Centoventiquattro bambini e ragazzi rimasti orfani dopo l’uccisione della madre, seguiti in sei regioni del Sud. Più della metà aveva meno di nove anni al momento del delitto e in quasi nove casi su dieci a uccidere è stato un genitore. Sono i numeri con cui il progetto RESPIRO ha chiuso cinque anni di lavoro, presentati al Centro Congressi Ramada di Napoli nel convegno «Orfani di femminicidio: lo Stato che c’è».
In sala operatori, magistrati, amministratori e familiari delle vittime. Ai saluti istituzionali sono intervenuti Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio (in collegamento video), Alessandro Battilocchio, presidente della Commissione d’inchiesta sulle periferie (che ha inviato un messaggio), Gemma Tuccillo per la Regione Campania, l’assessora al Welfare del Comune di Napoli Chiara Marciani, il Garante regionale per l’infanzia Giovanni Galano e il prefetto Giuseppe Castaldo, commissario straordinario del Governo per le vittime dei reati di tipo mafioso e intenzionali violenti. Presente anche l’assessore regionale alle Politiche sociali Andrea Morniroli, che ha tenuto l’intervento conclusivo dell’incontro. Tra i presenti Giuseppe Delmonte, presidente dell’associazione Olga, Oltre la Grande Assenza, che porta il nome di sua madre, Olga Granà, uccisa nel 1997 dall’ex marito. «Non possiamo lasciare sole queste famiglie», ha detto. «Sarò sempre al vostro fianco».
Simona Rotondi, coordinatrice dell’iniziativa «A braccia aperte» di Con i Bambini, ha ricordato che con 20 milioni di euro in due edizioni, quattro reti e oltre 120 partner gli orfani accompagnati in Italia sono circa 300. «Ma la violenza non si ferma e serve una risposta stabile», ha detto. Nella prossima edizione RESPIRO avrà il coordinamento metodologico, con il compito di costruire insieme alle altre reti un modello nazionale di intervento.
RESPIRO, Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli Orfani speciali, è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ed è realizzato dalla Cooperativa Sociale IRENE ‘95, capofila di una rete che comprende CISMAI, Save the Children, Terre des Hommes e realtà territoriali come il Policlinico di Bari e il centro antiviolenza Thamaia di Catania. Opera in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
I NUMERI – L’indagine riguarda 124 orfani di 78 nuclei familiari. Quasi uno su tre non aveva ancora sei anni, solo il 3,3% era maggiorenne. Il 25% ha assistito direttamente al delitto, un altro 32% si trovava in casa. Per l’83,1% è documentata almeno una forma di violenza o un evento stressante precedente, dalla violenza assistita al maltrattamento psicologico, fino alla trascuratezza. Nella fase di emergenza quasi l’80% è stato accolto da parenti, il 64,9% dal ramo materno, e in un caso su cinque il primo collocamento è cambiato nel tempo.
I dati più critici riguardano ciò che accade dopo. Nel 78,5% dei casi i servizi si attivano entro pochi giorni o settimane, ma 53 orfani su 110 non avevano ricevuto interventi clinici prima di entrare in RESPIRO e per 24 su 104 non risulta un piano individualizzato. Il 45,5% non ha usufruito dei benefici del decreto 71 del 2020, per domande in attesa, ostacoli burocratici, carenza di informazioni o rifiuto da parte di chi se ne prende cura. Per l’indennizzo previsto dalla legge 122 del 2016 la quota sale al 62,8%.
LE TESTIMONIANZE – nel corso della mattinata è stato detto che gli orfani si definiscono «condannati all’ergastolo del dolore». E la proiezione di un video ha reso subito l’idea, con la testimonianza, tra le altre, della figlia di Giovanna Bonsignore, uccisa dall’ex compagno a Villabate, nel Palermitano, nel dicembre 2022. In sala è poi intervenuta Maria Giovanna Russo, madre di Annalisa Rizzo, la bancaria di 43 anni uccisa ad Agropoli nella notte tra il 21 e il 22 gennaio 2024 dal marito, che poi si è tolto la vita. E poi Biagio Giannini, figlio di Alessandra Sorrentino, ha raccontato la propria condizione di orfano di femminicidio.
Il direttore del progetto, Fedele Salvatore, ha ricordato che RESPIRO ha mobilitato oltre 100 operatori, raggiungendo orfani e caregiver «dove vivevano spesso in solitudine o addirittura in abbandono», perché leggi e decreti attuativi spesso non bastano «se manca l’apporto competente e relazionalmente empatico delle persone che li rendono efficienti ed efficaci». Federica Giannotta, responsabile Advocacy e Progetti Italia di Terre des Hommes, che ha curato l’analisi dei dati, ha indicato nel report la base per un futuro Osservatorio nazionale sugli orfani di crimini domestici.
Il modello si fonda su nove équipe multidisciplinari territoriali, percorsi psicoterapeutici per orfani e caregiver, sostegno alle famiglie affidatarie, lavoro con le scuole e accompagnamento nelle pratiche legali. Al convegno sono stati presentati gli Orientamenti operativi per la presa in carico, il Vademecum legale, il Toolkit per operatori e il volume FrancoAngeli «Orfani di crimini domestici. Interventi integrati dall’emergenza alla crescita post traumatica».
di Francesco Gravetti
L’articolo Orfani di femminicidio, cinque anni di RESPIRO: 124 bambini seguiti nel Sud proviene da Comunicare il sociale.
