Sonno ed estate: come rimettersi in sesto dopo le fatiche invernali

Sonno e estate: un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia (SIN) vuole trasmettere alla vigilia delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte degli italiani. Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.

“L’estate – afferma il Prof. Giuseppe Plazzi, Presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN –  rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora”.Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità.Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente. Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.

 

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Campania, beni confiscati: da Regione 1,5 milioni ai Comuni

Dalla regione Campania 1 milione e 500mila euro ai comuni per il finanziamento di progetti di riutilizzo di beni confiscati e azioni per le start up di innovazione sociale ed economia sociale. L’avviso, pubblicato sul Burc, ha l’obiettivo di promuovere la sperimentazione della co-progettazione tra amministrazioni comunali e soggetti del terzo settore per la valorizzazione dei beni confiscati. Al bando possono partecipare i Comuni della Regione Campania, al cui patrimonio indisponibile sono stati trasferiti beni immobili confiscati alla criminalità organizzata e i Consorzi di Comuni a cui sono stati trasferiti/assegnati beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. I comuni, in qualità di soggetti proponenti, sono chiamati a selezionare mediante procedura di evidenza pubblica, preliminarmente alla presentazione della candidatura alla Regione Campania, un soggetto gestore (cooperative sociali o associazioni di promozione sociale) a cui concedere un proprio bene confiscato per almeno 15 anni e con il quale co-progettare un intervento di ristrutturazione del bene confiscato e un’azione di start up di innovazione sociale ed economia sociale. Il contributo massimo per ciascuna proposta progettuale è di 150mila euro, di cui 100mila per gli interventi di ristrutturazione da realizzarsi da parte del Comune o Consorzio di Comuni sul bene confiscato e 50mila per supportare i progetti di start up proposti dai soggetti gestori selezionati dai Comuni o da loro Consorzi.

fonte Askanews

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GREENPEACE: LA SECONDA FORESTA TROPICALE DELL’AMERICA LATINA DEFORESTATA PER LA PRODUZIONE DI CARNE

Alcune grandi aziende argentine dedite alla produzione e alla lavorazione di carne sono legate alla deforestazione del Gran Chaco – la più grande foresta tropicale secca del Sud America e la seconda più grande foresta tropicale dell’America Latina dopo l’Amazzonia – ed esportano carne in Europa e Israele. Lo denuncia Greenpeace, che pubblica oggi il rapporto “Foreste al macello”, frutto di un’indagine durata oltre un anno. 
Il Gran Chaco copre un’area di oltre 1,1 milioni di chilometri quadrati e interessa tre nazioni: Argentina, Paraguay e Bolivia. È la casa di 4 milioni di persone, circa l’8 per cento sono appartenenti a Popoli Indigeni; il loro sostentamento, la cultura e le tradizioni dipendono dalla foresta.
“Nel Gran Chaco si registra uno dei più alti tassi di deforestazione nel mondo, principalmente a causa dell’espansione indiscriminata delle piantagioni di soia geneticamente modificata e degli allevamenti” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Questo problema è particolarmente evidente in Argentina, un Paese che si è affermato come importante produttore, consumatore ed esportatore di carne bovina e che attualmente è il sesto Paese al mondo sia per numero di capi di bestiame che per produzione ed esportazione di carne”.

Secondo i dati del ministero dell’Ambiente argentino, nel Paese, tra il 1990 e il 2014, sono stati distrutti 7.226.000 ettari di foreste, una superfice equivalente a Olanda e Belgio messi insieme. L’80 per cento di questa deforestazione si concentra in quattro province del nord del Paese: Santiago del Estero, Salta, Chaco e Formosa.    
“Il giaguaro, un animale emblematico che un tempo popolava vaste aree del Centro e del Sud America, rischia di scomparire. Si stima che nella regione argentina del Gran Chaco ne rimangano meno di venti” afferma Borghi.  “Per salvarli, Greenpeace Argentina, rappresentata da un gruppo di avvocati, sta chiedendo alla Corte Suprema del Paese di riconoscere i diritti legali del giaguaro. Se entità inanimate come aziende e società possono vedere riconosciuti i propri diritti, anche le specie viventi presenti in natura dovrebbero avere questa possibilità”.  Nel 2018 l’Argentina è stata il secondo esportatore di carne in Europa, dopo il Brasile. Negli anni le esportazioni hanno avuto un trend gradualmente crescente. Secondo l’Eu Meat Market Observatory della Commissione Ue, nei primi due mesi del 2019 l’Argentina è stata il principale fornitore in Europa di carne bovina fresca e macinata “Lo scorso anno l’Italia ha importato dall’Argentina 5.800 tonnellate di carne fresca, diretta principalmente in Emilia-Romagna, che ospita gran parte delle aziende di trasformazione e distribuzione di carne” dichiara Borghi. La situazione è però destinata a diventare ancor più allarmante. Recentemente, l’Unione europea e il Mercosur – il gruppo composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, riuniti nel mercato comune dell’America meridionale – sono giunti a siglare un accordo di libero scambio dopo un negoziato avviato nel 1999. Attraverso questo accordo, i due blocchi sono determinati, fra l’altro, ad incrementare gli scambi aumentando l’importazione in Europa di materie prime agricole dal Sud America, con notevoli rischi per l’ambiente e i diritti umani. Tra i prodotti in questione ci sono infatti carne bovina, pollame e soia OGM (destinata alla mangimistica), prodotti che si collocano al primo posto fra le cause della distruzione delle foreste sudamericane.
“Alle aziende che esportano e importano carne dall’Argentina chiediamo di rendere la propria filiera trasparente e libera dalla deforestazione e dalla violazione dei diritti umani. Anche l’Unione europea dovrà fare la sua parte, con una normativa in grado di garantire che i prodotti che acquistiamo in Europa non abbiamo avuto gravi impatti su ambiente e diritti umani in altre parti del Pianeta. Le foreste catturano circa un terzo dell’anidride carbonica rilasciata ogni anno a causa della combustione di gas, petrolio e carbone. Se vogliamo evitare l’aumento delle temperature oltre il grado e mezzo, dobbiamo esigere che ciò che resta delle foreste venga protetto” conclude Borghi. 




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GREENPEACE: LA PRODUZIONE DI FARINE DI PESCE PER GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI MINACCIA I MARI E RUBA CIBO ALLE POPOLAZIONI AFRICANE

 La produzione di farina e olio di pesce, in crescita in Africa occidentale, minaccia non solo i mari al largo delle coste africane ma anche la sicurezza alimentare e il sostentamento delle popolazioni costiere. Secondo il recente rapporto di Greenpeace “Pesce sprecato”, gli stock di piccoli pesci pelagici, fondamentali per le flotte artigianali costiere e l’alimentazione di Paesi come il Senegal, vengono pescati da grandi flotte industriali e sempre più utilizzati non per l’alimentazione umana ma per produrre farine e oli di pesce. Questi prodotti finiscono nei mangimi per gli allevamenti intensivi, in particolare l’acquacoltura. 
“Da tempo Greenpeace denuncia come la pesca industriale ed eccessiva stia svuotando i mari al largo della costa dell’Africa occidentale con un impatto ambientale e sociale devastante. Adesso la situazione è resa ancora più grave dalla produzione di farina e olio di pesce. Stiamo perdendo centinaia di migliaia di tonnellate di pesce idoneo all’alimentazione umana per soddisfare l’industria mangimistica, con un impatto potenziale su oltre 40 milioni di consumatori africani. È assolutamente inaccettabile che si tolga loro il pescato per nutrire il pesce che finisce nei nostri piatti” dichiara Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia.

Secondo le più recenti stime della FAO, la maggior parte degli stock di piccoli pelagici al largo dell’Africa occidentale sono sovrasfruttati, mentre negli ultimi 25 anni le catture totali sono più che duplicate. Nonostante questo, in Mauritania tra il 2014 e il 2018 le esportazioni di farina e olio di pesce sono raddoppiate, rendendo questo Paese il maggiore esportatore di farina di pesce e olio di pesce nella regione, seguito dal Marocco. Greenpeace ha documentato la presenza di 40 impianti di produzione di farina e olio di pesce in attività nel marzo del 2019, principalmente in Mauritania e più recentemente anche in Senegal e Gambia. L’Europa, insieme all’Asia, è tra i principali importatori di questi prodotti, in particolar modo l’Italia risulta essere il principale paese europeo importatore di farine e oli di pesce dal Senegal. Sebbene le quantità dell’Africa occidentale siano piuttosto limitate rispetto alla produzione mondiale, la rapida espansione della produzione negli ultimi anni, specialmente in Mauritania e Senegal, desta particolari preoccupazioni per gli impatti socioeconomici e ambientali sempre più evidenti. 

I DATI-  Si stima che circa il 69% delle farine di pesce prodotte a livello mondiale, nel 2016, sia stato utilizzato per produrre mangimi per l’acquacoltura, il 23 %  per l’industria degli allevamenti intensivi di suini, il 5 %  di pollame. Il 75 % della produzione di olio di pesce è stato utilizzato per l’acquacoltura e solo il 18 % per il consumo umano diretto, come integratori alimentari e farmaci. 
“Per troppo tempo alcune filiere sono rimaste nell’ombra, prive della necessaria trasparenza. Da dove arriva il pesce che portiamo sulle nostre tavole? A quali costi ambientali e sociali viene allevato? I consumatori, sempre più attenti all’impatto di quello che mettono nel piatto, hanno il diritto di poter fare scelte realmente sostenibili. Il futuro del mare e delle sue risorse dipende anche dalle nostre scelte quotidiane” conclude Monti. Secondo gli accordi internazionali, gli Stati costieri dovrebbero cooperare per garantire un uso sostenibile delle risorse comuni. Greenpeace chiede ai governi dell’Africa occidentale di adottare e attuare misure per invertire il declino delle popolazioni di pesci pelagici e garantirne uno sfruttamento equo e sostenibile, privilegiando le economie e la sicurezza alimentare locale e fermando immediatamente la produzione di farine e oli di pesce.

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Telefono azzurro rilancia la sfida per la difesa dei diritti di bambini e adolescenti

Telefono Azzurro si riconferma punto di riferimento per i temi legati all’infanzia e alla difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Un’attività  volta ad aumentare la consapevolezza e l’attenzione sui temi legati al mondo dei giovani, capace non solo di intervenire nell’emergenza, ma anche e soprattutto di lavorare sulla prevenzione di fenomeni come il bullismo, i rischi della rete, gli abusi e i maltrattamenti.  In questa chiave è stato presentato il nuovo logo di Telefono Azzurro, in una versione più semplice e immediata, adatta al mondo tecnologico che viviamo, capace di rappresentare la propria anima in continua evoluzione che tuttavia continua ad aver bisogno del supporto umano. “Da 32 anni presente dove c’è necessità di ascolto, prevenzione e intervento, Telefono Azzurro si interroga su come dare risposte adeguate alle nuove esigenze dei giovani -ha spiegatoErnesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro, in occasione della presentazione del Bilancio Sociale 2018-. Complice innanzitutto l’avvento travolgente della rivoluzione digitale, che ha annullato le barriere e di cui i ragazzi sono protagonisti ma anche vittime, la difesa dell’infanzia non può che essere affrontata a livello interazione, partendo sempre da un impegno effettivo e quotidiano nel locale”.E’ su questi due piani, globale e locale, che Telefono Azzurro mette in campo ogni giorno idee e strumenti. In particolare nel 2018 ha gestito 4276 casi attraverso tutte le sue Linee d’Ascolto e di Emergenza: una media di 7,6 casi al giorno attraverso la linea di ascolto per bambini e adolescenti “1.96.96”. Sempre nel corso dello scorso anno ha gestito sulla linea Emergenza infanzia al numero “144”, 6,2 casi al giorno e al numero “116.000”, la linea per i minori scomparsi funzionante dal 2009, ha gestito 66 casi.  I dati di bilancio registrano un sostanziale miglioramento anche nell’allocazione delle risorse, con una crescita dei proventi del 10% e una diminuzione del 4,8% degli oneri, rispetto al 2017.  Aumentano infatti i fondi per le attività di formazione ed educazione dedicati al bullismo, alla sicurezza in rete e l’aiuto ai bambini in carcere, mentre si registra un’ulteriore diminuzione dei costi del personale rispetto all’anno precedente. In questo modo Telefono Azzurro ha rafforzato la sua presenza anche in tutti i principali network internazionali che si occupano di tutela dell’infanzia e promozione dei diritti dei bambini e adolescenti, nelle istituzioni e sempre di più sul territorio, nelle scuole e nelle carceri con progetti che mirano a diffondere la cultura della prevenzione e della tutela infanzia e adolescenza:

Sensibilizzazione e Prevenzione a Scuola- Telefono Azzurro, in qualità di Ente di formazione accreditato dal MIUR, ha rinnovato la collaborazione con il sistema formativo per buone pratiche volte all’educazione digitale, al contrasto al bullismo, al cyberbullismo e ad ogni forma di dipendenza da droghe e alcool. Inoltre collabora per la prevenzione e contrasto della dispersione scolastica e di ogni forma di discriminazione. Tra i progetti più rilevanti nel 2018: Safer Internet Center – Generazioni Connesse, Progetto Europeo sulla promozione dell’uso corretto della rete rivolto a studenti, insegnanti e genitori e “Non stiamo zitti: proposta integrata tra ascolto e azione contro il bullismo”, formazione e prevenzione specifiche sui temi del bullismo e cyberbullismo.

Condivisione e Progetti Internazionali- Un elemento di centrale importanza per l’attività di Telefono Azzurro è rappresentato dalla costante partecipazione a progetti di rilevanza internazionale insieme ad altre Associazioni, Istituzioni e servizi per la prevenzione e l’intervento in situazioni di abuso all’infanzia e all’adolescenza.  Fenomeni come la produzione e la diffusione del cosiddetto Child Sexual Abuse Material on-line sono, infatti, di rilevanza globale. Il dialogo sulle best practice presenti in Europa permette di promuoverne la loro implementazione a livello nazionale. Ne è un esempio il progetto “Vivi Internet al meglio” realizzato con Google, che fornisce consigli strutturati e contenuti educativi per aiutare adolescenti, genitori ed insegnanti ad affrontare hater e messaggi di incitamento all’odio sul web.

Bambini in Carcere e volontariato- Dal 1993 Telefono Azzurro promuove e realizza – senza alcun finanziamento pubblico e grazie al supporto di tanti volontari – il progetto “Bambini e Carcere”, finalizzato a creare un clima sereno e accogliente per il minore che accede nell’Istituto Penitenziario per far visita al proprio genitore o parente detenuto. Nel 2018 il progetto è stato attivo in 21 Istituti Penitenziari, 2 ICAM, 23 Ludoteche e 11 aree verdi e ha coinvolto circa 1000 minori e 600 famiglie.

Collaborazioni con Imprese ed Enti –  Nel 2018 Telefono Azzurro ha rafforzato le relazioni con:

  • le Istituzioni al fine di promuovere proposte di leggi e piani di azioni e di intervento su tematiche anche specifiche quali per esempio il bullismo e cyberbullismo, e in un più amplio spettro, sulle politiche di intervento in rete in difesa dei diritti dell’infanzia,
  • il mondo dell’impresa, con particolare attenzione a quelle che hanno fatto delle nuove tecnologie il loro core business, quale possibile strumento di leva e di sostegno alternativo per la realizzazione dei suoi progetti,
  • il mondo associativo, con particolare rilievo AICS e CNESC per le attività istituzionali ai fini da una parte di affrontare gli scottanti temi dell’abuso e bullismo (AICS), dall’altra per rafforzare la rete di rapporti associativi al fine di potenziare ed incrementare una migliore cultura del Servizio Civile Volontario

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