02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
“Dieci aree protette tra parchi nazionali, regionali e riserve, 30 scuole, 60 classi con oltre 1200 alunni coinvolti in 60 eventi nei parchi della regione con piantumazioni e biotrekking (passeggiate alla scoperta della biodiversità) e più di 300 alberi messi a dimora. Sono i risultati finali de “I Guardiani della Biodiversità” di Legambiente Campania realizzato in partenariato con FEDERPARCHI che si occupa in tutto il territoroi italiano della tutela della biodiversità e di fare rete tra aree protette (parchi, riserve e aree marine) ed finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dip. Per le Politiche della Famiglia.”
I dati finali sono stati presentati stamattina, in occasione della Giornata Mondiale delle zone umide, presso il Parco Borbonico del Fusaro- Bacoli, area naturale protetta del Parco Regionale dei Campi Flegrei con la partecipazione degli studenti e delle studentesse dell’Istituto di Assistenza per l’infanzia Tonino Schiano e di Fiorella Zabatta, Assessora alla Biodiversità e alle politiche di Riforestazione della Regione Campania, Maria Rosaria Della Rocca, Dirigente UOD Sviluppo Sostenibile, Acustica, Qualità dell’Aria e radiazioni-criticità ambientali in rapporto alla salute umana e Josi Gerardo Della Ragione, Sindaco di Bacoli.
Un percorso durato un anno con forte valenza educativa che ha permesso a giovani ed adulti di toccare con mano la biodiversità coinvolgendoli in focus e azioni di tutela del territorio, di comprensione e condivisione del patrimonio naturale, culturale e paesaggistico di queste aree protette. Attraverso laboratori, uscite sul campo, piantumazioni, campi di volontariato, laboratori didattici le comunità coinvolte, con la partecipazione di una rete di scuole primarie e secondarie di secondo grado, hanno vissuto occasioni concrete di formazione, cooperazione e cittadinanza attiva.
Il progetto “I Guardiani della Biodiversità” nasce con l’obiettivo di rafforzare la comunità educante nelle aree protette della Campania, attraverso un percorso integrato di educazione ambientale, cittadinanza attiva e partecipazione intergenerazionale. Durante il progetto, Legambiente Campania ha promosso una indagine condotta, su un campione di 200 tra studenti, genitori e cittadini dei comuni che ricadono nelle dieci aree protette con obiettivo di fotografare le conoscenze, le consapevolezze e i comportamenti legati alla tutela del patrimonio naturalistico e alla qualità della vita nei territori parco. I risultati finali mostrano un quadro caratterizzato da una forte sensibilità ambientale, da buoni livelli di fiducia nel valore delle aree protette e da una percezione diffusa della biodiversità come risorsa identitaria. I dati evidenziano anche la presenza di criticità sociali e ambientali che condizionano la vita quotidiana (inciviltà diffusa, scarsa educazione ambientale, cattiva gestione pubblica, rischio idrogeologico), ma non rappresentano un ostacolo alla volontà di partecipare attivamente alla cura del territorio. Il quadro complessivo emerso dal questionario restituisce l’immagine di comunità vive, consapevoli e caratterizzate da una forte sensibilità ambientale, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. La qualità della vita è percepita come buona ma fragile, influenzata da criticità sociali (inciviltà, scarsa partecipazione, spopolamento) e ambientali (dissesto, degrado, rifiuti). Queste fragilità non incidono tuttavia sulla capacità degli intervistati di riconoscere il valore del proprio territorio: quasi il 90% attribuisce alle aree protette un ruolo fondamentale e oltre l’81% percepisce la presenza di biodiversità.
Le criticità percepite sono in larga parte riconducibili a comportamenti individuali e collettivi (inciviltà, scarsa partecipazione), ma anche a fenomeni strutturali come lo spopolamento delle aree interne. L’inciviltà e l’illegalità diffusa rappresentano il problema più avvertito, con oltre il 74% degli intervistati che la considera “molto” o “abbastanza” presente. Seguono cattiva gestione pubblica, scarsa partecipazione civica e spopolamento. Quando si chiede chi sia responsabile del degrado ambientale del territorio, gli intervistati indicano soprattutto comportamenti individuali e collettivi. Il 40,9% attribuisce la causa a inquinamento e produzione di rifiuti, e un altro 35% alla scarsa educazione civica.
“Questo significa- commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- che la popolazione riconosce un ruolo diretto dei cittadini nella cura del territorio, non scarica la responsabilità solo sulle istituzioni. La percezione che “siamo noi” a poter incidere – in positivo o in negativo – è un indicatore di maturità civica molto importante.”
La conoscenza delle aree protette è ancora parziale: solo il 40% degli intervistati sa di vivere in un’area tutelata, mentre un ulteriore 32,3% non è sicuro. L’81,4% degli intervistati riconosce la presenza di biodiversità attorno a sé. La sensibilità al cambiamento climatico è altissima: l’81,4% non ritiene che se ne parli “troppo”. Un segnale culturale fortissimo: la crisi climatica è percepita come reale, presente e concreta. L’idea di responsabilità collettiva consegna quasi la metà di intervistati che vuole migliorare la raccolta differenziata e un altro 30% che invece ritiene prioritario ridurre la produzione di rifiuti, mostrando una comprensione matura della gerarchia europea dei rifiuti. Esiste però, nel campione di indagine, un 7% degli intervistati che li vorrebbe semplicemente “esportare” per risolvere il problema. I dati relativi all’atteggiamento verso la costruzione sul territorio di un eventuale impianto per i rifiuti mostrano una posizione articolata e tutt’altro che polarizzata. Uno su cinque, il 19,5%, si dichiara contrario “in ogni caso”, la maggior parte non esprime un rifiuto assoluto, ma una richiesta di partecipazione e trasparenza: il 33,6% vorrebbe essere coinvolto nelle decisioni prima che vengano prese e il 23,2% comprende l’esigenza territoriale, pur manifestando cautela. Interessante anche il dato del 23,6% che accetterebbe misure di compensazione, segnale di un approccio pragmatico al tema ma anche con limiti di sensibilità ben delineati. Nel complesso emerge una comunità che non vive il tema dei rifiuti in modo ideologico, ma chiede processi decisionali più aperti, informazione corretta e un rapporto equilibrato tra necessità ambientali e qualità della vita locale.
“L’analisi dei dati- conclude Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania- evidenzia un alto livello di sensibilità ambientale, una buona capacità di riconoscere la biodiversità e un forte interesse verso attività educative, esperienziali e partecipative. Una comunità delle aree protette – docenti, genitori e studenti e studentesse- che dimostra una maturità sorprendente nella lettura dei problemi del territorio, riconoscendo criticità ambientali e sociali e attribuendo ai comportamenti individuali un ruolo centrale nel degrado o nella cura del paesaggio. Un progetto che ha messo le basi per una comunità educante intergenerazionale, resiliente e più responsabile capace di generare cambiamenti educativi, culturali e sociali ed in grado di sostenere nel tempo processi di tutela, rigenerazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Questo impegno dal basso richiede attenzione, si apra nella nostra Regione un nuovo corso per le aree protette che hanno bisogno di essere al centro delle politiche strategiche affinché cura e prevenzione per il patrimonio naturalistico diventino allo stesso tempo occasione economica nell’ottica della transizione ecologica.”
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02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Le chiamate al 112 raccontano tutte la stessa cosa: un gruppo di ragazzini gira in città impugnando mazze di legno. In via Fressuriello intervengono i carabinieri della sezione radiomobile di Nola e della stazione di Piazzolla di Nola. 3 giovani sono in una minicar (da 2 posti…) e, quando notano la pattuglia, fuggono. Durante la corsa, lanciano dal finestrino una chiave per ruota di scorta, probabilmente per colpire la gazzella.
L’inseguimento dura poco e i 3 ragazzini vengono fermati. Due hanno 16 anni, il terzo ne ha 15. Nell’abitacolo della minicar una mazza di legno. La scusa tra i classici: volevano difendersi da un altro gruppo di coetanei.
Sono stati denunciati e affidati ai genitori.
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02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Almeno 1 giovane su 2 dichiara di aver subito nel corso della propria vita almeno un atto di violenza e il web viene considerato come il “luogo” più a rischio in assoluto.
È quanto emerge dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes, insieme alla community di Scomodo, per ascoltare la voce dei ragazzi sui temi di violenza, bullismo e sicurezza sul web. Diffuso in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio), il rapporto ha raccolto le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26.
In particolare, le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei maschi (57% vs 42%), ma la percentuale più alta è quella delle persone non binarie (67%)
[1]. Tra gli altri contesti a rischio le ragazze segnalano i luoghi pubblici non controllati – la strada, i mezzi pubblici – e le relazioni intime e familiari, mentre tra i ragazzi assumono un peso maggiore la scuola e il contesto amicale.
PERICOLI SUL WEB: l’80% DEI RAGAZZI È CONTATTATO DA SCONOSCIUTI. Gli adolescenti sono, quindi, molto consapevoli dei rischi che si possono incontrare sul web. Ma quali sono questi pericoli? Secondo il 59% il rischio principale è il revenge porn, la condivisione non consensuale di immagini intime. A temerlo sono in particolare le ragazze e le fasce d’età più alte. I giovani sanno, quindi, che condividere del materiale intimo comporta dei rischi – il 79% di loro definisce pericolosa questa pratica – e sembrano anche informati sui propri diritti: la quasi totalità sa di poter denunciare e chiedere la rimozione del contenuto se venisse condiviso senza il loro consenso.
Minor consapevolezza emerge, invece, se si parla di condivisione di immagini modificate da altri. Anche se la maggior parte dei ragazzi dichiara di non essere mai stato vittima di questo fenomeno, quote non marginali di persone che dichiarano di non sapere se gli sia mai successo o che si astengono dalla risposta, portano a riflettere sulla difficoltà di riconoscere questa pratica.
Un’esperienza, invece, che accomuna la vita online dei ragazzi, e che innesca emozioni prevalentemente negative o ambivalenti, è l’essere contattato da sconosciuti: è successo all’80% circa di loro. In particolare, sono le ragazze a manifestare maggiormente fastidio, incertezza e paura, mentre tra i ragazzi emerge una quota più alta di curiosità.
CYBERBULLISMO, PER I GIOVANI MASCHI PIU’ DIFFUSO. Per i maschi, soprattutto i più giovani, il maggiore rischio che si corre in rete è quello di essere vittima di cyberbullismo: lo dichiara il 45% dei maschi e il 42% del campione totale. Quando si trovano protagonisti di un episodio di cyberbullismo o di bullismo, i ragazzi ne parlano principalmente con gli amici, soprattutto nelle fasce d’età più alte, e a seguire con i genitori, in particolare i più piccoli.
Da sempre impegnata nella prevenzione e nel contrasto al bullismo e al cyberbullismo, Terre des Hommes porta avanti in Italia iniziative concrete che mettono al centro lo sport come strumento educativo e di prevenzione della violenza tra pari. Con il progetto “Coach contro il bullismo”, la Fondazione coinvolge giovani volontari in attività di peer education. Sport4Rights, invece, punta sulla formazione degli operatori delle società sportive per garantire l’applicazione delle policy di tutela dei minori e la diffusione di una cultura del rispetto, della parità e dell’inclusione in ambito sportivo. Nei prossimi mesi la Fondazione sarà inoltre impegnata in un tour nelle scuole per informare su bullismo, cyberbullismo e prevenzione della violenza nello sport.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E PRIVACY: COME SI COMPORTANO I GIOVANI? L’Intelligenza Artificiale è sempre più pervasiva della nostra società e per i ragazzi rischia di diventare uno strumento di soluzione dei problemi. La metà di chi ha risposto all’Osservatorio si è, infatti, rivolta almeno una volta a un bot per un consiglio o suggerimento, in particolare per un problema sentimentale (24%) o di salute (22%) o per avere supporto psicologico (21%).
Altro tema al centro del dibattito pubblico sono le chat usate per commentare l’aspetto fisico di altre persone e circa un terzo dei ragazzi dichiara di avervi assistito. Ma cosa hanno fatto i ragazzi che si sono trovati in questa situazione? Il 40% ne ha parlato con qualcuno di cui si fida, altri hanno silenziato (36%) o abbandonato (31%) la chat. Un significativo 30% dichiara di segnalare i contenuti o chiederne la rimozione. Le reazioni variano a seconda del genere: tra le donne prevale la condivisione e l’intervento (parlarne con qualcuno, segnalare e chiedere la rimozione), tra gli uomini, invece, sono più comuni disimpegno e normalizzazione (silenziare la chat, riderne o non prenderle sul serio).
Infine, la maggioranza dei ragazzi considera inaccettabile il controllo del telefono, mentre a circa un quarto non crea problemi. Solo il 2% interpreta questo comportamento come una forma di rispetto o apprezzamento. Sono in particolare le donne e le fasce d’età più alte a ritenere inaccettabile il controllo del telefono. Ciò nonostante, il 69% dei ragazzi condivide con altri – genitori, amici, partner – la password del telefono o dei social, prevalentemente per ragioni di sicurezza, soprattutto tra le ragazze.
IL PROTOCOLLO CON LA POLIZIA DI STATO. Per sensibilizzare e informare gli adolescenti sul tema della violenza online, Fondazione Terre des Hommes ha siglato un protocollo triennale di collaborazione con la Polizia di Stato. L’obiettivo è prevenire alcuni reati digitali che possono coinvolgere i minori come vittime, ma anche come autori inconsapevoli. L’intesa ha dato vita a una campagna di sensibilizzazione con protagonisti l’attore Daniele Santoro e Marisa Marraffino, avvocata esperta di media digitali. A partire dal 6 febbraio saranno diffuse,
sul canale YouTube di Terre des Hommes, tre pillole video per informare su alcune fattispecie di reato online che mostreranno dei casi concreti, raccontanti da un ragazzo o una ragazza, e la spiegazione da parte di Santoro e dell’avvocata Marraffino di cosa fare se ci si dovesse trovare nella stessa situazione.
Continua, inoltre, il viaggio della mostra fotografica Supereroi, realizzata dalla Polizia di Stato e di cui Terre des Hommes è partner. L’esposizione, che racconta il lavoro della Polizia Postale nel contrasto all’adescamento online dei minori, sarà a Firenze il 9 febbraio, presso lo Spedale degli Innocenti, in occasione della Giornata contro il bullismo e cyberbullismo e tornerà a Milano presso Palazzo Reale dal 18 febbraio.
“Dall’Osservatorio indifesa di quest’anno emerge con chiarezza che i giovani sono pienamente consapevoli dei pericoli che possono correre sul web, serve però che gli siano forniti strumenti per proteggersi e affrontare questi rischi. Rischi che mutano e si intensificano con l’evoluzione continua e sempre più rapida delle tecnologie. È compito delle istituzioni e della società tutta dotarli delle giuste informazioni e mezzi. Proprio questi sono gli obiettivi del protocollo che abbiamo stretto con la Polizia di Stato e che darà vita a una campagna di sensibilizzazione per spiegare alcuni dei reati che possono essere commessi in rete. L’Osservatorio indifesa è da anni un punto di riferimento nel monitoraggio di fenomeni quali bullismo, cyberbullismo e violenza online, uno strumento per supportare la comunità educante nel tutelare i più giovani.” Afferma Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia.
“Quando si affronta il tema dell’esposizione alla violenza, emerge con chiarezza come la questione di genere rimanga centrale e urgente a ogni età. La predominanza femminile tra chi ha partecipato al questionario rappresenta già di per sé un dato significativo: evidenzia come questo sia un tema che interpella particolarmente chi si identifica nel genere femminile. I risultati ci raccontano qualcosa di come queste persone vivono: il 45% di chi ha subito violenza riporta di aver vissuto molestie sessuali. Oltre il 78% del totale dei rispondenti percepisce come pericolosa la condivisione online di materiale intimo (foto o video) con partner e amici, e dall’attualità sappiamo con chiarezza che le vittime di condivisione non consensuale sul web sono proprio le donne. La ricerca conferma che le soggettività femminili in età adolescenziale e pre adolescenziale rappresentano ancora oggi i soggetti più esposti a queste forme di violenza.” dichiara Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale di Scomodo “Questo dato non deve limitarsi a generare una preoccupazione passiva, ma richiede necessariamente un intervento attivo e contestualizzato, capace di rispondere alle specificità di genere che le persone vivono e reclamano all’interno della società”.
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02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
E’ da oggi online il bando della seconda edizione di Terzo-Premio Claudia Fiaschi, che premia, rispettivamente con 1.500 e 2.500 euro, la miglior tesi di laurea magistrale e la miglior tesi di dottorato di ricerca discusse nel corso del 2025, sul valore e l’impatto del Terzo settore.
L’iniziativa è promossa dal Forum Terzo Settore, in collaborazione con Corriere Buone Notizie, in ricordo di Claudia Fiaschi, cooperatrice sociale, ex portavoce del Forum Terzo Settore e personalità di assoluto rilievo nel mondo del Terzo settore, scomparsa due anni fa.
“Terzo” è il titolo del libro di cui fu autrice, pubblicato nel 2022 dal Corriere della Sera.
Come nella prima edizione del bando, anche per il 2026 si presterà maggiore attenzione alle tesi dedicate ai seguenti temi, particolarmente cari a Claudia Fiaschi: soluzioni di welfare di comunità; innovazione nei servizi educativi e nel contrasto alla povertà educativa; parità di genere e leadership femminile nello scenario dell’economia sociale; finanza e sostenibilità per l’ecosistema del Terzo settore; comunicazione sociale; impiego dell’intelligenza artificiale per il bene comune.
Le domande saranno valutate da un Comitato scientifico composto da: Stefano Zamagni (prof. Università di Bologna), Luca Gori (prof. associato Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Stefano Granata (Presidente Confcooperative-Federsolidarietà), Giancarlo Moretti (portavoce del Forum Terzo Settore), Elisabetta Soglio (Direttrice Corriere Buone Notizie), Paolo Venturi (Direttore Aiccon).
“Con questa iniziativa, il ricordo di Claudia diventa impegno a proseguire la sua spinta innovatrice, coinvolgendo i giovani e dando loro protagonismo. Lo scorso anno ‘Terzo-Premio Claudia Fiaschi’ ha riscosso un notevole successo, ora puntiamo a renderlo un riferimento sempre più autorevole e riconoscibile nel mondo accademico e del Terzo settore. Vogliamo che le idee di Claudia Fiaschi raggiungano e ispirino sempre di più studenti e ricercatori universitari, e, contemporaneamente, vogliamo dare strumenti e opportunità nuove a chi guarda al Terzo settore con interesse”. Così Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore.
Il bando è disponibile sul sito del Forum Terzo Settore (www.forumterzosettore.it) e resterà aperto fino al 16 marzo. Gli esisti saranno resi noti a partire dall’11 maggio sul sito del Forum Terzo Settore e su Corriere Buone Notizie.
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30 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Sabato 31 gennaio (dalle ore 9), nel salone della parrocchia San Michele Arcangelo al Rione Toiano a Pozzuoli, si terrà la presentazione del Dossier Regionale sulle Povertà della Caritas Campania.
Programma del convegno “Strategie integrate per il contrasto alle povertà. Politiche, servizi e innovazione nell’Area Flegrea”.
ore 9,00: Registrazione partecipanti
ore 9,30, saluti istituzionali: dott.ssa Carla Lardone (assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pozzuoli); don Carmine Schiavone (delegato regionale Caritas Campania), dott.ssa Sissj Flavia Pirozzi (presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Campania), don Felix Ngolo Mafu Santu (vicario forania di Pozzuoli e parroco).
Introduzione al convegno: padre Giuseppe Carulli c.m. (direttore della Caritas Diocesana di Pozzuoli)
ore 10.00: I Sessione: “Analisi delle povertà e modelli di intervento”
“Il fenomeno della povertà in Campania”, intervento del dott. Ciro Grassini (coordinatore della Caritas diocesana di Pozzuoli e responsabile scientifico del Dossier Regionale sulle povertà).
“Il ruolo dei servizi della Caritas diocesana di Pozzuoli nel contesto delle povertà”, intervento della dott.ssa Francesca Del Giudice (assistente sociale dell’équipe della Caritas diocesana di Pozzuoli).
“L’approccio anti-oppressivo nel servizio sociale: aspetti etico-deontologici e valore dell’advocacy”, intervento del dott. Emilio Di Fusco (consigliere Croas Campania).
ore 11:30: Coffee Break
ore 11:45: II Sessione: “Politiche e strumenti territoriali”
Dall’ADI al PAIS: modelli di presa in carico e servizi sostenuti dal Fondo Povertà.
Interventi delle assistenti sociali dell’Ambito N. 12 – Comune di Pozzuoli, dott.ssa Giuliana Leone e dott.ssa Simona Liardo.
“La povertà sanitaria: strategie e pratiche di integrazione socio-sanitaria”, intervento della dott.ssa Angela D’Orio (assistente sociale dell’Ambito N. 12 – Comune di Bacoli).
“I tirocini di inclusione sociale: finalità modelli attuativi e impatti socio-occupazionali”, intervento della dott.ssa Nunzia Rosaria Costagliola (assistente sociale Comune di Monte di Procida).
“Povertà educativa e Programma P.I.P.P.I.: prevenzione, accompagnamento e inclusione”, intervento della dott.ssa Mafalda Guardascione (assistente sociale Comune di Pozzuoli).
ore 13.15: conclusioni di S. E. mons. Carlo Villano, vescovo di Pozzuoli e Ischia.
Modera: dott. Ciro Biondi, giornalista.
Crediti formativi riconosciuti dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Campania.
Incontro aperto al pubblico.
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