È nato CRIPTONITE, il podcast che mette in crisi pregiudizi e stereotipi sulla disabilità             

  CBM Italia ha lanciato un nuovo “podcast disarmante”, come ironizzano i suoi autori. Si chiama Criptonite, ed è un progetto editoriale che unisce approfondimento, dialogo e ironia, affidato alle voci di Marina Cuollo, attivista, autrice e divulgatrice, e Jacopo Cirillo, autore, produttore e sceneggiatore. Un format che sceglie di prendersi sul serio senza mai risultare pesante, e di usare la leggerezza come strumento per leggere il presente.

Il nome del podcast “Criptonite” unisce crip (storpio: un termine inglese che un tempo era dispregiativo, mentre oggi è rivendicato dalla comunità delle persone con disabilità per decostruirlo) alla kryptonite, il minerale radioattivo che mette in crisi l’invincibilità apparente di Superman. Allo stesso modo, qui l’intento è di indebolire e disarmare i pregiudiziabbattere le barriere culturali e superare le narrazioni distorte sulla disabilità, offrendo una nuova prospettiva per creare consapevolezza e inclusione.

Criptonite è uno spazio di conversazione autentica mai banale, capace di affrontare argomenti culturali e sociali senza semplificazioni né rigidità e sempre con il sorriso.

Le prime puntate hanno esplorato il tema dell’ironia e della comicità, non solo come strumenti di intrattenimento, ma come chiavi di lettura del presente, interrogandosi su limiti, possibilità e responsabilità del far ridere. A seguire, il podcast ha allargato lo sguardo al linguaggio inclusivo, o “ampio”, perché «il modo in cui chiamiamo le cose finisce per influenzare il modo in cui le trattiamo», per dirla con la linguista Vera Gheno.

In ogni puntata, il dialogo tra i due conduttori è arricchito dalla presenza di ospiti provenienti da ambiti diversi, capaci di portare esperienze, competenze e punti di vista mai convenzionali. Per il primo blocco, dedicato a ironia e comicità, sono intervenuti Michela GiraudLaura FormentiEmanuele Tumolo e Sofia Gottardi, voci significative della stand-up e della comicità contemporanea. Il secondo blocco invece ha visto la partecipazione di Vera Gheno, sociolinguista e divulgatrice, Francesca Vecchioni, presidentessa della Fondazione Diversity e consulente sui temi dell’inclusione, e Lavinia Azzone, editor e traduttrice editoriale. Ma il viaggio non finisce qui: le prossime puntate di Criptonite affronteranno il rapporto tra disabilità e media e tra disabilità ed educazione, per continuare a mettere in discussione narrazioni e abitudini consolidate.

Criptonite poi può uscire anche dallo “studio di registrazione” e prendere forma dal vivo nell’ambito di festival, spazi culturali e realtà aziendali, portando il confronto oltre l’ascolto.

Ad oggi il podcast è disponibile sulle principali piattaforme di streaming ed è una fonte continua di stimolispunti e provocazioni, grazie al dialogo serrato e al costante ping pong tra i due protagonisti, Marina Cuollo e Jacopo Cirillo, la cui complicità rende ogni episodio vivo, dinamico e mai prevedibile. Imperdibile la rubrica finale “Chi te l’ha chiesto?” dove vengono letti e smontati in diretta i peggiori commenti abilisti pescati online. Fa ridere? Spesso. Fa riflettere? Sempre. Un consiglio: non perdetela!

16/01/2026

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Nisida, il progetto che insegna ai ragazzi a gestire rabbia e impulsività

A Nisida si insegna ai ragazzi a gestire la rabbia e l’aggressività. Succede grazie al progetto  “Dialectical Behavior Therapy” condotto da Rosetta Cappelluccio, presidente dalla Fondazione I figli degli Altri, che denuncia: «Nelle carceri italiane manca un percorso strutturato di psicoterapia». La psicoterapeuta, da anni impegnata a sensibilizzare a temi come violenza e bullismo nelle scuole, ha portato per la prima volta in Italia, proprio nel carcere minorile napoletano, l’iniziativa di respiro internazionale nata per ridurre l’impulsività e aiutare i ragazzi a gestire le loro emozioni.

Una piccola rivoluzione proprio lì dove adolescenti, già segnati da trascorsi traumatici e contesti problematici, hanno difficoltà ad aprirsi e ad avere fiducia nell’altro. Come spiega la Cappelluccio: «La scorsa primavera quando siamo entrati qui, in punta di piedi, i ragazzi erano molto diffidenti. Il carcere, in particolare quello minorile, è un luogo di iper-controllo e deprivazione, poco  favorevole alla co-regolazione affettiva. Per noi terapeuti è stato fondamentale, durante gli incontri con i detenuti, creare dei rituali iniziali e finali: dal saluto alla scelta di una parola semplice. Abbiamo messo in contatto le loro emozioni, nascoste, con le nostre, lasciandole confluire in un gesto, spesso sottovalutato, come l’abbraccio».

Grazie alla somministrazione di particolari test e attraverso l’osservazione diretta avvenuta in questi 8 mesi, la terapeuta ha potuto verificare che la maggior parte dei reclusi mostra una sostanziale incapacità di regolare l’impulsività e di superare stress e frustrazioni. «Studiando la loro personalità, abbiamo concluso che questi ragazzi agiscono con impulsività e si fanno coinvolgere in dinamiche di gruppo molto spesso per logiche di appartenenza, non per sadismo» sottolinea Rosetta Cappelluccio. Da qui, il supporto psicologico offerto a Nisida attraverso una serie di attività e lezioni pratiche, da simulazioni di situazioni a laboratori di arte, cercando di instaurare in loro nuova fiducia e speranza nel cambiamento.

Lo scopo è quello di insegnare ai ragazzi ad affrontare i momenti di forte stress senza ricorrere a violenza e autolesionismo, educarli a riprendere il controllo delle loro emozioni e della loro vita, così da evitare che possano cadere in comportamenti aggressivi e, quindi, commettere nuovamente reati, una volta fuori. «L’obiettivo ultimo – continua la Cappelluccio –  è quello di contribuire a ridurre le recidive, agendo su coinvolgimento attivo e consapevolezza dei ragazzi, ma anche sensibilizzando l’esterno e facendo rete per dare loro una possibilità: quella di cominciare a pensare al cambiamento».

I risultati del progetto, che continuerà almeno per un altro anno, sono stati raccolti e raccontati dalla psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio nel libro edito da Franco Angeli “Vite costrette: narrazione clinica e pratiche DBT con adolescenti detenuti”. Il testo sarà presentato a Napoli (Palazzo Ischitella, via Riviera di Chiaia 270) il prossimo 6 febbraio (dalle ore 10) durante il convegno “Nisida oltre le mura” , alla presenza, tra gli altri, dell’assessore al Welfare della Regione Campania Andrea Morniroli, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e del giudice del Tribunale per i minorenni di Napoli Patrizia Imperato.

Al dibattito prenderà parte anche il pediatra Paolo Siani, che sottolinea: «Chi nasce da certi contesti in determinati quartieri, in qualche modo, è già segnato, il mio invito è quello di fare qualcosa per questi ragazzi prima arrivino a Nisida. Come? Attraverso l’investimento in politiche sociali, puntando a progetti per accompagnare le famiglie che hanno bisogno di aiuto ai servizi che, con tutte le loro lacune, sono presenti sul territorio». L’ex deputato parlamentare parlerà anche della dipendenza da smartphone così dannosa per i nostri ragazzi: «La risposta non è il divieto all’uso del cellulare nelle scuole fino ai 16 anni, come da molte parti sta accadendo, ma l’educazione a un utilizzo corretto, e i primi ad essere educati dovrebbero essere i genitori».

 

di Maria Nocerino

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UNICEF: si conclude il progetto “Mettere la salute mentale e il benessere psicosociale degli adolescenti in Italia al primo posto”

In collaborazione con il Ministero della Salute, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e il Programma Mattone Internazionale Salute ProMIS – l’UNICEF ha presentato oggi i risultati dell’iniziativa “Mettere la salute mentale e il benessere psicosociale degli adolescenti in Italia al primo posto”, realizzata nell’ambito del progetto multinazionale “Child & Youth Wellbeing and Mental Health First”. 
L’iniziativa rientra in un progetto di supporto tecnico della Commissione Europea (TSI), che coinvolge quattro Stati membri – Italia, Spagna (Andalusia), Cipro e Slovenia – con l’obiettivo di rafforzare i sistemi di salute mentale e supporto psicosociale per bambine/i e adolescenti.
In Italia, il progetto, della durata di 24 mesi, è realizzato dall’UNICEF a supporto del Ministero della Salute, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Programma Mattone Internazionale Salute (ProMIS). L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sviluppare una migliore integrazione dei servizi sanitari, educativi e sociali, rafforzando l’offerta di salute mentale e di supporto psicosociale destinata agli adolescenti tra i 10 e i 19 anni, con particolare attenzione ai più vulnerabili, come giovani migranti e rifugiati.
Nel corso del progetto, l’UNICEF – in collaborazione con SDA Bocconi School of Management (CERGAS) – ha realizzato una desk review internazionale e un’analisi multiregionale dei servizi di salute mentale in Italia rivolta agli e alle adolescenti. L’analisi conferma la forte eterogeneità territoriale e individua alcuni fattori decisivi per favorire l’integrazione tra servizi sanitari, sociali e educativi come la presenza di team multidisciplinari, la prossimità operativa tra i servizi, la formazione congiunta e modelli comunitari costruiti attorno ai bisogni dei/delle giovani. Persistono poi una serie di barriere quali frammentazione dei finanziamenti, carenza di personale specializzato e insufficiente coordinamento intersettoriale strutturato.
Il progetto ha poi approfondito casi studio rappresentativi di approcci di integrazione tra servizi in diverse regioni italiane, presentando e discutendo l’analisi svolta nel corso di una serie di webinar tematici. Ne sono risultati elementi trasversali che hanno contribuito all’elaborazione di raccomandazioni operative a livello locale, regionale e nazionale.
Gli interventi di promozione della salute mentale, di prevenzione attraverso percorsi psico-sociali nei contesti di vita dei ragazzi/e, l’accesso precoce e privo di stigma ai servizi specializzati quando necessario, il coinvolgimento attivo dei giovani e delle famiglie, l’attenzione all’equità e alla continuità della presa in carico tra età evolutiva e adulta, insieme a un’integrazione reale tra sanità, scuola, settore sociale e comunità, si confermano fattori decisivi. Le esperienze mostrano inoltre che innovazione digitale, governance intersettoriale, monitoraggio e valutazione dei servizi sono condizioni essenziali per garantire qualità, sostenibilità e riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Un elemento distintivo dell’iniziativa è stato il coinvolgimento diretto di adolescenti e giovani, consultati in diverse fasi del progetto attraverso lo Youth Advisory Board (YAB). Due membri dello YAB hanno inoltre rappresentato i loro pari all’interno dell’Advisory Committee del programma, affinché le loro priorità, esperienze e prospettive fossero sempre prese in considerazione e contribuissero in modo concreto alla definizione delle raccomandazioni finali.
Tra le principali emerse, la necessità di:
  •        Facilitare l’accesso ai servizi e ridurre lo stigma, attraverso una comunicazione inclusiva, plurilingue e diffusa in luoghi e canali accessibili a adolescenti e giovani. Per questo è utile coinvolgere attivamente adolescenti e giovani nella loro progettazione.
  •        Riconoscere l’importanza delle attività psicosociali, come lo sport, il teatro, le attività ludico- artistiche, per il benessere degli e delle adolescenti.
  •       Rafforzare il ruolo della scuola come nodo strategico del sistema di prevenzione e di accesso ai servizi di supporto alla salute mentale e al benessere psicosociale, anche attraverso formazione adeguata del personale e programmi di supporto tra pari.
«I risultati presentati oggi non costituiscono un punto di arrivo, ma una tappa del processo della realizzazione di un sistema capace di accompagnare le nuove generazioni lungo tutto il percorso di crescita, garantendo continuità, integrazione degli interventi e reale centralità della persona. Tale impostazione è pienamente coerente con le strategie del Ministero della Salute, orientate a promuovere un approccio globale alla salute mentale, fondato sulla prevenzione, sull’integrazione socio-sanitaria e sulla centralità della persona, con una particolare attenzione alle fasi più delicate del ciclo di vita, tra cui l’infanzia e l’adolescenza.» ha dichiarato Giovanni Leonardi, Capo Dipartimento della salute umana, della salute animale e dell’ecosistema (One Health) e dei rapporti internazionali, del Ministero della Salute.
«Il lavoro volto a creare e mantenere spazi e strumenti capaci di offrire agli adolescenti contesti inclusivi e stimolanti, in cui possano sviluppare talenti e partecipazione, rappresenta una priorità per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I risultati di questo progetto confermano la direzione delle politiche in atto, ad esempio attraverso il rafforzamento delle equipe multidisciplinari che operano negli Ambiti Territoriali Sociali, oltre che grazie all’apertura di 92 spazi multifunzionali per gli adolescenti nell’ambito del progetto DesTEENazione (finanziato dal Programma nazionale Inclusione e lotta alla povertà 2021–2027). Un impegno costante che mira a consolidare reti territoriali forti e integrate, capaci di offrire a ragazze e ragazzi opportunità concrete di partecipazione attiva, benessere e sviluppo», ha affermato Romolo de Camillis, Direttore Generale della Direzione Generale per lo sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
“Il progetto ha rappresentato un’occasione importante per contribuire all’implementazione di politiche di integrazione sociosanitaria a medio e lungo termine sul tema della salute mentale dei giovani, una priorità sempre più centrale nelle politiche del nostro Paese e nell’Agenda europea. In coerenza con la Strategia europea sulla salute mentale, il lavoro svolto ha valorizzato il confronto con i territori e con gli operatori impegnati in prima linea nei servizi, consentendo di riportare a livello centrale le reali necessità su cui fondare la costruzione e la programmazione di politiche realmente rispondenti ai bisogni dei cittadini e delle comunità locali. In questo quadro, il ProMIS ha svolto e svolgerà un ruolo chiave nel favorire la messa in rete delle esperienze e delle buone pratiche, creando al contempo opportunità di collaborazione e scambio a livello europeo, in un’ottica di diffusione, apprendimento reciproco e scalabilità delle soluzioni più efficaci”, ha detto Lisa Leonardini, Coordinatore CTO del Programma Mattone Internazionale Salute (ProMIS).
“Questo progetto conferma l’impegno delle istituzioni italiane nel rafforzare i sistemi di salute mentale per gli adolescenti. Migliorare il benessere e la salute mentale dei più giovani, in particolare di quelli più vulnerabili, significa dare attuazione a un pilastro fondamentale della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che afferma il diritto di ogni adolescente al più alto standard possibile di salute e al pieno sviluppo delle proprie capacità. Mettere in rete sanità, scuola e servizi sociali è la chiave per trasformare questo impegno in risposte concrete e sistemiche per il benessere di ogni adolescente”, ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore UNICEF per la risposta a favore di migranti e rifugiati in Italia.
All’incontro hanno partecipato anche i/le rappresentanti della Commissione Europea, delle Regioni, degli enti locali, degli ordini professionali, del terzo settore, esperti di salute mentale e supporto psicosociale, nonché giovani e rappresentanti di organizzazioni giovanili.

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UnicoCampania lancia il progetto “In viaggio per la legalità”

Il titolo di viaggio abbandona la sua funzione puramente logistica per farsi veicolo di valori. Il Consorzio UnicoCampania lancia una nuova serie speciale di biglietti interamente dedicata al tema della legalità, trasformando lo spazio personalizzabile dei ticket in uno strumento di riflessione quotidiana per migliaia di cittadini.

L’iniziativa nasce dalla convinzione che il linguaggio sia uno dei pilastri fondamentali per la costruzione di una società civile. Le parole hanno il potere di influenzare il pensiero, orientare le azioni e contrastare attivamente la cultura dell’illegalità e della criminalità.

Per inaugurare questa tiratura speciale, UnicoCampania ha scelto tre testimonial di eccezione, personalità impegnate nella lotta alla criminalità, nella difesa dei più deboli e nella tutela dell’ambiente.

Si parte con una frase potente e attuale del Dott. Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, tratta dal suo volume “Padrini e padroni”:

“Le mafie restano tali anche quando non fanno uso della violenza.”

Un monito chiaro sulla natura pervasiva delle organizzazioni criminali, che punta a sensibilizzare l’utenza sulla necessità di una vigilanza costante, oltre la cronaca giudiziaria.

 

Si passa, poi, ad una frase di Monsignor Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, che lancia un messaggio di speranza, autodeterminazione e responsabilità individuale.

“Credere con forza nel cambiamento: non date in appalto a nessuno la vostra coscienza.”

 

Infine, questa prima tiratura si chiude con una frase del presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, l’Avvocato Raffaele De Luca che è un invito a cambiare prospettiva nel rapporto tra uomo e natura.

“Ascolta il ritmo del vulcano, rispetta il Vesuvio.”

 

Il titolo di viaggio UnicoCampania vanta una diffusione capillare. Attraversa ogni fascia d’età e classe sociale, entrando nelle tasche e nelle mani di studenti, lavoratori e turisti. Questa trasversalità lo rende un medium di comunicazione eccezionale: un messaggio di legalità che viaggia fisicamente sul territorio, raggiungendo anche chi non frequenta abitualmente i luoghi classici del dibattito civile.

Il progetto “In viaggio per la legalità” prosegue, poi, affiancando l’Arma dei Carabinieri in incontri che si terranno negli Istituti scolastici della Campania dove, oltre a far conoscere le attività del Consorzio e invitare i giovani al rispetto delle regole, saranno donate copie del volume dal titolo “Cuori Spenti” del giornalista Raffaele Sardo (Guida Editori), che raccoglie le storie di vittime innocenti di camorra.

Un libro che racconta non solo di morte, ma soprattutto di scelte, rafforzando la convinzione che la legalità non è un elenco di divieti, ma un atto di amore verso la propria comunità e mostrando che la resistenza alla criminalità inizia dai piccoli gesti quotidiani e dal rifiuto dell’indifferenza.

 

“Abbiamo sempre considerato i nostri supporti come un ‘veicolo’ per promuovere cultura e sociale – sottolinea Gaetano Ratto, Presidente del Consorzio UnicoCampania – Quest’anno abbiamo scelto di mettere al centro la Legalità perché crediamo che educare attraverso il linguaggio quotidiano sia il modo migliore per rafforzare la coesione sociale e il rispetto dei diritti di tutti. E abbiamo scelto di andare nelle scuole perché sono il primo luogo, dopo la famiglia, dove i ragazzi sperimentano la vita di comunità, ed è lì che si forma la coscienza critica del futuro cittadino”.

 

“Educare alla legalità vuol dire anche educare al rispetto dei luoghi in cui viviamo – dichiara Raffaele De Luca Presidente dell’Ente parco Nazionale del Vesuvio -. Il Vesuvio non è solo un simbolo, ma una presenza viva che chiede attenzione, cura e responsabilità. Trasmettere questo messaggio ai giovani significa investire in una cittadinanza più consapevole e più giusta.”

 

«Il rispetto dell’ambiente è una forma concreta di legalità – conclude Raffaele De Luca
Presidente Ente Parco Nazionale del Vesuvio
– significa compiere scelte consapevoli ogni giorno, riconoscendo che il territorio non è una risorsa da consumare, ma un bene comune da custodire. Il Vesuvio ci ricorda che la tutela della natura è parte integrante della responsabilità civile di ciascuno di noi»

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A cena con la SLA”: quando il cibo torna a essere incontro, memoria, vita

 

Qual è il tuo piatto preferito? È una domanda semplice, quotidiana, che racchiude molto più di una scelta alimentare. Perché la tavola non è fatta solo di piatti: è fatta di relazioni, ricordi, identità condivise. Per molte persone con SLA, però, quel luogo di incontro può trasformarsi presto in uno spazio complesso e faticoso. La disfagia – la difficoltà a deglutire, che interessa circa il 75% delle persone con SLA – incide sulla sicurezza, sul piacere del gusto e spesso porta all’isolamento, all’allontanamento dalla convivialità e dallo stare insieme.

Da qui nasce “A cena con la SLA”, la serie video promossa da AISLA – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, realizzata con SLAfood, con il contributo scientifico dei Centri Clinici NeMO e il supporto non condizionante di Zambon. Un progetto che sceglie di partire dal cibo per parlare di molto di più: qualità della vita, dignità, cura, desiderio di futuro.

La serie mette al centro non la malattia, ma le persone. Le loro storie, le passioni, i sogni. Storie “fuori menù”, come quelle di Mais, Catia e Stefano, che raccontano come la SLA possa cambiare il modo di mangiare, ma non cancelli il desiderio di vivere, creare, amare. La mini‑serie è dedicata a Mais, maestro azerbaigiano di danza e poesia, venuto a mancare lo scorso ottobre. Attraverso la sua testimonianza, intensa e luminosa, Mais continua a parlare alla Comunità SLA: il suo sguardo sul mondo e la capacità di trasformare la fragilità in bellezza restano un’eredità preziosa, capace di ispirare e unire.

C’è poi Catia, che nella voce e nel canto ha trovato una nuova forza. La diagnosi non ha spento il suo talento, ma lo ha trasformato in uno strumento di espressione ancora più autentico, con cui raccontarsi e affermare sé stessa. E Stefano, che guarda il cielo con lo sguardo di chi non rinuncia ai propri orizzonti: il sogno di fotografare una nuova eclissi diventa il simbolo di una vita che continua a cercare luce, anche nei momenti più complessi.

Ogni episodio parte da un “piatto del cuore” – la pizza, gli spaghetti, i sapori di casa – reinterpretato in una consistenza adattata nello show cooking diretto da Roberto Carcangiu, Presidente Associazione Professionale Cuochi Italiani, Vicepresidente Slafood e Direttore Didattico Congusto Institute.  Un gesto concreto che restituisce dignità al cibo e lo riporta al suo significato più profondo: nutrire non solo il corpo, ma anche la memoria, le relazioni, il senso di appartenenza.

Le puntate sono arricchite dal contributo di Davide Rafanelli, persona con SLA, Consigliere Nazionale AISLA e Presidente di SLAfood, e di Federica Cerri, neurologa e referente area SLA del Centro Clinico NeMO di Milano, che accompagnano il racconto con uno sguardo competente e umano sulla complessità della malattia. Per Davide Rafanelli, la SLA è “una ladra di sogni”, e affrontarla significa imparare a stare nel presente, dando valore a ogni momento della quotidianità.

 “A cena con la SLA” rappresenta uno spazio di consapevolezza e di speranza. Un racconto corale che mostra come, anche dentro la complessità della malattia, esistano percorsi di cura, attenzione e dignità capaci di restituire qualità alla vita. Guardare le tre puntate significa accettare un invito a sedersi a tavola e lasciarsi attraversare da storie, emozioni e legami che resistono oltre ogni difficoltà.

La video serie “A cena con la SLA” è disponibile sui canali social e sui siti di AISLA SLAfood.

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