Sono stati vandalizzati a Napoli il murale e la targa dedicati a Mario Paciolla, il cooperante napoletano trovato morto in Colombia il 15 luglio 2020. L’opera si trova nel Parco di via dell’Erba, nella zona collinare della città, un luogo simbolico legato alla sua storia personale: proprio lì, da ragazzo, Paciolla aveva trascorso parte della sua giovinezza.
La notizia dell’atto vandalico ha suscitato indignazione e dolore, soprattutto tra chi in questi anni è stato accanto alla famiglia nel lungo percorso alla ricerca della verità su quanto accaduto al giovane cooperante. A intervenire è stato don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, che ha espresso parole di forte condanna per quanto accaduto.
«Apprendiamo con estremo dolore la notizia dell’atto vandalico perpetrato contro il murale e la targa che nel Parco in via dell’Erba ricordano Mario Paciolla, cittadino della zona collinare di Napoli che da ragazzo ha solcato quei luoghi», ha dichiarato Palmese. «Da quel 15 luglio del 2020 siamo accanto a mamma Anna, a papà Pino e alle sorelle Raffaella e Maria Paola nel loro percorso, segnato dal dolore, alla ricerca della verità su quanto accaduto a Mario per ottenere la tanto anelata giustizia».
La famiglia Paciolla, ha ricordato Palmese, è stata in questi anni parte attiva di un impegno civile e collettivo. «Da quel giorno la famiglia ha sempre partecipato alla vita della Fondazione Pol.i.s., agli incontri del Coordinamento dei familiari delle vittime innocenti e agli eventi di Libera, trovando supporto alla loro lotta e donandoci la loro testimonianza».
Proprio per questo, secondo il presidente della Fondazione Pol.i.s., l’atto vandalico assume un significato che va oltre il semplice danneggiamento di un’opera. «Infangare con un atto violento un luogo della memoria significa non solo perpetuare il dramma dei familiari, ma arrecare una ulteriore ferita a tutta la società».
Il murale e la targa rappresentano infatti un simbolo di memoria e di impegno civile. «Quei luoghi, quei simboli – ha aggiunto Palmese – sono la testimonianza concreta di ciò che insieme ai familiari gridiamo con forza: la morte per mano violenta delle vittime innocenti non è avvenuta invano».
Un messaggio che richiama alla responsabilità collettiva e alla necessità di continuare a tenere viva la memoria. «Qualunque sia la ragione dietro questo vile gesto – conclude Palmese – ci richiama a un’esigenza totalizzante: continuare la nostra battaglia educativa nel nome delle vittime innocenti, nel nome della legalità e del bene assoluto».
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