24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
A due anni dall’ingresso nella Striscia di Gaza, EMERGENCY continua a descrivere una situazione umanitaria e sanitaria drammatica. Nel suo aggiornamento di pochi giorni fa, l’organizzazione sottolinea come, nonostante il tempo trascorso e il proclamato cessate il fuoco, le condizioni di vita della popolazione restino segnate dalla fame, dalla carenza di cure, dagli sfollamenti e dalla scarsità di beni essenziali. Secondo i dati riportati da EMERGENCY, il 100% della popolazione di Gaza è esposto al rischio di insicurezza alimentare acuta, con una parte significativa della popolazione che si trova in condizioni definite di emergenza o catastrofiche. Anche l’accesso alle cure rimane estremamente limitato: la maggior parte degli ospedali non è funzionante e le strutture ancora operative devono fare i conti con danni provocati dai combattimenti, carenza di carburante, acqua ed elettricità, scarsità di medicinali e personale sanitario allo stremo.
A questo si aggiunge il dramma degli sfollamenti. Oltre il 90% della popolazione, riferisce EMERGENCY citando OCHA, è stata costretta a lasciare la propria abitazione almeno una volta negli ultimi due anni. Circa il 70% della Striscia è inoltre interessato da ordini di evacuazione o ricade in aree militarizzate, riducendo ulteriormente lo spazio disponibile per la popolazione civile. Particolarmente grave resta il bilancio delle vittime. I dati riportati dall’organizzazione, aggiornati al luglio 2026, indicano oltre 247mila persone morte o ferite nella Striscia dal 7 ottobre 2023. Di queste, 1.180 persone sono morte e 3.810 sono rimaste ferite dal 10 ottobre 2025, dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Sono inoltre almeno 595 gli operatori umanitari uccisi dal 7 ottobre 2023 e oltre 930 gli attacchi registrati contro strutture sanitarie.
La fame e la crisi degli aiuti
Uno dei nodi centrali resta l’accesso agli aiuti. Prima del 7 ottobre 2023 entravano nella Striscia in media circa 500 camion al giorno, tra merci commerciali, aiuti umanitari e carburante. Secondo i dati citati da EMERGENCY, successivamente il flusso si è drasticamente ridotto, con medie mensili comprese tra 37 e 100-150 camion al giorno. Anche i medicinali rappresentano una quota minima dei beni che riescono a entrare nella Striscia. Nel suo aggiornamento del 18 luglio, EMERGENCY riferiva che i farmaci costituivano appena lo 0,5% dei beni in ingresso, una quantità ritenuta del tutto insufficiente per una popolazione fortemente dipendente dagli aiuti umanitari. La conseguenza è la difficoltà nel trattare ferite, infezioni e malattie croniche, mentre la scarsità di acqua potabile e le condizioni igieniche aumentano il rischio di malattie.
Sei litri d’acqua al giorno
Tra le emergenze più gravi c’è anche quella idrica. Secondo la testimonianza raccolta da EMERGENCY, nella Striscia una persona riesce oggi a disporre mediamente di appena sei litri d’acqua al giorno per bere, cucinare, lavarsi e mantenere, per quanto possibile, condizioni igieniche minime. Le falde sono contaminate e gli impianti di desalinizzazione sono fortemente limitati dalla mancanza di energia e di pezzi di ricambio.
La crisi dell’acqua si intreccia con quella sanitaria. Nelle aree di sfollamento sovraffollate, tra rifiuti e sistemi fognari collassati, aumentano i rischi legati alla diffusione di infezioni e parassiti. A maggio EMERGENCY segnalava inoltre la presenza massiccia di roditori e insetti nelle tendopoli, con l’81% degli alloggi interessati da infestazioni in un campione di 1.600 aree di sfollamento.
Il lavoro di EMERGENCY
In questo scenario EMERGENCY continua a garantire assistenza sanitaria attraverso la propria clinica di assistenza primaria ad Al Qarara e il supporto all’ambulatorio di Al Mawasi. L’organizzazione è entrata nella Striscia nell’agosto 2024, affiancando inizialmente una struttura sanitaria locale e contribuendo anche alle attività del Nasser Medical Complex Hospital di Khan Younis. I numeri raccontano la dimensione dell’intervento: la clinica EMERGENCY di Al Qarara ha effettuato oltre 73.500 visite tra il 2025 e il 2026, comprese più di 4.000 visite dedicate alla salute sessuale e riproduttiva e oltre 200 consultazioni ginecologiche nel solo 2026. La clinica locale di Al Mawasi, sostenuta dall’organizzazione, ha invece superato le 70mila visite complessive dal 2024 al 2026. «Qui continuano sparatorie e bombardamenti: non si può parlare di tregua», racconta il team di EMERGENCY nella testimonianza pubblicata dall’organizzazione. La situazione, spiegano gli operatori, resta «stagnante nella sua drammaticità», con famiglie costrette a vivere alla giornata, tra la mancanza di cibo, acqua e farmaci e la costante paura di nuovi attacchi. Per EMERGENCY, a due anni dall’inizio del proprio intervento, il rischio più grande è che una condizione eccezionale diventi percepita come normale. «Non possiamo considerare tutto questo “normale”», è il messaggio con cui si conclude l’aggiornamento dell’organizzazione.
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24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
Il futuro del riciclo degli inerti potrebbe passare sempre di più da sensori, algoritmi, robotica e sistemi digitali capaci di conoscere la storia e le caratteristiche dei materiali. Una trasformazione tecnologica che interessa uno dei più grandi flussi di materia dell’economia italiana: secondo il Rapporto Rifiuti Speciali 2026 di ISPRA, nel 2024 il settore delle costruzioni e demolizioni ha prodotto 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 52,5% di tutti i rifiuti speciali prodotti nel Paese. Il tasso di riciclaggio dei C&D ha raggiunto l’82,4%, superando ampiamente l’obiettivo europeo del 70%. Ma la nuova frontiera non consiste soltanto nell’aumentare ulteriormente questa percentuale. Consiste soprattutto nel migliorare qualità, omogeneità, tracciabilità e valore dei materiali ottenuti dal recupero.
Dalla selezione meccanica alla selezione intelligente
La ricerca europea sta già sperimentando una nuova generazione di tecnologie. Progetti finanziati nell’ambito di Horizon Europe stanno studiando sistemi nei quali telecamere RGB e multispettrali, sensori, LiDAR e algoritmi di intelligenza artificiale possono contribuire al riconoscimento dei differenti materiali presenti nei rifiuti da costruzione e demolizione. L’obiettivo è aumentare progressivamente l’automazione della selezione e ottenere frazioni di materiali più omogenee. Parallelamente vengono sperimentate soluzioni robotizzate per il sorting dei rifiuti. Il progetto europeo RECLAIM, per esempio, ha sviluppato sistemi robotici di selezione e classificazione basati anche sull’integrazione di immagini RGB e hyperspectral imaging, lavorando inoltre su impianti robotizzati modulari e decentralizzati per il recupero dei materiali.
Il rifiuto diventa un flusso di dati
La trasformazione più profonda potrebbe tuttavia essere digitale. BIM, digital twin e piattaforme di gestione dei materiali consentono potenzialmente di seguire il materiale lungo diverse fasi del ciclo di vita dell’opera: costruzione, utilizzo, demolizione, trattamento e nuovo impiego. Il rifiuto smette così di essere soltanto una massa fisica da trattare e diventa anche un insieme di informazioni sulla composizione, provenienza, caratteristiche e possibili destinazioni. «La qualità del materiale riciclato e la disponibilità di informazioni affidabili sono elementi decisivi per aumentarne la fiducia e quindi la domanda di mercato» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.
Dal downcycling all’upcycling
È proprio questo uno degli obiettivi della ricerca europea più recente: evitare che il recupero produca esclusivamente materiali destinati agli impieghi meno qualificati e aumentare invece la quota di rifiuti trasformabile in prodotti secondari con prestazioni e valore economico maggiori. Il progetto europeo CIRCULess sta sperimentando, tra l’altro, tecnologie avanzate di ispezione e selezione per calcestruzzo e aggregati con l’obiettivo di ottenere frazioni più pulite e omogenee e sviluppare prodotti secondari a maggiore valore aggiunto.
Il caso Seipa: dalla quantità alla qualità
È una traiettoria coerente con il percorso industriale sviluppato negli ultimi anni dal Gruppo Seipa. Nel 2025 la produzione di aggregati inerti riciclati del gruppo ha superato 320 mila tonnellate, contro circa 30 mila agli inizi del percorso nel 2008. Ma accanto alla crescita quantitativa emerge un secondo indicatore: circa 60 mila tonnellate, pari al 18% degli AIR prodotti nel 2025, sono state destinate ad applicazioni a maggiore valore aggiunto. È proprio questa percentuale a indicare una possibile frontiera di sviluppo. «La prossima fase dell’economia circolare degli inerti sarà probabilmente sempre meno misurata soltanto dalle tonnellate recuperate e sempre più dalla qualità e dal valore industriale dei prodotti che riusciamo a ottenere da quelle tonnellate» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.
La fabbrica circolare del futuro
Il passaggio è quindi dalla semplice gestione del rifiuto a una vera ingegnerizzazione della materia seconda. Sensoristica per conoscere i materiali, intelligenza artificiale per riconoscerli, automazione per separarli, sistemi digitali per tracciarli e ricerca sui materiali per aumentarne le applicazioni. Il risultato potrebbe essere una nuova generazione di impianti nei quali il confine tra gestione dei rifiuti e produzione industriale diventa sempre più sottile. Per il Gruppo Seipa, che dal 2008 certifica aggregati naturali e riciclati e ha progressivamente aumentato il peso delle materie prime seconde nella propria produzione, questa evoluzione indica anche la direzione della filiera: non soltanto riciclare di più, ma riciclare meglio, producendo materiali sempre più qualificati, tracciabili e capaci di sostituire risorse naturali. È probabilmente su questo terreno che si giocherà la prossima rivoluzione dell’economia circolare nelle costruzioni: trasformare milioni di tonnellate di rifiuti non semplicemente in materiale recuperato, ma in nuovi prodotti industriali.
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24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
Una fiaccolata per richiamare l’attenzione sulla situazione delle famiglie che vivono nelle aree interessate dal bradisismo e per sollecitare nuovi interventi delle istituzioni. È in programma mercoledì 26 agosto, alle 19.15, la manifestazione promossa dal Comitato Emergenza Campi Flegrei. Il raduno è previsto in Corso Umberto I, all’altezza dell’ufficio postale. Il corteo, al quale i partecipanti sono invitati a prendere parte portando luci votive o fiaccole, percorrerà via Napoli, attraversando le zone di La Pietra e Dazio, per concludersi in piazzetta Bagnoli.
Secondo quanto riferito dal Comitato, l’iniziativa nasce con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico le conseguenze del bradisismo per i residenti delle zone epicentrali e la situazione delle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. L’associazione chiede, in particolare, l’emanazione dello stato di emergenza e l’approvazione di una legge speciale per i Campi Flegrei, con interventi e risorse destinati alla sicurezza, alla prevenzione e alla tutela del territorio.
«Invitiamo tutti i cittadini a partecipare portando una luce votiva. Vogliamo che questa manifestazione rappresenti le case e le famiglie che stanno vivendo una situazione di grande difficoltà e che l’attenzione resti alta», afferma Laura Iovinelli, presidente e portavoce del Comitato Emergenza Campi Flegrei. «Chiediamo alle istituzioni risposte concrete e tempi certi».
Il Comitato sostiene che la popolazione delle aree maggiormente interessate continui a vivere una condizione di incertezza e sollecita misure immediate a sostegno delle famiglie sfollate e dei cittadini residenti nelle zone epicentrali. Tra le richieste avanzate anche un piano di interventi di più lungo periodo per affrontare le criticità legate al fenomeno bradisismico. La partecipazione alla manifestazione è aperta ai cittadini, alle associazioni, alle organizzazioni sindacali e alle forze politiche che intendano aderire all’iniziativa.
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24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
I diritti umani, la pace, la solidarietà internazionale e la cultura legata all’impegno per la comunità e per le persone più fragili sono i temi della tredicesima edizione del Premio per la Responsabilità Sociale Amato Lamberti organizzato dall’ associazione Jonathan e dal gruppo di imprese sociali Gesco con il sostegno dell’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli. La cerimonia di premiazione si terrà a Palazzo Gravina a Napoli sabato 12 settembre 2026 a partire dalle ore 19. Interverranno il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’assessore alla Cultura della Regione Campania Onofrio Cutaia. Condotto dal giornalista Rai Ettore De Lorenzo, il Premio si aprirà con un collegamento in diretta con lo storico dell’arte e saggista Tomaso Montanari, rettore dell’Università per gli Stranieri di Siena, commendatore della Repubblica e autore di un recente libro su Gaza. Nel cuore della cerimonia salirà sul palco per il Premio Speciale l’attrice, scrittrice e attivista Chiara Francini, da sempre accanto alle persone più fragili e alla comunità Lgbtqi+ e testimonial delle campagne dell’Aism, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Per i Diritti umani sarà premiato Marco Cappato tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni da oltre 20 anni impegnata a tutela dei diritti civili e l’autodeterminazione, oltre che per i diritti e l’assistenza delle persone malate e con disabilità. Tra le battaglie più note quella per una legge nazionale sul fine vita.
Nel corso della serata si esibirà al pianoforte il Maestro Antonio Fresa, pianista compositore di straordinaria sensibilità e dal forte impegno sociale, che riceverà il premio alla Cultura. Il Premio per la Responsabilità Sociale Amato Lamberti intende mettere in rilievo le testimonianze di persone, note e meno note, che si siano distinte per le loro azioni solidali e per una sensibilità civile che va oltre il comune senso del dovere. Vorrà ricordare con grande stima e riconoscenza per il suo lavoro Riccardo Siano, fotoreporter del quotidiano La Repubblica, scomparso lo scorso maggio, al quale gli organizzatori hanno dedicato quest’anno il premio per il Fotogiornalismo. Per la categoria Impresa sarà premiato Vincenzo Cordella imprenditore della ristorazione, che ha riproposto a Roma il modello di inserimento lavorativo a lui stesso offerto quando era utente delle comunità dell’associazione Jonathan. Per l’operato in Tanzania, dove ha costruito dal nulla un intero villaggio per i bambini più poveri, sarà premiata Adele Gigante come presidente dell’associazione Africaintesta nella categoria Napoli Città Solidale, mentre per il Lavoro sociale un riconoscimento sarà dato ad Antonio Procentese per le sue attività di reinserimento lavorativo a favore delle persone con sofferenza psichica. Le azioni solidali in Africa, infine, saranno alla base della motivazione per la Menzione speciale “Paolo Giannino” che andrà al Liceo scientifico Galileo Galilei di Napoli.
Come di consueto i premiati riceveranno ciascuno un’opera d’arte realizzata per l’occasione dal gruppo di artiste Donne ad Arte coordinate da Maria Cristina Antonini e selezionate con il contributo di Daniela Pergreffi, entrambe pittrici e docenti nell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Con loro partecipano quest’anno le artiste Agnese Brusca, Rita Casdia, Agnese Fornito, Marika Grimaldi, Alessandra Muto, Ilaria Sagaria, Eva Santos.
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24 Ago, 2026 | Comunicare il sociale
Migliaia di lavoratori delle cliniche private accreditate della Campania rischiano di ritrovarsi senza stipendio certo e senza orario di lavoro garantito. È da questa preoccupazione che nasce la decisione di FP CGIL e UIL FP di annunciare, nei prossimi giorni, la proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale del comparto sanitario privato. La decisione è stata comunicata formalmente ad AIOP Campania, l’associazione che riunisce le cliniche private, e ai vertici della Regione. Alla base della protesta c’è una scelta presa dalle strutture datoriali lo scorso 4 agosto, durante un’assemblea interna: una scelta che, secondo i sindacati, scarica sui lavoratori le difficoltà economiche delle aziende. Per questo motivo FP CGIL e UIL FP parlano apertamente di «ricatto occupazionale e assistenziale».
Le due sigle sindacali hanno diffidato formalmente l’AIOP e le cliniche associate dal prendere iniziative unilaterali come la riduzione dell’orario di lavoro, i tagli occupazionali o la sospensione delle attività. In particolare, la protesta si concentra su tre questioni. La prima riguarda i tagli ai costi del personale, giustificati dalle aziende con presunti esuberi di organico. La seconda è la minaccia di bloccare, a partire dal 16 settembre, i ricoveri programmati: una misura che i sindacati considerano un indebito strumento di pressione politica, capace di ledere il diritto costituzionale alla salute dei cittadini. La terza riguarda i ritardi nel pagamento degli stipendi, che le cliniche attribuiscono esclusivamente ai crediti non ancora incassati dalla Pubblica Amministrazione. Su quest’ultimo punto i sindacati sono netti: il rischio d’impresa, ricordano, non può ricadere sulle retribuzioni dei lavoratori.
Parallelamente, FP CGIL e UIL FP hanno inviato una nota molto dura al presidente della Giunta regionale Roberto Fico, al presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, alla Commissione Sanità e ai prefetti campani. Per i sindacati non è più tollerabile che la Regione resti in silenzio di fronte a questa situazione. Le richieste rivolte alle istituzioni sono tre. Anzitutto, superare un metodo di confronto che finora ha coinvolto solo la Regione e le associazioni datoriali, escludendo di fatto le migliaia di lavoratori del settore. In secondo luogo, aprire subito un tavolo a tre voci – Regione, datori di lavoro e sindacati – per discutere di programmazione sanitaria, tariffe e livelli essenziali di assistenza (LEA): un confronto che i sindacati sollecitano da luglio senza aver mai ricevuto risposta. Infine, garantire una tutela immediata sugli stipendi, evitando che le aziende congelino diritti contrattuali ed economici usando come scusa i ritardi nei pagamenti regionali relativi al 2025 o alle mensilità correnti.
I segretari generali Alfredo Garzi Cosentino (FP CGIL) e Vincenzo Torino (UIL FP), insieme ai segretari di settore per la sanità privata Marco D’Acunto e Rachele Palma, avvertono che lo stato di agitazione regionale è solo il primo passo. Se non arriveranno risposte immediate e una convocazione urgente da parte della Regione, la mobilitazione è destinata a trasformarsi nel blocco totale delle attività e nello sciopero generale dell’intero comparto.
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