30 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Il 26 maggio 2026, a partire dalle ore 17.00, lo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli ospiterà “La Notte dei Leoni”, un grande evento benefico promosso e organizzato dall’ Associazione Calciatori Attori Italiani che unisce sport, spettacolo e impegno sociale.
La manifestazione si aprirà con una sfilata delle scuole pubbliche e delle scuole calcio, simbolo dei valori educativi dello sport e del ruolo centrale dei giovani. A seguire, il pubblico potrà assistere a momenti di intrattenimento con la partecipazione di artisti nazionali del cinema, della televisione e della musica.
Cuore dell’evento sarà la partita di beneficenza che vedrà scendere in campo Napoli Legends and Friends contro Legends Resto del Mondo and Friends, in una serata all’insegna dello spettacolo e della solidarietà.
L’incasso dell’evento sarà destinato in parte alla riqualificazione del teatro donato da Eduardo De Filippo ai giovani detenuti del carcere di Nisida, mentre un’altra parte sarà devoluta all’Ospedale Pediatrico Santobono Pausilipon.
L’iniziativa vuole trasmettere un forte messaggio di partecipazione e cambiamento, sensibilizzando in particolare le giovani generazioni contro il bullismo e il cyberbullismo e contro ogni forma di violenza di genere, promuovendo una cultura fondata sul rispetto delle regole e della legalità.
Gli Enti del Terzo Settore della Città Metropolitana di Napoli sono chiamati a promuovere la partecipazione a “La Notte dei Leoni”, condividendone e diffondendone il messaggio che riconosce nello sport un potente strumento di crescita sociale, educativa e culturale.
Per gli ETS, l’iniziativa rappresenta anche un’importante opportunità di raccolta fondi perché al termine dell’evento, sul totale dei biglietti che acquisteranno al costo di 5€ l’uno:
- alle associazioni regolarmente iscritte al RUNTS verrà restituito il 60% dell’importo dei biglietti acquistati;
- alle ASD e alle scuole calcio verrà rimborsato il 30%.
Gli ETS interessati all’acquisto dei biglietti dovranno compilare l’apposito form online e saranno, poi, ricontattati dall’Associazione Calciatori Attori Italiani che fornirà indicazioni in merito al pagamento e alla ricezione dei biglietti.
Un appuntamento da non perdere, che celebra lo sport come strumento di solidarietà, educazione e speranza per il futuro.
Per maggiori informazioni è possibile scrivere all’indirizzo e-mail lanottedeileoni@gmail.com oppure contattare il Dott. Livio Lozzi al numero 335 6119838
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30 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
La federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie (Fish) ha deciso di estendere fino al 6 febbraio 2026 il termine per la presentazione delle domande di partecipazione ai corsi formativi del progetto “Insieme per l’indipendenza”, finanziato nell’ambito dell’Avviso 2/2024 del Fondo ex art. 72 del Codice del Terzo settore.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rispondere alle sfide introdotte dalle recenti riforme nel sistema di welfare e di rafforzare le competenze di chi opera nel campo della disabilità e dell’inclusione sociale. I percorsi, gratuiti e accessibili a operatori, professionisti e a tutti gli interessati, puntano a consolidare strumenti e metodologie per sostenere l’autodeterminazione e l’indipendenza delle persone con disabilità.
Il programma di formazione si articola in sei moduli chiave: dalla progettazione sociale e la costruzione di progetti personalizzati alla valutazione di impatto sociale, dalla gestione di costi e budget alla conoscenza della riforma del Terzo settore e delle dinamiche di governance. Non mancano approfondimenti dedicati all’inclusione, alla disabilità e ai nuovi modelli di welfare.
La formazione si svolgerà interamente online, in modalità sincrona e asincrona, consentendo ai partecipanti di conciliare lo studio con impegni professionali e personali. L’avvio dei corsi è previsto per il 24 febbraio 2026. Per iscriversi è necessario inviare il modulo di domanda all’indirizzo email segreteria@fishets.it entro la nuova scadenza.
La proroga dei termini rappresenta un’importante opportunità per ampliare la partecipazione e favorire un approfondimento critico delle competenze richieste degli operatori nell’attuale fase di trasformazione del welfare, promuovendo una cultura inclusiva e orientata alla autonomia delle persone con disabilità.
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30 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
CBM Italia ha lanciato un nuovo “podcast disarmante”, come ironizzano i suoi autori. Si chiama Criptonite, ed è un progetto editoriale che unisce approfondimento, dialogo e ironia, affidato alle voci di Marina Cuollo, attivista, autrice e divulgatrice, e Jacopo Cirillo, autore, produttore e sceneggiatore. Un format che sceglie di prendersi sul serio senza mai risultare pesante, e di usare la leggerezza come strumento per leggere il presente.
Il nome del podcast “Criptonite” unisce crip (storpio: un termine inglese che un tempo era dispregiativo, mentre oggi è rivendicato dalla comunità delle persone con disabilità per decostruirlo) alla kryptonite, il minerale radioattivo che mette in crisi l’invincibilità apparente di Superman. Allo stesso modo, qui l’intento è di indebolire e disarmare i pregiudizi, abbattere le barriere culturali e superare le narrazioni distorte sulla disabilità, offrendo una nuova prospettiva per creare consapevolezza e inclusione.
Criptonite è uno spazio di conversazione autentica mai banale, capace di affrontare argomenti culturali e sociali senza semplificazioni né rigidità e sempre con il sorriso.
Le prime puntate hanno esplorato il tema dell’ironia e della comicità, non solo come strumenti di intrattenimento, ma come chiavi di lettura del presente, interrogandosi su limiti, possibilità e responsabilità del far ridere. A seguire, il podcast ha allargato lo sguardo al linguaggio inclusivo, o “ampio”, perché «il modo in cui chiamiamo le cose finisce per influenzare il modo in cui le trattiamo», per dirla con la linguista Vera Gheno.
In ogni puntata, il dialogo tra i due conduttori è arricchito dalla presenza di ospiti provenienti da ambiti diversi, capaci di portare esperienze, competenze e punti di vista mai convenzionali. Per il primo blocco, dedicato a ironia e comicità, sono intervenuti Michela Giraud, Laura Formenti, Emanuele Tumolo e Sofia Gottardi, voci significative della stand-up e della comicità contemporanea. Il secondo blocco invece ha visto la partecipazione di Vera Gheno, sociolinguista e divulgatrice, Francesca Vecchioni, presidentessa della Fondazione Diversity e consulente sui temi dell’inclusione, e Lavinia Azzone, editor e traduttrice editoriale. Ma il viaggio non finisce qui: le prossime puntate di Criptonite affronteranno il rapporto tra disabilità e media e tra disabilità ed educazione, per continuare a mettere in discussione narrazioni e abitudini consolidate.
Criptonite poi può uscire anche dallo “studio di registrazione” e prendere forma dal vivo nell’ambito di festival, spazi culturali e realtà aziendali, portando il confronto oltre l’ascolto.
Ad oggi il podcast è disponibile sulle principali piattaforme di streaming ed è una fonte continua di stimoli, spunti e provocazioni, grazie al dialogo serrato e al costante ping pong tra i due protagonisti, Marina Cuollo e Jacopo Cirillo, la cui complicità rende ogni episodio vivo, dinamico e mai prevedibile. Imperdibile la rubrica finale “Chi te l’ha chiesto?” dove vengono letti e smontati in diretta i peggiori commenti abilisti pescati online. Fa ridere? Spesso. Fa riflettere? Sempre. Un consiglio: non perdetela!
16/01/2026
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30 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
A Nisida si insegna ai ragazzi a gestire la rabbia e l’aggressività. Succede grazie al progetto “Dialectical Behavior Therapy” condotto da Rosetta Cappelluccio, presidente dalla Fondazione I figli degli Altri, che denuncia: «Nelle carceri italiane manca un percorso strutturato di psicoterapia». La psicoterapeuta, da anni impegnata a sensibilizzare a temi come violenza e bullismo nelle scuole, ha portato per la prima volta in Italia, proprio nel carcere minorile napoletano, l’iniziativa di respiro internazionale nata per ridurre l’impulsività e aiutare i ragazzi a gestire le loro emozioni.
Una piccola rivoluzione proprio lì dove adolescenti, già segnati da trascorsi traumatici e contesti problematici, hanno difficoltà ad aprirsi e ad avere fiducia nell’altro. Come spiega la Cappelluccio: «La scorsa primavera quando siamo entrati qui, in punta di piedi, i ragazzi erano molto diffidenti. Il carcere, in particolare quello minorile, è un luogo di iper-controllo e deprivazione, poco favorevole alla co-regolazione affettiva. Per noi terapeuti è stato fondamentale, durante gli incontri con i detenuti, creare dei rituali iniziali e finali: dal saluto alla scelta di una parola semplice. Abbiamo messo in contatto le loro emozioni, nascoste, con le nostre, lasciandole confluire in un gesto, spesso sottovalutato, come l’abbraccio».
Grazie alla somministrazione di particolari test e attraverso l’osservazione diretta avvenuta in questi 8 mesi, la terapeuta ha potuto verificare che la maggior parte dei reclusi mostra una sostanziale incapacità di regolare l’impulsività e di superare stress e frustrazioni. «Studiando la loro personalità, abbiamo concluso che questi ragazzi agiscono con impulsività e si fanno coinvolgere in dinamiche di gruppo molto spesso per logiche di appartenenza, non per sadismo» sottolinea Rosetta Cappelluccio. Da qui, il supporto psicologico offerto a Nisida attraverso una serie di attività e lezioni pratiche, da simulazioni di situazioni a laboratori di arte, cercando di instaurare in loro nuova fiducia e speranza nel cambiamento.
Lo scopo è quello di insegnare ai ragazzi ad affrontare i momenti di forte stress senza ricorrere a violenza e autolesionismo, educarli a riprendere il controllo delle loro emozioni e della loro vita, così da evitare che possano cadere in comportamenti aggressivi e, quindi, commettere nuovamente reati, una volta fuori. «L’obiettivo ultimo – continua la Cappelluccio – è quello di contribuire a ridurre le recidive, agendo su coinvolgimento attivo e consapevolezza dei ragazzi, ma anche sensibilizzando l’esterno e facendo rete per dare loro una possibilità: quella di cominciare a pensare al cambiamento».
I risultati del progetto, che continuerà almeno per un altro anno, sono stati raccolti e raccontati dalla psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio nel libro edito da Franco Angeli “Vite costrette: narrazione clinica e pratiche DBT con adolescenti detenuti”. Il testo sarà presentato a Napoli (Palazzo Ischitella, via Riviera di Chiaia 270) il prossimo 6 febbraio (dalle ore 10) durante il convegno “Nisida oltre le mura” , alla presenza, tra gli altri, dell’assessore al Welfare della Regione Campania Andrea Morniroli, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e del giudice del Tribunale per i minorenni di Napoli Patrizia Imperato.
Al dibattito prenderà parte anche il pediatra Paolo Siani, che sottolinea: «Chi nasce da certi contesti in determinati quartieri, in qualche modo, è già segnato, il mio invito è quello di fare qualcosa per questi ragazzi prima arrivino a Nisida. Come? Attraverso l’investimento in politiche sociali, puntando a progetti per accompagnare le famiglie che hanno bisogno di aiuto ai servizi che, con tutte le loro lacune, sono presenti sul territorio». L’ex deputato parlamentare parlerà anche della dipendenza da smartphone così dannosa per i nostri ragazzi: «La risposta non è il divieto all’uso del cellulare nelle scuole fino ai 16 anni, come da molte parti sta accadendo, ma l’educazione a un utilizzo corretto, e i primi ad essere educati dovrebbero essere i genitori».
di Maria Nocerino
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30 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
In collaborazione con il Ministero della Salute, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e il Programma Mattone Internazionale Salute ProMIS – l’UNICEF ha presentato oggi i risultati dell’iniziativa “Mettere la salute mentale e il benessere psicosociale degli adolescenti in Italia al primo posto”, realizzata nell’ambito del progetto multinazionale “Child & Youth Wellbeing and Mental Health First”.
L’iniziativa rientra in un progetto di supporto tecnico della Commissione Europea (TSI), che coinvolge quattro Stati membri – Italia, Spagna (Andalusia), Cipro e Slovenia – con l’obiettivo di rafforzare i sistemi di salute mentale e supporto psicosociale per bambine/i e adolescenti.
In Italia, il progetto, della durata di 24 mesi, è realizzato dall’UNICEF a supporto del Ministero della Salute, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Programma Mattone Internazionale Salute (ProMIS). L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sviluppare una migliore integrazione dei servizi sanitari, educativi e sociali, rafforzando l’offerta di salute mentale e di supporto psicosociale destinata agli adolescenti tra i 10 e i 19 anni, con particolare attenzione ai più vulnerabili, come giovani migranti e rifugiati.
Nel corso del progetto, l’UNICEF – in collaborazione con SDA Bocconi School of Management (CERGAS) – ha realizzato una desk review internazionale e un’analisi multiregionale dei servizi di salute mentale in Italia rivolta agli e alle adolescenti. L’analisi conferma la forte eterogeneità territoriale e individua alcuni fattori decisivi per favorire l’integrazione tra servizi sanitari, sociali e educativi come la presenza di team multidisciplinari, la prossimità operativa tra i servizi, la formazione congiunta e modelli comunitari costruiti attorno ai bisogni dei/delle giovani. Persistono poi una serie di barriere quali frammentazione dei finanziamenti, carenza di personale specializzato e insufficiente coordinamento intersettoriale strutturato.
Il progetto ha poi approfondito casi studio rappresentativi di approcci di integrazione tra servizi in diverse regioni italiane, presentando e discutendo l’analisi svolta nel corso di una serie di webinar tematici. Ne sono risultati elementi trasversali che hanno contribuito all’elaborazione di raccomandazioni operative a livello locale, regionale e nazionale.
Gli interventi di promozione della salute mentale, di prevenzione attraverso percorsi psico-sociali nei contesti di vita dei ragazzi/e, l’accesso precoce e privo di stigma ai servizi specializzati quando necessario, il coinvolgimento attivo dei giovani e delle famiglie, l’attenzione all’equità e alla continuità della presa in carico tra età evolutiva e adulta, insieme a un’integrazione reale tra sanità, scuola, settore sociale e comunità, si confermano fattori decisivi. Le esperienze mostrano inoltre che innovazione digitale, governance intersettoriale, monitoraggio e valutazione dei servizi sono condizioni essenziali per garantire qualità, sostenibilità e riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Un elemento distintivo dell’iniziativa è stato il coinvolgimento diretto di adolescenti e giovani, consultati in diverse fasi del progetto attraverso lo Youth Advisory Board (YAB). Due membri dello YAB hanno inoltre rappresentato i loro pari all’interno dell’Advisory Committee del programma, affinché le loro priorità, esperienze e prospettive fossero sempre prese in considerazione e contribuissero in modo concreto alla definizione delle raccomandazioni finali.
Tra le principali emerse, la necessità di:
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Facilitare l’accesso ai servizi e ridurre lo stigma, attraverso una comunicazione inclusiva, plurilingue e diffusa in luoghi e canali accessibili a adolescenti e giovani. Per questo è utile coinvolgere attivamente adolescenti e giovani nella loro progettazione.
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Riconoscere l’importanza delle attività psicosociali, come lo sport, il teatro, le attività ludico- artistiche, per il benessere degli e delle adolescenti.
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Rafforzare il ruolo della scuola come nodo strategico del sistema di prevenzione e di accesso ai servizi di supporto alla salute mentale e al benessere psicosociale, anche attraverso formazione adeguata del personale e programmi di supporto tra pari.
«I risultati presentati oggi non costituiscono un punto di arrivo, ma una tappa del processo della realizzazione di un sistema capace di accompagnare le nuove generazioni lungo tutto il percorso di crescita, garantendo continuità, integrazione degli interventi e reale centralità della persona. Tale impostazione è pienamente coerente con le strategie del Ministero della Salute, orientate a promuovere un approccio globale alla salute mentale, fondato sulla prevenzione, sull’integrazione socio-sanitaria e sulla centralità della persona, con una particolare attenzione alle fasi più delicate del ciclo di vita, tra cui l’infanzia e l’adolescenza.» ha dichiarato Giovanni Leonardi, Capo Dipartimento della salute umana, della salute animale e dell’ecosistema (One Health) e dei rapporti internazionali, del Ministero della Salute.
«Il lavoro volto a creare e mantenere spazi e strumenti capaci di offrire agli adolescenti contesti inclusivi e stimolanti, in cui possano sviluppare talenti e partecipazione, rappresenta una priorità per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I risultati di questo progetto confermano la direzione delle politiche in atto, ad esempio attraverso il rafforzamento delle equipe multidisciplinari che operano negli Ambiti Territoriali Sociali, oltre che grazie all’apertura di 92 spazi multifunzionali per gli adolescenti nell’ambito del progetto DesTEENazione (finanziato dal Programma nazionale Inclusione e lotta alla povertà 2021–2027). Un impegno costante che mira a consolidare reti territoriali forti e integrate, capaci di offrire a ragazze e ragazzi opportunità concrete di partecipazione attiva, benessere e sviluppo», ha affermato Romolo de Camillis, Direttore Generale della Direzione Generale per lo sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
“Il progetto ha rappresentato un’occasione importante per contribuire all’implementazione di politiche di integrazione sociosanitaria a medio e lungo termine sul tema della salute mentale dei giovani, una priorità sempre più centrale nelle politiche del nostro Paese e nell’Agenda europea. In coerenza con la Strategia europea sulla salute mentale, il lavoro svolto ha valorizzato il confronto con i territori e con gli operatori impegnati in prima linea nei servizi, consentendo di riportare a livello centrale le reali necessità su cui fondare la costruzione e la programmazione di politiche realmente rispondenti ai bisogni dei cittadini e delle comunità locali. In questo quadro, il ProMIS ha svolto e svolgerà un ruolo chiave nel favorire la messa in rete delle esperienze e delle buone pratiche, creando al contempo opportunità di collaborazione e scambio a livello europeo, in un’ottica di diffusione, apprendimento reciproco e scalabilità delle soluzioni più efficaci”, ha detto Lisa Leonardini, Coordinatore CTO del Programma Mattone Internazionale Salute (ProMIS).
“Questo progetto conferma l’impegno delle istituzioni italiane nel rafforzare i sistemi di salute mentale per gli adolescenti. Migliorare il benessere e la salute mentale dei più giovani, in particolare di quelli più vulnerabili, significa dare attuazione a un pilastro fondamentale della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che afferma il diritto di ogni adolescente al più alto standard possibile di salute e al pieno sviluppo delle proprie capacità. Mettere in rete sanità, scuola e servizi sociali è la chiave per trasformare questo impegno in risposte concrete e sistemiche per il benessere di ogni adolescente”, ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore UNICEF per la risposta a favore di migranti e rifugiati in Italia.
All’incontro hanno partecipato anche i/le rappresentanti della Commissione Europea, delle Regioni, degli enti locali, degli ordini professionali, del terzo settore, esperti di salute mentale e supporto psicosociale, nonché giovani e rappresentanti di organizzazioni giovanili.
L’articolo UNICEF: si conclude il progetto “Mettere la salute mentale e il benessere psicosociale degli adolescenti in Italia al primo posto” proviene da Comunicare il sociale.