CAMPI FLEGREI, UNICREDIT ATTIVA MISURE STRAORDINARIE A SOSTEGNO DI FAMIGLIE E IMPRESE COLPITE DAL SISMA

UniCredit attiva misure straordinarie a sostegno delle famiglie, dei professionisti e delle imprese colpite dagli eventi sismici che interessano l’area dei Campi Flegrei e la Città metropolitana di Napoli. In conformità alle disposizioni emanate dalle autorità competenti, i clienti aventi diritto possono richiedere la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti, secondo le modalità e i requisiti previsti dalla normativa vigente. La rete delle filiali UniCredit è a disposizione per fornire assistenza e accompagnare la clientela nell’accesso alle misure previste.

L’iniziativa conferma l’impegno che UniCredit rinnova in occasione delle principali emergenze che interessano il Paese. Negli ultimi anni la banca attiva analoghe misure di sostegno in favore delle comunità colpite da terremoti, alluvioni ed eventi meteorologici eccezionali, assicurando una risposta tempestiva alle esigenze di famiglie e imprese.

“La priorità è garantire ai clienti strumenti immediatamente utilizzabili, perché nelle fasi di emergenza la continuità finanziaria non può attendere i tempi dell’emergenza stessa. UniCredit interviene con un modello operativo consolidato, già adottato in numerose situazioni che hanno interessato il Paese, mettendo rapidamente a disposizione misure dedicate a famiglie e imprese. È un impegno che conferma la volontà della banca di accompagnare con continuità i territori in ogni fase della ripresa”, dichiara Ferdinando Natali, Regional Manager Sud di UniCredit. Per maggiori informazioni sulle misure attivate e sulle modalità di accesso, i clienti possono rivolgersi a tutte le filiali UniCredit o consultare il sito della banca.

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Serata speciale tra astronomia, musica e convivialità sotto le stelle di Napoli

Il 12 agosto torna a Città della Scienza uno degli appuntamenti più attesi dell’estate: “Appuntamento in Via Lattea”, una serata speciale interamente dedicata al fenomeno astronomico dell’anno, la Grande Eclissi. L’evento offrirà un’esperienza immersiva unica sotto la cupola del Planetario, con un programma che unisce divulgazione scientifica, arte e intrattenimento.

Con accoglienza prevista per le ore 19:15, la serata prenderà il via nel Planetario con una proiezione immersiva e un collegamento in diretta nazionale con altri planetari. L’iniziativa, promossa da INAF, PLANit e UAI, permetterà di seguire in tempo reale immagini, approfondimenti ed emozioni dell’eclissi solare.

L’iniziativa proseguirà con la partecipazione di due ospiti speciali il Dott. Angelo Zinzi (coordinatore delle attività di Esplorazione del Sistema Solare dell’ASI – Agenzia Spaziale Italiana) e la performer musicale Helen Tesfazghi. Insieme condurranno il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della Luna e delle più ambiziose missioni spaziali, in un dialogo tra scienza e musica accompagnato da suggestive immagini astronomiche. A conclusione della serata, gli ospiti potranno godersi un piacevole aperitivo all’aperto accompagnato da note lounge music, unendo rigore scientifico e convivialità sotto la brezza delle sere d’estate.

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Carceri al collasso: Antigone denuncia sovraffollamento e caldo estremo. «Condizioni al limite della sopravvivenza»

Il sistema penitenziario italiano continua a vivere una delle fasi più critiche degli ultimi anni. A lanciare l’allarme è l’Associazione Antigone, che nel suo rapporto di metà anno descrive una situazione definita «al limite della sopravvivenza», aggravata dall’ondata di caldo che sta investendo il Paese e da un sovraffollamento ormai strutturale. Secondo i dati contenuti nel dossier, nelle carceri italiane sono attualmente detenute 64.741 persone a fronte di appena 46.343 posti realmente disponibili. Il tasso medio di affollamento ha così raggiunto il 139,7%, uno dei livelli più elevati degli ultimi anni. In sei istituti penitenziari il numero dei detenuti supera addirittura il doppio della capienza disponibile, mentre decine di altre strutture registrano livelli di sovraffollamento superiori al 150%.

Ad aggravare il quadro è l’emergenza climatica. Le temperature elevate rendono ancora più difficili le condizioni di vita all’interno delle celle, spesso prive di adeguati sistemi di ventilazione o raffrescamento. Antigone sottolinea come il caldo abbia già provocato proteste in diversi istituti italiani e denunciato situazioni particolarmente critiche nei reparti dove i detenuti trascorrono gran parte della giornata chiusi nelle celle.L’associazione evidenzia inoltre che in numerosi penitenziari lo spazio effettivamente disponibile per ogni detenuto scende sotto il limite minimo di tre metri quadrati fissato dalla giurisprudenza europea, una condizione che compromette il rispetto della dignità della persona e rende ancora più pesanti gli effetti delle ondate di calore.

Il rapporto punta il dito anche contro le politiche adottate finora dal Governo, giudicate insufficienti ad affrontare l’emergenza. Secondo Antigone, gli annunciati interventi di ampliamento della capienza carceraria non stanno producendo risultati concreti, mentre continua a crescere il numero delle persone ristrette negli istituti di pena.Tra gli aspetti più preoccupanti emerge anche quello dei suicidi in carcere. Dall’inizio del 2026 sono già decine i detenuti che si sono tolti la vita, un dato che conferma il persistente disagio psicologico e le criticità del sistema penitenziario italiano.

Per Antigone è necessario un cambio di rotta immediato: investire sulle misure alternative alla detenzione, ridurre il ricorso al carcere per i reati meno gravi, migliorare le condizioni materiali degli istituti e garantire maggiori tutele sanitarie, soprattutto durante eventi climatici estremi come quelli di questa estate. Senza interventi strutturali, conclude l’associazione, il rischio è quello di un progressivo aggravamento di una crisi che coinvolge detenuti, operatori penitenziari e l’intero sistema della giustizia.

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Estate e caregiver: la sfida quotidiana dell’assistenza tra ferie e rinunce

Per molti italiani l’estate coincide con una pausa. Per milioni di caregiver familiari, invece, significa spesso rinunciare alle ferie, rimandare il riposo e affrontare settimane ancora più impegnative, tra servizi ridotti, caldo estremo e una domanda di assistenza che non va mai in vacanza. La chiusura o la riduzione dei servizi territoriali, le ferie degli assistenti familiari, la minore disponibilità di parenti e vicini di casa e la sospensione di alcune attività socioassistenziali rendono infatti ancora più complessa la gestione quotidiana di una persona anziana, fragile o non autosufficiente. L’estate, insomma, aggrava una realtà che accompagna le famiglie durante tutto l’anno e aumenta l’isolamento a cui spesso è relegato chi ha bisogno di assistenza continua e di riflesso chi se ne prende cura.

“Il quadro nazionale attualmente restituisce la fotografia di un Paese che sul piano demografico sta invecchiando sempre di più- spiega Guja Ventura, Chief Operations Officer di International Care Company (ICC)-  Al contempo si contrae la dimensione dei nuclei familiari e si sfilaccia inevitabilmente la rete di assistenza e reciproco supporto. I caregiver familiari in Italia sono oltre 7 milioni e prevalentemente donne nella fascia di età tra i 45 e i 64 anni. Su di loro gravano inoltre impegni lavorativi, personali, oltre che familiari. C’è chi presta assistenza in modo continuativo e chi invece deve barcamenarsi tra il lavoro e le esigenze di un familiare da assistere”

 Durante l’estate il caregiver si trova spesso a sostituire servizi che per alcuni giorni o settimane rallentano. I centri diurni possono ridurre le attività, molti operatori sono in ferie, gli ambulatori lavorano con organici ridotti e reperire un assistente a domicilio per una sostituzione temporanea diventa più difficile. Il risultato è che le ferie vengono utilizzate non per recuperare energie, ma per garantire assistenza continua a un genitore anziano, a un coniuge con una patologia cronica o a un familiare con disabilità. Una scelta che comporta spesso la rinuncia a viaggi, riposo e persino alla possibilità di trascorrere qualche giorno con il resto della famiglia.

A rendere ancora più impegnativi i mesi estivi contribuiscono anche le ondate di calore, ormai sempre più frequenti e intense. Le alte temperature rappresentano un fattore di rischio per le persone anziane, fragili e affette da patologie, aumentando il pericolo di disidratazione, scompensi e ricoveri e richiedendo un monitoraggio ancora più attento da parte di chi presta assistenza. Per i caregiver questo significa intensificare i controlli sull’idratazione, verificare che le terapie siano seguite correttamente, limitare gli spostamenti nelle ore più calde e organizzare ambienti domestici adeguatamente climatizzati. Il caldo, quindi, non incide solo sulla salute delle persone assistite, ma amplifica il carico fisico ed emotivo di chi se ne prende cura, proprio in un periodo in cui molti servizi territoriali operano a regime ridotto.

“L’impatto di questa situazione va oltre la sfera privata. Lo stress prolungato, la difficoltà di conciliare lavoro e assistenza e il rischio di isolamento incidono sul benessere psicofisico del caregiver e, indirettamente, anche sulla produttività lavorativa e sulla qualità della vita dell’intero nucleo familiare” afferma Ventura. Sui caregiver si concentrano le ricerche condotte recentemente dai team di Università di Bologna e Università del Molise assieme a diversi partner istituzionali e privati. Dallo studio emerge che ciò che grava maggiormente sulla sostenibilità del sistema è l’ampio divario tra una domanda crescente di assistenza e un’offerta pubblica e privata insufficiente .

L’Italia, infatti, continua a fondare gran parte del proprio sistema di assistenza sul contributo delle famiglie. Il lavoro svolto dai caregiver ne rappresenta una componente essenziale, ma rimane in larga parte invisibile e ovviamente non retribuito. Si trovano spesso a svolgere molteplici funzioni come organizzare visite mediche, seguire l’assunzione di farmaci e terapie, accompagnare il familiare agli appuntamenti sanitari, gestire pratiche amministrative, monitorare la sicurezza domestica e, allo stesso tempo, cercare di mantenere il proprio equilibrio lavorativo e personale. L’estate rende semplicemente più evidente una pressione che esiste durante tutto l’anno.

È proprio in questi momenti che le società specializzate nei servizi di assistenza alla persona possono rappresentare un supporto concreto per le famiglie, contribuendo non a sostituire il caregiver, ma ad alleggerirne il carico. Negli ultimi anni il settore ha arricchito la propria offerta, proponendo servizi sempre più flessibili e personalizzati. Non si tratta soltanto dell’inserimento di un assistente domiciliare, ma della costruzione di un percorso che comprende la valutazione dei bisogni della persona fragile che sono in continua evoluzione, l’organizzazione e il coordinamento dell’assistenza piu idonea, la selezione e la sostituzione del personale di supporto, il coordinamento degli interventi e il monitoraggio continuo della qualità dell’assistenza. Per molte famiglie questo significa poter contare su una continuità assistenziale anche durante il periodo estivo, quando le necessità diventano più impellenti e reperire personale qualificato in autonomia è particolarmente complesso.

In questo contesto sta assumendo sempre maggiore rilievo anche il cosiddetto respite care, ovvero l’insieme dei servizi di sollievo pensati per consentire ai caregiver di interrompere temporaneamente il carico assistenziale senza compromettere la continuità delle cure. “La letteratura scientifica evidenzia che questi interventi contribuiscono a ridurre il carico emotivo e organizzativo dei familiari, migliorandone il benessere psicologico e contribuendo a prevenire il quello che nel contesto dell’assistenza familiare viene definito “burden” (fardello), ossia  il burnout dei caregiver” dichiara Ventura. “Allo stesso tempo, favoriscono una migliore qualità dell’assistenza e della vita anche per la persona fragile, soprattutto quando sono inseriti in un percorso di presa in carico continuativo e integrato. Tuttavia, altri studi segnalano che questi servizi sono ancora poco conosciuti, difficilmente accessibili o insufficientemente diffusi, limitandone il potenziale beneficio per le famiglie.”

Non solo. L’evoluzione dei servizi di assistenza sta inoltre spostando l’attenzione dalla risposta all’emergenza verso un modello più sostenibile di presa in carico integrato a più livelli: privato, pubblico e no profit. Sempre più realtà affiancano all’assistenza domiciliare servizi di teleassistenza, consulenza sociosanitaria, supporto psicologico ai familiari e strumenti digitali per il coordinamento delle cure. Questo approccio consente di migliorare la qualità della vita non solo della persona assistita, ma anche del caregiver, che può recuperare tempo da dedicare al lavoro, alla famiglia o semplicemente al riposo. Per le imprese del settore si tratta di una sfida importante: offrire servizi che rispondano a bisogni sempre più complessi in una società che invecchia rapidamente e nella quale la domanda di assistenza domiciliare è destinata a crescere.

“L’estate rappresenta solo il momento in cui le difficoltà emergono con maggiore evidenza. Una cartina al tornasole per un sistema che deve ripensare il modello di assistenza e alleggerire il carico per le singole famiglie. La vera sfida è costruire un ecosistema capace di sostenere i caregiver lungo tutto l’anno, integrando il ruolo insostituibile delle famiglie con una rete di servizi professionali accessibili, flessibili e di qualità, con parte dei servizi offerti anche dal sistema welfare aziendale. Secondo i dati Istat, infatti, il 22% delle persone occupate svolge anche attività di caregiving informale: oltre un lavoratore su cinque concilia il proprio impiego con la cura di un familiare, un amico o un vicino. Tra le donne occupate la quota raggiunge il 27,2%, contro il 18,2% degli uomini[7]” aggiunge Ventura.

Quindi per le aziende stesse diventa fondamentale offrire servizi di supporto concreto ai propri dipendenti, senza fermarsi ai classici sostegni al reddito come buoni spesa, fringe benefit e piattaforme di acquisto. Non da ultimo, i dati demografici indicano chiaramente la direzione: più anziani, nuclei familiari più piccoli e una domanda crescente di assistenza. In questo scenario, investire nei servizi alla persona significa non solo rispondere ai bisogni delle persone fragili, ma anche tutelare il benessere di milioni di caregiver che ogni giorno rappresentano il primo presidio di assistenza nel nostro Paese.

 

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“Noi siamo… Pinocchio”: sul palco del Colosimo, la vita vera

Nel teatro dell’Istituto “Paolo Colosimo” di Napoli, il sipario si è alzato su qualcosa che andava oltre lo spettacolo. I Fuori Ritmo, il gruppo teatrale dell’associazione Voce di… Vento, hanno portato in scena “Noi siamo… Pinocchio”: un musical che ha travolto il pubblico dall’inizio alla fine, trasformando la sala in uno spazio di emozione collettiva e incontro autentico. Una platea che ha risposto con calore, riconoscendo in quello che accadeva sul palco qualcosa di raro: la vita raccontata da chi la vive davvero, senza mediazioni e senza filtri.

Sul palco non c’erano fili, non c’erano barriere. C’erano ragazzi con una energia incontenibile, capace di colmare ogni distanza tra scena e platea. Ragazzi con autismo e disabilità intellettive che, attraverso mesi di lavoro condiviso, hanno dato corpo e voce a uno dei personaggi più amati della letteratura italiana, consegnando al pubblico una versione di Pinocchio che parlava di sé stessi, della propria storia, del proprio desiderio di essere visti e riconosciuti per quello che sono. Il teatro, in questo senso, non è stato uno strumento terapeutico nel senso stretto del termine: è stato qualcosa di più semplice e di più radicale. Uno spazio in cui esistere con pienezza, in cui il talento di ognuno ha trovato la sua forma e la sua voce, portando sul palco non un personaggio costruito ma una presenza vera e irripetibile. Emozione pura, come chi era in sala non ha mancato di riconoscere.

Lo spettacolo nasce da un percorso lungo, fatto di prove e di incontri in cui la fiducia tra ragazzi e formatori ha dovuto essere conquistata ogni volta. Voce di… Vento opera con persone con autismo e disabilità intellettive convinta che l’arte non sia un lusso per chi è considerato fragile, ma uno strumento di costruzione identitaria. Pinocchio, burattino che vuole essere reale, si è rivelato il personaggio giusto: anche lui cerca riconoscimento, anche lui vuole che qualcuno lo veda per quello che è e non per quello che manca.

Il ricavato delle donazioni della serata è stato destinato alle attività in favore di persone autistiche e con disabilità intellettive, segno che il lavoro di Voce di… Vento produce valore ben oltre il palcoscenico, intrecciando arte, comunità e solidarietà concreta in un unico gesto coerente. Un pomeriggio che ha dimostrato come il terzo settore sappia costruire occasioni capaci di parlare insieme alla città, alle istituzioni e alle famiglie, trasformando un teatro in qualcosa che assomiglia a una piazza.

A rendere possibile tutto questo, una rete larga di persone e soggetti che hanno scelto di esserci. I tutor dell’associazione, che con pazienza e competenza hanno saputo trasformare i limiti in potenzialità, valorizzando il talento di ciascuno senza appiattirne le differenze: a loro va il merito più profondo, a cominciare dalle famiglie, che ogni giorno rinnovano la propria fiducia.

A condurre la serata, Ida Piccolo. Sul palco, accanto ai ragazzi, Michele Selillo, Pino e Antonio Iovino, Eduardo Colella, Rosa Fidato, Carlo Marino e Davide Carnevale, artisti che hanno messo la propria arte al servizio di un progetto che vale. In sala, le associazioni amiche: Fondazione Casa dello Scugnizzo, La Scintilla onlus, Associazione Spicco il Volo, Associazione Annalisa Durante  con i loro ragazzi, la cui presenza ha reso la sala più calda, più viva, più unita. Condividere questi momenti, ha ricordato Voce di… Vento, rende tutti più forti.

 

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LA FONDAZIONE VASSALLO RILANCIA LA BATTAGLIA PER LA TUTELA DELLA RETE DELLA MENAICA

La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore rinnova il proprio impegno a difesa della rete della menaica, storico strumento di pesca artigianale che rappresenta una delle più antiche tradizioni marinare del Mediterraneo e un simbolo della cultura delle comunità costiere del Cilento e del Mezzogiorno. La proposta, illustrata dal Presidente della Fondazione, Dario Vassallo, nel corso di un incontro pubblico svoltosi a Fuscaldo, in Calabria, mira a modificare la classificazione della menaica da rete derivante a rete da posta, una scelta che consentirebbe di superare le attuali limitazioni normative e restituire pieno riconoscimento a un sistema di pesca selettivo, sostenibile e rispettoso dell’ecosistema marino. Si tratta di un percorso avviato già nei mesi scorsi dalla Fondazione Angelo Vassallo, che aveva promosso una richiesta formale alla Regione Campania, condivisa e sottoscritta anche dal Vicepresidente della Camera dei Deputati Sergio Costa, affinché la questione fosse inserita tra le priorità del Piano regionale della Pesca e dell’Acquacoltura. Oggi questa iniziativa trova un nuovo e importante impulso grazie all’impegno dei consiglieri regionali del Gruppo Fico Presidente, Nino Simeone e Giovanni Maria Cuofano, che hanno raccolto la proposta della Fondazione e sollecitato un confronto con l’Assessore regionale competente.

“La rete della menaica non è soltanto un attrezzo da pesca: è la testimonianza vivente di una cultura millenaria che ha saputo coniugare il lavoro dell’uomo con il rispetto del mare, garantendo una pesca selettiva e sostenibile ben prima che questi principi diventassero patrimonio delle moderne politiche ambientali” – dichiara il Presidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, Dario Vassallo. “È paradossale che una tradizione tramandata da oltre duemila anni, introdotta sulle nostre coste già in epoca magnogreca, rischi oggi di essere penalizzata da una classificazione amministrativa che non ne riconosce le peculiarità. Chiediamo alla Regione Campania di farsi promotrice di una modifica che restituisca dignità a questo straordinario patrimonio culturale e produttivo. Ringrazio il Vicepresidente della Camera Sergio Costa, che fin dall’inizio ha condiviso questa battaglia, e i consiglieri regionali Nino Simeone e Giovanni Maria Cuofano per aver dato forza a questa proposta nelle sedi istituzionali. Difendere la menaica significa difendere la storia dei nostri pescatori, la biodiversità del mare e un modello di sviluppo che coniuga tradizione, sostenibilità e identità territoriale”.

Per la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore la tutela della rete della menaica va ben oltre una modifica terminologica: rappresenta il riconoscimento di un patrimonio storico, culturale e ambientale che appartiene alle comunità del Mediterraneo. Per questo auspica che la Regione Campania apra un confronto con il mondo della pesca, gli esperti del settore e le istituzioni competenti, affinché il prossimo Piano regionale della Pesca possa valorizzare una pratica che, da secoli, dimostra come sia possibile coniugare il lavoro dell’uomo con la salvaguardia del mare. Preservare la menaica significa custodire una memoria collettiva, sostenere la piccola pesca artigianale e trasmettere alle future generazioni un modello autentico di sostenibilità.

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