03 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Partite di tennis in carrozzina, orari e corsi flessibili, costi calmierati per le fasce deboli. Non solo nuovi campi da gioco, ma uno spazio pensato – davvero – per essere accessibile e aperto proprio a tutti. È anche dalla scelta di prevedere strutture compatibili con l’uso di sedie a rotelle che passa il progetto del futuro Centro Tennistico comunale di Torre del Greco, destinato a sorgere all’interno della Cittadella dello Sport di viale Europa, in via di realizzazione.
La giunta guidata dal sindaco Luigi Mennella ha approvato il Documento di Indirizzo alla Progettazione con cui il Comune si candiderà al bando nazionale ”Sport e Periferie 2026”, promosso dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo è quello di ottenere un finanziamento di tre milioni di euro, ai quali l’amministrazione aggiungerebbe 450 mila euro di fondi comunali per portare a termine un progetto ambizioso e di altissima levatura. Un progetto che prevede, tra le altre cose, anche la realizzazione di quattro campi da tennis regolamentari all’aperto. Il principale sarà dotato di tribune modulari da circa seicento posti per ospitare competizioni ed eventi, mentre gli altri tre saranno destinati all’attività ordinaria. A completare il complesso sorgeranno spogliatoi, reception, infermeria, servizi igienici, depositi e locali tecnici, oltre a percorsi accessibili e green, parcheggi e soluzioni orientate alla sostenibilità ambientale ed energetica.
Tra gli elementi più significativi c’è la volontà di rendere l’impianto realmente inclusivo e fruibile: gli spazi saranno infatti progettati per consentire la pratica del tennis in carrozzina e per accogliere attività sportive dedicate a persone con disabilità. Una scelta che va oltre il ”mero” abbattimento delle barriere architettoniche e riconosce nello sport uno strumento di partecipazione, autonomia e integrazione.
Ma non finisce qui: quando si parla di inclusione non lo si fa solo da un punto di vista strutturale, ma anche dal punto di vista della destinazione sociale della struttura. Il centro sportivo dovrà infatti garantire almeno il 25 per cento dell’orario di apertura alle fasce più fragili della popolazione, attraverso l’utilizzo gratuito degli impianti o con tariffe calmierate. Un impegno che punta ad allargare concretamente l’accesso alla pratica sportiva, evitando che i costi rappresentino un ostacolo.
L’intervento si inserisce nel più ampio sviluppo della Cittadella dello Sport, uno degli assi strategici per il rafforzamento delle infrastrutture sportive cittadine e per la rigenerazione dell’area di viale Europa, dove sono già in corso altri interventi che riguardano il palazzetto dello sport e la piscina comunale.
Se la candidatura sarà accolta, Torre del Greco potrà dotarsi di un nuovo polo sportivo capace di coniugare attività agonistica, accessibilità e funzione sociale, offrendo alla città un impianto moderno pensato non solo per i risultati sportivi, ma anche per il diritto di tutti a praticare sport.
di Nadia Labriola
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03 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Un flash mob per chiedere il “disarmo” di Napoli e rispondere al raid di fuoco esploso nei giorni scorsi a Montesanto. L’appuntamento è per stasera, venerdì 3 luglio, alle 19 in piazzetta Montesanto, nello stesso luogo e alla stessa ora della stesa. A promuoverlo il deputato Francesco Emilio Borrelli insieme alla Rete civica per la sicurezza dei Minori e degli Adolescenti, con le mamme e i familiari delle vittime innocenti della criminalità in prima fila.
L’obiettivo è coinvolgere cittadini, associazioni e commercianti, insieme alle realtà del territorio: l’invito ad aderire è rivolto anche all’Eav, che gestisce la Cumana, al teatro Bracco, all’ospedale Vecchio Pellegrini e alla chiesa di Santa Maria di Montesanto. In piazza tornerà anche la campagna “Fate Presto” contro la violenza minorile, attiva da oltre due anni con la portavoce Nelide Milano e le immagini dell’artista Ruben D’Agostino. «Napoli non è in guerra, riprendiamocela», il messaggio dei promotori.
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03 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Due serate di musica al tramonto sulla terrazza panoramica di Casa G.L.O., la villa di Posillipo confiscata al boss del narcotraffico Michele Zaza e trasformata dal 2010 dalla cooperativa L’Orsa Maggiore in centro diurno per l’inclusione e l’accoglienza delle persone con fragilità. È la rassegna “Un’estate in musica”, promossa dal progetto Altri Tempi, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud con la Fondazione Eos Onlus come capofila, che da un anno lavora per alleggerire il carico di cura dei caregiver familiari nei territori di Napoli e Pozzuoli.
Proprio ai caregiver intercettati dal progetto sono riservati dieci ingressi gratuiti per ciascuno dei due appuntamenti, che prevedono un aperitivo di benvenuto e un rinfresco a fine spettacolo, organizzato con il supporto degli ospiti del Centro. Un’occasione di respiro per chi assiste ogni giorno un familiare con disabilità, dentro un luogo che della restituzione alla comunità ha fatto la propria identità.
Il programma, con la direzione artistica di Giancarlo Bobbio, si apre giovedì 9 luglio alle 19.30 con “Ornella & …”, tributo a Ornella Vanoni a pochi mesi dalla scomparsa, affidato ad Andrea Col e allo stesso Bobbio. Giovedì 16 luglio, sempre alle 19.30, è la volta di “Napoli incontra Rio”, con Giuliana Capolongo e Giancarlo Bobbio in un dialogo tra la saudade della bossa nova brasiliana e la tradizione musicale napoletana.
La partecipazione richiede la prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente l’evento, telefonando o inviando un messaggio WhatsApp ai numeri 335 233159 e 333 9846405, facendo riferimento al progetto Altri Tempi.
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02 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Il pronto soccorso, preso d’assalto per l’ondata di calore che ha toccato anche Napoli e la Campania negli ultimi giorni, che diventa una fotografia della debolezza del sistema sociale, dove ci sono carenze e dove sono penalizzati gli ultimi: in questo caso le vittime del caldo sono gli anziani, poco abbienti, spesso soli. Lo racconta a “Comunicare Il Sociale” il direttore della UOC Medicina d’Emergenza Urgenza e Pronto Soccorso dell’Ospedale CTO di Napoli, Mario Guarino, secondo cui l’incremento di accessi al pronto soccorso per l’emergenza caldo è stata sinora del 10%, concentrata nei giorni scorsi da bollino rosso vissuti dal capoluogo campano.
“Il pronto soccorso, ed è plusvalore del nostro lavoro, diventa un osservatorio privilegiato del sistema sociale che non regge, anzi che mostra le sue debolezze: ci sono anziani abbandonati, 90enni che vivono soli e che non possono permettersi non dico un condizionatore, ma neppure un ventilatore. In questi casi basta un po’ di disidratazione, perché alla loro età bevono poco, e li troviamo in gravi condizioni. E’ un’emergenza, da noi per esempio ne sono ricoverati tre, tra cui una 90enne che è disperata perché è sola, con un solo parente all’estero, ed è preoccupata per i suoi gatti. Sono il suo unico interesse. Sono cose che non sono scritte sui libri di medicina d’urgenza, ma è un qualcosa che c’è, se non curiamo i fabbisogni delle persone ma solo i sintomi delle malattie, non faremmo bene il nostro lavoro”, aggiunge il direttore del pronto soccorso del Cto di Napoli, evidenziando anche la condizione degli anziani: “Arrivano da noi gli scompensati, oppure i pazienti oncologici che con il caldo e la conseguente disidratazione hanno visto peggiorare le loro condizioni”, nota Guarino. “Sono pazienti in cui non viene rivalutata la terapia farmacologica, che va fatta, specie sulla somministrazione di diuretici, farmaci anti ipertensivi. Manca purtroppo il follow up sul territorio da parte dei medici di base, il nostro sistema sistema regge, perchè siamo pronti all’emergenza perenne per un qualcosa che non è così diverso dalle ondate per l’influenza. Siamo gli unici che danno risposte agli utenti 7 giorni su 7. Ma gli specialisti dovrebbero comunicare tra loro, valutando il peso dei farmaci su persone che sono fragili”.
di Nicola Sellitti
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02 Lug, 2026 | Comunicare il sociale
Uno spazio enorme nel cuore di Napoli, già in parte restituito alla comunità, potrebbe rivoluzionare completamente il centralissimo quartiere del Borgo di Sant’Antonio Abate, conosciuto in città come “o Buvero”. Proprio dal termine dialettale prende il nome il progetto “Obù”, nato da una imponente operazione di rigenerazione urbana, sociale e culturale, dalle “ceneri” di quello che nel ‘500 era il convento di Sant’Anna a Capuana, bene dismesso del Comune di Napoli, che fino a poco tempo fa ospitava gli uffici distaccati della Pretura, un parcheggio ed alcune attività commerciali.
Uno spazio immenso frutto di una imponente operazione di riqualificazione
Parliamo di un edificio posto su due piani di circa 4.000 mq – con un chiostro di 500 mq e spazi interni, terrazze ed un’ampia corte – con affaccio diretto su uno dei mercati più antichi della città: questo spazio si candida a diventare polo culturale di Napoli e luogo di incontro aperto al pubblico, ospitando laboratori di creatività, musica, lettura e tempo libero, attività per i minori e le famiglie del territorio, una biblioteca multimediale per tutte le età e, infine, una residenza per studenti e artisti. L’ambizioso progetto porta la firma della Fondazione Terzoluogo, che realizza a livello nazionale interventi per contrastare la povertà educativa e favorire la coesione sociale e culturale nei quartieri più complessi delle nostre città. L’organizzazione è attualmente impegnata nella creazione di due “piazze del sapere”: Napoli (spazio culturale Obù nel Borgo di S. Antonio Abate) e Milano (spazio culturale Case Nuove nel quartiere di S. Siro). «L’obiettivo finale – sottolinea Francesca Cartolano, project manager Obù/Fondazione Terzoluogo – è di creare uno spazio culturale e di socializzazione adatto a tutti, in un quartiere, quello del Borgo di Sant’Antonio Abate non facile, caratterizzato da una forte povertà educativa e profonde diseguaglianze sociali, aprendo le porte di questo posto a tutta la città con attività gratuite e per tutte le età».
Un cantiere ancora aperto: la restituzione alla città prevista per fine 2027
Grazie ad un impegnativo progetto di restauro – realizzato dallo Studio di Architettura GNOSIS Progetti – l’edificio ospiterà laboratori ed attività culturali, con un’attenzione particolare ma non esclusiva alla prima infanzia, che verranno realizzati in collaborazione con scuole, associazioni, istituzioni e altre realtà del territorio.Nel marzo 2024 la firma del protocollo di intesa tra la Fondazione Terzoluogo e il Comune di Napoli formalizza la collaborazione per azioni congiunte finalizzate all’attivazione di servizi culturali, educativi e sociali, testimoniando la sinergia tra pubblico e privato. Inizia così a prendere vita questo spazio pensato come luogo d’incontro, esplorazione e aggregazione sociale per famiglie, bambine e bambini, per giovani e persone di ogni età con: una biblioteca multimediale, servizi per l’infanzia, laboratori 0/99 anni, attività creative e partecipative. Nel capoluogo campano, i lavori del cantiere sono in stato di avanzamento: il piano terra dell’ex convento, uno spazio di circa 800 mq già inaugurato alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi a marzo di quest’anno, oggi ospita una serie di attività sociali e laboratori sperimentali, di gioco e tempo libero rivolti alla fascia d’età 0-99 anni, mentre il progetto complessivo, che coinvolge tutto il piano superiore con le terrazze, prevede diversi step di lavorazione fino a fine 2027.











L’incontro con la comunità del Borgo di San’Antonio e la biblioteca contemporanea
Molto importante l’incontro con la comunità, a partire dai commercianti della zona, che ospita forse il più antico mercato della città, come spiega Lorenzo Scirocco, responsabile sviluppo di comunità Spazio Obù/Fondazione Terzoluogo: «È stato ed è ancora fondamentale l’ascolto del territorio; dovevamo raccontare una cosa nuova in un quartiere come il Borgo di Sant’Antonio in cui questo genere di proposta culturale non c’è. Abbiamo cominciato a costruire relazioni con le famiglie, le associazione, i commercianti, le parrocchie, invitandoli a incontrarci prima ancora che aprisse il cantiere, in modo da dare a tutti il senso di quello che stavamo andando a fare». Il prossimo step è previsto per la fine 2026, quando sarà completo il primo piano, i cui locali ospiteranno una “biblioteca di pubblica lettura”, aperta a tutti in maniera gratuita, aule laboratoriali con focus sull’infanzia e altre attività culturali che saranno coordinate dalla figura di un responsabile culturale. Parallelamente, sempre nel progetto della biblioteca, nascerà una piccola emeroteca che metterà a disposizione quotidiani e riviste a chi verrà qui: un’altra piccola rivoluzione per il quartiere, che potrebbe anche attirare una fascia della popolazione più anziana.
Il piano terra dello Spazio Obù: rifugio climatico e presidio aperto a luglio
Si parte subito spalancando il cancello dell’ex convento cinquecentesco a partire dal mese di luglio. Le aree già fruibili all’esterno e all’interno, dove è possibile consultare tra l’altro libri per bambini e usufruire di giochi e altri materiali ludici, saranno aperte in estate (fino alla prima settimana di agosto) in una doppia veste. Come annuncia la responsabile Francesca Cartolano: «Obù sarà aperto a tutti come rifugio climatico per chi non può permettersi l’aria condizionata e cerca un po’ di refrigerio da quest’afa insopportabile e, al contempo, un luogo di socializzazione a costo zero. Ma, oltre a questo, offriremo, sopratutto ai bambini con i loro genitori ma non solo, una serie di occasioni di incontro e condivisione attraverso i nostri laboratori ricreativi». Quindi, mentre al mattino tutti potranno accedere senza problemi dal portone principale per trovare un momento di benessere all’interno degli spazi rigenerati e liberi di Obù usufruendo anche di un tavolo da ping pong e uno di calcio balilla, nel pomeriggio saranno proposte alla cittadinanza una serie di attività per la fascia 0/6 anni, un laboratorio di lettura e uno di uncinetto, cui è possibile prenotarsi con un messaggio al numero 3512728824 (per altri aggiornamenti sugli eventi in programma, si possono consultare le pagine social di Obù/Fondazione Terzoluogo).
Maria Nocerino
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