La scuola sta per ricominciare e l’Italia si presenta al nuovo anno scolastico con un dato che, almeno sulla carta, rappresenta una buona notizia. Nel 2025 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato precocemente il sistema di istruzione e formazione è scesa all’8,2%. È il livello più basso raggiunto dal nostro Paese. Un dato che consente all’Italia di centrare in anticipo l’obiettivo europeo fissato per il 2030, ovvero portare sotto il 9% la quota di giovani che hanno al massimo la licenza media e non sono inseriti in un percorso di istruzione o formazione. Nel 2025 la media dell’Unione europea è stata del 9,1% e l’Italia è entrata tra i 17 Paesi che hanno già raggiunto il target. È un miglioramento importante. A metà degli anni Duemila la quota italiana superava il 20 per cento..
Fermarsi all’8,2% rischia di restituire una fotografia troppo rassicurante. Perché la dispersione scolastica non colpisce allo stesso modo tutti i territori e tutte le persone. Il divario comincia dalle città, come si legge nell’analisi pubblicata oggi da Openpolis, che mostra che l’abbandono precoce è più frequente nelle grandi città. Nel 2025 la quota arriva al 9,5%, contro il 7,3 nelle aree a urbanizzazione intermedia e l’8 in quelle rurali. È un dato che invita a guardare oltre la media nazionale. Perché dentro quell’8,2 per cento convivono situazioni molto diverse, determinate anche dal contesto sociale ed economico nel quale i giovani crescono. Già l’analisi di Openpolis, che utilizza i dati territoriali Istat raccolti per la Commissione parlamentare sulle periferie, evidenzia quanto possano essere ampie le differenze tra le grandi città. I dati territoriali sono meno aggiornati rispetto a quello nazionale 2025 e non possono essere letti come una fotografia dell’Italia di oggi. Risalgono al 2021, quando Napoli era al 17,6 per cento. Un dato che la metteva sul podio, dietro soltanto a Catania (26,5%) e Palermo (19,8%).
La disponibilità di dati territoriali aggiornati e omogenei è più limitata rispetto al dato nazionale. Anche Openpolis sottolinea la difficoltà di monitorare il fenomeno nei singoli comuni. La Campania, però, sta migliorando. Un dato regionale più recente esiste e risale ai dati diffusi dal ministero dell’Istruzione lo scorso aprile. Quei dati dicevano che la Campania nel 2025 ha portato la dispersione scolastica sotto il 10 per cento. Sono numeri che raccontano un miglioramento significativo rispetto agli anni precedenti e che rendono ancora più evidente la necessità di leggere la dispersione attraverso dati aggiornati e confrontabili.
L’abbandono scolastico- Il dato sull’abbandono scolastico racconta soltanto una parte della dispersione. È la cosiddetta dispersione esplicita, quella più evidente. Ovvero giovani che escono precocemente dal sistema di istruzione e formazione. Openpolis invita a guardare anche a una forma meno visibile, ma altrettanto importante, la dispersione implicita. Si tratta degli studenti che completano il proprio percorso scolastico senza aver raggiunto competenze di base adeguate nelle materie monitorate dalle prove Invalsi. In altre parole, ragazzi che arrivano al diploma, ma con apprendimenti che non corrispondono al livello di istruzione formalmente raggiunto. Nel 2025, secondo l’elaborazione di Openpolis su dati Invalsi, gli studenti in questa condizione erano l’8,7% alla fine del secondo ciclo di studi. Il dato è in miglioramento rispetto agli anni più difficili della pandemia, ma resta superiore al livello del 2019, quando la dispersione implicita era intorno al 7 per cento. E anche in questo caso il dato medio nazionale nasconde differenze territoriali importanti. La Campania è tra le regioni in cui la dispersione implicita supera il 10%, insieme a Lazio, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
L’Italia ha raggiunto l’obiettivo europeo prima del previsto, ma questo risultato non significa che il problema della dispersione scolastica sia risolto. Significa piuttosto che una parte del problema si è ridotta mentre un’altra continua a essere visibile soprattutto quando si osservano gli apprendimenti e i divari tra territori e gruppi sociali. Openpolis sottolinea che nel 2025, rispetto al periodo precedente alla pandemia, non è stato ancora completato il recupero delle competenze in materie fondamentali. In italiano, alla fine delle superiori, raggiungevano i traguardi previsti il 52% degli studenti, contro il 64 del 2019. In matematica il 49%, contro il 61 del 2019.
di Ciro Oliviero
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