Il futuro del riciclo degli inerti potrebbe passare sempre di più da sensori, algoritmi, robotica e sistemi digitali capaci di conoscere la storia e le caratteristiche dei materiali. Una trasformazione tecnologica che interessa uno dei più grandi flussi di materia dell’economia italiana: secondo il Rapporto Rifiuti Speciali 2026 di ISPRA, nel 2024 il settore delle costruzioni e demolizioni ha prodotto 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 52,5% di tutti i rifiuti speciali prodotti nel Paese. Il tasso di riciclaggio dei C&D ha raggiunto l’82,4%, superando ampiamente l’obiettivo europeo del 70%. Ma la nuova frontiera non consiste soltanto nell’aumentare ulteriormente questa percentuale. Consiste soprattutto nel migliorare qualità, omogeneità, tracciabilità e valore dei materiali ottenuti dal recupero.

Dalla selezione meccanica alla selezione intelligente

La ricerca europea sta già sperimentando una nuova generazione di tecnologie. Progetti finanziati nell’ambito di Horizon Europe stanno studiando sistemi nei quali telecamere RGB e multispettrali, sensori, LiDAR e algoritmi di intelligenza artificiale possono contribuire al riconoscimento dei differenti materiali presenti nei rifiuti da costruzione e demolizione. L’obiettivo è aumentare progressivamente l’automazione della selezione e ottenere frazioni di materiali più omogenee. Parallelamente vengono sperimentate soluzioni robotizzate per il sorting dei rifiuti. Il progetto europeo RECLAIM, per esempio, ha sviluppato sistemi robotici di selezione e classificazione basati anche sull’integrazione di immagini RGB e hyperspectral imaging, lavorando inoltre su impianti robotizzati modulari e decentralizzati per il recupero dei materiali.

Il rifiuto diventa un flusso di dati

La trasformazione più profonda potrebbe tuttavia essere digitale. BIM, digital twin e piattaforme di gestione dei materiali consentono potenzialmente di seguire il materiale lungo diverse fasi del ciclo di vita dell’opera: costruzione, utilizzo, demolizione, trattamento e nuovo impiego. Il rifiuto smette così di essere soltanto una massa fisica da trattare e diventa anche un insieme di informazioni sulla composizione, provenienza, caratteristiche e possibili destinazioni. «La qualità del materiale riciclato e la disponibilità di informazioni affidabili sono elementi decisivi per aumentarne la fiducia e quindi la domanda di mercato» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.

Dal downcycling all’upcycling

È proprio questo uno degli obiettivi della ricerca europea più recente: evitare che il recupero produca esclusivamente materiali destinati agli impieghi meno qualificati e aumentare invece la quota di rifiuti trasformabile in prodotti secondari con prestazioni e valore economico maggiori. Il progetto europeo CIRCULess sta sperimentando, tra l’altro, tecnologie avanzate di ispezione e selezione per calcestruzzo e aggregati con l’obiettivo di ottenere frazioni più pulite e omogenee e sviluppare prodotti secondari a maggiore valore aggiunto.

Il caso Seipa: dalla quantità alla qualità

È una traiettoria coerente con il percorso industriale sviluppato negli ultimi anni dal Gruppo Seipa. Nel 2025 la produzione di aggregati inerti riciclati del gruppo ha superato 320 mila tonnellate, contro circa 30 mila agli inizi del percorso nel 2008. Ma accanto alla crescita quantitativa emerge un secondo indicatore: circa 60 mila tonnellate, pari al 18% degli AIR prodotti nel 2025, sono state destinate ad applicazioni a maggiore valore aggiunto. È proprio questa percentuale a indicare una possibile frontiera di sviluppo. «La prossima fase dell’economia circolare degli inerti sarà probabilmente sempre meno misurata soltanto dalle tonnellate recuperate e sempre più dalla qualità e dal valore industriale dei prodotti che riusciamo a ottenere da quelle tonnellate» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.

La fabbrica circolare del futuro

Il passaggio è quindi dalla semplice gestione del rifiuto a una vera ingegnerizzazione della materia seconda. Sensoristica per conoscere i materiali, intelligenza artificiale per riconoscerli, automazione per separarli, sistemi digitali per tracciarli e ricerca sui materiali per aumentarne le applicazioni.  Il risultato potrebbe essere una nuova generazione di impianti nei quali il confine tra gestione dei rifiuti e produzione industriale diventa sempre più sottile. Per il Gruppo Seipa, che dal 2008 certifica aggregati naturali e riciclati e ha progressivamente aumentato il peso delle materie prime seconde nella propria produzione, questa evoluzione indica anche la direzione della filiera: non soltanto riciclare di più, ma riciclare meglio, producendo materiali sempre più qualificati, tracciabili e capaci di sostituire risorse naturali. È probabilmente su questo terreno che si giocherà la prossima rivoluzione dell’economia circolare nelle costruzioni: trasformare milioni di tonnellate di rifiuti non semplicemente in materiale recuperato, ma in nuovi prodotti industriali.

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