Un bisogno primario che riguarda salute, dignità e diritto allo studio. È questo il cuore della mozione presentata in Consiglio regionale della Campania dal consigliere Davide D’Errico, che propone l’avvio di un progetto pilota per l’installazione di distributori gratuiti di prodotti igienici femminili nelle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio. Il tema si intreccia con il fenomeno della “povertà mestruale”, che secondo il rapporto WeWorld-Ipsos colpisce in Italia quasi una persona su sei, che non riesce ad acquistare con continuità prodotti mestruali adeguati. La mozione richiama le esperienze già avviate in altri Paesi europei: dalla Scozia, prima nazione al mondo ad aver reso questi prodotti gratuiti e universali in numerosi luoghi pubblici come centri comunitari, biblioteche, scuole e università, alla Spagna, che ha introdotto anche il congedo mestruale, fino alla Francia, che dal 2024 garantisce protezioni riutilizzabili gratuite agli under 26. In controtendenza, in Italia l’Iva sui prodotti mestruali è aumentata dal 5% al 10% dal gennaio 2024.

Per capire meglio quale potrebbe essere l’impatto di questa riforma all’interno degli istituti scolastici, Comunicare il Sociale ha ascoltato due dirigenti scolastiche della zona orientale di Napoli: Rossella Stornaiuolo, dirigente dell’IC 46° Scialoja Cortese – Rodinò, e Colomba Punzo, dirigente dell’IC 83° Porchiano – Bordiga. Due scuole situate nei cosiddetti “territori di confine”, nello specifico nella zona orientale di Napoli, dove anche il peso economico di una spesa quotidiana può incidere sulla vita delle famiglie e delle studentesse. Ed è proprio dalla quotidianità scolastica che emergono bisogni spesso semplici ma concreti.

Stornaiuolo sottolinea infatti come a emergere siano soprattutto necessità logistiche quotidiane, intercettate da docenti e collaboratrici scolastiche, figure che rappresentano “il primo punto di riferimento per un supporto immediato”.Sull’eventuale adesione a un progetto pilota, la dirigente è favorevole, ma pone una condizione: “la macchina organizzativa deve essere impeccabile e non deve gravare sulle singole scuole: sono necessarie una fornitura centralizzata e costante dei presidi e la sinergia con il nostro personale ATA”. L’installazione dei distributori, aggiunge, “non deve essere un atto assistenziale isolato, ma va affiancata a percorsi di educazione alla salute in collaborazione con i consultori del territorio”.

Punzo racconta l’esperienza già vissuta nella sua scuola: “anni fa un gruppo di studentesse le propose di tenere nei bagni un armadietto con assorbenti a disposizione, decidendo autonomamente dove collocarlo e come gestirlo. L’iniziativa funzionò, ma si interruppe quando le promotrici conclusero il loro percorso scolastico: segno, dice la dirigente, che un progetto del genere ha sempre bisogno di qualcuno che se ne faccia carico nel tempo”. Sulla proposta regionale, Punzo si dice possibilista ma, come la sua collega, non crede che la distribuzione gratuita da sola basti: “servirebbe accompagnarla con un momento di presentazione rivolto a tutti gli studenti, maschi e femmine”. Il nodo vero, per la docente, resta culturale più che materiale: “Manca un’informazione corretta che liberi il campo da notizie superficiali e imprecise, perché troppo spesso il ciclo mestruale viene ancora visto come un impedimento o una giustificazione per restare a casa. Senza un adeguato accompagnamento informativo per adulti e ragazzi – conclude – la sola distribuzione dei presidi rischierebbe di restare una misura poco efficace”.

 

di Roberto Malfatti

L’articolo Quando un assorbente diventa un lusso. La proposta per le scuole della Campania: distributori gratis proviene da Comunicare il sociale.