PROGETTO DI VITA, AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀ DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

Per troppo tempo affettività e sessualità sono rimaste ai margini del dibattito sui percorsi di inclusione delle persone con disabilità. Temi spesso considerati secondari, ma che incidono profondamente sulla qualità della vita, sull’autodeterminazione e sulla piena partecipazione sociale. Da questa consapevolezza nasce “L’affettività e sessualità nel progetto di vita”, il primo convegno in Sicilia che inserisce queste tematiche all’interno di un confronto tra istituzioni, università, professionisti, servizi territoriali, enti del terzo settore e famiglie.

L’appuntamento è in programma oggi e domani presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania (via Casa Nutrizione) ed è organizzato nell’ambito del progetto Give Care dalle Cooperative Sociali Controvento e Fenice. L’evento si svolge in sinergia con la Regione Siciliana, il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, l’ASP di Catania e l’ASP di Palermo, con il patrocinio della Città Metropolitana di Catania, dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana e dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Siciliana.

I lavori si questa mattina e la giornata sarà dedicata al confronto sui fondamenti teorici, normativi e operativi del progetto di vita, approfondendo temi come autodeterminazione, relazioni, partecipazione sociale, percorsi familiari e affettività nelle persone con disturbo dello spettro autistico. Ampio spazio sarà riservato al contributo delle istituzioni regionali, delle aziende sanitarie e degli enti locali impegnati nella programmazione dei servizi e nell’attuazione delle politiche per l’autismo, oltre alla condivisione di esperienze, modelli e buone pratiche sviluppate nei territori siciliani.

La seconda giornata, venerdì 19 giugno, sarà dedicata alla formazione e all’acquisizione di strumenti concreti, attraverso due percorsi paralleli rivolti rispettivamente agli operatori dei servizi e ai caregiver.

Per i professionisti, il seminario “Affettività e sessualità nell’autismo” offrirà un approfondimento su diverse tematiche come la conoscenza e la cura del corpo e i comportamenti sessualmente inappropriati. A guidare il percorso saranno la psicoterapeuta e analista del comportamento Emanuela Nobile, responsabile della sezione autismo della Fondazione Carlo Molo, ed Elisa De Bartolo, psicologa, psicoterapeuta e BCBA. Nel pomeriggio il focus si sposterà sulla dimensione emotiva delle relazioni e sulle esperienze sviluppate dal Centro Regionale per i Disturbi dello Spettro Autistico in età adulta dell’ASL Città di Torino, presentate dalla pedagogista e analista del comportamento Federica Campanella. La giornata si concluderà con una sintesi operativa dedicata al trasferimento delle competenze nei servizi e alla definizione delle prospettive future di lavoro.

Parallelamente, il percorso rivolto ai caregiver vedrà il contributo del professor Serafino Buono, ordinario dell’Università Kore di Enna e direttore dell’UOC di Psicologia Diagnostica dell’IRCCS Oasi Maria SS., e della dirigente psicologa dell’IRCCS Oasi Maria SS. Grazia Trubia. Gli interventi offriranno una lettura integrata tra aspetti clinici, supporto alle famiglie, diritti, procedure amministrative e opportunità previste dal sistema dei servizi. Centrale sarà anche il racconto dell’esperienza diretta delle famiglie, per dare voce ai bisogni e alle aspettative che accompagnano il percorso verso l’autonomia e l’autodeterminazione.

Dalle 11 e per tutto pomeriggio, i partecipanti saranno coinvolti in un workshop pratico dedicato alla costruzione del progetto di vita, guidato dagli psicologi Daniele Casella e Federica Failla e dalla pedagogista Federica Aiello della Cooperativa Controvento. Attraverso esercitazioni e momenti di confronto, i workshop mostreranno come trasformare bisogni, desideri e obiettivi delle persone con disabilità in azioni concrete, sostenibili e condivise, capaci di orientare il lavoro quotidiano di famiglie, operatori e servizi.

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Parco delle Emozioni, vestire gli alberi per non lasciare sole le persone. Ecco “Il filo delle emozioni”

Vestire gli alberi con colori, intrecci e fili di lana e di cotone per ricordare che nessuno dev’essere solo per forza. È l’idea che ha generato il progetto “Il filo delle emozioni”, il laboratorio creativo e sociale che nel corso dell’estate ormai alle porte, ogni mercoledì animerà il Parco Urbano delle Emozioni di Portici.
L’iniziativa nasce dall’esperienza di “Fili che uniscono”, il progetto che nei mesi invernali ha riunito decine di persone attorno all’uncinetto e alla condivisione. Alla fine del percorso, però, è arrivato il rilancio per i mesi caldi: le relazioni e le amicizie nate grazie al progetto, ha fatto si che il progetto stesso venisse ampliato e spostato all’aperto, trovando una nuova casa, stavolta senza mura. Ed è proprio grazie a questo che ha preso forma il progetto dell’“Albero dei Sentimenti”, una grande opera collettiva realizzata attraverso lo Yarn Bombing, una pratica artistica nata all’estero che utilizza lavori a maglia e all’uncinetto per rivestire alberi, panchine e altri elementi urbani.
L’obiettivo non è soltanto decorare: i fili colorati che avvolgeranno il tronco e i rami degli alberi raccontano, sempre, qualcosa di più profondo. Se gli alberi vengono simbolicamente “abbracciati” dalla comunità, anche le persone sono invitate a fare lo stesso tra loro, creando legami e per contrastare l’isolamento che spesso nei mesi estivi si fa maggiormente sentire.

Spiega Daniela De Blasio, promotrice dell’iniziativa: «Mi piaceva l’idea di coinvolgere una parte della città, inglobare nel progetto e nelle relazioni tra persone anche l’arredo urbano e gli elementi naturali che viviamo nelle nostre città. Con Paola e Anna, gestori del Parco delle Emozioni, abbiamo scoperto di condividere la stessa filosofia basata sulla socialità, sulla condivisione e l’amore per la natura. Da lì è nata l’idea dello Yarn Bombing».
Il progetto assume un significato particolare proprio nei mesi estivi. Quando le scuole chiudono, molte attività si interrompono e le città cambiano ritmo, non sono poche le persone che sperimentano l’attacco feroce della solitudine. Anziani, persone che vivono da sole, cittadini appena arrivati sul territorio o semplicemente chi sente il bisogno di ampliare la propria rete di relazioni possono trovare in iniziative come questa un’occasione concreta di incontro.
Non serve saper lavorare all’uncinetto. Chi ha esperienza insegnerà a chi parte da zero, trasformando il laboratorio in uno spazio di scambio intergenerazionale e culturale. Ognuno potrà portare un gomitolo, un’idea, un po’ del proprio tempo.

Alla fine saranno gli alberi a raccontare il percorso compiuto. Rivestiti da centinaia di piccoli lavori realizzati da mani diverse, diventeranno il simbolo visibile di una comunità che sceglie di prendersi cura dei propri spazi e delle proprie relazioni. Perché, a ben guardare, il messaggio è tutto qui: se un albero può essere avvolto da fili colorati per renderlo più “visibile”, anche le persone possono essere raggiunte da gesti semplici capaci di farle sentire parte di qualcosa.

di Nadia Labriola

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RISCOPRIRE L’IDENTITÀ DEL TERRITORIO ATTRAVERSO LA CULTURA, LA MUSICA E IL FOOD: TORNA MARE IN FEST

Territorio, identità e cultura legati insieme negli undici giorni in cui il mare sarà protagonista assoluto dell’inizio estate all’ombra del Vesuvio, tra spettacoli, musica live, screening medici gratuiti, laboratori esperienziali, food e stand artigianali. E si, perché c’è un filo che lega il mare, la cultura e l’identità, all’interno di una comunità, ed è lo stesso filo che, dal 18 al 28 giugno, attraverserà il Parco a Mare di Portici in occasione di Mare in Fest 2026, la manifestazione che trasformerà uno dei luoghi simbolo della città in uno spazio di incontro, partecipazione e valorizzazione del territorio.
L’evento nasce proprio dalla volontà di raccontare il legame profondo tra Portici e il suo mare, non soltanto e non più come elemento paesaggistico ma come parte integrante della vita quotidiana della comunità vesuviana. Un racconto che prenderà forma, per l’appunto, attraverso spettacoli, laboratori, attività sportive, incontri e momenti dedicati alla sostenibilità ambientale.

Il Parco a Mare diventerà in questo modo una grande piazza aperta dove cittadini, famiglie, visitatori e turisti potranno vivere un’esperienza che unisce intrattenimento e cultura, valorizzando le peculiarità di un territorio che affonda le proprie radici nella storia marinara del Golfo.
Particolare attenzione sarà dedicata alle nuove generazioni, con laboratori per bambini, attività educative e momenti di sensibilizzazione sui temi ambientali. Non mancheranno installazioni artistiche, mostre e spettacoli itineranti, artisti di strada e performance pensate per coinvolgere trasversalmente un pubblico vario e variegato.
Tra le novità di questa edizione c’è “Mare in Scena”, la nuova arena che ospiterà appuntamenti serali tra musica, spettacoli e performance artistiche, contribuendo a rendere il Parco a Mare un luogo di aggregazione e condivisione.

Ampio spazio sarà riservato anche allo sport e al benessere. Grazie alla collaborazione con Olympian’s CSAM Portici, il programma prevederà attività all’aperto come pilates, allenamento funzionale, ginnastica posturale e difesa personale, promuovendo stili di vita sani in un contesto naturale di particolare pregio. Previsti inoltre momenti dedicati alla prevenzione, con screening dermatologici gratuiti e attività informative rivolte ai cittadini.
Accanto agli appuntamenti culturali e sportivi, Mare in Fest offrirà un percorso tra le eccellenze gastronomiche campane attraverso oltre trenta stand che proporranno specialità del territorio, street food, tradizione e innovazione culinaria. Un modo ulteriore per raccontare la Campania attraverso i suoi sapori e le sue produzioni.
La manifestazione si concluderà con un grande spettacolo pirotecnico sul mare, suggellando undici giorni di iniziative pensate per mettere in relazione cultura, tradizioni, socialità e valorizzazione del territorio.

L’ingresso sarà gratuito per tutta la durata dell’evento. A sostenere l’edizione 2026 saranno numerose aziende e realtà imprenditoriali del territorio. Main sponsor della manifestazione è Luxurya Parfum, affiancata da Pepsi, Heineken, Molino Caputo e Caffè Siag, insieme a una rete di partner che contribuiscono alla realizzazione di un progetto capace di mettere in dialogo imprese, comunità e promozione del territorio.

di Nadia Labriola

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Salma, compagna di scuola di Hind Rajab, consegna a Kaouther Ben Hania il Premio Pellegrini di Pace

Una serata intensa, attraversata dall’emozione, dalla memoria e dall’impegno per la pace. La serata di ieri,  16 giugno, la Chiesa di San Giovanni Maggiore ha accolto la consegna del Premio Internazionale Pellegrini di Pace alla regista tunisina Kaouther Ben Hania, tra le più autorevoli voci del cinema civile contemporaneo.L’iniziativa, promossa dall’Arcidiocesi di Napoli ETS nell’ambito del percorso del Premio fortemente voluto dal Cardinale don Mimmo Battaglia, si è aperta con la proiezione del film “La voce di Hind Rajab”, opera che racconta la tragica vicenda della bambina palestinese uccisa a Gaza e che si configura come un potente atto di denuncia contro il genocidio e l’indifferenza.Particolarmente toccante il momento della consegna del riconoscimento. A premiare Kaouther Ben Hania è stata Salma, una bambina palestinese che frequentava la stessa scuola di Hind Rajab e che, grazie a un corridoio umanitario, è arrivata nei mesi scorsi a Napoli insieme alla sua famiglia, trovando accoglienza e sostegno nella comunità palestinese napoletana. Un gesto simbolico che ha commosso profondamente il pubblico presente.

Dopo la proiezione si è svolto un dialogo aperto sui temi della pace, della memoria e del ruolo dell’arte nei processi di giustizia e riconciliazione. A confrontarsi con la regista sono stati Nino Daniele, direttore del Comitato Scientifico del Premio Pellegrini di Pace, e Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. Un confronto intenso che ha ripercorso il valore del cinema come strumento di testimonianza civile e di resistenza umana di fronte alle violazioni dei diritti fondamentali. Momenti di particolare commozione si sono registrati durante la proiezione del film e nel successivo confronto con la regista, più volte interrotto dagli applausi dei presenti. Ben Hania ha ribadito la responsabilità del cinema nel dare voce a chi rischia di essere dimenticato, raccontando le ferite dei conflitti attraverso le storie delle persone.Il Premio Pellegrini di Pace consegnato alla regista è una scultura originale realizzata dall’artista napoletano Lello Esposito, simbolo del cammino di dialogo, giustizia e fraternità che il riconoscimento intende promuovere. Nel corso della serata è stato ricordato il percorso artistico e civile di Kaouther Ben Hania, autrice di opere che affrontano temi come i diritti umani, le migrazioni, la condizione femminile, la radicalizzazione e le conseguenze dei conflitti sulle persone più vulnerabili. Con i film “L’uomo che vendette la sua pelle” e “Four Daughters”, la regista ha ottenuto due candidature agli Oscar, affermandosi come una delle figure più significative del panorama cinematografico internazionale.

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate a mons. Gennaro Matino, provicario dell’Arcidiocesi di Napoli, che ha richiamato il significato profondo del Premio Pellegrini di Pace come strumento di costruzione di ponti tra popoli, culture e religioni, sottolineando la necessità di continuare a dare voce alle vittime innocenti dei conflitti e di educare le nuove generazioni alla cultura dell’incontro e della pace.

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 EUROPE DIRECT Paesi Vesuviani: il nuovo presidio europeo per avvicinare l’Europa ai cittadini del territorio

San Giorgio a Cremano si prepara ad accogliere un nuovo importante punto di riferimento per il dialogo tra cittadini e istituzioni europee.
Venerdì 19 giugno 2026, presso Villa Bruno, sarà inaugurato ufficialmente EUROPE DIRECT Paesi Vesuviani, il nuovo centro di informazione e partecipazione europea che entra a far parte della rete europea EUROPE DIRECT 2026–2030, coordinata dalla Rappresentanza della Commissione europea in Italia.

L’iniziativa rappresenta un passaggio strategico per il territorio vesuviano: un presidio stabile dedicato a informazione, orientamento, opportunità europee e cittadinanza attiva, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra comunità locali e Unione Europea.

La giornata inaugurale prenderà il via alle 15:30 con una visita guidata agli spazi di Villa Bruno, dal Museo Civico alla Biblioteca, fino alla Sala degli Specchi, per poi proseguire con i saluti istituzionali e un momento di confronto sul ruolo dell’innovazione sociale e delle politiche europee per lo sviluppo dell’area vesuviana.

Tra gli interventi previsti:

  • Giorgio Zinno, Consigliere della Regione Campania
  • Michele Carbone, Sindaco di San Giorgio a Cremano
  • Michele Maria Ippolito, Dirigente del Settore Politiche Sociali, Scuola, Cultura e Comunicazione del Comune di San Giorgio a Cremano
  • Luca Coppola, ED Manager
  • Manuela Sessa, Rappresentanza della Commissione europea in Italia
  • Francesco Pirone, Coordinatore del Corso di laurea magistrale in Innovazione sociale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II
  • Sofia Lobakina, Community Manager di EUROPE DIRECT Paesi Vesuviani
  • Federica Nestola, Presidente di Europiamo ETS

Particolare attenzione sarà dedicata al tema “Unione europea e innovazione sociale: prospettive per l’area vesuviana”, un focus che mette al centro il potenziale del territorio nell’accesso a programmi europei, opportunità per giovani, imprese, associazioni e pubbliche amministrazioni.

“EUROPE DIRECT Paesi Vesuviani nasce per costruire un ponte concreto tra l’Europa e i cittadini, rendendo più accessibili informazioni, opportunità e strumenti di partecipazione democratica”, spiegano gli organizzatori.

L’inaugurazione si concluderà con un momento di networking e convivialità, accompagnato dal rinfresco della Panetteria Sociale della Cooperativa Shannara e da musica live.

Con questo nuovo centro, il territorio vesuviano entra pienamente nella nuova generazione della rete EUROPE DIRECT, uno degli strumenti principali attraverso cui l’Unione Europea promuove informazione, ascolto e partecipazione civica nei territori.

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Educazione emotiva nelle scuole, Marmorini (Noesis): «Confonderla con l’educazione sessuale è un errore gravissimo»

«Stiamo commettendo un errore di metodo nel dibattito pubblico: lasciamo che un pregiudizio sull’educazione sessuale dei nostri ragazzi (legittimo o meno che sia) finisca per condizionare una scelta di buon senso come quella sull’educazione emotiva e comportamentale nelle scuole. Sono due piani diversi, e tenerli distinti non è un cavillo: è la condizione perché il discorso sui sentimenti e sulle relazioni non venga travolto dallo stigma che accompagna il discorso sul sesso». Così Vittoria Marmorini, dottoressa in riabilitazione psichiatrica e psicosociale, psico-educatrice, counselor ed esperta in psicoeducazione familiare, interviene sul dibattito acceso dalla recente approvazione del disegno di legge sul consenso informato per l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole secondarie.

«Chi lavora ogni giorno con le famiglie – spiega Marmorini, co-founder del Centro Noesis di Napoli – conosce bene il legame tra educazione sessuo-affettiva ed educazione emotiva. Proprio per questo lanciamo un allarme: se nelle scelte politiche e scolastiche colleghiamo i due ambiti, c’è il rischio concreto che il primo, con tutto il carico di tabù che si porta dietro, finisca per bloccare anche il secondo. La domanda da porsi è onesta: abbiamo difficoltà a parlare di sesso ai nostri ragazzi e/o abbiamo timore che qualcun altro ne parli? Supponiamo che sia comprensibile. Ma rispondendo a quella paura nel modo sbagliato rischiamo di inficiare un lavoro ben diverso e più ampio, che è l’educazione ai sentimenti».

Al centro dell’intervento c’è la richiesta di riportare la discussione su un terreno scientifico. «Il problema – osserva la specialista – è sempre lo stesso: invece di ragionare a partire da conoscenze scientifiche, e quindi neutrali, si lascia entrare l’aspetto ideologico, quello moralistico e moralizzante, a discapito del benessere e della salute delle persone. Noi abbiamo il dovere di restare aderenti alle evidenze e, su quelle, costruire strategie di intervento scientificamente basate, non costruirle sulle paure».

E le evidenze, sottolinea Marmorini, parlano chiaro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 10-20% di bambini e adolescenti nel mondo soffra di disturbi mentali, che la metà di tutte le patologie psichiche insorga entro i 14 anni e tre quarti entro i 25. «Sono numeri che dovrebbero togliere ogni dubbio sul quando intervenire: presto, prestissimo, nel luogo dove i ragazzi passano gran parte del loro tempo, cioè la scuola. È la stessa OMS a indicare che la prevenzione passa dalla costruzione, fin da piccoli, di quelle ‘abilità di vita’ (life skills) che permettono di riconoscere e gestire le proprie emozioni, di affrontare i problemi e di entrare in relazione con gli altri».

Su questo terreno, ricorda la professionista, esiste una mole di ricerca che pochi conoscono. «Quando parliamo di educazione emotiva e comportamentale non parliamo di un’opinione, ma di programmi strutturati, come il cosiddetto Social and Emotional Learning, studiati da decenni con strumenti rigorosi. La più nota di queste analisi ha messo insieme 213 programmi scolastici e oltre 270.000 studenti, dalla materna alle superiori, rilevando nei partecipanti un miglioramento significativo non solo delle competenze emotive e dei comportamenti, ma anche del rendimento scolastico, con un guadagno equivalente a 11 punti percentili. Diciamolo: l’educazione alle emozioni non toglie tempo allo studio, lo potenzia».

Da qui l’appello, che è anche una proposta. «Chiediamo che l’educazione emotiva e comportamentale, l’educazione ai sentimenti e alle relazioni a trecentosessanta gradi, entri stabilmente nelle scuole italiane come parte ordinaria dei percorsi formativi, e non come iniziativa occasionale legata all’emergenza di turno. In Italia esistono già esperienze in questa direzione: lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha sviluppato programmi di promozione della salute mentale a scuola fondati proprio sulle life skills dell’OMS e sull’intelligenza emotiva. La cornice scientifica c’è, gli strumenti ci sono. Quello che manca è la decisione di non lasciare che una battaglia ideologica su un tema affine ne blocchi un altro che con quella battaglia c’entra solo collateralmente».

Una direzione su cui il Centro Noesis lavora da anni sul territorio. Attraverso il progetto “Health Point”, il centro ha promosso le “Scuole Territoriali della Salute Emotiva e Comportamentale”, appuntamenti divulgativi pensati per condividere con i cittadini le idee e le buone prassi del benessere psichico. «La nostra esperienza sul campo – osserva Marmorini – ci dice una cosa semplice: quando si offre alle persone un linguaggio per leggere le proprie emozioni e quelle di chi hanno accanto, i pregiudizi si sgretolano da soli. È esattamente ciò che dovrebbe accadere, su scala molto più ampia, dentro le scuole».

«È una questione spinosa, lo so. Ma se riusciamo a chiarire questi termini e a fare informazione corretta, separando ciò che va separato, facciamo un buon servizio ai ragazzi e alle famiglie. L’educazione emotiva e comportamentale non può diventare il danno collaterale e la vittima sacrificale di un’altra discussione», conclude Marmorini.

 

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