Non aggiustare il presente, ma aprire il futuro 

Stiamo cercando di coinvolgere i giovani o stiamo semplicemente chiedendo loro di adattarsi a ciò che già esiste? È questa la domanda che attraversa oggi il volontariato e che non possiamo più rimandare. Perché dalla risposta che daremo dipende molto più della partecipazione giovanile. Dipende la capacità del volontariato di restare uno spazio vivo e generativo, uno spazio capace di futuro. Negli ultimi anni si è spesso raccontata una presunta “disaffezione” dei giovani verso l’impegno collettivo. Ma chi vive i territori sa che non è così. I giovani partecipano, eccome. Lo fanno però in forme nuove, spesso fuori dai contenitori tradizionali, scegliendo luoghi dove sentono di poter incidere davvero, di non essere semplici esecutori, senza aspettare anni per avere voce. Il nodo, a questo punto, non è motivazionale. È relazionale, o meglio, culturale. Il volontariato fatica quando diventa un sistema chiuso, quando confonde l’esperienza con l’autorità, la continuità con l’immobilismo. Funziona, invece, quando diventa uno spazio di incontro tra generazioni che si riconoscono reciprocamente, senza idealizzarsi né diffidare l’una dell’altra. Il dialogo intergenerazionale non è un gesto gentile né una buona pratica da manuale. È un esercizio scomodo perché costringe tutti a mettersi in discussione. Le generazioni adulte sono chiamate a fare un passo indietro senza sentirsi svalutate; i giovani a fare un passo avanti senza chiedere permessi infiniti (chiudevo l’intervento del mio primo congresso delle Acli dicendo “ai giovani sia ancora concesso di chiedere perdono e non permesso”).

È qui che si gioca la vera rigenerazione dei legami. Questo passaggio avviene solo attraverso una vera leadership. Non quella verticale, rassicurante, che “tiene insieme” le cose così come sono. Ma una leadership diffusa, che abilita tutte e tutti, che apre spazi accettando di non controllare tutto. Nel volontariato la leadership non dovrebbe servire a trattenere, ma a far crescere. Una leadership vera non protegge strutture, ma genera persone. Dopo la leadership il fulcro è il fattore “tempo”. Chiediamo ai giovani continuità in un mondo che offre loro solo precarietà. Chiediamo presenza costante a chi vive tra lavori instabili e incertezze. E non è una colpa, è la realtà. Se il volontariato non impara a stare dentro questa complessità, rischia di diventare selettivo, escludente, e il vero rischio è quello di diventare poco rappresentativo. Ripensare il volontariato oggi significa allora immaginare forme di partecipazione più flessibili, più progettuali, capaci di valorizzare anche contributi temporanei, magari intermittenti e sicuro non lineari. Non è abbassare l’asticella dell’impegno. È riconoscere che l’impegno cambia forma, ma non intensità. Infine, il “senso”, il “per chi lo faccio?” hanno ancora un ruolo chiave. I giovani si attivano quando vedono un orizzonte, non solo un’attività. Quando sentono che il loro tempo serve a cambiare qualcosa e non a far funzionare ciò che già c’è. Il volontariato deve tornare a essere luogo di visione, di parola pubblica e magari anche di conflitto generativo. Deve avere il coraggio di parlare di pace, di lavoro, di disuguaglianze, di futuro. Alimentare la partecipazione giovanile non significa “coinvolgere i giovani”. Significa accettare di cambiare insieme a loro. Perché il dialogo intergenerazionale non serve a conservare il presente, ma ad aprire il futuro. E il volontariato, se vuole restare fedele alla sua missione, deve scegliere da che parte stare. 

 

di Simone Romagnoli *

*Coordinatore Nazionale Giovani delle Acli

L’articolo Non aggiustare il presente, ma aprire il futuro  proviene da Comunicare il sociale.

Plastica anche nel punto più basso della Terra: l’allarme ambientale di Unisannio e Federico II

La plastica è arrivata anche nel luogo più profondo della Terra. Precisamente sulle rive del Mar Morto, il lago ipersalino più profondo del pianeta. A certificarlo è uno studio internazionale pubblicato sul Journal of Hazardous Materials, che ricostruisce oltre vent’anni di accumulo e frammentazione di rifiuti plastici in uno degli ambienti più estremi e fragili del mondo. Un lavoro che vede tra i protagonisti anche ricercatori di due università campane: l’Università del Sannio e l’Università di Napoli Federico II.

Lo studio dimostra come la plastica, trasportata da corsi d’acqua temporanei che drenano aree urbane, venga intrappolata lungo le rive del Mar Morto, formando una vera e propria “stratigrafia dell’inquinamento”. Ogni anno, il progressivo abbassamento del livello del lago crea nuove terrazze naturali che conservano, come anelli di un tronco, i segni dell’impatto umano. In queste terrazze i ricercatori hanno rinvenuto bottiglie, imballaggi, oggetti monouso e, soprattutto, una quantità crescente di microplastiche.

Il dato più allarmante riguarda la velocità di degradazione: in condizioni di caldo estremo, forte irraggiamento solare e aridità, ogni chilogrammo di macroplastica genera fino a 4.000 microplastiche l’anno. Una frammentazione accelerata che trasforma il Mar Morto in un archivio naturale dell’inquinamento, ma anche in una trappola ambientale dalla quale la plastica difficilmente scompare.

Il contributo dei ricercatori campani è centrale soprattutto nelle analisi mineralogiche e chimiche. Gli studiosi del Sannio e della Federico II hanno utilizzato spettroscopia FTIR per identificare i polimeri e i processi di alterazione: oltre il 90% delle microplastiche è composto da polipropilene e polietilene, materiali comuni negli imballaggi quotidiani. Le analisi mostrano come l’esposizione prolungata produca ossidazione, fragilità e incorporazione di minerali naturali, trasformando la plastica in un contaminante persistente del suolo.

Il valore ambientale dello studio va oltre il caso del Mar Morto. Gli autori dimostrano che gli ambienti aridi e ipersalini, spesso considerati marginali, sono in realtà luoghi chiave per comprendere il destino a lungo termine dei rifiuti plastici. Qui la plastica non si disperde come negli oceani, ma si accumula, si conserva, entra nel record geologico.

Le implicazioni sono rilevanti anche per la biodiversità e per l’uomo. Le microplastiche possono essere ingerite da pesci e uccelli lungo le rotte migratorie afro-euroasiatiche, con effetti a catena sugli ecosistemi. Inoltre, la presenza di rifiuti plastici minaccia il turismo e le attività estrattive legate ai minerali del Mar Morto.

Lo studio lancia, dunque, un messaggio chiaro: l’inquinamento da plastica non conosce confini né ambienti inviolabili. E dimostra come la ricerca scientifica, anche grazie al contributo di università del Mezzogiorno, possa fornire strumenti fondamentali per leggere le tracce dell’Antropocene e per ripensare con urgenza le politiche di gestione dei rifiuti. La plastica, oggi, non inquina solo il presente: sta già scrivendo il futuro del pianeta.

di Fran. Gra.

L’articolo Plastica anche nel punto più basso della Terra: l’allarme ambientale di Unisannio e Federico II proviene da Comunicare il sociale.

Beni confiscati e giustizia sociale: Torre Annunziata sperimenta un nuovo modello di tutela

Entro febbraio a Torre Annunziata potrebbe essere scritta una pagina rivoluzionaria per il destino dei beni confiscati in Italia. Si sta formando, infatti, un precedente importante che consentirà di assegnare appartamenti e case sottratti ai boss e ai loro sodali ai familiari di vittime della criminalità comune, persone che hanno perso un proprio caro per atti di violenza cui la legge non riconosce i benefici delle vittime della criminalità organizzata e che spesso si ritrovano senza sostentamento da un giorno all’altro oltre che con il macigno di un lutto improvviso, ingiusto e drammatico. Con lo spirito di voler ristorare questa categoria di persone, il Comune di Torre Annunziata sta per compiere un passo decisivo e soprattutto sta per creare un precedente che darà a tutti i sindaci d’Italia la possibilità di rivalutare un patrimonio sterminato ma vincolato al riutilizzo sociale e quindi non destinato all’uso abitativo e segnare così un punto decisivo nel ristoro concreto delle vittime di criminalità. 

Ma andiamo al regolamento nato su proposta della giunta e dopo un dialogo costruttivo con le realtà di terza categoria e con Libera contro le mafie. Il testo sarà valutato dalla commissione per poi approdare in consiglio comunale. Si tratta di un regolamento organico che disciplina destinazione, utilizzo e valorizzazione dei beni confiscati, che attraverso bandi pubblici e procedure trasparenti consentirà di assegnare gli immobili confiscati non solo per finalità istituzionali e sociali, ma anche – in via prioritaria – a familiari delle vittime innocenti della criminalità. Il regolamento, in linea con il Codice Antimafia e con la normativa regionale campana, punta a trasformare i beni sottratti alle mafie in strumenti concreti di giustizia sociale, inclusione e riaffermazione della legalità. Altro elemento interessante del testo riguarda l’istituzione di un “Percorso di Sostegno e Inclusione per le Vittime Innocenti della Criminalità Organizzata”, che prevede l’assegnazione agevolata di beni confiscati a nuclei familiari colpiti da omicidi, estorsioni, intimidazioni e violenze mafiose, sulla base di criteri oggettivi come la gravità dell’evento, la condizione economica e abitativa e la vulnerabilità del nucleo. Il Comune rafforza inoltre i principi di pubblicità e trasparenza attraverso una banca dati digitale aggiornata, la pubblicazione dell’elenco dei beni confiscati e il coinvolgimento attivo del Terzo settore, delle associazioni antimafia e dei cittadini nei processi di co-progettazione e monitoraggio civico.

Con questo regolamento Torre Annunziata sceglie di restituire alla collettività ciò che la criminalità aveva sottratto, trasformando i simboli del potere mafioso in presìdi di legalità, solidarietà e riscatto sociale. La decisione della giunta Cuccurullo parte dal caso Veropalumbo. Giuseppe fu ucciso da un proiettile vagante la sera dell’ultimo dell’anno del 2007. La vedova e la figlia vivono da alcuni anni in un bene confiscato al camorrista Aldo Agretti, dopo una disposizione dell’allora sindaco Giosué Starita. Una formula che, come detto, non rientra nel perimetro normativo entro cui si assegnano i beni confiscati il cui riuso è legato al fine sociale, e deve ora necessariamente trovare spazio nell’alveo della legge. Ed è in questo che sta tentando di intervenire il Comune di Torre Annunziata che, con il regolamento che si accinge ad approvare, scriverà una pagina storica nella gestione dei beni confiscati.

Di Mary Liguori

L’articolo Beni confiscati e giustizia sociale: Torre Annunziata sperimenta un nuovo modello di tutela proviene da Comunicare il sociale.

Sentieri senza Barriere, inaugurato il percorso pensato per le persone con disabilità motoria

È sul Monte Faito, lungo il tratto che dal Pian del Pero conduce a Casa del Monaco, fino ai faggi secolari, che sarà inaugurato ufficialmente uno dei primi percorsi di “Sentieri senza Barriere”, il progetto promosso dal Parco Regionale dei Monti Lattari per rendere la montagna realmente accessibile a tutti.

Il progetto è stato presentato alla Reggia di Quisisana, a Castellammare di Stabia, davanti a una platea ampia e qualificata composta da amministratori comunali, dirigenti e docenti scolastici, associazioni, rappresentanti del terzo settore e cittadini. Un momento di partecipazione autentica che ha restituito il valore collettivo dell’iniziativa.

“Sentieri senza Barriere” prenderà avvio in primavera, non appena le condizioni meteo consentiranno lo svolgimento in sicurezza delle escursioni. Le modalità di prenotazione e partecipazione saranno comunicate per tempo dal Parco, così da garantire un’organizzazione ordinata e realmente inclusiva delle attività.

Elemento centrale del progetto è il protocollo di intesa sottoscritto tra il Parco Regionale dei Monti Lattari e la Federazione Italiana Escursionismo – Comitato Regionale Campania, che definisce una collaborazione strutturata e continuativa. La Fie, organizzazione nazionale impegnata nella promozione dell’escursionismo accessibile, metterà in campo volontari formati, accompagnatori specializzati e competenze tecniche per consentire alle persone con disabilità di vivere l’esperienza dei sentieri in modo sicuro e consapevole. Il Parco, dal canto suo, garantirà il coordinamento delle attività, le autorizzazioni necessarie e l’acquisto di dispositivi specifici – come le joelette – per l’accompagnamento escursionistico.

A nome della Fie è intervenuto Giovanni Russo, che ha illustrato il lavoro svolto dalla Federazione sul fronte dell’escursionismo inclusivo e l’importanza della formazione degli accompagnatori. La firma del protocollo è stata affidata a Salvatore Donnarumma, vicepresidente del Comitato regionale campano della Fie, sancendo ufficialmente l’avvio di una collaborazione destinata a svilupparsi nel tempo.

Molto apprezzato anche l’intervento Luigi Milano, atleta e presidente di “Sorrento senza Barriere” e di Angela Procida, atleta paralimpica e testimonial del progetto, che ha portato la propria esperienza personale, sottolineando il valore dello sport e della natura come strumenti di libertà, autonomia e crescita, soprattutto per le persone con disabilità. Particolarmente intenso e applaudito l’intervento dello scrittore Lorenzo Marone, che ha offerto una riflessione profonda sul senso autentico dell’inclusione: «L’inclusione non è un atto di bontà ma un atto di verità», ha affermato, richiamando la necessità di superare la logica della concessione per affermare quella dei diritti.

Nel suo intervento, il presidente del Parco Enzo Peluso ha ribadito la visione che anima il progetto: «“Sentieri senza Barriere” nasce dal desiderio di avvicinare il Parco ai cittadini e di affermare un’idea di natura che non esclude e non seleziona. Rendere accessibili i sentieri significa rendere accessibili i diritti, le emozioni, le esperienze. La firma di questo protocollo non è un atto formale, ma un impegno pubblico a continuare, insieme, su questa strada». La scelta del Monte Faito come luogo simbolico per l’inaugurazione rappresenta anche un segnale importante di valorizzazione di uno dei luoghi più identitari dei Monti Lattari.

L’articolo Sentieri senza Barriere, inaugurato il percorso pensato per le persone con disabilità motoria proviene da Comunicare il sociale.

Minori e azzardo: chiuso un centro scommesse a Sant’Agnello

Un debito di 800 euro, una madre disperata, un ragazzo di 17 anni che arriva a minacciare il suicidio. È il volto più crudo e meno visibile del gioco d’azzardo quello che emerge da una vicenda avvenuta a Sant’Agnello e conclusasi solo nei giorni scorsi con un provvedimento amministrativo: la chiusura temporanea di un centro scommesse e una sanzione economica.

I fatti risalgono a una mattina di maggio, quando i Carabinieri della compagnia di Sorrento intervengono all’interno di un’agenzia di scommesse per una lite tra due donne. Da una parte l’impiegata del centro, dall’altra una madre in evidente stato di agitazione. Bastano pochi minuti per comprendere che dietro quell’alterco c’è molto di più di una discussione banale.

Dagli accertamenti emerge che un minorenne di 17 anni aveva effettuato scommesse online, accumulando perdite fino a raggiungere un debito di 800 euro. Secondo quanto ricostruito, il ragazzo aveva rassicurato l’impiegata dicendo che si sarebbe recato a un vicino sportello ATM per prelevare la somma necessaria. Fornisce un recapito telefonico, ma poi non si fa più vivo.

Da quel momento iniziano le chiamate insistenti sul suo smartphone, rimaste senza risposta. Il ragazzo, messo sotto pressione, rientra a casa e si rifugia dalla madre. È qui che la vicenda assume contorni drammatici: in preda alla disperazione, il minorenne arriva a minacciare di togliersi la vita se il debito non fosse stato saldato. Una frase che scuote la madre e la spinge a correre immediatamente nel centro scommesse, dando origine alla lite che farà scattare l’intervento delle forze dell’ordine.

Le verifiche dei Carabinieri confermano che le scommesse online erano state effettivamente effettuate dal minorenne, in violazione della normativa che vieta in modo assoluto l’accesso al gioco ai minori. A quel punto scatta la segnalazione all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che conclude l’istruttoria con un provvedimento netto: multa di 6.666 euro per l’agenzia e sospensione dell’attività dal 26 gennaio al 4 febbraio.

 

L’articolo Minori e azzardo: chiuso un centro scommesse a Sant’Agnello proviene da Comunicare il sociale.