Emergenza sangue nei reparti di oncologia pediatrica. Appello a donare

NAPOLI- “L’ospedale Pausillipon ha bisogno di sangue, oggi mi hanno comunicato che c’è una seria emergenza per i bambini oncoematolgici ricoverati. Invitiamo con estrema urgenza voi tutti a poter donare per questi bambini che lottano per la vita!” . E’ questo l’appello che le mamme dell’associazione “Noi genitori di tutti” stanno facendo girare tramite sociale e tramite Whatsapp. La richiesta è esplicita, è possibile donare dal lunedì al sabato ore 8.00 ore 12.00 secondo piano della struttura di via Posillipo.

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Censis: sanità negata, oltre 12 milioni rinunciano alle cure

ROMA – Sanità negata. Rinuncia alle cure per ragioni economiche, perchè non si hanno i soldi per pagarsi visite, esami e farmaci. Boom del ricorso alla sanità privata, prima di tutto per fronteggiare le lunghe liste d’attesa. Se per una visita cardiologica bisogna aspettare più di due mesi, è evidente che non si può andare per le lunghe e si mette mano al portafogli. Ma il risultato è che molti italiani si sono impoveriti, hanno fatto debiti con parenti, amici o banche. Oltre 12 milioni hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie per motivi economici. E il dato è in aumento.
È una fotografia impietosa quella che emerge dal Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute presentato oggi al «Welfare Day 2017». “In Italia ormai la sanità non è più per tutti”, dice il Censis, e questo non sembra più neanche un dato nuovo, considerata la contrazione dei diritti in sanità e la diffusione della povertà sanitaria che da tempo viene denunciata. Aumenta il ricorso alla sanità privata ma aumenta anche la sanità negata, quella che diventa inaccessibile perché le famiglie non hanno i soldi per pagarla, all’interno di una situazione di disparità crescenti fra le diverse sanità regionali.
Non si ferma il boom della spesa sanitaria privata, rileva il Censis: questa grava sulle spalle degli italiani per 35,2 miliardi di euro nel 2016, con un aumento del 4,2% in termini reali nel periodo 2013-2016 (un aumento maggiore della spesa totale delle famiglie per i consumi, pari a +3,4% nello stesso periodo). Spiega l’istituto: “La conseguenza sociale è un gorgo di difficoltà e disuguaglianze crescenti che risucchiano milioni di persone. Sono 13 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno sperimentato difficoltà economiche e una riduzione del tenore di vita per far fronte a spese sanitarie di tasca propria, 7,8 milioni hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o con le banche, e 1,8 milioni sono entrati nell’area della povertà”.
In questa situazione, la spesa sanitaria privata pesa di più su chi ha di meno, su chi vive in territori già disagiati e su chi ha più bisogno di curarsi. Fra i cittadini che hanno dovuto affrontare spese di tasca propria, infatti, hanno incontrato difficoltà economiche il 74,5% delle persone a basso reddito (ma anche il 15,6% delle persone benestanti), il 21,8% al Nord, il 35,2% al Centro, fino al 53,8% al Sud. E hanno avuto difficoltà il 51,4% delle famiglie con al proprio interno una persona non autosufficiente.
Una delle ragioni principali del ricorso al privato è l’esistenza di liste di attesa sempre più lunghe nel Servizio sanitario nazionale. Si aspetta troppo, si deve pagare il ticket, così molti cittadini rinunciano in partenza e pagano a tariffa intera nel settore privato. Basti pensare che per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l’attesa arriva a 142 giorni; per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni (+6 giorni rispetto al 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni; per una visita cardiologica l’attesa media è di 67 giorni (+8 giorni rispetto al 2014), ma l’attesa sale a 79 giorni al Centro; per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (+8 giorni rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro.
Con la riduzione della spesa sanitaria pubblica si estende l’area della sanità negata. Rispetto agli altri paesi, l’Italia conta meno risorse pubbliche per la sanità. La spesa sanitaria pubblica italiana vede infatti una riduzione del valore pro-capite dell’1,1% all’anno in termini reali dal 2009 al 2015: è questo il record segnalato dalla Corte dei Conti, mentre nello stesso periodo in Francia è aumentata dello 0,8% all’anno e in Germania del 2% annuo. L’incidenza rispetto al Pil della spesa sanitaria pubblica italiana è pari al 6,8%, in Francia si sale all’8,6% e in Germania si arriva al 9,4%. Il fronte degli italiani che rinunciano alle cure è sempre più ampio. Nell’ultimo anno è salito a 12,2 milioni il numero di persone che hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche. E sono 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente, il 10,9% in più. Spiega il Censis: “Il miracoloso recupero di sostenibilità finanziaria del Servizio sanitario di tante Regioni non è stato indolore: meno copertura pubblica, a cui fa da contraltare il più alto ricorso alla sanità pagata di tasca propria. E a chi non ce la fa economicamente non resta che la rinuncia o il rinvio delle prestazioni”.

di Danila Navarra

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European Drug Report: 93 milioni di persone hanno provato almeno una droga

NAPOLI – La droga continua a rappresentare una sfida significativa per le società europee. Oltre 93 milioni di europei hanno provato una droga illecita nella loro vita e i decessi per overdose continuano ad aumentare per il terzo anno di seguito.
“Mi preoccupa soprattutto che i giovani siano esposti a molte nuove droghe pericolose. Tra il 2009 e il 2016, in Europa sono già stati individuati 25 oppioidi estremamente potenti: per produrre molte migliaia di dosi bastano piccole quantità di queste sostanze, che costituiscono così una crescente minaccia per la salute. La relazione europea annuale sulla droga offre l’analisi, le indicazioni e gli strumenti necessari per affrontare questa minaccia unitamente in tutta Europa. Questo, non solo per proteggere la salute dei nostri cittadini, ma anche per porre fine agli ingenti profitti che derivano dalle droghe e finiscono nelle tasche della criminalità organizzata in Europa ed oltre”. Lo afferma Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per migrazione, affari interni e cittadinanza, commentando i dati dello European Drug Report.
La relazione odierna mostra una preoccupazione per il crescente numero di decessi per overdose di droga in Europa, che è in aumento per il terzo anno consecutivo. Si stima che nel 2015, in Europa, vi sia stato un totale di 8 441 decessi per overdose, legati principalmente all’eroina e ad altri oppioidi, pari a un aumento del 6 % rispetto ai 7 950 decessi stimati negli stessi 30 paesi nel 2014. Incrementi sono stati riportati in quasi tutte le fasce di età in particolare in Germania, Lituania, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito e Turchia.
Le nuove sostanze psicoattive (NPS/“nuove droghe”) rimangono una sfida considerevole per la sanità pubblica in Europa. Non sottoposte ai controlli antidroga internazionali, comprendono un vasto assortimento di sostanze sintetiche, fra cui cannabinoidi, catinoni, oppioidi e benzodiazepine.
Nel 2016, 66 nuove sostanze psicoattive sono state rilevate per la prima volta tramite il Sistema di allerta precoce dell’UE (EWS), al ritmo di più di una a settimana. Sebbene questa cifra sia indice di un rallentamento del ritmo a cui si stanno introducendo nuove sostanze sul mercato — nel 2015 ne sono state rilevate 98 — il numero complessivo di sostanze attualmente disponibili resta elevato. A fine 2016 l’EMCDDA monitorava più di 620 nuove sostanze psicoattive (rispetto alle circa 350 del 2013).
Il direttore dell’EMCDDA, Alexis Goosdeel afferma: “Le nostre conclusioni più recenti indicano che le risposte alle nuove sostanze psicoattive, come ad esempio la nuova legislazione e le misure mirate alla vendita in negozi, potrebbero incidere sulla comparsa di nuove sostanze psicoattive sul mercato. Malgrado i segnali positivi di un rallentamento nell’innovazione del prodotto, purtroppo, la disponibilità complessiva rimane elevata. Stiamo constatando una maggiore clandestinizzazione delle vendite di queste sostanze, con transazioni realizzate online o sul mercato delle sostanze illecite e abbiamo assistito alla recente comparsa di alcune sostanze estremamente potenti, associate a decessi e gravi intossicazioni”.
Le sostanze stimolanti illecite consumante più comunemente in Europa sono la cocaina, l’MDMA (talvolta chiamata “ecstasy” sotto forma di compresse) e le anfetamine (anfetamine e metanfetamine). Il consumo di cocaina è maggiore nei paesi dell’Europa occidentale e meridionale, questo si riflette nella presenza di porti di arrivo e rotte di traffico; mentre il consumo di anfetamine è più marcato in Europa settentrionale e orientale. Con la comparsa di nuovi stimolanti (ad es. fenetilamine e catinoni), il mercato di queste sostanze è diventato sempre più complesso negli ultimi anni.
Circa 17,5 milioni di adulti europei (15-64 anni) hanno provato la cocaina in qualche momento della loro vita. Di questi, circa 2,3 milioni sono giovani adulti (15-34 anni) che hanno fatto uso di droga negli ultimi dodici mesi. Le indagini nazionali dal 2014 mostrano che i livelli di consumo di cocaina sono fondamentalmente stabili.
Sono invece 87,7 milioni gli adulti europei (15-64 anni) che hanno provato la cannabis nel corso della loro vita. Di questi, si stima che 17,1 milioni siano giovani europei (15-34 anni) che hanno fatto uso di cannabis negli ultimi 12 mesi. Circa l’1 % degli adulti europei consuma cannabis quotidianamente o quasi (consumo per 20 giorni o più nell’ultimo mese).

di Danila Navarra

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Povertà, CdM: arriva il reddito di inclusione

ROMA – Arriva in Consiglio dei ministri per un primo esame il decreto legislativo che introduce la misura contro la povertà. Il reddito d’inclusione (Rei) nelle intenzioni del Governo si dovrebbe rivolgere ad una platea di 400 mila famiglie, pari a 1 mln e 770 mila persone.
Il Rei sostituisce il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) e l’Assegno di disoccupazione, destinato a sparire dall’inizio del 2018. Dal punto di vista delle risorse, sul tavolo ci sono 1,4 miliardi per il prossimo anno e 1,56 per il 2019.
Come funzionerà concretamente la nuova misura? Si tratterà di una Carta ricaricabile sulla quale l’Inps depositerà il Rei. Per il 2018 l’importo dell’assegno sociale sarà di circa 450 euro al mese per un anno e mezzo, salvo possibilità di rinnovo.
Perché l’Inps eroghi il denaro, chi ne fa richiesta deve impegnarsi in un progetto personalizzato, un piano di attivazione personale in tema di ricerca del lavoro, obbligo di cura e di istruzione per i più piccoli. I requisiti reddituali fondamentali sono: Isee massimo di 6mila euro (con tetto a 3mila per la parte reddituale), patrimonio immobiliare sotto 20mila euro (al netto dell’abitazione principale), patrimolio mobiliare da 10mila euro. Stoppati quelli che nei due anni precedenti la richiesta hanno acquistato auto, moto, barche.
“Se anche prendessimo per buone le ottimistiche previsioni del Governo, in realtà forse raggiungibili solo dando una miseria pari ad 80 euro a persona, importo ufficialmente non prefissato, si tratterebbe di una platea pari ad appena il 25,3% delle famiglie povere, 1 mln e 582 mila e al 38,5% degli individui poveri, pari a 4 milioni e 598 mila”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ricordiamo che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, le risorse effettivamente stanziate nel Def per la lotta alla povertà sono solo 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018 e che, invece, ne servirebbero come minimo tra 5 e 7 miliardi. Peraltro i 7 mld si riferiscono ad una stima fatta dal Gruppo di lavoro sul reddito minimo del Ministro del Lavoro nel 2013, quando i poveri assoluti erano il 7,3% della popolazione residente, pari a 4 mln e 420 mila, mentre nel 2015 si è raggiunto il record dall’inizio delle serie storiche”, conclude Dona.

di Danila Navarra

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Antibiotico resistenza, le associazioni: che fine ha fatto il piano nazionale?

ROMA – Che fine ha fatto il piano d’azione del Ministero della Salute contro l’antibiotico resistenza? E quando saranno convocate le associazioni della società civile? Sono le domande che agitano un vasto gruppo di sigle che ha scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiedendo un incontro e un confronto su un piano di cui, a oggi, non si sa nulla. L’allarme è grande. L’antibiotico resistenza è una minaccia crescente alla salute pubblica globale e l’Italia non fa certo eccezione.
L’uso inappropriato degli antibiotici ha portato al rapido sviluppo di batteri resistenti ai farmaci antibiotici e la resistenza antimicrobica è diventata una seria minaccia per la salute pubblica, perché rischia di avere come conseguenza l’impossibilità di curarsi con i farmaci esistenti. Solo in Italia il numero di decessi per antibiotico resistenza è stimato tra 5.000 e 7.000 persone all’anno e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che l’antibiotico resistenza è una minaccia crescente alla salute pubblica globale, chiedendo un’azione congiunta ed urgente che coinvolga le Istituzioni e la società civile. L’Italia è il terzo più grande utilizzatore di antibiotici negli allevamenti in UE e i dati sono allarmanti: il 71% degli antibiotici venduti in Italia sono destinati agli animali negli allevamenti intensivi.
Questa situazione viene richiamata nella lettera che venti associazioni – fra le quali Legambiente, CIWF Italia, WWF Italia e Greenpeace Italia, insieme ad Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Movimento Difesa del Cittadino, ad Arci e CGIL – hanno scritto al ministro Lorenzin dopo l’assenza di risposta a una precedente richiesta, inviata a novembre. “Ad oggi il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin non ha ancora reso noti i contenuti del Piano Nazionale contro l’antibiotico resistenza”, dicono le associazioni. Che in questi mesi hanno condiviso un appello: “L’antibiotico resistenza è un’emergenza sanitaria grave e merita la massima attenzione. Così come indicato dall’OMS e dal Consiglio dell’UE, il Piano Nazionale contro l’antiobiotico resistenza deve essere redatto con il coinvolgimento della società civile, secondo il principio “One Health”. Le associazioni hanno chiesto più volte un incontro al Ministro della Salute per conoscere il Piano e aprire un confronto sulle strategie necessarie a fronteggiare questo fenomeno.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha realizzato un Piano di Azione Globale che prevede per ogni Paese la redazione e l’implementazione di un proprio Piano Nazionale, ricordano le sigle, e anche il Consiglio dell’UE lo ha ribadito nelle decisioni pubblicate a Giugno 2016. “Nonostante il Ministro Lorenzin da mesi annunci l’imminente approvazione del Piano Nazionale in Italia, ad oggi nessuna associazione rappresentante della società civile è stata invitata ad un confronto sui contenuti”, denunciano le venti associazioni.
“È indubbio – scrivono le associazioni nella seconda lettera indirizzata al ministro Lorenzin – che trasparenza, dialogo e partecipazione siano principi essenziali per una rinnovata Unione europea e che, per essere forti, debbano essere praticati e promossi a livello nazionale dalle Istituzioni dei Paesi membri. Per questo, nel solco di quanto indicato nel Manuale per lo sviluppo dei piani d’azione nazionali, nelle conclusioni del Consiglio d’Europa del 17 giugno 2016, nel Trattato UE e nel Trattato FUE, le scriventi Associazioni rinnovano la richiesta di incontro per conoscere il Piano d’azione fin qui elaborato ed avere una proficua discussione prima della sua approvazione.”

di Danila Navarra

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