel legame con le foreste rivela un messaggio fondamentale.”

Gli spazi della Chiesa di San Francesco al Prato ospiteranno anche il talk in programma venerdì 28 aprile alle 15,30 in cui Nicoló Lanfranchi, Veronica Nicolardi e Massimo Mercati dialogheranno intorno all’esperienza dell’artista.

La mostra è a ingresso gratuito e fa parte del programma di Seed – Design Actions for the Future (Perugia – Assisi, 24 – 30 aprile 2023), progetto vincitore dell’avviso pubblico Festival Architettura – II Edizione, promosso dalla Direzione generale creatività contemporanea del Ministero della Cultura. “The Forest Knows” è un progetto di Nicoló Lanfranchi & Davilson Brasileiro, le immagini sono di Nicoló Lanfranchi ed è curata da Paolo Woods.

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La Resistenza è fondata sul lavoro

Costituzione, diritti, lavoro e istruzione al centro dell’incontro previsto per celebrare il 25 aprile. Studenti, lavoratori e società civile a confronto per non dimenticare e alimentare la memoria. A Castellammare di Stabia, Città Medaglia d’Oro alla Resistenza, si torna a discutere di memoria, Costituzione e antifascismo. E lo si fa con un incontro previsto per giovedì 20 aprile, a partire dalle 9.30 nella Sala “CRAL Fincantieri” del Palazzetto del Mare, in Via Bonito. L’incontro nella città stabiese è promosso dalla CGIL, dalle categorie FP e FLC, rappresentative rispettivamente del settore pubblico e della scuola. Sarà infatti presente la Segretaria nazionale dei pubblici, Serena Sorrentino, che si confronterà in un dibattito aperto e di taglio “assembleare” con le studentesse e gli studenti degli istituti superiori stabiesi.

Un dibattito arricchito dagli interventi di Guido D’Agostino, Presidente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, e Giuseppe Di Massa, Presidente dell’ANPI di Castellammare. «Vogliamo parlare di memoria, ma vogliamo parlarne guardando al presente: che senso ha oggi ricordare e perché è importante farlo- spiega Gianluca Torelli, responsabile della CGIL stabiese- Noi pensiamo che la memoria crei l’identità delle persone, crei la loro cultura: perciò se ricordiamo gli orrori, e gli errori, del passato, contribuiamo a creare nel presente un’identità culturale che eviterà il ripetersi di quegli orrori. È così che si costruisce un paese democratico, plurale e antirazzista».

Tra gli interventi previsti, quelli di Alfredo Garzi e Federica Fiocca, rispettivamente Segretario generale e responsabile territoriale della FP CGIL. «La nostra Costituzione- spiega Federica Fiocca- è nata dalla Resistenza, e la Resistenza ci ha consegnato un Paese la cui identità si fonda sulla coesione territoriale, sul valore costituzionale per cui i cittadini hanno tutti pari dignità, vivano essi al nord, al centro o al sud. La Repubblica disegnata dai padri costituenti ha il compito di rimuovere gli ostacoli che possono minare l’uguaglianza e la coesione territoriale».

A richiamare ancora una volta il ruolo imprescindibile della scuola e delle giovani generazioni è Raffaela Cuomo, responsabile territoriale della FLC CGIL che ricorda come «la scuola abbia il compito di preparare alla vita, al lavoro, ma anche alla vita in comunità, a essere dei cittadini capaci di mantenere viva la democrazia. Nutrire oggi la coscienza e lo spirito critico degli studenti significa costruire domani un Paese più civile, coeso e democratico».

Ma Castellammare di Stabia ha una storia importante da raccontare: nel 1943, durante la ritirata i nazisti misero in atto la strategia della “terra bruciata”, che comprendeva anche la distruzione del cantiere navale. Il cantiere fu eroicamente difeso dagli operai stabiesi: è sarà proprio un operaio del cantiere, Giovanni De Riso, a dialogare con gli studenti per ricordare quella storia e riaffermare, ancora una volta, che la Resistenza è fondata sul lavoro.

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