Nata negli anni ‘80 a Napoli negli spazi dell’ex Ospedale S. Camillo, nel cuore della Sanità, dove all’epoca era molto diffuso l’uso di sostanze, l’associazione Centro La Tenda, animata in primis dalla spinta propulsiva di un giovanissimo Don Antonio Vitiello, è riuscita a recuperare nel tempo moltissimi giovani del territorio regionale. Nel corso degli anni, grazie anche a un forte lavoro di rete, ha sostenuto la platea dei più fragili e delle persone senza dimora, riuscendo però anche a diversificare le sue attività, fino ad arrivare oggi a rappresentare un punto di riferimento per tutto il territorio, in particolare per i minori e le famiglie.
Ci parla di questa “doppia anima” dell’organizzazione Titty De Marco, responsabile delle due Educative territoriali che ospitano circa 150 minori della zona e collaborano attivamente con le principali scuole del rione Sanità. «La Tenda si è storicamente occupata di chi vive in condizioni di povertà estrema – spiega – Ma dal 2014, gestisce il laboratorio di Educativa territoriale per il Comune di Napoli, accogliendo tutti i giorni circa 70 bambini dai 6 ai 16 anni. Il modello pedagogico che proponiamo, però, è molto più radicato nel tempo risalendo almeno all’inizio degli anni duemila, quando l’associazione comincia a intercettare l’esigenza educativa dei minori del quartiere, entrando in contatto diretto con le loro famiglie».
«Nel laboratorio La Tenda, abbiamo suddiviso i nostri piccoli in 3 gruppi, scriccioli, viaggiatori e tuffatori, che accompagniamo in ogni loro fase – racconta Titty De Marco – Dall’alfabetizzazione emotiva fino al turbolento viaggio verso l’adolescenza, lavorando sui diversi livelli di autonomia. Ci teniamo che, al momento di andare via, i nostri ragazzi non percepiscano in alcun modo il fallimento, ma vivano la fuoriuscita in maniera graduale». Viste le lunghe liste d’attesa di iscrizione all’Educativa territoriale, l’associazione crea nel 2020 un secondo centro educativo autofinanziato che si chiamerà “Il Chiostro”, con sede in un’area completamente ristrutturata dell’ex San Camillo, che oggi accoglie ogni pomeriggio mediamente circa 35 bambini e ragazzi.
Oggi l’associazione – che dal dal 2016 gestisce anche il “Polo Territoriale per le Famiglie” della III Municipalità del Comune di Napoli – rappresenta un presidio educativo stabile nel rione Sanità, lì dove proprio i ragazzi protagonisti dei laboratori educativi hanno contribuito a realizzare un grande murale che rappresenta simbolicamente l’abbraccio del quartiere in cui vivono.
L’impegno contro la povertà educativa e culturale si concretizza sopratutto nella stretta collaborazione con le scuole del quartiere, come gli istituti comprensivi Russo-Montale e Fava Gioia, con cui Centro La Tenda porta avanti innovativi progetti di prevenzione e contrasto alla dispersione scolastica. «Solo negli ultimi 10 anni, abbiamo seguito 200 minori per anno – sottolinea Titty De Marco – Abbiamo trovato sul nostro cammino docenti e dirigenti scolastici illuminati, che non hanno avuto alcuna difficoltà a farsi affiancare da noi operatori, collaborando alla creazione di un sistema capace di valorizzare le competenze extra-curriculari, ovvero tutte quelle capacità che i ragazzi apprendono nei nostri laboratori e nelle pratiche ludiche pomeridiane».
Un sistema di valorizzazione delle competenze che l’associazione Centro La Tenda ha sperimentato prima ancora che la Comunità Europea introducesse le “8 competenze chiave europee”, come quelle interculturali, civiche, auto-imprenditoriali, ovvero quelle conoscenze e abilità che gli studenti possono coltivare valorizzando esperienze e attività extra-scolastiche. «Ci siamo inventati un portfolio delle competenze – spiega la responsabile educativa dell’organizzazione – Una sorta di diario in cui i ragazzi scrivono le cose che fanno evidenziando le competenze maturate, che, a fine anno, andranno a integrare e completare la valutazione complessiva dei docenti. È questo vale tanto nel giudizio finale»
Iniziative come quella di “Io Sbanco”, organizzata con Museo Archeologico Nazionale, Acquario di Napoli e Osservatorio Astronomico, in cui si punta a far uscire i giovanissimi dai banchi per coinvolgerli più direttamente e far loro toccare con mano un argomento come le Scienze, hanno avuto un impatto educativo molto positivo non solo sui singoli alunni ma anche sulle metodologie dei docenti e sullo stesso contesto classe: «Hanno compreso che si può imparare anche senza stress e ansia da voto», dice Titty De Marco. Che conclude: «Esperienze come questa ci portano a dire che, sebbene la Sanità sia tra periferie più difficili della città, nella sua storia più recente, si è resa protagonista di un “rinascimento” innescato da un insieme di attori sociali radicati sul suo territorio che sono stati in grado di rimettere in circolo risorse e opportunità di inclusione sociale».
di Maria Nocerino
L’articolo La Tenda, il grande abbraccio dei bambini e dei ragazzi della Sanità proviene da Comunicare il sociale.
