23 Gen, 2017 | Comunicare il sociale
ROMA- Mercoledì 25 gennaio sarà trascorso un anno esatto dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 365 giorni, la verità sull’arresto, la sparizione, la tortura e l’uccisione del giovane ricercatore italiano è ancora lontana.
Per continuare a chiedere “Verità per Giulio Regeni” Amnesty International Italia ha organizzato una giornata di solidarietà e mobilitazione. In collaborazione con la Repubblica che trasmetterà gli eventi live su Repubblica.it
L’appuntamento principale è previsto all’Università La Sapienza di Roma. La manifestazione si terrà negli spazi esterni alle spalle del Rettorato (o in caso di maltempo nell’aula T1 della facoltà di Giurisprudenza, piazzale Aldo Moro 5), si aprirà alle 12,30 con il saluto del Rettore, prof. Eugenio Gaudio, e sarà condotta da Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3.
Interverranno Stefano Catucci, del Senato Accademico Sapienza; Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia; Patrizio Gonnella, presidente della Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili; Giuseppe Giulietti,presidente della Federazione nazionale della stampa italiana; Carlo Bonini, giornalista de La Repubblica.
Il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, ha scritto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per chiedergli di incontrare, in occasione del 25 gennaio, una delegazione dell’organizzazione “al fine di ricevere le molte firme raccolte dalla nostra campagna su Giulio Regeni in Italia, nonché possibilmente condividere con noi i prossimi passi che il Governo italiano intende intraprendere al fine di raggiungere tutta la verità su questa terribile vicenda che ha colpito i cuori di tutti gli italiani”.
Nel corso della manifestazione lo scrittore Erri de Luca e gli attori Arianna Mattioli e Andrea Paolotti leggeranno estratti dei diari di viaggio di Giulio Regeni. Interverranno, in collegamento telefonico, i suoi genitori.
I partecipanti mostreranno cartelli col volto di Giulio Regeni e numeri da 1 a 365, per ricordare l’anno trascorso in assenza della verità.
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20 Gen, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Terra del cibo buono e sano la Campania si riscopre anche come luogo che non ha fatto i conti con l’obesità infantile. Secondo i dati diffusi da Okkio alla Salute il 28 per cento dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, mentre il 13,7 è obeso. Due dei principali fattori di rischio per patologie come ictus, ipertensione arteriosa, diabete tipo 2. Prevenzione e della cura dell’obesità restano ancora fanalino di coda dei costi sanitari. Secondo uno studio internazionale, infatti, questo ramo rappresentano una cifra che oscilla tra il due ed il sette per cento dei costi sanitari totali.
Secondo il gruppo di pediatri di famiglia della provincia di Napoli “Dieta Mediterranea in Pediatria” è possibile prevenire l’obesità infantile appunato attraverso una corretta alimentazione. È dimostrato che la dieta mediterranea è il miglior modello alimentare per la prevenzione di malattie cardiovascolari, diabete, cancro. Di questo argomento si è discusso presso il Punto Luce di Save the Children nel quartiere Sanità di Napoli lo scorso mercoledì. «La prevenzione dell’obesità infantile – ha dichiarato Raffaella De Franchis, coordinatrice della Federazione Italiana Medici Pediatri di Napoli – può essere attuata mettendo in pratica dei corretti comportamenti alimentari fin dalle primissime epoche della vita. Il gusto del bambino – ha aggiunto – si forma già duranta la gravidanza e l’allattamento. Abituare un bambino a mangiare gli alimenti che dovrà assumere da adulto contribuisce a definirne le abitudini e dunque a ridurre l’assunzione di una serie di alimenti che sono addirittura dannosi per il nostro organismo».
«L’aspetto interessante su cui Save the Children ha lavorato è la relazione che c’è tra la povertà, la povertà educativa e la malnutrizione, che si manifesta con un cattivo rapporto con l’educazione alimentare. Attraverso i nostri progetti – spiega Francesca Romana Marta, responsabile nazionale del progetto “Fiocchi in ospedale” per Save the Children – cerchiamo di fornire strumenti cognitivi e materiali ed un’educazione ai sani stili di vita, che significa anche educazione all’acquisto ed alla trasformazione dei generi alimentari». All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Pasquale Calemme, presidente della Fondazione San Gennaro Onlus e Salvatore Auricchio, professore di pediatria dell’Università Federico II.
di Ciro Oliviero
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20 Gen, 2017 | Comunicare il sociale
FARINDOLA (PE) – “L’acqua della piscina era ancora calda, caldissima rispetto alla neve e al ghiaccio che erano tutt’intorno. E che avevano divorato ogni cosa”. Lorenzo Botti, caposquadra dei Vigili del fuoco di Roma, istruttore esperto nazionale di Unità cinofila, è tra i primi ad arrivare all’hotel Rigopiano, il resort a 4 stelle travolto da una valanga mercoledì dopo le forti scosse di terremoto che insieme alla tormenta hanno messo in ginocchio vaste aree montane di Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria già provate dal sisma.
Il 24 agosto ad Amatrice, il 30 ottobre a Norcia, adesso Farindola. A Rigopiano Lorenzo ci arriva dall’alto “con l’elicottero, perché i mezzi da un certo punto in poi non riuscivano più ad andare avanti e la turbina procedeva molto lentamente”.
Botti ci parla dal cellulare. La comunicazione si interrompe spesso. “Ora stiamo scendendo a Penne. I colleghi ci hanno dato il cambio e i soccorsi proseguiranno fino all’alba”. Redattore Sociale lo ha raggiunto nella notte. E’ di queste ore la notizia del ritrovamento di sei persone, ancora vive nel solaio del resort. Le operazioni di salvataggio proseguono alacremente. Riportiamo, di seguito, la testimonianza del vigile del fuoco, capace di illustrare al meglio le difficoltà delle operazioni e il clima che si respira nell’area in questione.
Che cosa hai visto appena arrivato all’hotel?
“Mi aspettavo di trovare qualcosa, invece non c’era più niente. Solo una parte della struttura era rimasta in piedi ma la neve aveva sfondato tutto. In questo punto dell’hotel le luci erano accese e le caldaie ancora in funzione. Tutt’intorno solo buio, neve e un silenzio impressionante. Avvicinandoci al resort, in un cono di circa 600 metri abbiamo trovato materassi, tovaglie, cialde di caffè. La violenza della valanga aveva spazzato via tutto quello che aveva trovato lungo il percorso. Il primo posto che abbiamo ispezionato è stato il piano terra, dove c’era la piscina, cercando di farci strada in quello che era diventato un muro di tronchi d’albero, detriti e macerie”.
I vostri cani sono fondamentali…
I cani hanno subito segnalato diversi punti e in uno di questi abbiamo trovato la prima persona. Altri punti non erano accessibili: ci troviamo tutt’ora in una situazione molto complessa perché la valanga è aperta, la grande quantità di neve che ha travolto l’hotel non si è stabilizzata e la stessa struttura è stata colpita pesantemente. C’è il fortissimo rischio di crolli.
Come vi siete mossi nella struttura?
Attraverso le testimonianze abbiamo cercato di ricostruire i movimenti delle persone all’interno del resort, orientando le ricerche nella parte dell’albergo in cui potevano essersi radunati. E nel frattempo abbiamo studiato i movimenti che la struttura aveva fatto dopo l’impatto con la valanga. I cani sono stati i primi ad entrare e sono stati bravissimi ma abbiamo avuto grossi problemi. Hanno dato indicazioni importanti su dove cercare ma con il freddo s’è creata una miscela di fango, ghiaccio e macerie, tutto compattato, che rende le ricerche estremamente difficili. E’ un problema muovere questo muro di materiali perché potrebbe franare tutto da un momento all’altro. Anche i cani hanno lavorato in condizioni estreme, dopo aver camminato tutta la notte in mezzo a una tormenta di neve e ghiaccio per raggiungere l’albergo”.
Prima dell’emergenza al Rigopiano, tante altre criticità causate dalla neve e dal terremoto. Che situazione avete trovato sull’Appennino?
Mercoledì siamo stati a Cittareale per alcuni crolli e le neve alta. Poi ci hanno mandato a Teramo e a Montereale. Il viaggio è stato infernale, attraversando l’Appennino abbiamo incontrato paesi completamente isolati. C’era un quantità impressionante di neve ed è stato veramente difficile, nonostante i nostri mezzi, arrivare dall’Aquila a Teramo. Avevamo numerose segnalazioni di persone rimaste isolate, soprattutto anziani, che non rispondevano al telefono da ore. Arrivati sul posto, nella maggior parte dei casi li abbiamo trovati che stavano bene. Anzi, alcuni si sono sorpresi nel vederci. ‘Siamo abituati alla neve – ci hanno detto -, stiamo bene’. Erano molto organizzati, evidentemente davvero abituati a fronteggiare situazioni simili. Erano impauriti per il terremoto ma fuori casa avevano due metri di neve e non potevano uscire. In qualche modo hanno scelto di affrontare il terremoto invece della neve. Il male minore, secondo loro.
Poi l’allerta per l’hotel di Farindola.
Ci hanno dirottati all’hotel Rigopiano verso le 17 di mercoledì, ma siamo riusciti a raggiungere la struttura solo molte ore dopo. La strada era impraticabile, il buio e le neve che continuava a scendere rendevano tutto più difficile. Arrivati alla strada che porta all’hotel abbiamo dovuto aspettare la turbina. Dietro di noi c’erano le macchine degli altri soccorritori e quelle dei familiari degli ospiti e dei dipendenti dell’hotel che volevano salire per soccorrere i propri cari. La situazione era molto critica anche perché continuava a nevicare senza sosta. Abbiamo montato le catene e ci siamo incolonnati ma la turbina procedeva molto lentamente. E’ andata avanti così per tutta la notte fino a che ci siamo imbottigliati negli ultimi tre chilometri. A quel punto una parte dei soccorritori ha proceduto con gli sci, mentre le nostre squadre sono state imbarcate dall’elicottero appena è riuscito a mettersi in volo.
(Teresa Valiani) © Copyright Redattore Sociale
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20 Gen, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Il 26 gennaio 2017 alle 18.30 presso la sede di Napoli dell’Ordine Psicologi Campania si terrà l’evento di presentazione del libro “Maritè non morde” scritto da di Veronica Tranfaglia, farmacista, madre e appassionata di alimentazione e cosmetologia.
“Maritè non morde”, Alberti compagnia editoriale, è la storia autobiografica di una madre e della sua bambina con la Sindrome di Down, unite in una lotta quotidiana per la conquista di una vita serena. Ne discutiamo presso la sede di Napoli dell’Ordine degli Psicologi della Campania, nell’evento di presentazione del libro che fa parte della rassegna “Letture in Ordine”, il calendario di eventi letterari dedicato agli psicologi, agli studenti di Psicologia e a tutti gli appassionati di lettura.
A partire dalle 18.30 del 26 gennaio 2017 presso la sede di Napoli dell’Ordine Psicologi Campania, dopo i saluti della Presidente Antonella Bozzaotra, la Vicepresidente Lucia Sarno introduce e modera gli interventi di Caterina Arcidiacono, Professoressa di Psicologia di Comunità presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Emilia Tarantino, Psicologa Psicoterapeuta esperta in Psicologia Ospedaliera, e Valentina Manna, Psicologa che ha realizzato il progetto Dear Sibling finanziato dal CNOP sulla Sindrome di Down.
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20 Gen, 2017 | Comunicare il sociale
BELLUNO – La Casa circondariale di Belluno ha la sua rivista. Si chiama “Sconfinamenti” ed è nata grazie a un progetto dell’associazione Jabar, che da due anni e mezzo tiene un corso di informatica in carcere, e al finanziamento del Csv di Belluno, che garantirà la pubblicazione di tre numeri da qui alla fine dell’anno. Il primo è uscito a dicembre come supplemento della ben più nota “Ristretti orizzonti”, rivista del carcere Due Palazzi di Padova.
All’interno è possibile leggere la presentazione del progetto Sconfinamenti da parte della presidente Elisa Corrà, la descrizione degli ambienti e dei servizi del carcere di Belluno, il racconto di vita e una poesia di Amarildo, albanese arrivato in Italia su una nave negli anni Novanta, la descrizione del progetto “Young2younger” con cui l’associazione partner Belluno-Donna sta portando un percorso di consapevolezza contro la violenza tra i giovani studenti, una riflessione sulla funzione rieducativa del carcere di Luca e Giuliano, un’altra sulla reiterazione del reato di Gianpaolo. Infine un flusso di coscienza in “5 righe”, due poesie e una striscia di vignette. L’impaginazione grafica è di Nicola De Bon, la direzione è di Ornella Favero. Altra associazione partner è “Blhyster”.
L’associazione Jabar è nata a maggio del 2014 per perseguire e tutelare i diritti delle persone socialmente svantaggiate. Da luglio di quell’anno opera all’interno della Casa circondariale di Baldenich, dove entra ogni sabato pomeriggio per tenere ai detenuti aderenti un corso di informatica strutturato su vari livelli di apprendimento. Proprio in seno al corso è nata la volontà di esprimersi e far sentire la propria voce anche all’esterno delle mura carcerarie.
Per chiederne una copia scrivere a: associazione.jabar@gmail.com
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