Mariglianella: lite tra 14enni durante la festa. Uno di loro è armato, intervengono i carabinieri

Siamo a Mariglianella, comune della città metropolitana di Napoli. Sono giorni di festa. Il programma ha previsto per sabato uno spettacolo comico mentre domenica sera ci sarà un concerto.
La prima serata di festa è andata e ci sono tante persone per il concerto. Come di consueto i carabinieri sono impegnati nel servizio di ordine pubblico. La serata scorre tranquilla fino a quando i carabinieri non sentono delle urla provenire da via Napoli.

Due ragazzini stanno litigando tra loro. Fanno entrambi 14 anni e uno di loro impugna un coltello. Il ragazzino tenta di colpire il giovane nemico ma fortunatamente ci sono i carabinieri e il giovanissimo vinee bloccato. Il 14enne viene disarmato e l’arma – un coltello a farfalla – viene sequestrata.

L’aggressore viene perquisito e nelle sue tasche i militari trovano una dose di hashish e un altro coltello a serramanico. Il 14enne è stato denunciato. In corso accertamenti per capire il motivo dell’aggressione, ma dai primi accertamenti, non ancora del tutto confermati, pare che l’aggressione sia nata su una sorta di sfida/scherzo tra i due ragazzini, che si conoscevano

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Mese Mondiale Alzheimer: un decalogo per la prevenzione

In occasione del XIV Mese Mondiale Alzheimer e della XXXII Giornata Mondiale Alzheimer (che si è tenuta il 21 settembre), la Federazione Alzheimer Italia presenta un Decalogo per la prevenzione della demenza, elaborato da Simone Salemme, neurologo e consulente dell’Istituto Superiore di Sanità, e da Davide Mangani, ricercatore immunologo dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona.
Il decalogo raccoglie le più recenti evidenze scientifiche e traduce la ricerca in indicazioni concrete, con una doppia prospettiva: quella del singolo, che può adottare comportamenti protettivi nella vita quotidiana, e quella della società. Governi e Istituzioni, infatti, sono chiamati a mettere in campo politiche pubbliche e scelte strutturali a tutela della salute cerebrale collettiva.
«Oggi sappiamo che la prevenzione è una leva potente: fino al 40% dei casi di demenza potrebbe essere evitato o ritardato intervenendo sui fattori di rischio modificabili», afferma Simone Salemme. «Il decalogo unisce responsabilità individuali e responsabilità collettive. È un invito a ciascuno di noi, ma anche alla politica, alle Istituzioni e a tutta la comunità, ad agire per costruire un futuro con un minore impatto della demenza», aggiunge Davide Mangani.
Decalogo per la prevenzione della demenza
1. Pressione arteriosa sotto controllo
L’ipertensione è un “killer silenzioso”: tenerla sotto controllo significa proteggere cuore e cervello.
  • Cosa può fare il singolo: misurare regolarmente la pressione, seguire le cure prescritte, ridurre l’uso del sale, mantenere uno stile di vita attivo, tenere sotto controllo il peso.
  • Cosa può fare la società: promuovere screening diffusi, facilitare l’accesso ai farmaci, progettare città che incoraggino il movimento, con parchi e piste ciclabili.
2. Colesterolo LDL: conoscerlo e trattarlo
Il colesterolo alto nella mezza età aumenta il rischio di demenza e ictus.
  • Cosa può fare il singolo: tenere sotto controllo i livelli dei lipidi, seguire una dieta mediterranea, fare attività fisica, non fumare e limitare l’alcol.
  • Cosa può fare la società: offrire check-up cardiovascolari accessibili, garantire l’accesso a farmaci e terapie, promuovere politiche per un’alimentazione sana e l’uso di etichette nutrizionali chiare.
3. Proteggere l’udito
La perdita uditiva non trattata, spesso a causa di costi e stigma, favorisce isolamento e declino cognitivo.
  • Cosa può fare il singolo: fare screening dopo i 60 anni, usare gli apparecchi acustici se necessario, proteggere l’udito dal rumore (usando tappi se necessario e moderando il volume di tv, radio, ecc.), condurre una vita sociale attiva.
  • Cosa può fare la società: rendere accessibili ausili e riabilitazione, creare ambienti pubblici con ascolto assistito (ovvero garantire che auditorium, teatri e spazi comunitari siano dotati di sistemi audio che permettano l’accessibilità a persone con perdite uditive), promuovere campagne per combattere lo stigma.
4. Proteggere la vista
Vederci bene mantiene autonomia e stimolazione cognitiva.
  • Cosa può fare il singolo: sottoporsi regolarmente a visite oculistiche, avvalersi di occhiali o lenti adeguati, non rimandare interventi necessari come la cataratta, usare un’illuminazione domestica adeguata.
  • Cosa può fare la società: ridurre le liste d’attesa per gli interventi, promuovere screening visivi, rendere accessibili i presidi oculistici, migliorare l’illuminazione e la segnaletica pubblica.
5. Attività fisica regolare
Il movimento è una delle armi più efficaci per la salute del cervello.
  • Cosa può fare il singolo: camminare, nuotare, ballare, alternare esercizi aerobici e di potenziamento, per spezzare la sedentarietà.
  • Cosa può fare la società: sviluppare città “active friendly”, sostenere palestre e programmi sociali, incentivare la mobilità attiva e il trasporto pubblico, promuovere l’attività fisica con campagne nazionali di sensibilizzazione.
6. Alimentazione di tipo mediterraneo
La dieta mediterranea protegge da infiammazione e declino cognitivo.
  • Cosa può fare il singolo: consumare frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, olio d’oliva; limitare zuccheri e cibi processati.
  • Cosa può fare la società: garantire mense pubbliche, scolastiche e lavorative “mediterranee”, rendere maggiormente accessibili cibi freschi, sostenere le filiere locali, disincentivare con politiche fiscali idonee la diffusione di cibi ultraprocessati.
7. Stop al fumo e agli eccessi dell’alcol
Tabacco e alcol danneggiano i vasi, alzano la pressione e favoriscono infiammazione e atrofia cerebrale.
  • Cosa può fare il singolo: smettere di fumare, evitare il fumo passivo, limitare l’alcol ed evitare le “abbuffate alcoliche”.
  • Cosa può fare la società: rafforzare le politiche antifumo, offrire servizi di sostegno per le dipendenze, regolamentare la vendita e la pubblicità degli alcolici.
8. Diabete, peso e salute metabolica
Il diabete di tipo 2 e l’obesità aumentano il rischio di demenza.
  • Cosa può fare il singolo: monitorare glicemia e peso, seguire le terapie, adottare uno stile di vita sano, dormire a sufficienza e fare attenzione allo stress eccessivo.
  • Cosa può fare la società: attivare programmi di prevenzione, facilitare l’accesso a nutrizionisti, adottare politiche che limitino il consumo di bevande zuccherate, promuovere politiche per garantire equità nell’accesso a cibi sani.
9. Mente attiva e relazioni sociali
Relazioni e stimoli mentali rafforzano la riserva cognitiva.
  • Cosa può fare il singolo: imparare cose nuove, coltivare hobby, partecipare ad attività sociali, chiedere aiuto in caso di depressione.
  • Cosa può fare la società: garantire un’istruzione di qualità fin dall’infanzia, promuovere centri comunitari e biblioteche, sostenere università della terza età, garantire servizi di salute mentale accessibili.
10. Attenzione ai rischi ambientali e ai traumi
Incidenti e inquinamento atmosferico pesano anche sulla salute cerebrale.
  • Cosa può fare il singolo: indossare il casco in bici e in monopattino; usare protezioni adeguate per l’attività sportiva; prevenire le cadute in casa con l’utilizzo di tappeti antiscivolo, corrimani e di un’illuminazione adeguata; ridurre le combustioni domestiche; preferire luoghi meno inquinati.
  • Cosa può fare la società: attuare piani “aria pulita” per ridurre traffico e combustioni, aumentare il verde urbano, rafforzare la sicurezza stradale e la prevenzione delle cadute domestiche, realizzare abitazioni e quartieri a misura di anziani.
Con questo decalogo la Federazione Alzheimer Italia rinnova il suo impegno per una società più informata, attenta e inclusiva.
Maggiori informazioni sono disponibili su www.alzheimer.it e www.dementiafriendly.it;
sul canale YouTube della Federazione Alzheimer è disponibile un video di approfondimento sul decalogo con gli interventi di Simone Salemme e Davide Mangani.

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Napoli, cortei e disagi per lo sciopero pro Gaza: occupati i binari della stazione centrale VIDEO

A Napoli la giornata dello sciopero generale per Gaza è iniziata con oltre cinquemila manifestanti che si sono radunati in Piazza Garibaldi, per dare solidità a una mobilitazione che ha coinvolto studenti, cittadini e movimenti sociali. Poco dopo le 10:30 è avvenuta l’irruzione nella Stazione Centrale: manifestanti hanno occupato i binari ferroviari, causando ritardi significativi nei treni in partenza e in arrivo. L’occupazione è durata quasi un’ora, poi la situazione ha cominciato a normalizzarsi.

Nel centro della città, gli studenti di molte scuole si sono raccolti in corteo, da Piazza Mancini verso Piazza Municipio; un altro corteo è previsto nel pomeriggio, con partenza dall’ex base Nato di Bagnoli. Lo sciopero sembra aver suscitato una significativa adesione nel mondo della scuola e tra gli studenti, che partecipano numerosi alle manifestazioni

di Francesco Gravetti e Walter Medolla

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Scuola a Napoli, 281 posti in più per i bimbi. Il punto con l’assessora Striano su nidi e infanzia

L’inizio dell’anno scolastico ha portato con sé diverse sfide e novità per il Comune di Napoli, che sta affrontando un processo di ampliamento e rinnovamento delle strutture educative per l’infanzia. Con l’assessora all’Istruzione e alle Famiglie Maura Striano abbiamo fatto il punto della situazione sui primi giorni di scuola, le difficoltà incontrate, e le iniziative per ampliare l’offerta educativa sul territorio. Tra le principali novità, l’introduzione di 8 nuove sezioni primavera (due già attive) e l’ampliamento di strutture esistenti, con l’obiettivo di accogliere, quest’anno, 281 bimbi in più.

Assessora, come è iniziato l’anno scolastico? Ci sono state delle criticità particolari?

“Abbiamo avuto una partenza positiva in quasi tutte le strutture, tranne che alla Maria Cristina di Savoia, nella terza Municipalità, dove stiamo completando dei lavori di ampliamento. Abbiamo aggiunto una sezione primavera e aumentato il numero dei posti disponibili, ma questi lavori richiedono nuove certificazioni antincendio e qualche ritardo. La struttura inizierà il 29 settembre invece dell’11 settembre. Mentre invece nelle altre abbiamo iniziato, sebbene avessimo avuto delle difficoltà perché abbiamo dovuto fare dei controlli, degli approfondimenti, delle prove di carico su alcuni solai, proprio per essere sicuri di poter partire in sicurezza su alcune strutture della sesta municipalità.  Abbiamo fatto queste prove di carico e quindi due delle strutture che abbiamo sottoposto a controllo sono risultate agibili, quindi le abbiamo fatte aprire anche se con qualche giorno di ritardo e sono il nido Laghetto e il nido Maranda. Per il nido Lotto 0, abbiamo dovuto adattare una struttura non pensata per ospitare bambini, ma ora è operativa e gli interventi sono in corso. Qui abbiamo cercato di trovare uno spazio adeguato al piano terra ampio e rifunzionalizzato tutto, anche i bagni e quindi anche quello è partito. Perciò abbiamo deciso di dislocarli almeno per un po’ di tempo presso altre strutture per fare comunque avviare l’anno educativo e poi appena abbiamo fatto tutte le verifiche e fatto gli interventi necessari li riportiamo lì, perché comunque quello è un polo per l’infanzia prezioso in quel contesto quindi saremo veloci anche di fare appunto questo intervento”.

Quali sono le novità per quest’anno, in termini di ampliamento e nuovi posti?

“Abbiamo aperto nuove sezioni primavera, ad esempio, presso la scuola dell’infanzia Vanvitelli, che accoglierà 20 bambini. E’ tutto pronto. Li prenderemo dalla lista di attesa dei nidi limitrofi, perché abbiamo ottenuto tante liste di attesa nei nostri nidi comunali. Inoltre, abbiamo aperto una nuova sezione primavera a Scampia, presso la scuola dell’infanzia Labriola. Stiamo anche raccogliendo le iscrizioni per due nuovi asili nido che abbiamo aperto e che sono proprio nuovi: a Calata Capodichino e Via Valente. Qui siamo raccogliendo le iscrizioni per poter poi partire appena abbiamo il numero di bambini.

C’è carenza di personale?

Ci sono 50 educatori nuovi che abbiamo preso e dobbiamo prendere 128 maestre a tempo determinato, però ce ne mancano ancora una quarantina. Noi stiamo facendo le convocazioni ma non tutte si presentano quindi abbiamo dovuto fare delle nuove convocazioni.

In termini di numeri, quanti bambini sono stati accolti quest’anno rispetto all’anno precedente?

“È ancora difficile fornire un numero preciso, dato che siamo in una fase di ambientamento. Tuttavia, il nostro obiettivo per quest’anno è di accogliere 281 bambini in più rispetto allo scorso anno. Siamo ancora in fase di verifica delle iscrizioni, quindi i numeri definitivi li avremo a metà ottobre, quando avremo un quadro completo delle iscrizioni, delle rinunce e degli spostamenti.”

Oltre alle sezioni primavera, quali altre strutture sono previste?

“Oltre alle due sezioni primavera già avviate, quest’anno apriremo un totale di 8 nuove sezioni primavera in tutta la città.”

Quali sono gli obiettivi futuri per le scuole dell’infanzia e gli asili nido a Napoli?

“Il nostro obiettivo è di essere completamente in linea con gli standard richiesti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) entro il 2026-2027. Questo include la creazione di nuovi posti e l’ampliamento delle strutture esistenti. Nel lungo periodo, l’Europa sta richiedendo un’ulteriore espansione, con un obiettivo del 45% di copertura, quindi, se necessario, dovremo riparametrare i nostri piani in base alle richieste europee.”

La povertà educativa minorile è un tema molto attuale. Come avete affrontato il problema e quali sono le prospettive future?

“Diciamo che 3 milioni non è che proprio un finanziamento adeguato, tra l’altro fino al 2027 e quindi già comunque a termine. La cifra non riesce a rispondere agli obiettivi e target di tutti i progetti che sono in campo e che dovrebbero essere in campo. Noi riteniamo che il fondo debba essere rifinanziato in modo strutturale e con una cifra più adeguata, in modo che le politiche di contrasto alla povertà educativa possano essere sostenibili nel tempo.”

Infine, il presidente Mattarella sarà presente per l’inaugurazione dell’anno scolastico. Quale significato ha questa visita per Napoli?

Penso che sia un segnale molto importante per due motivi. Il primo è perché c’è una attenzione alla scuola, quindi all’educazione che è un presidio essenziale, d’altra parte è un diritto riconosciuto a livello costituzionale. Quindi tutte le istituzioni si devono mettere in gioco per garantire un’educazione di qualità equa e accessibile a tutti. Il secondo punto è perché si interessa delle nostre scuole e poi so che andrà anche a Nisida quindi c’è una attenzione particolare al recupero dei giovani”.

 

di Adriano Affinito

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Tappa a Napoli per la Carovana della Pace delle ACLI: «Bisogna essere costruttori di pace»

La Carovana della Pace ha fatto tappa a Napoli, con un incontro organizzato dalle Acli al Museo della Pace di via Agostino De Pretis, in un giorno particolare per la città: il 19 settembre, quando i fedeli aspettano il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Un momento di confronto, alla presenza dei rappresentanti del mondo cattolico, del terzo settore, dell’associazionismo, dei sindacati.

Le parole di don Mimmo- A miracolo avvenuto, il cardinale don Mimmo Battaglia, arcivescovo metropolita della Diocesi di Napoli, nella sua omelia al Duomo è stato chiaro. “Ascolta, Israele: cessino gli assedi che tolgono pane e acqua; cessino i colpi che sbriciolano case e infanzie; cessino le rappresaglie che scambiano la sicurezza con lo schiacciamento, cessi l’invasione che soffoca ogni speranza di pace. La sicurezza che calpesta un popolo non è sicurezza: è un incendio che, prima o poi, brucia la mano che credeva di domarlo. Sorelle e fratelli, Napoli, nonostante le sue ferite, è città di pace. E da questa città affacciata sul mediterraneo vorrei si generasse un movimento di speranza e di pace’’. E poi ancora. “Il sangue di Gennaro non è un talismano: è un appello. San Gennaro, Guarda la Palestina, guarda l’Ucraina, guarda i Sud del mondo: quanti non hanno più lacrime e ci prestano i loro occhi. Fa’ che la pace non sia uno slogan, ma una pratica’’. E da queste parole che sono partite le riflessioni dell’incontro al Museo della Pace.

Gli interventi- Tante le riflessioni all’iniziativa di venerdì che ha accolto la carovana, partita il 2 settembre da Palermo e che si concluderà il prossimo 15 dicembre all’Assemblea straordinaria del Parlamento europeo di Strasburgo. Pierangelo Milesi, vicepresidente nazionale delle Acli con delega alla pace ha ricordato come il claime di questa iniziativa sia «Peace at work, che una tappa a Napoli nel giorno di San Gennaro. Ci fa piacere essere qui al museo della pace. La pace in costruzione, è una questione di artigianato Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte ogni giorno e nella propria dimensione spirituale, è inaccettabile quanto sta accadendo» anzitutto in Palestina ma non solo. Per Michele Capasso, presidente del Museo della Pace, l’incontro con la carovana della pace ha rappresentato «un momento importante, che non poteva non essere ospitato qui che da quarant’anni è il simbolo della pace. Non bisogna trovare la via della pace, la pace è la via e la strada – aggiunge Capasso – In quarant’anni abbiamo spesso messo insieme le varie parti per costruire un dialogo vero e concreto. In questo momento gli Stati Uniti del mondo (rappresentati all’interno del museo con sede in via Agostino De Pretis ndr.) sono costituiti da 181 Paesi e da 16.000 organismi della società civili stanno dando voce della testimonianza come atto di pace. Stiamo realizzando simboli in tutti il mondo dedicati alle madri dei bambini morti in guerra, morti per fame, alle madri ad esempio delle vittime di mafia e della criminalità organizzata e che con la propria testimonianza può tutelare i valori fondamentali dell’umanità». Secondo il presidente delle Acli Metropolitane di Napoli, Umberto Cristadoro, «l’arrivo a Napoli della carovana è una tappa importante della marcia della pace di Assisi, Napoli è una città simbolica, ci sono tante etnie, genialità e contraddizioni ma dove la pace è radicata in modo forte». «Don Mimmo – le parole della direttrice della Caritas di Napoli suor Marisa Pitrella – ci ha richiamato a essere costruttori di pace, essere donne e uomini che non possono più stare fermi a guardare quello che sta accadendo ma che si sporcano le mani. La pace inizia già dalle nostre famiglie, nel nostro Paese e nelle nostre città. Dobbiamo costruire relazioni belle perché la pace non è solo giustizia ma è molto di più: è fraternità. Dobbiamo tutti insieme lavorare perché ognuno di noi possa mettersi in campo con il linguaggio, con le azioni, per costruire per essere Artigiani di Pace per costruire un mondo di fraternità per costruire la pace». Non così dissimile la riflessione di don segretario dell’arcivescovo di Napoli. Don Mimmo Battaglia «ha fatto una denuncia fortissima rispetto alle ipocrisie sulla pace, forte la testimonianza di padre Romanelli su Gaza. Una pace senza giustizia, non ci può essere e riguarda anche il lavoro come libertà e così si parametra anche il livello di giustizia e quindi di pace».

Le altre posizioni-  «La pace è diventata qualcosa di auspicabile, comunque e dovunque. Vediamo gente scappata terrorizzata e bambini morti sotto le bombe. Abbiamo trascurato la pace, è invece emersa in modo dirompente la pace e si rischia di diventare anche un mondo in cui si è l’uno contro gli altri». A dirlo Francesco Dandolo, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio aggiungendo: «Bisogna costruire dal basso in modo solidale e pacifica, per esempio accogliendo chi scappa dalla guerra. La comunità di Sant’Egidio ha attivato i canali proprio per questo, sono arrivati 8000 profughi da Gaza, la metà bambini». Secondo Giovampaolo Gaudino, portavoce Forum Terzo Settore, «il compito del nostro mondo è costruire dei legami sempre più forti, anche in situazioni di fragilità per non creare distanze, anzi ridurre. La pace si costruisce giorno per giorno, creando legami».

Il mondo del lavoro- Presenti anche i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil. «Quando le Acli ci hanno chiamato in qualche modo, abbiamo detto subito sì. Sono le ore della retorica sulla sicurezza, della pace, della parte, c’è in atto un genocidio. Questa carovana non poteva che vedere insieme il mondo del lavoro e delle associazioni» ha detto Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania.  «L’omelia del Cardinale Battaglia ha toccato tutti e speriamo tocchi la coscienza di chi ha creato questo conflitto e crei tocchi quelle coscienze sane e che si faccia in modo di fermare questa guerra. Il terrorismo di Hamas non può scatenare una guerra che Israele sta facendo ricadere le sofferenze sui bambini», così Massimo Imparato, segretario Cisl Napoli. Infine Giovanni Sgambati, segretario Uil Napoli e Campania. «Ogni iniziativa è fondamentale. L’ha detto in modo esplicito monsignor Battaglia, che ha veramente sferzato che ognuno si assuma le responsabilità. Auspichiamo lo facciano anche le forze del lavoro, noi della Uil la stiamo facendo con una sottoscrizione per la parrocchia di Gaza. Pace in Palestina, in Ucraina e in ogni parte del mondo».

di Antonio Sabbatino














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