Domani il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, vota una normativa che riguarda direttamente il modo in cui produciamo cibo. Al centro della discussione ci sono le Nuove Tecniche Genomiche, conosciute anche come nuovi Ogm, e la possibilità che vengano sottratte alla legislazione vigente sugli organismi geneticamente modificati.
Se le proposte attualmente sul tavolo venissero approvate, semi e piante derivati da queste tecniche non sarebbero più soggetti a valutazioni di rischio complete, né ai requisiti di tracciabilità e responsabilità, né all’obbligo di etichettatura per i consumatori.
Slow Food Italia ha lanciato un appello affinché il Parlamento voti contro la deregolamentazione. La presidente Barbara Nappini sottolinea che il modello agricolo vigente ha già condotto a un collasso ambientale, climatico e sociale, e che servirebbe invece tutelare la fertilità del suolo, la biodiversità e la complessità dei paesaggi agrari, insieme alle comunità che li abitano. Per Nappini i nuovi Ogm rappresentano una forma di resistenza all’agroecologia, che resta secondo Slow Food la via da seguire per il futuro dell’agricoltura.
Il vicepresidente e agronomo Francesco Sottile avverte che la deregolamentazione apre la strada a monocolture su vasta scala, con un uso sproporzionato di suolo e acqua e una dipendenza crescente da sostanze chimiche sintetiche. Le conseguenze, spiega, peserebbero sull’erosione della biodiversità agricola e sulla resilienza dei sistemi alimentari.
Al cuore della vicenda c’è anche il principio di precauzione, che impone alle istituzioni di agire con responsabilità ogni volta che esiste un rischio di danno, anche quando la certezza scientifica non è completa. Slow Food denuncia che questo principio viene progressivamente accantonato, mentre gli interessi economici e la corsa alle nuove tecnologie prendono il sopravvento sulla protezione degli ecosistemi e delle comunità.
Le Nuove Tecniche Genomiche sono inoltre tra le cause dell’aumento dei brevetti sui semi: la maggior parte delle domande presentate nel 2025 riguarda varianti genetiche già presenti in natura, trattate come invenzioni tecniche. Una tendenza che solleva interrogativi sul controllo delle risorse genetiche vegetali e sui diritti di produttori di sementi, agricoltori e consumatori.
A sostenere la posizione di Slow Food arriva anche un sondaggio commissionato dalla coalizione No Patents on Seeds!, condotto su mille persone maggiorenni in ciascuno di cinque paesi europei, tra cui l’Italia. I dati mostrano un consenso ampio: oltre nove intervistati su dieci ritengono la diversità nel miglioramento genetico delle piante essenziale per l’agricoltura e l’approvvigionamento alimentare; più di otto su dieci giudicano eticamente scorretto brevettare organismi viventi come piante e animali; tre quarti del campione si dicono contrari alla brevettabilità di tratti vegetali presenti in natura o insorti casualmente, e altrettanti chiedono che la tutela della salute umana e dell’ambiente diventi prioritaria nell’approvazione delle piante geneticamente modificate e nel rilascio dei brevetti.
Per Slow Food l’innovazione vera nasce nelle comunità locali che praticano l’agroecologia, capaci di nutrire la popolazione senza compromettere l’ecosistema. L’organizzazione chiede dunque ai parlamentari europei di respingere la deregolamentazione e di mantenere regole di sicurezza rigorose, etichettatura obbligatoria e piena responsabilità delle aziende coinvolte.
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