A Marigliano “Il Sudario dei Bambini”: un corteo per ricordare i minori uccisi a Gaza

Un lungo sudario bianco, attraversato da migliaia di nomi. Non numeri, non statistiche, ma persone. Bambine e bambini, vite interrotte, famiglie cancellate, infanzie finite sotto le macerie della guerra. È questo il cuore dell’iniziativa “Il Sudario dei Bambini”, in programma a Marigliano giovedì 3 luglio 2026, con partenza alle ore 19 da piazzale Aliperti, in via Suor Felicia Mautone, e arrivo in piazza Municipio. La manifestazione nasce come gesto pubblico di memoria e di denuncia civile per ricordare i minori palestinesi uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023. Il sudario, realizzato dai volontari di Carnia per la Pace, è un telo lungo quasi trenta metri sul quale sono riportati i nomi di migliaia di bambini e bambine. Un elenco che diventa corpo, presenza, materia visibile. Un modo per sottrarre le vittime all’anonimato dei bollettini di guerra e restituire a ciascuna di loro almeno il diritto a essere nominata.

A promuovere l’appuntamento, insieme al Comune di Marigliano, sono la cooperativa sociale Irene ’95, la Comunità Palestinese della Campania, Life for Gaza, CNCA Campania e Carnia per la Pace. La locandina dell’iniziativa invita cittadini, famiglie, associazioni e realtà del territorio a partecipare al corteo che attraverserà la città fino alla sede municipale, dove il telo sarà steso come simbolo di lutto collettivo e richiesta di pace. L’immagine scelta dagli organizzatori è forte: un sudario, cioè un lenzuolo funebre, per raccontare la morte dei più piccoli. Ma anche un telo da portare insieme, sulle spalle di una comunità che sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Il corteo non sarà soltanto una manifestazione politica o una commemorazione: sarà soprattutto un atto di memoria pubblica, costruito attorno ai nomi delle vittime.

L’iniziativa di Marigliano si inserisce in una mobilitazione più ampia che, nelle ultime settimane, ha portato il “Sudario dei Bambini” anche in altre città italiane. A Milano, in piazza Duomo, il telo con i nomi dei bambini palestinesi morti a Gaza è stato srotolato durante un corteo silenzioso, richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica sul prezzo pagato dai minori nel conflitto. Il tema resta al centro dell’allarme delle organizzazioni internazionali. Secondo i dati diffusi da UNICEF, dal 7 ottobre 2023 migliaia di minori sono stati uccisi o feriti nella Striscia di Gaza. La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato ha denunciato un impatto devastante del genocidio sui bambini, parlando di uccisioni, traumi psicologici, fame, distruzione dei servizi sanitari e scolastici. Israele ha respinto le accuse contenute nel rapporto Onu, definendole infondate e parziali.

A Marigliano, però, il linguaggio scelto sarà quello del silenzio, dei nomi e del cammino. Un corteo che parte da un piazzale e arriva davanti al Municipio, luogo simbolico della comunità civile. Perché il sudario, spiegano gli organizzatori, non è soltanto un telo: è un appello a non abituarsi alla morte dei bambini, a non ridurre la guerra a una sequenza di numeri, a riconoscere nella sofferenza dei più piccoli il limite oltre il quale l’umanità intera è chiamata a interrogarsi. L’appuntamento è  per giovedì 3 luglio alle ore 19, con partenza da piazzale Aliperti e arrivo in piazza Municipio. Una marcia per Gaza, per i bambini, per la pace. Ma anche un invito rivolto alla città: fermarsi, guardare quei nomi, e scegliere da che parte stare davanti al dolore innocente.

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Terra dei Fuochi, meno roghi ma resta l’allarme per le falde

Meno roghi di rifiuti, grazie al controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, dell’esercito e all’introduzione di nuove norme. Ma una preoccupazione crescente per l’inquinamento delle acque di falda, considerato uno dei fronti più delicati e meno visibili dell’emergenza ambientale in Campania.

È questo il quadro che emerge dalla relazione approvata dal Parlamento e realizzata dalla Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Un lavoro corposo, di circa 400 pagine, frutto di tre anni di attività, sei missioni e 32 audizioni.

Il documento è stato presentato a Casal di Principe, in provincia di Caserta, nella sede di Casa Don Diana, bene confiscato alla criminalità organizzata e oggi luogo simbolo dell’impegno civile e antimafia. All’incontro hanno partecipato autorità civili ed ecclesiastiche, associazioni, cittadini e rappresentanti del territorio. Oltre 200 le persone presenti, che hanno ascoltato con attenzione e preoccupazione i dati illustrati dal presidente della Commissione, il deputato Iacopo Morrone, insieme ai relatori Gerolamo Cangiano e Carmela Auriemma.

Il dato positivo riguarda la diminuzione dei roghi di rifiuti, fenomeno che per anni ha segnato l’immagine e la vita quotidiana dei territori compresi tra le province di Napoli e Caserta. La presenza più capillare dello Stato e il rafforzamento degli strumenti normativi hanno contribuito a ridurre gli incendi e gli abbandoni più evidenti.

Ma la relazione apre con forza un altro capitolo: quello delle acque sotterranee. La contaminazione delle falde, infatti, rappresenta un problema più difficile da percepire rispetto ai rifiuti abbandonati o ai roghi, ma potenzialmente ancora più grave per la salute pubblica e per l’ambiente.

“Per la prima volta una Commissione di inchiesta si occupa delle acque di falda, e questo è fondamentale, perché abbiamo aperto un altro fronte di intervento”, ha sottolineato Carmela Auriemma, originaria di Acerra. Proprio ad Acerra, un recente studio dell’Università Federico II ha rilevato nelle acque di falda la presenza di tricloroetilene oltre i limiti di legge, un inquinante di origine industriale associato a diverse patologie tumorali. Nel Casertano, invece, a Villa Literno, sono state riscontrate alte concentrazioni di tetracloroetilene, sostanza considerata probabilmente cancerogena.

Secondo il presidente della Commissione, Iacopo Morrone, la questione non può essere affrontata limitandosi ai singoli comuni. “La contaminazione delle acque è un aspetto meno evidente dell’inquinamento del territorio, rispetto agli abbandoni di rifiuti, ma molto presente e più preoccupante, perché le acque circolano. Non è possibile occuparsi del problema dal punto di vista dei singoli territori, ma bisogna intervenire in modo complessivo, a livello regionale”.

La relazione, dunque, invita ad allargare lo sguardo oltre i 90 comuni delle province di Napoli e Caserta tradizionalmente ricompresi nella Terra dei Fuochi, chiedendo un approfondimento sull’intero territorio campano. L’inquinamento delle falde, proprio per la natura mobile delle acque sotterranee, richiede infatti monitoraggi estesi, coordinamento istituzionale e interventi di bonifica capaci di superare i confini amministrativi.

Resta centrale anche il tema dei traffici illeciti nel ciclo dei rifiuti. Su questo fronte, il relatore Gerolamo Cangiano ha evidenziato il perdurante coinvolgimento della camorra, con particolare riferimento al clan Zagaria, che continuerebbe a interessarsi al settore in maniera costante.

La fotografia consegnata dalla Commissione è quindi duplice: da un lato segnali incoraggianti sul contrasto ai roghi, dall’altro la necessità di non abbassare la guardia su una contaminazione più silenziosa, profonda e complessa. La Terra dei Fuochi non è più soltanto la terra dei fumi e degli incendi: oggi la vera sfida si sposta anche sotto la superficie, nelle falde acquifere, dove si misura una parte decisiva della tutela dell’ambiente, della salute e del futuro della Campania.

 

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Caldo estremo, l’allarme dello psichiatra: “A rischio la salute emotiva”

Non è solo una sensazione di malessere. Quando le temperature salgono, il caldo agisce sul cervello e sulla psiche attraverso meccanismi precisi, fisiologici e neurochimici. A lanciare l’allarme è Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del centro Noesis di Napoli, che invita ad allargare il campo: non sottovalutare l’impatto delle ondate di calore sulla salute mentale, certo, ma anche valutare le conseguenze sulla salute emotiva e comportamentale, soprattutto delle persone più fragili, in correlazione a come gli eventi meteorologici estremi impattino sempre più fortemente sulla vita e le relazioni delle persone.

«Il caldo attiva i termorecettori e induce uno stato di allarme che aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, e altera i neurotrasmettitori che regolano l’umore, come serotonina e dopamina» spiega Barretta. «A questo si aggiunge un sovraccarico cognitivo: per mantenere costante la temperatura corporea, l’organismo dilata i vasi e la pressione cala, generando affaticamento mentale, irritabilità, perdita di concentrazione e minore tolleranza alle frustrazioni. Le notti calde, infine, ostacolano il sonno e le sue fasi di recupero, acuendo ansia e sintomi depressivi».

L’effetto è particolarmente marcato su chi convive già con un disturbo psichico. Durante l’ondata di calore del luglio 2023, gli accessi ai pronto soccorso sono aumentati in media del 30%, con punte maggiori nelle città del Centro-Sud, un fenomeno ripresentatosi anche negli anni successivi. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 ha analizzato gli accessi ai pronto soccorso in Campania nelle estati dal 2016 al 2019, rilevando un aumento statisticamente significativo durante le ondate di calore, già al raggiungimento dei 39 °C di temperatura percepita.

«Le temperature estreme aumentano gli accessi al pronto soccorso per attacchi di panico e acutizzano la depressione. Nel disturbo bipolare il caldo è correlato a un incremento degli episodi maniacali, mentre nella schizofrenia e nelle psicosi, dove la capacità di termoregolazione è ridotta, possono aumentare gravità dei sintomi, ricoveri e persino la mortalità» avverte lo psichiatra. «C’è poi un nodo spesso ignorato: alcuni psicofarmaci come litio, antipsicotici e antidepressivi ostacolano la sudorazione o inibiscono lo stimolo della sete, aumentando il rischio di disidratazione. Nei mesi più caldi serve una supervisione medica per eventuali aggiustamenti di dosaggio».

Ma per Barretta il problema non si esaurisce nei meccanismi neurochimici e nelle interazioni farmacologiche. C’è una dimensione che la cronaca dell’emergenza estiva tende a trascurare, e che invece pesa quanto i gradi sul termometro.

«Ai motivi fisici e chimici, che sono reali e documentati, si aggiunge un fattore che chiamerei ambientale nel senso più ampio: il rischio di isolamento e di solitudine» spiega lo psichiatra. «Il caldo svuota gli spazi pubblici, costringe in casa chi è più fragile, interrompe le relazioni quotidiane, e questo sulla salute emotiva e comportamentale dell’individuo pesa eccome. L’anziano che non esce, la persona con un disturbo psichico che salta gli appuntamenti, chi vive solo e smette di vedere qualcuno per giorni: sono tutte situazioni in cui il caldo non agisce solo sul corpo, ma erode la rete di contatti che tiene insieme una persona. E l’isolamento, lo sappiamo, è esso stesso un fattore di rischio per la salute».

È qui che, secondo Barretta, l’approccio puramente sanitario mostra i suoi limiti. «Ogni estate ci attrezziamo per resistere: bollettini, numeri verdi, raccomandazioni a bere e a stare all’ombra. Sono misure necessarie, ma restano una risposta d’emergenza a un problema che ormai è strutturale. Continuiamo a trattare il caldo come un evento eccezionale, quando è diventato una condizione ricorrente con cui dovremo convivere per decenni». La proposta dello psichiatra sposta il piano del discorso dalla medicina all’urbanistica. «Bisognerebbe ridisegnare per intero le città e gli spazi sociali. Penso all’ombra come a un bene pubblico da progettare, non lasciato al caso: alberature vere, verde diffuso, percorsi che permettano di muoversi senza esporsi. Penso a luoghi di socialità accessibili e freschi, dove chi è solo possa continuare a incontrare gli altri anche quando il termometro sale. Penso a una città che protegga la salute emotiva e comportamentale dei suoi abitanti più fragili invece di costringerli a rinchiudersi».

Una visione che intreccia salute mentale, politiche climatiche e progettazione degli spazi. «La salute non si difende solo in ambulatorio» conclude Barretta. «Si difende anche con un albero piantato nel posto giusto, con una piazza che resta vivibile a luglio, con servizi territoriali capaci di raggiungere le persone a casa prima che finiscano in pronto soccorso. Il punto non è più resistere all’estate un anno dopo l’altro, ma progettare luoghi in cui, anche quando fa caldo, si possa stare bene».

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L’arte oltre le sbarre: a Poggioreale un’inedita versione di Scugnizzi

L’arte entra nel carcere per ricordare che c’è sempre una possibilità di riscatto, che l’immaginazione può condurre verso strade diverse e che il teatro ha un ruolo terapeutico e formativo. Per il secondo anno consecutivo, la Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale “Giuseppe Salvia” apre le proprie porte alla cultura, trasformandosi in un insolito ma potentissimo palcoscenico. Merito del laboratorio creativo promosso dall’Associazione ODV “Chiamami per Nome”, che in stretta sinergia con la Cooperativa Sociale Itaca ha riportato il teatro laddove la libertà è limitata, dimostrando come l’arte possa essere il più potente degli strumenti di emancipazione.

Quest’anno i riflettori si accendono su un’opera dal profondo significato territoriale: Scugnizzi. Non si tratta però di una semplice replica del celebre musical, bensì di una versione completamente originale, riscritta e reinterpretata dai giovani partecipanti dell’associazione. Sotto la sapiente guida di Aldo Rivieccio, presidente dell’Associazione “Chiamami per nome” e con la regia di Rosalba Pernice, il testo è stato plasmato per accogliere lo sguardo, i vissuti e la sensibilità dei ragazzi, offrendo una narrazione densa, a tratti cruda ma profondamente umana. L’immagine della messinscena restituita dall’evento ritrae vividamente questa unione di mondi. Sul palcoscenico allestito all’interno della struttura – caratterizzata da elementi storici e religiosi imponenti, come i grandi dipinti sacri alle pareti e i capitelli corinzi – un gruppo eterogeneo di giovani attori si muove in uno spazio condiviso, sotto un grande drappo nero che funge da fondale.

L’atmosfera che emerge è quella di una grande performance corale, arricchita da una forte carica emotiva e da momenti di autentica gioia condivisa. Ai lati del palco, figure di supporto tecnico e operatori seguono con attenzione lo svolgersi delle scene, a testimonianza di un lavoro di squadra che va ben oltre la pura recitazione. Il successo di questa iniziativa non è infatti il frutto di un’azione isolata, ma il risultato di una complessa e preziosa rete di collaborazioni. Il progetto ha visto muoversi all’unisono la direzione dell’istituto penitenziario, gli operatori della struttura, i volontari e le famiglie dei ragazzi coinvolti. Questa straordinaria sinergia ha reso possibile un’esperienza profondamente significativa, capace di abbattere le barriere del pregiudizio e di creare reali occasioni di incontro, empatia e condivisione all’interno di un contesto storicamente complesso come quello carcerario. «Siamo fermamente convinti che il teatro rappresenti uno spazio di libertà assoluta e un linguaggio universale in grado di superare ogni tipo di muro, sia esso fisico o mentale», spiegano con orgoglio i promotori del progetto. «Attraverso la finzione scenica si costruiscono in realtà le relazioni più autentiche. Sul palco si valorizzano le singole persone, le loro fragilità diventano punti di forza e si favorisce una partecipazione attiva che si fonda esclusivamente sul rispetto e sull’ascolto reciproco».

L’esperienza di Poggioreale si conferma e si consolida così come un esempio concreto e replicabile di welfare culturale. Una testimonianza di come la cultura, la musica e il teatro non siano semplici elementi di intrattenimento, ma veri e propri motori di inclusione, crescita personale e cambiamento sociale. Offrendo nuove opportunità di espressione a chi spesso non ha voce, l’iniziativa non solo arricchisce chi vi partecipa, ma contribuisce a tessere un nuovo e più forte senso di comunità e solidarietà cittadina.

di Francesca Mari

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Demenza ed estate, i consigli degli esperti per vivere al meglio i mesi più caldi

L’estate può rappresentare una stagione particolarmente complessa per le persone con demenza e per chi se ne prende cura. Le alte temperature, i cambiamenti delle abitudini quotidiane, la riduzione di alcuni servizi territoriali e gli spostamenti legati alle vacanze possono infatti incidere sul benessere delle persone fragili e aumentare il carico assistenziale delle famiglie.

Per questo motivo la Federazione Alzheimer Italia ha deciso di mettere a disposizione di caregiver e familiari un decalogo di consigli pratici e di organizzare un webinar gratuito dedicato proprio alla gestione del periodo estivo.

L’appuntamento è fissato per giovedì 2 luglio 2026 alle ore 18, in diretta sulla piattaforma Zoom, con l’incontro dal titolo “Vivere l’estate insieme. Consigli pratici e attività da svolgere a casa e all’aperto”.

Durante il webinar, Susanna De Biagi, terapista occupazionale della Federazione Alzheimer Italia, illustrerà attività e strategie da svolgere in casa adattabili alle diverse esigenze delle persone con demenza. Paola Ossola, vicepresidente di Progetto Rughe ODV e tra le promotrici della Comunità Amica delle Persone con Demenza di Gavirate, presenterà invece esempi concreti di iniziative e attività all’aperto pensate per favorire il benessere e la partecipazione sociale.

Al centro dell’incontro ci saranno suggerimenti semplici ma preziosi: mantenere routine rassicuranti, valorizzare le attività legate alla storia personale della persona, alternare momenti in casa e all’esterno, evitare le ore più calde della giornata e chiedere supporto alla rete familiare, associativa e territoriale.

Il decalogo diffuso dalla Federazione ricorda inoltre quanto sia importante coinvolgere la persona con demenza in attività quotidiane e familiari, utilizzando modalità che favoriscano la collaborazione e preservino autonomia e dignità. Dalle passeggiate in luoghi conosciuti all’ascolto della musica, dalla cura delle piante alla consultazione di fotografie di famiglia, ogni occasione può trasformarsi in un momento di benessere e relazione.

La partecipazione al webinar è gratuita previa registrazione. L’incontro sarà successivamente disponibile anche sul canale YouTube della Federazione Alzheimer Italia.

Per informazioni, supporto e consulenza, resta inoltre attivo il servizio gratuito Pronto Alzheimer, che offre orientamento e ascolto a familiari e caregiver attraverso un team multidisciplinare di esperti.

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Terremoto in Venezuela, doppia scossa devasta il Paese:

Il Venezuela è stato colpito da una violenta sequenza sismica che ha provocato crolli, panico tra la popolazione e gravi danni alle infrastrutture. Le scosse principali, registrate nella serata di mercoledì 24 giugno, hanno avuto magnitudo molto elevata, con valori indicati dalle fonti internazionali tra 7.1, 7.2 e 7.5. L’area dell’epicentro è stata localizzata nei pressi di Morón, nello Stato di Carabobo, lungo la costa settentrionale del Paese, a ovest della capitale Caracas.

Secondo le prime ricostruzioni, due forti terremoti si sarebbero verificati a distanza ravvicinata, scuotendo non solo la zona dell’epicentro ma anche la capitale e diversi Stati del Paese. A Caracas numerosi edifici sono stati evacuati, alcune strutture sono crollate o risultano gravemente danneggiate e migliaia di persone hanno trascorso le ore successive in strada, nel timore di nuove repliche.

Le autorità venezuelane hanno dichiarato lo stato di emergenza e mobilitato squadre di soccorso, protezione civile, forze di sicurezza e personale sanitario. Le operazioni sono concentrate nella ricerca di eventuali persone rimaste intrappolate sotto le macerie e nella messa in sicurezza degli edifici lesionati.

Il bilancio resta provvisorio. Alcune fonti internazionali riferiscono di oltre 30 vittime di vittime e circa 700  feriti, ma i numeri sono ancora in aggiornamento e potrebbero cambiare nelle prossime ore. Particolarmente colpite risultano alcune aree urbane e costiere, mentre sono state segnalate interruzioni nei servizi, difficoltà nelle comunicazioni, sospensioni nei trasporti e danni anche ad alcune infrastrutture strategiche.

Dopo le scosse è stata diramata anche un’allerta tsunami per alcune aree dei Caraibi, successivamente rientrata. Resta invece alta l’attenzione per le possibili repliche, che potrebbero aggravare la situazione degli edifici già lesionati e complicare ulteriormente il lavoro dei soccorritori.

La situazione degli italiani in Venezuela

La comunità italiana in Venezuela è storicamente numerosa e radicata, soprattutto nelle grandi città e nelle aree economicamente più importanti del Paese. Al momento, dalle fonti ufficiali consultate, non risultano comunicazioni pubbliche su cittadini italiani coinvolti direttamente nel terremoto. La Farnesina, attraverso l’Unità di Crisi, monitora le emergenze che coinvolgono connazionali all’estero e invita chi si trova fuori dall’Italia a registrare la propria presenza sul portale “Dove siamo nel mondo”, strumento utile per facilitare i contatti e l’assistenza in caso di calamità naturali, crisi o situazioni di emergenza.

Per i cittadini italiani presenti in Venezuela, il riferimento principale resta la rete diplomatico-consolare italiana: l’Ambasciata d’Italia a Caracas, il Consolato Generale d’Italia a Caracas e gli uffici consolari competenti per le diverse aree del Paese. In caso di necessità, i connazionali sono invitati a seguire gli aggiornamenti ufficiali, evitare spostamenti non indispensabili, non rientrare in edifici danneggiati e mantenere attivi i canali di comunicazione con familiari e autorità consolari.

Paese fragile, soccorsi complessi

Il terremoto arriva in un Paese già segnato da una lunga crisi economica, sociale e infrastrutturale. Questo rende più complessa la risposta all’emergenza: ospedali, servizi pubblici, rete elettrica, trasporti e comunicazioni potrebbero subire ulteriori pressioni nelle aree colpite.

La priorità, nelle prossime ore, sarà stabilire un bilancio più preciso delle vittime e dei danni, garantire assistenza agli sfollati, verificare la stabilità degli edifici e ripristinare i servizi essenziali. Diversi Paesi e organizzazioni internazionali hanno già manifestato disponibilità a fornire aiuti.

Il Venezuela si trova ora davanti a una delle emergenze sismiche più gravi della sua storia recente. La paura resta alta, mentre la popolazione attende notizie sui dispersi, sulle condizioni delle aree più colpite e sulla possibilità di ricevere assistenza in tempi rapidi.

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