Vesuvius Art, la rassegna artistica di Urbe Vesuviana torna a Pollena Trocchia
L’articolo Vesuvius Art, la rassegna artistica di Urbe Vesuviana torna a Pollena Trocchia proviene da Comunicare il sociale.
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Con professionalità ed estrema sensibilità, Annalisa Senese dà voce ai figli e alle figlie dei detenuti nel libro “Figli cancellati”. Scritto con il giornalista Antonio Vastarelli, il libro è pubblicato dalla Giannini Editore nella collana Sorsi e sarà presentato per la prima volta mercoledì 17 settembre, alle ore 18 presso la libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri, Napoli. Dialogano con l’autrice: Antonio Vastarelli, Maria de Luzenberger Milnernsheim, Lucia Castellano.
“Figli cancellati” raccoglie sei storie, otto i protagonisti: Salvatore, Imma, Genny, Ciro, Enzo, Riccardo, Ambra e Anita. Bambini e bambine che crescono ai margini della libertà, osservando il mondo attraverso la lente del carcere. Costretti a confrontarsi con una realtà familiare segnata dalla detenzione, questi giovani imparano presto a convivere con l’assenza, la vergogna e l’abbandono. Figli cancellati è un’opera intensa e necessaria, che racconta l’infanzia negata e invita a riflettere sul prezzo umano dell’isolamento penale, restituendo voce e dignità a chi spesso resta invisibile: i figli dei detenuti.
Annalisa Senese è avvocata penalista, si è sempre dedicata alla tutela dei diritti umani nelle carceri, con particolare attenzione ai minori e alle donne. Già presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera Penale di Napoli e coordinatrice della Commissione Diritto Penale del Consiglio dell’Ordine di Napoli, ha svolto attività di formazione e sensibilizzazione sul bullismo e il cyberbullismo in ambito scolastico e associativo.
Antonio Vastarelli è giornalista, ha collaborato e lavorato come redattore per il quotidiano il Mattino. È autore del romanzo giallo Dieci piccoli napoletani (Fanucci Editore, 2019), vincitore del Premio Massimo Troisi 2020, e della commedia teatrale Cause perse – Una maledetta primavera per Jack Soriano (Edizioni Mea, 2021).
L’articolo “Figli cancellati”: bambini e bambine che hanno conosciuto il carcere. La prima presentazione alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri proviene da Comunicare il sociale.
I celiaci possono donare il sangue? La risposta è sì. E da oggi, in Emilia-Romagna, hanno anche la garanzia di una colazione sicura e senza glutine dopo la donazione.
È il risultato dell’accordo siglato tra Associazione Italiana Celiachia Emilia-Romagna e AVIS Emilia-Romagna, con la presenza di AIC nazionale, che ha portato alla definizione di un protocollo condiviso per garantire un ristoro idoneo alle persone con celiachia o Dermatite Erpetiforme.
L’intesa parte come progetto pilota e punta a diventare una buona pratica da estendere a livello nazionale. «Siamo orgogliosi di questo accordo con AVIS – spiega Rossella Valmarana, presidente AIC nazionale – perché rappresenta un segnale forte di rispetto, inclusione e sensibilità. È anche l’occasione per ricordare l’importante lavoro fatto sin dagli inizi degli anni 2000, grazie al quale oggi i celiaci possono donare il sangue, un diritto fino ad allora precluso. Ora vogliamo promuovere questa pratica in tutta Italia».
Dal 2005 infatti, con il Decreto del 3 marzo (G.U. 85 del 13 aprile), è stato chiarito che i celiaci a dieta senza glutine possono donare sangue e plasma. Prima di allora la celiachia era considerata una malattia autoimmune che comportava l’esclusione automatica dalla donazione.
Per garantire la sicurezza, è stato predisposto un documento di buone prassi che raccoglie indicazioni sugli alimenti consentiti e sulle procedure da seguire per evitare contaminazioni, documento che sarà condiviso con tutti i volontari AVIS.
Accanto a ciò, AIC rafforzerà le campagne di sensibilizzazione alla donazione e alla promozione di stili di vita sani, coinvolgendo sempre più la comunità celiaca in un gesto di grande valore sociale.
L’articolo Accordo AIC e AVIS: colazioni senza glutine per i donatori celiaci proviene da Comunicare il sociale.
È stato immobilizzato con fascette di plastica e rapinato in casa da una banda di malviventi travestiti da postini. Vittima un anziano professionista di Fuorigrotta, che il 19 marzo scorso si è visto sottrarre 25mila euro in contanti custoditi nella cassaforte della propria abitazione.
Nelle ultime ore i Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli, coordinati dalla Procura partenopea, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di due persone, ritenute gravemente indiziate dei reati di rapina e sequestro di persona.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, due uomini si sarebbero presentati alla porta della vittima fingendosi corrieri con un pacco da consegnare. Una volta entrati, hanno permesso a due complici di raggiungerli: insieme hanno immobilizzato l’anziano e portato via il denaro.
Le indagini hanno consentito di raccogliere testimonianze, immagini di videosorveglianza e riscontri tecnici, fino a identificare e bloccare i due presunti rapinatori. Restano in corso approfondimenti per individuare gli altri complici.
Gli inquirenti ricordano che si tratta di un provvedimento cautelare in fase di indagini preliminari: i destinatari sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva.
Il caso riaccende i riflettori sulla sicurezza degli anziani nelle proprie abitazioni, troppo spesso presi di mira da bande che sfruttano raggiri e travestimenti per colpire i più fragili.
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Un episodio di violenza macchia la tradizionale ballata dei gigli del 10 settembre scorso. Un 18enne di origini malesi è stato aggredito durante la cerimonia folkloristica e ha dovuto fare ricorso alle cure mediche, riportando una prognosi di 7 giorni.
Dopo indagini serrate, supportate dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona, i Carabinieri della stazione di Villaricca hanno individuato i presunti responsabili: un 36enne già noto alle forze dell’ordine e due 31enni incensurate, tutti del posto.
I tre sono stati denunciati e dovranno rispondere dei reati di aggressione e lesioni personali in concorso a sfondo razziale.
Il caso riporta l’attenzione sul fenomeno delle discriminazioni che possono sfociare in violenza anche all’interno di momenti di festa e socialità, evidenziando la necessità di promuovere rispetto e inclusione come parte integrante delle tradizioni popolari.
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