VIOLENZA DI GENERE, AL VIA NUOVI PUNTI VIOLA IN FARMACIA

Chiesi Italia, in collaborazione con Federfarma Parma, supporta con un contributo incondizionato il progetto “Punti Viola” promosso dall’associazione DonnexStrada. Un impegno che dà vita all’iniziativa “Punti Viola in Farmacia”, che vede protagoniste le farmacie nella provincia di Parma.
“Punti Viola” ha come obiettivo quello di realizzare luoghi sicuri e formare persone preparate per accogliere donne in necessità di aiuto o in caso di possibile minaccia di violenza di genere. Sono soprattutto gli esercizi commerciali a diventare “Punti Viola”, luoghi di accoglienza sicuri per le persone e in particolare per le donne, come ad esempio i bar e le farmacie nei quali il personale viene formato attraverso un percorso strutturato di webinar, proprio su questo tema. Grazie al supporto di Chiesi Italia e di Federfarma Parma, su Parma e provincia parmense hanno aderito al progetto 28 farmacie, coinvolgendo 76 farmaciste e farmacisti che sono stati formati per aumentare la conoscenza sul tema e riconoscere segnali di difficoltà accogliendo e indirizzando le donne in necessità verso il percorso più adeguato.
Gli incontri sono stati guidati da esperti ed esperte del settore, tra cui avvocati, psicologi, nutrizionisti e ginecologi per offrire una comprensione più approfondita e multidisciplinare del tema. L’obiettivo dei “Punti Viola” è duplice: da un lato, sensibilizzare in modo capillare la popolazione sulla violenza di genere e promuovere una cultura basata sulla tolleranza zero verso qualsiasi discriminazione e violenza; dall’altro, creare una rete di sostegno locale informando i cittadini e cittadine sulla rete di supporto presente sul territorio (es. centri antiviolenza, consultori e associazioni che si occupano di questo).
Le farmacie coinvolte, dotate del materiale informativo necessario, hanno esposto il bollino di riconoscimento dei “Punti Viola” e possono quindi accogliere, al loro interno, la donna con necessità di aiuto e assicurarsi che il pericolo sia cessato, verificandone lo stato fisico ed emotivo e recuperando il contatto più idoneo da allertare per ricevere il supporto necessario.
Le farmacie rappresentano un nodo cruciale nella rete di supporto locale, in quanto svolgono un ruolo sempre più centrale a servizio dei cittadini. Il farmacista è una figura di riferimento per la salute e il benessere quotidiano delle persone. Inserire i “Punti Viola” nelle farmacie significa potenziare il loro impatto positivo sulla società e offrire un tangibile supporto alla popolazione.
Chiesi Italia si è fatta portavoce del progetto grazie all’impegno del Can Win – Chiesi Affinity Network Women Inclusive Network, il gruppo interno di volontarie e volontari attivo sui temi della parità di genere, che supporta l’azienda nell’ideazione e diffusione di iniziative e buone pratiche in ambito diversity & inclusion. “Per Chiesi Italia – commenta Roberta Cammisa, Leader CAN WIN e Head of Field Consumer Healthcare – Pharmacy – supportare questa iniziativa incoraggiando il coinvolgimento di realtà come le farmacie, rappresenta una misura concreta con la quale vogliamo promuovere lo sviluppo di una rete di sostegno locale e sensibilizzare le persone al contrasto della violenza di genere. Attraverso progetti come questo – prosegue Cammisa – nato su spinta dei nostri volontari e delle nostre volontarie, possiamo generare impatto positivo sul tessuto sociale e favorire il coinvolgimento di altri attori del sistema salute su temi così importanti. L’auspicio è che l’iniziativa possa estendersi, contribuendo ad amplificare il messaggio di supporto, rispetto e inclusione che ci sta così a cuore”.
“Con DonnexStrada continuiamo a portare avanti il nostro obiettivo: quello di sensibilizzare e formare quante più persone possibili riguardo le tematiche chiave relative a violenza e molestie. – racconta Ilaria Saliva, presidente dell’associazione DonnexStrada – Le farmacie sono luoghi in cui andiamo quotidianamente e dove spesso intessiamo relazioni di fiducia col personale. Rendere queste attività commerciali dei posti dove chiedere aiuto, crea una rete preziosa, capace di dare informazioni importanti per rendere le persone consapevoli e, soprattutto, libere di scegliere.”
Dichiara il Dr. Fabrizio Piazza, Presidente Ordine dei farmacisti di Parma e Vicepresidente Federfarma Parma “La rete delle farmacie è presente in modo capillare su tutto il territorio provinciale e si presenta come un presidio che il cittadino riconosce come primo sportello del Servizio Sanitario Nazionale al quale ricorrere per ogni esigenza legata al Servizio Farmaceutico o per prenotare visite, esami ed ora eseguire in convenzione i nuovi servizi legati alla telemedicina. In città, come nei paesi, il farmacista è spesso la persona alla quale rivolgersi per risolvere situazioni difficili e la partecipazione delle farmacie al contrasto alla violenza sulle donne diventa naturale per offrire consiglio e ascolto ed indirizzare le persone ad interlocutori esperti e formati a questo scopo.”
“La partecipazione delle farmacie alla rete Bollino Viola – sottolinea Beatrice Fornari, consigliera Federfarma Parma – rientra nella mission del farmacista, un professionista a disposizione della gente. La preparazione acquisita entrerà quindi nel bagaglio del farmacista per essere sempre più vicino alle persone che quotidianamente entrano in farmacia, contribuendo a formare una mentalità sempre più attenta ad evitare il ripetersi di episodi di violenza.”

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Rapporto Montagne Italia arriva a Napoli

Il Rapporto Montagne Italia, realizzato da Uncem grazie al Progetto ITALIAE ed edito da Rubbettino, venerdì mattina, 11 luglio, arriva a Napoli. Appuntamento alle ore 11 alla Biblioteca Storica di Ingegneria, Scuola Politecnica e delle Scienze di Base dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in piazzale Tecchio 80.
“Con Marco Bussone abbiamo promosso questo incontro per evidenziare due grandi necessità – evidenzia il Professore Nicola Pasquino, docente della Federico II che ha promosso l’iniziativa – la prima è che le Università lavorino sempre di più sui temi legati a montagna, aree interne, ambiente, ecosistemi. Lo afferma il Rapporto, perché questo sta già avvenendo. Inoltre, vogliamo evidenziare l’impegno per un lavoro generativo tra Enti locali e Accademia, che stiamo facendo con Uncem su molti fronti. La Campania ha le Comunità montane e le deve tenere strette, anche con azioni rilevanti volte all’innovazione, alla trasformazione digitale dei territori montani. Sono con tutta l’Università a disposizione”.

Intervengono venerdi a Napoli Nicola Pasquino, Professore Universita di Napoli Federico II, Vincenzo Luciano, Presidente Uncem Campania e Vicepresidente Uncem nazionale, Antonio Di Maria, Presidente GAL Tammaro e Presidente Associazione Sannio Smart Land, referente Area interna Tammaro-Titerno, Luca Lo Bianco del progetto Italiae e curatore del Rapporto, Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, e Giovanni Vetritto, Direttore generale del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Siamo onorati di lavorare con l’Università e ringrazio, a nome anche del Presidente nazionale Bussone, il Professor Pasquino che da anni è un amico di Uncem – sottolinea Vincenzo Luciano – venerdì analizzeremo dati e faremo proposte di lavoro, anche alla Regione, che sostiene le Comunità montane e sempre di più sta elaborando politiche per la montagna in chiave comunitaria. Come servono e sono a prova di futuro”.

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TERREMOTO IN MYANMAR: LA RISPOSTA DI AZIONE CONTRO LA FAME A QUATTRO MESI DALL’EMERGENZA

Quattro mesi dopo il violento terremoto che ha sconvolto il Myanmar, Azione Contro la Fame continua a garantire supporto alle comunità della regione di Sagaing, tra le più colpite e tuttora isolate. Interventi sanitari, distribuzione alimentare e kit igienici sostenibili sono al centro della risposta umanitaria messa in campo dall’organizzazione.
Sin dalle prime ore dell’emergenza, il network internazionale di Azione Contro la Fame si è mobilitato per offrire supporto alle comunità colpite. In Italia è stata avviata una raccolta fondi, tuttora attiva, con donazioni individuali e aziendali. Tra i sostenitori figurano la Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza ETS e l’azienda Ferrari Trento. I fondi contribuiscono all’acquisto di medicinali e materiali per le équipe sanitarie mobili del Dipartimento di Sanità locale.
Interventi finanziati da Azione Contro la Fame
In stretta collaborazione con le autorità sanitarie di Sagaing, Azione Contro la Fame ha fornito dispositivi di protezione individuale e materiali essenziali alle squadre mediche mobili attive nelle aree più colpite. Questo contributo ha permesso di rafforzare la capacità di risposta sanitaria sul territorio.
Parallelamente, è stato avviato un progetto pilota per la distribuzione di kit igienici con un approccio orientato alla sostenibilità ambientale. L’iniziativa prevede l’impiego di prodotti ecologici – come spazzolini in bambù e saponette naturali – confezionati con imballaggi ridotti. Il monitoraggio post-distribuzione ha l’obiettivo di misurare l’efficacia e l’accettabilità di questi articoli, con l’intento di sviluppare modelli di assistenza più rispettosi dell’ambiente anche in contesti di emergenza.
Attualmente, Azione Contro la Fame è impegnata anche nella distribuzione di pacchi alimentari destinati alle comunità maggiormente colpite e alle famiglie sfollate. I beneficiari includono 1.000 famiglie.
La distribuzione è effettuata in punti strategici concordati con la comunità. I kit contengono beni di prima necessità: assorbenti, sapone, asciugamani, detersivi e prodotti per l’igiene orale. Inoltre, si tengono sessioni informative su igiene e salute, condotte in piccoli gruppi nell’ambito del programma WASH, con l’intento di promuovere pratiche igieniche sicure e sostenibili.
Sul fronte dell’assistenza alimentare, l’organizzazione adotta una strategia di approvvigionamento che valorizza le economie locali, acquistando riso, olio, ceci e sale direttamente nei mercati di Mandalay e Sagaing. Una scelta che consente non solo di stimolare l’economia regionale, ma anche di assicurare la rapidità nella distribuzione degli aiuti.
Una forte presenza operativa sul campo
La risposta diretta di Azione Contro la Fame a Sagaing sarà guidata da un Field Manager esperto, a capo di un team multidisciplinare composto da Project Manager specializzati in nutrizione, MHPSS (salute mentale e supporto psicosociale), WASH (acqua, igiene e servizi igienico-sanitari) e volontari locali. Il team avrà un ruolo chiave nel coordinamento con le autorità locali, nella conduzione di valutazioni dei bisogni, nella gestione delle distribuzioni di emergenza e nel monitoraggio delle attività successive.
Attraverso una stretta collaborazione con il Dipartimento di Sanità e con le organizzazioni locali, Azione Contro la Fame non si limita a fornire servizi, ma contribuirà anche al rafforzamento del sistema locale di risposta alle emergenze. Le priorità trasversali – come l’approvvigionamento responsabile dal punto di vista ambientale e la responsabilità verso le popolazioni colpite mediante l’attivazione di meccanismi di feedback saranno integrate in tutte le fasi dell’intervento

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“Se non per Dio, fatelo per ciò che d’umano resta nell’umanità…” la riflessione di don Mimmo Battaglia sulla pace

La bandiera della pace è stata esposta sulla facciata della Curia di Napoli. Un gesto dal grande valore simbolico visto che l’arcivescovo di Napoli, il cardinale don Mimmo Battaglia, ha diffuso nella stessa giornata una riflessione sul tema della pace dal titolo “Se non per Dio, fatelo per ciò che d’umano resta nell’umanità…”. Riportiamo integralmente la riflessione del Cardinale di Napoli scritta per il quotidiano della CEI Avvenire.

Se non per Dio, fatelo per ciò che d’umano resta nell’umanità…

Il pianeta risuona tamburi di guerra da ogni direzione dell’orizzonte. In Ucraina tredicimila civili cancellati dal fuoco; a Gaza cinquantasette mila vite spente come candele nella corrente in ventuno mesi d’assedio; dal Sudan quattro milioni di corpi in marcia alla ricerca di un fazzoletto d’ombra; in Myanmar tre milioni e mezzo di volti dispersi fra cenere e giungla; e, sopra tutti, una città invisibile che non smette di crescere: centoventidue milioni di profughi lanciati nel vento come semi. Questi numeri — li sentite pulsare? — dovrebbero gelare il sangue, ma sfumeranno come bruma se non accostiamo l’orecchio al battito che custodiscono. Ogni cifra è una fronte che scotta, una fotografia sbiadita stretta in un pugno, una voce che domanda solo un minuto senza sirene.

A voi che impugnate le leve del potere—governi in doppiopetto, consigli d’amministrazione oliati come ingranaggi, alleanze militari dalla voce di metallo—dico che il Vangelo non fa sconti né ammorbidisce la verità. Non domanda tessere, non pretende incenso: impone di riconoscere l’uomo quando lo si vede, di chiamare male ciò che schiaccia l’uomo. «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete accolto» non è un soprammobile pio: è norma primaria scritta con il polso di Dio. Non esistono clausole, non c’è piè di pagina abbastanza piccolo per nascondere l’egoismo.

Se volete essere guida e non timone allo sbaraglio, fermate i convogli carichi di morte prima che varchino l’ultima dogana; smontate i macchinari che colano piombo e forgiatene aratri, tubature, banchi di scuola. Portate i bilanci di guerra sulla cattedra di un maestro stanco: trasformate milioni stanziati per missili in sale parto illuminate, ambulanze capaci di raggiungere finanche le sofferenze più remote.

E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici: attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale bombardato; odorate il gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip solitario di un respiratore sospeso tra vita e silenzio, e poi sussurrate—se ci riuscite—la locuzione “obiettivi strategici”.

Il Vangelo — per chi crede e per chi non crede — è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano, denuncia ciò che è disumano.

Se un progetto schiaccia l’innocente, è disumano.

Se una legge non protegge il debole, è disumana.

Se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano.

E se non volete farlo per Dio, fatelo almeno per quel poco di umano che ancora ci tiene in piedi.

Quando i cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel soffitto invece delle stelle. Guardate il soldato ventenne spedito a morire per uno slogan. Guardate i chirurghi che operano al buio in un ospedale sventrato.

Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”. Scrosta ogni vernice di patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite spezzate.

Non chiamate “danni collaterali” le madri che scavano tra le macerie.

Non chiamate “interferenze strategiche” i ragazzi cui avete rubato il futuro.

Non chiamate “operazioni speciali” i crateri lasciati dai droni.

Togliete pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna. Ma ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per ricavarne cenere. Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi guadagna sulle macerie. L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e quando il suo valore viene tradotto in utile.

Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Finché le armi detteranno l’agenda, la pace sembrerà follia.

Perciò, spegnete i cannoni. Fate tacere i titoli di borsa che crescono sul dolore. Restituite al silenzio l’alba di un giorno che non macchi di sangue le strade.

Tutto il resto — confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda — è nebbia destinata a svanire. Rimarrà solo una domanda:

“Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata affidata?”

Che la risposta non sia un’altra sirena nella notte.

Convertite i piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di cura. Sedete accanto alle madri che frugano tra le macerie per salvare un peluche: scoprirete che la strategia suprema è impedire a un bambino di perdere l’infanzia. Portate l’odore delle pietre bruciate nei vostri palazzi: impregni i tappeti, ricordi a ogni passo che nessuno si salva da solo e che l’unica rotta sicura è riportare ogni uomo a casa integro nel corpo e nel cuore.

A noi, popolo che legge, spetta il dovere di non arrenderci. La pace germoglia in salotto—un divano che si allunga; in cucina—una pentola che raddoppia; in strada—una mano che si tende. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo: duro come pietra, tenero come il primo vagito. Chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male. Terze vie non esistono.

Piega, Cristo, l’orgoglio dei potenti, invita chi forgia armi a piegare il ferro in vanghe, chiama ogni coscienza a spalancarsi e difendere il fragile con la testardaggine di chi sa che il bene è moneta che non svaluta. Ogni minuto di ritardo incide un nuovo nome sul marmo. Che questa pagina—spoglia di retorica, ruvida di Vangelo—diventi specchio: chi vi si guarda decida se restare servo della violenza o farsi servo dei fratelli.

Dio del respiro negato,
strappa il tavolo ai signori che vendono il mondo a colpi di vertice.
Capovolgi le loro carte di ferro:
che il piombo sparso torni zolla,
che il bilancio armato diventi culla.
Offri ai potenti lo specchio che non sanno rompere:
il volto di un bambino senza notte,
il tremito di un medico rimasto senza luce.
Fa’ che non possano distogliere lo sguardo
finché il privilegio diventa vergogna
e la vergogna si fa giustizia.
Ricorda-ci che la carne vale più dell’emblema,
che chi fa profitto sul sangue scava la propria fossa,
che l’alba non appartiene a chi ha cannoni
ma a chi custodisce un abbraccio.
Taci le sirene, piega le bandiere gonfie di rumore,
e ridonaci un silenzio capace di far fiorire il futuro.
Amen.
† don Mimmo Battaglia

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Secondigliano brucia, il Vomero respira: le termocamere di Legambiente rilevano il divario verde a Napoli

Nella città di Napoli le diseguaglianze tra quartieri si manifestano anche sulle opportunità per i residenti di trovare sollievo al caldo afoso d’estate grazie agli spazi verdi. Se al Vomero, infatti, la temperatura media dell’area registrata in 9 punti monitorati è di 36,6 gradi, a Secondigliano è di 39,7 gradi. A fare la differenza, il numero delle aree verdi tra l’area collinare e la periferia Nord. A rilevare tale distanza è Legambiente, che in diverse città d’Italia sta portando avanti la campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste’’. Momento per presentare i risultati dei monitoraggi, effettuati con una termocamera a infrarossi, il sit-in di questa mattina in piazza Montesanto. Prossime tappe, dopo Napoli e Roma (dello scorso 8 giugno) saranno Bologna (15 luglio), Milano (23 luglio) e Palermo (30 luglio).

Le differenze

Tra il 1 e il 2 luglio scorsi, in periodo di estrema afa, i volontari di Legambiente insieme alla Croce Rossa Italiana hanno effettuato 34 termografie nelle ore più calde della giornata (dalle 12 alle 15) nei quartieri Vomero e Secondigliano. I risultati, come detto, denotano ancora una volta una lontananza tra i vari contesti cittadini. Partiamo dal Vomero, con 9 luoghi monitorati e 20 termofoto: ai 36,6 gradi rilevati, si aggiunge un picco al suolo di 76,2 gradi, registrato nelle vicinanze di piazza Medaglie d’Oro. Al Parco Mascagna, recentemente riaperto, la temperatura registrata è di 32,4 gradi all’area con una percezione al suolo di 27 gradi. Le aree più critiche nei pressi dell’ospedale Santobono con 60 gradi per l’asfalto e 42,9 gradi per l’area. Risultati ben diversi a Secondigliano, quartiere a Nord di Napoli con un reddito medio pro capite di 17.000 euro annui. Qui, 6 i punti considerati nelle rilevazioni di Legambiente con 14 termofoto: corso Secondigliano nei pressi dell’ufficio postale, via Dante, mercatino rionale, ingresso dell’Istituto di scuola superiore Vittorio Veneto e Parco Gaetano Errico di via delle Galassie, appena riaperto, dove il valore massimo del suolo ha toccato gli 81,2 gradi mentre la media per l’aria è di 39,7 gradi. In via Dante, strada completamente esposta al sole, i risultati delle rilevazioni hanno evidenziato una gradazione di 36,3 nell’aria e di 34,7 nel suolo. A fare la differenza sono le aree a verde: il Vomero ne conta 99, una piscina, 4 fontane, 3 portici, e un sistema di trasporto pubblico funzionante. Soltanto 6, invece, quelle a Secondigliano, nessuna piscina, né portici o coperture artificiali e solo 12 fermate dei bus.

Le considerazioni

Per Mariateresa Imparato, Responsabile Giustizia Climatica di Legambiente, «la politica può partire da questi dati per riscattare quei territori più in difficoltà e migliorare la qualità della vita dei cittadini». Dalle termografie, aggiunge Imparato, «emerge come siano necessarie maggiori aree verdi, aree di raffrescamento naturali progettate tenendo conto delle esigenze delle persone, trasporti più efficaci per raggiungere i posti dove c’è maggiore possibilità di refrigerio. Il nuovo Piano Urbanistico del Comune di Napoli ora in discussione – prosegue Imparato – deve tenere conto di queste esigenze. Sapevamo delle differenze tra i due quartieri, ne avevamo sentore, anche sull’ambiente che riflettono quelle socio-economiche». La Responsabile Giustizia Climatica di Legambiente conclude: «Il clima non aspetta, servono politiche urgenti sul verde urbano e un ripensamento degli spazi collettivi. Le risorse del Piano Sociale per il Clima andrebbero distribuite con questo approccio, sostenendo le famiglie vulnerabili».

L’allarme sul caldo a Napoli

Legambiente riporta poi dati preoccupanti relativamente alla temperatura di Napoli. Stando ai dati Istat, nel 2022 la città ha raggiunto i 17,7 gradi di media nel 2022 con un +1,8 gradi rispetto al periodo 1971-2000 e superiore al livello nazionale di +1,48 gradi. Anche il numero delle notti tropicali risulta in aumento. Nel periodo 2006-2015 erano 55, oggi 72. Grossa anche la differenza tra zone verdi e aree densamente abitati, pari a 5,7 gradi. Infine: dal 2015 al 2024 si sono registrati 20 eventi estremi, con danni e vittime. Nel 2024, il livello di massima allerta (3) per le ondate di calore è stato raggiunto per 6 giorni, con due ondate prolungate e un bilancio di 72 decessi in eccesso tra gli ultra sessantacinquenni nel solo mese di agosto.

di Antonio Sabbatino

 

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