Firmati dal comune di Atrani i protocolli d’intesa “Comuni Amici delle Tartarughe Marine” e “Città Verdi Resilienti”

Firmato dal comune di Atrani , il protocollo d’intese di Legambiente,nell’ambito del “LIFE Turtlenest”, ovvero un progetto cofinanziato dal programma “LIFE” dell’Unione Europea ,atto alla conservazione della tartarughe Caretta caretta. Il comune di Atrani si è impegnato, firmando il protocollo d’intesa a rispettare le indicazioni fornite da Legambiente per una gestione responsabile spiagge ,potenziali aree di nidificazione delle tartarughe.

“Atrani, il Comune più piccolo d’Italia, sceglie di essere grande-ha dichiarato il sindaco Michele Siravo- nella tutela dell’ambiente. Con la sottoscrizione del Protocollo d’Intesa “Comuni Amici delle Tartarughe Marine”, nell’ambito del progetto LIFE Turtlenest, e del “Protocollo per le Città Verdi Resilienti”, nell’ambito del progetto LIFE+ A_GreeNet, la nostra Amministrazione assume impegni precisi e verificabili su due fronti inscindibili: la salvaguardia degli habitat costieri e della specie Caretta caretta, da un lato, e l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso la qualità e la quantità del verde urbano, dall’altro. Per un territorio come il nostro – costiero, densamente costruito, sottoposto a una forte pressione turistica e già oggi esposto agli effetti delle ondate di calore e degli eventi meteorologici estremi – non si tratta di adesioni simboliche, ma di strumenti operativi: dalla pulizia manuale delle spiagge alla riduzione dell’inquinamento luminoso notturno, dalla governance partecipata del verde all’adozione di soluzioni basate sulla natura. Un ringraziamento sentito va a Luigi Sommariva, referente dei due progetti per Legambiente “ Costa d’Amalfi , per la competenza, la tenacia e la presenza costante con cui accompagna le nostre comunità in questo percorso. È grazie al suo lavoro di raccordo che progetti europei di questa portata trovano radicamento concreto nei nostri piccoli comuni. Ad Atrani, Legambiente troverà sempre un interlocutore leale e un’Amministrazione pronta a fare la propria parte.”

«Accogliamo con grande soddisfazione- si legge in una nota del Circolo Legambiente Costa d’Amalfi APS- la sottoscrizione dei protocolli “Comuni Amici delle Tartarughe Marine” e “Città Verdi Resilienti”, che segna un importante passo avanti per Atrani e per l’intero territorio della Costiera Amalfitana. Desideriamo ringraziare Nicola Corona e Federica Barbera di Legambiente Nazionale per il prezioso lavoro di coordinamento svolto nell’ambito dei progetti LIFE Turtlenest e LIFE+ A_GreeNet.Esprimiamo inoltre apprezzamento per l’impegno dell’Amministrazione comunale di Atrani, che dimostra come la sostenibilità non sia uno slogan, ma un insieme di scelte concrete capaci di migliorare la qualità dell’ambiente e, conseguentemente, la qualità della vita delle comunità locali.L’adesione a questi due importanti protocolli rappresenta un ulteriore passo avanti verso la costruzione di una comunità sempre più attenta alla tutela del patrimonio naturale, all’adattamento ai cambiamenti climatici, alla resilienza del territorio e alla conservazione della biodiversità marina e terrestre.Legambiente Costa d’Amalfi APS continuerà a collaborare con le Amministrazioni locali, le istituzioni e i cittadini per promuovere azioni concrete volte alla tutela degli ecosistemi costieri, alla valorizzazione del verde urbano e alla diffusione di modelli di sviluppo sostenibile capaci di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici.»

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Iscrizione anagrafica di prossimità: da Marigliano un modello che restituisce diritti alle vittime di sfruttamento lavorativo

La lotta allo sfruttamento lavorativo non comincia soltanto con la repressione dei fenomeni criminali, ma dal riconoscimento effettivo dei diritti delle persone.

È questo il messaggio emerso dalla conferenza stampa che si è svolta presso la Sala Consiliare del Comune di Marigliano, durante la quale sono stati presentati i risultati dei primi sei mesi dell’iscrizione anagrafica di prossimità per le persone vittime di sfruttamento lavorativo e caporalato, promossa dal Comune di Marigliano insieme alla Rete Vesuviana Solidale nell’ambito del Polo Sociale regionale del progetto Su.Pr.Eme. 2 – Lotto 4 Area Vesuviana.

L’esperienza avviata da Marigliano non nasce con l’obiettivo di rimanere un caso isolato. Fin dalla sua approvazione, l’iscrizione anagrafica di prossimità è stata concepita come un modello amministrativo replicabile, capace di offrire una risposta concreta a uno dei principali ostacoli che impediscono alle persone vittime di sfruttamento di uscire da condizioni di ricattabilità e di accedere ai diritti fondamentali. Non a caso, nei mesi scorsi l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Andrea Morniroli, ha trasmesso una specifica nota a tutti i Comuni campani invitando le amministrazioni locali a conoscere e valutare l’adozione di questa esperienza quale buona pratica di inclusione sociale.

A sei mesi dall’avvio della misura, i numeri raccontano una realtà che va ben oltre una semplice innovazione amministrativa. Venticinque persone hanno potuto ottenere un’iscrizione anagrafica che ha consentito loro di uscire da una condizione di invisibilità amministrativa e di iniziare un concreto percorso di emancipazione. Tra queste, quattordici erano state segnalate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni a seguito di accessi ispettivi, mentre nove sono state individuate direttamente dagli operatori dello Sportello regionale di contrasto al caporalato. Grazie a questo strumento sono già stati rilasciati quattro permessi di soggiorno per sfruttamento lavorativo, altre dieci procedure sono in corso, cinque persone hanno potuto accedere con urgenza alle cure sanitarie, tre hanno ottenuto l’accesso all’Assegno di Inclusione, mentre sono stati attivati otto tirocini lavorativi e tredici percorsi formativi.

Ad aprire i lavori sono stati il Sindaco di Marigliano Gaetano Bocchino, l’Assessore alle Politiche Sociali Luigi Amato e l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Scisciano Raffaele Ambrosino, che hanno sottolineato il valore di una collaborazione stabile tra istituzioni, terzo settore e comunità locali per costruire strumenti concreti di inclusione e contrasto allo sfruttamento.

«Questa non è una celebrazione – ha affermato l’assessore Luigi Amato – ma il racconto degli effetti concreti prodotti da una scelta amministrativa che consideriamo un autentico atto di civiltà.»

Il Sindaco Gaetano Bocchino ha ricordato come l’Amministrazione abbia scelto di sostenere questa misura nella convinzione che «quando un’istituzione può aiutare concretamente persone ridotte in condizioni di sfruttamento e di semischiavitù, ha il dovere di farlo», sottolineando come la tutela della dignità delle persone rappresenti anche uno strumento di rafforzamento della legalità e della coesione sociale.

Nel suo intervento, Alessio Malinconico, presidente dell’associazione Restiamo Umani e attivista della Rete Vesuviana Solidale, ha ricordato come l’iscrizione anagrafica per domicilio non costituisca una concessione dell’amministrazione, ma l’applicazione di un diritto già previsto dall’ordinamento italiano e recentemente ribadito anche dall’ISTAT e dall’ANUSCA. Senza una residenza anagrafica, infatti, una persona può trovarsi nell’impossibilità di ottenere un contratto di lavoro regolare, accedere al Servizio Sanitario Nazionale, ritirare un permesso di soggiorno già riconosciuto o aprire un conto corrente, rimanendo intrappolata proprio nelle condizioni che alimentano sfruttamento e caporalato.

Il momento più intenso della conferenza è stato rappresentato dalle testimonianze di Imrul Khayes e Joy Md Farhan Rahim, due lavoratori di origine bengalese che hanno raccontato il percorso che li ha condotti, attraverso la presa in carico dello Sportello e l’iscrizione anagrafica di prossimità, dal lavoro irregolare e dallo sfruttamento alla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno, un contratto di lavoro e una prospettiva di autonomia. Le loro storie hanno restituito un volto concreto ai dati illustrati nel corso dell’incontro, mostrando come un diritto apparentemente amministrativo possa trasformarsi nella chiave di accesso a una nuova possibilità di vita.

Significativo, in questo senso, il percorso di Joy Md Farhan Rahim, che dopo essere stato vittima di sfruttamento lavorativo è oggi mediatore culturale del progetto Su.Pr.Eme. 2, a testimonianza di come percorsi efficaci di presa in carico possano trasformare le persone da vittime di sfruttamento a protagoniste attive dei processi di inclusione e di tutela dei diritti.

Nel dibattito sono intervenuti anche Fedele Salvatore, presidente della cooperativa sociale Irene ’95 e del CNCA Campania, Ojjal Mia, lavoratore, mediatore culturale e attivista della Rete Vesuviana Solidale, e Ayoub Halloumi, operatore per l’integrazione dell’associazione Restiamo Umani. Da prospettive diverse, tutti hanno richiamato la necessità di considerare l’iscrizione anagrafica non come una misura eccezionale, ma come uno strumento ordinario di garanzia dei diritti e di contrasto alle condizioni di ricattabilità che alimentano lo sfruttamento lavorativo.

La conferenza ha rappresentato anche un momento di rilancio del percorso avviato sul territorio. Dopo Marigliano, il Comune di Scisciano sta completando l’iter amministrativo per l’attivazione della misura, mentre il Comune di Poggiomarino ha già avviato le prime iscrizioni anagrafiche di prossimità, delineando una rete territoriale sempre più ampia di enti locali impegnati nel contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato.

L’auspicio condiviso da amministratori, operatori e organizzazioni intervenute è che questo percorso possa estendersi rapidamente ad altri Comuni della Campania, raccogliendo l’invito già rivolto dalla Regione agli enti locali. Ma la prospettiva è ancora più ampia. Le criticità emerse nel corso della conferenza – dalle distorsioni del sistema del decreto flussi alle difficoltà di accesso alla residenza, ai documenti, alla sanità e al lavoro regolare – interessano migliaia di persone su tutto il territorio nazionale.

Per questo motivo, l’esperienza sviluppata a Marigliano si propone oggi come un modello di politica pubblica replicabile, capace di coniugare tutela dei diritti, contrasto allo sfruttamento e promozione della legalità. L’obiettivo è che l’iscrizione anagrafica di prossimità non rimanga un’esperienza circoscritta a pochi territori, ma possa essere adottata sempre più diffusamente a livello regionale e nazionale, contribuendo a costruire un sistema nel quale nessuna persona vittima di sfruttamento sia costretta a rimanere invisibile perché privata dell’accesso ai propri diritti fondamentali.

 

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Ricerca oncologica: presidio dei lavoratori del Pascale, a rischio i posti di lavoro

Martedì 28 luglio, alle ore 16.00, sotto la sede della Regione Campania, in via Santa Lucia a Napoli, si raduneranno sotto
le bandiere della FP CGIL di Napoli i borsisti e i 44 lavoratori della ricerca del polo oncologico campano, assunti con i fondi del PNRR. La protesta nasce per contrastare il ricorso sistematico a impieghi a termine e, soprattutto, per scongiurare che da agosto prendano avvio i primi recessi dei loro contratti.
Si tratta di professionisti impegnati nella ricerca oncologica presso l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale, assunti negli ultimi anni grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per potenziare l’attività scientifica del polo campano. I loro contratti, legati alla natura temporanea di quei fondi, cominceranno a scadere nelle prossime settimane, senza che al momento sia stata individuata una soluzione per la loro stabilizzazione: una prospettiva che rischia di disperdere competenze scientifiche costruite in anni di lavoro e riconosciute anche a livello internazionale.
Il presidio del 28 luglio arriva a pochi giorni da un primo sit-in organizzato all’esterno dell’istituto. «Dopo il sit-in di qualche giorno fa svolto all’esterno del Pascale — spiega Antimo Morlando, segretario regionale Sanità Pubblica della FP CGIL — si è deciso di continuare la protesta con un presidio sotto la sede della Regione Campania.
È mortificante l’indifferenza che la politica riserva a questi validissimi ricercatori — aggiunge Morlando — molti dei quali pluripremiati o che hanno rinunciato a proposte professionali all’estero pur di restare nella nostra comunità, e che oggi rischiano comunque di ritrovarsi senza lavoro. Ci auguriamo che il Presidente Fico possa ascoltarli e prorogare almeno i primi contratti in scadenza — conclude Morlando — per darci il tempo di portare avanti, a Roma, la richiesta al Ministro della Salute di percorsi rapidi di stabilizzazione».

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Lo studio oltre le sbarre: la seconda occasione di Joanderson

Assicurare l’accesso all’istruzione superiore anche a chi sta scontando una pena detentiva: è questo il cuore della collaborazione strategica tra l’Ateneo Federico II di Napoli e il Polo Universitario Penitenziario (PUP). Da questa virtuosa sinergia nasce una nuova storia di successo: Joanderson Monaco ha brillantemente raggiunto il traguardo della laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee, ottenendo il punteggio di 109/110. La sua tesi, dal titolo «Novel food: sostenibilità, accettazione sociale e prospettive applicative delle colture cellulari», ha affrontato un argomento di stretta attualità e dal forte valore scientifico. Il percorso di Monaco ha inizio nel 2022 quando, a due anni dal diploma, decide di immatricolarsi al corso promosso dal PUP. Le lezioni, curate dai docenti del Dipartimento di Agraria, si sono svolte all’interno della Casa Circondariale «Pasquale Mandato» di Secondigliano. In questo contesto, lo studente ha intrapreso un cammino formativo capace di intrecciare cultura, identità territoriale e nuove tendenze della gastronomia, mettendosi subito in luce per la grande dedizione, la serietà e i brillanti voti riportati. Proprio in virtù del suo ineccepibile percorso personale e accademico, a Monaco è stata concessa una misura alternativa al carcere, con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Questa misura gli ha consentito di completare gli studi direttamente nella sede universitaria di Portici. Contemporaneamente, il neo-laureato ha trovato un impiego con regolare contratto presso un laboratorio di pasticceria: un’occasione concreta per tradurre sul campo, con passione e rigore professionale, le nozioni apprese durante il percorso di studi.

Danilo Ercolini, Direttore del Dipartimento di Agraria, rimarca l’impatto del progetto: «Il Polo Universitario Penitenziario dimostra nei fatti come sia possibile realizzare un autentico recupero sociale e culturale delle persone private della libertà. La vera vittoria dell’università si misura in percorsi come questo: una persona che incontra la formazione in carcere e sceglie con determinazione di portarla a termine. Possiamo affermare con orgoglio di aver centrato l’obiettivo della rieducazione. Abbiamo seminato valore, dimostrando che la società è pronta a riaccogliere chi sceglie di investire sul proprio futuro e trasformarsi in un professionista».

La vicenda di Joanderson Monaco offre una testimonianza tangibile di come la formazione universitaria vada oltre la semplice trasmissione di nozioni tecniche, configurandosi come una leva fondamentale di emancipazione umana, integrazione e reinserimento nella collettività. Una dimostrazione pratica di come il sistema punitivo debba tendere, come da dettato costituzionale, alla rieducazione dell’individuo. A rimarcare il valore del traguardo è anche la professoressa Manuela Rigano: «La storia accademica di Monaco, germogliata all’interno del Polo Penitenziario, è la prova di come l’alta formazione possa fondere cultura, tutela del territorio e spinta innovativa, rivelandosi uno straordinario motore di riscatto individuale e coesione sociale».

di Adriano Affinito

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DON MIMMO BATTAGLIA, IN VIAGGIO MISSIONARIO, INAUGURA IN TOGO LA NUOVA STRUTTURA POLIFUNZIONALE PER L’ACCOGLIENZA DEI MALATI

A Kouvè, in Togo, l’ospedale delle Suore della Provvidenza custodisce, dal 1986, una storia  di dedizione e di speranza costruita «mattone su mattone». Nato come centro di recupero nutrizionale per i bambini colpiti da malnutrizione severa, l’ospedale è cresciuto negli anni fino a diventare un vero e proprio complesso ospedaliero, riconosciuto dallo Stato togolese come Centro Medico-Sociale, e ha sempre accolto ogni malato senza distinzione di razza o di religione.
Fino a poco tempo fa, però, i pazienti in condizioni più fragili erano costretti ad attendere cure ed esami in un semplice appatam, una capanna aperta al sole e alle intemperie, priva di ogni possibilità di ascolto riservato. Una condizione che stride con la dignità dovuta a chi soffre, e a cui la Chiesa di Napoli ha scelto di rispondere concretamente.
È così che, grazie alla Caritas e  all’Arcidiocesi di Napoli, quello spazio precario si è trasformato in una moderna sala polifunzionale, capace di garantire accoglienza, riservatezza e cura secondo gli standard sanitari nazionali. Oggi ogni paziente può contare su uno spazio dignitoso, nella consapevolezza che dietro la sofferenza fisica si nasconde spesso un cuore impaurito, segnato dalla solitudine e dal timore dell’abbandono.
L’intervento si inserisce nel solco delle Opere Segno che la Diocesi di Napoli ha voluto realizzare durante l’Anno Giubilare «Pellegrini di Speranza» 2025, e resterà un segno duraturo e visibile di una presenza fraterna tra chiese sorelle, custodito nel cuore della comunità, dei malati e di chi lavora quotidianamente in ospedale. Sarà proprio l’Arcivescovo Metropolita di Napoli don Mimmo Battaglia, in occasione del viaggio missionario in Togo previsto dal 27 luglio al 2 agosto, a benedire la nuova struttura: la celebrazione si terrà il 30 luglio insieme al vescovo di Kouvè. Nei giorni successivi il Cardinale farà visita alle Opere Missionarie delle Suore della Provvidenza, presenti in Togo da oltre cinquant’anni.
San Luigi Scrosoppi, fondatore delle Suore della Provvidenza, era solito ripetere alle sue consorelle: «Provvidenza di Dio… provvedeteci voi». E così, ancora una volta, è stato, grazie all’impegno costante della Chiesa di Napoli e della sua Caritas diocesana.
La Diocesi di Napoli accompagna spiritualmente don Mimmo in questo viaggio missionario, nel carisma della prossimità che egli incarna e traduce nel proprio ministero episcopale, affinché ogni cuore, superando confini geografici e mentali, possa sentire e vivere che «ogni uomo è mio fratello».

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La Festa delle Lucerne diventa un fumetto: a Somma Vesuviana una illustratrice racconta la tradizione del Casamale

Ilaria Feola è cresciuta aiutando la madre allo stand durante la Festa delle Lucerne. Ha capito quanto valesse quella tradizione molto più tardi, da adolescente, guardando lo stupore di alcuni amici venuti da fuori mentre percorrevano i vicoli del Casamale. Adesso quella festa (l’appuntamento che ogni quattro anni trasforma l’antico borgo di Somma Vesuviana in un labirinto di specchi, legno e fiammelle) la sta traducendo in un albo illustrato.

L’idea nasce sulla scia di un precedente lavoro che l’autrice aveva dedicato al Vesuvio. Fu il suggerimento di un’amica a spingerla verso la tradizione sommese a cui è più visceralmente legata: un legame nutrito fin da bambina, quando la festa non era solo uno spettacolo da guardare, ma un’esperienza vissuta dall’interno, accanto alla madre Libera Feola.

Trasformare una festa secolare in un fumetto ha richiesto scelte narrative precise. Le prime tavole rischiavano di scivolare in un racconto troppo lineare e didascalico, così Ilaria Feola ha introdotto un espediente originale: una lucerna parlante che accompagna i lettori alla scoperta dell’evento. Per parlare ai più giovani — oggi continuamente sollecitati da stimoli digitali — l’albo si fa anche interattivo, con una sezione finale di disegni a tema pronti per essere colorati.

Dal punto di vista tecnico, il processo creativo comincia sul foglio di carta, dove la tavola prende forma a matita e china; l’opera viene poi digitalizzata per la colorazione e la rifinitura al computer. Grafica e piattaforme digitali possono accendere l’interesse, ma l’autrice è convinta che la tradizione continui a vivere solo se le persone scendono in strada e la abitano. In questo senso, Somma Vesuviana si conferma una comunità capace di mantenere vivo un senso di appartenenza raro.

Il progetto sta raccogliendo un cauto ma caloroso entusiasmo. A sostenerlo è in prima fila l’Associazione della Festa delle Lucerne. Per coprire i costi della pubblicazione, Ilaria Feola ha lanciato una campagna di crowdfunding, invitando cittadini e appassionati a contribuire per dare luce, ancora una volta, alle storie della propria terra.

di Annatina Franzese

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