Rendere il Servizio Civile Universale un’esperienza realmente accessibile a tutti, trasformandolo da opportunità “formale” a pilastro concreto per la crescita dei giovani e dei territori. È questa la sintesi della posizione espressa da Chiara Tommasini, presidente di CSVnet (l’associazione dei Centri di Servizio per il Volontariato), durante l’audizione dello scorso 15 aprile presso la Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati.

L’occasione è stata l’esame del disegno di legge riguardante le disposizioni in materia di giovani e il riordino del Servizio Civile. Secondo CSVnet, il sistema attuale è solido ma necessita di un salto di qualità per rispondere alle sfide del futuro.

Il concetto chiave emerso dall’intervento di Tommasini è la necessità di passare a una “universalità concreta”. Questo obiettivo richiede, secondo l’associazione, una programmazione stabile, risorse adeguate e, soprattutto, la capacità di accogliere l’aumento costante delle candidature dei giovani. Il Servizio Civile non deve essere solo un bando annuale, ma un’infrastruttura sociale permanente.

Il ruolo dei territori e dei CSV

I numeri presentati confermano il peso dei Centri di Servizio per il Volontariato nel sistema: negli ultimi dieci anni, circa la metà dei CSV italiani ha offerto oltre 22.500 posizioni, coinvolgendo più di 1.600 enti partner.

“Gli enti non sono semplici attuatori di progetti – ha sottolineato la presidente Tommasini – ma soggetti attivi che costruiscono politiche sociali”. Il radicamento territoriale è visto come il presupposto indispensabile affinché il Servizio Civile non rimanga un esercizio burocratico, ma diventi uno strumento di impatto sociale reale.

Qualità e semplificazione

Un altro punto cardine della memoria presentata alla Camera riguarda la qualità delle esperienze. CSVnet chiede di investire maggiormente sulla progettazione e sull’accompagnamento dei volontari. L’idea è quella di valorizzare le competenze acquisite durante i mesi di servizio, rendendole spendibili nel mondo del lavoro, e di rafforzare il ruolo educativo degli operatori locali.

In merito alla semplificazione burocratica, la linea proposta è netta: sì allo snellimento delle procedure, a patto che questo non si traduca in una riduzione della qualità o in un indebolimento del ruolo dei singoli territori.

Pace e partecipazione

L’intervento ha toccato anche i temi dell’Agenda 2030, inquadrando il Servizio Civile come uno spazio fondamentale per l’educazione alla pace e alla convivenza non violenta. In conclusione, CSVnet ha ribadito l’importanza di un metodo di lavoro aperto e plurale: solo una collaborazione stretta tra istituzioni e Terzo settore può rendere il Servizio Civile una risorsa davvero efficace per le nuove generazioni e per l’intero Paese.

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