Legambiente, inaugurazione prima Microforesta di Comunità di Scampia

Un percorso condiviso di rigenerazione urbana, ambientale e sociale. Un nuovo spazio di verde pubblico per il quartiere. Giovedì 15 gennaio 2026, ore 10:30, in via Zuccarini – Comparto H, nel quartiere Scampia, si terrà la “Festa alla Microforesta”, una festa di comunità che segna l’inaugurazione della Microforesta di Comunità di Scampia,

All’evento prenderanno parte Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2, e la professoressa Adriana Oliva, dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, co-finanziatrice del progetto,Nicola Nardella, Presidente dell’VIII Municipalità di Napoli e assessore al Verde del Comune di Napoli Vincenzo Santagada.

La Microforesta di Comunità nasce grazie a un patto di  collaborazione tra Legambiente Campania, capofila di un raggruppamento composto dai circoli Legambiente IRIDE APS e Legambiente La Gru OdV, dalle imprese AzzeroCO2 srl e L’Uomo e il Legno Cooperativa Sociale, e l’8ª Municipalità del Comune di Napoli, per la forestazione e la gestione condivisa dell’area a verde pubblico di via Zuccarini.La realizzazione dell’intervento è stata resa possibile grazie alla donazione della prof.ssa Adriana Oliva e al contributo di AzzeroCO2 srl.

La scelta di avviare la prima esperienza di Microforesta di Comunità proprio a Scampia è legata all’attenzione che il Comune di Napoli e l’8ª Municipalità stanno dedicando ai processi di rigenerazione urbana, nonché alla presenza di numerose realtà del terzo settore da tempo impegnate nella cura e nella valorizzazione del territorio.

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Napoli, catena umana a sostegno del popolo iraniano

Domenica 18 gennaio, alle ore 11:00, la città di Napoli risponderà al grido di libertà che si leva dall’Iran. Una  catena umana si stringerà in Piazza dei Martiri per manifestare solidarietà alle donne e al popolo iraniano che da settimane sfidano, a rischio della vita, la violenta teocrazia del regime degli Ayatollah.

In queste ore, l’Iran vive una repressione brutale. Il regime sta tentando di soffocare nel sangue la rivoluzione guidata dai giovani e nata dalla protesta delle donne, le prime a insorgere contro decenni di oppressione. Oltre alle esecuzioni sommarie e alle violenze nelle strade, il governo ha imposto un blackout totale delle comunicazioni e dei social media, isolando il Paese per impedire che le immagini dei massacri facciano il giro del mondo. Un muro di silenzio che vogliamo abbattere con la nostra presenza e la nostra voce

La scelta del luogo non è casuale: Piazza dei Martiri rappresenta il cuore pulsante della memoria libertaria di Napoli. È qui che si onorano i caduti della Rivoluzione del 1799, quando la città visse l’epopea della Repubblica Partenopea, sfidando la monarchia borbonica in nome dei diritti universali. Nonostante la feroce repressione reazionaria che stroncò quell’esperimento democratico, nel DNA dei napoletani è rimasto uno spirito indomito di resistenza; lo stesso che avrebbe poi spinto la città a liberarsi per prima dall’occupazione nazifascista durante le Quattro Giornate del 1943.

Oggi, quella stessa sete di libertà accomuna Napoli a Teheran. Come i martiri del 1799 diedero la vita per un ideale di giustizia, così oggi le donne e i giovani iraniani lottano per un Iran libero, laico e democratico. Invitiamo tutte le cittadine e tutti i cittadini, le associazioni, i partiti, i sindacati e le istituzioni a unirsi a questa catena umana. Non è solo un atto di vicinanza, ma un dovere morale: non possiamo restare a guardare mentre un intero popolo viene martirizzato per aver chiesto il diritto di esistere.

 

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PREMIO CARLOTTAX: ETICA E INNOVAZIONE PER L’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA

Un incubatore di valori etici, morali, professionali e di memoria: il premio CarlottaX giunge alla sua sesta edizione e, anche quest’anno, si pone l’obiettivo di valorizzare i progetti dell’architettura contemporanea e i professionisti che, attraverso etica e innovazione, hanno contribuito a trasformare, promuovere, diffondere e salvaguardare la cultura del territorio.

Infatti, il riconoscimento, nato nel 2021 su iniziativa dell’Ordine e della Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Catania in ricordo dell’architetto Carlotta Reitano – già presidente della Fondazione e scomparsa prematuramente nel 2020 – verrà assegnato al professionista o allo studio che abbia saputo rispondere al meglio alle sfide dell’architettura contemporanea.

Quattro le categorie: opere di architettura, opere di restauro o recupero, opere di interni e/o design, progetti giovani architetti under 35. Potrà partecipare chiunque abbia realizzato progetti in Italia o all’estero e iscritto all’Albo professionale o a un’Associazione equivalente, fatta eccezione per gli under 35, che dovranno essere iscritti a un Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiano (sezione A).

A esaminare i lavori una qualificata giuria, composta dal presidente Paolo Colonna (RPBW), Elisabetta Gabrielli (ARCHIGROUND), Tiziana Campus (consigliere nazionale CNAPPC), Veronica Leone (vicepresidente Ordine APPC Catania), Melania Guarrera (presidente Fondazione Ordine APPC Catania) e Cristian Rocchi (presidente Ordine APPC Roma). Oltre ad assegnare il premio per ogni singola categoria, selezioneranno dei progetti che concorreranno per due menzioni d’onore, per il premio “Città di Catania” e per quello “Città di Roma”.

La documentazione potrà essere inoltrata entro il prossimo 16 febbraio attraverso il sito dei concorsi nazionale (https://premi.concorsiawn.it/carlottaxarchitettura-2026). La premiazione, invece, si terrà il prossimo 17 marzo nella capitale, dove – nella sede dell’Ordine APPC di Roma – verrà esposta una galleria con tutte le opere partecipanti.

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Il Sudan dimenticato: la guerra che nessuno vede

Sono trascorsi oltre 1.000 giorni dall’inizio del conflitto armato in Sudan, ma per milioni di persone la fine della guerra sembra ancora lontanissima. Dopo quasi tre anni di violenze, fame e sfollamenti forzati, il Paese resta intrappolato in una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, mentre l’attenzione internazionale continua ad affievolirsi.

Oggi oltre 21 milioni di sudanesi soffrono la fame ogni giorno. Due carestie sono già state dichiarate in meno di un anno e altre 20 località sono a rischio imminente, soprattutto nelle regioni del Darfur e del Kordofan. Secondo i dati umanitari, almeno 375.000 persone vivono in condizioni catastrofiche, affrontando fame estrema, malnutrizione acuta e un reale rischio di morte. In molte aree, le famiglie sono costrette a sopravvivere nutrendosi di foglie o mangimi per animali.

La storia di Amina (nome di fantasia per motivi di sicurezza) racconta più di qualsiasi statistica cosa significhi vivere questa emergenza. Sfollata all’interno del Paese, è arrivata con la sua famiglia nella comunità che oggi li ospita senza nulla. Fuggivano dalla violenza e ora sopravvivono grazie a piccoli lavori in un mercato locale. La scarsità di cibo e acqua è una costante e persino tornare a casa con gli aiuti umanitari ricevuti significa vivere nella paura che possano essere rubati lungo il tragitto. Il suo desiderio è semplice e urgente: sicurezza, dignità, la fine della guerra.

Oltre alla fame, il conflitto ha devastato i servizi essenziali. Tra il 70% e l’80% degli ospedali nelle aree colpite non è operativo, mentre più della metà dei servizi di acqua potabile non funziona. Il risultato è un sistema sanitario al collasso, aggravato da epidemie come il colera: alla fine del 2025 si contavano oltre 72.000 casi e più di 2.000 decessi.

Il Sudan sta vivendo anche la più grande crisi di sfollamento al mondo. Dall’inizio della guerra, 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire, più della metà delle quali minorenni. Quasi 10 milioni vivono in campi per sfollati interni, mentre oltre 4 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi vicini, tra cui Ciad, Egitto e Sud Sudan. Le condizioni nei campi e nelle comunità ospitanti sono drammatiche: sovraffollamento, scarsità di risorse e un rischio crescente di violenze, soprattutto per donne e ragazze, oltre 12 milioni delle quali oggi sono esposte a stupri, abusi e sfruttamento.

Nonostante assedi, insicurezza e gravi limitazioni all’accesso umanitario, Azione Contro la Fame continua a operare sul campo grazie ai propri team locali. L’organizzazione fornisce cure contro la malnutrizione, assistenza sanitaria, acqua potabile, servizi igienico-sanitari, supporto alimentare e aiuti in denaro, anche attraverso cliniche mobili che raggiungono le comunità più isolate.

«Dall’inizio della guerra, assedi e combattimenti hanno gravemente ostacolato la consegna degli aiuti, privando milioni di persone di beni essenziali», spiega Samy Guessabi, direttore di Azione Contro la Fame in Sudan. Eppure, a fronte di bisogni in continuo aumento, solo il 33% degli aiuti umanitari necessari è stato finora finanziato.

Mentre il Sudan supera la drammatica soglia dei mille giorni di guerra, l’appello alla comunità internazionale è chiaro e urgente: proteggere i civili e il personale umanitario, garantire un accesso sicuro agli aiuti e non lasciare che questa crisi resti una guerra invisibile. Come ha raccontato una madre allo staff umanitario: «Il mondo ci ha dimenticato. Abbiamo bisogno che la guerra finisca. Abbiamo bisogno di pace».

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