Riapre, tra fede e riscatto sociale, il cimitero delle Fontanelle

Un silenzio durato troppo a lungo che oggi, 18 aprile, si interrompe in occasione del World Herita Il Cimitero delle Fontanelle, cuore del Rione Sanità e simbolo dell’identità napoletana, ha riaperto ufficialmente i suoi cancelli. Non è stata una semplice inaugurazione, ma una vera e propria restituzione: una “marcia di comunità” ha accompagnato il ritorno alla città di questo luogo unico al mondo, segnando l’inizio di una gestione continuativa e stabile.

Il progetto nasce da un’alleanza innovativa tra istituzioni e privato sociale. Grazie al sostegno di partner come Fondazione con il Sud, Fondazione di Comunità San Gennaro e Fondazione De Agostini, il sito smette di essere un “bene chiuso” per diventare un motore di sviluppo. “Oggi riconsegnamo un luogo simbolo della nostra memoria,” ha dichiarato il Sindaco Gaetano Manfredi, sottolineando come il complesso processo di riqualificazione sia frutto di un dialogo costante con il territorio.

Il futuro nelle mani dei giovani

Ad accogliere i visitatori da domani saranno undici giovani assunti dalla Cooperativa La Paranza. Con un’età media di 26 anni e provenienti quasi tutti dal quartiere, questi ragazzi rappresentano il volto di una Napoli che trasforma il patrimonio culturale in opportunità lavorativa. Come ha ricordato Susy Galeone, presidente della cooperativa, questo modello permette di contrastare indigenza e povertà educativa in un’area che attende da tempo i benefici della rigenerazione urbana.

Anche la Chiesa napoletana ha voluto far sentire la sua voce attraverso il Cardinale Don Mimmo Battaglia. Per l’Arcivescovo, le Fontanelle non sono un “museo del passato”, ma un santuario della dignità che rinasce. Le “anime pezzentelle” a cui i napoletani offrono da secoli una “carezza” attraverso il culto dei teschi diventano oggi immagine di un progetto che rinfresca la vita di un intero quartiere.

Rigenerazione urbana e nuovi servizi

Il restyling non ha riguardato solo l’area ipogea. Grazie al progetto “G124 – Sanità” coordinato dall’architetto Renzo Piano, gli spazi esterni sono stati completamente rigenerati da giovani architetti del DiARC della Federico II. Nuovi servizi di accoglienza e una biglietteria moderna sono stati realizzati nei locali messi a disposizione dalla parrocchia di Santissima Maria del Carmine alle Fontanelle, pronti a ricevere il flusso turistico nazionale e internazionale.

Guida alla visita: orari e prenotazioni

Per garantire la sicurezza e la sacralità del sito, l’accesso è ora regolato da un sistema di prenotazione obbligatoria.

Sito ufficiale: www.cimiterodellefontanelle.it (unico canale per le prenotazioni).

Orari: Aperto sei giorni su sette (chiuso il mercoledì) dalle 10:00 alle 18:00.

Accesso per i fedeli: Il lunedì e il venerdì l’apertura è anticipata alle 9:00 con ingresso gratuito dedicato esclusivamente al culto nella zona di preghiera.

Dalle 11:00 di domani, 19 aprile, il Cimitero delle Fontanelle smetterà di essere un’incognita per diventare una certezza: un’officina di vita nata da un luogo di morte, dove la cultura genera finalmente lavoro e coesione sociale.





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Catch the Moon, a Ponticelli premiati i cortometraggi arrivati da Francia, Iran, Portogallo e Romania

Si è tenuta oggi al Cinema Pierrot di Ponticelli la premiazione dei cortometraggi di “Catch the Moon”, progetto di cinema d’animazione dedicato a bambini, bambine, ragazzi e ragazze. In sala erano presenti oltre 300 studenti provenienti dalle scuole coinvolte nel percorso, protagonisti di una mattinata di visione condivisa, partecipazione e restituzione pubblica del lavoro svolto in questi mesi.

Alla mattinata ha preso parte anche Chiara Marciani, assessora alle Politiche Giovanili e al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli: «Ringrazio l’organizzazione per aver realizzato un festival importante per tanti bambini, bambine e ragazzi, che hanno così l’opportunità non solo di conoscere meglio il cinema d’animazione, ma anche di avvicinarsi, attraverso il cinema, a temi importanti. È un vero modo di fare cittadinanza attiva e di coinvolgere le nuove generazioni su questioni decisive. Napoli è una città giovane, piena di talenti, e iniziative come questa valorizzano le capacità dei nostri ragazzi e li coinvolgono in quella che è la politica attiva della nostra città e del nostro Paese».

A sottolineare il valore educativo dell’esperienza è anche Erica D’Antuono, docente dell’I.C. Scialoja Cortese-Rodinò: «Partecipare a un festival come Catch the Moon è importante per i nostri alunni, perché consente loro di avvicinarsi a modi diversi di comunicare. Attraverso linguaggi come il cinema, la musica e l’arte, i ragazzi possono scoprire forme espressive alternative e sviluppare nuove modalità di lettura della realtà. Grazie a questa iniziativa e al lavoro di associazioni come Gioco Immagine e Parole, la scuola riesce, in sinergia con enti locali e realtà del territorio, a orientare gli studenti verso un approccio più aperto e consapevole al mondo che li circonda».

Per Mariarosaria Teatro, presidente dell’associazione Gioco Immagine e Parole, «essere qui, al Cinema Pierrot, unica sala cinematografica della zona orientale, non è un fatto neutrale. Confermare a Ponticelli uno dei momenti centrali di questo festival significa affermare con forza che questo quartiere, così come Barra e San Giovanni, non può essere raccontato soltanto attraverso il dolore, la violenza o l’emergenza. Esiste un altro racconto, fatto di scuole valide, famiglie dignitose, impegno educativo, presidi culturali, bambini e ragazzi che meritano occasioni belle, serie e formative. Investire in cultura qui significa costruire comunità, fiducia e possibilità».

Nel corso della premiazione sono stati annunciati anche i cortometraggi vincitori, confermando il respiro internazionale del progetto. Per la Giuria Scuola, nella categoria scuola primaria è stato premiato “Leap of Faith” (Francia, regia di Martina Doll, Coline Reverbel, Kenzo Talma, Edgar Vernier, Lisa Vlaine, Anaïs Dos), mentre nella categoria scuola secondaria ha vinto “The Bear and the Bird” (Francia, regia di Marie Caudry).

 

Per la Giuria Tecnica, nella categoria primaria il premio è andato a “Grandpa is Sleeping” (Romania, regia di Matei Branea), con menzione speciale a “Over the Clouds” (Iran, regia di Mahdi Barqzadegan). Nella categoria secondaria ha vinto “Ana Morphose” (Portogallo, regia di Joao Rodrigues), con menzione speciale a “Summer 96” (Francia, regia di Mathilde Bédouet).

La premiazione dei cortometraggi rappresenta così uno dei passaggi più significativi della quarta edizione di “Catch the Moon”, un progetto che continua a crescere e che, partendo da Napoli Est, sceglie di scommettere sullo sguardo, sulla creatività e sulla partecipazione delle nuove generazioni.

“Catch the Moon” è promosso dall’associazione Gioco Immagine e Parole nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso da MiC e MIM, con il patrocinio del Comune di Napoli. Del partenariato fanno parte Cineteca Milano, Art 33 APS, Associazione Camera Film, Nonantola Film Festival, Associazione Bottega delle Parole, Associazione Tells Italy, Cooperativa Seme di Pace e Comune di Napoli. Collaborano inoltre la Cooperativa sociale Sepofà e Martin Eden.

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LA MOSTRA “TERREMOTI D’ITALIA” FA TAPPA A NAPOLI: a Città della Scienza dal 20 aprile al 9 maggio

Torna in Campania la mostra itinerante e gratuita “Terremoti d’Italia”, promossa dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con la Regione Campania: un percorso espositivo rivolto a cittadini e studenti per diffondere la comprensione del fenomeno sismico e i comportamenti utili per ridurne gli effetti.
La mostra è ospitata nel complesso di Città della Scienza, in via Coroglio 57/104, che è anche partner dell’iniziativa.

L’inaugurazione è in programma lunedì 20 aprile alle ore 10:00, alla presenza del Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano.
 
La tappa napoletana della mostra è stata organizzata su iniziativa dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli, di Fondazione Inarcassa e del Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Si tratta della seconda tappa in Campania: Terremoti d’Italia era già stata ad Avellino lo scorso autunno, in occasione del 45° anniversario del sisma del 23 novembre 1980 ad iniziativa del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e della Protezione civile della Regione Campania.
Che cosa scatena un terremoto? Come proteggersi nei primi secondi di una scossa? Quanto è vulnerabile il territorio in cui viviamo? A queste domande – particolarmente attuali in Campania – la mostra offre risposte chiare e accessibili, attraverso un percorso guidato a cura dei volontari dell’associazione Lares Italia, tra documenti, immagini, strumenti e installazioni interattive.
Elemento centrale della mostra sono i due simulatori sismici progettati per riprodurre il movimento tellurico in condizioni di sicurezza. Nella “Stanza sismica” i visitatori possono sperimentare in prima persona gli effetti di una scossa, confrontando l’esperienza del terremoto del 23 novembre 1980 (magnitudo 6.9) con quella più recente del 13 marzo 2025 (magnitudo 4.6) registrata nell’area dei Campi Flegrei. Il simulatore “Città sismica” consente, invece, di osservare il comportamento di edifici realizzati con tecniche tradizionali e di strutture dotate di sistemi antisismici avanzati, evidenziando il ruolo delle tecnologie nella riduzione della vulnerabilità.
Accanto alle installazioni interattive, la mostra propone un itinerario storico che ripercorre l’evoluzione degli strumenti di rilevazione sismica, dal sismoscopio di Zhang Heng del 132 d.C. ai moderni sistemi di monitoraggio del territorio, tra cui la Rete Accelerometrica Nazionale (RAN), di cui i visitatori potranno approfondire il funzionamento. Inoltre, durante la visita, i volontari locali accompagneranno i visitatori, fornendo indicazioni utili sui comportamenti corretti da adottare prima, durante e dopo un terremoto e, più in generale, sui principali rischi naturali del territorio in cui vivono, nell’ambito della campagna nazionale “Io non rischio: buone pratiche di protezione civile”. Perché la prevenzione passa anche dalle scelte individuali, dalla qualità delle costruzioni e dalla diffusione della cultura del rischio.
“Terremoti d’Italia” sarà visitabile gratuitamente dal 20 aprile al 9 maggio negli spazi di Città della Scienza. La mostra è aperta alle scuole dal lunedì al venerdì, dalle ore 9:00 alle 12:30, mentre il pubblico potrà accedere liberamente dalle 15:00 alle 16:00 nei giorni feriali, e il sabato 9:00-12:30 e 15:00-16:00.
Per i cittadini non è necessaria la prenotazione: gli ingressi sono programmati ogni trenta minuti e la visita – esclusivamente guidata – dura circa un’ora.
Le scuole, invece, possono accedere tutti i giorni, prenotandosi presso la Sala Operativa della Regione Campania al numero Verde 800.232525. Sono disponibili anche apposite navette per gli studenti.

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L’orto che cura: lavorare la terra per il bene delle persone e del territorio

Non è detto che la cura debba passare solo attraverso terapie e ambulatori. Spesso la cura passa innanzitutto attraverso l’attenzione, dal mettere la persona al centro di progetti e interventi. È quello che sta accadendo a Portici, all’interno delle mura della storica Villa Pagliano, dove quattrocento metri quadrati di terreno che il ristorante “Mihao” ha affidato alla comunità “Agricoltura sociale del Vesuvio” si sono trasformati in un’opportunità di riscatto senza precedenti attraverso un progetto di Slow Food Vesuvio.
All’interno dell’orto sociale di pertinenza del ristorante non si coltivano solo ortaggi ma si costruisce e si nutre l’autonomia di pazienti psichici che, tra un filare e l’altro, stanno imparando che il loro contributo è prezioso.
Il progetto appena partito tiene insieme la riabilitazione e la vita quotidiana, il lavoro e le relazioni. Non è solo un orto sociale: è uno spazio costruito intorno alle persone, ai loro tempi e alle loro possibilità, dove il gesto semplice del coltivare diventa parte di un percorso più ampio.
Ogni giornata comincia con attività mirate: preparare il terreno, seminare, irrigare, raccogliere. Agostino è il protagonista, il destinatario, il referente dell’intero progetto, a testimonianza di quanto sia importante mettere le persone al centro di piani di recupero che fanno bene davvero a tutti. Agostino , seguito dal locale dipartimento di salute mentale, ha concluso il suo programma riabilitativo presso la cooperativa Litografi Vesuviani qualche tempo fa. Ma quello che per lui non si è concluso, grazie a questo progetto, è il processo di rinascita.

LA VOCE DI AGOSTINO
Il progetto è stato pensato proprio per lui. «L’inizio però non è stato facile», spiega. «Il primo giorno ero preoccupato, non conoscevo nessuno e non sapevo cosa aspettarmi». Introverso, timido, ha trovato poco alla volta un equilibrio proprio nella quotidianità del lavoro.
«La natura mi ha sempre attirato – racconta – qui sto in un ambiente tranquillo e riesco a comprendere meglio anche le mie difficoltà». Nel tempo, il cambiamento è passato anche dalle relazioni: il confronto con altri ragazzi ha fatto la differenza. «Insieme troviamo la forza di andare avanti», anche se non mancano i momenti difficili: «Ci sono giorni in cui vorrei mollare tutto, ma resta qualcosa che tiene insieme il percorso: il legame con la terra, con il gruppo. So bene che le mie paure non spariranno del tutto, ma oggi sono più consapevole e riesco a trovare una strada».

IL LAVORO CHE CURA
L’orto si estende per circa quattrocento metri quadrati e i prodotti vengono utilizzati nella cucina del ristorante che sostiene l’iniziativa. Un passaggio concreto: ciò che si coltiva ha una destinazione reale, riconoscibile.
Come sottolinea Mario Riccardi, presidente della Slow Food Vesuvio Spa «l’attività di cura dell’orto e del verde di pertinenza del ristorante è stata possibile anche grazie alla lungimiranza di questi imprenditori. È da qui che è nato il percorso dedicato ad Agostino, che ha terminato la riabilitazione nella cooperativa Litografi Vesuviani, individuando poi le condizioni per un possibile sbocco lavorativo.
La particolarità di questo orto è che, pur essendo sociale, si inserisce nella filosofia Slow Food del “buono, pulito e giusto”: è un orto di prossimità, all’interno di un’attività ristorativa, dove si coltivano varietà del paniere vesuviano per tutelare l’agrobiodiversità. Così, mentre aiutiamo Agostino a stare meglio, aiutiamo anche il territorio, attraverso pratiche sostenibili che escludono la sintesi chimica e rispettano la terra e le persone».

PERCHÉ L’AGRICOLTURA SOCIALE
Come spiega Roberta Pezone, case manager di Agostino, «l’agricoltura sociale ha un impatto che va oltre l’attività in sé. Il contatto con la natura contribuisce a ridurre stress e ansia, mentre i ritmi stagionali aiutano a dare struttura alle giornate.
Le attività – seminare, irrigare, raccogliere – offrono prevedibilità e rafforzano il senso di utilità. Vedere crescere qualcosa che si è curato ha un effetto diretto sull’autostima. A questo si aggiunge la dimensione relazionale: lavorare in gruppo favorisce inclusione e comunicazione, con miglioramenti progressivi dell’umore, della concentrazione e della stabilità emotiva».

UN PUNTO DI PARTENZA
Nell’orto di Villa Pagliano non ci sono soluzioni immediate, ma possibilità concrete. Giorno dopo giorno si costruisce un equilibrio fatto di piccoli passi e risultati tangibili.
Per Agostino, come per altri, è già un cambiamento reale. Non risolve tutto, ma apre uno spazio. E da lì, finalmente, si può ricominciare.

 

di Nadia Labriola

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Servizio Civile, CSVnet alla Camera:”Renderlo davvero universale”

Rendere il Servizio Civile Universale un’esperienza realmente accessibile a tutti, trasformandolo da opportunità “formale” a pilastro concreto per la crescita dei giovani e dei territori. È questa la sintesi della posizione espressa da Chiara Tommasini, presidente di CSVnet (l’associazione dei Centri di Servizio per il Volontariato), durante l’audizione dello scorso 15 aprile presso la Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati.

L’occasione è stata l’esame del disegno di legge riguardante le disposizioni in materia di giovani e il riordino del Servizio Civile. Secondo CSVnet, il sistema attuale è solido ma necessita di un salto di qualità per rispondere alle sfide del futuro.

Il concetto chiave emerso dall’intervento di Tommasini è la necessità di passare a una “universalità concreta”. Questo obiettivo richiede, secondo l’associazione, una programmazione stabile, risorse adeguate e, soprattutto, la capacità di accogliere l’aumento costante delle candidature dei giovani. Il Servizio Civile non deve essere solo un bando annuale, ma un’infrastruttura sociale permanente.

Il ruolo dei territori e dei CSV

I numeri presentati confermano il peso dei Centri di Servizio per il Volontariato nel sistema: negli ultimi dieci anni, circa la metà dei CSV italiani ha offerto oltre 22.500 posizioni, coinvolgendo più di 1.600 enti partner.

“Gli enti non sono semplici attuatori di progetti – ha sottolineato la presidente Tommasini – ma soggetti attivi che costruiscono politiche sociali”. Il radicamento territoriale è visto come il presupposto indispensabile affinché il Servizio Civile non rimanga un esercizio burocratico, ma diventi uno strumento di impatto sociale reale.

Qualità e semplificazione

Un altro punto cardine della memoria presentata alla Camera riguarda la qualità delle esperienze. CSVnet chiede di investire maggiormente sulla progettazione e sull’accompagnamento dei volontari. L’idea è quella di valorizzare le competenze acquisite durante i mesi di servizio, rendendole spendibili nel mondo del lavoro, e di rafforzare il ruolo educativo degli operatori locali.

In merito alla semplificazione burocratica, la linea proposta è netta: sì allo snellimento delle procedure, a patto che questo non si traduca in una riduzione della qualità o in un indebolimento del ruolo dei singoli territori.

Pace e partecipazione

L’intervento ha toccato anche i temi dell’Agenda 2030, inquadrando il Servizio Civile come uno spazio fondamentale per l’educazione alla pace e alla convivenza non violenta. In conclusione, CSVnet ha ribadito l’importanza di un metodo di lavoro aperto e plurale: solo una collaborazione stretta tra istituzioni e Terzo settore può rendere il Servizio Civile una risorsa davvero efficace per le nuove generazioni e per l’intero Paese.

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